domenica 12 aprile 2026

TAGLIATELLA E RAGU'... DI PESCE

 

 
il 1° aprile 2026, sul magazine UBC è apparsa la terza puntata della mia rubrica "Saggiamente", dedicata alla saggistica fumettistica, con la recensione di un libro appena pubblicato che annunciava una  scoperta sensazionale: l'invenzione del balloon, e quindi del fumetto, fu opera di un italiano. Il titolo: Palloni e Balloon – Il primo fumetto della storia è italiano; l'autore: lo storico del Risorgimento Bruno Guerrini; l'editore: Cut-Up Pubishing. Ciliegina sulla torta, la prefazione del professor Marco Ciardi, dell'Università di Firenze. Naturalmente, vista la data, è tutto falso. Un Pesce d’Aprile!
 
Potete leggere tutto qui:
 


Ammetterete che l’idea era raffinata e perfida: nella recensione-fake raccontavo che nel 1868, su alcuni numeri della rivista satirica Il Pasquino, erano apparse vignette con protagonista Goffredo Tagliatella, scroccone fiorentino amante della mortadella e del mandolino, e il suo cane Ragù. Disegnate da Umberto Nuvolari, allievo del più celebre Casimiro Teja, avevano la caratteristica di racchiudere i dialoghi all'interno di palloncini i cui fili erano collegati a chi staa arlando: insomma, erano dei balloon. Praticamente  Tagliatella batteva di trent’anni Yellow Kid. Ho tirato in ballo anche un presunto contatto tra Nuvolari e Joseph Pulitzer, contestualizzato tutto nel panorama delle testate di satira illustrata dell'Italia pre e post risorgimentale (Il Pasquino, fondato nel 1856, Il Fischietto del 1848,  L’Asino del 1892). 
 

 

Qui sopra vedete la falsa copertina del falso saggio sulla falsa clamorosa scoperta. Prima di raccontare com'è andata, c'è da raccontare un precedente, quello del primo aprile 2023. Sempre il magazine uBC, quel giorno annunciò una nuova rubrica, a firma del sottoscritto, intitolata “Vento in poppa”, nella quale avrei dovuto parlare (in modo serio, documentato e senza peli sulla lingua) del seno femminile nei fumetti. Nel mio articolo di presentazione citavo pesino García Lorca e Pablo Neruda, buttavo lì un mio aforisma («Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le tette») e proponevo un titolo alternativo più “algoritmo-friendly”: “Seno e coseno”. Anche quella volta era tutto falso, naturalmente.  Funzionò alla grande: migliaia di accessi, indignati, entusiasti, e poi la risata collettiva quando, due giorni dopo, venne svelato lo scherzo.
 
Se volete rileggere quel che scrivemmo io e gli amici di uBC, cliccando qui potrete trovare il primo pezzo, cliccando qua il "dietro le quinte".

Tre anni dopo, ci abbiamo riprovato, coinvolgendo anche dei complici insospettabili. Stefano Fantelli di Cut-Up Publishing si è prestato a permettere un credibilissimo link al catalogo ufficiale della Casa editrice della copertina di "Palloni e Balloon" (confezionata dal bravo Pasquale Laricchia  sulla scorta di una autentica stampa d'epoca).  Marco Ciardi ha dato il tocco finale con una prefazione da prestigioso professore universitario qual è, che cominciava con un impeccabile «Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare…». Del resto il saggista Bruno Guerrini, nella nostra finzione, era un suo  collega all’Università di Firenze: nato nel 1972, specialista di storia risorgimentale, autore di saggi su Cavour e sulla stampa umoristica ottocentesca. 
 

 
 
Ho lavorato un paio di giorni sulla falsa recensione, pressato dal direttore di uBC, Marco Gremignai, che si preoccupava di non fare in tempo e intanto tramava la trappola finale: il "pesce" sarebbe stato servito non all'alba del Primo Aprie, ma a pochi minuti dalla mezzanotte.  Tutto era stato congegnato per far abboccare quante più vittime possibile, e al di là delle fake news riguardanti Tagliatella e Ragù, risultava vero tutto il resto: ovvero le informazioni su Teja, sul Pasquino, sulle origini del balloon, sulle sequenze narrative che già anticipavano il linguaggio del fumetto nelle riviste ottocentesche. Volevamo che, almeno ai primi sguardi, la confezione fosse inattaccabile, è forse siamo stati fin troppo credibili. Mentre “Vento in poppa” aveva registrato migliaia di click (perché, diciamocelo senza ipocrisia, le poppe interessano di più), questo Pesce d’Aprile ha funzionato meno. Chi l’ha letto ha pensato che fosse un pezzo serio, accademico, roba per appassionati di storia del fumetto. 
 
Il primo Pesce d’Aprile giocava sul terreno dell’ironia leggera e un po’ provocatoria; il secondo puntava tutto sulla verosimiglianza storica. Il pubblico ha reagito di conseguenza: ride di più quando gli dai qualcosa di esagerato e divertente, mentre davanti a una “scoperta accademica” tende a prenderla sul serio o a scrollare via. Almeno credo. Tuttavia c'è stato (non farò nomi) chi ci è cascato. Oggi, a distanza di qualche giorno dal secondo scherzo, mi diverte pensare che Bruno Guerrini esista davvero da qualche parte, oppure che potrei scrivere io qualcosa a sua firma. Magari delle avventure (vere) di Tagliatella e Ragù.  Magari un articolo sulle riviste di satira politica ottocentesca. Anzi, facciamo così: qui di seguito pubblico il testo della mia falsa recensione su Palloni e Balloon, subito dopo il primo pezzo (serio) firmato dal (finto) storico del Risorgimento (cioè io). Al prossimo scherzo!
 
 
 
Per la cronaca: su  uBC abbiamo spacciato questo signore per Umberto Nuvolari, il fumettista (inesistente) creatore di Tagliatella e Ragù e inventore del balloon (non è vero). In realtà la foto raffigura Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 17 luglio 1868 – Ponte Lambro, 19 ottobre 1944) è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano.

 
 
BELLA SCOPERTA
di Moreno Burattini 

Bruno Guerrini
PALLONI E BALLOON
Il primo fumetto della storia è italiano
Cut-Up Publishing
Prefazione di Marco Ciardi
2026, brossurato con alette
160 pagine, 19,90 euro

“Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, il titolo Palloni e Balloon non allude a una disamina di come il gioco del calcio sia stato raccontato nei fumetti italiani”, scrive il professor Marco Ciardi dell’Università di Firenze, presentando il sorprendente saggio del suo collega Bruno Guerrini. E se lo dice lui, che di calcio è esperto e appassionato, come dimostra il suo libro Nove, c’è da credergli. I palloni a cui ci si riferisce sono in realtà palloncini: quelli scoperti da Guerrini, storico del Risorgimento, in alcuni numeri di una rivista satirica ottocentesca e che, collegati con un filo al personaggio che sta parlando all’interno di una vignetta, contengono le sue parole. In altri termini, si tratta di balloon: le prime nuvolette della storia, stando alle date.

In pratica, il fumetto è stato inventato da un italiano, il fiorentino Umberto Nuvolari (1842-1926), battendo di quasi trent’anni lo statunitense Richard Felton Outcault, creatore nel 1894 di un personaggio chiamato Yellow Kid – per convenzione ritenuto il prototipo degli eroi di carta – i cui discorsi erano scritti sul camicione che lo vestiva. Perché, appunto, l’invenzione del fumetto è strettamente collegata con quella del balloon, tanto che che molti precursori, quali per esempio lo svizzero Rodolphe Töpffer, autore delle storie di Monsieur Jabot (1833) o il tedesco Wilhelm Busch (che nel 1865 creò i personaggi di Max e Moritz), vengono considerati solo degli antesignani visto che le loro narrazioni per immagini sono corredate da didascalie. Ma soprattutto Nuvolari batte sul tempo il francese Christophe (pseudonimo di Georges Colomb) e il suo Maître Pierre (1887), che Oltralpe considerano il primo della classe quanto a uso delle “bulles” – e superare i cugini dà sempre qualche soddisfazione.

Tutto ciò viene ben contestualizzato da Guerrini nel suo libro, il cui sottotitolo – “Il primo fumetto della storia è italiano” – ben anticipa il sorprendente contenuto. L’autore del saggio, presentato durante l’edizione 2026 di Lucca Collezionando, spiega di aver verificato, su alcuni vecchi numeri della rivista umoristica “Il Pasquino” datati 1868, la presenza di vignette e brevi storie con protagonisti Goffredo Tagliatella e il suo cane Ragù, opera del disegnatore Umberto Nuvolari, allievo del più famoso Casimiro Teja. A stupire Guerrini è stato constatare come sia il cagnetto che il padrone comunicassero attraverso dialoghi contenuti all’interno dei palloncini. Il Pasquino fu una delle riviste satiriche italiane più longeve, fondata a Torino nel 1856 e pubblicata fino al 1930, insieme ad altre testate come Il Fischietto e Il Mulo. Nel 1880 Nuvolari emigrò in America e interruppe la produzione delle tavole di Tagliatella e Ragù, che vennero pubblicate solo su tre numeri della rivista, peraltro di difficile reperibilità. Questo il motivo per cui sono state dimenticate, fino alla scoperta di Bruno Guerrini, che le ha inserite in parte nel suo saggio, riccamente corredato da altre immagini d’epoca. Tagliatella è italianissimo anche nella caratterizzazione: va matto per la mortadella, suona il mandolino, è uno scroccone patentato. 

Indagando su Nuvolari, l’autore di Palloni e Balloon ha addirittura scoperto un contatto dell’illustratore con Joseph Pulitzer, che nel 1883 aveva acquistato il giornale The New York World, destinato a diventare uno dei giornali più influenti e innovativi dell’epoca. Proprio il quotidiano su cui sarebbe comparso lo Yellow Kid di Outcault. Coincidenza? Io non credo… e nemmeno Guerrini, che in questo snello saggio (disponibile online da sabato prossimo presso la casa editrice Cut-Up) ricostruisce appunto le vicissitudini americane di Nuvolari, giungendo a conclusioni sorprendenti e tuttavia documentate. Una lettura imperdibile per gli amanti delle nuvolette – pardon, dei palloncini.


 

LA SATIRA CHE FECE L'ITALIA
di Bruno Guerrini 

Torino, metà Ottocento. Mentre il Piemonte sabaudo preparava cannoni e diplomazia per l’Unità, due riviste decisero di usare un’arma più sottile: la matita. Il 2 novembre 1848 nasce Il Fischietto, fondato da Lorenzo Pedrone (in arte Icilio) e dal tipografo Giuseppe Cassone. Trisettimanale di “bizzarrie d’attualità”, quattro pagine, vignette pungenti, linea liberale, filo-cavouriana, anticlericale e anti-austriaca. Era militante ma elegante: sosteneva l’unità senza fanatismo, aggirando la censura pre-unitaria. Visse quasi settant’anni, fino al 1916 (con una breve ripresa nel ’23). Otto anni dopo, il 27 gennaio 1856, arriva Il Pasquino. Ideato da Giuseppe Augusto Cesana e Giovanni Piacentini, si presenta come “giornale umoristico, non politico, con caricature” per schivare più facilmente i divieti fuori dal Regno di Sardegna. Il nome evocava la statua romana delle pasquinate: satira popolare, irriverente, anonima contro il potere. Presto però si politicizza, restando su una linea liberale moderata, borghese e accessibile.

Il protagonista grafico di quell'epoca è Casimiro Teja, torinese del 1830, “Puff” sui fogli. Orfano presto, destinato alla marina, finisce all’Accademia Albertina e scopre il suo talento: caricature narrative, sequenze a vignette che anticipano il linguaggio del fumetto. Esordisce sul Fischietto, dal 1856 diventa l’anima del Pasquino e dal 1859 ne assume la direzione fino alla morte nel 1897. Le sue litografie a doppia pagina, spesso a colori, non erano semplici ritratti di Cavour, Garibaldi o Vittorio Emanuele II: erano storie di costume, commenti sociali, vere e proprie narrazioni visive. Il suo Alfabeto di Pasquino del 1871 – un leporello lungo oltre tre metri – ripercorre in ordine alfabetico i ventitré anni di viaggio da Torino a Roma. Stile arguto, elegante, “sensatamente ironico”: castigava ridendo, senza insulto gratuito.

Accanto a queste due torinesi, il panorama si arricchisce. A Milano, nel 1869, i Fratelli Treves lanciano L’Illustrazione Popolare, settimanale “per le famiglie”, economico e accessibile, con xilografie, litografie e poi fotografie, articoli di storia, letteratura e scienza divulgativa. Nel 1873 (primo numero effettivo 1875) arriva la sorella maggiore L’Illustrazione Italiana, più prestigiosa, rivolta alla borghesia colta.

Ma la satira vera si moltiplica. Nel 1882 nasce a Milano Il Guerin Meschino, periodico umoristico illustrato della scapigliatura. Nel 1892, a Roma, Guido Podrecca e Gabriele Galantara fondano L’Asino, settimanale socialista, anticlericale e feroce, che diventerà il bersaglio preferito dei cattolici. Nel 1907, proprio come risposta a L’Asino, esce a Bologna Il Mulo, cattolico e antisocialista, diretto da Cesare Algranati (Rocca d’Adria), con tavole di Guido Moroni Celsi. Nel 1900 debutta Il Travaso delle Idee, uno dei più popolari, senza precisa collocazione politica, che arriva fino al 1966. E ancora Il Becco Giallo (1924), antifascista, soppresso nel 1926.

Non era solo un fenomeno italiano. In Europa la satira illustrata era già matura. A Parigi, nel 1832, Charles Philipon fonda Le Charivari, modello di vignette politiche e di costume. A Londra, nel 1841, Henry Mayhew e Ebenezer Landells creano Punch (sottotitolo: The London Charivari), che per oltre un secolo sarebbe stato il riferimento dell’umorismo britannico.

Queste riviste italiane non inventarono il fumetto, ma ne furono una premessa raffinata. Le grandi tavole di Teja, le sequenze narrative del Fischietto, certe pagine del Pasquino o del Guerin Meschino sono veri e propri protofumetti: storie raccontate per immagini, con didascalie, personaggi ricorrenti, linguaggio visivo che anticipa le strip americane. Il 1894, con il Yellow Kid di Outcault, segna la nascita del fumetto moderno come fenomeno di massa, ma qui in Italia si era già imparato a “narrar disegnando”.

Oggi il problema è un altro: la conservazione. Annate complete o fascicoli sciolti circolano ancora su eBay e librerie antiquarie, ma sono preziosi e costosi. L’Illustrazione Italiana è la più generosa: intere annate su Internet Archive. Il Fischietto ha qualche raccolta parziale sulla Biblioteca Digitale della Lombardia. Il Pasquino resta il più ostico: solo frammenti online, singole vignette, il grosso nelle emeroteche torinesi, alla Raccolta Bertarelli di Milano o nelle collezioni private.

Sfogliando quelle pagine ingiallite – con l’inchiostro che ancora odora  di Risorgimento – si capisce che l’Italia unita non la fecero solo i generali e i diplomatici. La fecero anche le matite di Teja, di Galantara, di Redenti e di tanti altri.