giovedì 15 marzo 2012

GUARDA ANCORA CHI C'E'


Immediatamente dopo il varo della tanto attesa Collezione Storica a colori di Zagor, in uscita ogni giovedì con La Repubblica e L’Espresso, sul mio “coso” su Facebook sono cominciate a comparire foto in cui illustri testimonial raccomandano la lettura dei volumi dello Spirito con la Scure. I primi scatti sono già stati raccolti in un apposito post qui sul blog, di cui questo è l’ideale seguito. Perché mi sembra interessante, oltre che divertente, questa galleria di ritratti? In primo luogo, perché permette di vedere anche autori o addetti ai lavori di cui non circolano molte foto, e di cui dunque fa piacere scoprire le sembianze. Di poi, perché ogni personaggio sceglie da sé la posa e l' atteggiamento di fronte all’obiettivo, e dunque è possibile, dall’esame delle espressione e dalla mimica corporea, capire qualcosa del carattere, dell’indole e dello spirito del soggetto immortalato. Infine, perché tutti si sono prestati al gioco non solo per simpatia verso il sottoscritto ma anche e soprattutto per omaggiare da Zagor, un eroe che lungi dall’essere la mummia di se stesso si dimostra in grado di entusiasmare il suo pubblico anche dopo oltre cinquant’anni di storie. Del resto, al timone del reparto grafico c'è sempre lui, l'inossidabile Gallieno Ferri (che vedete nella foto sotto il titolo).

Quali sono i risultati di vendita della Collezione Storica a un mese dall’esordio? Non ci sono ancora cifre ufficiali definitive, perché i dati sono in assestamento e l’editore romano preferisce avere conferme e certezze prima di comunicarli, ma l’impressione è che si possa essere molto soddisfatti. Il primo numero è andato esaurito nel giro di poche ore ed è stato ristampato. I successivi, sembra essere andati davvero bene. Tutto lascia pensare che si possa iniziare in tranquillità un lungo percorso destinato a durare molti mesi e forse, si spera, anni. Intanto, la collana è arrivata all’inizio del periodo nolittiano, superando i cinque volumi di “rodaggio” in cui, all’inizio della serie, Zagor fu affidato a principalmente a Giovanni Luigi Bonelli prima che il figlio Sergio lo riprendesse in mano e iniziasse la lunga ed entusiasmante cavalcata durata da “Sulle orme di Titan” fino a “Magia senza tempo”. Qualunque volume vi procurerete dal n° 6 della Collezione Storica in poi fino a che Nolitta resterà al timone della serie, non resterete delusi.

Fabiano Ambu
(Dampyr)

Marina Sanfelice
(letterista storica della Bonelli)


Moreno Burattini
(Zagor)

Stefano Priarone
(scrittore, giornalista, critico e saggista)


Stefano Piani
(sceneggiatore cinematografico e di Nathan Never, Nick Raider e Dampyr)


Claudio Villa
(Tex, Martin Mystère, Dylan Dog)

Giancarlo Alessandrini
(Martin Mystère, Dylan Dog, Tex)

Ade Capone
(autore televisivo, Zagor, Martin Mystère, Mister No)

Maurizio Dotti
(Dampyr, Zagor, Tex)


Luca Rossi
(Dampyr, Dylan Dog)

Andrea Artusi e Ivo Lombardo
(Nathan Never, Dampyr, Martin Mystère)

Alessandro Bilotta
(Dylan Dog)

Angelo Stano
(Dylan Dog)

Gaetano Cassaro
(Zagor, Martin Mystère, Bella & Bronco)


Andrea Cavaletto
(Dylan Dog)


Giovanni Gualdoni
(Dylan Dog)

Julio Schneider
(il traduttore di Zagor in Brasile)

Antonio Zamberletti
(giallista, sceneggiatore TV, Zagor, Dampyr)

lunedì 12 marzo 2012

VENGHINO SIGNORI VENGHINO

Come promuovere gli albi a fumetti

“Venghino, signori, venghino… è arrivato il circo!”. Oppure, sono giunti in paese i saltimbanchi, i musici, i cantastorie. Della tecnica di irretire e imbonire il pubblico, fece un’arte Phineas Taylor Barnum, proprietario del famoso circo che portava il suo nome, e di cui già una volta abbiamo parlato. Nato nel Connecticut nel 1810, e morto nel 1891, Barnum aveva un incredibile talento per attrarre spettatori: affiggeva dovunque manifesti e cartelloni dalle scritte roboanti e divulgava per mezzo stampa notizie false, o esagerate, riguardo a quello che si sarebbe potuto ammirare nei suoi show. Tutto cominciò nel 1835 quando Barnum comprò una vecchia schiava di colore, Joyce Heth, per mostrarla al pubblico dicendo che aveva centosessantuno anni ed era la ex-nutrice di George Washington. Altre sue attrazioni furono il presunto scheletro di Cristoforo Colombo e un esemplare imbalsamato di sirena. Non a caso, l’impresario è passata alla storia una sua celebre battuta: there's a sucker born every minute, ogni minuto nasce un gonzo.

Non dice “venghino, signori venghino”, ma quasi, il dottor Dulcamara de “L’elisir d’amore”, opera comica di Gaetano Donizetti. Eseguita per la prima volta nel 1832, la partitura donizettiana accompagnava un divertente libretto di Felice Romani, ambientato in un villaggio dei paesi baschi alla fine del Settecento. E’ lì che giunge il carrozzone di Dulcamara, e subito il sedicente medico richiama i popolani per rifilare loro il suo miracoloso beverone. La celebre aria del venditore di elisir si intitola infatti “Udite, udite o rustici”. Dulcamara invita all’acquisto della sua bevanda ripetendo “compratela, compratela, per poco ve la do”. E quali sono i prodigiosi effetti dell’ “odontalgico, mirabile liquore (dei topi delle cimici possente distruttore)”? L’elenco è esilarante: rimette in movimento i paralitici e gli apoplettici, cura gli asmatici, gli isterici, i diabetici e i rachitici. In pratica, sgombera gli ospedali. Sana il mal di fegato, cancella le rughe alle matrone e liscia la pelle alle donzelle. Inutile il dire che garantisce fior di amanti ai giovani galanti. Vedendo come pubblicità e imbonitori televisivi riescono a convincerci all’acquisto di prodotti di cui non abbiamo bisogno e che, soprattutto, non corrispondono alla descrizione millantata, forse la frequenza delle nascite dei gonzi, noi compresi, è addirittura aumentata dai tempi di Barnum.

Ma perché vi sto raccontando tutto questo (rischiando, come al solito, di far fuggire a gambe levate gli uditori anziché convincerli ad ascoltare)? Perché vorrei continuare nel gioco iniziato qualche mese con un articolo dal titolo “Io se fossi Dio”. Il divertimento consisteva nel giocare a fare il piccolo editore e dunque immaginare che cosa avrei potuto fare se avessi una Casa editrice da gestire (o da distruggere) senza danno (dato che non ce l’ho, fare castelli in aria non costa niente). La volta scorsa mi sono cimentato a ipotizzare serie di “collaterali” da edicola, da allegare a quotidiani e riviste. Oggi, mi provo a fantasticare su quali tecniche potrei tentare per promuovere le vendite di una immaginaria nuova serie a fumetti che stessi per mandare in edicola. Anche questo argomento non è nuovo: già in passato ho citato la frase scritta da Sergio Bonelli su un cartello posto sulla porta del suo ufficio (“Dio perdona, l’edicola no”), e in un’altra occasione ho rimpianto i tempi in cui il passaggio dal chiosco del giornalaio era un momento obbligato di qualunque camminata mattutina, mentre ai giorni nostri è difficile che i più giovani ci vadano ancora e, se ci vanno, non passano in rassegna tutta l’esposizione come facevamo noi.

Dunque? Come fare per vendere un nuovo fumetto, convincendo le gente ad accostarsi all’edicola, entrare e investire tre euro nella pubblicazione? E’ evidente che le vecchie tecniche non servono più, o servono a poco. Se l’albo fa parte del parco testate di una Casa editrice già da tempo presente sul mercato, la pubblicità interna sugli altri albi mandati in edicola dallo stesso marchio è qualcosa che non garantisce più il successo perché è già un caso fortunato se i vecchi personaggi mantengono le loro posizioni senza perdere copie mese dopo mese, figuriamoci se è facile convincere i lettori ad aumentare il budget allargandolo ad altre proposte. Con i super aficionados può funzionare, ma soltanto con loro ed è una quota percentuale che non garantisce il successo. Quando noi, ragazzi di un tempo, vedemmo comparire sugli albi di Zagor la pubblicità di Mister No, non ce ne fu uno che non corse in edicola a comprarlo. Ma oggi, purtroppo, non è più così. Capitò lo stesso anche con Akim, che però a me non piacque e feci la collezione soltanto per i primi dieci numeri (poi, da grande, li ho comunque recuperati tutti), ma questo è nell’ordine delle cose: se il prodotto non convince, non avrà successo. Però, intanto, bisogna che la gente lo provi. Il rischio è che, ai giorni nostri, di un nuovo fumetto non gliene importi niente a nessuno e che anche il numero uno muoia in edicola senza essere notato. Perciò, il problema è quello dei mezzi più adatti per convincere gli spettatori a entrare nel tendone del circo. Si possono subito escludere, ahimé, i passaggio di pubblicità in televisione. Non perché non sia efficaci (nonostante non lo siano più come una volta, servirebbero eccome), ma perché sono troppo costosi per qualunque Casa editrice di fumetti. E allora? Ecco quel che mi è venuto in mente.

Anziché spendere un sacco di soldi negli spot televisivi, con assai meno risorse si potrebbe intanto assumere un esperto di marketing. C’è gente che riuscirebbe a sbolognare frigoriferi agli eschimesi, perché mai non dovrebbe riuscire a vendere un prodotto come un fumetto? Perché è appunto di questo che stiamo parlando: un prodotto. Lo so che a me, a voi, a tutti gli appassionati i fumetti sembrano (e lo sono) qualcosa di più grande di un “prodotto”. Ma in questo ragionamento limitiamoci a considerare un albo come un oggetto da piazzare. Di solito, almeno valutando gli standard bonelliani, si tratta di oggetti ben fatti, di qualità. Dunque non vogliamo vendere gli elisir d’amore di Dulcamara o la sirena di Barnum. Stiamo proponendo roba buona. Venga l’esperto di tecniche di mercato e ci dica come fare. Non vogliamo fare neppure quello perché siamo convinti di poter fare da soli e nessun laureato della Bocconi possa insegnarci niente? Benissimo. Forse è vero. Però, non si può ignorare la realtà e non rendersi conto che la comunicazione oggi avviene soprattutto via Internet. E se lo dico io, che non so usare uno smartphone e ho difficoltà anche a vedere i filmati su YouTube, vuol dire che è proprio vero. Dunque, non assumiamo un esperto di marketing, ma un webmaster degno di questo nome, sì.

Ci serve un sito “figo”, dinamico, accattivante, animato, aggiornato due volte al giorno, dove chiunque faccia una visita trovi sempre qualcosa di nuovo da leggere e decine di link per approfondire gli argomenti. Un sito che faccia venire voglia di scoprire che cosa è stato aggiunto, che attiri le visite perché si rinnova sempre. Ovviamente, ci si riesce più facilmente se il sito è collegato con un forum interno dove i lettori possono discutere fra loro e con gli autori. Ormai, le discussioni che avvengono in un luogo, rimbalzano in mille altri, perché ognuno dei partecipanti le condivide con i suoi contatti. Facebook e Twitter sono piazze dove è assolutamente fondamentale essere presenti con profili, con pagine dedicate, con eventi e appuntamenti. Ci vuole qualcuno che, di lavoro, faccia soltanto quello tutto il giorno: crei sempre nuove notizie, dia anticipazioni, sparga la voce riguardo al nuovo fumetto che sta per uscire.

Ovviamente, è importante che i motori di ricerca trovino subito il sito per personaggio e lo propongano come prima scelta a chiunque digiti la parola “fumetto”. Ci sono figure professionali, e dunque delle precise tecniche, che riescono appunto a far risultare un certo prodotto in cima a qualunque ricerca di Google. E noi dovremmo investire in questo tipo di comunicazione. Avendo qualcosa da investire, anziché in TV potremmo fare pubblicità su Internet, nei siti più adatti a far giungere il nostro messaggio. La pubblicità sul Web ha il vantaggio che se chi la vede viene attratto, con un click giunge subito là dove, con un altro click, volendo si può ordinare il prodotto e farselo arrivare a casa. Eh, già… perché non dovrebbe essere soltanto l’edicola il luogo dove far convergere i potenziali acquirenti, ma vanno bene anche dealer telematici (si potrebbero fare accordi con Amazon, Bol o chissà con chi, oppure organizzarsi in proprio con un efficiente servizio di spedizione).

Il click potrebbe anche servire a far leggere una anteprima di alcune tavole dell’albo in uscita, qualcosa di molto accattivante, con una adeguata colonna sonora. La stessa anteprima potrebbe essere proposta sottoforma di app per l’Iphone o l’Ipad, da scaricare gratuitamente, e ovviamente il nostro sito conserverebbe tutte le anteprime e tutte le app di tutte le pubblicazioni, in modo da poterle sempre far gustare come assaggi ai lettori indecisi. Se poi si potesse vendere l’albo intero sottoforma di app, meglio ancora. Ormai il futuro è quello (non in modo esclusivo, ma in percentuale sul venduto, sempre più quelli che erano i libri e le riviste diventeranno file da scaricare: file che io non comprerò, ma i miei figli magari sì).

Non si trascuri YouTube! Di ogni albo ci dovrebbe essere un trailer filmato, come quelli che la Zagor TV ha fatto spessi per tante storie di Zagor (anche il trailer deve essere disponibile sul sito e linkato sul forum, su Facebook, su Twitter), e altri filmati possono essere fatti mostrando interviste agli autori e scene dei disegnatori al lavoro. I filmati (tutti brevi) girano facilmente in rete: però serve che ci sia chi li fa e chi li fa girare.

A questo punto bisogna però che si parli del nostro fumetto non soltanto sul nostro sito e nei nostri spazi, ma dovunque si faccia informazione. Ecco che serve un agguerrito e dinamico ufficio stampa, in grado di lanciare due notizie al giorno, e creare un evento dopo l’altro, dovunque. Perché può darsi che una notizia non passi dalle agenzie nazionali, ma se in venti città c’è una mostra, una conferenza, un dibattito, un concorso, una cena, una lezione nelle scuole, una donazione di albi alle biblioteche e chissà che altro, le pagine delle cronache cittadine (e i siti Internet di informazione locale) daranno senz’altro dei riscontri. Ugualmente, serve una presenza massiccia in tutte le mostre mercato, con uno stand in cui gli albi si vendano, magari con dei gadget speciali (opuscoli, spille, portachiavi, statuette, portfolio). Gli eventi potrebbero, e dovrebbero, riguardare anche e soprattutto le librerie e le fumetterie.

L’albo stesso, per finire, dovrebbe avere una confezione accattivante. Non sto entrando nel merito della qualità del racconto dal punto di vista dei testi e dei disegni (anche se, a dire il vero, un esperto di marketing potrebbe stabilire se ci sono più probabilità di successo con un albo a colori o con uno in bianco e nero, con un certo prezzo piuttosto che con un altro, di un certo genere invece che uno diverso). Dico che, come è facile capire, un fumetto si vende, all’inizio, soprattutto per la copertina. La cover è la prima forma di pubblicità. Ora, io non sono un grafico e forse appartengo a una generazione che dovrebbe rassegnarsi a leggere su una sedia a dondolo con il plaid sulle ginocchia, ma la tendenza a fare copertine poco accattivanti, poco vistose, colorate con toni cupi e quasi monocromatici mi sembra deleteria. Secondo me, le cover dovrebbero essere colorate in modo da spiccare in edicola come raggi di sole fra i rami degli alberi, come stroboscopiche nella notte. Il rosso e il giallo della casacca di Zagor, insomma, era un richiamo irresistibile in qualunque scaffale delle edicole della nostra infanzia. Oggi sembra che le nuove pubblicazioni giochino a nascondino, vogliano scomparire nel buio del marrone e del grigio. Dico tutto questo soltanto per evidenziare un problema, quello dell’efficacia della copertina, che dovrebbe essere messo al punto numero uno di qualunque ordine del giorno in cui si discuta di come promuovere un albo a fumetti. E’ inutile avere una copertina da far rimbalzare per tutta la Rete, se la copertina è brutta o colorata male. Poi, su ciò che sia bello e su quale colorazione risulti più efficace, lascio volentieri le decisioni agli altri. Per fortuna, però, questo è solo un gioco e io non ho nessuna responsabilità da caricarmi sulle spalle.

giovedì 8 marzo 2012

IL SECONDO ERRORE DI DIO

“Ci sono certi scrittori che riescono a esprimere già in venti pagine cose per cui talvolta mi ci vogliono due righe”: così Karl Kraus in Detti e contraddetti (Adelphi, 1992), uno dei miei livres de chevet. Manlio Sgalambro, un altro che di sintesi se ne intende avendo scritto una raccolta di aforismi intitolata Del pensare breve (Adelphi, 1991), commenta: “Se Karl Kraus avesse scritto Il capitale lo avrebbe fatto in tre righe”. Potrebbe bastare questo per giustificare la mia passione verso gli aforismi, un genere letterario in cui anch’io mi sono cimentato al punto da pubblicare i miei migliori nella sezione “Aforis My” di questo blog. Gli aforismi (ahimé, non i miei) sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso enorme e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime. Gesualdo Bufalino, del resto, diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con più efficacia di qualunque lungo discorso. E poiché sarebbe assurdo lodare gli aforismi con testi eccessivamente lunghi, mi fermo qui. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, concludeva il solito Kraus (uno al quale, prima o poi, mi deciderò a dedicare un intero articolo, come ho già fatto una volta per Ambrose Bierce).

Già ai tempi del liceo, avevo cominciato ad annotare su un quadernone dalla copertina rigida tutte le citazioni che incontravo nel corso delle mie letture, che in seguito ho trascritto, a centinaia, su computer. E, con il crescere della mia biblioteca, è cresciuta anche la mia collezione di libri di aforismi, che ormai occupa due interi ripiani. Così, dopo aver dedicato alla donna un pezzo letterario ispirato dal Diario di Eva di Mark Twain lo scorso otto marzo, in quello di quest’anno ho pensato di mettere insieme (in ordine alfabetico per autore) una scelta di frasi da me selezionate proprio per l’altra metà del cielo, in onore insomma del secondo errore di Dio, secondo la definizione di Friederich Nietzsche.

Se l’uomo s’inganna tanto spesso sulla donna è perché dimentica che essa non parla la sua stessa lingua.
Henri Frederic Amiel

Le donne! Non si può vivere né con loro né senza di loro!
Aristofane

Quando gli uomini si trovano fra loro, parlano di sesso. Quando si trovano fra loro le donne, parlano d'amore. Cosa possiamo dedurre da questo paradosso? Che le donne sono delle ipocrite.
Sally Beaman

La donna sarebbe più affascinante se si potesse cadere fra le sue braccia senza cadere nelle sue mani.
Ambrose Bierce

C’è sempre un angolo di silenzio nelle più sincere confessioni delle donne.
Paul Bourget

I rapinatori ti chiedono la borsa o la vita. Le donne vogliono tutte e due.
Samuel Butler

Così sono le donne: prima di sposarlo vogliono che il marito sia un genio, quando l’hanno sposato vogliono che sia un babbeo.
Achille Campanile

La donna è di vetro, e dunque non si deve far la prova se si possa rompere o no.
Miguel Cervantes

Per quanto si possa pensare male delle donne, non c’è donna che non ne pensi ancora peggio.
Nicolas de Chamfort

Due cose ho sempre amato alla follia: le donne e il celibato.
Nicolas de Chamfort

La buona reputazione di una donna si basa sul silenzio di tanti uomini.
Maurice Chevalier

Due donne, quando hanno passato un’ora a dir male di un’altra donna, credono sul serio d’essere amiche fino alla morte.
P. Courty

Signora è chi non mostra mai la propria biancheria intima senza volerlo.
Lillian Day

Angelo è la donna che si vorrebbe, demonio quella che si ha.
Pierre-Adrien Decourcelle

Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno.
Denis Diderot

La donna, solo il diavolo sa cos'è: io non ci capisco niente.
Fëdor Dostoevskij

Tutte le ereditiere sono belle.
John Dryden

Una donna intelligente ha milioni di nemici: tutti gli uomini stupidi.
Marie von Ebner-Eschenbach

Correre dietro alle donne non ha mai fatto male a nessuno. E' raggiungerle, che è pericoloso.
Antonio Fogazzaro

Concedo di maledire le donne a quei soli che possono dimenticarsi di aver avuto una madre.
Ugo Foscolo

Una donna è sincera quando non dice bugie inutili.
Anatole France

La grande domanda alla quale non sono riuscito a rispondere in trent’anni di ricerche sull’animo femminile è: che cosa vuole una donna?
Sigmun Freud

L’uomo perdona e dimentica, la donna perdona soltanto.
F.Gerfaut

Ci sono donne che ci piacciono per i loro difetti, e donne che ci piacciono nonostante i loro difetti.
Roberto Gervaso

Ci sono donne che amiamo e altre che desideriamo: è difficile dire quale più ci attraggano.
Roberto Gervaso

Donna: mistero senza fine bello!
Guido Gozzano

Nella discussione, le donne hanno questo di speciale: ammettono tutte le vostre argomentazioni, una ad una, ma sfuggono alla conclusione.
A.Guinon

Ci sono due giorni in cui la donna è un piacere: quello in cui la si sposa, e quello in cui la si seppellisce.
Ipponatte

L’amicizia di due donne è soltanto una congiura contro una terza.
Alphonse Karr

La donna per l’uomo è uno scopo, l’uomo per la donna è un mezzo.
Alphonse Karr

L’intuizione della donna è più vicina alla verità della certezza dell’uomo.
Rudyard Kipling

In tutte le specie la femmina è più temibile del maschio.
Rudyard Kipling

C’è poco da fidarsi di una donna fedele. Oggi fedele a te, domani a un altro.
Karl Kraus

Così, lui la costrinse a fare quello che voleva lei.
Karl Kraus

I diritti delle donne sono i doveri degli uomini.
Karl Kraus

Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.
Ninon de Lenclos

La donna sarà l'ultimo animale che l'uomo riuscirà ad addomesticare.
George Meredith

Gli uomini hanno soltanto due cose per la testa. L'altra è il denaro.
Jeanne Moreau

La donna fu il secondo errore di Dio.
Friedrich Nietzsche
Se le donne non esistessero, tutto il denaro del mondo non avrebbe senso.
Aristotele Onassis

Quando le donne vi parlano ridendo, è come un uomo che vi prende da parte per darvi un consiglio.
Cesare Pavese

Una donna è un paese straniero del quale un uomo non arriva mai a capire fino i fondo i costumi, la politica e la lingua.
Coventry Patmore

Nel migliore dei casi, la donna è una contraddizione.
Alexander Pope

Lasciamo le donne belle agli uomini senza fantasia.
Marcel Proust

Una donna impiega vent’anni a fare di suo figlio un uomo, perché un’altra ne faccia uno sciocco in venti minuti.
Helen Rowland

Non ci sono donne brutte, solo donne pigre.
Helena Rubinstein

I preti si consolano del celibato sentendo le confessioni delle donne.
Armand Salacrou

“No” non è una negazione, sulle labbra di una donna.
P.Sidney

Una donna è capace di sacrificare la vita per colui che ama, ma anche di non rivolgergli per sempre la parola per una questione d'orgoglio a proposito d'una porta chiusa o aperta.
Stendhal

L’uomo e la donna si prendono, si intraprendono, si sorprendono ma non si comprendono mai.
Edmond Thiaudiere

E' incredibile come un bipede di genere femminile possa ridurre un uomo.
Totò

Dio creò l’uomo e, trovando che non era abbastanza solo, gli diede una compagna perché sentisse più acutamente la sua solitudine.
Paul Valery

Non ci sono donne fatali: ci sono solo uomini cretini.
Ornella Vanoni

La donna è quel che si è trovato di meglio per sostituire l’uomo quando si ha la sfortuna di non essere pederasti.
Boris Vian

La mano che fa dondolare la culla è la mano che regge il mondo.
W.R.Wallace

Mai fidarsi di una donna che dice la sua vera età. Una donna capace di quello, è capace di tutto.
Oscar Wilde

L'unico modo di comportarsi con una donna è fare l'amore con lei, se è bella, e con un'altra, se è brutta.
Oscar Wilde

Le donne non hanno niente da dire, ma lo dicono così bene!
Oscar Wilde

Perché le donne sono tanto più interessanti per gli uomini, che gli uomini per le donne?
Virginia Woolf



lunedì 5 marzo 2012

FOTO DI GRUPPO

Nell’articolo che Saverio Ceri ha dedicato a Corrado Roi su questo stesso blog, si accenna a una illustrazione pubblicitaria di Claudio Villa raffigurante tutti gli eroi Bonelli schierati una sorta di “foto di gruppo”, come quelle delle scolaresche o dei partecipanti a una gita. Questa immagine ha subito varie modifiche e ampliamenti nel corso degli anni, visto che la squadra bonelliana si è arricchita costantemente di personaggi (e presto un altro se ne aggiungerà: l’imminente Saguaro). Ma ce ne sono stati anche di quelli che se ne sono andati, e che personalmente rimpiango, come Ken Parker e il Comandante Mark. L’attuale “formazione” così come Villa l’ha fotografata, la si può trovare nella pagina di apertura del sito della Sergio Bonelli Editore. Vi si possono contare venticinque figure.


Ma, in origine (e cioè agli inizi degli anni Novanta), i personaggi erano soltanto dieci. Va detto che prima di Claudio Villa era stato Giancarlo Alessandrini a disegnare una immagine pubblicitaria (destinata a comparire su riviste o su cataloghi) di analoga concezione, ma con otto eroi (la trovate più sotto). In seguito, però, l’allargamento del parco testate richiese un nuovo disegno che Sergio Bonelli affidò al copertinista di Tex.

In tempi più recenti, l'illustrazione è stata adattata di nuovo a soli otto personaggi (mancano Legs e Nick Raider) per il grande murales che a Roma, nel quartiere di Mezzocammino, domina la cosiddetta "piazza dei fumetti" qui accanto). In ogni caso, la prima “foto di gruppo” di Claudio Villa mi piacque a tal punto che sul n° 11 della rivista Dime Press, datato novembre 1995 (e che, guarda caso, aveva proprio una stupefacente cover villiana – e willeriana), pubblicai un articolo decisamente sui generis in cui mi esercitavo in una sorta di complicata elucubrazione a commento dell’immagine. Il pezzo ottenne un certo apprezzamento da parte dei lettori di Dime Press, se ben rammento. Assecondando il corso dei ricordi, sono andato a recuperare quel mio testo, che vi ripropongo dato che mi è sembrato divertente. Bisogna, ovviamente, inserirlo nel contesto dell’epoca e riferirlo ai soli eroi bonelliani di quel periodo.

Una cosa, però, non ricordavo e mi ha meravigliato riscoprirla: all’epoca in cui uscì l’articolo che segue, il disegno di Claudio Villa veniva pubblicato, come il precedente di Alessandrini, come pubblicità della Casa editrice, e faceva bella mostra di sé, come gigantografia, presso lo stand Bonelli nelle mostre mercato, ma non ne era ancora stato tratto un miniposter da distribuire ai visitatori delle kermesse fumettistiche. Fui proprio io, come leggerete, a suggerire a Sergio Bonelli di farne un gadget da omaggiare ai lettori. Non so poi la cosa fu fatta in seguito alla mia sollecitazione o se Sergio l’aveva già pensata per suo conto e io giunsi solo a sfondare una porta aperta, però il mio pressante invito trovò, poco dopo la pubblicazione di Dime Press, perfetto coronamento: la “foto di gruppo” divenne effettivamente uno stupendo cartoncino 28,6 x 21 cm, a lungo distribuito in regalo presso lo stand bonelliano a Lucca Comics e nelle altre occasioni del genere. Oggi, credo che sia un ambito pezzo da collezione. Il cartoncino di cui stiamo parlando lo potete vedere più in basso. Buona lettura!


LA FOTO DI GRUPPO
di Moreno Burattini

da DIME PRESS n° 11
- Novembre 1995


E' in circolazione ormai da parecchi mesi una immagine pubblicitaria della Sergio Bonelli Editore, realizzata da Claudio Villa, che mostra tutti i personaggi della casa editrice schierati in posa come per una foto ricordo. Il disegno appare periodicamente come reclame su alcune riviste specializzate, e ne esiste una gigantografia esposta al pubblico presso lo stand Bonelli nelle principali Mostre Mercato. Inevitabilmente, molti dei visitatori che la vedono chiedono se è possibile acquistarla sottoforma di poster. Gli standisti sono costretti a rispondere di no, dato che un poster del genere non esiste. Credo di interpretare i desideri di molti proponendo all'editore di realizzare davvero un piccolo manifesto del genere da allegare quale omaggio promozionale in tutte o in alcune delle testate bonelliane. In attesa, o nella speranza, che una iniziativa del genere possa realizzarsi, mi è capitato di elucubrare alcune considerazione riguardo al bel disegno di Claudio Villa, che per puro amore di discussione vorrei adesso mettere per scritto. Del resto, se Luciano di Samosata pensò di tenere allenata la sua arte retorica redigendo il celebre "Elogio della mosca", sarà pure consentito a me, per lo stesso motivo, elogiare qualcosa di ben più degno.

Tanto per cominciare, occorre partire dal confronto con una analoga illustrazione pubblicitaria disegnata in precedenza da Giancarlo Alessandrini, nel suo stile molto più essenziale. La differenza principale consiste nel fatto che Alessandrini, all'epoca, aveva raffigurato solo otto personaggi (Tex, Zagor, Mark, Mister No, Martin Mystere, Dylan Dog, Nick Raider e Nathan Never) mentre Villa ne ha inseriti dieci (aggiungendo Legs e Ken Parker). Questo perché nel frattempo la casa editrice ha accresciuto il suo parco testate ed é stato indispensabile un aggiornamento.



L'immagine di Villa fotografa il momento di massimo splendore raggiunto, proprio ai giorni nostri, dalla scuderia bonelliana: mai, finora, la redazione di Via Buonarroti aveva dato alle stampe le avventure di tanti personaggi contemporaneamente. Si potrebbe anzi sostenere che nella foto di gruppo manca un character: si tratta di Cico, che gode di una testata tutta sua con periodicità semestrale e che dunque vanta un numero di uscite in edicola addirittura doppio rispetto a Mark, il quale ha al suo attivo solo uno speciale all'anno (senza considerare le ristampe, naturalmente) e che pure è raffigurato. A dire il vero, tra Nick Raider e Dylan Dog il buon Villa ha lasciato un ampio spazio vuoto, come se Cico fosse stato accucciato in mezzo a loro fino a un attimo prima dello scatto, e si fosse poi allontanato all'ultimo momento perché attirato dal profumo di un pollo arrosto. In ogni caso, Zagor è lì a rappresentarlo e dunque lasciamo perdere. E' comunque singolare che se il buffo messicano avesse avuto il suo posto nello schieramento, i personaggi sarebbero stati unidici: in pratica, una squadra di calcio. Undici sono comunque le testate ricordate nella scritta riprodotta nella pubblicità destinata alle riviste: non si fa menzione di Cico, ma si ricorda Zona X (evidentemente rappresentata da Martin Mystere all'interno del disegno). In ogni caso, la foto di gruppo ricorda in qualche modo le migliaia di tavole prodotte mensilmente dalla casa editrice, le centinaia di storie realizzate ogni anno, l'enorme mole di lavoro macinata da decine e decine di redattori, su
pervisori, sceneggiatori e disegnatori.

Riguardo alla precedente immagine di Alessandrini, diversa è anche la disposizione dei personaggi. Il disegnatore principe di Martin Mystère, infatti, scelse a suo tempo un allineamento verticale delle figure, disposte su tre livelli, con in basso il personaggio più antico della casa editrice (Tex) e in alto quello più recente all'epoca della realizzazione (Nathan Never). All'interno del gruppo alessandriniano, si nota poi una formazione compatta e raccolta composta da Tex, Zagor, Mark e Mister No: quest'ultimo, con le sue braccia appoggiate sulle spalle di Aquila della Notte e dello Spirito con la Scure, chiude una specie di piramide umana che rappresenta in qualche modo la base storica costitutiva dell'attuale casa editrice, cioè i personaggi "strorici". All'esterno, a fare da corona e quasi gravando sulle spalle degli altri, i personaggi più moderni: Martin Mistère, Dylan Dog, Nick Raider e Nathan Never. Tutte le facce sono abbastanza grintose, serie, quasi a sottolineare la determinatezza dei protagonisti: uomini veri, uomini duri.

Claudio Villa sceglie invece un allineamento orizzontale delle figure, disposte su due linee, in una posa scherzosa da gita scolastica, in cui non ci sono espressioni cupe e tutti i volti trasmettono una accattivante sensazione di grande umanità. La differenza è accentuata dal fatto che nel disegno di Alessandrini ben quattro personaggi impugnano delle armi (Tex il fucile, Zagor la scure, Martyn Mistère la pistola a raggi, Nick Raider il revolver); mentre in quello di Villa nessuno lo fa (alcune armi sono visibili, ma rinfoderate e appese ai cinturoni). In ogni caso, un riferimento all'ordine cronologico delle apparizioni in edicola sussiste ancora: le ali della foto di gruppo sono rappresentate da Nathan Never (all'estrema sinistra) e Legs (all'estrema destra), a significare che il futuro da essi rappresentato si protende verso l'esterno, cioè verso gli sviluppi a venire. Al contrario, proprio al centro, i due personaggi più in evidenza intorno al quale si dispongono tutti gli altri sono le due colonne "storiche", Tex e Zagor.

Ciò che balza subito agli occhi è la straordinaria abilità con cui Claudio Villa ha saputo raffigurare ogni personaggio in una posa e con una espressione in grado di rappresentare immediatamente e al meglio le sue caratteristiche tipiche. Non c'è una sola figura collocata in un atteggiamento identico a quello di un'altra. Tex, il capostipite bonelliano, ha le mani appoggiate alla cintura e guarda l'osservatore con la sua aria simpaticamente spavalda di uomo sicuro di sé, senza dubbi né incertezze; Zagor gli appoggia una mano sulla spalla in una posa agile e dinoccolata e ci rivolge uno sguardo sereno, rivelatore di una personalità positiva; Ken Parker unisce in un umanissimo abbraccio proprio Zagor con Legs e fissa lo spettatore con il suo sorriso intelligente, da uomo abituato a filosofare sulla vita. Mister no ha le braccia conserte, proprie del bastian contrario che non fa l'accomodante. Martin Mystère si è accucciato sportivamente, sì, ma con la tipica aria del professore che non si lascia del tutto andare mentre accetta di farsi una foto con i propri allievi; assai più disinvolto, invece, Nick Raider. Dylan Dog appoggia la mano a terra con la stessa grazia con cui fa combaciare le dita della destra con quelle della sinistra quando siede pensieroso e di sghimbescio sulla poltrona del suo studio. Mark invece appoggia la mano sulla coscia, pronto a scattare in piedi appena dopo il "click", e sembra appunto suggerire all'immaginario fotografo di sbrigarsi, che gli inglesi lo aspettano. Nathan Never e Legs sono i più distaccati, quasi a sottolineare che il loro mondo è altrove nel tempo e che, soprattutto, ha perso la memoria del passato.

Il disegno permette di appurare che Nathan Never è il personaggio più alto. L'unica figura di cui conosciamo con esattezza le dimensioni in centimetri è Zagor: in una sua avventura, infatti, è stato detto che misura un metro e ottantasette. Una rapida proporzione matematica stabilisce che l'Agente Alfa è dunque alto un metro e novantotto. Ho chiesto a Claudio Villa il perché di questa scelta e la sua risposta è stata un convincente sillogismo aristotelico: Nathan è un uomo del futuro, la tendenza della nostra specie e quella di aumentare in altezza, ergo gli uomini del futuro saranno più alti. Non a caso, perfino Legs, cioè una donna, supera Zagor. Resta il dubbio che sia un caso, invece, un ultimo particolare: Mister No è l'unico personaggio di cui non si vedono i piedi. Quasi che Villa volesse ricordare che è un pilota di aerei, e come tale, metaforicamente, non si appoggia a terra. Per concludere, non resta che sottolineare come l'illustrazione opera del copertinista di Tex, appunto perché racconta nei volti e nelle pose la storia di ciascuno dei dieci protagonisti, è di per sé stessa una storia. Il primo, grande cross-over che vede gli eroi bonelliani tutti insieme.

sabato 3 marzo 2012

VIVE LE ROI!

Diamo i numeri 17

Si sa che, vista l'illustre omonimia, il “reuccio” del fumetto bonelliano è Claudio Villa, l’unico illustratore che praticamente ha disegnato tutti i personaggi dell’editore di Via Buonarroti, sia nella “foto di famiglia” che ritrae l’attuale squadra bonelliana all’apertura del sito della casa editrice (il suo primo disegno del gruppo di eroi risale a ben prima dell’apertura del sito, ed e poi andato ampliandosi a ogni nuovo characters lanciato dall’editore), sia per la cover del volume “Tutto Bonelli” edito dalla Glamour nel 1997, nel quale il disegnatore di Lomazzo ha ritratto tutti gli eroi storici della casa editrice, da Occhio Cupo a Capitan Fortuna, da Furio alla Pattuglia dei senza Paura. Insomma, nessuno può dire di aver disegnato più personaggi bonelliani di Claudio Villa, almeno a livello di semplici illustrazioni. Ma se invece vogliamo parlare di storie a fumetti complete, chi è il “re” del fumetto bonelliano? Chi il disegnatore che si è cimentato con più personaggi?

Sono molti gli autori che si contendono questo tipo di primato. Disegnatori come Brindisi, Giardo, Simeoni, Giez, Freghieri o Diso possono vantare di aver collaborato a sei personaggi. Altri, come Alessandrini, D’Ami, Polese, Bignotti o Siniscalchi possono vantare collaborazioni addirittura con otto testate. Soltanto un paio, però, possono vantare collaborazioni a nove serie: Calegari (tra cui Orient Express, uno One-shot e alcune serie minori, oltre a Tex, Storia del West, Ken Parker e Mister No) e il protagonista di questa puntata di “Diamo i numeri”, Corrado Roi, il “re”, anzi le Roi, del fumetto bonelliano.

Corrado Roi (il tenebroso nella foto qui accanto con Cristina Pajalunga e José Carlos "Zeca" nella redazione di Via Buonarroti) esordisce in casa Bonelli col quarto albo di Dylan Dog, esattamente 25 anni or sono, il suo tratto particolare lo fa accostare da subito ad un grande del fumetto italiano, Dino Battaglia. Roi non è solo qualità (personalmente lo ritengo uno dei migliori disegnatori italiani), ma anche quantità, il che spiega anche le collaborazioni a molte testate della case editrice; dal suo esordio a oggi ha tenuto una media di 250 tavole l’anno (in questo lasso di tempo risulta quarto per numero di tavole pubblicate dietro a Ferri, Freghieri e i fratelli di Vitto), toccando nell’anno appena trascorso la cifra record di 724 tavole, risultato che tanto scalpore a suscitato oltreoceano; ovviamente si è trattato di una serie di fortunati eventi, che hanno fatto si che in un solo anno venisse concentrata la produzione di un triennio circa.

Corrado Roi ha realizzato in questi anni la bellezza di 6168,5 tavole pubblicate su albi della SBE (a cui ne andrebbero aggiunte almeno altre 140 di personaggi bonelli ma di pubblicazione extrabonelliana). Il virgola cinque si deve al fatto che nell’89 per Mister No, il nostro, ha realizzato una storia di 213 tavole in coppia con Della Monica su testi di Ongaro (unica sua esperienza, fino ad oggi, a quattro mani). A questa “mezza” storia ne vanno aggiunte altre 60 per mettere insieme le oltre seimila tavole roiane. 52 sono le tavole realizzate a colori: 32 per Dylan Dog (sul terzo color fest) e 20 per Martin Mystère (sul numero 300). Ce ne sarebbero altre 46 a colori di Dylan; furono realizzate nel momento di massimo splendore del personaggio, per Comic Art su testi di Tiziano Sclavi, e curiosamente non sono mai state ristampate dalla Bonelli, neanche sulla collana Superbook.



Il migliore anno per l’autore di Laveno-Mombello, inteso come quantità di tavole pubblicate, è stato quello appena trascorso con il record di 724 tavole, seguito dalle 389 tavole del 1989 e le 376 del 199: in entrambe queste occasioni Roi si era piazzato terzo nella classifica annuale. Nel palmares del disegnatore figurano anche un quinto posto (all’esordio nel 1987) e altre 4 presenze nella Top Ten. Due gli anni “da dimenticare”: nel 1996 e nel 2006, infatti non è stata pubblicata su albi bonelliani alcuna tavola di Roi.


Delle 60,5 avventure disegnate da Corrado ben 48 sono di Dylan Dog, seguono Brendon con 4, Martin Mystère con 3, poi Dampyr, Julia, Magico Vento, Nick Raider e Zona X con 1 e chiude, appunto, Mister No con 0,5.A livello di tavole, questa la graduatoria:

Dylan Dog 4674 tavole
Brendon 536
Martin Mystère 316
Nick Raider 128
Julia 126
Mister No 106,5
Zona X 94
Dampyr 94
Magico Vento 94

L’avventura più lunga disegnata dal varesino è stata “I peccatori di Hellborn”, 236 pagine scritte da Faraci per il decimo gigante di Dylan Dog; la più corta, sempre dell’Indagatore dell’Incubo, è “La cantina” solo 12 pagine, scritte da Sclavi e apparse nel 1991 sul primo almanacco della Paura, seconda delle tre collane tenute a battesimo da Roi; la prima era stata nel 1987 il Dylan Dog Special, la terza sarebbe stata nel 1992 Zona X. A proposito: qui di seguito le 15 collane che hanno ospitato le oltre seimila pagine illustrate da Corrado.

Dylan Dog 3076 tavole
Dylan Dog Speciale 832
Brendon 376
Dylan Dog A. Gigante 330
Martin Mystère 316
Maxi Dylan Dog 282
Brendon Speciale 160
Nick Raider Speciale 128
Julia 126
Collana Almanacchi 122
Mister No 106,5
Dampyr 94
Magico Vento 94
Zona X 94
Dylan Dog Color Fest 32

Tante le pagine pubblicate su collane fuoriserie, esattamente 1886, che fanno di Roi, a oggi, il nono disegnatore di speciali bonelliani. Essendo il globetrotter delle collane dell’editore di Via Buonarroti, Corrado ha avuto l’occasione di collaborare con ben 18 sceneggiatori:

Chiaverotti 1134 tavole
Sclavi 950
Ruju 846
Castelli 484
Manfredi 470
Mignacco 470
Marzano 376
Barbato 254
De Nardo 254
Faraci 236
Nizzi 128
Berardi 126
Ongaro 106,5
Boselli 94
Ferrandino 94
Masiero 94
Enna 32
Recagno 20

Nel curriculum bonelliano di Corrado Roi, infine, figurano anche 77 copertine: 44 per Brendon e 33 per Dylan Dog Grande Ristampa. Anche per stavolta è tutto; alla prossima.

Saverio Ceri