giovedì 9 settembre 2010

DIAMO I NUMERI

Conobbi Saverio Ceri all'inizio degli Ottanta, quando era ancora un ragazzino, più giovane di me di una decina d'anni. Si presentò, entusiasta e curioso, presso la sede del Club del Collezionista, che io e un paio di altri amici avevamo fondato in quel di Campi Bisenzio, nella piana fiorentina. Da quel giorno, siamo stati compagni d’avventura: è venuto a Milano con me quando mi hanno assunto in Bonelli, abbiamo dato vita a “Dime Press” insieme a Francesco Manetti e Alessandro Monti, e fatto società per aprire e gestire la fumetteria “Mondi Paralleli”, nel centro storico di Prato. Nella foto qui accanto, Saverio è il secondo da sinistra nella formazione dei quattro amici al Club in occasione dell'uscita del primo numero del "magazzino bonelliano". Per quanto irriconoscibile, io sono il terzo.

Oltre a essere una persona fantastica, mite ma dotata di grande simpatia e carica umana, Saverio è un appassionato lettore di fumetti e un acuto osservatore. Su “Dime Press” teneva regolarmente una rubrica, molto seguita sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori, in cui stilava classifiche e statistiche sulla base della produzione delle testate e degli autori bonelliani. Dopo la chiusura della rivista, Ceri ha continuato a tenere aggiornato il suo formidabile database, e ogni tanto informa gli intimi dei suoi calcoli.
Ho sempre pensato che il patrimonio di notizie di cui è depositario e il suo talento nell’analizzarle dovessero tornare a disposizione di tutti, e gli ho chiesto di approfittare di questo blog. Saverio ha accettato, e perciò, periodicamente (spero almeno una volta al mese), gli cederò il mio spazio perché ci mostri le sue tabelle. Per cominciare, il nostro amico ha pensato di prendere spunto del mio compleanno, evento di cui ho parlato nel post precedente, per tracciare un bilancio quantitativo della mia produzione bonelliana nei quarantotto anni che finora ho trascorso su questo pianeta. Grazie, Saverio!

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Ciao Moreno, approfitto del giorno del tuo 48° compleanno, oltre che per farti gli auguri, ovviamente, per aggiornarti sulla tua “contabilità” bonelliana.

A oggi la SBE ha pubblicato ben 17115 pagine a fumetti che portano la tua firma. Come ben sai la stragrande maggioranza, 16667, è apparsa su albi zagoriani; le restanti 448 sono quelle che hai sceneggiato per Mark e dintorni.

Per la precisione questa la “classifica” delle collane che ti hanno ospitato:

Zenith Gigante 10173 tavole (46 storie)

Cico Special 2432 tavole (19 storie)

Maxi Zagor 2402 tavole (9 storie)

Zagor special 1344 tavole (13 storie)

Mark Special 448 tavole (6,5 storie)

Collana Almanacchi 316 tavole (3 storie)

Saresti quindi a 96 storie… e mezzo. La mezza avventura è quella sceneggiata con Guzzon per il settimo speciale di Mark. Di queste tutti i soggetti sono tuoi tranne 4 (uno di Boselli, uno di Sossi, uno di Paolucci e uno tuo in coppia con Priarone).

La tua storia più lunga è stata “I bassifondi di New Orleans” (Zenith 525/529) di 470 pagine, le più brevi sono 9 di 32 pagine pubblicate su vari albetti allegati agli speciali di Zagor e Mark.

Se a giugno festeggeremo il 50° di Zagor, il mese prima ricorrerà il 20° anno dal tuo esordio sulle sue pagine e in casa editrice. In questi 20 anni oltre a essere diventato lo sceneggiatore più prolifico nella storia di Zagor, hai raggiunto (a oggi) l’8° posto nella classifica degli sceneggiatori di tutti i tempi della Sergio Bonelli Editore.

In 20 anni, per ben 16 volte sei stato tra i primi dieci sceneggiatori.

Questi i tuoi score annuali:

1991 344 tavole

1992 800 tavole

1993 767 tavole

1994 674 tavole

1995 812 tavole

1996 948 tavole

1997 448 tavole

1998 1140 tavole

1999 504 tavole

2000 838 tavole

2001 868 tavole

2002 1214 tavole

2003 1136 tavole

2004 974 tavole

2005 1010 tavole

2006 664 tavole

2007 1550 tavole

2008 526 tavole

2009 954 tavole

2010 944 tavole (a oggi)


L’anno del tuo record, il 2007 è stato anche l’unico in cui sei stato il più prolifico di tutta la casa editrice. Per ora saresti in testa anche nel 2010, ma Boselli (913 pagine) e Ruju (912 pagine) incalzano. Anzi, già da domani col nuovo numero di Cassidy , Ruju balzerà in testa.

Nel tuo palmares ci sono anche 3 terzi posti (nel 1996, 1998 e 2009) Per la cronaca l’anno della tuo secondo miglior risultato (il 2002) sei arrivato quinto.

In questi anni 23 disegnatori hanno trasformato in immagini le tue storie, questa la classifica dei tuoi compagni di viaggio più assidui:

Ferri 3710

Gamba F. 2432

Chiarolla 2139

Verni 1348

Cassaro Gaetano 1093

Sedioli 792

Pesce 756

Donatelli 568

Torricelli 532

Prisco 514

Buffolente 448

Della Monica 376

Laurenti 376

Rubini 376

Esposito Bros. 318

Nuccio 246

Devescovi 221

D’Arcangelo 203

Pepe 188

Mangiantini 160

Marcello 160

Cassaro Gaspare 159

Un’ultima curiosità: con 6942 pagine sei secondo solo a Nizzi nella classifica delle pagine realizzate per albi fuoriserie della casa editrice. Sono 494 albi usciti da Cico Story in poi, magari per il 500° extra bonelliano ci risentiamo.

Saverio Ceri

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PS - Nelle altre due foto, Saverio con me e Massimo Bonfatti, e più in basso di nuovo i quattro di Dime Press in occasione di una mostra sul BVZM a Certaldo.

martedì 7 settembre 2010

UNO IN PIU'

Sono nato lo stesso giorno di Dario Argento e di Gloria Gaynor, il 7 settembre. Cioè oggi. Naturalmente mi sento più vicino al primo che alla seconda, alla quale va comunque tutta la mia simpatia (e credo di essere perfino in grado di canticchiare un paio di sue canzoni). La Gaynor festeggia oggi sessantun anni, Dario Argento settanta, io quarantotto. Uno in meno di Zagor, che però non invecchia mai, mentre il sottoscritto sì.
Ho parlato stamattina con la mia mamma, dato che in fondo oggi è un po' anche la sua festa. Sono stato il suo primo figlio, immagino che quel 7 settembre del 1962 fosse emozionata almeno quanto me. Mi ha detto che sono nato alle otto di mattina, all'ospedale di San Marcello Pistoiese, ma i miei genitori erano due giovani sposini di un paesino vicino, Gavinana, località celebre per la morte di Francesco Ferrucci sgozzato da Maramaldo, che volle ucciderlo personalmente nonostante il capitano fiorentino fosse praticamente già in fin di vita. Da qui il verbo "maramaldeggiare", l'aggettivo "maramaldesco" e la frase "fare il Maramaldo" per indicare chi infierisce su chi non si può difendere. Tutto questo però avveniva nel 1530, perciò quando sono nato io i medici all'ospedale già parlavano d'altro. Secondo mia mamma, si scambiavano pareri sulla festa patronale prevista per l'otto settembre (Santa Celestina) e per la fiera dei vitelli che era in programma.
Mente nascevo, fuori c'era un temporale. Mi sono presentato all'appuntamento con il mondo con un braccino di traverso, che mi impediva di nascere. Hanno dovuto tirarmi fuori con il forcipe, il che forse spiega alcune cose. Si dice che nessuno si ricorda niente del momento della nascita: io (come al solito) faccio eccezione. Non è che proprio mi rammenti la faccenda nei particolari, però sono quarantotto anni che faccio periodicamente lo stesso sogno: mi trovo da qualche parte dove qualcuno o qualcosa mi costringe a passare in un varco molto stretto, come un cunicolo, un pertugio, un corridoio, che quasi mi soffoca, mi si stringe addosso, devo far forza con le spalle per farmi largo, e provo una sensazione claustrofobica. E' un chiaro ricordo di quando sono venuto al mondo. Peraltro, è questa la spiegazione delle visioni di coloro che fanno le cosiddette NDE (near death experience), o esperienze di premorte. Tutti raccontano di un tunnel alla fine del quale ci sono una forte luce e delle persone che li attendono: più chiaro di così.
Essere nati il sette settembre significa essere del segno zodiacale della Vergine. Naturalmente le costellazioni non esistono, nel senso che le stelle che le compongono sono soltanto apparentemente vicine tra loro e dunque si tratta di illusioni ottiche, così come illusioni sono gli oroscopi, ma ho scoperto che saper parlare di astrologia aiuta nell'attaccare discorso con le ragazze. Fate pure la prova: spacciatevi per esperti di segni zodiacali con una fanciulla e quella non vi si staccherà più di dosso. Purtroppo, nel mio caso, so anche che ai maschietti non conviene dire di essere della Vergine, perchè noi Vergini abbiamo fama di essere noiosi, pedanti, saccenti, insopportabili, precisini e polemici. E purtroppo più che mai, io sono un verginiano tipico. Vi chiederete come faccio a non credere agli oroscopi e nello stesso tempo a riconoscermi in un ritratto astrale: ve lo spiegherò prossimamente su questi schermi, dato che ci sarà il tempo per parlare ancora di zodiaco, spiritismo, miracoli, dischi volanti e Sacre Sindoni.
Mi è stato chiesto che effetto fa compiere un altro passo verso i cinquanta. Ho risposto che mi riconosco nei due versi più ripetuti della canzone di Max Pezzali "Uno in più": più vado avanti e più mi sembra che / io mi possa fidare di me. Il video del pezzo è linkato più sotto. A proposito, Max Pezzali legge Zagor e l'ho conosciuto di persona. Magari vi racconterò anche di questo, da qui al mio prossimo compleanno.

lunedì 6 settembre 2010

VERGINE E LEONE

Sono reduce da una delle tante trasferte che, ormai da molti anni, mi portano a girare su e giù per l’Italia (con qualche capatina anche all’estero) a parlare degli eroi di carta, soffermandomi su quelli bonelliani, Zagor in particolare.
Ho cominciato nei primi anni Novanta tenendo addirittura un corso della durata dei sei mesi (ripetuto in varie edizioni) sulla storia del fumetto, presso il Centro "Trovamici" del comune di Empoli. Poi ho fatto da ospite fisso a una trasmissione radiofonica tenuta ogni martedì a Radio Blu (una emittente ascoltata in tutta la Toscana). Ho proseguito via via tenendo conferenze, sempre aiutate da tante immagini proiettate su uno schermo luminoso, in vari contesti e in varie circostanze, o partecipando a dibattiti, incontri con il pubblico, talk-show o semplicemente raduni di lettori. Sono sempre andato dovunque, incurante della distanza, della stanchezza, del lavoro arretrato.
Il weekend che ho appena trascorso in Val Comino, in Ciociaria, però, è stato particolarmente bello e gratificante. Sono stato infatti invitato al “Festival delle Storie” organizzato dalla Casa editrice Minimum Fax: un’esperienza ricchissima dal punto di vista umano e culturale, e molto divertente. Vi avevo già anticipato l’evento, adesso cercherò di raccontarvi qualcosa senza annoiarvi troppo, e procedendo per brevi flash e aneddoti. Prima di cominciare, due parole proprio sulla Ciociaria: una terra bellissima, assolutamente da visitare, dove si mangia benissimo con un incredibile rapporto tra qualità e prezzo, popolata da gente cordiale e gentile. La visione di Montecassino vista dal basso lascia senza parole, dovrò tornare per vedere il panorama dall'alto. Roberto Diso sta illustrando un "Romanzo a Fumetti" dedicato alla battaglia che vide vittima di un terribile bombardamento il monastero durante la Seconda Guerra Mondiale.
Amici zagoriani

Come spesso mi capita quando vado in trasferta, al termine dell’incontro nella piazza di San Donato Val Comino, si sono fatti avanti tanti lettori di Zagor, tutti muniti di albi da far autografare e macchine fotografiche.Poiché in uno stand si potevano acquistare sia il libro “Gallieno Ferri, una vita con Zagor” che il disco di Graziano Romani “Zagor, king of Darkwood”, ho dedicato anche alcune copie di entrambi, cimentandomi anche come disegnatore di piccoli schizzi. Con tutti ho scambiato pareri e strette di mano, raccolto osservazioni e commenti, e mi sono trovato circondato da un salutare entusiasmo. La cosa non era del tutto scontata, perché non si trattava di un raduno di fan o di una mostra mercato del fumetto: anzi, giocavo in trasferta nell’ambito di una kermesse libraria e in una pubblica piazza affollata anche di passanti e di curiosi. Ugualmente, il popolo di Zagor si è fatto riconoscere per la sua passione e per il suo calore.

Il calzino nascosto

Un divertente aneddoto riguarda il sottoscritto e la scrittrice Giulia Blasi. Durante il dibattito su eroi e supereroi a cui partecipavo con Adamo D'Agostino, Marco Mancassola e Cinzia Leone, il moderatore Vittorio Macioce ha invitato anche la bella e fulminante Giulia, che era tra il pubblico, a prendere la parola e a parlare del suo “Nudo d’uomo con calzino”, edito da Einaudi. Il libro è un folgorante campionario di vari tipi maschili in cui l’autrice si è imbattuta nel corso delle sue variegate esperienze di rapporti con l’altro sesso, dentro e fuori dal letto. Tipi di tutti i generi, da quelli perfettini a quelli che lo fanno strano, da quelli maldestri ai classici bastardi. Spiegando il titolo, la Blasi ha ricordato quel che è purtroppo tragicomicamente vero, e cioè che la visione di un uomo nudo con i calzini è una delle cose più terrificanti del creato. Al che, tutti i maschietti presenti hanno cominciato a scavallare le gambe e far calare il più possibile i pantaloni in modo da celare le calze indossate.

Al termine dell’incontro, mi sono andato a comprare il brossurato della Blasi, su una bancarella. Più tardi, dopo cena, Giulia mi ha fatto notare che tra i ritratti del su libro, ce n’era uno dedicato a un tipo che, diversamente dalla maggior parte degli altri, lei non aveva mai incontrato davvero di persona, ma ne aveva fatto il protagonista di fantasia di uno degli incontri narrati e, chissà perché, ritenendo che il nome si adattasse al soggetto in questione, aveva chiamato Moreno.

Dopo questa chiacchierata, ripromettendomi leggerlo in seguito, consegno il libro alla mia dolce metà che nota il Moreno tra i protagonisti dell’antologia e legge il racconto mentre facevo la doccia. Esco, e la trovo incredula: “Non è possibile - mi dice - Questa Giulia ti conosceva già! Qui sta parlando di te!”.

Pare infatti che nei modi di fare, nel tipo di seduzione messa in atto, nell’intraprendenza dimostrata al primo appuntamento, e in molti particolari, compreso il nome, il Moreno descritto dalla Blasi mi assomigli in modo inquietante.
La mattina dopo, a colazione, giusto per non far nascere sospetti e gelosie, ho chiesto alla scrittrice (che vedete qui sopra in questa foto) di rassicurare la mia compagna sul fatto che non mi aveva mai visto né incontrato prima e che il suo personaggio era del tutto immaginario.

Gli altri tre

Non so se gli altri tre maschietti presenti con me all’incontro figurino anche loro in “Nudo d’uomo con calzino”, ma erano persone davvero in gamba. Marco Mancassola ha parlato del suo romanzo “La vita erotica dei superuomini” (Rizzoli), in cui con arguzia e talento affabulativo racconta la vita quotidiana di Reed Richards (il Mister Fantastic dei Fantastici Quattro) o di Mystique (quella degli X-Men che vedete in alto sotto il titolo) alle prese con i problemi dell’età e dei rapporti con l’altro sesso.

Adamo D'Agostino, sceneggiatore Disney, personaggio di estrema simpatia, ha racco ntato di come le sue storie debbano tener conto di un mercato mondiale fatto anche di musulmani piuttosto che di indù, di sudamericani e di orientali e dunque persino far mangiare a Topolino degli spaghetti risulta problematico.

Infine, che dire di Graziano Romani? E' il formidabile musicista, mio amico fraterno e compagno inseparabile di mille avventure, che vedete nelle foto accanto a me più in alto: si è esibito in acustico con grande successo.
Chi era?

Infine, c’è da svelare il mistero sull’identità della Cinzia Leone che ha partecipato con me al dibattito a San Donato Val Comino lo scorso sabato pomeriggio. Del dubbio se si trattasse della giornalista, scrittrice e illustratrice di fumetti o della cabarettista attrice comica con lo stesso nome, avevamo già parlato alcuni giorni fa. C’erano elementi a favore dell’una e dell’altra ipotesi. Ebbene, si trattava della prima.
Con tutto il rispetto per la seconda (che gode dalla mia massima simpatia) sono stato felicissimo di aver conosciuto una autrice da me sempre ammirata, premiata addirittura con lo Yellow Kid (l’Oscar del fumetto italiano una volta attribuito a Lucca, là dove oggi si assegna invece il Gran Guinigi – che anch’io mi sono aggiudicato). Cinzia Leone (la fumettista), oltre a essere molto brava come disegnatrice, è anche una persona di grande cultura, conversatrice brillante, dotata di magnetismo personale e, come se non bastasse, è davvero una gran bella donna. Lo scorso anno ha pubblicato per Bompiani il romanzo “Liberabile- Storia di un uomo qualunque”. L’ho portato con me per farmelo dedicare e lei mi ha scritto: “A Moreno, compagno di avventure di carta”. Sarebbe bello poter realizzare davvero qualcosa insieme. Lei è Leone, io sono della Vergine, non so, ci potrà essere sintonia astrale?

giovedì 2 settembre 2010

CAGNARA

Ho incontrato per la prima volta, e con una certa emozione, Maria Grazia Perini nel gennaio 2009 all'inaugurazione della mostra sul Corriere dei Piccoli alla Rotonda della Besana, a Milano. Sapevo che era una donna affascinante e del resto le leggende metropolitane vogliono che Magnus si sia ispirata a lei per dare un volto alla mitica Frieda Boher, la creatrice di Necron. Perciò, riconoscendola, mi sono avvicinato e mi ha fatto molto piacere scambiarci qualche parola: nei miei confronti, si è dimostrata cordialissima. Le ho detto che ero stato uno dei tanti ragazzi che leggendo la "Posta di Alan Ford" negli anni Settanta si imbattevano nella sigla M.G.P. con cui lei rispondeva ai lettori. L'avevo poi seguita come direttrice di Eureka e del Corriere della Paura.

Qualche settimana fa, però, sono anch'io stato, sia pure marginalmente, tirato in ballo in una polemica che ha visto M.G.P. contrapposta a Max Bunker, di cui era stata collaboratrice ai tempi dell'Editoriale Corno. Non entrerò nel merito delle altre questioni, ma mi sembra giusto dire qualcosa a proposito di ciò che mi riguarda. Il motivo del mio coinvolgimento consiste nel fatto che, ormai da un anno, mi sto occupando della parte saggistica e di approfondimento critico della ristampa mondadoriana di Alan Ford, che esce in edicola con il titolo di Alan Ford Story (due episodi raccolti ogni settimana in un volume cartonato).
Ecco che cosa scrive la Perini riguardo questa collana: "Max Bunker in non so quale numero (il fatto mi è stato segnalato via mail da un lettore più che attento) dice che Cirano, il bracco che faceva parte del gruppo TNT, era il cane di un suo amico e che Squitty, la cavietta, apparteneva ad una ragazzina che una volta fece visita alla Editoriale Corno. A onor del vero, il Cirano era il 'mio' bracco italiano e Luciano Secchi venne a casa mia (in quel di Milano, Via Varanini) a fotografarlo in tutte le pose possibili per poi darle a Magnus perché ne facesse la caricatura. E anche Squitty era la 'mia' cavietta, la portò un giorno a casa mio fratello che ai tempi lavorava come biologo, nel laboratorio di ricerca di una grande azienda farmaceutica".

Ora, sono stato io a riportare su Alan Ford Story i due aneddoti riguardo il Cirano e la Squitty. Dunque, mia potrebbe sembrare la responsabilità dell'eventuale falsificazione del vero, se falsificazione ci fosse stata.

Per la precisione, ecco che cosa ho scritto riguardo al bracco italiano su AFS n° 9: "la divertente figura del Cirano è stata modellata su un animale realmente esistente, il cane di un amico di Max Bunker, del tutto simile per vivacità e intelligenza e anche davvero somigliante al ritratto che ne ha dato Magnus".

Ed ecco che cosa ho scritto riguardo alla cavietta su AFS n° 11: "Max Bunker racconta di aver inserito la Squitty nel cast del Gruppo TNT per mantenere fede alla promessa fatta a una ragazzina da lui conosciuta nei pressi della redazione di Viale Romagna, che aveva appunto una cavia squittente come amica".

Come sono andate le cose? Ora, è chiaro che io, ai tempi in cui Bunker scriveva gli episodi in cui sono comparsi i due animali (i n°18 e n°21 di Alan Ford), ero un ragazzino con i calzoni corti e per di più vivevo a Firenze. Dunque non posso avere conoscenza diretta di quel che succedeva a Milano nella redazione dell'Editoriale Corno o in casa Perini. Essendo però abbastanza ben documentato, so dell' intervista sul numero 80 di Alan Ford in cui M.G.P. spiegava che Squitty e Cirano nella realtà vivevano con lei. Tuttavia, fin dall'inizio ho impostato i miei testi critici attingendo alle dichiarazioni di prima mano rilasciate da Bunker, di solito riportate fedelmente fra virgolette. In mancanza di testi preesistenti, ho cominciato a intessere con Secchi uno scambio di mail in cui puntualmente gli ho chiesto (e continuo a chiedergli) lumi e delucidazioni sulle storie che via via vado commentando, in uno scrupoloso sforzo di completezza ed esaustività. E' capitato così anche a proposito del Cirano e della Squitty.
Interrogandolo riguardo all'albo "Il cane da un milione di dollari", gli ho chiesto conferma del fatto che il bracco fosse ispirato a quello di M.G.P. e il noster-semper-noster mi ha spiegato che in realtà, stando a ciò che ricordava, la bestiola non era della Perini ma di suo fratello, e mi ha suggerito, per brevità, di dire semplicemente che apparteneva a un suo amico (ritenendo evidentemente di poterlo considerare tale). Dato che questa conversazione è avvenuta verbalmente durante la mostra di Lucca, non ho potuto usare le virgolette e mi sono limitato, nelle tre righe dedicate alla faccenda, a riferire quanto avevo saputo e che in fondo non contraddiceva, secondo me, quello che già conoscevo.

Mi pare infatti che la querelle si possa ricomporre in questi termini: il Cirano della realtà era davvero il cane di casa Perini, però Bunker ricorda (a torto o a ragione) che fosse di proprietà del fratello di Maria Grazia. Personalmente, non ho visto nessun motivo per mettere in discussione, almeno in questo caso, ciò che Max mi aveva detto e tutto sommato la questione è di poco conto. Bunker dice che il cane era di "un amico" (il fratello di Maria Grazia), M.G.P. dice che in realtà era di un'amica (lei stessa): la differenza non mi sembra sostanziale. Il cane poteva perfino essere di tutti e due.
Va notato che M.G.P. riferisce, nel suo intervento, di come la cavietta Squitty fosse stata portata in casa da suo fratello: può darsi che questo particolare abbia influito sui ricordi di Secchi, facendogli scambiare il cane per il roditore? Chissà. In ogni caso, c'era un fratello che in casa Perini aveva a che fare con gli animali domestici.
Mi pare perciò che le due varianti antitetiche possano trovare una sintesi nel ricordo sfumato di fatti di quaranta anni fa: uno ricorda un cane appartenuto a un fratello, una lo ricorda appartenuto alla sorella, a noi basti aver appurato che il Cirano esisteva davvero in una casa che Secchi frequentava e che a Magnus fu chiesto di farne una caricatura, quella che poi è passata alla storia. Esattamente ciò che io ho scritto.

Che dire invece della Squitty? Naturalmente, anche in questo caso, io mi sono limitato a riferire ciò che mi è stato detto. Stavolta, però, avevo una mail dell'autore e ho potuto scrivere "Max Bunker racconta". Peccato per le mancate virgolette dell'esatta citazione ma il testo era lungo e lo spazio era poco, per cui ho potuto soltanto fare il riassunto di quanto riferitomi. Perché dunque Secchi mi avrebbe dovuto parlare di una bambina e della cavietta squiettente se in realtà anche in quel caso la bestiola dimorava in casa Perini?
Provo a fornire una mia spiegazione (del tutto personale). A Max Bunker piace affabulare, ironizzare, giocare sui paradossi e sui non-sense. Esempio ne sia l'intervista rilasciata a M.G.P. stessa e pubblicata su Alan Ford dopo un incidente stradale di cui egli fu vittima. Nel fare la cronaca del sinistro, lo sceneggiatore raccontò una buffa storia di una famigliola di animaletti (mi pare fossero formiche) che gli avevano tagliato la strada costringendolo a sbandare. Io stesso, sempre nelle mie chiose alla ristampa Mondadori, ho pubblicato la risposta fornita da Bunker a proposito dell'albo "Missione da siuri". Avevo chiesto il perché di un titolo in milanese, dato che "siuri" (che si pronuncia "sciuri") signifca, in dialetto meneghino, "signori" o "ricconi".

Risponde Max: "Perché questo titolo? E perche no? Comunque in realtà avevo mangiato cavolfiori col mascarpone e avevo lo stomaco appesantito. Sono andato a dormire e ho avuto una visione (o sogno?). Una signora tutta vestita di bianco mi cantò: sciuri sciuri, sciuriddi tutto l'anno.... Al che io, stupito, risposi che non ero siciliano, ma milanese, e lei allora, con un largo sorriso materno, mi disse: 'sciuri' e, dopo una pausa: 'qui fai edificare una casa di appuntamenti, con pareti tappezzate di raso rosso e quadri riproducenti Venere al lavoro'. Poi svanì. Mi dimenticai di fare erigere l'edificio richiesto perché non me lo potevo permettere, ma la parola 'sciuri' rimase nel mio orecchio, la concepii come una missione, e così nacque 'Missione da sciuri'".
Meno male che in questo caso ho potuto riportare tutto fra virgolette, ma è evidente che talvolta Secchi preferisce rispondere alle domande strizzando l'occhio ai suoi lettori tramite gli intervistatori, o forse facendosi beffe delle domande insistenti fornendo risposte ironiche a danno appunto degli importuni che gliele pongono. Immagino che sia il suo modo di fare.
A questo punto e in fin dei conti, mi pare più che logico ipotizzare che la "bambina conosciuta nei pressi di Viale Romagna" e proprietaria di una squittente cavietta fosse, per allusione, proprio la stessa M.G.P.! All'epoca, la redattrice dell'Editoriale Corno era giovanissima e quotidianamente lavorava in Viale Romagna gomito a gomito con Bunker, il quale le avrà promesso appunto di inserire la Squitty, di cui lei gli parlava, nel cast del Gruppo TNT. Dunque, anche in questo caso, ho accettato la risposta interpretando in essa una perfetta metafora della realtà che la Perini ha confermato. Tutto torna e io credo di aver fatto bene il mio lavoro.
Spero che la mia esposizione di fatti e supposizioni giovi a ricomporre la vecchia amicizia fra Maria Grazia e Luciano, e che entrambi continuino a guardare con benevolenza il sottoscritto.

mercoledì 1 settembre 2010

LA NIPOTE DEL SINDACO

Quel santo ragazzo di Roberto Banfi, che ha curato la parte grafica di questo blog e mi ha iniziato con somma pazienza ai segreti per gestirlo, mi ha anche collegato a non so quale diabolico meccanismo che consente di vedere quanti utenti mi hanno visitato, quali pagine hanno visto, da dove sono venuti, quali keywords hanno digitato su un motore di ricerca per arrivare fino a me, che foto hanno scaricato.
Inutile il dire che la Magda Konopka in bikini del post "Chi stana Satanik" e le modelle fumettose di "Psicopatologia muliebre" hanno spopolato. Mi dispiace, invece, per quelli che cercano su Google notizie sulla caccia al cinghiale e approdano al post d'esordio di "Freddo cane in questa palude".
Una delle funzioni di monitoraggio più divertenti è la mappa delle visite più recenti, che permette di visualizzare il planisfero e vedere tutti i punti da cui qualcuno si è collegato con me. C'è gente che ci visita dal Brasile, dagli Stati Uniti, dall'Africa Equatoriale, dalla Turchia e poi da molti paesi europei. Gli italiani, ovviamente, sono il novanta per cento del totale e riesco ad avere un esaltante quadro d'insieme dei contatti, distribuiti un po' in tutta la penisola.
Non proprio tutta, in verità, perché ci sono zone d'ombra dove non c'è un cane che mi legga. Per esempio, l'estremo nord-ovest (Val d'Aosta, Piemonte occidentale, Riviera di Ponente) e una vasta fascia a sud di Roma, tra la Ciociaria e l'Irpinia. Come mai? Che gli avrò fatto? Mistero. Peccato, comunque, perché sto appunto per partire per la provincia di Frosinone e speravo di poter dare appuntamento a qualcuno del luogo per sabato prossimo.
Di che cosa si tratta? Cominciamo con il dire che il luogo esatto è la piazza principale di San Donato Val di Comino, non lontano da Sora e da Atina, in Lazio ma vicino al confine con l'Abruzzo, più o meno all'altezza di Pescasseroli. L'occasione è il "Festival delle Storie" organizzato dalla Casa editrice Minimum Fax, sulla cresta dell'onda in questo periodo per il giallo a quattro mani scritto da Camilleri e Lucarelli (ma presente nella mia biblioteca con molti titoli fra cui "Il club dei Vedovi Neri" di Isaac Asimov e alcune antologie di Raymond Carver). Il Festival, una vera e propria kermesse letteraria, si snoda in realtà fra vari paesi della zona e in più giorni. Io sono stato invitato per partecipare, appunto sabato 4 settembre 2010, a un dibattito previsto per le ore 16:30 e intitolato "Eroi di Carta. Zagor, Tex, Dylan Dog: superuomini e supereroi". Per tutto il weekend, però, sono previsti spettacoli e presentazioni in ogni angolo e infiniti banchi di libri usati. Venerdì 3 settembre si svolgerà la "Notte Bianca del Libro", con musica, lotterie bibliofile, letture, incontri con attori e scrittori, tra cui, per fare un nome, Dacia Maraini.

Domenica 5, ugualmente, altra sfilza di appuntamenti tra cui un dibattito in Piazza della Vittoria ad Alvito alle 19:30 dal titolo "Perché ci piacciono i cattivi", presente Gabriel Garko, cioè l'attore se secondo me, come ho già detto, sarebbe il perfetto interprete di un film su Zagor.
Ma torniamo a bomba, e cioè all'incontro a cui parteciperò, dopo essere stati invitato da uno degli organizzatori, vale a dire il giornalista Vittorio Macioce, di provata fede zagoriana. Con me, ci sarà anche l'inossidabile Graziano Romani (con me nella foto poco sopra), che si esibirà dal vivo eseguendo alcuni brani del sul disco "Zagor, King of Darkwood".
Ma, stando al programma, ci saranno anche Adamo D'Agostino, Marco Mancassola e Cinzia Leone. E qui cominciano i dubbi. Perché so bene chi sono i primi due, ma che dire della terza? D'Agostino è uno sceneggiatore disneyano, ma anche illustratore, art director e scrittore. Mancassola è romanziere e sceneggiatore cinematografico: il suo ultimo libro si intitola "Vita erotica dei superuomini". Chi è invece Cinzia Leone?
Il problema non è che non conosco nessuna con questo nome. E' che ne conosco due.
La prima, diversi anni fa, era una bravissima disegnatrice di fumetti (peraltro, faceva parte del gruppo fondatore de Il Male), premiata addirittura con lo Yellow Kid nel 1998. In cima accanto al titolo e qui sopra poco più in alto, alcune sue opere. In seguito, però, si è dedicata all'illustrazione, all'animazione, al giornalismo e all'insegnamento del design.
Per saperne di più, basta cliccare qui. E' lei, comunque, la signora con gli occhiali nella foto sotto.
Ma c'è una seconda (in ordine di età) Cinzia Leone, ed è una divertente attrice di cinema, teatro, cabaret e televisione, diretta anche da Monicelli (in "Parenti serpenti") e Carlo Verdone ("Stasera a casa di Alice"). La vedete in una foto più in basso e cliccando qui c'è la scheda su Wikipedia.

Ora, quale delle due Cinzie è quella giusta? La prima, potrebbe essere stata invitata perché disegnatrice di fumetti, ma certo il suo stile non è esattamente quello bonelliano; vero è che essendo giornalista e comunque esperta di comunicazione grafico-visiva potrebbe esprimere pareri più che competenti.
La seconda però, donna di spettacolo e attrice comica, potrebbe essere stata chiamata per vivacizzare l'incontro facendo un qualche monologo sul talento di seduttore di Dylan Dog o sulla castità del vedovo Tex Willer, chissà. Quanto mi piacerebbe scriverle io i testi!

E se invece ci fosse una terza Cinzia Leone, che magari è la nipote del sindaco del luogo, grande lettrice di manga?
Ammetterete che il dilemma è intertessante.
Si accettano scommesse. La risposta la comunicherò al rientro. Se qualcuno volesse sciogliere prima il dilemma, non ha che da presentarsi sabato sulla piazza di San Donato Val di Comino.

martedì 31 agosto 2010

IL NUMERO DUE



Di solito, risultare "il numero due" viene percepito come qualcosa di avvilente. L'idea di essere secondi a qualcuno fa storcere il naso. Tuttavia, sono convinto che, quando si ha a che fare con delle produzioni seriali, siano esse collane di fumetti o di libri, o serie di telefilm, il numero due sia più importante del numero uno. Ovviamente, tutte le prime uscite di una qualche testata da collezionare devono essere folgoranti, se no è la fine. Però, un bell'albo d'esordio di per sé non basta per creare la fidelizzazione dei primi lettori. Il numero uno lo comprano in tanti, anche soltanto per vedere com'è la nuova proposta. Ma poi, è la seconda uscita che deve confermare l'acquirente nella decisione di proseguire la collezione. Se il numero due delude, il numero tre è a rischio. Fermo restando che tutti i numeri dovrebbero essere all'altezza delle aspettative, un quarto, quinto o sesto numero un po' scarsi si possono perdonare. Ma il secondo no. Il giorno che scriverò anch'io una miniserie, perciò, aspettatemi pure al varco e cercherò di non deludervi, perché sono consapevole del problema.
Del resto, una consapevolezza del genere dovrebbe essere ovvia e di solito il programma delle uscite di molte collezioni da edicola è ben studiato rispettando appunto queste considerazioni. Si comincia sempre con il botto. Infatti, ripercorrendo con la memoria varie proposte allegate ai quotidiani o alle riviste in anni passati, ricordo le collane uscite con Repubblica e con Panorama, e tutte cominciavano o con Tex, o con l'Uomo Ragno, o con Diabolik, o con Corto Maltese, insomma, un grande nome e subito dopo un altro altrettanto grande. Gli eroi "minori" scivolavano verso il fondo. Si poteva persino pensare a una specie di classifica di merito o di popolarità: il massimo riconoscimento era figurare nella top ten.
Ciò detto, non posso che dirmi assolutamente soddisfatto del calendario di uscite di una nuova iniziativa editoriale, reclamizzata persino in TV: si tratta della serie di statuine "Fumetti 3D Collection", distribuita in edicola dalla Hobby & Work. Il primo numero era dedicato a Diabolik, e va bene. Ma il secondo, quello ugualmente importante, è riservato a Zagor! A seguire, come terza uscita, Tex. Una bella soddisfazione: per una volta lo Spirito con la Scure batte Aquila della Notte. La collezione continuerà con Mister No, Martin Mystère, Dylan Dog, Eva Kant, Mefisto, Miele, Ginko, Cico, Julia, Kit Carson, Magico Vento, Grande Blek, Valentina, Dampyr, Lo Sconosciuto, Zora, Comandante Mark e altri personaggi per un totale previsto di venticinque minisculture e altrettanti fascicoli. Sottolineo, con gioia e compiacimento, la presenza anche di Cico!
Il prezzo? Dopo un esordio scontato a 4,99 euro, e 7,99 richiesti per Zagor, le successive uscire costeranno 10,99 euro. Potevano fare cinque, otto e undici e saremmo stati tutti più contenti. Per maggiori informazioni, si può cliccare qui. In fondo, inserisco il video promozionale dell'iniziativa.

Vale la pena fare la collezione? Ognuno valuterà per sè, ovviamente. Personalmente, non potei perdere per niente al mondo le statuette dello Spirito con la Scure e quella del suo fido pancione, però capisco che si tratti di uno sfizio, di un gioco, di un trastullo. Del resto, come sanno i frequentatori dei forum dedicati all'eroe di Darkwood, c'è una incredibile richiesta di gadget zagoriani, tanto che su eBay fiorisce un floridissimo commercio di oggetti del passato (come il portachiavi del referendum Bonelli, o i ricercatissimi "calcarelli") e del presente (poster, cartoline, magliette, realizzate in occasioni di mostre e raduni). Immagino che non mi farò mancare neppure le statutette di Zora, Miele e Valentina. E certo, se perdessi quella di Dampyr, Mauro Boselli mi toglierebbe il saluto. Da magnusiano della prima ora, mai e poi mai mi priverò dello Sconosciuto, e visto tutto quello che ho scritto su Tex, come rinunciare ad Aquila della Notte e Kit Carson? Ma, a pensarci bene, io ho scritto anche diverse storie del Comandante Mark, e il Grande Blek era uno dei miei eroi da bambino. Una volta acquistate tutte queste statuette, però, accidenti, me ne mancheranno poche per avere la serie completa. E allora, che fare? Ci penserò. Ma se ho cominciato la mia carriera scrivendo le storie di "Battista il Collezionista" ci sarà pure un motivo. Il morbo del collezionismo, ahimè, rovina più gente del videopoker (in realtà, no: anzi, non di rado è una forma di investimento, ma del resto anche a poker si può vincere - argomento, questo, di cui potremo tornare a parlare).
Rispetto alle statuette del "Mondo di Tex" della Hachette, la collana della Hobby & Work ha il pregio di proporre oggetti in metallo (dunque più resistenti, rispetto alla fragilità degli altri) e meno ingombranti. Attenzione, però: prima dell'estate la Hobby & Work ha fatto un test un alcune città italiane, distribuendo in edicola alcune copie-campione del prodotto, tra cui anche quelle di Zagor. Ebbene: la statuetta del test è diversa da quella dell'edizione definitiva. Immagino che i fortunati possessori di un pezzo della prima tiratura abbiamo fatto un buon affare. Quanto alla qualità dell'opera e alla finezza della lavorazione, il prodotto non offre nulla di più di quanto il prezzo lasci intuire. E' chiaro che chi pretendesse delle sculture di qualità non dovrebbe cercarle in edicola.

Per rifarvi gli occhi, potete andare a visitare il sito di Infinitestatue, una azienda benemerita che un anno fa ha iniziato a distribuire una Limited Edition di una scultura di Zagor, di grande formato, tirata in 361 esemplari, al prezzo di 165 euro. L'oggetto è decisamente di maggior pregio, come dimostra la foto in alto accanto al titolo. Io mi sono preso una copia di questa edizione (avrei dovuto pagarla, ma poi me l'ha regalata Sergio Bonelli, che ringrazio di cuore), mentre ho rinunciato alla Ultra Limited Edition, in bronzo, solo 61 esemplari, al prezzo di 399 euro (quieta qui a sinistra), confezionata in una cassa di legno (nella foto più sotto).

Grazie al consueto entusiasmo degli zagoriani, la statua Limited è in esaurimento (è scritto sul sito, dove si invitano i ritardatari ad affrettarsi) e il titolare mi ha detto di stare pensando di accoppiare alla prima una seconda scultura dedicata a Cico. 165 euro sono tanti, sono pochi? Chissà, io non mi permetto di contestare a nessuno il diritto di spendere soldi in costosissimi videogiochi o telefonini, dunque meno che mai farò i conti in tasca a chi li investe in una statua da rimirare tutte le sere sullo scaffale di fronte al letto.


Ho citato poco sopra le statutette della Hachette della serie "Il mondo di Tex". Si tratta di una collana di quaranta uscite distribuita in edicola tra il 2005 e il 2007, a cui anch'io ho collaborato, scrivendo con Graziano Frediani i testi dei fascicoli allegati (destinati a venire rilegati in un libro).
Anche in questi caso esistono varianti dei primi quattro personaggi che furono distribuiti come test in alcune città italiane. Per saperne di più cliccate qui. Se ne parla infatti nel sito "Collezioneggio", da cui sono tratte le due foto delle statue Hachette che vedete più sotto.
Dato che il numero due è così importante, allego di seguito (per la curiosità di qualcuno) un esempio delle quaranta schede che ho scritto all'epoca, e ovviamente ho scelto quella della seconda uscita, dedicata a Kit Carson (la prima, ovviamente, era appannaggio di Tex).


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KIT CARSON
di Moreno Burattini

Il primo incontro fra Tex e Kit Carson? Una rapida stretta di mano nella terza avventura della serie, e arrivederci a presto. Per quanto breve, è l'incontro che segna il passaggio di Willer nelle fila dei Rangers, e la sua trasformazione da preda in cacciatore, visto che fino a quel momento lo avevamo conosciuto come ricercato, sia pure braccato ingiustamente dalla Legge. Tex, però, aveva aiutato il ranger Jeff contro El Diablo, un possidente messicano messosi alla testa di un esercito personale, e si era guadagnato così la stima di Herbert Marshal, capo dei Texas Rangers, e di Kit Carson, appunto, uno dei suoi uomini migliori. Proprio Carson propone a Tex l'arruolamento. Come prima missione, deve castigare Bill Mohican, un bieco rapitore di fanciulle. Per questo il futuro Aquila della Notte non ha tempo per approfondire la conoscenza con Carson. L'amicizia, incrollabile e virile, nascerà in seguito: adesso c'è una ragazza da salvare!

Capelli d'Argento

Solo dopo qualche tempo il primo fugace incontro, Tex e Carson si ritrovano per vivere insieme la prima di una lunghissima serie di avventure. Carson non è ancora il "vecchio cammello" che impareremo a conoscere: per il momento i capelli, la barba e il pizzo del nostro sono di colore corvino, e il volto ha tratti giovanili. Un primo indizio delle future, e divertentissime, scaramucce verbali fra i due pard si ha sul finire dell'episodio, quando Tex chiama Carson "vecchio bacucco". In seguito, solo dopo la nascita e la crescita di Kit Willer, Carson vedrà imbiancare la chioma e il pizzetto, e si guadagnerà il nome indiano di "Capelli d'Argento".

Il vero e il falso

Gianluigi Bonelli trasse il nome del personaggio da una figura storica: uno scout dell'esercito, che ebbe effettivamente a che fare con i Navajo (ma come avversario), appunto Kit Carson, passato dalla realtà del West alla leggenda del western, su cui sono stati ricamati decine di romanzi, racconti e dime novels. Tuttavia, nessun collegamento è possibile tra il Carson della saga di Tex e quello della storia, al di là del nome, appunto, e del fatto che sono entrambi eroi dell'epopea del Lontano Ovest.


Attenti a quei due

L'accoppiata tra Aquila della Notte e Capelli d'Argento, la più frequente all'interno della serie (non tutte le volte i pards agiscono tutti e quattro insieme, ma Carson è quasi sempre a fianco di Tex), è una tra le più riuscite nella storia del fumetto, e sicuramente uno dei motivi del successo delle avventure texiane. Per quanto estremamente in gamba, al punto da essere indubbiamente anch'egli un eroe a tutto tondo, Carson rappresenta in qualche modo il referente del lettore all'interno del racconto e nei confronti del protagonista, che resta comunque Tex: è al vecchio amico che Aquila della Notte spiega i suoi piani e illustra le sue ipotesi, così che il lettore ne sia informato, e così come verrebbe di fare a chi legge, Carson sbotta ritenendo pazzie gli audaci progetti dell'amico - ma poi è ben lieto di seguirlo in azione. Abile e coraggioso al punto da essere senza dubbio anch'egli un eroe a tutto tondo, Capelli d'Argento non ruba mai la scena a Tex, che resta comunque, indiscutibilmente, il protagonista, come capita a Yanez con Sandokan. Aquila della Notte riconosce al vecchio amico la saggezza e l'esperienza maturate con l'età e le missioni compiute, e Capelli d'Argento, dal canto suo, sa che Tex vince sempre le scommesse con il destino anche quando puntano tutto su piani così audaci da sembrare degli azzardi. Perciò, dopo aver fatto qualche richiamo al buon senso, anche Carson si getta nella mischia seguendo il pard in azione, oltre ogni ostacolo.

Una donna nel passato

Eterno brontolone ma nello stesso tempo gran simpaticone, non insensibile al fascino femminile, amante delle buona tavola e delle bistecche alte due dita sepolte sotto una montagna di patatine fritte, Carson ha un passato che ci è stato rivelato da un lungo racconto di Mauro Boselli e Carlo Raffaele Marcello sui numeri 407, 408 e 409 della serie. Vi si racconta, in flashback, che intorno al 1850 di un Kit Carson trentenne con una lunga giacca di pelle scamosciata, già famoso come pistolero e come ranger, che tra una missione e l'altra corteggiava nei saloon del West le belle ragazze che gli capitavano a tiro. All'epoca Tex Willer non aveva più di quindici anni. Nel corso di una delle sue imprese, Kit conosce Lena, moglie dello sceriffo di Bannock, Ray Clemmons, insospettabile capo di una organizzazione criminale nota come la "Banda degli Innocenti". Anni dopo, nell'avventura "Il passato di Carson", scritta da Mauro Boselli, Lena torna in scena con una figlia, Donna. Lo sceneggiatore - con maliziosa abilità narrativa - lascia sospettare al lettore che il vero padre di Donna potrebbe essere Carson. Anni prima, nel flashback, avevamo visto Lena offrire a Kit di passare la notte sotto il suo stesso tetto e Carson aveva accettato. Forse proprio in quell'occasione diventando padre, a sua insaputa. Certo, quelli di Lena, sono solo ammiccamenti, sottintesi, doppi sensi, mezze parole, ma... E per uno gioco del destino, un quarto di secolo dopo, Donna si innamora dell'altro Kit, figlio di Willer.















sabato 28 agosto 2010

SO MANY BOOKS

Sono rientrato da una settimana di vacanze all'estero con una paginetta di appunti su vari argomenti di cui trattare su questo blog nei prossimi giorni, settimane o mesi. Ieri, però, non avendo il tempo di scrivere di più, mi sono limitato a un post di una decina di righe, con un testo buttato giù giusto per far capire che ero tornato e invogliare chi si fosse allontanato a controllare gli aggiornamenti previsti per i dì a venire. Ho scritto perciò un rapido pensiero, intitolato "The final countdown" , in cui mi limitavo a fare il conto di quanti libri avrò letto quando farò il bilancio della mia vita steso sul letto di morte (se avrò in sorte di morire novantenne con la testa appoggiata su un cuscino).
Il prevedibile totale, ottenuto moltiplicando ottanta anni di letture per cento libri l'anno, è di ottomila titoli. Essendo già nel mezzo del cammin di nostra vita, posso ipotizzare di averne dunque letti quattromila e di averne altrettanti da leggere. Da qui l'urgenza di scegliere bene i titoli, perché insomma bisogna pur chiedersi se sia meglio trascurare Balzac o Federico Moccia, o se Faletti possa sostituire Stephen King. Sarebbe interessante discutere anche delle scelte che si impongono, ma per il momento limitiamoci a parlare del numero di libri che si leggono in una vita, in un anno o in un mese. La quantità che ho indicato riportando la mia esperienza è di due libri a settimana.
So little time, so many books: così poco tempo, così tanti libri.
Adriano Sofri, una volta, in un suo articolo, aveva contato quanti cani un uomo può avere nella sua vita (sostituendo con un cucciolo nuovo il precedente appena morto) ed era arrivato alla conclusione di stare accudendo, all'epoca, il suo penultimo cane.
L'argomento, con mia grande sorpresa, ha suscitato diversi commenti.
Un amico mi ha risposto: "Ho fatto un po' di calcoli molto sommari. Calcolando un libro in media di 400 pagine dove si impiegano due minuti per pagina ci vogliono 13 ore e mezzo per leggerlo interamente. Due libri sono quasi 27 ore alla settimana, cioè quasi quattro ore al giorno di lettura.Considerando la giornata di 24 ore, un minimo di 5 per dormire, almeno di 10 di lavoro fra redazione e ideazione/scrittura di fumetti... non vedo come sia possibile leggere tanto. Non consideriamo poi un minimo di vita sociale, mangiare e altre funzioni vitali...".
Un altro, Pierangelo, scrive: "Complimenti, però deve spiegarmi il suo trucco: io tra la mia ragazza che richiede continue attenzioni, gli studi, mi fermo alla miserrima cifra di due libri al mese (e dopo aver letto il suo post me ne vergogno un po'!), e di passione per la lettura ne ho comunque tanta... quindi: per favore, mi sveli il suo segreto!".
Confesso che anch'io vorrei tanto conoscere il segreto di tanti altri straordinari lettori di mia conoscenza. Mauro Boselli, per esempio, riesce a leggere un libro ogni sera, e in lingua originale se sono in inglese, francese o spagnolo. Luca Crovi, un mio collega in Bonelli che si occupa degli Almanacchi, è un critico letterario esperto in letteratura gialla e conduce un programma su Radio Due: legge praticamente tutti i gialli che escono in Italia e molti di quelli che escono all'estero. Conosco Giuseppe Lippi, direttore di Urania, che sembra aver letto tutta la fantascienza del mondo. Ascoltando Loredana Lipperini su Radio Tre, nel suo programma dedicato ai libri ("Fahrenheit"), sembra che lei legga tutto ciò che s pubblica, e la stessa impressione ho ascoltando, per esempio, Daria Bignardi.
Dunque, di fronte a questi mostri divoratori di libri, che cosa sono mai i miei otto/nove libri al mese? In generale, ho sempre l'impressione che i miei colleghi leggano molto più di me. Per fortuna, non c'è una gara.
Però, ci sono alcune cose da dire. Leggere è un piacere e dunque ognuno deve farlo come, quando e quanto gli piace. I famosi dieci diritti del lettore elencati da Daniel Pennac nel suo saggio "Come un romanzo" stabiliscono fra l'altro che è lecito non leggere, saltare le pagine, non finire il libro, spizzicare, e fruire di qualunque cosa (anche di Moccia, dunque).
Nessuno può obbligare me o voi a leggere più di quello che ci riesce o di cui abbiamo voglia, neppure l'invidia verso chi legge più di noi. Io, però, oltre ai diritti che hanno tutti, ho dei doveri che molti non hanno. Sono obblighi dettati dalla deontologia professionale: quello di documentarmi, quello di informarmi, quello di confrontarmi con gli altri scrittori, quello di sapere che cosa legge la gente. Il dovere di documentarsi è fondamentale se si scrivono delle storie ambientate in luoghi geograficamente identificabili e in epoche storiche più o meno ben definite. E, aggiungo, più si legge più vengono idee: dunque, anche se non mi piacesse farlo, dovrei leggere ugualmente così come un atleta deve allenarsi anche se non ne ha voglia, in vista di un impegno agonistico. La mia gara è quotidiana, e consiste nello scrivere sceneggiature.
Ciò detto, ci sono, in effetti, dei trucchi per leggere di più. Non vi parlerò delle tecniche di lettura veloce, che vengono insegnate in appositi corsi o spiegate in appositi libri (ne ho sfogliato uno, una volta, ma non sono mai riuscito ad applicarne le regole), tuttavia è chiaro che più si legge più ci si allena a leggere velocemente. Tutto si fa più velocemente se si è abituati. Io riesco a scrivere una pagina in un decimo del tempo che impiegherebbe, per esempio, il mio figlio quindicenne: lui però è velocissimo con i videogiochi. Chi legge poco, legge piano. Io scorro con gli occhi sulle righe e afferro al volo i concetti: non è che sono più intelligente, sono più allenato.
Anni fa, tornando a Firenze da Milano, comprai in stazione il bel romanzo di fabtascienza "Garibaldi a Gettysburg", di Pierfrancesco Prosperi (in passato, sceneggiatore di Martin Mystére). Iniziai a leggerlo, ne rimasi affascinato, chiusi l'ultima pagina dopo tre ore di viaggio, quando già stavamo per arrivare a Santa Maria Novella. C'era una ragazza accanto a me, che vedendomi rimettere il libro nella borsa mi chiese: "Mi scusi, ma davvero l'ha letto tutto?". Sì, effettivamente l'avevo letto tutto e avrei saputo fargliene il riassunto. Ma è soltanto questione di allenamento. E' chiaro che, comunque, bisogna trovare un po' di spazio da dedicare alla lettura: se qualcuno sceglie di trascorrere l'intera serata chattando su Facebook o giocando alla playstation, non può lamentarsi di "non avere tempo per leggere".
Questo mi porta a spiegare il secondo trucco: portarsi sempre un libro dietro per leggere dovunque. Se voi avete un libro con voi, potete non solo leggere in treno, ma approfittare della coda alla Posta o dal dottore. Io leggo in metropolitana e in autobus nel tragitto fra casa e l'ufficio. Potrà sembrare incredibile, ma venti minuti all'andata e venti al ritorno, moltiplicati per i giorni di lavoro fanno un sacco di tempo da dedicare alla lettura. Il terzo trucco è leggere più libri contemporaneamente. Il libro da portarsi dietro dovrà essere un'edizione tascabile, a casa sul comodino verranno invece appoggiati i libri cartonati più pesanti. Io tengo un libro anche in bagno, ovviamente, e lo scelgo con capitoletti brevi. In questo momento sto leggendo, con grande ritardo rispetto alla data di uscita, "La bustina di minerva" di Umberto Eco. Dunque, sommando il libro da passeggio, il libro da comodino e il libro da bagno già siamo a tre titoli che si possono seguire in contemporanea. Personalmente, ne aggiungo altri perché ogni sera leggo magari alcuni capitoli di due libri diversi (uno per piacere, uno per dovere) oppure li leggo a giorni alterni. Se poi compro un libro appena uscito che mi piace troppo per aspettare a leggerlo, interrompo tutte le altre letture e do la precedenza a quello.
Quarto trucco: gli audiolibri. E' strano come siano sottovalutati. Io guido ogni settimana tra Milano e la Toscana e viceversa, e poi mi sposto spessi fra la Versilia e Firenze. Diciamo che trascorro circa dieci ore alla guida ogni sette giorni. Regolarmente inserisco il mio bravo CD nel lettore o ascolto l'iPod in cui o gli stessi autori o dei bravi attori mi leggono un romanzo. Di solito, la pagina scritta ci guadagna nell'essere letta da qualcuno che sa recitarla bene. Ho trovato straordinaria la lettura dello stesso Camilleri del suo recente romanzo "Il nipote del negus", ma anche Sandro Veronesi o Andrea Vitali sono ottimi interpreti dei loro testi. In altri casi, degli attori strepitosi danno voce a grandi storie che non perdono niente del loro valore letterario se fruite ascoltando invece che leggendo. Peraltro, se compro un audiolibro, compro quasi sempre anche il corrispondente cartaceo. Infine: non tutti i libri sono di quattrocento pagine. Se è vero che in primavera ho letto le 750 pagine di "Questa creatura delle tenebre" di Harry Thompson (la biografia romanzata di Robert FitzRoy, il comandante del Beagle), di recente ho divorato in mezz'ora il libro-intervista di Sabelli Fioretti a Piergiorgio Odifreddi (130 pagine di domande e risposte), in un'ora l'autobiografia di Bud Spencer (poco di più) e in due ore "Il pretino" di Claudio Nizzi (160 pagine). Tutte letture molto agili. E' chiaro che "L'anima e il suo destino" di Vito Mancuso mi obbliga a più concentrazione e mi occupa più tempo. Naturalmente, oltre a leggere libri leggo anche fumetti. La carta che mi circonda sta cominciando ad assumere una mole spaventosa. Guardo con terrore la tavoletta dell'iPad pensando che un giorno, tutta potrebbe finire concentrata là dentro. Non sarebbe, temo, la stessa cosa.
PS - Due parole sulle foto. La prima mi mostra intento a leggere nell'albergo a Praga di cui è proprietario Giorgio Bonelli, fratello di Sergio. La seconda fa vedere le dimensioni di un bruco (o quel che è) confrontate con i miei occhiali da lettura: la stupefacente bestia strisciava a terra vicino a dove stavo leggendo questa estate sull'Appennino (rappresenta la lentezza della lettura, evidentemente). La terza mi immortala di fronte alla locandina (disegnata da Joevito Nuccio) della manifestazione "Leggere aiuta a crescere", svoltasi nel novembre 2008 a Ragusa.

venerdì 27 agosto 2010

THE FINAL COUNTDOWN

In media, due libri a settimana. Cento all'anno. Sono quelli che leggo io, da quando avevo dieci anni. Posso sperare (o temere) di vivere fino a novanta anni. Di conseguenza, quando morirò avrò letto ottomila libri. Angosciosamente pochi, pensando a quanti ce ne sono. Adesso sono a metà del guado. Ne ho letti quattromila e me ne rimangono altrettanti. Vago in libreria per scegliere quali. Conto i libri che mancano alla mia morte. E quelli che, esclusi per mancanza di tempo, mancheranno alla mia vita.

martedì 17 agosto 2010

PECORELLE SMARRITE

“Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”, dice Gesù nel Vangelo di Luca (per la precisione, e a beneficio dei più pignoli, nel capitolo 15). Insomma, si fa sempre festa per il ritorno all’ovile delle pecorelle smarrite.
Per questo, sono stato più soddisfatto per quel che ho letto sul blog di Chemako che per i tanti complimenti ricevuti dal Maxi Zagor “L’uomo nel mirino” sui forum dedicati allo Spirito con la Scure.
Credo che anche gli zagoriani di SCLS e ZTN saranno felici di queste parole: «Attraverso il suo divertente ed interessante blog, Moreno Burattini mi ha consigliato di leggere il Maxi Zagor attualmente in vendita nelle edicole, dal titolo "L'uomo nel mirino". Erano passati più di 20 anni da quando avevo acquistato il mio ultimo albo di Zagor: la scelta di non proseguire dipese allora da motivi economici. In quel periodo infatti ero uno squattrinato studente universitario e, fra tutti i fumetti che leggevo, dovetti fare delle scelte, ahimè dolorose, escludendo alcuni albi bonelliani, tra cui lo Spirito con la scure. E' da un po' che non sono più studente ( ahimè aggiungo...) e avrei potuto quindi ripermettermi Zagor, ma si sa... ci vuole un'occasione. E questa è arrivata, come dicevo, per mezzo del blog del curatore e sceneggiatore di Zagor stesso. Devo dire che dopo 20 anni ho ritrovato il signore di Darkwood come l'avevo lasciato: un eroe senza macchia e senza paura, che non si abbassa a compromessi, che non si tira indietro di fronte alle angherie (come afferma lui stesso nella storia). Direi che ho trovato anche qualcosa in più, che non mi aspettavo e che mi ha fatto piacere, ovvero la citazione di un incontro avvenuto in una storia precedente fra lo spirito con la scure e niente popodimeno che Alexis de Tocqueville.»
Alessandro (questo il vero nome di Chemako) ripercorre poi la trama della storia e sottolinea anche l’incontro fra Zagor e il presidente Jackson (quello sulla banconota da venti dollari qua a fianco). «Mi piace quando un protagonista di fantasia di un fumetto si incontra con personaggi storici – aggiunge - perché viene data una certa veridicità al protagonista stesso e alle sue avventure: l'incontro contribuisce a renderlo reale, quasi vivo. Se poi il presidente (ex generale) non ci fa una bella figura, gongolo ancora di più. Infatti lo stesso uomo politico ricorda un fatto precedente quando Zagor, invitato alla Casa Bianca, aggredì il padrone di casa perché si era reso responsabile della deportazione dei Cherokee (storia raccontata in un altro Maxi “La lunga marcia”). Il presidente continua poi nella sua parte “andreottiana” quando, pur di imbrigliare lo spirito con la scure gli offre un posto al dipartimento degli affari indiani, sdegnosamente rifiutato dal nostro eroe che impartisce al politico di Washington una lezione su che cosa significa essere leale ai propri principi, senza scendere a vili compromessi».
Ora, a parte gli scherzi sulle pecorelle smarrite (come scrivo negli Aforism My, io sono fuggito dal gregge) ringrazio Alessandro e gli faccio i miei complimenti per il suo spazio in rete che è davvero bello da seguire per chiunque ami i fumetti. L'illustrazione di Ivo Milazzo in apertura è tratta proprio dal suo blog. Certo, sarebbe bello se tutti i lettori di venti, trenta, quaranta anni fa tornassero a leggere Zagor, ma è vero che ogni aficionados di oggi ne vale cinque del passato. Ricordo comunque che de “L’uomo nel mirino” avevo già parlato qui .

A questo punto, non posso fare a meno di segnalare qualche altro blog in cui si è citato “Freddo cane in questa palude”. Uno fra i primi ad averlo fatto è stato Stefano Piani, nel suo “Ad un tratto echeggiò uno sparo”, titolo che ben si intona, sia per la frase che per l’immagine scelta a rappresentarla, al vulcanico sceneggiatore di tanti Nick Raider e oggi affermato screenplayer televisivo e cinematografico: addirittura, sarà lui a firmare il copione del prossimo film di Dario Argento.
Così scrive Stefano: «Conosco poco Moreno Burattini: ci siamo incrociati qualche volta quando lavoravo alla "Sergio Bonelli Editore" e abbiamo scambiato giusto qualche parola, ma lo apprezzo moltissimo sia come sceneggiatore che come studioso di fumetti. Confesso che è per le sue note e i suoi commenti - dato che possiedo già gli albi originali - che sto comprando in edicola la serie di "Alan Ford Story". Di recente Moreno ha aperto un blog che promette di essere molto interessante. Si chiama "Freddo cane in questa palude", titolo davvero notevole e azzeccato. A voi lettori non dico altro: so che vi divertirete a seguirlo. A Moreno auguro un sincero benvenuto nella blogosfera». Grazie, Stefano!

A seguire, ho scoperto la segnalazione di Patrizia Mandanici, che interviene spesso nei commenti ai miei post (grazie!), e che a sua volta gestisce uno spazio assolutamente gradevole intitolato “La fumettista curiosa”.
Scrive la disegnatice: «Gli appassionati di Zagor conosceranno bene Moreno Burattini, curatore della testata, sceneggiatore di numerosissime storie, ma oltre a lavorare in Bonelli è curatore di mostre, autore teatrale, critico, e non so cos'altro. Ora parte delle sue conoscenze dietro le quinte del mondo del fumetto le dividerà coi lettori del suo blog che consiglio caldamente». Di Patrizia, il cui lavoro seguo dai tempi di Agenzia Scacciamostri e Ossian, e che incontro di tanto in tanto in Bonelli (e mi sorride sempre), posso rivelare una curiosità zagoriana: c’è anche il suo zampino in un angolino della saga dello Spirito con la Scure.
Infatti, alcuni anni fa, quando stava per uscire una storia “fantascientifica” scritta da me e disegnata da Sandro Chiarolla, intitolata “Minaccia aliena”, ci fu la necessità di aggiustare un paio di tavole in cui compariva un’astronave in decollo. Non c’era assolutamente il tempo perché il disegnatore (che abita a Rieti) potesse intervenire personalmente, e dunque, con il suo permesso, chiesi a Patrizia di lavorare un pomeriggio in redazione sotto la mia supervisione, per sistemare alcune spettacolari inquadrature. Il lavoro venne eseguito alla perfezione e riuscimmo a rispettare le scadenze di uscita (queste lotte contro il tempo sono, comunque, abbastanza frequenti avendo a che fare con fumetti seriali).
La Legs che vedete poco sopra è opera sua, mentre qui accanto c'è la copertina di Gallieno Ferri dell'albo di Zagor a cui l'autrice ha collaborato nelle ultime pagine. Peraltro, è una storia a cui sono molto affezionato perché parte, secondo me, da una buona idea e alla fine c'è la più terribile punizione per il "cattivo" della storia che io abbia mai concepito (a dimostrazione di come non io non sia la pasta d'uomo che sembro).


Ho citato Agenzia Scacciamostri, una serie scritta da Marcello Toninelli. Anche Marcello ha un su blog, “Io e Dante” e proprio lì ho trovato questa notizia, che in qualche modo mi riguarda (dato che si cita anche il mio nome).

Scrive Marcello: «ZigZagor ha attirato l'attenzione dell'editore turco Emre Senses che ha deciso di proporlo nel suo paese col marchio della 1001 Roman, casa editrice specializzata in fumetti e saggi fumettistici. In Turchia Zagor è un personaggio di successo, tale da giustificare anche la pubblicazione della mia piccola rilettura umoristica. Emre, visionando il materiale che gli ho mandato per la pubblicazione, ha optato per la copertina che avevo disegnato inizialmente (potete vederla qui sopra). Sono curioso di visionare anche l'interno della pubblicazione, che riceverò direttamente dalle mani di Emre fra qualche mese quando sarò ospite della Fiera del Libro di Istanbul insieme ad altri autori italici del calibro di Laura Scarpa, Moreno Burattini e Tito Faraci. E, se ci sarà il tempo, mi farò anche spiegare come gli amici turchi siano riusciti a tradurre i miei giochi di parole e le battute più legate alla realtà culturale italiana, compito sicuramente non facile!»
Avevo già accennato alla trasferta in Turchia, che coinvolgerà anche Graziano Romani, in un mio precedente post.

A proposito di amici fumettisti, ecco che cosa scrive Mirko Perniola (sceneggiatore di Zagor, Martin Mystere e Nathan Never) nel suo blog “Artigiani delle Nuvole”. «Moreno Burattini, uno “dei miei capi bonelliani”, curatore di Zagor... ha aperto un Blog! E lo scrivo con meraviglia, la stessa che ho avuto quando lui in redazione, me lo ha mostrato orgoglioso e gongolante. Perché meraviglia? Sia che si abbia un motivo per aprirlo, o no, tutti oggi hanno un blog! Beh, la mia meraviglia nasce dal fatto che, in quasi cinque anni di collaborazione con Moreno, una cosa, tra me e lui, era assodata: Moreno ha un DNA anti-informatico! Tra le sue mani, qualunque oggetto sia lontanamente imparentato con un computer, impazzisce, operando misteriosamente e con risultati diametralmente opposti alle necessità burattiniane! Il risultato era che, ogni settimana, venivo subissato di richieste d’aiuto per riattare macchine che con me (e penso anche con chiunque altro) riprendevano a funzionare perfettamente!Più di una volta ho pensato di aver rischiato il licenziamento solo per aver esordito con un: “ma guarda che qui non c’è nulla che non vada, funziona tutto alla perfezione!” ». Ahimè, delle mie difficoltà con la tecnologia avevo parlato proprio in uno dei post di apertura di questo blog, intitolato “Gremlins” , ma caro Mirko, se c’è un VERO motivo per cui rischi il licenziamento è per l’orrenda foto che hai messo a corredo del tuo articolo! Te ne sei scelta una in cui compari tutto bellino e tirato a lucido, e io invece sembro essere appena stato travolto da un’auto.
Provvedi a cambiarla subito con una di queste da strafigo che metto a lato! Hai tempo fino al 30 agosto.

Già, perché sto per partire per una breve vacanza all’estero, durante la quale mi guarderò bene dall’avvicinarmi a computer e schermi televisivi in genere! Dunque, abbraccio tutti i miei ventitre lettori (venticinque diceva di averne Manzoni, di ventiquattro si accontentava Guareschi): l’appuntamento è per il primo di settembre, giorno più, giorno meno.