venerdì 3 febbraio 2012

DECIO DECIDE

“Decio decide, il nome lo dice”. Così scriveva Mauro Boselli in un suo articolo intitolato “Tutti gli uomini dell’editore”, pubblicato su Collezionare n° 15 dell’ottobre 1989 e di recente riproposto, con dovizia di aneddoti, su questo stesso blog. Proseguendo, Boselli aggiungeva: “Egli è quel Canzio che diede nuova vita al Piccolo Ranger. Il direttore editoriale, dall’aria sinistramente benigna, è il nostro esperto di gialli. Nessuno, nemmeno Tino Buazzelli, è il più nerowolfiano di lui”. Sull’importanza di Decio nella crescita della Sergio Bonelli Editore a partire dalla metà degli anni Settanta fino a oggi, non si è scritto abbastanza e sono poche anche le sue interviste reperibili in rete.

Peraltro, Decio Canzio non dovrebbe essere intervistato soltanto riguardo alla sua attività nel mondo del fumetto, o in generale per i libri da cui curati (per esempio, quelli della Collana America), ma anche per la sua straordinaria collezione di cimeli garibaldini, essendo lui stesso discendente di Garibaldi. Ma, ugualmente, lo si potrebbe intervistare per la sua competenza enologica e culinaria e la conoscenza dei migliori ristoranti italiani. In ogni caso, io che più volte gli sono stato a lungo accanto, a tavola o nelle riunioni di redazione, starei ore a fargli domande, e ad ascoltare le sue risposte, sulle tante cose dei più svariati campi della cultura in cui è ferratissimo, dagli aneddoti sui tanti autori, scrittori e artisti da lui conosciuti, alle migliaia di libri e film letti e visti. Insomma, una persona da cui pendere dalla labbra, sempre garbato nell’argomentare ma implacabile nella puntualità e fondatezza delle osservazioni, formidabile scopritore di refusi, di ripetizioni e di contraddizioni nella lettura delle storie, un maestro e un direttore da rispettare ma anche un uomo dotato di un humour sottile, di stampo britannico, in grado di divertire e divertirsi.

E’ stato il braccio destro di Sergio Bonelli praticamente fino alla scomparsa dell’editore, e non c’è stata decisione che questi abbia preso senza essersi a lungo consultato con lui. Io, a Canzio, fra le mille altre cose, devo la mia assunzione in Bonelli: per questo, il 12 ottobre del 2009 l’ho invitato a pranzo, e lui è venuto accompagnato da Davide Bonelli, per festeggiare con me i venti anni dalla telefonata con cui, il medesimo giorno del 1989, mi annunciò che le prove di sceneggiatura della mia prima storia andavano bene che facevo parte dello staff.

Ricordo ancora la prima volta in cui lo incontrai, nel giugno di quell’anno, durante una mia visita in Via Buonarroti: mi convocò nel suo studio e mi spiegò, con dovizia di particolari, perché un mio soggetto intitolato “La sindrome di Beelzebul” non andava bene. Io lo ascoltavo meravigliandomi perché a quelle stesse cose non avessi pensato io, tanto le sue obiezioni erano logiche e sensate. Tuttavia, Decio mi disse che vedeva in me il talento dello scrittore e una grande conoscenza delle storie dello Spirito con la Scure, per cui mi incoraggiava a proseguire nei miei tentativi. “A te la scelta – concluse – o rinunci, o provi a riscrivere il soggetto in modo da superare i problemi che ti ho evidenziato”. I problemi non erano pochi. Ma a settembre, gli inviai il testo rivisto e corretto, quello che poi sarebbe diventato il soggetto di “Pericolo mortale”. Fu sempre Canzio, poi, a insistere perché lasciassi, nel 1992, il mio lavoro presso la Società Autostrade per dedicarmi soltanto ai fumetti, e ancora lui nel 2001 mi convinse a trasferirmi a Milano per andare a lavorare come redattore. Infine, sicuramente gli devo anche la nomina a curatore di testata, avvenuta nel 2007. Ogni decisione, ovviamente, veniva avallata da Sergio Bonelli con cui Decio aveva un rapporto strettissimo.

Oggi Decio Canzio, per via dei suoi ottantadue anni non lavora più nei nostri uffici, e mi manca la sua figura rassicurante. Faccio i conti con lui ogni volta che non vedo un refuso e Mauro Marcheselli mi ricorda il metodo di lavoro che Decio ha insegnato a tutta la redazione, grazie al quale non gli sfuggiva un accento o una virgola scritti male. Ma sarebbe sbagliato parlare del Nero Wolfe bonelliano (per usare ancora la definizione di Mauro Boselli) soltanto come un grande direttore editoriale: è stato anche un brillantissimo sceneggiatore di fumetti. In particolare, ho sempre amato molto le sue storie del Piccolo Ranger, che presto saranno ristampate, per fortuna, dalle Edizioni If. Per questo ho suggerito a Saverio Ceri di occuparsi proprio di Canzio nella nuova puntata della sua rubrica “Diamo i numeri”.


Diamo i numeri 16
DECIO CANZIO,
SCENEGGIATORE

di Saverio Ceri


Le tante ricorrenze del 2011, a partire dal cinquantennale di Zagor, hanno messo in secondo piano alcuni importanti traguardi personali all’interno della casa editrice di alcuni autori storici, in particolare i 40 anni dall’esordio di Alfredo Castelli (ne parleremo prossimamente insieme ai 30 anni di Martin Mystère); i 30 anni dall’esordio di Claudio Nizzi (recupereremo in occasione della sua ultima storia di Tex per ripercorrere la sua intera carriera bonelliana); e i 40 anni dalla prima collaborazione con la Bonelli, dello storico direttore generale Decio Canzio, a cui, attraverso i “numeri” come d’abitudine, rendiamo omaggio in questa puntata.

L’esordio fumettistico in realtà porta la data febbraio 1973, quando giunse nelle edicole italiane “L’artiglio del mostro”, 111° albo della “collana Cow-Boy” la testata che pubblicava le avventure de Il piccolo Ranger; in realtà la collaborazione con la futura Sergio Bonelli Editore era iniziata 16 mesi prima, nell’ottobre 1971, quando uscì sotto l’etichetta Cepim il primo tomo della “Collana America” prestigiosa serie di volumi da libreria che traduceva nella nostra lingua alcuni tra i più bei saggi dedicati al mondo della frontiera americana; Decio Canzio ne era il curatore.

Fumettisticamente parlando il nome di Canzio rimane legato al Piccolo Ranger, dato che, dopo Andrea Lavezzolo, il creatore del personaggio, Decio ne è stato il più prolifico autore. Tra una storia e l’altra di Kit Teller, l’ex direttore generale della casa editrice, trova il tempo di scrivere il finale della serie di un altro eroe teen-ager Tim Carter, protagonista de “Un ragazzo nel far West”; di tenere a battesimo la prestigiosa collana “Un uomo un’avventura”, scrivendone il primo numero “L’uomo del Nilo”, illustrato da Sergio Toppi; e di esordire su Zagor. Il tutto negli anni Settanta. Successivamente Decio Canzio ritorna a scrivere fumetti in sole 3 occasioni: per la sua ultima avventura dello Spirito con la Scure, nel 1982, e per due storie di Tex nel 1994. Un ottimo finale di carriera.

Ma veniamo ai numeri: 44 le storie scritte da Canzio per un totale di 7505 tavole. Di queste, 4 sono firmate a quattro mani: due con Nolitta, una con Lavezzolo e una con Nizzi.


Sei le collane che hanno ospitato le sue storie, queste:

Collana Cow Boy
(5741 tavole)
Zenith Gigante
(1125 tavole)
Tex
(342 tavole)
Collana Rodeo
(169 tavole)
Un uomo, un’avventura
(96 tavole)
Collana Araldo
(32 tavole)




Tradotto in personaggi:

Il Piccolo Ranger 5773 tavole
Zagor 1125 tavole
Tex 342 tavole
L’esploratore scomparso 96 tavole
Un ragazzo nel Far West 73 tavole
L’Uomo del Nilo 48 tavole
L’Uomo del Messico 48 tavole


L’avventura più lunga scritta da Decio Canzio è “Incontro a Soda Springs”, 305 tavole pubblicate dal numero 171 al 174 della collana Cow-Boy. La storia più corta è sempre del Piccolo Ranger, ma pubblicata curiosamente sulla Collana Araldo. Si tratta de “Il documento segreto”, 32 pagine edite in appendice al n°99 della testata del Comandante Mark.

L’anno più prolifico per l’ex direttore è stato il 1977, in cui si vide pubblicate ben 1447 tavole, su 4 serie diverse, che gli valse anche il secondo posto nella graduatoria di quell’anno alle spalle di Nolitta. Lo stesso piazzamento lo ottenne anche l’anno prima ma con 1273 tavole, e nel 1974 con 1184 tavole. Nel decennio 1970-1979 è stato il terzo sceneggiatore per tavole pubblicate dietro Nolitta e G.L.Bonelli.

Attualmente Decio Canzio occupa il 23° posto della classifica generale degli sceneggiatore bonelliani per numero di tavole scritte. Nel 1979 aveva raggiunto addirittura il quarto posto assoluto.

Tra i suoi 12 compagni d’avventura, i disegnatori che hanno tramutato in immagini i suoi scritti, il più assiduo è stato Francesco Gamba, con cui ha realizzato un totale di 3412 tavole per due personaggi Il Piccolo Ranger e Zagor: quasi la metà della sua produzione. Questa la classifica completa:

Gamba 3412,5 tavole
Buffolente 1514
Bignotti 764
Ardigò 450
Donatelli 340,5
Fusco 244
Ferri 238
Segna 220
Letteri 98
Ticci A. 96
Toppi 96
Merati 32

Terminano qui le cifre bonelliane legate alla carriera del Canzio sceneggiatore. Appuntamento alla prossima occasione per dare i numeri.

Saverio Ceri

6 commenti:

Franco Lana ha detto...

E' vero, non si parla mai abbastanza di Decio Canzio. Personalmente, non avendolo mai incontrato di persona, ho sempre avuto il desiderio di ringraziarlo, per tutto quello che ha fatto e in particolar modo, per le bellissime avventure del Piccolo Ranger che ci ha regalato! Penso che sia contento che Kit Teller torni ha cavalcare in edicola! Grazie Decio, grazie di cuore.

emmevuerre ha detto...

Interessantissima disamina di una figura raramente trattata!
Una domanda però: di quale dei rami garialdini è discendente Decio Canzio?

Moreno Burattini ha detto...

Per emmevuerre: Teresita (1845), figlia di Giuseppe Garibaldi e Anita, sposa Stefano Canzio (1837) e ha da lui dodici figli. Uno di questi, nato nel 1870, si chiama appunto Decio. Costui sposa Luigia Cenci e nasce Stefano Canzio (1898), padre di Decio (1930). Decio, peraltro ha dato al proprio figlio di nuovo il nome del padre, per cui c'è di nuovo uno Stefano Canzio (1966), come il marito di Teresita.

emmevuerre ha detto...

Grazie Moreno. Così posso fare le mie ricerche storiche. :)
Ho avuto modo anch'io di conoscere dei discendenti del Generale.

Francesco Romani ha detto...

Come è stato già scritto, si parla troppo poco di Decio Canzio, visto che negli anni 80 era lui a controllare da come ho capito direttamente Tex, Zagor e forse pure Mister no e dagli anni 90 è stato lui il direttore responsabile. Però molti, forse anche a causa del nome che la casa editrice aveva assunto in quel periodo, continuava a fare molto riferimento al Sergione. XD

Francesco Romani ha detto...

"Per emmevuerre: Teresita (1845), figlia di Giuseppe Garibaldi e Anita, sposa Stefano Canzio (1837) e ha da lui dodici figli. Uno di questi, nato nel 1870, si chiama appunto Decio. Costui sposa Luigia Cenci e nasce Stefano Canzio (1898), padre di Decio (1930). Decio, peraltro ha dato al proprio figlio di nuovo il nome del padre, per cui c'è di nuovo uno Stefano Canzio (1966), come il marito di Teresita."

Molto interessante! ^^ Mi sa che l' avevo letto su una posta di questa interessante parentela.