mercoledì 14 luglio 2021

LA FATA TURCHINA

 

 

Basterebbe la straordinaria copertina di Emanuele Taglietti a promuovere questo albetto. Ma se ci aggiugiamo che le 18 tavole a fumetti contenute all'interno sono di Franco Saudelli, c'è di che sbigottire, anche senza far cenno alla mia sceneggiatura. Si tratta della seconda prova de sottoscritto al servizio della benemerita Annexia, piccola casa editrice guidata da Luca Laca Montagliani, impegnata nel recupero (con storie nuove) delle sexy testate create tra gli anni Sessanta e Novanta da Renzo Barbieri
 
Già nel 2018 Annexia mi aveva chiesto una breve storia inedita per Cimiteria, che venne illustrata da Nestore Del Boccio. 
Ne ho parlato qui:

Sia l'albetto di Cimiteria che questo di Fata Turchina sono proposte nel formato dei pocket della Edifumetto ma spillate, contano 40 pagine, di cui 18 di fumetto e il resto di contenuti extra: alcune illustrazioni inedite, dossier critico, cronologia degli albi del personaggio. Le storie fanno parte del progetto "Vintagerotika" che prevede la realizzazione di tutta una serie di spillati  dedicati a personaggi come Jacula, Yra, Ulula, Zora e Lucifera, Belzeba, Naga, Sukia. Si tratta di episodi nuovi e inediti, affidati ad autori contemporanei (compres dei grossi nomi - e non parlo del mio), ciascuno dei quali ha offerto la sua versione delle sexy eroine, in qualche caso proseguendone le avventure là dove si erano interrotte alla chiusura della loro serie, in altri casi raccontando avventure scollegate dalla continuity.
 
La testata "Fata Turchina" durò solo otto numeri, dal 16 gennaio al 24 aprile 1975, ma i cultori la ricordano con piacere. Il personaggio venne creato da Renzo Barbieri e Giuseppe Pederali, autori dei testi, e affidato ai disegni di Eugenio (Tonino) Benni. Non c'entra nulla la Fata Turchina di Pinocchio, se non per l'appartenza al fiabesco: il burattino di Collodi l'ho inserito però io nella mia storia. Una caratteristica della Fata barbieriana era che, dopo aver perso i suoi poteri magici perdendo la verginità (le fate delle favole devono essere tutte vergini), era riuscita a ottenere dal Re dei Maghi la concessione di poterli riacquistare per un'ora (e un'ora soltanto) ogni volta che faceva l'amore. L'energia sessuale funge dunque da propellente magico, e mi pare una bella metafora.
 

Mi fa piacere segnalare come, tra le nuove produzioni della serie "Vintagerotika" figurino, oltre al mio e di Saudelli, altri lavori di autori zagoriani: l'albo de "La poliziotta" è illustrato da Mauro Laurenti, quello de "La Reporter" da Massimo Pesce.
 
I link per l'acquisto online del pacchetto completo è:
https://www.annexia.cloud/.../evil-pack-nove-albi-undici...
Il link per l'acquisto dell'albo singolo della Fata Turchina è:
https://www.annexia.cloud/store/product/fata-turchina

 
Qui di seguito trovate tutte le informazioni per procurarveli, nel caso foste intetessati.
 
 

 

COMUNICATO STAMPA VINTAGEROTIKA 2021


Dopo due anni di lavorazione, ritornano gli albi della collana VINTAGEROTIKA. Nove fumetti, nel classico formato pocket, a cura di Luca Laca Montagliani e prodotti dall’Associazione Culturale ANNEXIA.

Un’uscita divisa in due blocchi ben distinti: LE MINISERIE con ZORA LA VAMPIRA, ULULA e CIMITERIA, e GLI ALBI CLASSICI con FATA TURCHINA, NAGA LA MAGA, LA REPORTER e LA POLIZIOTTA.
Il tutto orchestrato da una squadra di autori italiani di alto profilo che, ancora una volta, rinnova la magnificenza e leggerezza di un erotismo disegnato che ha fatto scuola in tutto il mondo.

Gli albi, spillati, in bianco e nero, constano di 32 pagine cadauno (meno che Ulula 1 che ne ha 40 e Zora Special che ne ha 24).
Ogni fumetto è disponibile anche singolarmente !

LE MINISERIE

ULULA NUOVA SERIE 1 - LA LUPA E LA VAMPIRA
Con un soggetto scritto a tre mani da LL Montagliani, Steve Sylvester e Andrea Cavaletto, e sceneggiato dallo stesso Cavaletto, vede ai disegni GIOVANNI ROMANINI, creatore del personaggio della lupa mannara per Renzo Barbieri nel lontano 1981. Si tratta dell’ultima storia a fumetti di Romanini prima della sua scomparsa. L’albo contiene un fumetto di 24 pagine, una gallery dell’autore, un suo scritto di memorie sulla genesi del personaggio e un articolo sulle lupe mannare. Copertina del maestro Emanuele Taglietti.

ZORA NUOVA SERIE 1 - LA STREGA VAMPIRO DI WEIMAR
Soggetto di LL Montagliani e Steve Sylvester, sceneggiatura di Stefano Fantelli e disegni di ALESSIO FORTUNATO con la collaborazione di Martino Brescia, e Werner Maresta per il flashback. L’albo, che continua le vicende da Zora numero zero del 2018 contiene un fumetto di 24 pagine e due articoli a cura di LL Montagliani e la copertina di Emanuele Taglietti. Chiude l’albo una pin-up di Stefano Landini e un retrocopertina acquerellato da Giovanni Talami.

ZORA NUOVA SERIE 2 - SYLVESTRUS
Stessa squadra per soggetto e sceneggiatura ma disegni solo di Werner Maresta. L’albo contiene 24 pagine di fumetto, un articolo di Montagliani, il debutto di Sylvestrus, un demone ispirato alla rockstar Steve Sylvester, leader dei Death SS, e la copertina di Emanuele Taglietti. Apre l’albo, in seconda di copertina, una pin-up di Walter Trono.

CIMITERIA NUOVA SERIE 1 - VITA AD MORTEM
Sceneggiatura di LL Montagliani e disegni della debuttante DEBORA DIAMANTE per le 24 tavole a fumetti che rispondono a una precisa domanda: riuscirà Cimiteria a riacquistare la sua particolare caratteristica della vagina elettrica? Il racconto comincia dove la serie originale si era conclusa nel 1984 e vede la partecipazione speciale di Astrid la strega, protagonista della testata STREGA della Edifumetto. Oltre al debutto di un nuovo personaggio l’albo contiene un articolo a cura di Manuel Montagliani, un profilo della torbida strega e la copertina di Emanuele Taglietti.

ALBI CLASSICI

FATA TURCHINA - LA FATA DAL PELO TURCHINO
Un gioiello fiabesco scritto da MORENO BURATTINI e disegnato dal Maestro dell’erotismo mondiale FRANCO SAUDELLI che inaugura la serie delle favole erotiche. Impreziosito da un retrocopertina di Lola Airaghi, l’albo contiene un fumetto di 18 pagine, il profilo del personaggio con cronologia della testata, un intervento critico di Burattini e una sezione Sketchbook con le matite di Saudelli.

NAGA - LA SPOSA DEL SERPENTE
Quest’albo chiude la rosa dei personaggi horror dei pocket erotici prodotti da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, e pubblicata nelle prime due uscite vintagerotike. Scritto da LL Montagliani e disegnato da ANDREA CUNEO, l’albo contiene il profilo critico di Naga la maga, un fumetto di 16 pagine, una ricca sezione Sketchbook, la cronologia della testata e una terza di copertina di Adriano De Vincentiis. La cremosa copertina è dipinta da Andrea Jula.

LA REPORTER - LA VENERE BIONIKA
Un’albo a tema marinaro inaugura la serie tematica dei mestieri con una storia di LL Montagliani che vede protagoniste tre eroine di tre diverse testate degli anni ’80: la Reporter, Top Model e Bionika. Magistralmente disegnato dal veterano MASSIMO PESCE, papà grafico della Reporter e di Top Model, l’albo contiene un fumetto di 16 pagine, i profili dei tre personaggi con cronologie, un breve Amarcord dell’autore e due documenti d’eccezione: la lettera d’incarico della serie scritta di pugno da Renzo Barbieri e un collage composto dallo stesso Barbieri con le indicazioni per l’eventuale copertina che avrebbe dovuto dipingere Massimo Pesce ma che fu poi affidata a Roberto Molino. A cogliere il suggerimento di Barbieri oggi è Andrea Jula che firma la copertina e chiude l’albo una preziosa terza di copertina di Giovanni Romanini.

LA POLIZIOTTA - LA SEGA ELETTRICA
Secondo albo dedicato ai mestieri che vede insieme la Poliziotta, Dottoressa e una comparsata finale per Miliardaria a sottolineare l’interazione tra le eroine “action” degli anni ’80 con una vicenda che si evolverà, albo dopo albo, nelle future testate dei mestieri. Scritto da LL Montagliani e disegnato dal grande MAURO LAURENTI (autore storico di Dottoressa, Dott. Graff e Donna Blu per Barbieri), l’albo contiene un fumetto di 16 pagine, il profilo critico del personaggio con cronologia, memorie dell’autore, una magnifica gallery di illustrazioni erotiche e la copertina di Emanuele Taglietti.

Chiude la proposta della collana Vintagerotika per il 2021 ZORA SPECIAL: un ennesimo pocket allegato in omaggio all’intero Pack di 8 albi con una strepitosa copertina fotografica con Steve Sylvester e Zora la vampira, interpretata dalla performer Dhalila. Lo special contiene tutti i layout di Zora Nuova Serie 2 di Werner Maresta, un’intervento scritto di Sylvester e un sublime retrocopertina dipinto da Alex Horley.

La copertina fotografica di Zora Special, la prima nella storia dei pocket erotici a fumetti dedicata a un titolare di testata, è solo l’inizio della collaborazione tra Annexia e i Death SS che esploderà con un grande sabba infernale tra la notte di Halloween e il giorno dei morti in un tripudio di melodie demoniache nel Regno Oscuro di SUSPIRIA. E anche ZORA sarà della partita…

Gli albi, impreziositi dalla consueta plastificazione soft touch, sono disponibili anche singolarmente con prezzi diversi (le miniserie costano un poco di più a causa della maggiore lunghezza del fumetto interno), solo ed esclusivamente sul sito dell’Associazione Culturale Annexia. http://www.annexia.cloud

Per altre informazioni, dubbi e richieste particolari scrivete una mail a vintagerotika@gmail.com

mercoledì 7 luglio 2021

LA TOP TEN DI REPUBBLICA

 


 

Quella che vedete qui sopra è la prima pagina dell'edizione on line di "La Repubblica" del 15 giugno 2021, giorno del sessantennale dello Spirito con la Scure. Di lato alla notizia in primo piano c'è un mio video (che il quotidiano mi ha richiesto) in cui faccio gli auguri a Zagor, "fratello maggiore" al cui fianco sono cresciuto. O, come dico nel mio intervento, sono rimasto bambino.

 Se volete vedere il video, potete cliccare qui sotto:

https://www.msn.com/it-it/video/in/moreno-burattini-buon-compeanno-fratello-zagor-siamo-tutti-cresciuti-con-te/vi-AAL1YJP

"La Repubblica" ha dedicato al sessanta anni del Re di Darkwood ben quattro servizi, oltre al video: un lungo articolo di Luca Valtorta, una scheda dedicata ai pià grandi nemici dell'eroe, una intervista al sottoscritto, a cura di Luca Raffaelli. Se volete leggere l'intervista, potete cliccare qui:

https://www.repubblica.it/cultura/2021/06/15/news/15_giugno_zagor_compie_60_anni-305068266/

Il quarto servizio di "Repubblica" è una classifica delle dieci storie più belle, definite "imperdibili", fra le oltre 500 che conta la saga. Se siete curiosi potete cliccare qui

https://www.repubblica.it/cultura/2021/06/15/news/60_anni_di_zagor_le_10_storie_imperdibili-305153534/

Nella top ten,  sei sono storie di Guido Nolitta. Eccole: "Zagor contro il vampiro", "Odissea Americana", "Zagor Racconta...", "La marcia della disperazione", "Kandrax, il mago", "Libertà o morte".

Poi c'è una storia di Tiziamo Sclavi, "Il ritorno di Hellingen". Quindi, una storia di Mauro Boselli, "Vendetta Vudu". A seguire due mie: "La palude dei forzati" e "L'uomo che sconfisse la morte".

Naturalmente la selezione è opinabile e chiunque potrebbe proporne una diversa. Altrettanto naturalmente il compilatore, Luca Raffaelli, non è un "chiunque" qualsiasi ma persona competente e autorevole. Mi fa piacere essere rappresentato con ben due titoli in questa classifica, segno che un qualche contributo, in trent'anni di sceneggiature, devo averlo pur dato. Mi colpisce anche un'altra cosa: su dieci storie, cinque sono fantastiche-horror (tre sulle sei di Nolitta), in barba a chi crede che Zagor debba vivere soltranto avventure western. 

Il sessantennale di Zagor è stato ricordato e segnalato da numerosi quotidiani e siti di informazione, oltrre che da programmi televisivi come "Wonderland", di Rai 4. Vedete qui sotto un frame dalla mia intervista TV, e di seguito alcune delle pagine di giornale.

 

 








venerdì 18 giugno 2021

PROVACI ANCORA, CICO


 

 


 

E' uscito, con mia grande soddisfazione, "Provaci ancora, Cico": si tratta del ventottesimo  albo della serie degli Speciale Cic0, che si era interrotta, con il ventisettesimo, nel 2007. I testi sono miei, i disegni (in ordine di apparizione) di Stefano Voltolini, Marco Verni e Gaetano Cassaro. La copertina è di Marco Verni. Mi ha fatto un enorme piacere avere il via libera da parte dei nostri direttori per questo nuovo Speciale, perché quando nel 2007 la serie si chiuse io avevo scritto diciannove di quegli episodi (gli altri otto erano stati: cinque di Guido Nolitta, due di Tito Faraci, uno di Tiziano Sclavi). Diciannove, ne converrete, è uno numero che lascia l’amaro in bocca, sa di impresa incompiuta. Avrei voluto arrivare a venti! Ed ecco giungere, dopo tanti anni, l’occasione di scrivere il ventesimo. Così, raggiunto il numero pari, posso morire tranquillo.  Qui sotto, una tavola di Voltolini, tratta da "Provaci ancora, Cico", che riassume vari episodi della biografia cichiana così come gli Speciali l'hanno ricostruita.

 

 

Lasciatemi però dire che scrivere venti albi di Cico è stata una impresa: 128 pagine di sketch, gag e battute per ogni numero! Ricordo che ai tempi in cui io e Francesco Gamba eravamo chiamati a mandare in edicola due Cichi all’anno, e Gamba disegnava venti pagine al mese: avevo gli incubi per il timore di non riuscire a trovare scenette comiche a ripetizione. Eppure, ci sono riuscito. “Provaci ancora, Cico” è uno Speciale diverso dagli altri: si tratta di due comiche di 40 tavole collegate fra loro da una cornice (una terza comica, in pratica), un po’ come per i “Racconti di Darkwood”. Questo perché la decisione di uscire con un albo fuori serie che celebrasse anche il sessantennale di Cico è stata presa quando ormai non c’era più il tempo di far disegnare tutto il numero a un solo disegnatore, ma era giocoforza dividere il carico su almeno tre.
 

Per la vostra curiosità, ecco l'idea di partenza che ho suggerito a Marco Verni per la copertina, schizzando un  disegnetto in cui si vede Cico pronto a sbafarsi un tacchino, con Drunky Duck pronto a rubarglielo con il lazo e il Going-Ging pronto a soffiarlo al postino.

 

 



A proposito di miei disegnetti, ne approfitto per ricordare che in un albo della serie, per la precisione nel n° 18, "Cico paladino", c'è una tavola disegnata quasi tutta da me. Avevo fatto degli schizzi per far vedere a Francesco Gamba (per maggior chiarezza) come avrebbero dovuto essere i disegni di una gag: quella in cui Cico cantastorie racconta a modo suo del cavallo parlante Baiardo, di cui si narra nell'Orlando Furioso. Vari riquadri dipinti su un drappo appeso davanti al pubblico permettevano di seguirne le buffe vicende volte in parodia. Gamba trovò quei miei disegni così carini (disse lui) che li lasciò com'erano, inserendoli nell'albo dopo essersi limitato a" lucidarli" (come si dice in gergo, cioè copiarli al tavolo liminoso). Quindi mi posso fregiare di essere anchio finito come disegnatore su un albo di Cico e, naturalmente, lo considero un grosso onore. 

 

 



 

L’albo fuori-serie intitolato "Cico Story", uno spin-off della collana Zagor uscito nell'estate del 1979, inaugurò non soltanto la serie degli speciali dedicati al messicano più simpatico del mondo, e cioè Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, ma anche diede il via all’intera produzione degli albi “fuori serie” bonelliani, di cui il volumetto “extra” dedicato al pancione rappresenta appunto il capostipite. Il riscontro di pubblico fu tale, che Sergio Bonelli (autore dei testi con lo pseudonimo di Guido Nolitta) tornò all'arrembaggio per cinque estati consecutive, coaudivato dai disegni di Gallieno Ferri, straordinario illustratore  in grado eccellere in campo drammatico e avventuroso come in quello comico.   

 


 

 
Dopo “Cico Story” uscirono con cadenza annuale “American Cico”, “Un pellerossa chiamato Cico”, “Cico Sceriffo” e quindi “FantaCico” (1983). Con questo divertissement spaziale si chiuse momentaneamente la sequenza: non già per disaffezione da parte del pubblico, ma solo per impossibilità da parte di Bonelli di occuparsi dei testi della collana dovendo gestire la Casa editrice e dovendo farsi carico delle sceneggiature di altre serie quali Tex e Mister No. "FantaCico" è anche l'ultima storia scritta da Nolitta per Zagor. I fans del pancione furono costretti ad attendere sette anni prima che, nell'estate 1990, un nuovo albo giungesse a divertirli: "Horror Cico".  Ai testi, una autentica guest star: l’autore di Dylan Dog,  Tiziano Sclavi; ai disegni il creatore grafico dal Piccolo Ranger: Francesco Gamba. A partire dall'anno successivo (1991) i testi furono affidati al sottoscritto. Ai pennelli venne riconfermato Gamba, il cui tratto era da sempre tendenzialmente umoristico (basti pensare alla sua caratterizzazione di Frankie Bellevan e Annie Quattropistole). Il primo lavoro che ci vide all'opera insieme è "Cico Trapper" (1991), tappa iniziale di un lungo e avventuroso cammino.  Nella foto qui sotto mi vede (giovanissimo) proprio con l'indimenticabile Francesco. Considero i mie Speciali Cico fra le cose che mi sono riuscite meglio nella vita. A Gamba ho dedicato un articolo su questo blog, che potete leggere qui:
 

 



La lunga sfilza di episodi di Cico costruisce, albo dopo albo, una coerente biografia del messicano con agganci e addentellati anche con le avventure della serie regolare. Nel 2017, il pancione è chiamato a tenere a battesimo un nuovo formato, quello caratterizzante le miniserie, con i sei albi di “Cico a spasso nel tempo”, scritti ancora da Faraci. In occasione del sessantennale di Zagor, anche il nostro messicano (che ha la stessa età dello Spirito con la Scure, editorialmente parlando) si è meritato un nuovo Speciale tutto suo. La speranza è quella di riuscire a strapparvi almeno qualche sorriso. Di sicuro, se avete i primi vetisette Cico, non potete farvi sfuggire il ventottesimo: se no, che collezionisti siete? A proposito di collezioni, vi ricordo che la If ha ristampato a colori l'intera collana, più un extra. 

Ne parlo qui.


http://morenoburattini.blogspot.com/2017/12/gli-amici-di-cico.html

 

 

 


 


lunedì 14 giugno 2021

CORPO SPECIALE

 

E' in edicola il n° 671 di Zagor (Zenith 722),  datato giugno 2021 e intitolato "Corpo speciale". Testi miei, disegni di Marco Verni. Si tratta di albo molto speciale, perché è quello celebrativo del sessantennale dello Spirito con la Scure, il cui primo albetto a striscia, "La foresta degli agguati",  giunse in edicola appunto il 15 giugno del 1961. Proprio quell'albetto non soltanto viene ricordato dalla cover di Alessandro Piccinelli, sia nella posa dei personaggi che nella colorazione, in un sentito e grato omaggio a Gallieno Ferri (che non è più con noi dal 2016, ma è come se lo fosse), ma viene proprio regalato in una riproduzione anastatica a tutti gli acquirenti, grazie a un blister che contiene le due pubblicazioni. 
 
Fra la prima copertina e quella di "Corpo Speciale" sono trascorsi sessant’anni di avventure e 90.000 pagine a fumetti. In sei decenni, i disegnatori che si sono confrontati con il Re di Darkwood sono stati 76, mentre gli sceneggiatori 58.  Trovate tutte le statististiche e le classifiche nella rubrica "Diamo i numeri" di Saverio Ceri, su "Dime Web", in una puntata dedicata appunto al sessantennale zagoriano.
 
 

 
 
Tra gli sceneggiatori spicca quello da cui tutti gli altri (a cominciare dal sottoscritto) hanno cercato di imparare la lezione: Guido Nolitta, ovvero Sergio Bonelli, a cui si deve la creazione letteraria dell’eroe dalla casacca rossa: Sergio aveva appena festeggiato insieme a noi (autori e lettori) il cinquantennale del suo personaggio quando, nel 2011, ci lasciò. 
 
 

Se cinquant’anni già sembravano tanti, sessanta sono un traguardo quasi incredibile, soprattutto in tempi come i nostri, tuttavia Zagor lo taglia dimostrando una invidiabile vivacità, protagonista com’è di iniziative e di eventi di ogni tipo, titolare di una variegata gamma di testate, scelto quale compagno d’avventura per team up con altri eroi (solo quest’anno, ben tre: Tex, Dragonero e Flash), pubblicato in molti paesi del mondo e, soprattutto, sostenuto dallo straordinario affetto dei suoi lettori. Lo scorso anno Zagor è stato il secondo personaggio della Sergio Bonelli Editore per numero di pagine e di albi (dopo Tex), oltre a essere (sempre dopo Tex) il secondo eroe più longevo per continuità di presenza in edicola del fumetto italiano. Una grandissina vitalità, dunque!




Di tutto ciò, e di altro, ho parlato in un video pubblicato su Youtube e sul sito della Bonelli: potete vederlo cliccando sul link che segue.


Naturalmente sono state numerose (segno del grande interesse verso lo Spirito con la Scure) le interviste su carta, in Rete, in TV, a cui mi sono prestato felicissimo di aver contribuito (con trent'anni di lavoro) a questo risultato. Scorrerendo la mia pagina FB
troverete tutti i link, le foto, le segnalazioni  del caso.  Riguardo alla storia raccontata in "Corpo Speciale" aggiungo soltanto che si tratta di un racconto autoconclusivo, che però si riallaccia alle origini del personaggio (in maniera, però, comprensibile a tutti) ponendo tuttavia le basi per ulteriori sviluppi che potrebbero essere forieri di conseguenze future.
 
Le celebrazioni del sessantennale sono cominciate in pratica con lo Speciale intitllato "Ritorno alla Casa del Terrore", un omaggio a un classico di Nolitta & Ferri con cui abbiamo riportato Zagor in un luogo-simbolo delle storie del primo periodo. Uno Speciale che mi ha regalato peraltro, grandi soddisfazioni per il numero di riscontri positivi che mi sono stati fatti giungere dai lettori. Poi è arrivato il primo volume della collana (destinata alla distribuzione libraria) che raccoglierà in sette uscite l'intera saga di Hellingen. Ecco quindi "Corpo Speciale", a cui ha fatto seguito "Provaci ancora, Cico", un nuovo fuori-serie dedicato al messicano più simpatico del mondo (il ventottesimo della serie), dato che anche il nostro pancione festeggia sessanta anni (editoriali). Seguiranno poi una trasferta in Europa (scusare se poco),  che inizierà nel mese di luglio, 
un albo team-up con Dragonero e un Color Zagor che in agosto proporrà un'altra storia retrospettiva, un nuovo "ritorno alle origini", narrando una avventura del Re di Darkwood prima dell'incontro con Cico, quando ancora faceva coppia con un pellerossa chiamato BanackIn autunno vedremo invece una terza serie di strisce inedite, un cartonato dedicato a Supermike, il team up con Flash (il super eroe DC) e quello con Tex. A dicembre, il ritorno a casa dopo il tour europeo, vedrà il nostro eroe alle prese con una minaccia davvero inaspettata...

La storia "Corpo speciale" sembra molto piaciuta. I messaggi giunti a me e a Marco Verni, autore di disegni ferriani quant'altri mai, perfetti per la celebrazione, descrivono un plauso pressoché unanime. Vi ringrazio (ringrazio anche per le critiche costruttive). Vorrei che sapeste e che trasparisse tutta la passione che ci mettiano, io e il resto dello staff, per portare avanti la saga di Zagor. 
 

 
Tuttavia un chiarimento è necessario per rispondere a coloro che (per motivi misteriosi e lasciandomi basito) ritengono di aver trovato certe presunte contraddizioni fra quanto viene dette in alcune vignette nelle pagine iniziali di "Corpo speciale" e quanto si legge invece in "Zagor racconta...". Ora, da quando esistono i commenti su Internet ne ho sentite davvero tante, al punto da convincermi che niente sarebbe riuscito a stupirmi (le risposte alla critiche più pittoresche le trovate nel mio libro "Io e Zagor", edito da Cut-Up). Invece, niente da fare: ogni volta i critici riescono a meravigliarmi con la loro inventiva.  Cercherò di spiegarmi, nonostante si tratti di ribadire alcune evidentenze che dovrebbero essere immediatamente chiare a tutti.
 
 "Zagor racconta...", il capolavoro di Nolitta & Ferri del 1969 che abbiamo celebrato nel 2019 in occasione dei cinquanta anni dall'uscita con la miniserie "Zagor: le origini" (a testimonianza di quanta importanza gli tributiamo), si intitola così perché quanto vi legge è appunto il racconto che lo Spirito con la Scure fa del suo passato, a beneficio all'amico Cico. Quindi i fatti che vi si narrano solo soltanto quelli che l'eroe di Darkwood decide di rivelare (fra quelli di cui è a conoscenza). Sono la sua versione di quanto è accaduto. Zagor però non può raccontare ciò che non sa (eventi di cui non è informato), così come è chiaro che sorvola su molti accadimenti, per brevità (per arrivare subito al dunque) o per non risvegliare ricordi dolorosi. E' del tutto evidente (per chi ci ragiona appena un attimo) che è proprio così: tuttavia, a beneficio dei più scettici, basterà fare l'esempio, assolutamente lampante, della sepoltura di "Wandering" Fitzy. In "Zagor Racconta..." il giovane Patrick Wikding sembra lasciare la capanna dove Fitzy è stato ucciso, lasciando il corpo lì dentro. 
 
Ora, è davvero plausibile che Pat lasci marcire il cadavere del suo padre adottivo, l'uomo che lo ha salvato e da cui è srato cresciuto? Non sarà, piuttosto, che Zagor preferisce non rivivere almeno quella parte del dramma, dando per scontato, nel suo racconto a Cico, che una sepoltura c'è stata? Mi meraviglierei se ci fosse uno, uno solo, fra i lettori di "Zagor Racconta..." capace di credere che Patrick si sia disinteressato della salma di Fitzy. Eppure in "Zagor Racconta..." non se ne parla. Dunque ci sono cose che Zagor non narra a Cico. Del resto, fra le cose che non gli dice, c'è persino il suo nome di battesimo! Vien quasi da pensare che per i talebani del testo sacro (quelli per i quali ciò che non viene detto in "Zagor Racconta..." non esiste) Zagor non abbia un nome.  Se davvero qualcuno che crede che Nolitta abbia raccontato tutto e che non ci sia niente da aggiungere, indichi dove viene rivelato il nome di Zagor o mostrata la tomba di Fitzy. Quindi: su "Zagor Racconta..." non si racconta tutto. Anzi, verrebbe da aggiungere che il non detto prevale.
 
Quando, all'inizio di "Corpo speciale", lo Spirito con la Scure mostra al suo amico la tomba di Nathaniel aggiunge, semplicemente, un particolare che aveva omesso nella sua precedente ricostruzione dei fatti. Particolare che invece è stato raccontato in "Zagor: le origini" (nel quarto episodio), dato che "Zagor: le origini" racconta, oltre alle cose che sappiamo, anche alcuni accadimenti su cui lo Spirito con la Scure aveva sorvolato, o di cui non poteva essere a conoscenza. 
Per esempio, in "Zagor racconta..." nulla si dice su chi abbia insegnato a Patrick a volare di ramo in ramo. Su "Zagor: le origini" lo scopriamo. Anzi, Nolitta & Ferri avevano saltato a piè pari tutta l'adolescenza di Patrick: anche in questo caso, è evidente che Zagor non aveva ritenuto di dire nulla a Cico per arrivare subito al momento della vendetta contro Salomon Kinsky. Qualcosa dell'adolescenza viene invece raccontato in "Zagor: le origini", dove si raccolgono anche gli spunti contenuti negli Speciali "La leggenda di Wandering Fitzy" e "La giustizia di Wandering Fitzy.  
 
In "Zagor: le origini" viene raccontata una scena di cui Patrick Wilding non poteva essere a conoscenza: ciò che accade al villaggio di Salomon Kinsky prima del suo arrivo. Se il futuro Zagor non è ancora arrivato, ignora per forza di cose l'accaduto. E l'accaduto è che uno degli Abenaki che parteciparono alla strage del Clrear Water ha riconosciuto nel giovane (con cui ha avuto uno scontro) che sta per fare irruzione nel campo il figlio di Mike Wilding. Del resto Patrick assomiglia moltissimo al padre, tanto che in "Zagor Racconta..." perfino Cico crede di riconoscerlo in un ritratto che invece è del papà (come dovrebbero sapere i lettori più attenti). Questo particolare serve, in "Corpo Speciale", per far sì che fra i sopravvissuti Abenaki, anche a distanza di anni, il nome Patrick Wilding sia noto e ricordato. Pare che, per fedeltà assoluta a "Zagor Racconta..." questo non dovrebbe essere possibile. Infatti il riferimento non è a "Zagor Racconta..." ma a "Zagor: le origini", che ne è l'integrazione.
 
Mi hanno riferito che una delle contestazioni riguarda il fatto che Nolitta & Ferri avevano mostrato un Salomon Kinsky sbalordito nel trovarsi di fronte Pat deciso a vendicarsi: ma certo, con tutti gli Abenaki che avevano cercato di fermarlo, il ragazzo è arrivato ugualmente davanti a lui pronto a ucciderlo! C'è da sbalordirsi, sì. In ogni caso, questo sbalordimento è quello che il futuro Zagor percepisce, ignaro dal fatto di essere stato riconosciuto. Del marasma della concitazione, Patrick ha evidentemente ricordi non dico confusi, ma certamente turbati dalle emozioni, dalla rabbia, dal dolore. In "Zagor Racconta" riferisce a Cico quel che è riuscito a ricostruire, tenendo conto che, come egli stesso riferisce, subito dopo la strage e la morte di Fitzy cade in preda al delirio e a lungo lo sconvolgono gli incubi. 
 
Sicuramente Zagor non si è mai reso conto di essere stato riconosciuto e quindi non può riferirlo. Noi lo sappiamo da "Zagor: le origini", miniserie che integra e completa "Zagor Racconta...", senza smentire o contraddire nulla. Se poi qualcuno si chiede perché ci sia stato il bisogno di un primo scontro con gli Abenaki, precedente all'attacco di Zagor al loro villaggio (incontro non narrato da Zagor a Cico) è semplice: quello scontro serve a far ferire leggermente Fitzy in modo che sia giustificabile il fatto che Nathaniel lasci il figlio adottivo andare assolutamente da solo allo sbaraglio (cosa che altrimenti sarebbe incomprensibile).  Perché Zagor non lo ha narrato a Cico? Di nuovo: per farla breve, per arrivare subito al punto, per non raccontare la rava e la fava. Fa parte dei tanti "non detto" di cui, come abbiamo stabilito, è pieno "Zagor Racconta...", senza che questo sminuisca minimamente la grandezza di quella storia.
 
 
In conclusione (salvo aggiunta che segue): 
 
1) "Zagor Racconta..." e "Zagor: le origini" si completano a vicenda e non si contraddicono, essendo il primo una narrazione riferita a Cico, che omette molti avvenimenti, ignoti a Zagor o da lui taciuti per farla breve o non ricostruire nei dettagli troppo dolorosi.

2) "Zagor Racconta..." e "Zagor: le origini" fanno parte a pieno titolo della saga zagoriana, al pari di "Darkwood Anno Zero", "La leggenda di Wandering Fitzy " e "La giustizia di Wandering Fitzy".
 
3) La saga zagoriana, senza nulla togliere a Guido Nolitta, non si esaurisce nei diciannove anni nolittiani, ma di anni ne conta sessanta: ci sono quarantuno anni di storie non nolittiane di cui si deve tener conto. 
 
 
Ciò detto e ribadito, sono più che certo di non aver convinto nessun detrattore. Gli accaniti continueranno a credere ciò che vogliono, da parte mia cercherò di farmene una ragione, dato che non sono in grado di farsela loro.
 
 

 
Riguardo ad altri casi in cui qualcuno ritiene di aver riscontrato contraddizioni fra "Fra Zagor: le origini" e "Zagor Racconta...", credo di aver risposto millemila volte. Scelgo, fra le tante spiegazioni che ho già dato, quella contenuta in questo post:
 
  
Ecco un estratto. 
Respingo con forza, e basandomi sull’evidenza dei fatti, l’idea del revisionismo riguardo alla figura del padre di Zagor. Anzi, rivendico la perfetta attinenza della mia versione dei fatti con quanto raccontato da Nolitta. Se Mike Wilding fosse stato, come ritiene Salomon Kinsky, un “feroce carnefice bianco”, un massacratore di indiani spinto magari dal razzismo, come avrebbe potuto aver educato il figlio nel rispetto assoluto dei nativi americani? Eppure in “Zagor Racconta” lo vediamo condurre con sé il piccolo Patrick in tutti i villaggio dei dintorni, fargli apprendere la lingua dei pellerossa e addirittura il linguaggio dei messaggi di fumo. Mike è un uomo, peraltro, descritto come persona giusta, equilibrata, positiva. Lo stesso matrimonio con l’equilibratissima Betty lo dimostra: la sua miglior giudice è proprio la donna che l’ha sposato, e che mai l’avrebbe fatto altrimenti. La storia “Il ponte dell’arcobaleno” testimonia come anche Zagor, a un certo punto, si rende conto della sua positività e fa pace con la sua memoria. Farne un carnefice a tutto tondo, questo sì che sarebbe stato tradire Nolitta. Del resto, Nolitta ci dice anche che Mike subì un processo della corte marziale, dal quale con tutta evidenza risultò quanto meno assolto dalle accuse più pesanti e condannato solo per reati minori, che gli costarono la divisa ma lo lasciarono un uomo libero. Se fosse stato realmente responsabile di un massacro di centinaia di persone sarebbe stato quanto meno incarcerato a vita, se non impiccato. Quindi, la mia versione delle cose ha semplicemente spiegato meglio quello che Nolitta aveva già detto. Se ci se ne convince, bene, chi voglia continuare a credere il contrario nonostante l’evidenza, faccia quel che più lo rende felice (per esempio, bruci le Origini e calpesti le ceneri). Per fortuna, il successo internazionale della miniserie mi dà ragione. Si allibisce poi di fronte a una frase come “uomo debole vittima delle circostanze”, quasi che un giovane tenente alla prima esperienza, costretto da imprevedibili circostanze a gestire una difficilissima situazione, non possa essere vittima delle circostanze senza essere debole, oppure come se a tutti, in certi frangenti, non sia consentita anche la debolezza. L’eroe è Zagor, non Mike Wilding. Peraltro, è bella (secondo me) la reazione che ha Mike dopo il processo, quando anziché uscirne distrutto trova la forza di rifarsi una vita. Riguardo al fatto che Salomon Kinsky sia un bugiardo, non ci sono dubbi. Del resto è un cattivo. E’ lui il personaggio negativo, perché non dovrebbe essere un bugiardo? E’ un folle, un fanatico, viene spiegato anche da Nolitta. Attenzione: il fatto che sia un bugiardo non vuol dire che sia consapevole di mentire: nella sua ottusità ha voluto trovare un singolo capro espiatorio, un solo nemico su cui vendicarsi, gli è parso che il processo a Mike Wilding sia stata una beffa e abbia graziato un colpevole. È più facile riversare tutte le colpe su un singolo che pensare a un insieme di circostanze. Trovo ridicolo che, in tutto ciò, si preferisca pensare a Salomon Kinsky come un faro di verità, piuttosto che accettare l’idea che il padre di Zagor non sia un “feroce carnefice bianco”: il ribaltamento della logica, proprio.

venerdì 7 maggio 2021

DA TRENTA A QUARANTA

 
Il 2 maggio 2021 ho festeggiato i miei primi trenta anni su Zagor. Non "con" Zagor perché io vivo con lui da più di cinquanta, da quando, cioè, in terza o quarta elementare, ho cominciato a leggerne le avventure e farne il mio inseparabile compagno di vita. Però, calendario alla mano, il primo albo della collana Zenith su cui compare il mio nome quale autore dei testi è il n° 361 (Zagor 310), intitolato "I malefici di Diablar", uscito appunto il 2 maggio 1991. 
 
 
Da quel giorno in poi la Bonelli ha pubblicato 27.237 tavole a mia firma, delle quali 26.533 con protaginisti Zagor e Cico (le restanti sono divise fra Il Comandante Mark, Dampyr e Tex)
 
Il che fa di me, oltre che il più prolifico autore di testi dello Spirito con la Scure (Guido Nolitta è secondo a 15.173), il sesto sceneggiatore bonelliano di tutti i tempi (dopo Alfredo Castelli e prima di Luigi Mignacco). 
 
Il mio nome è apparso nei credits (come soggettista o sceneggiatore) di 269 albi inediti di casa Bonelli.  
 
Al di là di questi dati (che devo al super esperto di statistiche Saverio Ceri, di Dime Web) resta la mia grande soddidsfazione per il traguardo (intermedio) raggiunto, perché, come ben sa chi mi segue, il mio sogno nel cassetto, da ragazzo, non era solo quello di diventare uno scrittore di fumetti, ma proprio uno scrittore di Zagor. 
 
 
Ho già detto e scritto a lungo su questo anniversario, addirittura inaugurando per l'occasione un mio canale Youtuber (del resto, avevo promesso proprio qui che l'avrei fatto).
 
 
Ho anche partecipato a una diretta di oltre due ore sulla pagina FB del Tempio della Nona Arte, che potete rivedere qui:
 
 
 
 
Ma c'è anche l'articolo precedente a questo, qui sul blog, con tutta la cronologia (illustrata) delle mie storie di Zagor). Lo trovate qui:
 
 
Io stesso sono impressionato dalla quantità di storie che mi è riuscito, non saprei spiegare come, tirar furi dal cilindro: non voglio dire che che sono belle, dico che sono tante. Per consolarmi, dopo le critiche di alcuni, sono solito riptermi che se per trent'anni in casa Bonelli mi hanno lasciato scrivere, pubblicato e dato delle responsabilità, del tutto incapace non sarò . Del resto, se dopo trent'anni Zagor non ha ancora chiuso i battenti ma gode di invidiabile salute e si appresta a festeggiare i suoi primi sessant'anni con l'entusiasmo di un giovincello, vuole anche dire che di una cosa non sono stato capace: distruggerlo. 
 
Al di là del fatto che, se potessi, mi piacerebbe riscrivere meglio gran parte delle storie che ho pubblicato  (ma questo, credo, capita a tutti gli autori che riesamina la propria produzione), sono entusiasta del mio trentennale zagoriano soprattutto perché significa che Zagor, grazie anche al mio contributo (insieme a quello di tanti altri,) ha attraversato con successo tre decenni difficili (di cambiamenti epocali, superando difficoltà che gli autori precedenti non avevano né avuto né immaginato) ed è arrivato, lui, a festeggiare il sessantennale. Non era scontato, considerando le chiusure di altre testate, anche bellissime, e non è stato facile, ma ho partecipato all'impresa. Adesso il mio buon proposito è cercare di fare del mio meglio per arrivare indenni al mio quarantennale, e celebrare dunque i settanta anni dello Spirito con la Scure
 
Non pretendo di contrinuare a stare al timone: mi presento dimissionario da curatore a ogni riunione di redazione, invitando la Casa editrice a trovare un curatore più giovane, che conosca meglio il pubblico, che cavalchi i social con più abilità di me. Finora i nostri capi mi hanno sempre chiesto di rimanere al mio posto (ci sono dal 2007) come se la mia disponibilità a lasciarlo libero fosse uno scherzo (ma non lo è). Diciamo che resto là dove sono stato messo per senso del dovere e totale dedizione. Ma, ripeto, non mi importa fare il curatore: mi importa collaborare (poco o tanto) fino al 2031 (poi, se Dio vuole, mi ritirerò in pensione) e vedete Zagor tagliare un altro traguardo.
 
Riguardo il fatto che non era per niente scontato che Zagor, dopo il 1991 (anno del mio arrivo) tirasse dritto per altri trenta anni, pubblico qui sotto un estratto dal mio libro "Io e Zagor", edito da Cut- Up, che ricostruisce non solo la mia vicenda personale, ma tanti retroscena.
 
Di questo libro ho parlato qui
 
 
e qui
 
 
 
Grazie dell'attenzione, grazie degli auguri che mi avete fatto giungere, un abbraccio virtuale.
 
 
 
Dal libro
IO E ZAGOR
di Moreno Burattini
Cut-Up Publisging
 
All’inizio degli anni Novanta, Zagor usciva da un periodo non felicissimo, stando al giudizio del pubblico. Sergio Bonelli stesso, nell’intervista che gli avevamo fatto noi di Collezionare, esprimeva dubbi sul futuro del personaggio: secondo lui, ormai, non aveva più granché da dire. “Il personaggio – dichiarò Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po’ avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi”. Le vendite calavano, e hanno continuato a farlo a lungo, mentre Dylan Dog o Nathan Never erano arrivati a rilanciare la Casa editrice. Sergio riteneva che non si potesse sperare in un miracolo e a prospettava un lento, anche se onorevole declino per il suo eroe. Quando entrai nello staff, ero consapevole di tutto questo e la cosa mi spaventava. Al momento del mio arrivo a Zagor, a scriverne le sceneggiature c’erano Marcello Toninelli,  Ade Capone e Alessandro Russo, ma tutti e tre in seguito hanno lasciato la serie seguendo altri loro progetti. Marcello mi terrorizzò una sua frase che mi colpi come una coltellata: lo incontrai poco dopo il suo abbandono e gli chiesi perché se ne fosse andato, e Marcello mi rispose (grossomodo) così: “Non volevo essere ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor”.  Mi vidi prospettato un destino di ignominia in cui lo Spirito con la Scure lo avrei fatto chiudere io. E come fan numero uno del personaggio, c’era di chi starci male! Per fortuna, sono passati trent’anni e di chiusura ancora non si parla.

Non credo di essermi mai dimostrato un critico di Marcello Toninelli particolarmente severo, di certo lo sono stato meno di molti altri. Anzi, al di là del suo lavoro per lo Spirito con a Scure, sono sempre stato un suo ammiratore per quanto lui ha scritto e disegnato in altre sedi. Nella mia libreria ho uno scaffale tutto dedicato a lui, in cui il post d’onore ha la sua versione della Divina Commedia raccontata in parodia nella sua striscia “Dante”. In ogni caso le mie perplessità riguardo ad alcune sue storie del Re di Darkwood, sorte quando ancora ero un semplice lettore, erano le stesse di molti altri appassionati: trovavo che le storie di Zagor dopo l'abbandono di Nolitta non fossero più le stesse. Come autore, oggi capisco tutte le difficolta di Toninelli. Peraltro non fu soltanto sua la responsabilità della testata dopo l'addio nolittiano, avvenuto nel 1980. Ci furono molti altri autori, tra cui due pezzi da novanta come Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi, che ugualmente non riuscirono a reggere il confronto con le avventure sceneggiate da Nolitta. Toninelli ha portato avanti Zagor per dieci anni, garantendo la continuazione della serie inserendo nuovi temi e nuovi personaggi (amici e nemici) e scrivendo anche episodi epocali. Sicuramente Marcello ha subito dei limiti dalla Casa editrice, tematici e narrativi, di cui mi è capitato sentirlo lamentare. Pero, questo è il gioco delle parti: anche io con gli stessi limiti ci ho dovuto farei conti e li ho accettati, cercando di fare comunque del mio meglio. In generale, tutti gli autori (e non solo di fumetti) devono riuscire a venire a patti con le regole imposte loro da agenti, produttori, editori, impresari, e prima di tutto dal pubblico e dal mercato. Si tratta di esprimere comunque il proprio talento, nonostante i vincoli.

Il mio arrivo a Zagor ha coinciso per puro caso con l'abbandono di Toninelli. Proprio in concomitanza con i miei primi passi, Marcello aveva sottoposto alla Casa editrice un suo progetto per un restyling clamoroso e totale dello Spirito con la Scure, che stava perdendo lettori e che pertanto avrebbe dovuto, secondo lui, cambiare formato, tecnica narrativa, disegnatori. Si proponeva di rendere Zagor più duro, crudo, realistico, violento.
Contemporaneamente si prospettava una formula "a telenovela" con trame e sotto trame alla maniera degli X-Men di Chris Claremont, che all'epoca godevano di molto seguito. Insomma, Toninelli si rendeva conto di come occorresse imprimere nuovo vigore al personaggio, ma riteneva di non poterlo fare nell'ambito della continuità: pensava che ci volesse un cambiamento traumatico, radicale. Credo che Marcello fosse consapevole che una svolta così drastica come quella da lui proposta non sarebbe mai stata  accettata, visto che in ambito bonelliano il rispetto per la tradizione è un valore fondamentale, e casomai si perseguono rinnovamenti meno bruschi (soprattutto avendo a che fare con personaggi che hanno una tradizione pluridecennale e lettori molto affezionati). E lui, di fronte alla bocciatura, preferì prima proporre soggetti per Nick Raider e Dylan Dog, e poi lasciare del tutto la Bonelli.  Posso solo dire qual è il mio parere sulla proposta di Toninelli, non so riferire invece le argomentazioni con cui la Casa editrice la respinse. Secondo me, il progetto di Marcello poteva essere adatto per un nuovo personaggio, non certo per Zagor. Il restyling di un character come lo Spirito con la Scure non può essere fatto se non nel rispetto della tradizione: se l’eroe che risultasse da una eventuale operazione del genere dovesse avere caratteristiche del tutto diverse da quelle originali, tanto varrebbe inventarne uno nuovo. In ogni caso, Toninelli è tornato a scrivere una storia dello Spirito con la Scure  proprio invitato da me, che ho inserito il suo racconto “Il mio nome è Banack” in un Maxi Zagor del 2017.

L’abbandono di Toninelli seguì di poco anche l’introduzione nella casa editrice della figura del curatore di serie, o dell’editor all’americana: una innovazione che forse contribuì a convincere Marcello a cercare altrove maggiore indipendenza. Subito dopo il mio arrivo fui appunto affidato alle cure di Renato Queirolo, redattore con occhi da nittalopo, come diceva Mauro Boselli. Queirolo è stato per me come il burbero sergente per i cadetti dei marines, quello che insegna la disciplina e costringe gli allievi a una durissima gavetta, quello che magari viene pure ritenuto un cerbero durante l’addestramento, ma che poi tutti gli allievi ricordano con gratitudine per tutto ciò che sotto la sua scuola hanno imparato.

Le mie  prime tre storie, ma soprattutto quella d’esordio e  la successiva, “L’abbazia del mistero” furono ancora scritte da “lettore”: volevo inserire tutti quegli elementi nolittiani che mi piacevano e che mi sembravano mancare nelle sceneggiature di Toninelli. Mi illudevo di sapere e potere essere il clone di Nolitta, di riuscire a fare dei falsi quasi perfetti. Ma Renato Queirolo mi ha sottoposto a una dura scuola, imponendomi ritmi diversi da quelli lenti che avevo copiando Nolitta, forse perché lui veniva dalla scuola del fumetto d’autore, quello pubblicato su rivista, e non aveva Nolitta nel sangue come ce l’avevo io, e comunque devo ammettere che certe lungaggini aveva ragione nel volerle castigare. Temo di aver sofferto molto, dopo i primi entusiasmi, e immagino che si veda: le mie due o tre storie iniziali sono brillanti, poi ho avuto uno sbandamento e c’è voluto un po’ perché rientrassi in carreggiata, con nuove consapevolezze.

Fu Queirolo a convocare nello staff anche Mauro Boselli, quando io già c’ero (e dunque, quanto a “zagorianità”, sono io il più anziano fra i due). Poco dopo, Boselli divenne il curatore della testata, e lo rimase fino alla fine del 2006, quando presi il suo posto. Sicuramente il lungo periodo in cui Zagor ha goduto della supervisione di Mauro Boselli ha consentito al personaggio l'esplorazione di territori nuovi, e certe storie che grazie a lui hanno potuto venire pubblicate, in passato sarebbero risultate improponibili. Mauro ha avuto il coraggio di sostenere progetti innovativi, suoi e di altri, me compreso. Sotto la sua gestione la collana è riuscita a decollare di nuovo, o perlomeno ad arrestare l’erosione di vendite, e io ho cercato di dare il mio contributo, anche perché con il tempo ho acquistato maggiore esperienza e sicurezza. Io e Boselli, credo,  possiamo dire di essere riusciti nel piccolo miracolo di aver rivitalizzato un personaggio ormai dato per spacciato. Ho sotto gli occhi la stampata di alcuni messaggi inviati a suo tempo a “Darkwood Online”, il sito ufficiale dello Zagor Club, e leggo quanto scrive Mauro Carraro: “Boselli e Burattini sono riusciti a risollevare le sorti della testata che ormai pensavo destinata alla chiusura”. E un altro lettore, Giancarlo Filiani, scrive: “Gli ultimi sceneggiatori sono bravi e anno ridato credibilità e spessore al personaggio dopo gli anni bui”. Insomma, aver riportato il sorriso sulle labbra dei lettori delusi e averne bloccato o almeno rallentato l’emorragia, e averlo fatto gestendo un eroe in costume, è sicuramente un risultato. Il merito non è solo mio, naturalmente: però sono contento di aver dato un pur modesto contributo.

Tra le altre cose, nei primi anni della mia collaborazione con la Bonelli mi vennero affidati anche due incarichi importanti, o almeno a me parvero tali, che esulavano dalla sceneggiatura dei fumetti. Uno consisté nello scrivere i testi del libretto “Gli indiani d’America” che venne allegato allo Speciale Zagor n° 4, “La fiamma nera”, del luglio 1991. Si tratta di una dizionario delle principali tribù pellerossa, con una breve descrizione della loro storia e delle loro caratteristiche. Per realizzarlo, Sergio Bonelli mi fornì in fotocopia un bel po’ di libri (quasi tutti in inglese) della sua enorme biblioteca dedicata al West. L’altro incarico fu quello di progettare un percorso, e scegliere le tavole da esporre, per la mostra “Zagor: un’avventura lunga trent’anni” (titolo mio) che venne allestita nel 1992 alla Fortezza da Basso di Firenze.