LA FIGLIA DI DHARMA (Nn. 714/716)
Rauch – Esposito bros.
Testi: 5. I pim-pum-pam, e per di più magici, non
rappresentano certo i miei generi preferiti e questo non fa eccezione. La prima
parte è più gradevole, perché più realistica, in cui il soprannaturale fa
capolino soprattutto per aumentare il senso di mistero, e fin qua l’effetto
tutto sommato riesce. Andando avanti, però, ci si accorge che la storia ha poco
altro da dire e si svolgerà interamente su di un piano superficiale di azione.
Approfondimenti psicologici e intensità, non pervenuti. L’ultimo albo, poi, fa
crollare tutto come la caverna, tra mostri vari, serpenti giganti, lotte
dimensionali con demoni potentissimi sconfitti in poche vignette, e magie in
serie (yawn). Nayana è un personaggio che non ho mai sopportato, anche perché chiama
automaticamente certi generi, e quindi la cosa buona è che almeno è morta, mi
auguro definitivamente.
Disegni: 6,5. Difficile dare un giudizio omogeneo su questi albi, a
causa delle note e tristi vicende. Si notano infatti via via interventi
redazionali sempre più invasivi, quindi va considerato più come un lavoro di
equipe, dal risultato comunque soddisfacente.
WYANDOT! (Zagor Più n. 16)
Rauch – Di Vitto
Testi: 7,5. Una bella avventura con bei personaggi, tutti delineati con cura. La inizialmente bisbetica Janine, che poi subisce un’evoluzione dall’incontro con Makuas; i vari ufficiali, dall’odioso guerrafondaio al più ponderato Hannington, così come le varie personalità degli indiani, conferiscono una varietà di caratteri e quindi un equilibrio narrativo importante. Anche le comparse minori godono comunque di una pennellata significativa. Zagor è al centro della scena, presente e protagonista, anche se quasi solo nella sua componente interventista (manca cioè il suo lato intenso), ma ci può stare. Per la maggior parte delle pagine c’è un efficace equilibro tra le scene d’azione e discorsive, mentre verso il finale la prima componente sborda in una lunga sequenza di pistolettate, e questo abbassa un po’ il voto. Si riprende comunque nelle ultime pagine con la fase di trattative per evitare la guerra e il disvelamento del colpevole.
Disegni: 6,5. Notevolissimo nelle parti di foresta, e ambientali in genere, tra scorci montuosi e intrichi di vegetazione davvero dettagliati, Di Vitto peggiora sensibilmente nelle figure umane, talune perfino naif o sgraziate, e il difetto si acuisce ulteriormente nella media dei volti. Resta comunque una buona leggibilità generale.
MANITOBA PEARL (Speciale n. 40)
Barbieri – Candita
Testi: 6,5. Pur avvertendo una qualche compressione
nel narrato, tutto sommato è bravo Barbieri a rendere leggibile un plot
ingarbugliato pur all’interno di un numero di pagine abbastanza scarso (e
ulteriormente ridotto) e in cui la zagorianità non si trova a suo agio per
costituzione. Peccato per l’annuncio nell’editoriale della politica di
contrazione: spero che invogli i lettori giovani (quanti sono?) ma io che sono
anziano, abituato ad ampi respiri di lettura, me ne dolgo molto. Ciò detto, è un sufficiente giallo
avventuroso, in cui è chiaro fin da subito allo sgamato lettore che quanto
viene presentato non corrisponde al vero, e che ci aspettano vari sotterfugi e
doppigiochi che verranno rivelati nel finale. Quindi, nessuna particolare
sorpresa, ma una affabile conduzione tra colpi di scena e vari personaggi
discretamente delineati, nei limiti dello spazio. Nemmeno mi piace granché la continua presenza di personaggi femminili ormai a
ogni numero (sono sempre anziano), che sta quasi mutando il DNA della testata,
ma tant’è.
Disegni: 6. Un lavoro altalenante, che unisce a una efficace leggibilità
media una altrettanto approssimazione diffusa. Diverse figure sulla lunga
distanza sembrano abbozzate malamente (es. i cavalli a pag. 12), mentre
parecchi primi piani sono splendidi, rifiniti di dettagli. Davvero bella la
resa di Pearl, mentre lo stesso non si può dire in altri casi. Soprattutto il volto
di Zagor, davvero mediocre.
IL PASSATO DI TONKA (Nn. 717/718)
Rauch – Della Monica
Testi: 7,5. Storia che forse tradisce le attese (nel senso che il titolo può essere fuorviante) ma scritta ottimamente. Conduzione realistica, buoni dialoghi, divertente la gag di Cico, giusta dose di azione. L’identità di Spettro nero era intuibile, ma non è un difetto dato che non è questo il perno della vicenda, che si regge da sé da altre parti. Poi ovviamente meno pagine/personaggi ci sono e più diventa facile intuire per esclusione. Riuscito il finale con la morte di Natami, che porta con sé perfino una punta di apprezzata commozione.
Disegni: 9. Più passano gli anni e più Della Monica migliora. Tratto pulito, stra-leggibile, ricco di dettagli su cui amo soffermarmi mentre leggo, e il solito Cico strepitoso. Cosa volere di più? Appunto, vederlo di più.
HELLBURGH! (Zagor Più n. 17)
Fantelli – Burattini – Lotti/Mainardi – Torti – Chiarolla – Nespolino
Voto d’insieme: 5,5. Tre raccontini sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non vanno oltre l’intrattenimento minimo. Voglio però mettere sugli scudi La vendetta di Duncan, il cui plot non è male e forse meritava di essere sviluppato in una storia vera, ma anche perché è la prima di Fantelli no-horror. La scrittura è valida e penso che se riuscirà a mantenersi realistico anche nel suo genere più congeniale può dare soddisfazioni. Appena sotto La casa nel bosco, che gioca tutte le sue carte sul plot twist, ma funziona bene.Gradevole ma un po’ scontata Doppia caccia, con un finale troppo troncato. Per i disegni, bel lavoro di Chiarolla (alla sua età, poi), ricco di tratteggi ed efficace nelle sequenze col licantropo. Buono il segno pulito di Nespolino, anche se non convince sempre il volto di Zagor. E a proposito di volti, davvero pessimi quelli dei protagonisti resi da Torti. Rispetto per lo storico professionista, ma il tratto generale lascia molto ma molto a desiderare.
SASQUATCH (Nn. 718/720)
Burattini – Lozzi
Testi: 7,5. Ben raccontata, soprattutto per i primi
due terzi, mentre nell’ultimo albo si adagia un po’ troppo nella sola azione,
anziché provare ad alzare in intensità. Non che sia un male in sé, ma di
movimento ne avevamo già visto tanto e data la natura del “mostro buono” mi
aspettavo qualche pagina che cercasse la commozione. Sono scelte comunque
legittime, la conduzione è stata molto buona e i personaggi sufficientemente
caratterizzati. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è che il mostro non è
stato impiegato per dinamiche horror o peggio ancora per scontri ridicoli con
Zagor, bensì come un essere straordinario che stimola la curiosità di chi vi
sta intorno, per analizzarlo o sfruttarlo, o per mostrarci la delicatezza del
rapporto con Paige. Sono poi contento che la figura del Bigfoot sia stata trattata a Darkwood
finalmente in modo valido, dato che la precedente toninelliana fu per me uno
dei punti più bassi della saga, specie in quel finale in cui si fa combattere
Zagor come He-man (urgh!)
Disegni: 9,5. Assolutamente strepitoso il lavoro di Lozzi, che Dio lo
abbia in gloria! Grande interpretazione del mostro, e poi questi chiaroscuri a
mezzatinta che conferiscono una atmosfera efficacissima per la vicenda,
esaltando inoltre i particolari della qualunque. Uno per tutti, le pietre dei
sotterranei divinamente ombreggiate. Piccola stonatura, il viso di Zagor troppo
musone, ma vabbè in mezzo a queste meraviglie chissene!
LA CACCIATRICE (N. 720bis)
Burattini – Laurenti
Testi: 6. Formalmente ben costruita, gradevole nello scorrimento, anche se narrativamente non aggiunge nulla da giustificare un’uscita extra. Spicca la centralità di Zagor nelle vicende e un paio di bei momenti di confronto con il colonnello. Quest’ultimo rappresenta il lato debole, in quanto troppo tagliato con l’accetta, odia i pellerossa ma non se ne conosce il motivo e lo fa in modo bidimensionale. Qualche passaggio un po’ affrettato ma lo spazio è quel che è. A sua volta la cacciatrice potrebbe essere un bel personaggio, ma per ora si è mossa in storie troppo stringate.
Disegni: 5,5. Purtroppo pare che Laurenti si sia stabilizzato in questa eccessiva stilizzazione che tende talvolta perfino al deforme. Peccato.
LA SACERDOTESSA DEL MALE (Color n. 21)
Fantelli – Di Vitto
Testi: 4. Da un punto di vista editoriale trovo parecchio disagevole la trovata di cominciare una vicenda in un Color e chiuderla in un altro, qualche anno dopo (come quello di Icaro): difficile per i lettori ricordarsi cosa era successo, davvero non ne capisco il senso. Nel presente albo, inoltre, Denise sembra proprio infilata a forza in una vicenda in cui non c’entrerebbe nulla. E veniamo alla storia, che è una semplice istanza di “Zagor contro i mostri da far fuori”, e personalmente è un genere che trovo assai noioso. Peccato perché Fantelli è discreto nella creazione della suspense e non manca di produrre dialoghi con una certa brillantezza o intensità (come pag. 49). E aggiungo pure che il suo Cico non è per niente male. Ma non so, evidentemente a lui piace questo genere e non si schioda da lì, però qualcuno dovrebbe spiegargli che Zagor non è solo horror, anzi lo è in minima parte, e zero splatter. Il finale con risoluzione magica affossa poi totalmente il tutto, tra il sonaglio hamelinesco e il buco di verme che chiude oplà tutto quanto. Boh.
Disegni: 6,5. Tradizionalmente legnoso nella fase espressiva, Di Vitto sorprende invece con la resa della parte propriamente horror, riportando efficacemente quanto avevamo già giocato in “The last of us”, sia negli infetti in sé sia nei “nidi” di putrefazione appesi ai muri.
I SEGRETI DI ENDLESS (Nn. 721-722)
Lucarelli/Fantelli – Della Monica
Testi: 7. Peccato per il finale, che mi porta ad abbassare sensibilmente il voto, perché davvero non ho capito il piano di Berenice. Uccide i fratelli e poi? Come pensa di impossessarsi del filone d’argento? Inoltre, per chiudere la bocca ad una testimone ne crea altri due? E diversi altri particolari che non tornano e che però qua diventa difficile sviscerare. Mi si dirà che per un giallo il finale è molto importante, ed è vero, ma per me conta sempre molto soprattutto il piacere di lettura, e questa storia me la sono gustata decisamente. La sceneggiatura è di alto livello, ponderata e intrigante, capace di stuzzicarti molto sul versante poliziesco, e di farti fremere per arrivare a scoprire cosa è successo. In mezzo i personaggi sono tutti ben tratteggiati, e fanno respirare il senso di una comunità alla Spoon River, in cui le parole dette sono come degli spiragli che fanno intravedere quanto dietro di esse ci sia molto di più di ciò che si ascolta, magari chissà quali segreti. Lo sceriffo, il pastore, il giudice, Warren stesso, ecc. hanno frasi e comportamenti che vogliono trasmettere l’idea che ci sia altro, mentre poi scopriamo che non è così. Sono indeciso se considerarla una buona tecnica per arricchire il narrato e confondere le acque, oppure un errore perché si lasciano in sospeso quelli che erano mostrati come fili da tirare. Tra questi personaggi, spicca il neo arrivato Cyprien, un tipo davvero interessante col suo portare l’investigazione scientifica in un mondo di frontiera e processi sommari, che di sicuro mi piacerebbe rivedere.
Disegni: 9. Poco sopra dicevo che avrei voluto vedere più spesso Della Monica ed eccomi accontentato. Il solito grandissimo lavoro, inutile ribadire quello che ho già detto tante altre volte.
IL BATTELLO SULL’OHIO (Zagor Più n. 18)
Mignacco – Romeo
Testi: 6--. Storiella d’ordinanza, molto prevedibile negli snodi, ma che tutto sommato si fa leggere. Pesano ai miei occhi due elementi non negativi in sé, ma il cui accumulo ha da tempo superato il punto di saturazione, e mi riferisco da un lato alla tematica de “il passato di”, e dall’altro al dilagante girl power, che peraltro su questa testata è particolarmente stridente. Si tratta comunque di una nota a margine, che non ho fatto incidere sul voto.
Disegni: 7. Il volto di Zagor proprio non mi piace (non che sia brutto, anzi, ma non lo trovo adatto), e ogni tanto c’è qualche elemento che sembra costruito da un giardiniere, tipo i corsi d’acqua, ma nel complesso è un buon lavoro, con un bel tratto pulito ma ricco di particolari quando occorre. Anche qualche scena prospettica è interessante, come Zagor che assalta il battello.
OSCURA MINACCIA (Nn. 723/725)
Rauch – Sedioli/Verni
Testi: 6,5. Il primo albo mi è piaciuto, è divertente con tutte quelle gag, che risultano ben mischiate alle fasi di azione e all’introduzione alla minaccia. Nel secondo invece a mio parere si cala un po’: è troppo parlato, tutta la prima metà è praticamente un unico insieme di racconti in flashback, in cui si spiega come e perché i personaggi si trovino lì, cosa è successo prima, ecc. Seguire la regola aurea del “show, don’t tell” forse avrebbe portato via troppe pagine, non so, fatto sta che è una fase che non scorre fluida. Ciò nonostante, risulta comunque valida la creazione del mistero, il crescendo di inquietudine in attesa dell’orrore che sta per arrivare (stupenda pag. 44 chiusa con la vignetta muta di Zagor). Col terzo albo si torna in bolla, ritroviamo Kandrax, e l’azione diventa di tipo convergente verso il finale. Inoltre arriva finalmente qualche tratteggio più approfondito sui personaggi. Zagor, sempre comunque reso benissimo, ha modo di mostrare il suo eroismo più etico con qualche discorso (“Non lascerò più indietro nessuno”) e relativi fatti, e in particolare acquisisce spessore Starkad nel suo confronto con Guthrum. Stuzzicante l’ultima tavola, che fa capire che la “vera” storia su Kandrax sarà un’altra, similmente a quanto fece lo sceneggiatore con Rakosi.
Disegni: 8. Il solito buonissimo lavoro complessivo del dinamico duo. La linea horror non è probabilmente quella maggiormente nelle loro corde, e di fondo lo si percepisce, ma tutto sommato riescono a rendere più che dignitosa anch’essa (il picco: pag 88 con Zagor davanti al cadavere di Jonah).
IL FIUME DEGLI ORRORI (I mondi di Zagor n. 1)
Chiaverotti – Voltolini
Testi: 4,5. Il voto è una media tra il discreto
primo albo e lo sprofondo del secondo. Carina la gag di Cico, apprezzabile il
tratteggio di Harvey, le sue motivazioni, ecc. Il messicano e Zagor sono
comunque sempre ben scritti e si cerca di dare un filo di background anche agli
altri componenti della ciurma, specie Alison. Peccato che già da quando
compaiono gli equivalenti di gorilloni e piante assassine della prima Odissea,
si realizza che ci stiamo trovando di fronte a una versione Bignami di quelli:
qualche pagina, qualche cazzotto e via. Dove là l’inquietudine e il logorio
della paura venivano dipanati col giusto tempo, dove i mostri erano un tramite
per mettere sul piatto drammi umani, pensieri e didascalie sopraffine, vili ed
eroi… dove anche una nebbia (per quanto infernale) serviva per scavare nelle
fragilità dell'eroe… qua sono solo delle pillole da buttare giù al volo.
Ma il peggio deve ancora venire. Nel secondo scopriamo che era tutta una magia
di una strega pazza, e come si sa, appena arriva la magia non vale più nessuna
regola e via di sbracamento, tra mostri di varia fattura, corvi fatati, tribù
cannibali da b-movie. Il taglio precipita insomma nell’infantilismo più
dozzinale distruggendo il buono del primo albo. Mentre leggevo pensavo: “Ora ci
mancherebbe solo il doppio gioco di Harvey, magari per l’eredità”, e
puntualmente arriva in questo zenith di scontatezza. Peccato perché qua e là
c’è più di un dialogo meritevole (è Chiaverotti, mica pizza e fichi) ma si
perde in mezzo al resto.
Disegni: 8. Preciso e leggibile nello stile, buoni i volti dei protagonisti, ma efficace anche nelle scene d’azione o di maggiore impatto horror, pur con la sua declinazione più classica. Buonissimo lavoro.