
mercoledì 22 giugno 2011
L’ALBO DEI MORTI VIVENTI

lunedì 20 giugno 2011
PRIME FOTO DA ZAGABRIA
Esattamente come successe di ritorno da Istanbul, nel novembre scorso, eccomi a pubblicare subito le prime foto scaricate dal telefonino e qua e là da Internet riguardanti la trasferta zagoriana a Zagabria (Croazia) mia, di Joevito Nuccio e di Graziano Romani. Fra qualche giorno, quando mi verranno inviati altri scatti, magari migliori (dato che ho visto all'opera diversi fotografi professionisti) magari ne pubblicherò degli altri.Intanto, va detto che l'invito a Zagabria ci è stato fatto dalla Ludens, la Casa editrice croata che pubblica le avventure di Zagor nella terra di Nikola Tesla (oltre a mille altri fumetti: ha un catalogo incredibile, che spazia da Alan Ford a Hugo Pratt passando per il meglio della BD francese). A proposito di Tesla, è lui il pensatore assiso raffigurato nella bella statua nel centro della capitale croata, che vedete qui sotto.
Per me si è trattato della terza visita ufficiale a Zagabria nell'arco di sette anni, ma la cosa più incredibile è che Joevito Nuccio è al secondo viaggio senza che in Croazia non sia mai uscito niente di suo: tuttavia, dato che le immagini circolano su Internet e in molti si procurano gli albi italiani (e anche perché suoi sono stati i due manifesti ufficiali degli incontri del 2007 e del 2011), il nostro impareggiabile siculo-americano gode al di là dell'Adriatico di una fama invidiabile. Infatti, sarà sempre lui ad accompagnarmi a Belgrado fra quindici giorni, dato che lo hanno invitato anche i serbi. Per Graziano Romani, invece, si è trattato della prima trasferta ma non c'è dubbio che abbia saputo conquistare i croati così come aveva già fatto con i turchi. I dischi di "Zagor King of Darkwood" che si era portato dietro sono tutti rimasti a Zagabria. Zagabria dove, peraltro, la popolarità dello Spirito con la Scure è davvero notevole al punto da farmi pensare che la targa ZG sulle automobili significhi proprio Zagor.Il
motivo per cui Bernard Radovcic e il suo fido consigliere Damir Zovko hanno di nuovo investito su di noi, oltre all'amicizia che ormai ci lega vista la lunga frequentazione, è che, in occasione del cinquantennale zagoriano, in Croazia sono uscite numerose pubblicazioni speciali che andavano presentate al pubblico con un adeguato battage pubblicitario. Incredibile ma vero, la Ludens è riuscita nell'impresa di mandare in edicola sia l'albo a colori "Lo scrigno di Manito", sia lo Zagorone "Il castello nel cielo" in contemporanea con l'Italia. A Zagabria come a Roma, in questo momento, ci sono gli stessi numeri celebrativi, tradotti e stampati a tempo di record (e con ottimi risultati, visto che la qualità dei tipografi croati non ha niente da invidiare a quelli italiani). Inoltre, è uscita una straordinaria edizione cartonata del saggio su Gallieno Ferri scritto da me e da Graziano Romani, che è una gioia per gli occhi e per il tatto (qui sopra, io e il coautore posiamo orgogliosi davanti alla tiratura nel magazzino della Ludens, sperando che si venda tutta).
Come se non bastasse, ecco in distribuzione anche il primo volume di una edizione filologica rilegata della serie di Zagor: 500 pagine con i disegni degli albi originali italiani (e non quelli rivisti e corretti della ristampa TuttoZagor). A corredare il tutto, due bellissimi poster di grande formato: un certo numero di questi, fino a esaurimento, e con un minimo di controllo per evitare l'accaparramento, verranno distribuiti in omaggio all'incontro zagoriano di Pavia, nel castello Visconteo, la sera del 28 giugno (torneremo a parlarne, ma già potete trovare in rete tutte le notizie). Gli incontri pubblici a Zagabria sono stati tre, tutti coronati da successo. Sinceramente, ormai mi sembra di riconoscere molti dei tanti che si sono messi in fila per stringermi la mano, farsi una foto accanto a me nonostante non sia più magro e bello come al tempo della mia prima visita nel 2004, farsi autografare un libro e persino farsi fare un disegnino per come riesco a farlo io. Tra i tanti che ho incontrato, il bravissimo Goran Parlov, ormai una vecchia conoscenza per un cittadino onorario di Zagabria come me.
Non posso fare a meno di ringraziare non soltanto le persone che si sono spostate per incontrarmi, ma anche il nostro interprete Andreij che mi ha permesso di parlare con ciascuno degli interlocutori, compresi i giornalisti da cui siamo stati intervistati. Oltre a questi appuntamenti ufficiali, ci sono poi stati i soliti pranzi e cene con gli amici organizzatori, croce e delizia di ogni viaggio perché si finisce per mangiare troppo: ma come resistere alle golosità della cucina croata e in particolare ai cevapcici?La ragazza nella foto qui accanto non è una mia fan croata (che non dubito, comunque, di avere) ma mia figlia che, con suo fratello, mi ha accompagnato nel viaggio.
Joevito Nuccio
mercoledì 15 giugno 2011
CINQUANTA PRIMAVERE

Il primo SMS che ho ricevuto questa mattina non era della mia compagna o della mia mamma, ma di un lettore, Giancarlo Orazi. Dice: "15 giugno 1961 / 15 giugno 2011: auguri caro vecchio Zagor, amico da una vita. Moreno, fai gli auguri anche a Sergio Bonelli". Lo farò, caro Giancarlo, e con me lo faranno gli zagoriani che si raduneranno davanti alla redazione per andare a pranzo insieme nel giorno del compleanno di Patrick Wilding. So che è arrivo anche una torta, inviata da un appassionato.
Domani, partirò per la Croazia, dove resterò fino a domenica, invitato dalla Casa editrice Ludens di Zagabria: e anche lì, io e Joevito Nuccio troveremo lettori dello Spirito con la Scure con cui festeggiare il cinquantennale. Qui accanto vedete proprio la locandina (opera di Joe) della manifestazione croata. E' davvero un gran giorno. Non a caso, dunque, Saverio Ceri ha voluto dedicare al Re di Darkwood la decima puntata della sua rubrica "Diamo i numeri".
Diamo i numeri 10Mezzo secolo di avventure
Zenith gigante 280 storie (di cui 60 ristampe di avventure già edite sulle strisce)
Zagor Speciale 29 (di cui 6 in albetti allegati)
Cico 27
Maxi Zagor 17
Almanacco dell'Avventura 13
Zagor Gigante 1

1- Burattini 17463 tavole
2- Nolitta 15158
3- Toninelli 7789
4- Boselli 6668
5- Capone 2338,5
6- Sclavi 2119
7- Mignacco 2086
8- Castelli 1991
9- Rauch 1476
10- Canzio 1125
11- Bonelli G.L.712
12- Colombo 707
13- Nicolai 620
14- Cajelli 611
15- Perniola 572
16- Pezzin 554
17- Ferri 541,67
18- Russo A. 430
19- Melloncelli 410
20- Pellizzari 396
21- Casanova 376
22- Pelò 348
22- Moretti 348
22- Paolucci 348
25- Faraci 256
26- Marzorati 188
26- De Angelis 188
28- Siciliano 170
29- Vigna 113
30- Queirolo 44,5

1- Ferri 19943 tavole
2- Donatelli 11759,33
3- Gamba 4489
4- Chiarolla 3577
5-Della Monica 2700
6- Torricelli 2363,5
7- Laurenti 2214
8- Bignotti 1992,17
9- Cassaro Gaetano 1963
10- Pepe 1656,5
11- Pesce 1508
12- Sedioli 1486
13- Verni 1348
14- Marcello 1288
15- Pini Segna 1037
16- Mangiantini 950
17- D'Arcangelo 927
18- Andreucci 891
19- Cassaro Gaspare 540
20- Prisco 514
21- Rubini 470
22- Piccinelli 376
23- Esposito Bros. 318
24- Dotti 316
25- Di Vitto Stefano e Domenico 286
26- Bisi 282
27- Nuccio 246
28- Devescovi 221
29- Gramaccioni 160
30- Colombi 110
31- Chiomenti 73,33
32- Cubbino 54,33
33- Polese 47
34- Corteggi 24
35- Tenenti 16,5
Tutte le cover di Ferri

Anno Sceneggiatori Tavole Disegnatori Tavole
1961 Ferri 229,33 Ferri 380,33
1962 Bonelli G.L. 333,33 Ferri 645,67
1963 Bonelli G.L. 355 Ferri 549,33
1964 Nolitta 600,33 Ferri 569,67
1965 Nolitta 622,67 Ferri 622,67
1966 Nolitta 531,33 Ferri 531,33
1967 Nolitta 693,33 Ferri 560
1968 Nolitta 856,67 Donatelli 509
1969 Nolitta 958,67 Ferri 625,67
1970 Nolitta 862,67 Ferri 536
1971 Nolitta 841,67 Donatelli 443
1972 Nolitta 1152 Ferri 531
1973 Nolitta 1102 Ferri 515
1974 Nolitta 1168 Donatelli 705
1975 Nolitta 1160 Ferri 469
1976 Nolitta 1160 Donatelli 581
1977 Nolitta 575 Ferri 467,5
1978 Nolitta 805 Donatelli 552,5
1979 Nolitta 717 Segna 487
1980 Nolitta 549 Ferri 460,5
1981 Sclavi 657 Donatelli 520
1982 Sclavi 549 Donatelli 587
1983 Toninelli 901 Donatelli 617
1984 Toninelli 739 Ferri 468
1985 Toninelli 921 Donatelli 562
1986 Toninelli 546 Ferri 523
1987 Toninelli 754 Donatelli 427
1988 Toninelli 743 Ferri 641
1989 Toninelli 996 Donatelli 454
1990 Toninelli 1048 Ferri 368
1991 Toninelli 588 Donatelli 588
1992 Burattini 800 Ferri 601
1993 Burattini 767 Ferri 358
1994 Burattini 642 Marcello 340
1995 Burattini 812 Andreucci 282
1996 Burattini 852 Ferri 536
1997 Boselli 602 Andreucci 282
1998 Burattini 980 Ferri 473
1999 Burattini 504 Marcello 282
2000 Burattini 838 Chiarolla 598
2001 Burattini 868 Ferri 470
2002 Burattini 1214 Chiarolla 404
2003 Burattini 1136 Cassaro Gae. 506
2004 Burattini 974 Laurenti 376
2005 Burattini 1010 Ferri 470
2006 Burattini 664 Piccinelli 376
2007 Burattini 1550 Rubini-Ferri 376
2008 Burattini 526 Sedioli 506
2009 Burattini 954 Pesce 286
2010 Burattini 944 Laurenti 506
(2011 Burattini 796 Di Vitto Bros. 286)

Far carriera a Darkwood
Saverio Ceri
lunedì 13 giugno 2011
SERGIO BONELLI SONO IO
Negli ultimi giorni di questa primavera particolarmente ricca di pubblicazioni a mia firma (il romanzo "Le mura di Jericho", lo Zagorone "Il castello nel cielo", l'albo speciale a colori "Lo scrigno di Manito", i due precedenti de "La progenie del male", la ristampa di alcune mie storie del Comandante Mark) esce anche quello che io reputo il libro migliore che abbia (finora) mai scritto. Nasce dalla mia collaborazione con Graziano Romani, cantautore dall'anima rock e dal cuore a fumetti, con cui ho già realizzato le biografie di Gallieno Ferri e Giovanni Ticci, e si tratta di un saggio intitolato "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io".Il saggio è stato pubblicato, come i precedenti due, dalla Coniglio Editore nella collana "Lezioni di Fumetto", ma inaugura una sezione "sceneggiatori" che speriamo possa presto arricchirsi di nuovi titoli. Come gli altri due firmati dal sottoscritto e da Graziano Romani, e diversamente dalla consuetudine della collana, non si tratta di libri-interviste ma di vere e proprie biografie umane e professionali, dunque non di "colloqui con" ma di "saggi su".
All'interno troverete, oltre a un bel po' di roba da leggere e una completa cronologia delle opere, anche una ricca parte iconografica, in bianco e nero e a colori: foto e disegni in molti casi inediti e negli altri davvero poco visti. Io e Graziano abbiamo cercato di stupire i nostri lettori mostrando loro, quasi ad ogni pagina, illustrazioni in grado di attirare l'attenzione e far aguzzare gli occhi alla ricerca della didascalia. Crediamo di esserci riusciti. Il libro è già stato presentato a Godega e a Parma e prestissimo (il 28 giugno alle ore 21) lo presenteremo a Pavia, nell'ambito del festival del Ticino, nella prestigiosa cornice del Castello Visconteo, presente anche Marco Verni.e Graziano Romani
Poi, un giorno, invece, il nostro sceneggiatore preferito smise di scrivere le storie di cui noi tutti ci nutrivamo. Non ci fu subito chiaro quando, come, perché. Notavamo che negli albi l'autore dei testi non era più indicato, e speravamo sempre che la storia successiva recasse la consueta targhetta: "Testo di G. Nolitta". Invece, niente. L'inizio di qualche avventura lasciava sperare che forse era ancora proprio lui, a raccontarcela. Ma subito si sentiva che, no, non era lui. Mancava qualcosa: quel tocco inconfondibile, quella "nolittianità" che chi era cresciuto assimilandola giorno per giorno poteva riconoscere a colpo sicuro, e che, ahimè, per quanto imitata, non c'era più. Nolitta non scrive più storie per la serie di Zagor dal n° 233 della collana Zenith, datato settembre 1980: in pratica, da oltre trent'anni. In seguito si sono progressivamente diradate, fino a scomparire, anche quelle di Mister No (di cui Bonelli ha scritto nel 2005 i capitoli finali) e di Tex.
Da allora in poi, i suoi lettori, noi per primi, non hanno mai smesso di sperare che tornasse a raccontarcene ancora. Per fortuna, Zagor è ancora sulla breccia, proseguito da autori che si sono sforzati di raccogliere l'eredità del primo sceneggiatore. Ma appunto perché ogni nuovo numero torna a riproporre il confronto fra chi si sforza, oggi, di continuare lungo la strada tracciata da Nolitta e le storie degli anni d'oro rimaste nel cuore di tutti, è il caso di provare ad analizzare l'opera di questo mitico sceneggiatore, tenendolo ben distante, per quanto possibile, dalla figura del suo alter-ego, l'altrettanto mitico editore, su cui però molto è stato scritto. Anche su Guido Nolitta esistono articoli, parti di libri e un saggio dedicato al suo lavoro su Mister No. Mancava però qualcosa di più organico ed esaustivo e ci abbiamo provato noi. Perché grazie a lui abbiamo avuto un'infanzia splendida e anche a lui dovevamo dire grazie.venerdì 10 giugno 2011
PROFESSIONISTI A PARMA
Domani sarò ospite a Parma Fantasy. Ve ne parlerò fra un momento, spiegando quel che di bello c'è in programma. Prima, però, vi racconto che cosa mi è tornato in mente riflettendo sul viaggio che mi appresto a fare. Mi sono ricordato, con un sorriso da orecchio a orecchio, un libro che ho divorato con passione qualche tempo fa. Non avevo mai letto niente di John Grisham, ma la conoscevo come un autore di gialli giudiziari, o di legal thriller, come qualcuno preferisce dire. Dunque, pesco a caso nel mucchio e ne tiro fuori uno intitolato "Il professionista". Credevo che parlasse di un avvocato. O di un killer, chissà. Sono stato per più di metà romanzo ad aspettare che ci fosse un morto. Solo dopo i tre quarti ho capito che non ce ne sarebbero stati. 
Assolutamente fantastiche sono le pagine in cui Grisham descrive l'iniziazione del giovane americano al cibo italiano: "Rick studiò il grande piatto da portata. Al centro c'era in grosso pezzo di formaggio duro, color paglia, circondato da perfetti anelli di quelli che sembravano essere affettati. Salumi dall'aspetto appetitoso, diversi da qualsiasi cosa Rick avesse mai visto". Nino, il gestore del ristorante in cui il quarteback viene accompagnato mostra all'americano il formaggio: "Naturalmente sapete che questo è il miglior formaggio al mondo. Il Parmigiano Reggiano. Quello che voi chiamate parmesan. E' il re dei formaggi e viene prodotto proprio qui: il vero, autentico parmigiano si fa solo nella nostra piccola città. Questo lo produce mio zio, che vive a quattro chilometri da dove siete seduti adesso. Il migliore". Nino si bacia la punta delle dita e poi stacca con grazia qualche scheggia, che lascia sul piatto mentre riprende la lezione. "Quello - e indicò il primo anello di affettato - è il prosciutto, famoso in tutto il mondo. Voi lo chiamate Parma ham. Si fa solo qui, con maiali particolari nutriti a orzo, aveva e il latte residuo della produzione del parmigiano. Viene trattato con sale, aria fresca e molto amore. Diciotto mesi ed è pronto". Nino prende una fettina di pane, ci versa un poco di olio d'oliva, ci posa una fetta di prosciutto e una scheggia di parmigiano. Rick assaggia. Scrive Grisham: "Rick mise in bocca tutto in un unico boccone, poi chiuse gli occhi e assaporò il momento. Per uno a cui piaceva il McDonald's, i sapori risultarono stupefacenti". Il vino abbinato è un malvasia secco. Quando si passa ai tortellini in brodo, si passa anche al lambrusco. Seguono cotolette alla parmigiana e torta nera di mandorle e caffè.
A lungo mi sono riproposto di segnarmi un menu dei tanti piatti gustati da Dockery ne "Il professionista", e quindi andare in giro per i ristoranti di Parma ad assaggiarli tutti anch'io. Graziano Romani, che è di Reggio Emilia, ha promesso che prima o poi mi accompagnerà. Intanto, spero in un anticipo domani quando, verso l'una, sarò a pranzo alla Trattoria del Ducato.Temo che anch'io dirò, come il protagonista del romanzo di Grisham al termine della prima cena: "Sono ingrassato di cinque chili". Il coach gli risponde: "Benvenuto a Parma".
Da parte mia, ho curato una mostra intitolata "Zagor e il Fantasy", alla quale si aggiunge una personale, appunto "fantastica", di Marco Torricelli (qui accanto nella versione caricaturale del bravo Bira, insieme a Mauro Boselli, con cui ha realizzato "Il pricipe degli elfi" e "Gli eroi del ramo rosso", due fra le storie più fantasy dello Spirito con la Scure). Ci sarà anche Graziano Romani, con il quale presenterò la nostra ultima fatica, il saggio "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io", edito da Coniglio. Ci sarà ovviamente modo di parlare anche del mio romanzo "Le mura di Jericho", dello Zagorone e dell'albo speciale a colori "Lo scrigno di Manito". Per saperne di più potete, ovviamente, visitare il sito della manifestazione.mercoledì 8 giugno 2011
LO SCRIGNO DI MANITO
A pochi giorni dalla fatidica data del 15 giugno, quella del "compleanno" di Zagor, e qualche giorno dopo l'uscita in edicola dell'albo speciale a colori del cinquantennale, "Lo scrigno di Manito", il primo bilancio assolutamente positivo è quello della rassegna stampa. Sono usciti articoli su "Repubblica", il "Corriere della Sera", "La Cronaca di Cremona", "Il Giornale di Sicilia", "La Stampa", il "Fatto Quotidiano", "Il Secolo d'Italia", "La Provincia" di Varese e non escludo che ne escano degli altri.
Per il compleanno dello Spirito con la Scure è già stata tagliata una torta a Godega (in provincia di Treviso) domenica scorsa, 5 giugno, alla presenza di Mauro Laurenti, Gianni Sedioli, Emanuele Barison e Graziano Romani. Laurenti e Sedioli hanno anche disegnato, a quattro mani, il bel disegno che vedete nella gigantografia della foto più in basso, dove Zagor e Cico di oggi guardano loro stessi com'erano il 15 giugno 1961 nell'albetto a striscia "La foresta degli agguati".Sabato prossimo, 11 giugno, festa grande a Parma con Gallieno Ferri, Marco Torricelli, Paolo Bisi, Mirko Perniola e il sottoscritto: ci sarà anche un albetto flip-book a celebrare i cinquanta anni di Zagor insieme ai venti di Nathan Never. Subito dopo, io e Joevito Nuccio partiremo per Zagabria, pronti a prendere il volo qualche giorno dopo per Belgrado. Nel frattempo, io e Marco Verni saremo già andati al Castello Visconteo di Pavia il 28 giugno. Tutti eventi, in attesa di quelli di luglio a Raiano (AQ) e Rimini, che faranno ancora parlare i giornali, o almeno spero. Tutto si può dire, fuorché i cinquanta anni di Zagor passino inosservati.
Qualcuno, a dire il vero, su qualche forum, ha giudicato proprio "Lo scrigno di Manito", l'albo del cinquantennale, "una storia scorrevole che si legge anche bene ma purtroppo che non lascia il segno". C'è anche chi la pensa diversamente, infatti copio e incollo: "Il mio rammarico è che questa storia, comunque molto buona a mio avviso, sia stata scelta per il numero celebrativo: se estesa a due/tre albi, poteva scapparci il capolavoro. Insomma, sono davvero soddisfatto". Però, lasciamo perdere chi è soddisfatto e concentriamoci su chi non lo è. Ovviamente, chi non ha ancora l'albo e non vuole privarsi di qualche sorpresa, meglio sarebbe se rimandasse la scorsa di questo post a lettura avvenuta. Occhio allo spoiler, dunque.La prima cosa da notare è la stranezza di chi ritiene che non lasci il segno un albo tutto a colori (sono solo sette in tutta la serie), disegnato da Gallieno Ferri, in cui compaiono anche, e per l'intera storia, due pezzi da novanta come Tonka e Winter Snake, e in cui si risolve in maniera definitiva lo scontro fra Zagor e la Congrega dei Senza Volto, nemici inventati nientemeno che da Tiziano Sclavi, il cui principale esponente, Devil Mask, era stato protagoinista perfino di un altro albo a colori, quello del n°500, di cui "Lo scrigno di Manito" è il sequel : il primo caso in assoluto di due numeri celebrativi policromi che, a distanza di anni, siamo l'uno il seguito dell'altro. Se si aggiunge che a tutto ciò, nel breve volgere di poche pagine, compaiono anche Molti Occhi, Rochas, Doc e Drunky Duck, cioè caratteristi di fondamentale importanza all'interno della saga, viene proprio da chiedersi quali ingredienti avrebbe mai dovuto contenere un numero celebrativo di questo tipo, per "lasciare il segno". Il solo fatto che lo stesso disegnatore del primo albo arrivi a disegnare quello del cinquantennale è qualcosa che lascia un segno grande come una montagna. A rigor di logica, uno potrebbe dire che la storia non gli è piaciuta o che il finale non lo convince, ma certamente non che tutto lo spiegamento di forze messo in campo possa non "lasciare il segno". Tuttavia, non si leggono i fumetti a rigor di logica.
Com'è nata "Lo scrigno di Manito"? Va detto, innanzitutto, che 94 tavole solo maledettamente poche per raccontare una storia di Zagor. Potrà sembrare strano ai lettori di Dylan Dog o Nathan Never, ma le storie dello Spirito con la Scure hanno, per tradizione, un ritmo diverso, un respiro più dilatato, da epopea. La fisicità del personaggio impone che se c'è uno scontro con un nemico, questo debba essere giocoforza disteso su più pagine. E dato che gli scontri sono frequenti, le pagine volano, lo spazio si restringe. Lo stesso vale per gli spostamenti attraverso la natura sconfinata, per la spettacolarità delle scene alla Tarzan o di quelle western. E' difficile circoscrivere l'Avventura in un solo albo. Perciò, ogni sceneggiatore chiamato a confrontarsi con la breve distanza ha difficoltà ad accontentare i palati dei lettori (che sono sempre difficili da soddisfare comunque). Se a questo tipo di problemi si aggiunge il fatto che tutti si aspettano la storia del secolo in occasione di quella del mezzo secolo, e dunque le attese sono fortissime, è chiaro che la mi si prospettava una mission impossible.In più, oltre alle aspettative dei lettori, ci sono da considerare quelle, altrettanto legittime, dell'editore (che è anche il creatore del personaggio). Se da una parte i lettori si attendono sempre storie epocali, c'è una diversa scuola di pensiero in redazione, secondo la quale, invece, i numeri speciali, o celebrativi, dovrebbero essere nel solco della tradizione, per soddisfare coloro che dovessero riavvicinarsi al personaggio in occasione di un albo a colori, i quali dovrebbero poter riconoscere l'eroe come quello che conoscevano; ma anche ai lettori occasionali sarebbe meglio, a parere di taluni, offrire una storia paradgmatica e rappresentativa e non qualcosa di insolito o di sopra le righe. Si tratta, ovviamente, di punti di vista ragionevoli. Mi sono dunque presentato a Sergio Bonelli con cinque o sei proposte in grado di soddisfare tutte le varie possibilità. Una storia più tradizionale, una legata al passato del personaggio, una con il ritorno di un vecchio nemico, una con un viaggio nel tempo, e così via. Fra tutte le idee, Sergio ne ha scelte due come fattibili. Alla mia richiesta di indicare quale delle due volesse far diventare la storia del cinquantennale, Nolitta non ha avuto esitazioni nel mettere il dito su "Lo scrigno di Manito". L'altro soggetto che gli era piaciuto, "I predatori", è finito a Joevito Nuccio che lo sta disegnando con una certa soddisfazione.
Tra le varie possibilità, "Lo scrigno di Manito" era la proposta più tradizionale, indubbiamente. Ma anche altre storie a colori del recente passato, per esempio le ultime di Tex, sono state scelte su questa falsariga. Tuttavia, una volta avuta una direttiva da seguire, credo di aver messo al fuoco quanta più carne possibile. La prima idea è stata quella di mettere insieme un team up di eroi: un terzetto composto da Zagor, Tonka e Winter Snake. Poi, data la difficoltà nel'imbastire una trama complessa in poche pagine, ho pensato di collegarmi storie già uscite, in modo da poter contare su elementi già noti ai lettori e non dover spiegare troppe cose: gli zagoriani, indubbiamente, dovrebbero tutti conoscere Devil Mask e la Congrega dei Senza Volto.Mi è parso poi di aver avuto un certo colpo d'ingegno nel trasformare "Lo scrigno di Manito" nel seguel di "Magia Indiana". Direi che si tratta di qualcosa di inaspettato. Dovendo immaginare un covo per la Congrega, ecco l'idea di ricorrere a una grotta come quella che avevo visto in un articolo di National Geographic: esistono davvero cavità piene di cristalli come quelli che si vedono nei disegni di Ferri, a cui è stats data una ricca documentazione. Mi premeva anche sfruttare le possibilità del colore, per cui la luce dei cristalli, i bagliori della lava, le scie di luce magica al servizio degli stregoni, e poi la foresta, il canyon, la cascata, una grande varietà di scenari pensati appunto per non annoiare visivamente ma, al contrario, sorprendere il lettore pagina dopo pagina. Incredibile ma vero, ecco un lettore che commenta così: "Secondo me ci sono troppe ambientazioni... con una colorazione così piatta era meglio una storia desertica... come quella di Tex per il n.500". Come si vede, come si fa, si falla.
Del resto, a dar retta ai lettori, c'è chi è rimasto sgomento nel vedere Cico che rincorre Drunky Duck sparandogli. Siamo arrivati al cinquantennale vedendo scene del genere, e adesso scopro che non vanno bene. Secondo me, è chiaro, dopo dieci lustri, che il pancione non mira al postino ma vuole soltanto impaurirlo. Eppure, se uno volesse evitare le critiche, dovrebbe impedirgli anche questo. Ma ovviamente a quel punto insorgerebbero quelli che si lamenterebbero del fatto che non si vede più Cico sparare al portalettere.
Un altro commento che mi lascia basito è quello di chi ha scritto più o meno qualcosa del genere: gli adepti della Congrega dei Senza Volto si rivelano dei miseri avversari, vista la facilità con cui Zagor li sconfigge. Mi chiedo se, chi la pensa così, abbia letto davvero "Lo scrigno di Manito" e tutti gli altri albi in cui lo Spirito con la Scure affronta Devil Mask. E' dal 1982 che Zagor cerca di sgominare la setta. In pratica, ventinove anni. Dopo che Sclavi ha lasciato in sospeso la faccenda, portata avanti comunque in più albi, e dopo che "Magia Indiana" ha riportato sulla scena la minaccia della Congrega rimarcando come Devil Mask fosse, così come Sclavi aveva detto, solo un membro, per quanto importante, di una associazione misteriosa che tramava nell'ombra, era decisamente ora che i conti fossero chiusi. Scopriamo così che la Congrega è governata da una Triade, che i suoi adepti si riuniscono nello Scrigno di Manito, che vogliono vendicarsi di Zagor: per sconfiggerli, lo Spirito con la Scure deve ucciderne a decine, far esplodere mezza montagna, sventare le trame di un traditore e, alla fine, costringere gli ultimi due rimasti al suicidio gettandosi nel vuoto così come aveva fatto Devil Mask nella prima storia: il finale del mio racconto si riallaccia all'inizio e chiude il cerchio. Una faticaccia. E mi si dice che è stato troppo facile? Mah.Mi pare, al contrario, di non aver sprecato neppure una pagina in una storia dal ritmo molto serrato, dove c'è tutta l'azione che ci si aspetta da Zagor, ma ci sono i richiami al passato, un minimo di giallo, un apologo sull'amicizia e sul valore e persino una gag iniziale come ai vecchi tempi. Per cui, sono soddisfatto e con la coscienza in pace. E adesso, pronti per i prossimi cinquant'anni!
martedì 7 giugno 2011
DA NOVANTA A CENTO
Ho appena finito di rileggere, per dovere professionale, il n° 179 di Alan Ford, datato maggio 1984 e intitolato "Una rosa per Bob". In copertina, un simpatico disegno ciclistico di Raffaele Della Monica, firmato anche per esteso con una targhetta in bella vista nella parte bassa dell'illustrazione. Oggi, come si sa, io e Raffaele lavoriamo insieme a Zagor (e insieme abbiamo realizzato anche un paio di storie). All'epoca, invece, lui (anche se molto giovane: ventitré anni, peraltro uno solo più di me) era già un fumettista professionista, mentre io avrei dovuto aspettare ancora un lustro.
"Carissimi Alanfordissimi, iniziamo la rubrica con una lettura un po' singolare. E' scritta da Moreno Burattini di Campi Bisenzio provincia di Firenze. Singolare è il fatto ce la lettera è un romanzo breve, o racconto lungo (4 pagine dattiloscritte fitte fitte) e poi per le argomentazioni che contiene alcune interessanti altre pure. Inoltre è pure singolare un sui inciso che ripropongo anche perché si riferisce proprio alla rubrichetta che il sottoscritto tiene denominata "Angolo di Max". "...Nel tuo 'Angolo di Max' sembra quasi che tu stia parlando a ruota libera e qualcuno trascriva quello che dici senza punteggiare: interrompi il discorso con improvvise incidentali, poi lo riprendi; sghignazzi fra te sgrammaticando il periodo per mancanza di punteggiatura; riempi il tuo scritto con onomatopeie improvvisate... il che fa pensare (correggimi se erro) che tu butti giù la pagina una volta per tutte senza fare brutta copia e forse anche senza rileggere attentamente". Breve stacco perché il discorso è ripetitivo e riprendiamo con: "Avrai capito che io scrivo tutto questo per PURA INVIDIA nei tuoi confronti, infatti ho sempre sognato di fare anch'io quello che tu fai: essere soggettista e sceneggiatore, che favola!" Beh... Alura a noi! James Joyce ehm massì lui che di Ulisse prode ricamò le gesta senza punteggiatura alcuna, che rompe forse, ma che è meglio di una punteggiatura ibrida. La 'presa diretta' del discorso detta anche P.D. è funzionale appunto perché viene ad essere un discorso parlato e non una improbabile impresa letteraria. Eh sì! Comunque ti voglio accontentare e pertanto eccoti ben punteggiato. Caro Moreno (virgola) fare lo sceneggiatore (virgola o non virgola?) non è una favola ma un lavoro (punto esclamativo). Non faccio brutta copia ma due stesure (punto e virgola per taluni, punto fermo per talaltri). Il che è la stessa cosa ma suona più fino (termine della punteggiatura ostica e libertà di espressione anche neologistica). Ciao."In seguito, il mio nome sarebbe comparso altre volte nella Posta di Alan Ford, per esempio quando con Enrico Cecchi realizzati il numero speciale di Collezionare dedicato al Gruppo TNT, o quando con Francesco Manetti pubblicammo l' "Alan Ford Index 1-300". Ma "Una rosa per Bob" segna molto probabilmente il mio primo incontro ravvicinato con Luciano Secchi, destinato a dar vita a venticinque anni di reciproca frequentazione, con gli alti e i bassi di un rapporto talvolta problematico ma tuttavia ininterrotto.
venerdì 3 giugno 2011
LET'S GO... DEGA
Se c'è un'immagine simbolo della precedente edizione dello Zagor Day svoltosi a "Godeg...a fumetti" nella primavera del 2009, è la foto qui accanto. Il personaggio che vedete impugnare con entusiasmo la scure di Zagor è Gallieno Ferri. Lo scatto è opera della mano felice di Marco "Baltorr" Corbetta, a cui si devono anche le altre che trovate a corredo di questo post, e coglie il momento in cui il maestro ligure, dopo aver ricevuto in regalo un modello in legno dell'arma dello Spirito con la Scure, si atteggia in una posa degna del Re di Darkwood.Un altro bel ricordo che ho dei due giorni trascorsi in Veneto due anni fa (ma Godega Sant'Urbano, pur essendo in provincia di Treviso, vicino a Conegliano, non è distante da Pordenone) è il titolone di un giornale locale che parlava di tremila zagoriani venuti a festeggiare il loro eroe preferito, alcuni dei quali (un gruppo di ben noti forumisti) immortalati in una fotocolor a corredo dell'articolo. Il testo di quel pezzo lo troverete in calce al post, come documento e testimonianza di un evento che resterà nella memoria di chi lo ha vissuto. Un'altra cosa divertente è la striscia di Zagor data in omaggio, che conteneva, fra le altre cose, anche una mia storiella inedita disegnata da Sedioli (matite) e Verni (chine).

L'occasione per riparlarne è offerta dalla riedizione dello Zagor Day in occasione del cinquantennale dello Spirito con la Scure, voluta dalla Banda Stragulp! che organizza la kermesse trevisana, e prevista per sabato 4 e domenica 5 giugno 2011. A presentare gli incontri con la sua grinta da navigato showman sarà Graziano Romani, musicista di mestiere ma storico e cultore del fumetto per passione, autore di ben tre libri in coppia con il sottoscritto e compositore e interprete di un disco tutto dedicato a Zagor (che presto tornerà in edicola e in libreria). Sarà suo il compito di animare un talkshow con Mauro Laurenti e Gianni Sedioli, e presentare al pubblico il nuovo acquisto della squadra zagoriana, il disegnatore friulano Emanuele Barison.
Graziano, inoltre, si esibirà dal vivo con alcuni brani del suo disco zagoriano ma non è escluso che possa anticipare qualcosa anche dal nuovo disco dedicato a Tex, che uscirà entro l'anno.
Per sapere di più sulle sue intenzioni, potete leggere ciò che scrive sul suo sito, in un pezzo rivolto al suo pubblico, in cui parla anche di Godega. Di sicuro, Romani parlerà del saggio mio e suo dedicato a Guido Nolitta, che dovrebbe essere disponibile nello stand degli organizzatori. In ogni caso, i visitatori troveranno il romanzo di Zagor "Le mura di Jericho" e un bel po' di materiale realizzato dagli organizzatori per l'occasione. Tanto per cominciare, ci sono due bellissimi disegni riprodotti su locandine e cartoline, opera rispettivamente di Gallieno Ferri e dell'inedita coppia Sedioli-Laurenti. Questi ultimi hanno preparato un disegno a quattro mani nato da un mio suggerimento: quello di far vedere lo Zagor e il Cico delle origini (dall'abbigliamento e i volti abbastanza diversi) a confronto con quelli dei nostri giorni, a significare i cinquanta anni di storia della coppia. Ci sarà poi un annullo filatelico, un timbro cioè che verrà apposto su poster e cartoline a beneficio dei visitatori. Sarà visitabile una mostra dedicata alla storia di Zagor.
Io, purtroppo, non ci sarò. Non perché non voglia esserci, dato che, come si sa, sono sempre pronto ad andare dappertutto (e a Godega ho ormai dei cari amici, come Rudi e Mimmo, per citare solo due nomi), soprattutto dove ci son ottimi vini e buona cucina, ma perché si sposa mia sorella. So che il sindaco di Godega (che vedete in una foto premiare Ferri) si è offerto di sposarla lui se soltanto avesse voluto spostare la cerimonia su in Veneto, ma pare che sarebbe stato troppo difficile organizzare la trasferta di tutti gli invitati. Tuttavia, sarò presente e in spirito e forse in voce, se sarà possibile organizzare un collegamento telefonico o via computer.
Il programma prevede apertura del mercato e della mostra alle ore 11, e naturalmente incontri informali con gli autori che si aggireranno per i locali; la domenica, sempre alle ore 11, talkshow con gli autori e presentazione del libro, più concerto di Graziano Romani. E' previsto il taglio di una mega-torta per cento persone, per augurare buon compleanno a Zagor.
ARTICOLO DEL GAZZETTINO Su GODEG...A FUMETTI edizione 2009di Franco Allegranzi
Da tutt'Italia gli appassionati dei fumetti dello Spirito con la scure
GODEGA. Fino a sabato erano insospettabili medici, impiegati, operai. Ieri mattina si sono svegliati con una missione da compiere: hanno indossato la casacca rossa col simbolo dell'aquila, sono saliti in auto o sul treno e si sono precipitati a Godega, per lo "Zagor day" nazionale. L'evento ha portato nella Marca da tutta Italia migliaia di appassionati del personaggio dei fumetti edito da Bonelli, grazie al tam-tam dei forum. Almeno tremila le presenze nell'intera giornata, e oltre 300 hanno assistito all'incontro con gli autori.
Applauditissimo il maestro Gallieno Ferri, disegnatore principe di Zagor, che deve aver trasformato in realtà qualche sortilegio dei suoi personaggi dei fumetti, perché gli 80 anni appena compiuti proprio non li dimostra. "Mi mantengo così per la fame patita durante la guerra - ha confessato - anche se al vostro Prosecco non so resistere". In platea, tanti fans di tutte le età. Molti sopra gli anta, capelli brizzolati o capelli addio, con moglie e bimbi al seguito, eredi predestinati della passione fumettistica. Non tutti però sono riusciti a convincere la famiglia. "Vengo da Udine - ci rivela Roberto Pin, pensionato - leggo Zagor da quando è nato, cioè dal 1961. Era in formato striscia perché così si poteva mettere in tasca, molte famiglie consideravano ancora i fumetti una trasgressione licenziosa. Pure mio papà. Cinquant'anni dopo, sto ancora difendendo la mia passione. Per venire qui ho dovuto litigare con mia moglie che voleva restassi a casa, ma ne è valsa la pena".
Qualcuno è arrivato da Ravenna, Milano, Bologna...( Enzo ), qualcun altro da Napoli. "Zagor significa fantasia, sogno - ci spiega Riccardo Timoteo, partenopeo - e in questo mondo abbiamo tanto bisogno di sognare". Ha con sé il bimbo di tre anni, in perfetta divisa zagoriana. C'è una comitiva di Parma che più tardi pranzerà al sacco. I più accaniti e preparati sono gli iscritti dei forum Ztn (Za-gor-te-nay) e Scls (Spirito con la Scure), che, grazie a internet, comunicano e vivono in tempo reale tutti gli eventi dedicati al loro beniamino. Si salutano con ampi e amichevoli abbracci, come Zagor nella foresta di Darkwood. Ieri, a ora di pranzo, tutti in coda per farsi autografare gli albi storici da Gallieno Ferri, dallo sceneggiatore Moreno Burattini, dai disegnatori Marco Verni e Mauro Laurenti, che dal palco hanno dispensato aneddoti e memorie. Per Godega Fumetti, fortunata e ben organizzata rassegna giunta alla sua seconda edizione (ma già in grado di rivaleggiare con Treviso Comics), il giorno atteso da mesi non ha deluso le attese.Dopo la mostra mercato, la collettiva di autori locali e la personale di Luca Enoch dei giorni scorsi, lo "Zagor day" è stato accompagnato da una serie di eventi di rilievo, che resteranno nella storia del fumetto (e del Comune di Godega, il cui primo cittadino, Alessandro Bonet, è anche il più illustre lettore di fumetti): l'annullo filatelico per i 60 anni di carriera di Gallieno Ferri, l'anteprima del libro "Gallieno Ferri, Una vita con Zagor" (Coniglio editore), la distribuzione gratuita ai fans di una striscia con copertina inedita di Zagor, la presentazione dei brani di Graziano Romani, il rocker che a Zagor ha dedicato l'album "Zagor King of the Darkwood", e una chicca: la realizzazione di una tavola che vede Zagor e Cico avventurarsi nel territorio di Godega.













