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martedì 6 marzo 2018

IL NEGROMANTE E ALTRI INCUBI


Si intitola "Il negromante e altri incubi". L'editore è Cut-Up. Gli autori sono Stefano Andreucci e il sottoscritto. Verrà presentato a Cartoomics sabato prossimo, 10 marzo 2018 alle ore 12.15 Cartonato, 56 pagine, in bianco e nero, formato 21x30 cm, 14.00 euro. Si tratta del mio terzo libro con Cut-Up dopo "Dall'altra parte" e "Facezie", ma è il primo a fumetti. Raccoglie cinque storie di horror medievale pubblicate tra il 1990 e il 1991 sulla rivista "Mostri", che rappresentano i primi passi della mia carriera di sceneggiatore. Insieme a me compiva i suoi anche Stefano Andreucci, destinato a diventare uno dei migliori disegnatori del mondo (lo dico senza timore di venire smentito). Se siete curiosi di scoprire com'eravamo ai blocchi di partenza, non avete che da procurarvi il volume. Sono abbastanza certo che anche i cinque racconti siano divertenti, perché questo è il parere che continua a venirmi riferito, a distanza di quasi trent'anni, da tanti che li hanno letti. Il volume è preceduto da una (breve) prefazione di Paolo Di Orazio, protagonista della stagione di "Splatter" e delle pubblicazioni di quella gioiosa macchina da guerra che fu l'Acme di Francesco Coniglio e Silver, e da una (lunga) introduzione mia.  Da quattro delle cinque storie illustrate da Andreucci ho tratto altrettanti racconti in prosa contenuti nell’antologia horror “Dall’altra parte”, una quinta è stata pubblicata negli Stati Uniti dalla rivista Brian Yuzna's Horrorama.


Nel 1990, mentre cercavo di entrare nel mondo del fumetto come sceneggiatore dopo aver coltivato fin dall'infanzia una grande passione verso gli eroi di carta nel ruolo di lettore, attendevo speranzoso gli esiti di un tentativo in corso con lo Spirito con la Scure.  Ero però tutt’altro che certo di riuscire a portare a termine l’impresa con un risultato soddisfacente e niente garantiva che dopo il primo Zagor che Ferri stava disegnando avrei potuto scriverne altri. Incoraggiato dal riscontro positivo in casa Bonelli, decisi di tentare qualche altro colpo. A uno come me, abituato a recarsi tutti i giorni in edicola e non uscire prima di aver passato ai raggi X tutti gli scaffali, non era certo sfuggita la nascita di una nuova casa editrice chiamata ACME che aveva cominciato a mandare in edicola due testate horror in formato comic book, “Splatter” e “Mostri”, che non si limitavano a cavalcare l’onda del successo di Dylan Dog ma proponevano giovani autori di ottimo livello quali Stefano Andreucci, Bruno Brindisi, Roberto De Angelis, Luigi Siniscalchi e tanti altri. Perciò inviai all’indirizzo romano della redazione alcuni miei soggetti, incrociando le dita. 

Non passò una settimana che ricevetti una telefonata. “Sono Francesco Coniglio”, disse il mio interlocutore. Non avevo mai visto Francesco di persona, ma il suo nome era una sorta di mito presso i fanzinari, dato che era stato, con Luca Raffaelli, uno degli artefici di una fanzine storica del comicdom italiano, “L’Urlo”, passata alla storia per certe contestazioni durante l’edizione di Lucca Comics del 1978. Che io conoscessi Coniglio di fama, dunque, era nell’ordine naturale delle cose. Che lui conoscesse me, invece, no. Eppure era così: Francesco disse di essere un fedele lettore di “Collezionare”, la rivista amatoriale che io dirigevo, e di essere sobbalzato nel leggere il mio nome quale autore delle proposte che gli avevo inviato, dato che apprezzava il mio lavoro ed era proprio in cerca di gente come me.  Mi  spiegò che l'ACME era sua e di Silver (il celebre autore di Lupo Alberto), che mi conosceva di fama per Collezionare, che sapeva tutto di me perché anche all'epoca era un personaggio attentissimo, con le mani in pasta dappertutto. Mi invitò a raggiungerlo a Roma nel più breve tempo possibile. Nel giro di pochi giorni, saltai sul treno e feci la sua conoscenza nella redazione dell’Acme. Mi trovai di fronte una persona straordinaria, sulla mia stessa lunghezza d’onda: grande appassionato di Zagor, pieno d’entusiasmo e di idee, rapidissimo nel prendere decisioni e nel mettere in campo progetti. Scoprii che non si era improvvisato editore con “Mostri” e “Splatter” ma che da tempo si occupava di fumetti erotici con la sigla EPP , curando comunque numerosissime altre iniziative editoriali. Mi disse che i soggetti che avevo inviato gli erano piaciuti e mi rimandò al responsabile delle sceneggiature che le avrebbe valutate nel concreto e che era Roberto Dal Prà: per me anche lui era un mito, lo sceneggiatore de "L'uomo di Mosca", di Jan Karta e di Anastasia Brown, di cui leggevo le storie sulla rivista Comic Art. Andammo a pranzo insieme io, lui e Roberto Dal Prà. Roberto mi approvò un soggetto, che io sceneggiai. Si trattava del primo di cinque racconti che poi furono disegnati da Stefano Andreucci e che uscirono sulla rivista Mostri. Racconti apparsi su numeri molto ravvicinati tra di loro: nel giro di sette-otto mesi uscirono tutti, come fosse una miniserie. Di Stefano all’epoca non sapevo nulla, scoprii solo a cose fatte chi aveva illustrato le mie storie. Anche lui, come me, era alle prime esperienze: si tratta dei nostri primi lavori. Si vedeva già però qualcosa in controluce.


Tornai molte altre volte a Roma, incontrando personaggi incredibili come Greg (della coppia Greg & Lillo) che all’epoca lavorava come redattore della Acme e disegnava un esilarante fumetto dal titolo “I sottotitolati”. Ogni volta che vedevo Coniglio, tornavo a casa carico di cose su cui lavorare, avendo respirato l’aria effervescente di una redazione in cui si inventavano testate che erano proprio come quelle che io avrei voluto trovare in edicola: Torpedo, Cattivik, Lupo Alberto, Hard Comic Album, Animal Comic, Hey Rock, Ciacci, Zio Tibia. Alcuni progetti non arrivarono mai in porto, ma ci lavorammo. Qualche mese dopo, quando il nostro rapporto di collaborazione si fu consolidato, Francesco mi propose di trasferirmi a Roma a lavorare da lui. Lo ascoltai incredulo: si trattava di una vera e propria offerta di assunzione per fare il redattore della Acme. Fu in pratica il primo a convincersi che avevo la stoffa per essere utile in una Casa editrice. Era il lavoro che avevo sempre sognato. Chiesi quanto fosse lo stipendio. Era il normale stipendio per quel lavoro, né più né meno. Io però, a Firenze, avevo già un impiego e guadagnavo un po' meglio. Inoltre, trasferendomi a Roma avrei dovuto trovare un appartamento in affitto. Facendo due calcoli, capii che togliendo le spese per l’alloggio non mi sarebbe avanzato molto. Così rifiutai. Però sono sempre stato grato a Coniglio per quella dimostrazione di stima. Quando poi anni dopo mi proposero l'assunzione in Bonelli dissi di sì, e lasciai la Società Autostrade, ma questa è un'altra storia (che vi ho già raccontato). Però evidentemente era ormai nell'aria il fatto che io dovessi lavorare nel fumetto sul serio e Francesco aveva già intuito che sarei diventato un animale da redazione. Purtroppo, troppo presto, l'ACME chiuse, come varie altre Case editrici fatte e disfatte dal loro inventore, in un incredibile ottovolante di successi e fallimenti. C'erano trionfi, come quello  mensili di Lupo Alberto o dei Simpson, poi tracolli come quelli di Torpedo. Sergio Bonelli divenne socio di Coniglio e Silver dado vita al marchio Macchia Nera, che sostituì quello dell'Acme e che aveva sede a Milano in Via Ferruccio 15, la vecchia sede dell’Audace. Coniglio mi chiedeva prefazioni per certe sue pubblicazioni, oppure di curarne alcune (come il volume della collana Acme Comics dedicato alle Sturmtruppen o la raccolta delle comiche di Cico & Trampy di Nolitta & Ferri). Fu lui a chiedermi di curare la Posta e le rubriche umoristiche di Cattivik, cosa che feci per lungo tempo con lo pseudonimo di Gustavo La Fogna.  Poi io Francesco abbiamo preso strade diverse, ma siamo sempre rimasti in contatto. 

Mentre presentavo i racconti per Mostri, provai anche a presentare dei soggetti per Splatter, che furono tutti bocciati. L’ACME però pubblicava anche Cattivik e chiesi se potevo proporre qualcosa anche per quel personaggio. Risposero subito “Eccome!”. Erano ben contenti, perché gli serviva gente spiritosa in grado di scrivere storie per il Genio del Male. Presentai primi soggetti, e in quel caso fu Vincenzo Perrone l’editor che mi guidò inizialmente. In breve cominciai a scrivere storie di Cattivik a tambur battente. A un certo punto Silver in persona mi chiese perché non cominciassi a scrivere anche qualche storia di Lupo Alberto. Non avevo osato chiederlo. Alla fine ho fatto 40 storie di Cattivik e poi ne ho fatte 40 di Lupo Alberto. Poi a un certo punto io stesso smisi, perché, dovevo occuparmi di Zagor. Io avevo da fare, loro avevano anche altri collaboratori e a un certo punto, in modo naturale, la cosa si è esaurita. Dopo tanti anni, il volume con Cut-Up mi ha permesso di recuperare le emozioni di quei giorni. Spero che capiti anche a voi.


martedì 26 dicembre 2017

IL CLUB DELL'ORRORE





Di Andrea Bacci, intraprendente fumettomane-fumettaro di Campi Bisanzio (la città a due passi di Firenze dove ho vissuto per trent'anni della mia vita), mi è già capitato di parlare quando dedicai un articolo di questo blog alla sua super eroina a fumetti Lady Viola e alla casa editrice Andrea Bacci Editore che ne pubblicava, in maniera autoprodotta, le avventure. Già allora lodavo, stupito per il suo coraggio e la voglia di fare, la capacità di Andrea di realizzare con i propri mezzi i suoi progetti e i suoi sogni, senza lasciarsi scoraggiare e riuscendo comunque a portare a casa dei risultati. 

A distanza di tempo, Bacci è riuscito di nuovo a stupirmi, quando mi ha chiesto se lo autorizzavo a realizzare un film ispirato (in parte) a un paio di miei racconti "inquieti" contenuti nell'antologia "Dall'altra parte" (Cut Up). "Un film?", ho chiesto meravigliato, non avendo mai pensato a lui come a un cineasta. "Una produzione amatoriale, fatta in casa", mi ha risposto. Ho immediatamente dato il mio OK, curioso di vedere il risultato. E il risultato è arrivato sotto forma di DVD che mi sono goduto in questi giorni con grande divertimento, dopo che a Campi Bisanzio ci sono stare proiezioni pubbliche. Il film si intitola "Il Club dell'Orrore", e i protagonisti sono tre ragazzi molto simili a quelli dei "Tre Investigatori" del Giallo dei Ragazzi, più due ragazze appena più grandi, che con loro formano una sorta di "Banda dei Cinque" impelagata in una serie di storie horror di provincia, ciascuna con un suo sviluppo autonomo ma in qualche modo collegate fra di loro, un una sorta di "Creepshow", film non a caso espressamente citato da Bacci. 

Illustrazione di Stefano Babini per il racconto di Moreno Burattini
"La bella e la bestia" contenuto in "Dall'altra parte".
Due di queste storie sono appunto tratte dai miei racconti, per la precisione "La bella e la bestia" e "Cuore di figlio" (nel libro, illustrati da Stefano Babini e da Alessandro Chiarolla). Nella vicenda tratta da "Cuore di figlio" recita l'unico attore professionista del film, Bruno Santini, un mio caro amico di cui ho parlato altre volte avendo illustrato (io) un suo libro per bambini e avendo (lui) letto in più occasioni le poesie di Giuseppe Geri, poeta illetterate a cui ho dedicato due libri e delle liriche del quale ho organizzato diverse reading. A parte Bruno, che dimostra il suo talento, tutti gli altri attori sono assolutamente dilettanti. Il film è stato prodotto a chilometri zero e praticamente a costo zero.
La faccenda mi è sembrata così tanto interessante che ho voluto chiedere ad Andrea Bacci un po' di informazioni su come abbia immaginato e poi realizzato il progetto. Ecco quel che Andrea mi ha scritto.


IL CLUB DELL'ORRORE
di Andrea Bacci

Come nasce il film? Nasce come un gioco fatto con i miei figli di nove e tredici anni, dopo una domanda di mio figlio Bryan: "Babbo, mi togli una curiosità? Sono due anni che hai comprato la telecamera, ma non l'hai mai usata neanche una volta, che l'hai comprata a fare?". "Giusto, hai ragione, usiamola, facciamo un film!". "Figurati: ora fai un film, come fosse facile!". No, non è facile ma se ci si impegna, ingegna e diverte si fa! Abbiamo chiamato un po' di gente, quasi tutti amici e parenti, tutti che non avevano mai recitato, tranne uno, un amico che è un grande attore, Bruno Santini, e a fine maggio abbiamo iniziato a girare, soprattutto la sera dopocena e il fine settimana e i primo di ottobre abbiamo finito. Poi un mese di montaggio ed ecco il film. Un horror, ma un horror soprattutto per bambini, che lo possa vedere anche un bambino delle elementari. Un paio di scene, tipo uno sbudellamento, lo avrei potuto fare più realistico aggiungendo molto più sangue, ma non l'ho fatto, preferisco che se un bambino lo vede ci faccia un sorriso invece che rimanerci male. Io non lo chiamo ne film indipendente ne amatoriale, io lo chiamo un film "artigianale". E' stato girato tutto con la mia piccola telecamera digitale, senza microfoni e con luci casalinghe nelle scene notturne. Quindi ogni fruscio nel sonoro e piccola sfocatura o altre imperfezioni sono da considerarsi dei pregi non dei difetti!  Effetti speciali tutti fatti da me alla meglio, arrangiati guardando su Internet come fare o con quello che ho trovato in casa. Ad esempio il mostro rosso in copertina l'ho improvvisato in cucina prima delle riprese, è tutto trucco rosso per il corpo, marmellata e carta igienica, gli altri tre mostri ho comprato del lattice liquido per le maschere e della plastica termo modellabile per denti e artigli. Prima mi ero informato in una ditta che fa veri effetti speciali a Scandicci e ho subito abbandonato l'idea: una sola maschera o un trucco per uno solo dei quattro mostri previsti dal copione mi costava più di quanto mi è costato tutto il film, film non a basso costo ma proprio a costo zero!  Il montaggio lo ha fatto un mio amico che fa di mestiere il regista e montatore, e anche a lui è piaciuto, ed è già tre volte che mi dice che vuole rifare il film con strumentazione professionista, tecnici audio e video, attori veri, effetti speciali veri, farlo durare di più, modificare alcune scene e dialoghi, eccetera. Chissà mai si faccia davvero la versione "seria"?


La copertina del libro che contiene due dei racconti
che hanno ispirato il film di Andrea Bacci.
Il titolo è un omaggio al primo speciale di Dylan Dog, di cui sono lettore fin dalla prima uscita quando ero alle medie. Nella sceneggiatura originale il titolo doveva essere “La Casa sull’albero” il Club dei ragazzini era su una casa su un albero, ma ho girato molto prima delle riprese ma non l’ho trovata, ho pensato di costruirne una ma, non ho un albero abbastanza grande in giardino. Quindi ho cambiato titolo e location, come ho fatto spesso in tutto il film, arrangiandomi con i posti e le persone che ho trovato sul momento. Ad esempio in una scena ci dovevano essere due adolescenti che si baciavano, non trovando una ragazza per la parte ho modificato battute e scena con due ragazzi che bevono e fumano. All’inizio delle riprese sono stato sempre solo, io e i bambini, cinque quasi sempre, ed è stato un manicomio: pensavo che una volta girate le scene con i bambini sarebbe stato tutto più facile, ed è stato vero in parte. Poveri bambini, erano felici di fare il film, ma si stancavano presto, e anche se ci siamo visti parecchie volte sia di giorno che di notte, anche se erano stanchi o annoiati dopo ore di riprese, dovevamo assolutamente finire la scena che avevamo iniziato quel giorno. Ad esempio una scena all’interno del Club, un casottino di legno, l’abbiamo girata 130 volte! Quasi quattro ore per una scena di 3 minuti circa, ma dovevamo farla almeno una volta bene! Girando quando potevamo, o meglio quando erano tutti disponibili e spesso o mancava uno o mancava un’ altro, è capitato che la la prima scena l’abbiamo girata i primi di giugno, ad esempio mentre dialogano ed entrano in un campo di grano, la sequenza dopo oltrepassato il campo di grano fatta un mese dopo, col rischio di tornare sul set e trovare il grano tagliato. Dopo i bambini sono passato ai grandi, ed è stata una bella sorpresa che una volta girate le loro scene, tutti o quasi alla fine mi hanno detto: "Anche se non ci sono io la prossima volta posso venire? Almeno ti aiuto in qualche modo!". Praticamente tutta la seconda parte del film l’ho fatta sempre con 3 o 4 persone che mi aiutavano. E meno male, ci sono state scene soprattutto di notte che da solo forse non sarei mai riuscito a girare.
Ci sono state scene girate in posti molto frequentati o con via vai di gente e macchine che ci facevano interrompere di continuo le riprese, ma uno dei posti più divertenti dove abbiamo girato sia di giorno che di notte è stato un piccolo cimitero, dove interrompevamo le riprese ogni volta che arrivava qualcuno, aspettavamo che facesse quello che doveva fare sulle tombe dei loro cari e poi riprendevamo. Un signore molto anziano non ha resistito e mi ha chiesto: "Scusi, ma che siete a fare?" Io: "Un documentario sui cimiteri della Toscana!". Lui: "Allegro non c’è che dire!".
Ovviamente non solo gli attori non avevano mai recitato ma neanche io avevo mai fatto effetti speciali, scenografo, tecnico luci, ecc. e soprattutto il regista, anzi, in un mondo in cui tutti sono fissati col cellulare io non avevo mai neanche fatto un filmato col cellulare prima.  Infatti quando ho portato il film a montare da Marco Frosini, regista e montatore professionista, appena visto come avevo registrato il film mi ha detto, scusa ma perché lo hai registrato in questo formato? Perchè non hai sistemato la telecamera in questo modo? Perché durante le riprese notturne non hai aperto questo? Chiuso quello? Io: Perché non ho neanche letto il libretto di istruzioni, come l’ho accesa e come l’ho tenuta per tutto il tempo!
Marco non ha lavorato gratis per il montaggio, diciamo che mi ha fatto un prezzo da amico, visto so quanto ci ha messo a montarlo e i prezzi che occorrono per queste cose.



All’inizio pensando che avrei avuto carenza di attori avevo pensato di fare io tutte e quattro le creature mostruose previste dal copione, infatti il mostro finale sono io, scena girata quasi all’inizio del film, poi per fortuna uno dei miei amici aspiranti attori, Francesco Banci, che si è molto divertito si è proposto di fare lui gli altri tre mostri, e mi è parso il vero! Almeno ci sarebbe stato lui tutto impiastricciato di lattice e io dalla parte della telecamera che volevo!
Per alcune riprese ho fatto fare anche le 4 del mattino a attori e chi mi aiutava, e il giorno dopo c’era lavoro, ma lo hanno fatto volentieri, e gratis! Il film è stato girato quasi tutto a Campi con delle capatine a Scandicci, Prato, Travalle e Legri. Poi insieme a un mio amico abbiamo fatto il DVD, senza aver mai fatto neanche quello, ci abbiamo messo anche un po' di errori sul set, ed eccoci qui. La cosa più importante è che ci siamo divertiti un sacco, e tutti, giovani e meno giovani mi chiedono "quando si fa il secondo?" o "chiamami quando ne girerai un altro". Le musiche sono di un mio amico laziale, un cantante country soprattutto, ma che per il film ha fatto anche brani horror e rock: Piero Chiti.



La prima proiezione in pubblico è stata privata per amici e parenti di chi ha partecipato al film. Mi ero informato perso una Multisala e non c'era problema, lo potevo fare, ma poi ci ho ripensato, mi seccava far pagare il biglietto a parenti e amici. Allora ho affittato la nuova sala dell'oratorio della parrocchia di San Lorenzo a Campi, una bella sala nuova molto ampia e con un bel proiettore. Mi rompeva farli pagare per un film di un'ora fatto da me, venuto come è venuto, almeno ho pagato solo io quel giorno. La gente, più di cento persone si è divertita molto, c'erano anche dei giornalisti che hanno fatto un articolo.
Come può fare un interessato a comperare il film? Bella domanda... Comunque avevo fatto cento copie del dvd, una trentina le ho regalate a chi ha partecipato al film, parenti e amici, le altre 70 le ho fumate in un paio di settimane nella zona di Campi in un solo paio di punti vendita col passaparola e alcuni piccoli articoli usciti. A primavera rimasterizzerò alcune centinaia di copie e farò delle fiere e mercati in zona, tipo la Festa dell’Unicorno o non so cos’altro.
Sto pensando di usare il DVD come pubblicità per me e come anteprima al progetto che ho di rifarlo a breve con attori professionisti e attrezzature vere. Forse già nel 2018, abbiamo fatto un preventivo delle spese ed ho già più del 50 per cento dei soldi, un altro paio di sponsor o persone interessate alla produzione del film “Vero” e si va diretti appena finito alla grande distribuzione e se possibile qualche proiezione in qualche sala. 

giovedì 23 giugno 2016

DALL'ALTRA PARTE




Moreno Burattini
Dall'altra parte
Edizioni Cut Up
260 pagine, 15 euro
Prefazione di Sebastiano Mondadori

E' uscito un mio nuovo libro: una antologia di racconti brevi (il più lungo arriva al massimo a venti pagine). Perciò, si possono leggere facilmente in treno, in sala di attesa, in pausa pranzo. Sono anche facili da affrontare nel senso che il mio primo buon proposito è quello di farmi capire con immediatezza e non annoiare con lungaggini inutili. Sono abbastanza convinto che ogni dieci righe facciano venir voglia di leggere le dieci successive, per vedere come vada a finire. Di solito, non va a finire come ci si aspetta. Si tratta di 26 storie “inquiete” (così recita il sottotitolo) tra cui una, “Cavalli bradi”, con protagonista lo Spirito con la Scure. Un’avventura inedita (anche se in prosa) a tutti gli effetti, illustrata da un disegno di Marco Verni. 

Illustrazione di Marco Verni
Per il resto, troverete un cacciatore di diecimila anni fa e una biologa a bordo di un’astronave in viaggio da diecimila anni nello spazio. Nel mezzo, figli che vogliono uccidere il padre e madri che cercano di sopprimere i figli. Ma anche alieni che invadono la terra e vecchi che si risvegliano nella tomba. Per non parlare di un mendicante che perseguita coloro che gli negano l’elemosina e dell’ultimo uomo rimasto sul pianeta. E poi, ci sono i morti che varcato il confine si trovano dall’Altra Parte al cospetto di Dio. C’è pure una moglie che uccide il marito a colpi di ferro da stiro. Non mancano i draghi, gli alchimisti, i fumettisti, i cuochi, i preti di montagna, i lupi, i mutanti e i viaggiatori partiti per la Patagonia. Il tutto illustrato da venticinque disegnatori di fumetti amici miei, che ringrazio tutti uno per uno (l'elenco è in calce a questo articolo).

I racconti sono stati scritti nell'arco di oltre trentacinque anni (il più vecchio è stato pubblicato su un giornaletto scolastico,  realizzato nel liceo dove studiavo, e risale al 1980), ma dieci sono datati 2016, composti proprio per l'occasione. La maggior parte sono inediti, alcuni invece hanno già avuto una o più pubblicazioni. Come già per gli "Utili Sputi di Riflessione", temo di essermi messo a nudo più di quanto si possa fare in una autobiografia: con la scusa di inventare storie si raccontano particolari veri. 

Così come Loredana Berté diceva di non essere una signora, io non sono uno scrittore (uno con tutte stelle nella vita).  Mi sento piuttosto un intrattenitore. Uno che nelle veglie serali dei tempi che furono avrebbe raccontato storie, magari improbabili, ma di cui si vuol sapere come vadano a finire, in grado di tener desto l’interesse dell’uditorio radunato attorno al fuoco del camino. Un po’ come avrebbe fatto, insomma, l’impareggiabile Regina Marcucci protagonista di quella strepitosa raccolta di racconti horror che è “Le novelle della nonna”, scritta da Emma Perodi e pubblicata nel 1893. Un’antologia destinata ai bambini ma così inquietante che vien da chiedersi come potessero i pargoli che la ascoltavano dopo cena andare a letto e riuscire a chiudere occhio dopo tante efferatezze. Le mie favole non hanno una morale, casomai un amorale: il narratore. Non aspettatevi un qualche effetto pedagogico da ciò che leggerete, sarò contento se soltanto mi sarà riuscito portarvi fino in fondo al racconto e magari sorprendervi nel finale. Il senso del titolo, “Dall’altra parte”, allude proprio a questo: provare a mostrare un qualcosa che sembra avere una sola faccia (come un triangolo, un quadrato o un cerchio tracciati su un foglio di carta) per far scoprire poi che c’è anche un’altra prospettiva da cui guardare lo stesso oggetto, il punto di vista che si vede solo ponendosi da un’altra parte. 

L’ “altra parte” è del resto anche l’Aldilà, quel che ci aspetta dopo la morte. Almeno quattro dei racconti che leggerete sono ambientati proprio dopo la sepoltura dei protagonisti. Il che la dice lunga su quel che spaventa (in prospettiva) proprio me, ciò su cui più spesso mi interrogo: il mistero della nostra sorte dopo l’esalazione dell’ultimo respiro. Scriverne scarica le tensioni ed esorcizza i timori, se non altro. E lo stesso vale per altre angosce meno giustificabili come il mio terrore verso gli alieni, l’ansia causate da furtive idee suicide, l’inquietudine nel temere ritorsioni da mendicanti non aiutati e via dicendo. Alcune delle storie che seguono mi hanno morso l’anima, e chissà se riuscirete a capire quali in mezzo ad altre che invece sono state scritte solo per divertimento (il divertimento del giocoliere che cerca di meravigliare il suo pubblico). 

Illustrazione di Fabrizio Longo
Mi preme sottolineare come l’avventura inedita dello Spirito con la Scure (la quarta da me scritta in prosa con il personaggio creato da Guido Nolitta e Gallieno Ferri, accanto a oltre cento sceneggiate finora a fumetti), “bonus track” in appendice alle venticinque precedenti, non sia uno specchietto per le allodole: lavoro alle storie del Re di Darkwood da più di un quarto di secolo e l’eroe dalla casacca rossa fa parte di me, del mio modo di essere e di narrare. Non sarò uno scrittore, ma uno sceneggiatore di fumetti sì.

La prefazione è di uno Scrittore con la "S" maiuscola, Sebastiano Mondadori. Ma troverete anche una mia introduzione intitolata "L'amorale della favola" e una postfazione in stile asimoviano (non per niente con il titolo di "Testi e note"). Ecco un estratto dal testo di Mondadori:

“Dall’altra parte”, il titolo di questa raccolta di Moreno Burattini, si fonda proprio sul presupposto destabilizzante della metamorfosi della normalità nella mostruosità, in un ribaltamento che coincide con il colpo di scena a effetto. Solo che il processo innescato dal narratore, aprendo una breccia nella superficie multiforme della realtà, si estende a un disordine più profondo, e per questo straniante, dove l’horror spadroneggia in una scena metafisica che si impossessa della nostra visione. (Sebastiano Mondadori)

"Dall'altra parte"  è già disponibile sullo store on line di Cut Up, scontato di 1,00 euro e con spedizione gratuita.


Si potrà però presto trovare anche in libreria, fumetteria, su altre piattaforme di vendita on line, alle mostre mercato. La prima presentazione domenica 26 giugno 2016 al Ricetto di Candelo (Biella).


Gli illustratori:
Stefano Babini
Emanuele Barison
Alessandro Bocci
Alessandro Chiarolla
Paolo Di Orazio
Domenico e Stefano Di Vitto
Nando Esposito
Davide Fabbri
James Hogg
Mauro Laurenti
Fabrizio Longo
Marcello Mangiantini
Davide Perconti
Massimo Pesce
Alessandro Piccinelli
Giuliano Piccininno
Roberto Piere
Giuseppe Prisco
Gianni Sedioli
Daniele Statella
Sergio Tisselli
Marco Torricelli
Walter Venturi
Marco Verni 


giovedì 14 gennaio 2016

LA CAPANNA NELLA PALUDE E ALTRI RACCONTI




Durante l’edizione 2015 di Lucca Comics è uscito un volume a mia firma targato Cartoon Club, intitolato “La capanna nella palude e altri racconti”. Il libro, che conta 160 pagine, che raccoglie in un unico volume il romanzo di Zagor “Le mura di Jericho” e due altri racconti (in prosa) con protagonisti lo Spirito con la Scure, tra cui uno mai pubblicato prima.  Avventure di frontiera, ma anche di mistero e di magia nel segno della contaminazione tra i generi tipica delle storie del nostro eroe. La copertina inedita è opera di Gallieno Ferri, ma all’interno ci sono numerose illustrazioni realizzate appositamente da una decina di disegnatori zagoriani. 

L’opera si può acquistare in fumetteria ma anche on line nei vari store telematici o tramite il sito http://www.fumodichina.com. Però potete anche scrivere o telefonare a Cartoon Club (Via Circonvallazione Occidentale, 58, 47900 Rimini – tel. 0541 784193). 

La prima edizione de “Le mura di Jericho” (di cui vedete la copertina qui accanto e di cui ho parlato a lungo in questo spazio quando uscì) è da tempo esaurita e dunque si imponeva una ristampa. Però, anziché limitarsi a quella, Paolo Guiducci (l’editore) mi ha chiesto di pensare a come offrire ai lettori qualcosa di nuovo, e dunque gli ho proposto di aggiungere al romanzo già pubblicato anche il racconto “La capanna nella palude” scritto per un evento dedicato a Ferri a Santa Margherita Ligure, ma con sostanziali modifiche, più un altro breve testo del tutto inedito (quello a cui si riferisce appunto l’illustrazione di copertina), intitolato “La casa”. 

Il sottotitolo recita “Tre Dime Novels di Zagor”, dato che in effetti si tratta proprio di letteratura pulp. A questo proposto, ecco il testo con cui ho presentato proprio questo ultimo racconto inedito.


Non aprite quella porta
di Moreno Burattini

Nella sua prefazione al primo racconto di questo volume, “Le mura di Jericho”, Giuseppe Pollicelli ha giustamente tirato in ballo i “dime novels”, o “romanzi da quattro soldi” che negli USA ripresero la tradizione dei  “penny dreadful” (cioè “orrore da uno spicciolo”),  pubblicati ancor prima in Inghilterra: un tipo di narrativa che, a partire dagli anni Trenta del diciannovesimo secolo, proponeva nel Regno Unito storie a puntate, con periodicità perlopiù settimanale, al costo di un penny per fascicolo. La definizione comprende una grande varietà di pubblicazioni, specializzate in romanzi avventurosi, a volte molto truculenti, sempre comunque scritti in tono sensazionalistico, puntando a sorprendere, inorridire, commuovere o comunque turbare il pubblico, composto soprattutto da acquirenti delle classi povere. Gli agili opuscoli potevano essere venduti a buon mercato anche perché venivano stampati su carta molto scadente, ricavata dalla cosiddetta “polpa” di cellulosa, la stessa da cui deriva il termine “pulp”, che indica la produzione artistica più popolare.

Illustrazione di Jevito Nuccio per
"Le mura di Jericho"
Venendo ad anni più recenti, con la definizione di “pulp magazine” si sono identificate alcune riviste di genere americane come “Weird Tales”, pubblicata a Chicago a partire dal 1923 e destinata a contenere racconti horror e fantastici: vi scrissero sopra autori come Robert Ervin Howard, Howard Phillips Lovecraft e Clark Ashton Smith. Già in precedenza, nel 1920, era nata però “Black Mask”, una rivista prevalentemente poliziesca ma che in realtà presentava, come recitava una pubblicità dell’epoca, "le migliori storie di avventura, i migliori mystery, le migliori storie romantiche e dell’occulto”. Data 1926 è invece “Amazing Stories”, con racconti di genere fantascientifico. Queste e (molte) altre testate del genere diedero il via anche a una vastissima produzione di fumetti “weird” (cioè, “bizzarri”) pubblicati su riviste come “Teles fron the crypt” (1950) o  “Creepy” (1964), per citare soltanto due fra le più illustri. Insomma, stiamo parlando di una incredibilmente vasta produzione di racconti brevi, fulminanti, per lo più horror e con un finale a sorpresa: un genere che può vantare perfino Edgar Allan Poe tra i suoi precursori. Nel filone rientrano anche serie di telefilm come “Twilight Zone” (“Ai confini della realtà”) o “Alfred Hitchcock presenta”. Come chissà quanti altri aspiranti scrittori ho sempre sognato di poter, un giorno, dare alle stampe una antologia di storielle di quattro o cinque pagine di questo tipo. I cassetti degli ex-ragazzi di mezzo mondo (almeno quelli cresciuti a pane ed EC Comics, o leggendo i “Racconti del Terrore” di Stan Lee pubblicati sugli Eureka Pocket) traboccano di raccontini del genere, a giudicare da quelli che vengono proposti sulle riviste o le antologie riservate agli esordienti. Per fortuna mia e dei miei lettori, i cento e passa short tales che ho accumulato nel tempo sono sempre rimasti sotto chiave. Però, trovandomi a dover (e voler) corredare il libro che avete tra le mani con un testo inedito più breve degli altri, ho pensato di rendere omaggio a questa tradizione che, indubbiamente, ha arricchito e divertito la mia vita. Del resto, Zagor si presta alle contaminazioni di ogni genere: ben venga anche questa.


sabato 26 dicembre 2015

INSACCATO DI CUOCO




Samuel Marolla, sceneggiatore di Zagor ma prima ancora talentuoso autore di racconti horror, da qualche tempo è anche editore di narrativa "di paura" con la sua etichetta di libri digitali "Acheron Books". Di recente ha curato una antologia di ricette i cui ingredienti principali dovevano essere mostri di tutti i tipi cucinati in tutte le salse. Mi ha chiesto un contributo. Ecco la mia ricetta horror pubblicata sulla pagina FB della sua Casa editrice.
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INSACCATO DI CUOCO
Ingredienti: un cuoco; sale e pepe.

Monsterchef Moreno Burattini

Questa ricetta si basa sulla mancanza quasi assoluta di ingredienti in quanto il suo scopo principale è evitare di dare la caccia a quelli di solito indicati dai libri di cucina e dai cuochi televisivi o dei blog culinari, generalmente mai sentiti prima e pressoché impossibili da trovare. Quindi niente berberé, malto d’orzo, melone candito, acqua di cocco, gomasio, cheddar cheese, colla di pesce e sciroppo di glucosio in polvere. Allo stesso tempo, il piatto ha l’effetto benefico di attenuare i danni causati dal travaso di bile susseguente alla caccia infruttuosa agli ingredienti bizzarri pretesi dagli chef, divorando (con immediati risultati catartici) i cuochi stessi. 

L’ingrediente principale è appunto un esperto di cucina di persona, mostro facilissimo da trovare in ogni dove. I programmi TV sono pieno di giudici e concorrenti che pontificano davanti ai fornelli. Su Internet imperversano i blogger emuli di Pellegrino Artusi, su Facebook girano video dimostrativi di come si preparino sformati e soufflé. In giro per le strade, in ufficio, fra i vicini di casa abbondano i dispensatori di ricette e di consigli sui piatti da cucinare. 

Avvicinarne uno è elementare: basta fingersi ammirati dell’arte gastronomica di cui sono palesemente padroni i masterchef di turno, e chiedere umilmente lumi. Al primo ingrediente insolito citato dall’interlocutore (siano pure il coriandolo o il rafano) si assesti una solenne mazzata fra capo e collo, come facevano i nostri nonni con i conigli – avendo cura di non causare morte immediata. Quindi si leghino e imbavaglino le prede, si tagliuzzino e si cospargano (vive) di sale e pepe, accertandosi che esse stesse di contorcano e dimenino a sufficienza da far penetrare la salatura nelle ferite. Si strappino con violenza peli e capelli. Si proceda quindi a lenta dissezione e scuoiamento, gettando ogni frammento (di pelle, grasso, muscolo o ossa che sia) in un tritacarne. La poltiglia ottenuta sia insaccata nelle budella della preda stessa, sapientemente ripulite in precedenza. L’insaccato così ottenuto sia lasciato insaporire in cantina fino al desiderato grado di stagionatura, e si consumi con l’accompagnamento di semplici fette di pane e bicchieri di Tavernello.

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