sabato 6 ottobre 2018

IO, LA COVER E LO SCURO



La mia personale sensazione di fronte a certi fumetti di oggi è che gli sceneggiatori cerchino di non far capire ai lettori che cosa stanno raccontando, che i disegnatori cerchino di rendere ancora più incomprensibile la sceneggiatura, e che i coloristi cerchino di coprire i disegni sottostanti in modo che spariscano. Delle tre cose, l'unica a cui si può trovare una spiegazione logica è la terza: si capisce che il colorista, il cui nome di solito non compare citato in copertina fra quello degli autori, cerchi in tutti i modi di far vedere che esiste e dunque tenti di rubare la scena agli altri coprendo tutto in modo che si veda solo lui. Però, è anche il problema più facile da risolvere: mentre con le primedonne sceneggiatore e disegnatore è impossibile parlare e ottenere un cambio di registro (cominciano a citare dotte scuole letterarie e intellettualissime correnti artistiche), al disegnatore gli editori potrebbero dire: tu che hai il nome scritto in piccolo, datti una regolata e cerca di far vedere almeno un po' i disegni colorando più chiaro. 

Il problema della colorazione troppo scura è particolarmente nocivo quando si tratta delle copertine. Sembra che i coloristi non concepiscano una copertina con colori tenui. Il bianco, il giallo, il celeste non sono contemplati: predominano il marrone e il viola, vagamente emergenti dal nero. Continuo a esprimere un parere personale, quello di un semplice lettore (e non parlo di Zagor): l'edicola è un luogo buio pieno di angoli tetri, le riviste si affastellano coprendosi a vicenda, dunque le copertine scure ci spariscono dentro. Una volta l'illuminato direttore di una Casa editrice mi disse: "copertina scura, resa sicura". Intendeva per "resa" il deleterio quantitativo di copie invendute restituite dall'edicolante al distributore. Secondo me, aveva ragione. Le copertine scure non attirano l'attenzione, non ci si capisce nulla, mostrano forme avulse. In certi casi, intendiamoci, vanno pure bene: se una scena è di notte, è di notte. Però anche di notte, se è una copertina deve far capire che cosa c'è in agguato nel buio. 


giovedì 13 settembre 2018

THE WINNERS ARE



A distanza di un anno esatto dall' intitolazione della principale sala della biblioteca civica di Varazze (Savona) a Gallieno Ferri, il Comune della località rivierasca attribuirà, per la prima volta, un Premio intitolato al maestro ligure e destinato ad autori del fumetto che ne abbiano proseguito la grande lezione, quella di un maestro dell’avventura con il dono di far sognare, meravigliare, emozionare i suoi lettori attraverso i suoi disegni. Oltre alla consegna dei riconoscimenti agli artisti che saranno premiati, ci saranno incontri e dibattiti, distribuzione di stampe e presentazioni di libri e di albi e anche una cena (aperta a tutti) con illustratori e sceneggiatori di Zagor.

In qualità di Presidente della Giuria del Premio Gallieno Ferri, a nome dei restanti membri del Comitato (amministratori locali, il disegnatore Stefano Biglia, gli esperti Luca Barbieri e Marco Grasso) sono stato autorizzato a indicare i nomi dei fumettisti che il 13 ottobre 2018 alle ore 18.30 riceveranno il riconoscimento. 

I premiati saranno Lola Airaghi, Alessandro Piccinelli, Giovanni Talami e la coppia composta da Gianni Sedioli e Marco Verni. 

Sarà anche possibile cenare con questi autori e altri convenuti, tra cui il sottoscritto, in una serata conviviale aperta a tutti. Qui di seguito indico il programma della manifestazione: gli appuntamenti sono tanti e Varazze è un luogo ameno, perciò il mio consiglio è di non mancare!






PREMIO CITTÀ DI VARAZZE  " GALLIENO FERRI" - Prima edizione
PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

Nell'occasione di questa prima edizione del Premio (a un anno dall' intitolazione della principale sala della biblioteca comunale di Varazze  al maestro Gallieno Ferri) diamo una prima informazione sugli eventi che si terranno contestualmente alla premiazione.  Il programma, ancora suscettibile di modifiche e integrazioni, risulta essere nel suo complesso un viaggio nella storia e nell' attualità del fumetto italiano, di sicuro interesse per tanti appassionati zagoriani e non. Eccolo nelle linee essenziali, luoghi e orari verranno comunicati in seguito.

Esiste una pagina FB degli Amici della Sala Gallieno Ferri su cui tenersi aggiornati.


SABATO 13 OTTOBRE 2018


MATTINO

Incontro di Moreno Burattini con i ragazzi delle scuole e consegna degli attestati agli studenti che hanno realizzato disegni ispirati alle copertine di Gallieno Ferri
Laboratori di fumetto per bambini e ragazzi.

POMERIGGIO

Inaugurazione, in uno spazio adiacente alla Sala Ferri, dell' esposizione permanente della collezione di libri e oggetti donati dalla famiglia Ferri e dei pannelli della mostra realizzata da Albissola Comics.
Conferenze:
"Facezie" - incontro con Moreno Burattini
"Morgan Lost, riflessioni sulla saga di Claudio Chiaverotti alla vigilia della terza stagione" - incontro con l' autore e i disegnatori della serie (a cura di Manuel Enrico).
"Sergio Bonelli nel fumetto e nella cultura italiana" : incontro condotto da Moreno Burattini, Marco Grasso, Luca Barbieri e Stefano Bidetti con l' intervento degli autori presenti.
Premiazione: gli artisti individuati dalla Commissione ricevono il Premio Città di Varazze- Gallieno Ferri
Distribuzione e dedica delle stampe realizzate per l' occasione da alcuni dei disegnatori presenti.

SERA

Cena zagoriana con gli autori ( verranno indicate le modalità di prenotazione)


DOMENICA 14 OTTOBRE 2018

Verrà confermata un'appendice domenicale della manifestazione con sessioni di sketch di alcuni degli artisti presenti.


La sala "Gallieno Ferri" della Biblioteca di Varazze





venerdì 7 settembre 2018

FUMETTISTI CONTRO YOUTUBERS





Non c’è bisogno del “Miranda warning”, la formula recitata agli arrestati resa famosa dai polizieschi americani, per sapere che qualunque cosa si dica potrà essere usata contro di noi. Perciò, sono consapevole di correre dei rischi parlando degli Youtubers, che peraltro possono sicuramente disporre di uno stuolo di avvocati da far invidia alle multinazionali. 

In realtà non voglio neppure parlare proprio degli Youtubers, conoscendo pochissimo l’argomento (e non essendo interessato a conoscerlo, dato che non si può conoscere tutto e qualcosa si deve per forza rimandare alla prossima vita). Mi interessa, e neppure poi tanto, accennare a un problema che ho io con gli Youtubers, e quindi parlare di me (se mi è consentito farlo dallo spazio privato del mio blog). 

Immagino di dover giustificare il titolo (spiritoso) di questo articolo: l’ho preso in prestito dopo aver visto un volume a fumetti di 350 pagine così intitolato, disegnato da sette giovani autori ed edito da Blatta Production. Quindi non sono io a fomentare la rivalità (e neppure i sette giovani autori, che descrivono soltanto i rapporti fra i due universi). 

Prevengo subito un’altra delle accuse che mi potranno essere fatte: sei invidioso degli Youtubers. Ora, l’invidia è qualcosa di umano e niente di ciò che è umano mi è alieno, tuttavia se proprio devo essere sincero, non sapendo quasi niente degli Youtubers ed essendo molto indaffarato a portare avanti il mio lavoro, mi piacerebbe davvero tanto avere del tempo, che non ho, da dedicare all’invidia. Da ragazzo volevo fare il fumettista, lo faccio tra trent’anni, non ho niente da chiedere al fato, auguro a tutti di riuscire a realizzare i propri sogni di bambino, Youtubers compresi. Sono contento così. Del resto, non sono invidioso del successo di una velina o di una qualunque star della TV, mi fa piacere se un film sbanca al botteghino (o meglio, ormai, su Netflix), non ho niente da dire riguardo ai trionfi dei rapper: faccio un altro mestiere, mi felicito con chi ha fortuna nel proprio. Anche io e gli Youtubers facciamo mestieri diversi, per cui a ciascuno il suo. Se di invidia vogliamo parlare, ammetto di essere invidioso della bravura di Giancarlo Berardi. 

Purtroppo, sono (quasi) sicuro che se a una qualunque manifestazione ci fossero due tavoli per gli autografi posti uno accanto all’altro e dietro a uno ci fosse Berardi e dietro l’altro un tipo che pubblica in rete dei video con lui che commenta le proprie partite a un videogioco, ci sarebbe una fila chilometrica davanti al secondo e di pochi metri davanti al primo. E stiamo parlando del mitico sceneggiatore di Ken Parker. Ma anche questo non rientra nel campo dell’invidia, casomai dello stupore. Del resto mi stupisco anche degli ascolti dell’Isola dei famosi o del Grande Fratello, senza che invidi nessuno dei partecipanti. Di sicuro il fumetto più clamoroso non susciterà mai neppure la metà dell’interesse di un medio Youtuber che parla dei Pokemon: ma anche in passato il fumetto più venduto non raggiungeva gli ascolti del Segnale Orario della RAI. Mondi diversi, pubblico diverso, canali diversi.  

Un’altra cosa che non capisco perché debba vedere gli Youtubers come ospiti nella manifestazioni legati ai fumetti, quelle che hanno (a volte non si sa perché) la parola “comics” nel nome. “Lamporecchio Comics”: e ci trovi i cosplayers, quelli che vendono gli accessori fantasy e gli Youtubers. E i fumetti? Mezza bancarella con dei manga.  Togliete il “comics”, allora, e fate “Lamporecchio Pop” o “Lamporecchio Net”. Parlo con gli organizzatori e pare che per attirare gente gli Youtubers siano indispensabili: hanno milioni di visualizzazioni. Ma allora non invitate neppure i fumettisti, che tanto non attirano nessuno.  Mi è stato detto: “abbiamo chiesto le tariffe del tale Youtuber o del talaltro, ma chiedono cifre folli per partecipare, cinquemila, diecimila euro, alla fine abbiamo trovato uno che viene per meno a patto di poter avere uno stand in cui vendere le sue magliette”. Cinquemila, diecimila euro? Io vado gratis dovunque a volte mi pago anche vitto, viaggio e alloggio. In un posto dove sono stato invitato, mi hanno alloggiato in un Bed & Breakfast e la proprietaria della struttura mi ha detto: “guardi, la colazione non gliela posso dare perché gli organizzatori della fiera avevano un budget così ridotto che a malapena ho accettato di farla dormire”. Va bene, per carità: dormo anche su un divano. Bed & Breakfast senza neppure breakfast: i soldi, forse, servivano per uno Youtuber. 

Che poi si fanno pagare tantissimo, ma ho sentito raccontare da un illustratore che pubblica sul Web questo aneddoto: uno Youtuber gli commissiona un disegno per una maglietta da vendere, e  pretende di saldare il lavoro in “visibilità”. “Fammi la grafica della maglietta e io ti faccio pubblicità in Rete”, sarebbe stata la proposta. “Io con la visibilità non ci pago le bollette”, ha risposto il disegnatore. Nessun problema per lo Youtuber: il disegno gliel’ha fatto gratis qualcun altro. 

Tutto ciò riguarda però, com’è evidente, solo il fenomeno di costume, senza inficiare in nessun modo il giudizio sulla qualità dei contenuti (giudizio che non esprimo sapendone poco o niente). Immagino, anzi ne sono certo, che non tutti gli Youtubers siano coatti che si filmano mentre fanno le scoregge con le ascelle. Ci saranno di sicuro, e saranno anzi la stragrande maggioranza, gli Youtubers che recensiscono libri o recitano poesie o parlano di sport o arricchiscono in cultura o in divertimento i loro followers con gli strumenti di cui dispongono e di cui sono padroni. Elogi e complimenti in ogni caso, perché se una cosa ha successo vuol dire che risponde ai desideri del pubblico. 

Arrivo (finalmente) al punto. Qual è il mio problema con gli Youtubers? Lo spiego raccontando una cosa che mi è accaduta: vedo seduti sui gradini di una scalinata due ragazzi sui diciotto anni, uno dei quali mostra all’altro lo schermo del proprio telefonino, e indicandolo ride per qualcosa di buffo che c’è sopra. Anche l’altro guarda e ride. Sbircio passando: è un video di quelli che, pare, tutti cliccano di continuo, per poi guardarne un altro simile che fra dopo poche ore sarà soppiantato da altri cento.  Del resto anche le "storie" su Instagram si cancellano da sole dopo un giorno, se non ho capito male. Mi chiedo: ma alla loro età, io che cosa mostravo, indicando entusiasta con il dito a un amico, per riderne insieme? Lo so benissimo: le strisce delle Sturmtruppen, o una gag di Alan Ford. Lasciamo perdere che nessuno sotto i trent’anni sa che cosa sono le Sturmtruppen o Alan Ford. Il punto è un altro, ed è il mio problema nel senso che mi dà tristezza riguardo a un mondo che scompare: io, volendo, posso ripescare nei miei scaffali in qualunque momento i fumetti di Bonvi e di Magnus & Bunker, e ridere oggi come allora. Non sono invecchiati. Mi hanno fatto compagnia per una vita intera e mi reputo fortunato per averne goduto. Ecco: ma degli Youtubers, che cosa resterà?

mercoledì 29 agosto 2018

ANTONIO



Il 25 agosto 2018 è morto Antonio Vianovi. Era nato il 6 febbraio 1949.  La notizia mi ha colto di sorpresa, a tradimento, mentre ero impegnato in una manifestazione fumettistica in Puglia, una come tante fra quelle a cui io e lui avevamo partecipato insieme, in anni passati, frequentatori entrambi di stand pieni di libri e giornali. A comunicarmela, Francesco Manetti, un amico del gruppo di "Dime Press", rivista di cui Antonio era stato editore con il marchio Glamour International Production, dopo aver dato fiducia  a quattro giovani sconosciuti quali eravamo noi che gliela proponemmo. A Vianovi devo moltissimo. Mi ha coinvolto, negli anni Novanta, in decine e decine di eventi del cui staff faceva parte, compresa l'organizzazione di alcune mostre allestite a Lucca Comics o quelle dedicate ai personaggi Bonelli (Zagor, Nick Raider, Nathan Never, Martin Mystére) di cui curava i cataloghi, affidandone a me, in certi casi, la scrittura dei testi per i cataloghi. Non aveva la macchina per cui mi telefonava nei momenti più inaspettati per farsi scarrozzare tra le tipografie e il suo ufficio-magazzino stravolto di incedibili collezioni di riviste di tutti i tipi, una vera miniera di rarità che ai miei occhi era la caverna di Alì Babà. Seguendolo, finivo per andare a cena con autori di fumetti di tutto il mondo che mai avrei sognato di poter avvicinare. Peraltro, negli anni Ottanta, prima che potessi dargli del tu, aveva dato vita a una Casa editrice che a Lucca aveva lo stand più grande di tutte, potendo avere dietro il banco autori come Manara, Milazzo, Giardino, Pazienza, Liberatore, a cui dedicava i suoi "Glamour Book", esempi di eleganza grafica. Grafico geniale, aveva dato vita a una rivista di fondamentale importanza per lo sdoganamento culturale del fumetto, "Glamour", appunto, pubblicata in tre lingue. Era simpaticissimo, con un humor da autentico toscanaccio qual era (e si sa che per un toscano, "toscanaccio" è un bellissimo complimento), riusciva a infilarsi dovunque e a entrare nelle grazie di tutti. Credo che mi volesse bene. Come io gliene ho sempre voluto. Ciao, Antonio. Ti piango.


Antonio Vianovi nel 1992 (in evidenza a sinistra) con Paolo Ferrari della Bonelli, il giovane sottoscritto, due giornalisti de "La Nazione" e Gallieno Ferri.


Vianovi al centro tra Luca Boschi e Gallieno Ferri, con a destra Luca Raffaelli.





Due amici che non ci sono più: Franco Fossati e Antonio Vianovi


L'articolo dedicato alla scomparsa di Antonio Vianovi dal sito della Bonelli:
http://www.sergiobonelli.it/notizie-flash/2018/08/27/news/addio-ad-antonio-vianovi-1003342/

martedì 21 agosto 2018

FACEZIE IN TOUR



Vi ho sempre tenuti informati sulle uscite dei miei libri, per cui dovreste sapere che, negli ultimi anni, ho pubblicato due raccolte di aforismi ("Utili sputi di riflessione" e "Sarò bre", editi da Allagalla) e una raccolta di testi comici ("Facezie", Cut-Up). Se, oltre a seguire questo blog, seguite anche la mia pagina Facebook Moreno "Zagor" Burattini, siete anche al corrente del fatto che le presentazioni di queste raccolte di amenità sono diventate un vero e proprio spettacolo itinerante che conta già decine di eventi in tutta Italia. Ce ne sarà uno il prossimo weekend a Castro, in provincia di Lecce (sabato 25 -  ore 18), e le prossime tappe saranno venerdì 14 settembre a Cisterna d'Asti, sabato 15 settembre ad Asti, venerdì 21settembre a Pistoia, domenica 7 ottobre a Bardi (Parma), sabato 13 ottobre a Varazze (Savona) e sabato 20 ottobre a Poggibonsi (Siena).







Il bello è che, a forza di fare incontri, è nato un vero e proprio spettacolo di cabaret fatto di battute, filastrocche, aneddoti comici, che fa ridere il pubblico. Sempre meno presento i miei libri, sempre più intrattengo i convenuti. Le foto che seguono mostrano i divertiti partecipanti al recente evento di Sassari, presso la libreria Azuni (mercoledì 8 agosto). Il clou si è avuto venerdì 17 agosto quando, nella piazza principale di Gavinana (Pistoia), ho rinunciato del tutto a presentazione dei miei titoli e mi sono esibiti direttamente come comico cabarettista (sopra, la locandina). Le risate non sono mancate. Tutta qua, solo per tenere aggiornato questo diario on line su quel che vado facendo, in attesa di una mia ilare autobiografia su carta che, udite udite, prima o poi arriverà. Anzi, più prima che poi.





















lunedì 13 agosto 2018

COMMENTIAMO CHE



Qualcuno dei più attenti lettori di questo blog si è accorto che, da qualche tempo, è sparito il tasto che permetteva di commentare i post. Mi è stato chiesto il perché, e chi l'ha fatto (vedo risposta immediata) ha utilizzato l'indirizzo e-mail che comunque viene indicato nella colonna qui a lato e che permette di scrivermi. Dunque non è che non si può commentare: lo si può fare inviandomi il commento in privato. 

Se poi qualcuno vuole per forza che il proprio commento sia letto da tutti, è libera la possibilità di usare la mia pagina Facebook Moreno "Zagor" Burattini: ogni volta che pubblico qualcosa sul blog ne dò notizia e subito sotto i commenti di solito fioccano e sono pubblici. Dunque non c'è intento censorio. Mi è successo soltanto in rarissimi casi di eliminare qualche intervento davvero eccessivo  o di bannare degli evidenti troll (ho anche inserito un filtro per scremare alcune parolacce, che magari merito pure - non dico di no). In ogni caso, non sarà certo il blocco dei commenti su "Freddo cane in questa palude" a dissuadere i detrattori dalla loro crociata: la Rete è piena di tanti bei posti dove andare a insultare il sottoscritto e gli haters li conoscono tutti, per cui non mancheranno loro le tribune dove cercare gloria, fama e notorietà cantandosela e suonandosela fra di loro, visto che non hanno altre gioie e soddisfazioni. Anzi, mi fa piacere offrire loro motivo di sano divertimento.

In generale non si può certo dire che io sia irraggiungibile o che viva in una torre eburnea: credo di essere uno degli autori di fumetti che più gira il mondo passando da un incontro con il pubblico e l'altro, su Facebook, Instagram e su Twitter interagisco il più possibile, rispondo alla maggior parte delle mail che ricevo e quando non rispondo è perché c'è da aspettare il tempo che ci vuole (ricevo una cinquantina di lettere al giorno, senza contare i messaggi privati - quelli magari li controllo meno di frequente, lo ammetto, perché vado sempre di corsa) o perché è successo qualcosa (la mail è finita nello spam, l'ho cancellata per sbaglio). In genere mi si riconosce la dote della disponibilità (almeno quella). 

Il motivo per cui il famoso tasto dei commenti è stato disabilitato su questo blog non è quello di non voler dare spazio ai detrattori (anche perché ci sono sempre stati in maggioranza commenti positivi). Le ragioni sono le seguenti.

Ho due blog da gestire (questo e "Utili sputi di riflessione") per cui cui mi capita di pubblicare sempre più spesso non più di quattro o cinque post al mese qui su "Freddo cane in questa palude", talvolta anche di meno (due o tre). Oltre ai blog gestisco anche un profilo Twitter, una pagina FB e un account Instagram. Di conseguenza non ho molto tempo da dedicare alla moderazione costante dei commenti: mi sono accorto che passavano anche due, tre settimane prima di potermi mettere a leggere i commenti, approvarli e pubblicarli. Chi scrive un commento, invece, avrebbe piacere di vederlo compare subito: pubblicarlo dopo quasi un mese indispettisce (e già gli haters sono indispettiti di suo, sicché figuriamoci). Mi hanno inoltre sconsigliato di scegliere opzione della pubblicazione automatica dei commenti perché il blog verrebbe utilizzato da chi scrive messaggi di spam, da chi inserisce link a siti porno o truffaldini, da chi potrebbe mettere on line dati sensibili o testi di insulti anche verso terzi. Insomma, ci sono anche rischi legali oltre che la necessità di tenere sotto controllo i fuori di testa. Negli ultimi tempi, poi, quando mi ritagliavo il tempo per moderare i commenti, sempre più dovevo cancellare i messaggi pubblicitari diventava persino difficile scegliere il commento vero e proprio in mezzo allo spam.

Perciò, visto che ho tanto (troppo) da fare e devo anche dedicarmi a scrivere Zagor (attività che è la mia sola fonte di sostentamento), perdonatemi se ho deciso di eliminare dall'agenda degli impegni l'obbligo di moderare i commenti che vi piacerebbe scrivere qui. Scrivetemeli per mail, su Facebook, su Twitter, dove volete: la Rete è una enorme bacheca.

mercoledì 1 agosto 2018

ZAGOR CONTRO DRAGONBALL

Illustrazione di Stefano Biglia


Il motivo per cui ho smesso di leggere i commenti dei lettori sui forum e nei gruppi FB, non è perché sono spocchioso. E’ perché altrimenti non riuscirei più a lavorare con serenità. Se per ogni pagina che scrivo mi dovessi porre il problema di cosa criticherà Tizio o di che stroncatura farà Caio, sarebbe la fine. Inoltre Tizio la vuole nera, Caio la vuole bianca e se opto per il grigio scontento tutti e due. Soprattutto scontento me, che la voglio verde, blu, gialla o rossa. Perciò, meglio ascoltare l’istinto e andare là dove porta il cuore. Anche perché, così facendo, quello Zagor che nel 1989 Sergio Bonelli riteneva non avesse più niente da dire (intervista sullo Speciale di Collezionare dedicato al personaggio) è andato avanti per altri trent’anni ed è oggi il terzo fumetto più venduto della Casa editrice, con un seguito di lettori che tutti ci invidiano per entusiasmo e vitalità.  

Quando, anni fa, intervenivo puntualmente su un forum su cui c’era il topic "Filo diretto con Moreno Burattini", rispondevo a tutti i commenti. Mi sono poi reso conto di come, nonostante tutto il mio impegno, ci fossero gli stessi irriducibili che dicevano peste e corna sempre e comunque. Implacabili. Qualunque cosa io spiegassi, rispondessi, argomentassi, il detrattore per partito preso non si convinceva mai, rimaneva della sua idea anche di fronte alla dimostrazione dell’evidenza contraria e anzi la volta successiva alzava ancora il tono. Si inalberava proprio perché veniva contraddetto. Perciò, perché perdere tempo a spiegare se tanto è inutile? 

C’è poi da dire che non tutti i commenti sono ragionevoli, bisogna anche scegliersi gli interlocutori, non si può dare udienza a chiunque: serve anche tempo e serenità per fare il proprio lavoro, per quanto disponibili si possa essere (chi mi conosce di solito ritiene che io lo sia) a un certo punto si deve staccare la spina, per poter riflettere e scrivere in solitudine. Succede però talvolta di sentirsi riferire certi commenti: un amico manda uno screenshot, un altro segnala via whatsapp, un terzo esprime solidarietà per qualche attacco che non ho letto ma di cui mi informa, eccetera. A volte mi casca l’occhio su un commento sulla mia pagina Facebook anche se tendo a non farci caso. 

Illustrazione di Michele Benevento
Succede anche che ci sia chi prende le mie difese in mancanza di una mia reazione a certe bordate. E’ accaduto  di recente, e sono venuto a saperlo grazie ad alcune mail ricevute.  Un corrispondente infatti mi scrive: 

Oggi in un gruppo Facebook dedicato a Zagor,  mi imbatto in un post di un utente che paragona le attuali storie di Zagor a Dragonball. Si tratta di uno di quei talebani per i quali va bene solo lo Zagor di Nolitta. Questa gente non sa quanto è fortunata di trovare, tutti i mesi, Zagor in edicola, con i tempi che corrono. Robe del tipo ‘su Zagor voglio solo storie western, no vampiri, no alieni, no scienziati pazzi’ mi fanno veramente sorridere. Ma anche un po' arrabbiare. Come se le tematiche non prettamente western se le siano inventate tutti gli sceneggiatori successivi a Nolitta. Ha detto bene un altro utente che questa gente non rimpiange il vecchio Zagor ma, più semplicemente, il periodo della loro giovinezza dove tutto sembrava più bello”. 

Su questo argomento, quello del rimpianto della gioventù perduta, ho scritto io stesso un articolo su questo blog, dal titolo “Nostalgia canaglia”. Il paragone con Dragonball (peraltro vorrei capire se il detrattore che lo fa abbia mai letto Drangoball, per poter giudicare la congruità del suo accostamento) credo derivi dall’ultima storia con Thunderman in cui il supercattivo lancia fulmini dalle mani. Però Thunderman non l’ho inventato io: l’ha creato Tiziano Sclavi nel 1981, quando Nolitta stava ancora scrivendo Zagor (avrebbe smesso nel 1983 con “FantaCico”) e quando Sergio Bonelli controllava strettamente la testata e approvava personalmente soggetti e sceneggiature.  A Nolitta andava bene che Thunderman lanciasse fulmini dalle mani, si deve supporre, altrimenti Sclavi non avrebbe potuto pubblicare quel racconto. Oppure il detrattore pensa che Sclavi abbia fatto un atto di imperio su Bonelli? Lo dica, se lo crede. Dunque, in ogni caso, non sono le storie “attuali” a sembrare storie di Dragonball, ma a rigor di logica già quelle del 1981 lo sembravano. 


Illustrazione degli Esposito Bros
C’è da dire che ne “Lo spettro del passato”, storia scritta da Nolitta nel 1968, a Hellingen basta abbassare una leva per far lanciare una sorta di fulmine da un macchinario e quel raggio di energia immobilizza Zagor; in “Minaccia dallo spazio” (1974) è lo stesso Zagor a premere dei pulsanti per “fulminare” dei soldati alleati dello scienziato pazzo. Mi è stato detto che qualcuno avrebbe preso le mie difese. 

Sono andato a vedere e ho trovato appunto questo commento: “Tutte le opinioni sono rispettabili, ci mancherebbe. Per quel che mi riguarda posso dire che essendo un lettore di svariate tipologie di fumetti ho letto anche Dragonball svariati anni fa e credo che il paragone con Zagor sia abbastanza ingeneroso. Mi permetto solo di ricordare che Dopo Tex e Dylan Dog Zagor, insieme a Julia, è la terza testata più venduta della SBE e, da quel che vedo alle fiere, ancora capace di avere un minimo di ricambio di lettori. Il parco disegnatori è di alto livello e anche sul fronte della scrittura trovo che il livello delle storie sia buono. Il punto è che di Nolitta i lettori hanno una idea romantica, giustamente, ma tale da far passare in secondo piano anche suoi script che oggi, azzardo, potrebbero essere facilmente criticabili. Faccio un esempio concreto: rileggendo dopo anni la prima saga di Kandrax nel volume da poco ristampato per il mercato librario, notavo come la storia abbia un decorso degli eventi lentissimo. Sostanzialmente per il primo centinaio di pagine succede poco o nulla. Oggi il modo di fruire le storie è cambiato e quindi cambia anche il modo di sceneggiare; credo che se uno sceneggiatore oggi, 2018, scrivesse una storia di Zagor con uno sviluppo così lento vedrebbe il suo script cassato senza pietà dall'editor. E direi giustamente. Quindi: Nolitta è Nolitta, non si tocca. Ma abituiamoci all'idea che oggi non si può scrivere Zagor come lo si scriveva cinquanta anni fa così come non si può scrivere oggi Tex come cinquanta anni fa. E Zagor ha la fortuna di essere una serie multigenere dove western, fantascienza, commedia, thriller possono coesistere. Per chi necessita di leggere Zagor ‘come ai tempi di Nolitta’ temo che l'unica soluzione sia rileggere lo Zagor di Nolitta. Altrimenti penso che sia giusto valutare con serenità le storie odierne, manifestando disappunto se non sono buone ma, anche, elogiando quelle di ottimo livello. E di queste ultime non credo che negli ultimi anni siano mancate”.

Illustrazione di Michele Rubini

Ringrazio il mio avvocato d’ufficio. Mi permetto soltanto di aggiungere qualcosa riguardo a quelli che “su Zagor voglio solo storie western, no vampiri, no alieni, no scienziati pazzi”. Cari signori, Zagor è il fumetto della contaminazione fra i generi. Se vi piacciono le storie con i trappers e gli indiani, ne troverete tante (c’erano in passato, ci sono adesso). Ma fin dall’inizio lo Spirito con la Scure ha cercato di meravigliare i suoi lettori con le tematiche fantastiche. Ho sentito mille volte Sergio Bonelli lamentarsi delle storie deja vu con i trafficanti di armi e i mercanti di whisky. Chi vuole il western puro deve leggersi Tex. Chi vuole solo i trappers può puntare sul Grande Blek, da poco tornato in edicola a colori. 

Ma che pensava Nolitta del soprannaturale nelle storie a fumetti? "Il mio amore per il soprannaturale è di vecchia data”,  spiega Sergio Bonelli in un suo articolo intitolato "Il mare ghiacciato che è dentro di noi", parlando della contaminazione tra il western e la magia all'interno dei suoi fumetti. “Risale a quando ero bambino e andavo al cinema a vedere i film che hanno popolato l'universo di celluloide orrorifica degli anni Quaranta e Cinquanta. A parte la paura, mi divertivo tantissimo perché, e non sono il solo a dirlo, spavento e divertimento vanno a braccetto e formano un connubio indissolubile. E con il divertimento nacque, di pari passo con la mia carriera, anche un interesse professionale, che è maturato quando ho cominciato a scrivere sceneggiature. Zagor è stata l'occasione prima per poter dar sfogo a questa inclinazione, con tanti personaggi: streghe e stregoni, congreghe infernali, sette sataniche, case infestate, spettri e zombi".  C'è bisogno di altre argomentazioni o la discussione si può ritenere esaurita?

Su Zagor vige la regola che il fantastico e il western si alternano. Già sul numero due compare l’Uomo Volante in una storia decisamente fantasy. Seguono a ruota i ragni giganti, Hellingen e Titan, i cavernicoli oltre la Porta della Paura, il mostro della laguna, l’Uomo Lupo, i vichinghi, il Re delle Aquile, il fiore che uccide, Molok, il Vampiro, le minacce horror di “Odissea Americana”, gli zombi di Haiti, le creature del deserto delle Terre Bruciate, il mostro della Laguna Nera, Kandrax, l’Uomo Tigre, gli Akkroniani… devo continuare? Ho citato storie non dello Zagor “attuale”, ma del periodo nolittiano. Nolitta voleva che Zagor fosse diverso da Tex, per non farsi concorrenza interna. E’ talmente chiaro che solo un detrattore talebano con sprezzo del ridicolo potrebbe non vederlo. Di fronte alle indicazioni della tradizione che cosa dovrebbe fare il curatore che oggi si trovi a mandare in edicola nuove avventure? Proporre solo storie western senza vampiri, alieni e scienziati pazzi? Se fosse così, al nostro eroe dovremmo togliere la parola “Spirito” dal nome e chiamarlo “Il mountain-man con la scure”. No, grazie.

lunedì 30 luglio 2018

IL PRIMO TROFEO GALLIENO FERRI


Domenica 29 luglio 2018, a partire dalle ore 6 del mattino, nello specchio di mare  antistante Recco (GE) è stata disputata  la prima edizione del Trofeo "Gallieno Ferri"  organizzato dal Club Amici Vela e Motore della cittadina ligure,  con la   partecipazione della famiglia Ferri. L’evento è stato dedicato al grande disegnatore, creatore grafico di Zagor, socio del circolo, appassionato velista che quasi ogni giorno usciva all’alba, con il suo Laser, per fare “due bordi"  nel  Golfo ParadisoLa competizione velica era aperta a tutte le derive e la classifica è stata redatta in tempo compensato: premi per tutti, insomma. 


Della passione di Ferri per il mare ho parlato in mille occasioni e una volta io stesso l'ho seguito, ma sul fiume, facendo raffina con lui sullo Stura: cliccate qui per vedere come andò. La festa a Recco è riuscita benissimo, come dimostrano le foto che seguono (e quella che precede, con il ciondolo a forma di timone con la firma di Ferri, distribuito per l'occasione).

Qui c'è un video:

Ringrazio i figli di Gallieno:  Curzio, Fulvio, Gualtiero e Rocco per avermele mandate, ma più che mai per la loro amicizia. Il loro papà avrà sicuramente assistito, divertendosi un sacco.

Fulvio, Rocco, Curzio e Gualtiero Ferri

















venerdì 27 luglio 2018

OPERAZIONI COMMERCIALI




Qualche giorno fa, sulla mia pagina Facebook, ho pubblicato la foto che vedete qui sopra, accompagnata da questo testo:

Ecco Antonio Serra con il terzo (formidabile) numero della sua miniserie di Nathan Never “Generazioni”. Ogni albo (sono sei) fornisce una diversa versione dell’eroe incarnato in uno “stile fantascientifico” differente (il primo “imitava”, tra gli altri, Sin City, il secondo “Ken il Guerriero”, il terzo “Star-Lord”). La storia tuttavia è in continuity. Sul sito Bonelli le “citazioni” sono spiegate e approfondite da articoli dello stesso Antonio. Se accettate un consiglio: vale l’acquisto.

Fra i vari commenti positivi e sorridenti, ne trovo invece uno di questo tenore:

 Incomincio a pensare che tutte queste operazioni sono solo commerciali.

Al che Antonio Serra ha commentato: “magari!”. Voleva dire, e mi ha fatto molto ridere, “magari si vendessero”. In realtà a me ha sempre fatto molto ridere ogni frase tesa a etichettare come “commerciale” un qualunque prodotto messo in commercio, nel tentativo di svalutarlo. 

Il lettore che pensa alla miniserie “Generazioni” come a una operazione commerciale dovrebbe spiegarmi perché invece la serie regolare di Nathan Never non lo sia. Tutto si fa per vendere, sperando in un pubblico che acquisti. Poi, le cose si possono fare con passione o con disinteresse, bene o male, ma non è che se una cosa vende (cioè è commerciale?) allora è brutta, e se non vende (cioè non è commerciale?) invece è bella.

Una casa editrice per sostenersi deve dare alle stampe delle pubblicazioni. Cerca, ovviamente, di captare i gusti del pubblico e fa delle proposte. Poi è il pubblico che premia certe proposte o, come è più frequente, non le premia. Ma nell’uno e nell’altro caso si tratta di operazioni commerciali. Io scrivo Zagor con passione ma so di fare un’operazione commerciale, se l’operazione fallisse e non vendessimo più copie sarebbe la rovina. Antonio Serra ha avuto l’idea geniale di una miniserie di Nathan Never in sei episodi ciascuno dei quali raccontato con uno stile diverso utilizzando le diverse incarnazioni della fantascienza a fumetti (dai manga alle strisce sindacate); lui e i suoi collaboratori hanno lavorato mesi e mesi per mettere a punto gli episodi cercando di imitare, in ragione del “gioco” intellettuale da loro ideato, ora Ken il Guerriero ora Star-Lord ora Sin City per dare vita a una iniziativa accattivante. Arriva in edicola e si devono sentir dire che è solo una “operazione commerciale”? Certo che lo è, come lo è il lavoro di chi guida gli autobus o fa il pane, di chi ripara le automobili o difende gli imputati in tribunale: il lavoro di ciascuno di noi è una operazione commerciale. E viva le operazioni commerciali che hanno successo!



C’è poi un altro episodio da raccontare. Sempre sulla mia pagina Facebook pubblico la foto che vedete qui sopra, con il corredo di questo testo:

Il "pack" delle miniserie a striscia di Zagor. Dal 19 luglio è possibile ordinare il pacchetto “completo” comprensivo di tutte e sei le strisce al proprio edicolante che lo richiederà a PRESS DI (arriverà solo alle edicole che faranno esplicita richiesta) oppure in libreria che lo richiederà a MESSAGGERIE LIBRI. E' possibile ordinarle anche da noi attraverso il sito Bonelli oppure chiamando l’ufficio arretrati 02-96480403 attivo dalle 09.00 alle 12.00.

Un incredibile commento dice:

Fantastica iniziativa di marketing, una storia (bellissima) di un albo regolare a 15€ In effetti il motivo delle strisce non si spiega in altro modo se non per fare cassa!

Ho risposto così:

A parte il fatto che tutto (anche il tuo lavoro - a meno che tu non lavori gratis) è fatto per far cassa, non capisco perché non si capisca che il prezzo di un prodotto editoriale (qualunque prodotto editoriale) è commisurato alla tiratura e dunque alle attese di vendita. Più una cosa è in tiratura limitata più costa. E' semplice, elementare matematica alla portata della comprensione di chiunque. Peraltro, nessuno obbliga nessuno a comprare niente. Se le strisce non le vuoi perché 2,50 euro ti sembrano troppe, non le compri. Nessuno se ne adonta. Certo, dispiace vedere come il lavoro di chi sceneggia, di chi disegna e di chi stampa sia così sottovalutato da non valere il prezzo di un gelato. Ma tant'è.

Meraviglia peraltro che il commentatore ritenga che "non si spieghi in altro modo" se non con la necessità di "fare cassa" una iniziativa come quella della miniserie a striscia che è stata applaudita, osannata e acclamata ovunque e da chiunque e che ha riscosso uno straordinario successo. L'iniziativa si spiega appunto con il fatto che era desiderata e richiesta e ha risposto alle aspettative del pubblico. Quanto al fare cassa, la tiratura è stata così bassa da venir destinata, a 2 euro e 50 al pezzo, solo alle fumetterie: volendo fare cassa si sarebbe dovuto fare una più che massiccia distribuzione da edicola o una tiratura un volumi cartonati da vendere a caro prezzo. Che poi, "fare cassa" è cosa negativa? Non è per "fare cassa" che gli ortolani, i macellai, i panettieri e i venditori di scarpe aprono i loro negozi tutte le mattine? Se un albo Bonelli fa cassa e giova al bilancio della Casa editrice vuol dire che è piaciuto al pubblico. Piacere al pubblico è reato? Mah.

Disegni di Luca Bertelè per "Cico a spasso nel tempo".

Tempo fa, in un post intitolato "Striscia l'avventuraavevo scritto:

Ora, io personalmente trovo singolare che ci si lamenti di qualcosa che cosa così poco (2 euro e mezzo sono il prezzo di un gelato, peraltro piccolo, o di mezzo litro d’acqua minerale o di un’ora di parcheggio), quando le sigarette o le ricariche dei telefonini costano molto ma molto di più. Mi rattrista anche verificare come il lavoro di sceneggiatori, disegnatori, letteristi, grafici, coloristi e tipografi venga valutato così poco per cui tutta la fatica fatta per realizzare un albo a fumetti non debba valere i pochi spiccioli del prezzo di copertina. Vabbè, ammettiamo pure che costando 3,50 (già pochissino) 94 tavole di un albo Zenith, il prezzo di 2,50 per una striscia (il corrispondente di venti tavole) sembri sproporzionato. Ma non serve una laurea in economia per capire se una pubblicazione viene venduta in edicola in trentamila copie può avere un prezzo più basso, se la distribuzione in fumetteria fa prevedere un decimo di quel venduto il prezzo dovrà essere maggiore. 

In un altro articolo, intitolato “Lo sproposito”, scrivevo:

C'è da chiedersi piuttosto come sia possibile vendere il lavoro di due anni di uno staff di persone a un prezzo ancora così ridotto come quello dei fumetti bonelliani in edicola. L'assurdo è piuttosto che di trenta centesimi di aumento si lamenti gente che digita la propria indignazione su un iPhone da ottocento euro e che magari ricarica le schede telefoniche dei figli a suon di biglietti da cinquanta una volta ogni due settimane. Oppure gente che spende quattro euro e settanta al giorno per un pacchetto di sigarette (che oltretutto gli fa pure male) o che sorseggia tutte le sere uno spritz da sei. La gente che si lamenta che Tex costi tre euro e venti non batte ciglio quando va vedere un brutto film in pessimo 3D pagando un biglietto di dieci o talora undici euro. Stessa durata di fruizione, stessa emozioni, ma il fumetto resta per sempre, puoi pure rivenderlo o condividerlo. Non parliamo poi del costo dei videogiochi o dell'ingresso in discoteca o della tariffa di un parcheggio. 

I fumetti in Italia restano fra i divertimenti più economici in commercio (costano anche molto meno che all'estero), ma se tutti gli anni una Casa editrice (come tutte le case editrici) perde quote significative di lettori a causa della crisi e della concorrenza di Internet, TV, playstation, chat e disabitudine generale a passare in edicola, è impossibile che i costi possano essere riassorbiti se invece di cento si vende cinquanta. E' pura matematica. Meno fumetti vi comprate, più costeranno, magari compensando con una maggiore qualità. 

I distributori dicono che la Bonelli resta comunque un'isola felice e Zagor vende, solo in Italia (sessanta milioni di abitanti), più di quanto vende "X-Men" negli Stati Uniti (trecento milioni di abitanti). Il prezzo degli albi Marvel più  economici è di 2.99 dollari, ma per sole 24 pagine infarcite di pubblicità. Ci sarebbe da chiedersi quale sia dunque il prezzo giusto per un albo di cento tavole disegnate una per una nell'arco di mesi e mesi di faticoso lavoro. Pare che certi lettori pretendano di pagare l'arte di Ticci con il resto della colazione. Di sicuro, la maggior parte dei disegnatori di fumetti guadagna comunque meno di idraulico. 

Non mi sembra il caso di aggiungere altro.


lunedì 23 luglio 2018

LA FOLLIA DI THUNDERMAN





E' in edicola lo Zagor n° 636, intitolato "La follia di Thunderman” Si tratta della terza e ultima puntata della storia iniziata nell’ albo "Furia cieca" e proseguita in “La roccia che brucia”. I testi sono miei, i disegni sono dei fratelli Nando e Deniso Esposito (Esposito Bros), la copertina è opera di Alessandro Piccinelli. La principale singolarità di questa storia, come si era già detto, è il ritorno in team-up di due vecchi (se non vecchissimi) avversari dello Spirito con la Scure: Marcus, l'uomo volante con poteri da ipnotizzatore, e Alfred Bannister, alias Thunderman. Due villain di vecchio (se non vecchissimo) stampo, che abbiamo cercato di riportare sulle scene giustificandoli meglio e dando loro maggiore spessore (le loro origini sono state raccontate in modo diverso, anche se non entrando in totale contraddizione con quel che già si sapeva: da qui la necessità di alcuni flashback). Per approfondire l’analisi del racconto potete andare a rileggere i miei precedenti due articoli (apparsi su questo blog in maggio e giugno). 
      
Oppure, potete dare un’occhiata alla recensione di Marco Corbetta pubblicata sul blog “Zagor e altro” a questo indirizzo:


“Questa storia mi è proprio piaciuta! Molto ben costruita, semplice, lineare, con il ritorno di avversari apparentemente imbattibili, con l’eroe in difficoltà ed inferiorità fisica, l’eucatastrofe finale…”, scrive (bontà sua) il recensore, che era partito invece sottolineando la problematicità della prima apparizione di Thunderman all’inizio degli anni Ottanta.  I critici verso il ritorno del supervillain confezionato dal sottoscritto avranno invece apprezzato più quella, e va benissimo: si sa che ogni “ritorno” scontenta qualche nostalgico, ma gli autori tendono a volerci provare. 




La follia di Thunderman” contiene una  sorta di (scusate la brutta parola) “morale”. Non è necessaria coglierla, per carità. Sono del parere che le storie debbano divertire e non insegnare. Se le mie suscitano qualche riflessione, buon pro faccia a chi riflette. Se non la suscitano, non volevano neppure farlo. Tuttavia, qualcuno potrebbe aver notato che alla fine il succo è questo: non bastano dei superpoteri per vincere, ma soprattutto non basta essere forti per essere eroi. 

Marcus si atteggia (e si atteggiava già ai tempi della sua prima apparizione) a governante di un popolo: non è un bandito solitario, ma ha un seguito di guerrieri (con le loro famiglie) che gli obbediscono riconoscendolo come loro capo. Tuttavia lui, al di là dell’appagamento della propria vanità, si rivela non in grado di proteggere la gente che a lui si affida. Si sceglie un alleato pericoloso, non riesce a dominarlo, causa la morte di coloro di cui aveva, in qualche modo, la responsabilità. Non è in grado di essere un capo, può essere solo un criminale. E Thunderman? Il potere è nulla senza controllo: non basta lanciare fulmini dalle mani, se l’energia di cui si dispone fa perdere il senno. E che tornare alla “roccia che brucia” fosse pericoloso già Alfred Bannister lo aveva sperimentato. Il desiderio di supremazia e di potenza, però, gli ha offuscato la ragione prima ancora che lo facessero le scariche del meteorite. Zagor, al loro confronto, esce due volte vincitore: prima perché li sconfigge, pur non avendo i loro poteri (e quindi essendo virtualmente inferiore); poi, perché si rivela in grado di essere un “governante” che protegge il suo popolo, dunque un vero Re di Darkwood.
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