domenica 5 febbraio 2012

IL PRIMO COSO DELL'ANNO

Le regole del gioco sono queste: più o meno una volta al mese, raduno in un unico articolo i brevi testi da me pubblicati sul mio “coso” su Facebook. Il "coso" non è un profilo vero e proprio ma uno spazio ricco di appunti, notizie, commenti, immagini, facezie, segnalazioni, recensioni che, pur non seguendo un preciso filo conduttore, trattano un po’ tutti i temi che sono solito affrontare su questo blog, più altri maggiormente insoliti. Confido che si tratti comunque di una lettura interessante e magari, a tratti, persino divertente. I testi che seguono hanno il pregio di essere brevi e indipendenti, e dunque si possono leggere solo i pezzi che hanno il titolo più divertente o l'illustrazione più accattivante.






LA SIGNORA PINA
30 dicembre. Dopo i novantadue minuti di applausi per "la Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca", almeno novantuno io li ho sempre tributati alla risposta di Ugo Fantozzi alla domanda della figlia Mariangela su chi fosse Cita, a cui i dirigenti della megaditta l'avevano paragonata. "Cita era una bellissima attrice americana, Cita Hayworth". La notizia (falsa o autentica che sia) della morte della vera Cita ha portato "Il Giornale" ha dedicare un articolo a Plinio Fernando, l'attore che interpreta appunto la babbuin... cioè, la bambina di casa Fantozzi (e poi, in seguito, la figlia grande, sposata con Bongo e la nipotina Uga). Da assoluto fantozzologo e fantozzomane, vi consiglio la lettura del link e ne approfitto per dire la mia anche sulla signora Pina: l'unica interprete credibile e perfetta per quel ruolo è sempre stata soltanto Liù Bosisio. La bella Milena Vukotic era una cagata pazzesca.



IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE
30 dicembre. Ieri sera ho visto in TV, senza riuscire a staccare gli occhi dallo schermo, il film "Il bambino con il pigiama a righe". E mi sono pentito amaramente di non aver ancora letto il libro, che pure ho in casa. Chissà perché, l'impressione che si ha di solito è che i libri siano sempre migliori dei film che ne vengono tratti.



IL FILM PIU' BELLO DELL'ANNO
31 dicembre. Ieri sera sono andato in una sala milanese a vedere quello che si merita, secondo me, la palma di miglior film dell'anno (il secondo è "Che bella giornata", di Checco Zalone). Giuro che ho riso e ho pianto. Pianto, proprio con il groppo in gola e le lacrime calde sulle guance, come non è facile che mi capiti. E riso con uguale sincerità. Il film è "Almanya - La mia famiglia va in Germania", di Yasemin Samdereli, con un cast di attori turchi a me del tutto sconosciuti ma assolutamente strepitosi, adulti e bambini. Lo consiglio appassionatamente. E' la storia (assolutamente minimale) di una famiglia di immigrati che da un paesino dell'Anatolia viene a vivere in Europa. Il racconto alterna il presente con il passato, mette a confronto le generazioni, e alla fine chiude il cerchio facendo coincidere il nonno Hüseyin con il nipotino Cenk, che parla solo tedesco e che a scuola, sulla carta geografica dell'Europa, non sa neppure indicare (perché fuori dal margine) il luogo d'origine della sua famiglia. Fantastico vedere come certe cose per noi comunissime (la tazza del water, l'albero di Natale e il crocifisso) possano spaventare chi non le conosce, così come noi siamo istintivamente spaventati da quello che degli "altri" non conosciamo.



IL PRIMO MESSAGGIO
1 gennaio. Testo del primo SMS ricevuto dopo la fatidica mezzanotte: "E basta con 'sta pace e serenità! Ti auguro di non fare un cazzo e guadagnare tanto. Di fare sesso tutte le volte che vuoi e con chi vuoi. Di vincere la lotteria con un biglietto che hai fregato. Che le cose peggiori che hai pensato per chi ti sta sulle palle si avverino. E se mandi questo messaggio a dieci amici, non succederà un cazzo come al solito ma almeno qualcuno sorriderà. Buon 2012".



PREGHIERA PER LA MUSICA
1 gennaio. Il musical "Sister Act" mi ha lasciato felicemente attonito per la perfezione della messa in scena, delle recitazioni, del canto e delle coreografie. Sembrava tutto troppo perfetto per essere fatto dal vivo, eppure era live anche l'orchestra. Immaginando poi tutto il pianeta Terra impegnato a festeggiare il nuovo anno con la musica, ho pensato che davvero la storia dell'umanità è stata cantata prima ancora che scritta e tutti gli uomini, in fondo, non hanno fatto altro che aggiungere la loro voce a un unico grande coro, adagiando il loro canto sulle note ora allegre, ora tristi, ora trionfali, ora disperate che ciascuno ha inventato o fatte proprie. Mi è venuta perciò in mente una bellissima canzone, "Preghiera per la musica" (testo di Sandro Bardotti, spartito di Dario Baldan Bembo), concepita come una invocazione a Dio perché benedica i musicisti e coloro che cantano. I versi finali dicono così:

Benedici il grande coro dell'umanità che canta
perché ogni canzone si compone in te,
e se ti resta un po' di tempo, se lo vuoi,
Tu canta insieme a noi.



UN LUNGO ADDIO
1 gennaio. Nel libretto dei testi del nuovo CD doppio di Roberto Vecchioni, "I colori del buio", c'è una doppia pagina (quella centrale) in cui sono raccolti foto e libri che lo hanno ispirato o emozionato nel corso della vita. Nelle foto si riconoscono Enrico Berlinguer e Papa Giovanni XXIII, JFK e Giacinto Facchetti, un fotogramma de "La dolce vita" e un ritratto di Pessoa, un libro di Calvino ("I sentieri dei nidi di ragno") e una istantanea della figlia, uno scatto d'epoca della Liberazione e uno con un fantino a San Siro. Ma, in bella vista, c'è anche un albo di Tex ("Un nido di serpenti"). Inoltre, nel brano inedito "Un lungo addio" si cita Dylan Dog (non solo nel titolo, anche nel testo).




NOME O DEFINIZIONE?
1 gennaio. Veterinario: dottore Delle Donne. (Foto di Moreno Burattini).




NEL WALHALLA
3 gennaio. E' uscito il n° 11 della rivista Walhalla, datato dicembre 20211. 60 pagine formato A4 quasi tutte a colori, con una copertina del dampyriano-alanfordiano Giuliano Piccininno (di cui sono amico e ammiratore). A Walhalla sono affezionato, oltre per il fatto che è una gran bella rivista confezionata da gente in gamba, per aver pubblicato la prima storiella zagoriana mia e di Sedioli/Verni in cui lo Spirito con la Scure incontra i suoi autori (attualmente la serie è arrivata a tre episodi, l'ultimo comparso sull'albetto "Anubi Voodoo" della Cartoon CLub). Oltre a presentare articoli e interviste, Walhalla n° 11 pubblica anche fumetti di giovani autori, tutti di livello professionale e molto ma molto interessanti: il tipo di storie che scriverei io se collaborassi con una rivista a fumetti. Per maggiori informazioni scrivete a info@comixcomunity.com.



CD DI FERRO
3 gennaio. Guardo in TV Tiziano Ferro parlare del suo ultimo disco (che ovviamente ho) e della differenza fra i brani all'inizio e quelli della parte finale. Insomma, ragiona ancora (come me) in termini di album e di disposizione dei pezzi nel CD. Mi piace e mi ci riconosco. Ma chissà che ne pensano quelli che si scaricano i singoli pezzi uno per uno e non sanno neppure distinguere fra i brani di un CD da quelli di un altro.



FANZINARI DIABOLICI
6 gennaio. Mi è giunto fra le mani, con un po' di ritardo, il numero speciale della fanzine "La gazzetta di Clerville" che celebra il 15° anniversario del Diabolik Club (novembre 2011). In copertina un bellissimo disegno di Giuseppe Di Bernardo e Jacopo Brandi, due che se potessi strapperei volentieri a Mario Gomboli, non solo perché sono degli amici e arricchirebbero la falange toscana nello staff di Zagor (già composta da me, Rauch e Mangiantini) ma perché sono molto ma molto bravi. Un "diaboliko", del resto, sta già lavorando allo Spirito con la Scure, Emanuele Barison; e in passato abbiamo goduto della collaborazione anche degli sceneggiatori Diego Cajelli e Tito Faraci, attivissimi sulle avventure del Re del Terrore. Più di una volta, "La Gazzetta di Clerville" su è occupata di Zagor quando ci sono state le avventure contro Mortimer, che in qualche modo assomiglia a Diabolik. E Marco Verni ha realizzato, appunto per questo, più di una illustrazione per loro. Conosco Lorenzo Altariva, uno dei fondatori del Diabolik Club, da circa trent'anni. Ai tempi di "Collezionare" abbiamo collaborato per un numero speciale dedicato agli X-Men, uno fra i primissimi esempi (se non proprio il primo) di joint venture editoriale tra due fanzine, appunto "Collezionare" e "Marvel Story", che Lorenzo curava all'epoca. Ripercorrere su "La Gazzetta di Clerville" dello scorso novembre tutta la storia del Club e delle sue iniziative mi ha fatto riflettere su come l'Astorina abbia sempre favorito in ogni modo la vita dell'associazione e promosso le pubblicazioni di Altariva e dei suoi amici senza mai tacciarli di essere "fanzinari" o usare il termine "amatoriale" in senso dispregiativo, come invece sento fare, troppo spesso, altrove. Certe cose, come appunto i Club, i Forum, le fanzine, dovrebbero essere sempre valorizzate: è ciò che io, nel mio piccolo (molto piccolo), cerco di fare, di solito su base assolutamente volontaria.



STORIE STUPEFACENTI
6 gennaio. Ho letto, dopo averlo recuperato su una bancarella, un Oscar Mondadori del 1989 curato da Giuseppe Lippi, intitolato "Il meglio di Amazing Stories". All'interno, una antologia di alcuni tra i più significativi racconti pubblicati sulla rivista che in pratica diede origine alla fantascienza americana, fondata da Hugo Gernsback nel 1926. Ancora oggi vengono assegnati i "Premi Hugo" ai migliori autori del genere, il massimo riconoscimento in ambito fantascientifico. Oltre ai racconti, il migliore dei quali mi è parso "Il colore venuto dalla spazio" di H.P.Lovecraft (1927), Lippi ha selezionati anche alcuni dei redazionali che comparivano a commento o a introduzione dei medesimi. Ho potuto leggere, così, un testo scritto nel 1929 da T. O'Conor Sloane, un redattore chiamato a fare da editor anche dal punto di vista scientifico alle opere pubblicate. In pratica, un mio collega, dato che era un curatore o un supervisore che si occupava di aggiustare, quando serviva, i lavori altrui. Del resto, ha un editor persino Stephen King. Diceva O'Conor Sloane: "E' indispensabile esaminare con cura ogni racconto di 'Amazing' prima di mandarlo in tipografia, verificare l'esattezza del suo contenuto e a volte correggerlo e modificarlo un po' per non contravvenire alle esigenze della grammatica e della composizione. Proprio qui il redattore incontra il terreno più scivoloso su cui deve inoltrarsi. La maggior parte degli autori sono ingiustificatamente suscettibili, si risente anche dei minimi cambiamenti e sottovaluta il fatto che, spesso, due teste lavorano meglio di una. L'autore di un lungo racconto protestò vivacemente perché nel testo erano state cambiate quattro parole. A volte l'autore dovrebbe essere grato per le critiche appropriate che vengono rivolte al suo manoscritto: per il redattore non è affatto piacevole sottoporsi a questa fatica, tanto più che sa di non venire apprezzato". Parole sante.





VEDO PREVEDO STRAVEDO
8 gennaio. Prima premessa: in dieci anni di lavoro in redazione non sono mai mancato al lavoro per malattia se non quando mi hanno tolto la cistifellea. Credo di essere il dipendente Bonelli con meno certificati medici all'attivo della storia. Mi sono presentato al lavoro anche dopo essere stato quasi scalpato dalla pala di un ventilatore da soffitto, con la testa fasciata e nove punti sulla zucca. Pur di non rischiare di saltare qualche giorno, mi vaccino regolarmente contro l'influenza ogni novembre. Seconda premessa: ho letto il mio oroscopo (quello dal 7 al 13 gennaio) su TV Sorrisi e Canzoni, e dice: "Finalmente una settimana bella, produttiva, serena, piena di novità e, allo stesso tempo, capace di garantire conferme e rassicurazioni (e quanto bisogno avete, ora, di certezze!). Bene i viaggi". Dopodiché l'amore ha come voto 10, il lavoro 10, la salute 9. Il giorno super, lunedì (domani). Ecco: sto scrivendo queste righe dopo essermi imbottito di Zerinol e aver passato una domenica a letto con una qualche sindrome influenzale che mi ha steso, e non so se domani mattina riuscirò a partire per Milano. Forse manderò il certificato. Non solo alla Bonelli, anche a TV Sorrisi e Canzoni.



INCIDENTI DOMESTICI
9 gennaio. A grande richiesta, l'aneddoto del ventilatore. Estate a Milano, mattina, solo in casa. Ventilatore del soffitto acceso contro il gran caldo. Tende appena lavate da rimettere al loro posto alla finestra. Salgo sulla scala e provo a sistemarle. Mi sporgo un po' troppo all'indietro e tump! Una delle pale del ventilatore mi colpisce a tradimento alla nuca. Per fortuna non cado, mi porto la mano sul punto colpito e la ritraggo sporca di sangue. Un bel po' sangue. Si sa che la testa è una delle zone più irrorate del corpo e un minimo taglietto sanguina parecchio. Non ho modo di vedere la gravità della ferita e non sono sicuro di volerla vedere. Scendo dalla scala, bagno un asciugamano, me lo metto in testa come un turbante e chiamo l'ambulanza, mentre continuo a sanguinare, con tutta la camicia intrisa. Decido di aspettare i soccorsi sulla strada. Lascio una scia rossa dal quinto piano fino al marciapiede davanti al portone ed ecco l'ambulanza. Sirene spiegate fino all'ospedale. Codice di massima emergenza. Mi mettono a pancia in giù su una barella del pronto soccorso, mi sento radere i capelli attorno alla ferita e ascolto le voci dei medici: "Ci vorranno cinque punti". "Facciamo sei". "Facciamo otto". Alla fine si mettono d'accordo per nove. Mi fasciano la testa e visto che sono lucido e cosciente mi dimettono lasciandomi andare con le mie gambe. Io esco e chiamo un taxi, senza accorgermi del fatto che tutti si spostano al mio passaggio guardandomi come se fossi uno zombi. Capisco la situazione solo dopo che il taxi è arrivato. Il taxista sgrana gli occhi e dice: "Ma lei... che ha fatto?". Confuso e distratto, non ero passato in bagno per ripulirmi e sembravo il Cristo di Mel Gibson. Stavo andando in giro per la strada con la camicia insanguinata e la faccia lorda come se avessi appena sterminato la famiglia. Nonostante tutto, dopo essermi cambiato d'abito e messo un berrettino da baseball in testa, alle due del pomeriggio ero puntuale in ufficio come se nulla fosse successo.



PARVA SED APTA MIHI
11 gennaio. Ho trascorso la prima notte nella nuova casa milanese dove da tempo ho cominciato a traslocare le mie cose. Parva sed apta mihi. Prima annotazione. Stamattina ho potuto, cosa nuova per me in dieci anni di milanesità, andare in ufficio a piedi. Seconda annotazione: il prezzo della colazione al bar è salito da un euro e sessanta dalla periferia dove abitavo prima ai due della zona Fieramilanocitydove abito adesso. Terza annotazione: è la sesta casa che cambio in un decennio (e non perché non pago l'affitto) e ogni volta fare il trasloco mi sembra più faticoso. Quarta annotazione: in effetti gli e-book da me tanto vituperati hanno un pregio, non pesano. Perché poche cose pesano quanto i libri, e l'ottanta per cento del mio trasloco è stato di scatole che ne erano piene.



BARBA E CAPELLI
13 gennaio. Vado dal barbiere e, mentre mi taglia i capelli, facciamo quattro chiacchiere com'è usanza. La crisi, le tasse, i tagli, gli sprechi. A un certo punto gli dico: "Certo che per te dev'essere un supplizio sorbirti sempre gli stessi discorsi da quelli che si siedono qui. Scommetto che tutti ti parliamo delle medesime cose". E lui: "Quel che più colpisce non è che gli argomenti sono sempre i soliti, è che tutti siamo d'accordo: che si parli di lotta alla criminalità, di evasione fiscale, di economia, di opere pubbliche, alla fine mi accorgo di sentir girare tante idee condivise. Invece, i politici, si scannano su tutto e non fanno le scelte dettate dal comune buon senso". Il che conferma la mia vecchia idea che se non ci fossero i partiti ma fossimo amministrati da gente senza paraocchi ideologici, tutto sarebbe più facile. Basterebbe sostituire il Parlamento con la bottega di un barbiere.


IO CASCAI TU CASCASTI EGLI CASCO'
14 gennaio. Qualche tempo addietro ho ironizzato sul nome "Opel Astra" dato all'automobile che avevo fino a tre anni fa. "Opelastra" sembra infatti un dispregiativo, come dire "Fiattaccia". Ma non è che con la macchina nuova sono cascato molto meglio. Cascato è proprio il verbo adatto, dato che è una Qashqai, ovviamente da tutti detta "Cascài". Sembra appunto una voce verbale: io cascai, tu cascasti, egli cascò. Il buffo è che c'è anche un mezzo della Volkswagen chiamato Caddy. Insomma, anche qui: io caddi, tu cadesti, egli cadde. Per essere nomi dati a veicoli che passano sopra ponti, scarpate e cavalcavia non è proprio il massimo e ai superstizioni potrebbero sembrare di malaugurio.



COSTA IN VISTA
17 gennaio. Naufragio della Costa Concordia. Non sarà sfuggito agli enigmisti come le indagini cerchino di appurare se il comandante Schettino, accusato di aver abbandonato il relitto anzitempo, a mezzanotte fosse sulla Costa o sulla costa.



LA PALLATA
18 gennaio. Sono stato al cinema e, per motivi di orario, di vicinanza della sala e comodità di parcheggio, la scelta che mi si proponeva era fra "La talpa" e "Immaturi - Il viaggio" (va detto che "Immaturi" parte prima mi era piaciuto molto). Le recensioni dei critici davano millecinquecento stelle a "La talpa" e una virgola due a "Immaturi - Il viaggio". In più, non avevo mai letto il romanzo di Le Carré e dunque ho scelto "La talpa". Due palle! O meglio, una pallata, dato che "pallata" è proprio l'anagramma del titolo. Il film consiste in pratica nel vedere per due ore gente che fuma mentre medita in silenzio o partecipa a grigissime riunioni di burocrati e funzionari. Dopo cinque minuti di sigarette sullo schermo veniva da tossire anche a me in sala. Per gli scenari del set sono stati scelti (credo volutamente) gli scorci più grigi, più brutti, più deprimenti delle due o tre città in cui si svolge il racconto, e lo stesso vale per gli interni, selezionati per essere squallidi e sconfortanti. Ma la cosa peggiore è che della sorte del protagonista e dell'identità della "talpa" allo spettatore non gliene può fregare di meno. Nessuna empatia fra personaggi e pubblico. Nessun coinvolgimento emotivo. Anche la soluzione del mistero è fornita senza nessun climax, come se fosse una nuova scena di una sigaretta accesa. La guerra di spie fra Occidente e blocco sovietico sembra lontana mille anni e si fa quasi fatica a credere che possa essere ancora interessante. Mah. Il bello è che prima del film ci hanno fatto vedere il trailer del nuovo "Mission Impossible". Per quanto mi riguarda, non mi interesserò più di spionaggio a meno che non sia per James Bond.
Andrea Carlo Cappi (scrittore e co-autore, insieme ad Andrea Pasini, di alcune storie di Martin Mystére) la pensa diversamente: "E' un film che molta gente dovrebbe andare a vedere, poi essere costretta a farne un riassunto per iscritto e se non l'ha capito lo rivede, e così via, fino a quando impara ad andare al cinema (o in libreria) con il cervello acceso". Evidentemente Cappi è uno di quei critici che ha dato millecinquecento stelle (ci sarà pure un motivo) e che vanno al cinema con il cervello acceso soltanto loro. Il problema di certi film non è di andare a vederli accesi, è di riuscire ad arrivare fino in fondo senza spegnersi. Comunque, tutte le opinioni sono legittime e sono contento che ci sia anche chi si esalta con film come questo di Thomas Alfredson. Se fossimo tutti uguali, sai la talpa. Cioè, pardon, sai la noia.



LA CALCA PER I CALCARELLI
18 gennaio. Su un sito Internet vengono messi in vendita alcuni tra i gadget più rari e ricercati dai collezionisti zagoriani: "i calcarelli", ovvero i trasferelli con Zagor come soggetto. Qualcuno ne mette in vendita tre, assicurando che sono come nuovi. Fin qui, tutto bene. Quel che lascia di stucco, sono i prezzi. Per il pezzo più raro, quello con Titan, si chiedono quindicimila euro.



MATERIA DAL NULLA
21 gennaio. Una teoria cosmologica (che non gode di particolare successo) sostiene che ci sia un punto dell'universo in cui si crea continuamente nuova materia. Negli ultimi tre o quattro anni avevo cominciato a pensare che quel punto potessi essere io. Infatti, non bevo superalcolici, non faccio l'happy hour, non mangio cioccolata, se prendo il primo non prendo il secondo (o viceversa), mi concedo il vino solo nei weekend e mi limito a due caffè al giorno. Eppure, sono passato dalla taglia 48 alla 54. Oggi, è stato stabilito che effettivamente non sono un mangione. Ho un problema di iperproduzione di insulina, dimostrato dalla curva glicemica fatta con sei prelievi di sangue in tre ore, dopo aver bevuto a digiuno un bicchierone di intollerabile glucosio liquido, per un totale di 300 cl di sangue (che avrebbero fatto la gioia di Tesla). Quindi, mi attende un periodo di cura dopo il quale rientrerò nei vecchi pantaloni e tornerò il bel ragazzo di un tempo. La cosa buffa è che tutto questo è stato appurato in un centro del CNR di Pisa, dove oltre a fare ricerche mediche si studia anche la fisica delle particelle: andando verso l'ambulatorio del mio dottor House personale ho visto cartelli che indicavano il laboratorio con un ciclotrone e un bunker del tritio. Per un attimo ho pensato che forse la risposta al mio aumento di peso potesse essere davvero che sono io a creare la nuova materia dell'universo e che lì l'avrebbero scoperto.




BUONA LA QUINTA
22 gennaio. Ho appena scritto (e poi per oggi basta) la tavola n° 138 della storia "La donna venuta dall'Irlanda", che sta venendo disegnata da Gallieno Ferri: c'è, in questa pagina, una rivelazione che sorprende i personaggi della vicenda. Il mio metodo di lavoro prevede che io scriva cinque tavole per volta e poi cambi sceneggiatura, per portarne avanti un'altra. In questo modo, passo da un racconto all'altro di continuo. A me piace, fare così. E penso sempre: "non so come verrà fuori questa storia, ma queste cinque tavole sono buone". Se ogni volta le cinque pagine sono davvero buone, a forza di cinque sarà buona anche la storia.



L'ULTIMA CANZONE
22 gennaio. Nel mio articolo dedicato alla scomparsa di Giancarlo Bigazzi, ho concluso citando i versi finali di una delle sue canzoni, "Tu (domani)", che è in pratica una preghiera. I versi dicono: "e quando sarò vecchio e triste, Dio / fammi ascoltare ancora 'Yesterday' / e poi fammi morire accanto a lei". Una testimonianza letta sul portale "Attimi"mi ha colpito e commosso. Quando è morto, c'era anche un artista del suo clan, Antonio Di Gennaro che aveva il telefonino acceso. La suoneria era la musica di “Gloria”. “Quando il cellulare è squillato Giancarlo ha avuto un sussulto e poi è sgorgata una lacrima” racconta la moglie.



DONNE DU DU DU
23 gennaio. Questa mattina ho viaggiato in treno. Il vagone va e i pensieri lo seguono, fra una canzone dell'Ipod e la lettura di un libro. Le associazioni di idee mi portano a riflettere sulle differenze di genere. Arrivo a una conclusione, che è questa: le donne andrebbero a ballare anche se sapessero che nella discoteca o nella balera (o quel che è) non ci sono uomini; gli uomini, se sapessero che non ci sono donne, non ci andrebbero. Sarà vero?


IL DOCENTE E I DISCENTI
23 gennaio. Domani mattina, dalle nove alle tredici, terrò due lezioni di due ore a due diversi gruppi di ragazzi della Scuola Media di Via Piave a Vimodrone (MIlano). Userò un proiettore per far vedere delle immagini e cercherò di spiegare ai pargoli cos'è e come nasce un fumetto. Sono fiducioso di saper tenere desta l'attenzione dell'assemblea (previo sequestro delle PSP) perché l'ho fatto tante volte, di fronte a studenti di tutte le età e perfino per i detenuti di San Vittore (che sono stati il pubblico più attento e disciplinato che ho avuto). Mi preme segnalare lo spirito di iniziativa degli insegnanti che invitano gli autori di fumetti a questo tipo di incontri: bene, bravi, bis. Ovviamente l'iniziativa è gratuita: ai ragazzi non viene chiesto niente, e la scuola non mi dà niente. Non metterò neppure il cappello vicino al microfono.




IL TERREMOTATO
25 gennaio. Dopo aver finito la storia "Il mistero dell'isola", con il naufragio di una nave anticipatore della tragedia del Concordia, ieri sera ho ricominciato a scrivere una sceneggiatura momentaneamente interrotta, che fa parte del viaggio di Zagor in Sudamerica, ambientata in Cile e intitolata "Terremoto". Questa notte e stamattina, in tutta Milano si sono sentite le scosse di uno sciame sismico. Mi chiedo che succederebbe se scrivessi fumetti erotici.
Il terremoto più forte della mia vita l'ho sentito sulle montagne pistoiesi, un'estate che ero lassù in vacanza, durante gli anni della mia adolescenza. Fu davvero una bella botta, ma con un aspetto buffo. Quando è successo, ero al bar del paese, là dove più o meno si radunavano tutti i miei amici di allora. Decido di giocare a flipper (ai quei tempi, esistevano ancora). Sennonché il flipper è spento. Guardo e vedo che c'è la presa di corrente staccata, un grosso spinotto industriale di quelli da mezzo chilo. Decido di attaccarla per accenderlo da solo, senza chiedere al barista, indaffarato a servire caffè. Mi chino sotto il flipper, e attacco la spina con un gesto deciso. Zac! Immediatamente, un boato. Bottiglie e bicchieri del bar cadono a terra, il pavimento e le pareti tremano. E io mi dico: "Cavolo! E che ho fatto?". Anzi, a pensarci bene non ho detto proprio "cavolo".



DUECENTO MESI DI FUMO
26 gennaio. E' uscito il numero DUECENTO di Fumo di China! E' un traguardo di tutto rispetto, dato che neppure il Comics Journal è ancora riuscito a tagliarlo. E poi, la cifra tonda riguarda soltanto le uscite come rivista da edicola: se si sommano i numeri pubblicati durante il glorioso periodo in cui la testata era ancora una fanzine, si arriva a 236. Più ci sono i supplementi, i numeri speciali, gli allegati e quant'altro. Insomma, è il caso di festeggiare. AUGURI, FDC! A questa lunga storia, anch'io ho dato il mio contributo con alcune decine di articoli. Addirittura, una volta mi fu proposto di diventare il direttore. Come andò, l'ha raccontato nell'articolo "Psicopatologia muliebre" (che forse vi divertirà leggere anche per il ritratto che vi si fa delle mogli e delle fidanzate dei fumettomani).



LADRI DI BICICLETTE
27 gennaio. Dopo che ho cambiato casa, andando ad abitare più vicino alla redazione di Via Buonarroti rispetto a prima, mi sono trovato nella condizione di poter andare al lavoro in bicicletta. Così, ne ho comprata una. Dignitosa, con tutti gli accessori del caso, di colore nero. Ieri, quando un mio collega l'ha vista, ha detto: "E' troppo bella: te la ruberanno subito. Avresti dovuto comprarne una usata, un po' sgangherata". Magari, rubata a un altro. Non so quanto la bici resisterà: vi terrò informati. Però, è terribile l'idea che uno debba rinunciare alla bicicletta nuova perché se no tanto gliela rubano.



ODI BARBARA
29 gennaio. Pare che don Bosco abbia detto una volta che "un oratorio senza musica è come un corpo senz'anima". Il che,a parer mio, vale per ogni luogo della nostra vita. La mia formidabile insegnante di pianoforte, Barbara Salani (vedere il video per credere), di cui io temo di essere l'allievo meno talentuoso, dirige anche il coro della sua parrocchia, appunto intitolata a don Bosco. Non contenta di far cantare il suo gruppo, lo ha allargato a una mini orchestra fatta dai bambini che suonano il flauto dolce e dai loro genitori che sanno suonare un qualunque strumento, dalla batteria al sax. Ieri sera, mi ha invitato ad andare a sentire un concerto di questi musicisti e cantori amatoriali. Il programma prevedeva sia canzoni pop che brani classici, per cui si è passati da "Azzurro" di Celentano al "Rondò alla Turca" di Mozart, attraverso "Image" di John Lennon (che non è propriamente una canzone adatta a venire suonata in una chiesa, dato che comincia immaginando "no heaven") e un brano di Giovanni Allevi. Barbara dice: io riunisco il gruppo un giorno alle settimane, per le prove, ed è anche un modo per togliere i ragazzi una sera dalle chat su computer o dai videogiochi, e i genitori dalla TV. Mi pare una bella cosa, questa voglia della gente comune di fare musica e sono rimasto sorpreso dal vedere che, insomma, padri di famiglia che sanno suonare il flauto traverso o la chitarra ancora ce ne sono. Strano, ma vero.



LA DECISIONE
29 gennaio. Leggo, sul supplemento "Io Donna" allegato al Corriere della Sera di ieri, una intervista all'attrice Tilda Swinton (che mi attira come tutte le rosse). Dice: "Quel che cerco di insegnare ai miei figli è l'esercizio della felicità. Più vado avanti con gli anni, più mi rendo conto che la felicità è una decisione". Sarebbe bello se fosse davvero così.



ALLA RICERCA DELLA FELICITA'
29 gennaio. Leggo su "La lettura" (scusate la tautologia) che la scrittrice britannica Jeanette Winterson ha raccontato, in un suo libro, la scoperta della sua omosessualità durante l'adolescenza. Dopo aver iniziato una relazione con una sua amica, confessò alla madre di essere lesbica e voler andare a vivere con la compagna. Le spiegò che solo con lei era davvero felice. La mamma le rispose: "Perché vuoi essere felice, quando potresti essere normale?". Dal che si deduce che, nella nostra società, la scelta è fra la normalità e la felicità.


MISSION IMPOSSIBLE
30 gennaio. Ieri sono andato a vedete "Mission Impossible: Protocollo fantasma". A parte la conferma di come Tom Cruise sia davvero bravissimo (e di quanto sia assurdo metterlo in discussione come pare fosse diventato lo sport nazionale negli USA), il film mi ha riappacificato con le pellicole di spionaggio dopo la mattonata depositatami sui santissimi da "La talpa". Uno spettacolo travolgente dall'inizio alla fine. Ma, spettacolo nello spettacolo, ci sono le due fanciulle che vedete nella fotina. Quasi una missione impossibile scegliere ma, dovendolo fare, con tutto il rispetto per la mora, io ho preferito la bionda fin dal primo sguardo, all'inizio del film. Diciamo che la vittoria è di misura (l'unica misura che di solito conta in questi casi).



LA GRANDE FESTA
30 gennaio. Dalla Zagor TV, Sergio Bonelli con gli autori dello Spirito con la Scure nella festa del Cinquantennale a Riminicomix (luglio 2011).



IL MAESTRO
30 gennaio. Marco Torricelli durante un incontro con i ragazzi di una scuola media, a Masone (Genova).



L'ARTISTA
30 gennaio. Locandina della mostra che Mauro Laurenti terrà dal 10 al 12 febbraio a Lanciano (Chieti), in una galleria d'arte.



QUALCOSA DI DOLCE IN BOCCA
31 gennaio. Sono stato messo a dieta dal dottore (per motivi medici e non estetici, niente comunque a cui non si possa rimediare) e per un mese niente zuccheri né carboidrati di nessun tipo. Per cui sono esclusi come se fossero veleno: pane, pasta, riso, dolci, frutta, legumi, cereali, vino, patate, caffé. Unici cibi permessi: carne, pesce, uova, formaggio e insalata (senz'olio). Dopo cinque giorni il mondo mi sembra un carboidrato e sono arrivato la lavarmi i denti cinque volte a giorno (invece delle tre solite) pur di sentire qualcosa di dolce in bocca. In fondo, il Mentadent non è stato bannato dalla dieta.



IL MESTIERE PIU' VECCHIO DEL MONDO
31 gennaio. Scusatemi se, per fare la considerazione a cui arriverò, dovrò passare attraverso un argomento apparentemente triviale, quello del mestiere più antico del mondo. In realtà, si tratta di letteratura: sto infatti leggendo, fra le altre cose, "Dubai Confidential" di Sergio Nazzaro (Edizioni Elliot, 2009). Questo il testo nei risvolti di copertina: "Dubai: la capitale degli investimenti immobiliari, dei grattacieli più alti, del lusso più sfrenato, la città con più gru e più puttane al mondo. O l'hai vissuta o non la conosci: non puoi inventarla". Concentriamoci dunque sull'ultimo elemento, le puttane. Nazzaro fornisce le quotazioni. Cento euro per una intera notte con una nera, che non sono però in cima al prezziario. "In alto ci sono le russe, le inglesi, le americane. In basso, le cinesi. Due te le porti per cento euro e, se mercanteggi, anche per qualcosa di meno. Poi ci sono le uzbeche e le iraniane: queste costano almeno trecento euro. Qualche cosa in più le libanesi". Ma, a un certo punto, al protagonista propongono una emiratina, che ha quotazioni stratosferiche. Ecco, il punto è proprio questo, soltanto pourparler, naturalmente: le russe, le americane, le cinesi, ancora me le figuro. Per le iraniane e le libanesi posso fare uno sforzo di immaginazione. Per le uzbeche confesso qualche difficoltà. Ma come saranno mai, le emiratine?


L'ALBO GIGANTE
31 gennaio. Il titolo del secondo Zagorone sarà: "L'uomo che sconfisse la morte (Burattini/Verni). Qui sopra, una vignetta in anteprima.

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