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sabato 15 marzo 2025

DUE RISPOSTE




Un lettore, di cui non conosco il nome ma che ringrazio per il garbo con il quale mi si è rivolto, mi ha posto due domande al termine di un incontro con il pubblico, tenuto da me e da Alessandro Piccinelli, svoltosi venerdì 28 febbraio 2025 a Sesto San Giovanni, nei pressi di Milano. L’incontro, organizzato per il Comune di Sesto dal bravo Sergio Tulipano, è stato coronato da un grande successo di pubblico, con molte domande da parte degli intervenuti. Tuttavia, il lettore che ha avanzato le sue due per ultimo lo ha fatto parlando soltanto con me, a conferenza già finita, e mentre ero impegnato nel firmare, con Piccinelli, le copie di una stampa data in omaggio agli intervenuti (riproducente un disegno dello stesso Alessandro, che vedete qua sopra). Mi pare pertanto utile riferire qui le mie risposte, a vantaggio di avesse gli stessi dubbi e perplessità o, più in generale, fosse interessato all’argomento. 
 


Proverò a riassumere con parole mie il senso delle domande, almeno per come le ho capite, assicurando la mia completa buona fede nel riferirle. La prima questione riguarda la storia “Una ragazza in pericolo” (Zagor n° 685 e n° 686, del 2022), di cui ci siamo occupati con due articoli pubblicati su questo blog - e che potete leggere o rileggere cliccando qui e cliccando qua. Una storia che ha suscitato molte reazioni, e che, a giudicare dai commenti raccolti, ha emozionato parecchi lettori.



Secondo il lettore, un aspetto di quel racconto rappresenterebbe uno dei punti più bassi della mia attività di sceneggiatore. Egli sarebbe stato infastidito dalla velocità con cui Zagor passa dal rifiutare la relazione d’amore dopo la dichiarazione di Jenny, al sembrare straziato dalla sua morte come il più coinvolto degli innamorati. “Ma se la conosceva appena!”, dice il lettore, ritenendo che per innamorarsi così sarebbe stata necessaria una frequentazione ben più assidua.

Ora, l’obiezione è alquanto bizzarra per tutta una serie di motivi. Il primo, che riferisco quasi per scherzo (ma in fondo scherzo non è), è che esiste il colpo di fulmine, spunto per infiniti romanzi, racconti, poesie, film, canzoni e aneddoti raccontati fra amici. Persino Sandokan si innamora della Perla di Labuan al primo sguardo, addirittura avendone soltanto sentito parlare (lascia Mompracem pur di andarla a vedere dopo che Yanez gliel’ha descritta). Il secondo motivo è che se io chiedessi allo stesso lettore perplesso qual è la storia d’amore riguardante Zagor rimasta nella memoria e nel cuore di tutti gli zagoriani, inevitabilmente (credo) mi risponderebbe: quella con Frida Lang. Ecco, vorrei sapere in che modo si potrebbe definire “assidua” la frequentazione fra lo Spirito con la Scure e la nobildonna austriaca. 
 

Ma arriviamo al terzo motivo, quello più importante.
Prima di arrivare a “Una ragazza in pericolo” mi sono impegnato, come sceneggiatore e come curatore, a costruire tutto un percorso di avvicinamento alla dichiarazione d’amore di Jenny prima di baciare Zagor e prima che questi gli dica di no. Percorso iniziato nel 2020 con l’albo “La figlia del mutante”, in cui scopriamo che Jenny è innamorata del nostro eroe. Poi, in varie altre avventure l’innamoramento si è fatto sempre più palese, al punto che lo stesso Spirito con la Scure si è sorpreso a riflettere sui suoi sentimenti verso la ragazza. Quindi la storia d’amore era in sospeso da due anni, al punto che alcuni lettori scrivevano sollecitando che si arrivasse al dunque.


Sottolineo poi che rifiutando la relazione con Jenny, Zagor non dice di non amare la ragazza ma di non potersi impegnare con lei, per una scelta fatta da anni: lui ha una missione da compiere, da cui non può essere distratto e che metterebbe in pericolo una compagna o un figlio. Zagor fa capire benissimo che Jenny non gli è indifferente, ma ritiene di non poter venire meno al suo voto, chiamiamolo così. Mi accorgo che “fa capire benissimo” forse non è l’espressione più giusta da usare, visto che il lettore sembra non averlo capito, quindi aggiungo: “almeno nelle mie intenzioni”. C’è da dire, o da ripetere, che peraltro non sono stato io a stabilire che Zagor debba restare single, ma Guido Nolitta. Lo ha fatto in tante dichiarazioni, ma basterebbe andare a rileggersi il discorso con cui il nostro eroe scarica Frida Lang scappando addirittura dalla finestra.


Zagor "scarica" Frida Lang


Ma c’è dell’altro, e mi pare l’argomentazione conclusiva. Zagor non conosce Jenny ne “La figlia del mutante”, cioè in un albo de 2020 (quello in cui, come ho detto, scopriamo i sentimenti della fanciulla). La conosce da un albo del 1993 intitolato “Ladro di ombre”, sceneggiato da Mauro Boselli e illustrato da Mauro Laurenti, a cui si deve l’inserimento nel microcosmo zagoriano delle tre (in origine quattro) ragazze di Pleasant Point, appunto Jenny, Ellie May e Sara. Ragazze che si sono viste e riviste in numerose avventure e che comunque sembrano essere grandi amiche dello Spirito con la Scure. Quindi la frequentazione assidua c’è stata eccome! Peccato sia sfuggita al nostro lettore, evidentemente per somma incapacità mia e di Boselli, nel corso di trent’anni di storie, di renderla palese. Zagor ha avuto tutto il tempo per cogliere le differenze caratteriali delle tre ragazze, e di apprezzarne una più delle altre. Non dimentichiamo poi quanto raccontato retrospettivamente in un’altra avventura, “Il passato di Jenny”, in cui si mostra il primo incontro fra il Re di Darkwood e la fanciulla con le lentiggini, la più “acqua e sapone” e la meno appariscente delle tre bellezze del trading post, ma appunto per questo in grado di far breccia nel cuore del nostro eroe.
 

Le ragazze di Pleasant Point secondo Stefano Di Vitto


 
 
Veniamo alla seconda domanda. Perché, si chiede il lettore di Sesto San Giovanni, su Zagor devono confluire disegnatori che “non c’entrano niente”? Illustratori cioè provenienti da Nathan Never, Martin Mystère o Dylan Dog, bravi magari alle prese con astronavi o scenari metropolitani, ma non altrettanto a loro agio con la foresta, i pellerossa, i trappers e tutti gli elementi dell’iconografia ferriana? Il lettore giudica negativamente “I racconti di Darkwood”, in cui spesso vengono ospitati disegnatori di altri staff, ma contesta anche il passaggio di alcuni di essi sulla serie regolare. Sembra, al nostro interlocutore, che tutti vogliano disegnare Zagor, e accettando tutti si perderebbe l’impronta tradizionale che caratterizza graficamente il personaggio.

Premetto che ho già risposto con dovizia di argomenti a questo tipo di contestazione in un articolo intitolato “Non assomiglia”, che potete recuperare cliccando qua accanto.

Tuttavia, resto perplesso perché la varietà di interpretazioni dovrebbe essere un elemento di merito e non di demerito, un segno peraltro del fascino e dell’attrattiva di un personaggio. Tex è stato raffigurato, nel corso dei decenni, da artisti molto diversi da Galep, che lo creò graficamente, e il ranger di Erio Nicolò è molto diverso da quello di Giovanni Ticci, così come Claudio Villa lo interpreta assai differentemente da Fabio Civitelli. Lo stesso potrebbe dirsi di Dylan Dog. In generale i lettori di questi personaggi sono incuriositi e affascinati nel vederli raffigurati secondo diverse sensibilità artistiche, e di certo se in tanti autori sono interessati a dare il loro contributo a una leggenda, di leggenda evidentemente si tratta. Alcuni lettori di Zagor, invece, sembrano disturbati da ogni minimo scarto dal modello ferriano. Ricordo che una volta, Ferri ancora vivo, un tale telefonò in redazione dicendomi, con fare imbestialito: “Ma insomma, basta con tutti questi disegnatori! Voglio che Zagor lo faccia soltanto Gallieno Ferri”. Al che io risposi: “Sarebbe bello, ma Ferri, con tutta la buona volontà, può realizzare soltanto duecento tavole l’anno, e noi ne mandiamo in edicola duemila. Chi disegna le altre milleottocento?”. “Ah! Mi scusi, non lo sapevo.” Click. 

 

 
Purtroppo Gallieno non c’è più dal 2016 e inevitabilmente ci sono altri a portare avanti la serie di Zagor, ciascuno dando il proprio contributo. Né più né meno come accade su Topolino, dove c’è del bello nel saper riconoscere e apprezzare il tratto di Romano Scarpa da quello di Giorgio Cavazzano, o da quello di Corrado Mastantuono. Ma, oserei dire, né più né meno di quanto accade con James Bond, dato che Sean Connery a un certo punto ha dovuto venire sostituito e si sono potute apprezzare le diverse interpretazioni di 007 di attori (secondo me tutti bravissimi) come Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan e Daniel Craig. C’è poi da dire che ci sono opinioni molto diverse riguardo al fatto che i disegnatori di Zagor debbano o non debbano attenersi rigidamente all’ortodossia ferriana, e perciò se il lettore di Sesto San Giovanni la pensa in un modo, io ricevo continuamente inviti a osare di più. Rispondo a entrambi allo stesso modo: si procede con prudenza e buon senso, innovando nel rispetto della tradizione. Che è il modo migliore per scontentare tutti, ma anche la cosa più giusta da fare.


 

venerdì 28 giugno 2024

I DUE SFIDANTI

 

 
 
All'inizio del mese di giugno è uscito lo Zagor n° 707 (Zenith 758), intitolato "I due sfidanti". I testi sono miei, i disegni di Marco Verni. La copertina di Alessandro Piccinelli è stata colorata da Roberto Piere. Si tratta della quinta puntata di una lunga saga in sei parti iniziata nel  febbraio 2024 con l'albo "Supermike!", di cui abbiamo parlato a suo tempo in questo stesso spazio: cliccate sul testo colorato per leggere o rileggere ciò che ci eravamo detti. La stessa  cosa (l'averne parlato e la possibilità di leggere o rileggere) vale per la seconda puntata, "I guerrieri di Tumak", per la terza, "Lo Spirito giallo" e per la quarta, "Verso un oscuro destino".

Ormai siamo arrivati in vista del finale: la rivincita pretesa da Supermike è in corso di svolgimento e l'albo si interrompe sul più bello, mentre cioè è in corso la quarta sfida. Il punteggio (posso dirlo senza timore di fare dello spoiler, a distanza di quasi un mese dall'uscita - in ogni caso questa parentesi valga come messa in guardia) è di due a uno a vantaggio di Mike Gordon. Le cose, insomma, si sono messe male: va detto che, però, la prima gara è stata vinta dallo Spirito Giallo per una circostanza molto particolare e una decisione importante presa da Zagor a tal riguardo.
 

Rimandiamo a dopo l'uscita della puntata conclusiva, intitolata "Verdetto finale", ogni commento complessivo (le storie vanno sempre valutate dopo che il sipario si è richiuso). Con l'uscita dell'albo di luglio ci sarà un verdetto finale anche a proposito del tetativo, mio e di Marco Verni, di battere il record di Tiziano Sclavi e di Gallieno Ferri quanto all'avventura più lunga della saga zagoriana (il primato precedente è di 513 pagine: saremo riusciti a fare di più?). Parleremo anche di questo. Marco mi dice che "I due sfidanti" ha "convinto tutti" e che anche i più accaniti detrattori hanno dovuto ammettere di essere in attesa di scoprire come andrà a finire. Naturalmente non ci credo, accontentare tutti è impossibile. Tuttavia, mi sono giunte diverse testimonianze di lettori che si sono detti appassionati dal racconto. Uno fra i più illustri è Gualtiero Ferri, figlio di Gallieno, che mi ha mandato addirittura la sua foto con l'albo in mano (questa qui sotto) facendo i suoi complimenti. Grazie!
 


Mi sono anche state riferite nuove tiritere critiche, da parte di alcuni commntatori sui social, sullo “spiegazionismo” delle pagine in cui la mia sceneggiatura riassume, in alcuni flashback, che cosa era accaduto in passato, mostrando le scene più importanti dei due precedenti incontri/scontri fra Zagor e Supermike.  Secondo costoro, riportando sulle scene Mike Gordon non c’era bisogno di ricapitolare gli avvenimenti del passato, perché i lettori li conoscono. 
 
Ora, la prima storia, quella di Nolitta, è del 1975 (quarantanove anni fa); la seconda, quella di Castelli, è del 1984 (quaranta anni fa). Davvero dopo quaranta anni non si deve fare il punto della situazione? No, mi si risponde: anche i lettori più giovani si sono sicuramente procurati gli arretrati. È un punto di vista molto egoistico, al pari di quelli che giudicano “inutili” le ristampe perché loro le storie ce le hanno già tutte. Peraltro non ci sono soltanto i lettori più giovani che potrebbero non aver letto storie di quaranta o cinquanta anni fa, ma anche quelli che pur avendole lette non hanno più gli albi. Non tutti sono collezionisti (e non ci sono soltanto loro). Senza contare che a me fa piacere, come lettore, vedere rievocate sequenze molto amate. E poi, aggiungo, c’erano molte cose da chiarire nella storia di Castelli. Infine, io rivendico il mio diritto di fare le scelte che ritengo migliori nel mio ruolo di sceneggiatore e di curatore di testata e trovo che si tratti anche di un dovere, quello di agire secondo scienza e coscienza (e perfino incoscienza) senza scrivere sotto dettatura di questo o quel lettore che crede di rappresentare il giudizio divino. Insomma, ho fatto quel che mi è sembrato giusto dover fare. Immagino che chi non sopporta le rievocazioni possa tollerararle comunque a vantaggio degli altri; chi proprio non le regge potrà serenamente passare all'avventura successiva, scritta da un diverso autore meno spiegazionista di me. Di più, non saprei che dire.
 
 

 



domenica 25 febbraio 2024

DI NUOVO SUPERMIKE!




Il primo febbraio 2024 è uscito in edicola il n° 703 di Zagor (Zenith 754), intitolato “Supermike!”, di cui vedete qua sopra la copertina di Alessandro Piccinelli - che cita sia la cover di Gallieno Ferri di un precedente ritorno dello Spirito Giallo che si libera di un saio fratesco aprendoselo sul petto (eccola qui sotto), sia una classica posa di Superman, quella in cui gli basta liberarsi di giacca e camicia (e degli occhiali) per trasformarsi da Clark Kent in Superman.
I testi sono miei, i disegni di un Marco Verni più ferriano che mai.
 

Era dal lontano agosto del 1984 che Supermike non compariva sulla copertina di un albo di Zagor e, cosa più importante, non dava del filo da torcere allo Spirito con la Scure nelle pagine interne. Si trattava del n° 229 della serie, intitolato “Il volto del nemico”, chiamato a concludere una storia in quattro albi iniziata nel maggio precedente, sceneggiata da Alfredo Castelli e illustrata da Ferri.
 

 
 
 
 
 
 
Ho scritto nella mia rubrica “I tamburi di Darkwood” il testo che segue. Sono quaranta anni che Mike Gordon, detto anche “lo Spirito Giallo” dagli indiani di Darkwood, non faceva ritorno. Quaranta anni dei nostri, naturalmente. Nell’universo del nostro eroe dalla casacca rossa, invece, il tempo sembra cristallizzato in un eterno presente o quantomeno scorre con una diversa velocità rispetto a quello reale. Nove anni prima dell’avventura scritta da Castelli, però, ce n’era stata un’altra, memorabile, firmata da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, e sempre disegnata da Ferri: si intitolava “Zagor contro Supermike” e vi faceva la sua prima apparizione Mike Gordon. “Tutti gli eroi si sentono fare, prima o poi, l’obiezione che vincono sempre, non le prendono mai, e via dicendo”, dichiara Sergio Bonelli in una intervista. E prosegue: “Allora mi venne in mene l’idea di qualcuno che addirittura scalzasse Zagor”. Insomma, nel novembre 1975 Supermike nacque per mettere in difficoltà lo Spirito con la Scure nel modo più clamoroso possibile, minandone cioè il carisma e l’autorevolezza, dopo essere riuscito anche ad assestargli più volte colpi sopra e sotto la cintura. L’avversario che Nolitta immaginò è uno spaccone arrogante e presuntuoso, Mike Gordon, che si autodefinisce “super” perché riesce a ottenere il massimo risultato in qualunque attività in cui si cimenti. Dopo aver ricevuto una sonora lezione da parte del Re di Darkwood decide di impegnarsi nella sistematica demolizione del credito che il nostro eroe si è guadagnato nella sua foresta, facendone quasi una ragione di vita. Un villain così originale e tanto ben caratterizzato non poteva che entrare di prepotenza nel cuore del lettori, che ci hanno sempre chiesto, insistentemente, di poterlo rivedere. L’avventura che inizia a pagina 5 di questo albo si preannuncia come una fra le più lunghe della saga zagoriana e ci farà compagnia per tutta la primavera.

Del ritorno di Supermike ho parlato anche nell’articolo con il quale, a inizio anno, ho presentato sul sito Bonelli il 2024 zagoriano. La Casa editrice ha poi pubblicato anche un podcast con varie mie considerazioni che mi auguro siano interessanti da ascoltare, e un video in cui spero di essere stato anche divertente da vedere. Potete trovare tutto quanto cliccando sui link (le parole colorate qui sopra).

 
 
 
Ho partecipato anche, insieme a Marco Verni, a ben tre incontri in diretta online rispondendo alle serrate domande del pubblico, e insomma mi è sembrato di registrare una notevole attesa per questo ritorno, richiesto peraltro a gran voce da tantissimi.
 
Illustrazione di Anna Lazzarini

 
Per convincersene basterà dire che esiste addirittura un gruppo Facebook dedicato a Supermike. In redazione sono stati tutti meravigliati (io no, conoscendo la passione degli zagoriani) vedendo una T-Shirt gialla con la M di Mike arrivare in via Buonarroti spedita da un lettore che ha voluto ringraziarmi per aver riportato mister Gordon alla ribalta e agli onori delle cronache. 
 
 

In autunno, addirittura, un forum zagoriano ha realizzato e distribuito agli iscritti l’anello di Supermike (quello che lascia il segno dando un pugno).
 



 

 
Numerosi gli articoli sulla carta stampata, nelle edizioni on line dei giornali, e perfino servizi televisivi. Insomma, fibrillazione su tutti i fronti. 
 


 
Eppure, mi è bastato annunciare l’uscita dello Zagor di febbraio per leggere, tra i primissimi commenti, quello di un tale che scrive: “Basta con i ritorni”. Che ci si deve fare, i detrattori sono così. Non ci si discute, come con i complottisti. (In realtà ho già risposto qui, cliccate per leggere - o rileggere). Dato che la storia sarà lunga, torneremo a parlarne nei prossimi mesi ma per trarre un bilancio complessivo la saggezza consiglia di aspettare la fine. Che, a mio parere, sarà la parte migliore del racconto.
 

 


mercoledì 24 gennaio 2024

LA TANA DEL SERPENTE

 
E' in edicola dai primi giorni del 2024 l'albo di Zagor n° 702 (Zenith 753), intitolato "La tana del serpente". La copertina, che potete vedere qui sopra, è opera di Alessandro Piccinelli. I testi sono miei, i disegni di Mauro Laurenti. Si tratta della seconda parte di una storia in due puntate, iniziata il mese scorso con l'albo "Il passato di Jenny". Potete leggere alcune considerazioni in proposito nell'articolo che ho pubblicato sul blog alcune settimane fa:
 
http://morenoburattini.blogspot.com/2023/12/il-passato-di-jenny.html
 
Per chi non ha voglia di cliccare, riassumo il punto principale ribadendo come, sostanzialmente, "Il passato di Jenny" sia una storia che ha per tema la violenza contro le donne. Il loro sfruttamento, il senso del possesso di certi uomini violenti, l'abuso del corpo femminile, ma pure la ribellione di chi subisce prevaricazioni e il tentativo di riacquistare libertà, dignità e autonomia, anche chiedendo aiuto a chi è in grado di darlo.
 
Ad avventura conclusa posso aggiungere qualcosa ancora.
 
1) Non si racconta solo di come Jenny sia arrivata a Pleasant Point, ma anche di come ci sia giunta Sara. Jenny e Sara sono state caratterizzate in modo diverso fra loro o, almeno, ho cercato di farlo (non pretendo di esserci riuscito).

2) Viene risolto il mistero di che fine avesse fatto la quarta ragazza di Pleasant Point, Ruth. Infatti, nell'avventura del 1993 che si ricorda con il titolo "Ladro di ombre", scritta da Mauro Boselli, in cui le fanciulle in questione entravano per la prima volta a far parte della saga zagoriana, ne venivano presentate quattro: Jenny, Sara, Ellie May e appunto Ruth. Quest'ultima spariva dalla scena, senza spiegazioni, nelle avventure successive. Adesso scopriamo che si era trattato di un allontanamento volontario dovuto a un matrimonio, ma anche che lei e il marito (e un figlio) tornano ad abitare nei pressi del trading post di Peabody.

3) Nel finale si allude ad altre avventure da narrare con protagoniste Jenny, Sara, Ellie May e Ruth, successive a quanto raccontato ne "La tana del serpente". E' la classica "porta aperta" che gli sceneggiatori talora si lasciano alle spalle (o davanti) quale possibilità da sfruttare in futuro. Non è detto che queste storie ancora da rivelare vengano davvero scritte e disegnate (si possono tranquillizzare i tanti detrattori delle figure femminili nella saga di Zagor).

4) La storia del "Passato di Jenny" ha suscitato il solito coro di polemiche a cui non soltanto sono fortunatamente abituato, ma che tutto sommato mi fanno felice perché non si può certo dire che in Rete gli albi di Zagor passino inosservati e non suscitino vivaci reazioni. Pare anzi che siano un argomento acchiappaclic, e la cosanon può che farmi piacere. Ovviamente ci sono anche recensori soddisfatti e commenti positivi.

5) Fra le osservazioni critiche ce n'è una decisamente insolita, che rappresenta perfettamente il genere di reazioni a cui a volte ci troviamo di fronte in una realtà fatta di lettori pronti sentirsi indignati da qualunque cosa. 
Un lettore scrive una lettera che comincia così:
"Questo è troppo". "Come è possibile che agli sceneggiatori sia venuto in mente di usare Clerville come nome del villaggio in cui si svolgono gli avvenimenti del racconto 'Il passato di Jenny'?".
Ho risposto in questo modo:
“Questo è troppo”, lei scrive – e leggendo ho cercato di immaginare che cosa mai avessimo combinato. Scopro poi che si tratta solo di un nome qualunque dato a una qualunque città. Immagino che lei contesti l’uso del toponimo perché noto per essere la città (e lo stato), di fantasia, dove agisce (per lo più) Diabolik. Immagino che le sorelle Giussani, creatrici di quel fumetto, abbiano scelto quel nome perché suonava bene (Clerville non esiste) e per lo stesso motivo è stato usavo, una tantum, dagli autori di Zagor (da me, per la precisione): Clerville suona (appunto) bene e si legge come si scrive. Mi pare un motivo più che sufficiente (oserei dire persino valido), non si è voluto far male a nessuno, se il nome del toponimo non le piace, le piacerà o le sarà piaciuto (si spera) quello dato a qualche altra località in qualche altra nostra avventura. E’ probabile che altri nomi avrebbero causato altre problematiche, per esempio “La casa del terrore” di nolittiana memoria sorge nei pressi di La Fayette, città che sappiamo trovarsi (nella realtà) collocata in Indiana oppure in Louisiana (ce ne sono due), in ogni caso decisamente lontana dal Massachusetts dove storicamente avvenne la caccia alle streghe (è lì che si trova Salem) e da quella costa del Nord Est di prima colonizzazione caratterizzata dall’architettura simile alla dimora degli Stanford. Quindi, a volte, per evitare contestazioni, è meglio inventarsi nomi di fantasia e per non abusare della parola Clear (Clear Water) o Clark (Clark City) può capitare che si semplifichi tutto in un semplice “Clerville”, che di certo non è un nome impegnativo come Gotham City o Metropolis. Del resto negli Stati Uniti esistono località come Pollo (Alaska), Imbarazzo (Minnesota), Inferno (Michigan), Pee Pee (Ohio), Rapporto (Pennsylvania).

 


 

domenica 26 novembre 2023

LE STORIE DI DRUNKY DUCK

 
 

 
E’ uscito da qualche giorno in edicola “Le storie di Drunky Duck”, undicesimo numero della testata Zagor Più (novembre 2023). Vedete qui sopra la copertina di Alessandro Piccinelli, che cita quella del classico “Zagor Story”, illustrata a suo tempo da Gallieno Ferri. Si tratta della decima raccolta de “I racconti di Darkwood”, la serie-nella-serie inaugurata nel settembre 2017 con il Maxi Zagor n° 31, che proponeva cinque storie brevi contenute in una “cornice” narrativa che le presentava e giustificava, fungendo da sesta storia autoconclusiva essa stessa. L’iniziativa permetteva a autori ospiti (sceneggiatori e disegnatori) di confrontarsi con la leggenda dello Spirito con la Scure, godendo di maggiore libertà espressiva quanto a impaginazione delle tavole, nel rispetto, comunque, della tradizione zagoriana.
 
Traccerò qui di seguito una brevissima cronistoria di questo tipo di proposta, per arrivare poi, molto velocemente, a dire la mia sull’uscita più recente (con qualche stoccata polemica in risposta a fendenti altrui)

Nella prima antologia, tanto perché le cose fossero subito chiare,  vedemmo Zagor disegnato da Lola Airaghi, Dante Bastianoni e da Romeo Toffanetti, giusto per citare i nomi di alcuni illustratori; ma ci fu anche il ritorno di Marcello Toninelli e l’esordio di Gabriella Contu e Paolo Di Orazio alla scrittura dei testi.  L’esperimento venne accolto con favore. Così, nel gennaio del 2019 “I racconti di Darkwood” tornarono in edicola con il Maxi n° 35, “Brividi da Altrove”, che vide l’esordio di Stefano Voltolini (giunto nel nostro staff dopo essere stato una colonna de “Il Giornalino”) quale autore della “cornice”, incarico che da allora in poi gli sarebbe stato sempre riconfermato. Seguirono altri due Maxi antologici, poi “I racconti di Darkwood” si trasferirono sulla nuova collana “Zagor Più”, inaugurandola con il n° 1, “Le storie di Molti Occhi”, nel maggio 2021. Il resto è cronaca recente, dato che gli albi con i racconti brevi si alternano, nella cronologia della testata, con quelli che contengono una sola avventura lunga, differenziati fra loro anche dal colore in costolina.

Contando anche gli episodi contenuti ne “Le storie di Drunky Duck”, il totale delle short stories proposte fino ad adesso è di ben cinquantasei, che offrono un autentico campionario di mani diverse, interessanti da mettere a confronto fra loro, con nomi ben noti ai lettori zagoriani perché parte dello staff, e molti altri provenienti da esperienze diverse. “Le storie di Drunky Duck” vede l’esordio zagoriano di Elisabetta Barletta, un’altra mano femminile ("Cassidy", "Saguaro"), e dello sceneggiatore Davide Rigamonti, di recente visto alla prova sulla miniserie “Odessa”, però arriva per la prima volta su Zagor anche il veterano Gino Vercelli, noto soprattutto per i suoi Martin Mystére. Altri sorprendenti autrici e autori al loro debutto alle prese con Zagor ci aspettano nella prossima antologia. 
 
 
 


Dato che è consuetudine di questo blog che io mi segnali e commenti quel che di mio esce in edicola, eccomi a farlo. Ne “Le storie di Drunky Duck” ci sono due diverse sceneggiature a mia firma. Una, è la “cornice” (che ha comunque una struttura a sé stante e a sé bastante e funge da quinto racconto leggibile in autonomia), illustrata dal sempre più a suo agio Stefano Voltolini. La seconda è “La follia di Zagor”, affidata alle sapienti mani di Denisio e Nando Esposito. In questo episodio c’è una scena destinata a colpire il lettore e a lasciarlo, per quanto possibile, senza fiato: Lo Spirito con la Scure spara a Cico e lo uccide. Non siamo di fronte a una messinscena, non è un sogno, c’è qualcuno che va a verificare, toccando il cadavere, che proprio di morte si tratta. Ovviamente c’è un trucco, come quello di un prestigiatore. Chi legge, almeno in teoria, dovrebbe incuriosirsi e voler scoprire come sono davvero andate le cose.
 
Vediamo nella recensione del blog “Zagor e altro” che cosa ne pensa Marco Corbetta. Per leggere cliccate sul link.

Riguardo al punto di cui stiamo parlando, il recensore scrive:

Il primo racconto narrato da Drunky Duck, “La follia di Zagor”, spiazza davvero i lettori (che comunque possono ovviamente presumere che l’omicidio di Cico da parte dell’amico nasconda un “trucco”) per buona parte della narrazione. Il bello è scoprire come lo sceneggiatore riesca a motivare la morte di Cico che appare davvero reale!

E’ del resto lo stesso modo di procedere di autori di gialli che depistano i loro lettori: senza volermi paragonare a loro, ma solo per citare due nomi di culto (da me apprezzatissimi), basterà ricordare Agatha Christie e John Dickson Carr. Quando nelle pagine finali dei loro romanzi si arriva alla spiegazione, per il lettore è il momento più bello. Il racconto “La follia di Zagor” non è neppure un vero giallo: c’è un sottofondo da spy-story, poi un intreccio drammatico finché tutto si spiega con una breve sequenza di quattro tavole su quaranta. Se qualcuno è in grado di apprezzare il gioco di prestigio, bene, altrimenti si può rapidamente passare al racconto successivo, di pura azione. In genere si fa così. 
 
Non si può neppure dire che sia strano che Zagor appaia protagonista di un episodio un po’ diverso dal solito, perché, come ben sanno gli appassionati, le avventure dello Spirito con la Scure sono il crocevia dei generi più disparati e della “contaminazione”: chi segue l’eroe di Darkwood non sa mai cosa aspettarsi dal racconto successivo, si potrebbe essere portati per mare o spinti in un deserto. Riguardo al giallo, ricordo che siamo partiti proprio rammentando “Zagor Story”, la cui copertina è stata volutamente citata da Piccinelli, e che è un vero e proprio giallo con tanto di spiegone finale con il quale Nolitta svela l’identità dell’insospettabile assassino.
 
 
 

Eppure, ci sono alcuni che non apprezzano la varietà dei generi. E’ il caso di un detrattore che, riferendosi a “La follia di Zagor” l’ha drasticamente commentata con “da denuncia” proprio sulla mia pagina Facebook (ci sono tanti bei posti in Rete dove poter dir male degli altri, perché mai voler utilizzare proprio il mio piccolo spazio per dir male di me non lo capirò mai - in ogni caso, complimenti, "da denuncia" non me lo aveva detto mai nessuno, e sì che me ne hanno dette di tutti i colori). Non rammento puntualmente il resto delle parole dello stroncatore ma mi pare che il senso fosse più o mano questo: ho deciso che d’ora in poi comprerò soltanto Diabolik. Al che ho risposto: mi pare un ottimo proposito. 
 
Cercando di decifrare quel che si voleva dire, mi sembra di capire “se volevo leggere un fumetto in cui si mettono in atto piani criminali che poi necessitano una spiegazione, leggevo il Re del Terrore”. Il che, al netto delle opinioni personali, mi sembra una bizzarria. Allora, secondo il nostro arguto commentatore, se Zagor vive un’avventura western si potrebbe leggere  Tex, se ne vive una horror si potrebbe leggere Dylan Dog, se si contamina con la fantascienza si potrebbe leggere Natan Never, se si entra nel regno del fantasy si potrebbe leggere Dragonero. Viene da chiedersi che tipo di avventure possa vivere il nostro eroe senza che a qualcuno venga voglia di leggere qualcos’altro. Peraltro, come si è detto, avendo a che fare con un personaggio che da sempre passa da un genere all’altro, trovando proprio in questo passaggio la sua ragion d’essere e il motivo del suo sessantennale successo. Mah.
 
 

 

Leggendo la recensione del blog “Zagor e altro”, c’è un altro spunto di riflessione offerto dalle parole finali di Marco Corbetta:
 
In conclusione, anche questa volta il mio giudizio sui “Racconti di Darkwood” contenuti nel volume è nel suo complesso sostanzialmente positivo, nonostante molti critichino le storie brevi e preferiscano quelle di maggior respiro. Sarà che ultimamente ho meno tempo per leggere, ma mi trovo sempre più a mio agio nell’affrontare “short-stories” che non avventure che si dilungano per mesi…

Si parla di “molti” che criticano le storie brevi preferendo quelle più lunghe. Come al solito, i “molti” sono (naturalmente) i più chiassosi. Basta che su un forum o un gruppo di discussione ci sia un gruppetto che si inalbera, si finisce per sentire soltanto la loro voce. Sembra quasi che il parere di alcuni debba diventare legge: se a me (capopopolo) non piacciono le short stories, non devono essere più pubblicate. In realtà basta aspettare lo “Zagor Più” successivo, perché a ogni antologia di “Racconti di Darkwood” segue un balenottero con una storia lunga. Mi pare molto semplice, benché ci sia chi non ci arriva. Lasciamo le storie brevi a chi le apprezza, non pretendiamo che la Casa editrice produca soltanto ciò che piace a noi. Il nostro intento è di offrire una varietà di proposte adatte a tutti i gusti, ognuno scelga ciò che preferisce. Anzi, “I racconti di Darkwood” sono pensati proprio per piacere a quanti più lettori possibili, visto che ogni albo mette a disposizione stili e autori diversi.  Mi chiedo peraltro se i detrattori delle storie brevi abbiano mai letto racconti come "Brezza di Luna" da cui è nata addirittura la miniserie "Zagor Darkwood Monitor". E se non l'hanno fatto, perché negare che ci possa essere del buono nelle storie bevi? Mah.

 

 

Ma è poi vero che i lettori non gradiscono le storie brevi? Proprio in questi giorni ho letto il n° 24 della rivista “Zagorianità”, che pubblica i risultati di un sondaggio tra gli appassionati, chiamati a esprimersi su quale sia la collana “fuori serie” più apprezzata, scegliendo fra una decina di possibilità. Risultato? Vince la testata “Zagor Più”, con al primo posto sul podio la versione “storia lunga” seguita al secondo posto dalla versione “Racconti di Darkwood”. Quindi, le storie brevi sono preferite persino ai Color o ai tradizionalissimi Speciali.

Voi saluto suggerendovi, se volete ascoltare un commentatore pacato e ragionevole, di guardare o ascoltare questa recensione rintracciabile su TouTube.

 
 

 


venerdì 21 ottobre 2022

IL BATTELLO DEI MISTERI

 

 
 
Il 30 aprile 2018 ho pubblicato, su questo blog, un articolo intitolato "Striscia l'avventura" in cui spiegavo il senso di una iniziativa appena varata dalla Sergio Bonelli Editore, ovvero una miniserie di albetti a striscia, come quelli dei bei tempi che furono, che proponeva una storia inedita divisa in sei brevi puntate. Il racconto si chiamava "Il battello dei misteri", i testi erano miei, le matite di Gianni Sedioli, le chine di Marco Verni. L'articolo lo potete rieggere cliccando qui sotto (ci sono foto e curiosità).
 
 
Una delle particolarità dell'iniziativa consisteva nel fatto che, trattandosi di un esperimento veicolato da un fornato insolito a cui le edicole non erano più abituate, la distribuzione venne effettuasta soltanto nel circuito delle fumetterie e nei canali di vendita on line. Nonostate la tiratura limitata, la minerie "Collana Darkwood" (questa la sigla usata per identificarla) ebbe il successo che bastava a fare il bis l'anno successivo, con una nuova storia inedita. 
 
 

 

Tuttavia, per forza di cose (compresa la disabitudine dei lettori zagoriani a frequentare le fumetterie e a fare acquisti on line), il fatto che le strisce non fossero state distribuite in edicola aveva impedito alla maggior parte degli appassionati di procurarsele. Quindi, in tanti (anzi, in tantissimi) hanno chiesto per anni che ci fosse una ristampa rintracciabile presso gli edicolanti. La stessa richiesta si è, del resto, sempre ripetuta quando sono stati realizzati albetti con materiale inedito distribuiti nel corso di fiere o manifestazioni o contenuti in riviste amatoriali.

Durante il mese di ottobre 2022, finalmente, alcuni dei racconti più introvabili sono stati messi a disposizione del grande pubblico grazie a uno "Speciale" extra, il secondo dell'anno (mentre abitualmente ne esce solo uno). Ne vedete in apertura la bella copertina inedita, opera di Alessandro Piccinelli. Dico "alcuni" perché per esaurire l'elenco servirà almeno un altro Speciale di questo tipo, previsto (forse) per il prossimo anno. 
 

 
Oltre a proporre "Il battello dei misteri" in un unico blocco di 120 tavole, lo Speciale raccoglie anche altre quattro storie brevi ristampate per la prima volta in un unico albo destinato alle edicole, dopo essere uscite in tempi e occasioni diverse, su pubblicazioni non edite alla nostra Casa editrice e distribuite attraverso canali diversi. La prima, “Il sortilegio della strega”, conta dodici pagine contenute nel catalogo della mostra “Bonelliana” allestita in Liguria nell’ottobre del 2016, nell’ambito della manifestazione denominata “Rapalloonia”. Lì sopra, oltre a quella di Zagor, venivano proposte storie brevi e inedite di altri due personaggi: Mister No e Julia. Tutte e tre erano caratterizzate da un collegamento, presente nel racconto, con la cittadina di Rapallo che ospita ogni anno la kermesse. Dato che la località è nota per aver ospitato una importante gruppo di autori di fumetti (basterà citare i nomi di Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi), io e Walter Venturi abbiamo pensato di rendere omaggio a uno di essi, lo sceneggiatore Carlo Chendi (purtroppo poi scomparso nel 2021), e a uno dei personaggi Disney a cui più è legato il suo nome, la strega Nocciola (naturalmente utilizzando delle loro controfigure).  Ne ho parlato qui:


Segue un racconto datato 2014 e caratterizzato soprattutto dal fatto che le otto tavole da cui è costituito sono state realizzate ciascuna da un disegnatore diverso, tra cui Michela Cacciatore, destinata a venire ricordata come la prima donna a essersi cimentata con Zagor, sia pure su una pubblicazione realizzata al di fuori dalla Casa editrice Bonelli. L’occasione è stata offerta dai festeggiamenti dei venticinque anni dell’Associazione “Gli amici del Fumetto”, che  pubblica la rivista “Cronaca di Topolinia” (su cui compare una rubrica fissa chiamata “Darkwood Monitor”) e tutta una serie di albi e volumi in cui si dà spazio a giovani autori. Salvatore Taormina, da sempre animatore delle tante iniziative del gruppo, ha ottenuto l’autorizzazione a pubblicare un albetto spillato celebrativo destinato agli associati, con addirittura una copertina inedita di Gallieno Ferri, contenente un breve racconto da me sceneggiato per l’occasione, “La cripta”.  Ho pensato le otto tavole adattandole allo stile di ogni disegnatore messo a mia disposizione (sei zagoriani e due “ospiti”: troverete i loro nomi in calce a ogni tavola), coordinando il loro lavoro. Alla fine, gli otto stili diversi si fondono armoniosamente in una unica narrazione senza sobbalzi.  Potete leggere qui altre notizie:
 

 
 

 
A pagina 147 dello Speciale 35 comincia “Il nuovo Re di Darkwood”, una breve storia scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli), illustrata da Gallieno Ferri e pubblicata nel maggio del 1997 sul n° 4 di “Amico Treno”, rivista distribuita gratuitamente nelle stazioni ferroviarie italiane. La tiratura della pubblicazione, ben quattrocentomila copie, rende questo breve racconto quello con protagonista Zagor cui spetta il record di diffusione. L’avventura venne realizzata nell’ambito di una iniziativa che vide ospitati sulle pagine della rivista numerosi eroi dei fumetti (tra cui Tex, Mick Raider, Mister No, Nathan Never,  Martin Mystére, Legs e Dylan Dog). La formula dei vari racconti prevedeva una struttura di base comune: l’incontro fra un passeggero di un treno e una donna, divoratrice di fumetti. Lo spunto deriva dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore” in cui il protagonista si innamora di una affascinante lettrice conosciuta appunto sui sedili di un vagone.
 
 
 

 
Per finire, ecco a pagina 155 “La mappa del tesoro”, una avventura di otto pagine scritta e illustrata dal greco Yannis Ginosatis (bravissimo disegnatore di Tex) e pubblicata per la prima volta sul n° 58 della fanzine “Ink” in occasione del cinquantennale zagoriano. 
 


Qualcuno si è lamentato del fatto che questo materiale sia stato ristampato in un albo della collana degli Speciali anziché in una pubblicazione a parte. Sembra che chi possieda già i sei albetti a striscia si senta "obbligato" all'acquisto di uno Speciale che diversamente non comprerebbe, ma spinto dal fatto di non avere un numero mancante appunto nella serie degli annual (eccezionalmente divenuta semestrale appunto per l'uscita del n° 35 autunnale dopo il consueto n° 34 primaverile).  Altra contestazione: la collana degli Speciali dovrebbe pubblicare solo storie inedite.  Ulteriori polemiche, mi è stato detto, riguardano il fatto che la riproposta in edicola di storie "introvabili" farebbe perdere di valore la pubblicazione originale.

Comincio subito da ques'ultimo punto. Le storie bonelliane, come si sa, vengono ristampate continuamente fin dagli inizi della Casa editrice. Lo stesso vale per i fumetti di un qualche interesse di quasi tutti gli editori. Non si è mai sentito dire che una ristampa differenziata dall'originale abbia fatto perdere valore a quest'ultimo. O si vuol sostenere che il primo volume della Collezione Storica a colori di Repubblica abbia causato la diminuzione delle quotazioni dello Zenith n°52? Chi portasse avanti una tesi del genere si ricoprirebbe, com'è evidente, di ridicolo. I cinque racconti contenuti nello Speciale 35 hanno una veste grafica e tipografica del tutto diversa dalle pubblicazioni originali delle singole storie, e per di più sono riuniti in un unico volume. Quindi, la polemica è senza senso.
 
 
Le strisce di Zagor secondo Alessandro Piccinelli

 
Riguardo al fatto che qualcuno avrebbe gradito un albo fuori serie e non la riproposta delle "introvabili" nella collana degli Speciali, è un parere che si può accettare come quello, facciamo l'ipotesi, che il tutto avrebbe dovuto essere a colori.  Va bene. Si sa che son tutti editori con i torchi degli altri. Ma ragioniamoci su.
Talora succede anche a me di non condividere certe scelte fatte dalle Case editrici (persino della mia), o dai produttori di film, ma anche dall’ortolano sotto casa. Il più delle volte mi rispondo che ci saranno dei motivi che io non comprendo (non pretendo mai di aver ragione se non ho ben chiari i termini del problema), e succede anche che di tanto in tanto questi motivi mi vengano spiegati e io mi ritrovo ad ammettere che in fondo delle ragioni c’erano. Alla fine, comunque sia, valuto i pro e i contro e decido come atteggiarmi (accettare, voler bene lo stesso, tollerare o anche tagliare i ponti) - senza pensare che gli altri debbano per forza fare le cose su misura per me. Ora, non sono un tecnico della materia, ma posso immaginare che le testate già esistenti godono di una distribuzione già rodata, gli edicolanti sanno già che certi clienti le chiederanno, hanno uno spazio dove esporle, il computo del venduto e del reso è facilitato dalla consuetudine. Le "novità" o ciò che viene distribuito "fuori serie" immagino crei sempre qualche problema in più. Chi se ne intende avrà fatto i suoi conti, puntado a una distribuzione più capillare, in grado di acconentare più lettori. Del resto sospetto che il mercato scoraggi (e non dipende dagli editori) il varo di collane nuove (senza contare i tempi e i costi della registrazione in tribunale).  Considerato il limitato numero di collezionisti che ha acquistato le strisce, credo che nella scelta abbia prevalso l’idea di mettere a disposizione della molto più ampia platea degli Speciali qualcosa che la stragrande maggioranza dei lettori non aveva mai visto. Più copie vendute (almeno in prospettiva) consentono peraltro un prezzo pià basso.
 
Però, del resto, lo Speciale 35 non contiene soltanto “Il battello dei misteri” ma anche altre quattro storie “introvabili”, mai uscite prima in edicola - storie anch’esse richieste, in ristampa, da moltissimi appassionati. Perciò, se si ritiene di non essere interessati alla ristampa della prima storia, forse l'acquisto può essere soddisfacente anche solo per le successive. I pochi che ritengono di non voler accettare nella propria collezione storie non uscite in edicola ma comunque in loro possesso, direi che, trattandosi di un evento particolare (forse ripetuto fra un anno, ma destinato comunque ad esaurirsi) possano serenamente soprassedere - lasciando che gli altri abbiano le loro storie “introvabili” da leggere. In ogni caso nessuno obbliga nessuno ad acquistare alcunché. Segnalo comunque il fatto che gli Speciali non hanno il numero progressivo scritto in costolina e, dunque, il fatto che tra il n° 34 e il n° 36 mancherà a qualcuno il n° 35 non sarà per niente evidente nella fila degli albi sullo scaffale.

Infine, sul fatto che gli Speciali debbano presentare solo storie inedite, ammesso che qualcuno abbia stabilito questa regola e che non la si possa cambiare in via eccezionale, mi pare evidente rispondere che le cinque storie dello Speciale 35 sono tutte inedite in edicola.