venerdì 27 marzo 2026

IL MASSIMO DEI VOTI

 



Il bel signore che vedete accanto al nuovo curatore di Zagor, Antonio Serra, è Massimo Manfredi. Il Massimo dei voti, dato che per consuetudine, da fedelissimo lettore dello Spirito con la Scure qual è, ogni anno (dal 1993) fa giungere all'inizio di gennaio dettagliati e argomentati giudizi sulle storie del Re di Darkwood dei dodici mesi precedenti. Giudizi corredati da rigorose pagelle, non sempre indulgenti verso gli autori, ma ben vengano le critiche circostanziate per quanto personali. Le recensioni giungono in redazione a Milano in forma cartacea, tramite lettera spedita e recapitata per posta ordinaria, e (almeno fino all'anno scorso) su carta gli è stato risposto.  Dal 2013 ho cominciato a pubblicarle, Manfredi consenziente, su questo blog. Massimo è consenziente anche nella diffusione della sua foto, per quanto ciò permetterà che venga riconosciuto (ed eventualmente apostrofato) da sceneggiatori e disegnatori. C'è da notare che, comunque, si è a lungo trattato di una corrispondenza privata tra un "lettore eccellente" (così l'ho definito più volte) e i curatori di Zagor.  Sia pure un po' in ritardo sulla consuetudine (colpa mia), ecco dunque voti e giudizi sull'annata zagoriana 2025. Inutile dire (ma lo dico) che non ho censurato o modificato una virgola. Grazie, Massimo! Ti faccio notare che manca la scheda dello Zagor Più n° 19 (uscito in novembre), che immagino recupererai nel compendio del prossimo anno. 
Per un utile "riassunto delle puntate precedenti" vi consiglio di leggere quello che ho scritto nel gennaio dell'anno passato riepilogando tutto quello che c'è da sapere
 

LO ZAGOR DEL 2025
SECONDO MASSIMO MANFREDI
 

 

LA FIGLIA DI DHARMA (Nn. 714/716)

Rauch – Esposito bros.

Testi: 5. I pim-pum-pam, e per di più magici, non rappresentano certo i miei generi preferiti e questo non fa eccezione. La prima parte è più gradevole, perché più realistica, in cui il soprannaturale fa capolino soprattutto per aumentare il senso di mistero, e fin qua l’effetto tutto sommato riesce. Andando avanti, però, ci si accorge che la storia ha poco altro da dire e si svolgerà interamente su di un piano superficiale di azione. Approfondimenti psicologici e intensità, non pervenuti. L’ultimo albo, poi, fa crollare tutto come la caverna, tra mostri vari, serpenti giganti, lotte dimensionali con demoni potentissimi sconfitti in poche vignette, e magie in serie (yawn). Nayana è un personaggio che non ho mai sopportato, anche perché chiama automaticamente certi generi, e quindi la cosa buona è che almeno è morta, mi auguro definitivamente.

Disegni: 6,5. Difficile dare un giudizio omogeneo su questi albi, a causa delle note e tristi vicende. Si notano infatti via via interventi redazionali sempre più invasivi, quindi va considerato più come un lavoro di equipe, dal risultato comunque soddisfacente.

 

 

WYANDOT! (Zagor Più n. 16)

Rauch – Di Vitto

Testi: 7,5. Una bella avventura con bei personaggi, tutti delineati con cura. La inizialmente bisbetica Janine, che poi subisce un’evoluzione dall’incontro con Makuas; i vari ufficiali, dall’odioso guerrafondaio al più ponderato Hannington, così come le varie personalità degli indiani, conferiscono una varietà di caratteri e quindi un equilibrio narrativo importante. Anche le comparse minori godono comunque di una pennellata significativa. Zagor è al centro della scena, presente e protagonista, anche se quasi solo nella sua componente interventista (manca cioè il suo lato intenso), ma ci può stare. Per la maggior parte delle pagine c’è un efficace equilibro tra le scene d’azione e discorsive, mentre verso il finale la prima componente sborda in una lunga sequenza di pistolettate, e questo abbassa un po’ il voto. Si riprende comunque nelle ultime pagine con la fase di trattative per evitare la guerra e il disvelamento del colpevole.

Disegni: 6,5. Notevolissimo nelle parti di foresta, e ambientali in genere, tra scorci montuosi e intrichi di vegetazione davvero dettagliati, Di Vitto peggiora sensibilmente nelle figure umane, talune perfino naif o sgraziate, e il difetto si acuisce ulteriormente nella media dei volti. Resta comunque una buona leggibilità generale.

 

 

 

MANITOBA PEARL (Speciale n. 40)

Barbieri – Candita

Testi: 6,5. Pur avvertendo una qualche compressione nel narrato, tutto sommato è bravo Barbieri a rendere leggibile un plot ingarbugliato pur all’interno di un numero di pagine abbastanza scarso (e ulteriormente ridotto) e in cui la zagorianità non si trova a suo agio per costituzione. Peccato per l’annuncio nell’editoriale della politica di contrazione: spero che invogli i lettori giovani (quanti sono?) ma io che sono anziano, abituato ad ampi respiri di lettura, me ne dolgo molto. Ciò detto, è un sufficiente giallo avventuroso, in cui è chiaro fin da subito allo sgamato lettore che quanto viene presentato non corrisponde al vero, e che ci aspettano vari sotterfugi e doppigiochi che verranno rivelati nel finale. Quindi, nessuna particolare sorpresa, ma una affabile conduzione tra colpi di scena e vari personaggi discretamente delineati, nei limiti dello spazio.   Nemmeno mi piace granché la continua presenza di personaggi femminili ormai a ogni numero (sono sempre anziano), che sta quasi mutando il DNA della testata, ma tant’è.

Disegni: 6. Un lavoro altalenante, che unisce a una efficace leggibilità media una altrettanto approssimazione diffusa. Diverse figure sulla lunga distanza sembrano abbozzate malamente (es. i cavalli a pag. 12), mentre parecchi primi piani sono splendidi, rifiniti di dettagli. Davvero bella la resa di Pearl, mentre lo stesso non si può dire in altri casi. Soprattutto il volto di Zagor, davvero mediocre.


 

IL PASSATO DI TONKA (Nn. 717/718)

Rauch – Della Monica

Testi: 7,5. Storia che forse tradisce le attese (nel senso che il titolo può essere fuorviante) ma scritta ottimamente. Conduzione realistica, buoni dialoghi, divertente la gag di Cico, giusta dose di azione. L’identità di Spettro nero era intuibile, ma non è un difetto dato che non è questo il perno della vicenda, che si regge da sé da altre parti. Poi ovviamente meno pagine/personaggi ci sono e più diventa facile intuire per esclusione. Riuscito il finale con la morte di Natami, che porta con sé perfino una punta di apprezzata commozione.

Disegni: 9. Più passano gli anni e più Della Monica migliora. Tratto pulito, stra-leggibile, ricco di dettagli su cui amo soffermarmi mentre leggo, e il solito Cico strepitoso. Cosa volere di più? Appunto, vederlo di più.

 

 

 

HELLBURGH! (Zagor Più n. 17)

Fantelli – Burattini – Lotti/Mainardi – Torti – Chiarolla – Nespolino

Voto d’insieme: 5,5. Tre raccontini sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non vanno oltre l’intrattenimento minimo. Voglio però mettere sugli scudi La vendetta di Duncan, il cui plot non è male e forse meritava di essere sviluppato in una storia vera, ma anche perché è la prima di Fantelli no-horror. La scrittura è valida e penso che se riuscirà a mantenersi realistico anche nel suo genere più congeniale può dare soddisfazioni. Appena sotto La casa nel bosco, che gioca tutte le sue carte sul plot twist, ma funziona bene.Gradevole ma un po’ scontata Doppia caccia, con un finale troppo troncato. Per i disegni, bel lavoro di Chiarolla (alla sua età, poi), ricco di tratteggi ed efficace nelle sequenze col licantropo. Buono il segno pulito di Nespolino, anche se non convince sempre il volto di Zagor. E a proposito di volti, davvero pessimi quelli dei protagonisti resi da Torti. Rispetto per lo storico professionista, ma il tratto generale lascia molto ma molto a desiderare.

 

 


SASQUATCH (Nn. 718/720)

Burattini – Lozzi 

Testi: 7,5. Ben raccontata, soprattutto per i primi due terzi, mentre nell’ultimo albo si adagia un po’ troppo nella sola azione, anziché provare ad alzare in intensità. Non che sia un male in sé, ma di movimento ne avevamo già visto tanto e data la natura del “mostro buono” mi aspettavo qualche pagina che cercasse la commozione. Sono scelte comunque legittime, la conduzione è stata molto buona e i personaggi sufficientemente caratterizzati. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è che il mostro non è stato impiegato per dinamiche horror o peggio ancora per scontri ridicoli con Zagor, bensì come un essere straordinario che stimola la curiosità di chi vi sta intorno, per analizzarlo o sfruttarlo, o per mostrarci la delicatezza del rapporto con Paige. Sono poi contento che la figura del Bigfoot sia stata trattata a Darkwood finalmente in modo valido, dato che la precedente toninelliana fu per me uno dei punti più bassi della saga, specie in quel finale in cui si fa combattere Zagor come He-man (urgh!)

Disegni: 9,5. Assolutamente strepitoso il lavoro di Lozzi, che Dio lo abbia in gloria! Grande interpretazione del mostro, e poi questi chiaroscuri a mezzatinta che conferiscono una atmosfera efficacissima per la vicenda, esaltando inoltre i particolari della qualunque. Uno per tutti, le pietre dei sotterranei divinamente ombreggiate. Piccola stonatura, il viso di Zagor troppo musone, ma vabbè in mezzo a queste meraviglie chissene!

 

 

LA CACCIATRICE (N. 720bis)

Burattini – Laurenti

Testi: 6. Formalmente ben costruita, gradevole nello scorrimento, anche se narrativamente non aggiunge nulla da giustificare un’uscita extra. Spicca la centralità di Zagor nelle vicende e un paio di bei momenti di confronto con il colonnello. Quest’ultimo rappresenta il lato debole, in quanto troppo tagliato con l’accetta, odia i pellerossa ma non se ne conosce il motivo e lo fa in modo bidimensionale. Qualche passaggio un po’ affrettato ma lo spazio è quel che è. A sua volta la cacciatrice potrebbe essere un bel personaggio, ma per ora si è mossa in storie troppo stringate.

Disegni: 5,5. Purtroppo pare che Laurenti si sia stabilizzato in questa eccessiva stilizzazione che tende talvolta perfino al deforme. Peccato.

 

 


LA SACERDOTESSA DEL MALE (Color n. 21)

Fantelli – Di Vitto

Testi: 4. Da un punto di vista editoriale trovo parecchio disagevole la trovata di cominciare una vicenda in un Color e chiuderla in un altro, qualche anno dopo (come quello di Icaro): difficile per i lettori ricordarsi cosa era successo, davvero non ne capisco il senso. Nel presente albo, inoltre, Denise sembra proprio infilata a forza in una vicenda in cui non c’entrerebbe nulla. E veniamo alla storia, che è una semplice istanza di “Zagor contro i mostri da far fuori”, e personalmente è un genere che trovo assai noioso. Peccato perché Fantelli è discreto nella creazione della suspense e non manca di produrre dialoghi con una certa brillantezza o intensità (come pag. 49). E aggiungo pure che il suo Cico non è per niente male. Ma non so, evidentemente a lui piace questo genere e non si schioda da lì, però qualcuno dovrebbe spiegargli che Zagor non è solo horror, anzi lo è in minima parte, e zero splatter.  Il finale con risoluzione magica affossa poi totalmente il tutto, tra il sonaglio hamelinesco e il buco di verme che chiude oplà tutto quanto. Boh.

Disegni: 6,5. Tradizionalmente legnoso nella fase espressiva, Di Vitto sorprende invece con la resa della parte propriamente horror, riportando efficacemente quanto avevamo già giocato in “The last of us”, sia negli infetti in sé sia nei “nidi” di putrefazione appesi ai muri.


 


I SEGRETI DI ENDLESS (Nn. 721-722)

Lucarelli/Fantelli – Della Monica

Testi: 7. Peccato per il finale, che mi porta ad abbassare sensibilmente il voto, perché davvero non ho capito il piano di Berenice. Uccide i fratelli e poi? Come pensa di impossessarsi del filone d’argento? Inoltre, per chiudere la bocca ad una testimone ne crea altri due? E diversi altri particolari che non tornano e che però qua diventa difficile sviscerare. Mi si dirà che per un giallo il finale è molto importante, ed è vero, ma per me conta sempre molto soprattutto il piacere di lettura, e questa storia me la sono gustata decisamente. La sceneggiatura è di alto livello, ponderata e intrigante, capace di stuzzicarti molto sul versante poliziesco, e di farti fremere per arrivare a scoprire cosa è successo. In mezzo i personaggi sono tutti ben tratteggiati, e fanno respirare il senso di una comunità alla Spoon River, in cui le parole dette sono come degli spiragli che fanno intravedere quanto dietro di esse ci sia molto di più di ciò che si ascolta, magari chissà quali segreti. Lo sceriffo, il pastore, il giudice, Warren stesso, ecc. hanno frasi e comportamenti che vogliono trasmettere l’idea che ci sia altro, mentre poi scopriamo che non è così. Sono indeciso se considerarla una buona tecnica per arricchire il narrato e confondere le acque, oppure un errore perché si lasciano in sospeso quelli che erano mostrati come fili da tirare. Tra questi personaggi, spicca il neo arrivato Cyprien, un tipo davvero interessante col suo portare l’investigazione scientifica in un mondo di frontiera e processi sommari, che di sicuro mi piacerebbe rivedere.  

 Disegni: 9. Poco sopra dicevo che avrei voluto vedere più spesso Della Monica ed eccomi accontentato. Il solito grandissimo lavoro, inutile ribadire quello che ho già detto tante altre volte.

 

 


IL BATTELLO SULL’OHIO (Zagor Più n. 18)

Mignacco – Romeo

Testi: 6--. Storiella d’ordinanza, molto prevedibile negli snodi, ma che tutto sommato si fa leggere. Pesano ai miei occhi due elementi non negativi in sé, ma il cui accumulo ha da tempo superato il punto di saturazione, e mi riferisco da un lato alla tematica de “il passato di”, e dall’altro al dilagante girl power, che peraltro su questa testata è particolarmente stridente. Si tratta comunque di una nota a margine, che non ho fatto incidere sul voto.

Disegni: 7. Il volto di Zagor proprio non mi piace (non che sia brutto, anzi, ma non lo trovo adatto), e ogni tanto c’è qualche elemento che sembra costruito da un giardiniere, tipo i corsi d’acqua, ma nel complesso è un buon lavoro, con un bel tratto pulito ma ricco di particolari quando occorre. Anche qualche scena prospettica è interessante, come Zagor che assalta il battello.

 

 


OSCURA MINACCIA (Nn. 723/725)

Rauch – Sedioli/Verni

Testi: 6,5. Il primo albo mi è piaciuto, è divertente con tutte quelle gag, che risultano ben mischiate alle fasi di azione e all’introduzione alla minaccia. Nel secondo invece a mio parere si cala un po’: è troppo parlato, tutta la prima metà è praticamente un unico insieme di racconti in flashback, in cui si spiega come e perché i personaggi si trovino lì, cosa è successo prima, ecc. Seguire la regola aurea del “show, don’t tell” forse avrebbe portato via troppe pagine, non so, fatto sta che è una fase che non scorre fluida. Ciò nonostante, risulta comunque valida la creazione del mistero, il crescendo di inquietudine in attesa dell’orrore che sta per arrivare (stupenda pag. 44 chiusa con la vignetta muta di Zagor). Col terzo albo si torna in bolla, ritroviamo Kandrax, e l’azione diventa di tipo convergente verso il finale. Inoltre arriva finalmente qualche tratteggio più approfondito sui personaggi. Zagor, sempre comunque reso benissimo, ha modo di mostrare il suo eroismo più etico con qualche discorso (“Non lascerò più indietro nessuno”) e relativi fatti, e in particolare acquisisce spessore Starkad nel suo confronto con Guthrum. Stuzzicante l’ultima tavola, che fa capire che la “vera” storia su Kandrax sarà un’altra, similmente a quanto fece lo sceneggiatore con Rakosi. 

Disegni: 8. Il solito buonissimo lavoro complessivo del dinamico duo. La linea horror non è probabilmente quella maggiormente nelle loro corde, e di fondo lo si percepisce, ma tutto sommato riescono a rendere più che dignitosa anch’essa (il picco: pag 88 con Zagor davanti al cadavere di Jonah).

 

 

 

IL FIUME DEGLI ORRORI (I mondi di Zagor n. 1)

Chiaverotti – Voltolini

Testi: 4,5. Il voto è una media tra il discreto primo albo e lo sprofondo del secondo. Carina la gag di Cico, apprezzabile il tratteggio di Harvey, le sue motivazioni, ecc. Il messicano e Zagor sono comunque sempre ben scritti e si cerca di dare un filo di background anche agli altri componenti della ciurma, specie Alison. Peccato che già da quando compaiono gli equivalenti di gorilloni e piante assassine della prima Odissea, si realizza che ci stiamo trovando di fronte a una versione Bignami di quelli: qualche pagina, qualche cazzotto e via. Dove là l’inquietudine e il logorio della paura venivano dipanati col giusto tempo, dove i mostri erano un tramite per mettere sul piatto drammi umani, pensieri e didascalie sopraffine, vili ed eroi… dove anche una nebbia (per quanto infernale) serviva per scavare nelle fragilità dell'eroe… qua sono solo delle pillole da buttare giù al volo.
Ma il peggio deve ancora venire. Nel secondo scopriamo che era tutta una magia di una strega pazza, e come si sa, appena arriva la magia non vale più nessuna regola e via di sbracamento, tra mostri di varia fattura, corvi fatati, tribù cannibali da b-movie. Il taglio precipita insomma nell’infantilismo più dozzinale distruggendo il buono del primo albo. Mentre leggevo pensavo: “Ora ci mancherebbe solo il doppio gioco di Harvey, magari per l’eredità”, e puntualmente arriva in questo zenith di scontatezza. Peccato perché qua e là c’è più di un dialogo meritevole (è Chiaverotti, mica pizza e fichi) ma si perde in mezzo al resto.

Disegni: 8. Preciso e leggibile nello stile, buoni i volti dei protagonisti, ma efficace anche nelle scene d’azione o di maggiore impatto horror, pur con la sua declinazione più classica. Buonissimo lavoro.

lunedì 9 marzo 2026

M’ARZO

 
 
 
Il 22 febbraio 2025 ho pubblicato su questo blog un articolo intitolato “Scusate il ritardo”, che cominciava con queste parole: “Mi rendo conto che mi sono fatto attendere (anche se sicuramente avrete trovato il modo di ingannare il tempo)”. Il ritardo a cui facevo allusione era quello del tradizionale resoconto annuale di inizio gennaio su ciò che ho pubblicato nei dodici mesi precedenti. Resoconto di cui, probabilmente, importa qualcosa soltanto a pochi, ma che importa a me perché serve a fare un bilancio e a lasciare un appunto a futura memoria, sempre pronto per la consultazione. E poi, se anche ci fossero soltanto due interessati (io e un altro), perché deludere quell’unico che mi presta attenzione?  Vero, Filippo Pieri? (Filippo è l’autore, oltre che di libri molto divertenti, anche della vignetta che vedete in apertura, su in alto).

Comunque, questa volta non devo scusarmi del ritardo, perché sapete tutti che sono andato in pensione e dunque ho trascorso in letargo gli ultimi mesi. Ma oggi m’arzo. La battuta è vecchia ma mi fa sempre ridere. M’arzo, mi stiracchio, mi accorgo che fuori dalla finestra c’è qualche albero in fiore. Sento anche l’eco di cannonate lontane, appena possibile mi informerò. Prima, però, temendo che le notizie dal mondo esterno possano convincermi a rimettermi a letto, eccomi a riferire sulla mia attività (quella sulla carta stampata) nel corso del 2025.

Comincio, come al solito, dalle classfiche di Saverio Ceri pubblicate nella sua rubrica "Diamo i numeri" sul blog Dim
e Web (ma che, lo dico per farmene un vanto, è stata a lungo ospitata qui su "Freddo cane"). Quante pagine ho pubblicato nel 2025, come sceneggiatore, in casa Bonelli? Ahimé, una vera débacle. Dalle 1085 tavole uscite nel 2024, l'anno scorso sono sceso a sole 504. Dalla seconda posizione, alla nona a parimerito con Luigi Mignacco. Ecco qua di seguito la classifica completa degli autori di testi così come compare nella tabella di Saverio.
 

Per fortuna Zagor è primo nella classifica dei disegnatori (vinta da Raffaele Della Monica, con Stefano Di Vitto al secondo posto) e in quella dei copertinisti (Alessandro Piccinelli batte anche quest'anno Claudio Villa). Inoltre, qualche soddisfazione viene dal gruppo di collane di cui sono stato l'editor fino al mese di ottobre, ovvero quelle zagoriane, come dimostra la tabella dei personaggi. Come potete vedere, lo Spirito con la Scure è terzo per numero di tavole (2324) e per numero di albi (il podio è invariato).
 

Riguardo la situazione in generale, Ceri scrive: "Nel 2025 sono state pubblicate 16.305,33 tavole inedite sugli albi bonelliani, quasi 1650 in meno dello scorso anno, pari a un calo del 9,17% rispetto al 2024. Si conferma così il trend negativo che, al momento, ha ridotto di circa un terzo la produzione fumettistica della casa editrice rispetto all’annata record del 2019. È il risultato più negativo degli ultimi 28 anni. Nel calo generale delle tavole pubblicate, anche i tre personaggi principali registrano una flessione, seppur più contenuta: –5,76% rispetto al 2024, dovuta soprattutto a Dylan Dog e Zagor, come vedremo più avanti. Nel complesso, però, la produzione dei cosiddetti “tre tenori”, pur col peggior dato degli ultimi sette anni, si rafforza sul totale delle tavole inedite dell’annata. Quest’anno, infatti, la somma delle pagine con nuovi episodi di Tex, Dylan Dog e Zagor rappresenta il 55,20% di quelle pubblicate dalla SBE. Una percentuale in costante crescita dal 2017, quando le storie dedicate ai tre personaggi principali costituivano appena il 31,12% del totale. Il personaggio più pubblicato in libreria, per l'undicesima volta consecutiva, e di gran lunga, è Tex, con 4428 tavole, seguono i soliti Dylan Dog e Zagor rispettivamente a 1617 e a 1461 pagine. I tre principali eroi bonelliani anche in questo caso superano abbondantemente il 50% delle tavole complessive pensate per la libreria".

 


A proposito delle mie 504 tavole, "Diamo i numeri" segnala che mi collocano comunque nella top ten bonelliana per la trentesima volta, e sono trentatré gli anni consecutivi in cui sono comunque in classifica. Ma, ed ecco la notizia che da una parte mi lusinga e dall'altra mi rattrista, scrive Saverio: "Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), si registrano due importanti sorpassi in Top Ten: Moreno Burattini supera Alfredo Castelli, divenendo così il quinto sceneggiatore più pubblicato nella storia della casa editrice e Pasquale Ruju scavalca Gianfranco Manfredi al nono posto".  La tristezza deriva ovviamente dal fatto che il superamento di Castelli è dovuto al fatto che Alfredo non è più tra noi. Ci si può chiedere adesso: se Moreno Burattini è al quinto posto fra gli sceneggiatori più pubblicati di tutti i tempi in casa Bonelli, chi c'è ai primi quattro? Naturalmente lo dovete chiedere a Saverio Ceri. Posso solo dire che ho una piccola possibilità di superare, negli anni a venire, il quarto concorrente.

A che cosa si deve il calo da quota mille a quota cinquecento dalla classifica del 2024 a quella del 2025? Semplicemente alla programmazione (peraltro fatta da me). Cioè, più o meno sceneggio sempre settecento/ottocento tavole ogni anno, poi in edicola ne arrivano talvolta di meno, talvolta di più.  Nella foto qui sotto, sono con Alessandro Piccinelli, Giampiero Casertano e un giovane sceneggiatore dalla Capa Rezza che ha esordito in casa Bonelli.
 
 

 
Proseguono le mie quattro serie umoristiche portate avanti con il disegnatore James Hogg e che consistono in "Scienza Ridens" (su "Focus Enigmistica"), "Stelle a Strisce" (su "Crucintarsi & Co."), "Le grandi domande" (su "Facili Cruciverba") e "La Bibbia secondo Burattini & Hogg" (sul "Vernacoliere"). Da questa ultima serie ho tratto persino uno spettacolo di cabaret che ho replicato quattro o cinque volte e che, chissà, potrei portare in scena di nuovo.
 

 
Qui giunti, per tradizione vi aggiorno sull'attività dei due blog da me gestiti, questo e
"Utili sputi di riflessione". Per "Freddo Cane", il 2025 è stato un annus horribilis con appena 8 articoli pubblicati, record negativo dall'apertura (2010) a oggi. Come mai? Chi lo sa. Ho scritto altro, del resto nessuno mi paga per aggiornare il blog e temo di soffrire di una sorta di disillusione da età anagrafica, argomento che se affrontassi mi farebbe sentire e sembrare più vecchio di altri dieci anni. Appunto per sfuggire alla nostalgia mi ripropongo di affacciarmi un po' di più in questo spazio. Un po' meglio è andata per "Utili sputi", un blog lettario inaugurato nel 2015 dove schedo i libri che vado leggendo.  Nel 2025 ho pubblicato 66 recensioni, contro le 65 dell'anno precedente. Ciò non significa che abbia letto 66 libri in dodici mesi. In realtà ne ho letti di più, semplicemente non trovo il tempo o la voglia di recensire tutti (facendo un rapido conto, credo di aver una trentina di titoli da schedare).
 
 

 
 
 
Ma esaminiamo in dettaglio che cosa ho pubblicato tra il gennaio e il dicembre dello scorso anno. L'elenco dei fumetti bonelliani è il seguente. 
 
Zagor Le Origini volume 8
La Lega delle sei nazioni (aprile 2025) 
disegni di Darko Perovic 
 
Sinistra profeziaIl killer misterioso (aprile 2025)
disegni di Alessandro Chiarolla 

Zagor Più 17 
I Racconti di Darkwood 
Hellburgh (maggio 2025)
disegni di Alessandro Chiarolla  

Zenith 769-771
Sasquatch 
Spettro Nero – Zenith 769 Zagor 718 (maggio 2025)
Sasquatch – Zenith 770 Zagor 719 (giugno 2025)
La creatura dei boschi – Zenith 771 Zagor 720 (luglio 2025)
disegni di Arturo Lozzi 
 
Zenith 771 bis
La Cacciatrice (luglio 2o25)
disegni di Mauro Laurenti

Speciale Zagor n° 41 
Amici per la pelle (ottobre 2025)
disegni di Stefano Voltolini
 
Zagor Più 19
I Racconti di Darkwood 
Il mondo dell’incubo (novembre 2025)
disegni di Marco Villa
 
Segnalo le ristampe bonelliane di tre brevi storie degli anni Novanta illustrate da Gallieno Ferri, dedicate a Icaro La Pleme, "Guitar" Jim e Trampy (raccolte all'interno dello Speciale Zagor 41), e quella della storia lunga "Plenilunio" disegnata da Joevito Nuccio (contenuta nel volume "La nere ali della notte", destinato alla distribuzione libraria, nella collana "Zagor contro il Vampiro").
 
Ci sono poi gli articoli che ho scritto, alcuni quali introduzioni a libri di vario genere, altri per riviste, più le interviste e i testi dedicati al Web. Segnalerò solo i lavori di maggior peso, il primo dei quali è un saggio intitolato "Progetto pilota: il Pilot di Sergio Bonelli", contenuto nel volume "La lunga storia del fumetto italiano" a cura di Claudio Gallo, Nicola Spagnoli e Andrea Tenca (edito dall'Accademia Roveretana degli Agiati). Ci sono poi le corpose introduzioni ai volumi "Le nere ali della notte" (Bonelli editore), "La tribù scomparsa" (edizione per le Poste Italiane) e "Fuorilegge" (Scarabeo).

 
 
Ancora, io e pochi altri eletti possediamo la versione cartacea, ma tutti possono avere gratis il .pdf. del ponderoso numero 22 di "TW Magazine" (rivista di tematiche legate a Tex Willer e dintorni) speciale dedicato a Mauro Boselli. Si tratta di una ricca monografia, completa pure di una lunga intervista a Giorgio Bonelli. C'è anche un mio articolo, intitolato "Ottocentoventisei pagine più in alto". Si può scaricare senza spese dal forum di Tex  nella sezione Downloads, oppure collegandosi direttamente all'indirizzo
https://texwiller.ch/index.php?/files/file/25-tex-willer-magazine-22/




Infine, due parole su Eva Canesi, un mio personaggio femminile creato per essere inserito come protagonista di racconti erotici inediti all’interno di alcuni ponderosi pocket delle Edizioni If, da lui curati, che hanno ristampato episodi di testate sexy degli anni Settanta della scuderia di Giorgio Cavedon (le Ediperiodici, per individuare un marchio fra i tanti). La principale caratteristica di Eva Canesi è quella di non essere una eroina a fumetti, ma di novelle in prosa. Si tratta di una istitutrice assunta, nei primissimi anni del Novecento, nella villa di una ricca famiglia di Poggibonsi, vicino a Siena, per migliorare il rendimento scolastico del rampollo, il liceale Enrico. Ogni riferimento alla Maestrina dalla Penna Rossa di “Cuore” non è puramente casuale, location a parte, ovviamente. La giovane insegnante, come sa chi ha letto i tre racconti che la riguardano, non è protagonista soltanto di vivaci e sorridenti avventure erotiche bisessuali ma, almeno nelle mie intenzioni, trova il modo di rendere edotti i lettori, oltre che Enrico, dell’eros presente nella letteratura latina e persino in Pascoli. Chissà che un giorno le novelle non possano finire raccolte in un libro. E con ciò, abbiamo finito.  Ah, no... dimenticavo. Ho ricevuto anche un Premio alla Carriera. Grazie a "Cronaca di Topolinia".
 
 

 
 
 
 


mercoledì 17 dicembre 2025

BURATTINI VA IN PENSIONE



Ho atteso che la notizia raggiungesse tutti e che ognuno avesse agio di commentarla come voleva, prima di parlarne anch’io su questo blog. Per chi si fosse distratto, l’immagine qui sopra (un divertente scherzo dell’amico Filippo Pieri) vale come riassunto di quanto accaduto. In ogni caso, ecco la mia ricapitolazione. A pagina 4 dell’albo n° 775 della Collana Zenith (Zagor n° 724), intitolato “I due stregoni”, del novembre 2025, è stato pubblicato il seguente articolo a mia firma.

 
«Esattamente quattordici anni fa, sull’albo “Alligator Bayou” (Zagor n° 556), datato novembre 2011, il sottoscritto inaugurava la prima puntata di questa rubrica che, con il nome “I tamburi di Darkwood”, prendeva il posto della precedente “Postaaa!” gestita da Sergio Bonelli a partire dal 1987 (per la precisione, dal n° 263 del giugno di quell’anno). Il motivo del mio subentro e del cambio di titolo fu, purtroppo, quello della scomparsa, avvenuta poco più di un mese prima, del creatore ed editore dello Spirito con la Scure, appunto quel Sergio a cui so di dovere non soltanto la mia lunga carriera professionale ma anche la realizzazione di tanti sogni coltivati fin da bambino. A lui va soprattutto il mio ringraziamento, per avermi scelto fra i suoi collaboratori, affidandomi prima la sceneggiatura (a partire dal 1991) di molte delle storie del suo personaggio di maggior successo, e il mio più amato, e poi la cura redazionale del parco testate legato alla figura dell’eroe di Darkwood, incarico di cui porto la responsabilità da ben diciotto anni, e dunque dal 2007. Avrete già capito che se mi rivolgo a chi mi legge in un modo così particolare è perché c’è di mezzo un motivo altrettanto particolare. E’ probabile, anzi, che già lo conosciate dopo l’annuncio dato da me personalmente durante la recente edizione di Lucca Comics & Games, la più importante kermesse fumettistica italiana, durante la quale varie sono state le iniziative legate a Zagor e tanti i lettori che ho incontrato. Ciò a cui è stato dato ufficialità è il passaggio di consegne da parte mia sia della titolarità di questa rubrica, sia della supervisione complessiva dei futuri albi dello Spirito con la Scure, a un nuovo curatore. Il motivo è semplicemente quello di un ritiro, assolutamente volontario ma anche suggerito dalle evidenze anagrafiche (il tempo passa per tutti) dalle fatiche del lavoro redazionale, allo scopo di dedicarmi totalmente alla scrittura, di fumetti e di altro. Ciò significa che smetterò di sedere pressoché quotidianamente alla mia scrivania negli uffici della Casa editrice in via Buonarroti, dove sono stato chiamato a dare il mio contributo nel lontano 2001, facendo del mio meglio perché tutti gli albi del Re di Darkwood giungessero in tempo in tipografia e puntuali in edicola, il più possibile rispettosi dello standard qualitativo richiesto dalla tradizione bonelliana, ma non smetterò di sceneggiare le storie che mi verranno richieste, finché lo saranno. Del resto la mia è una vita passata a scrivere e sicuramente fra cento anni morirò lasciando su un foglio una frase a metà. Cedo la cura di un personaggio in buona salute e caratterizzato da una invidiabile e inintaccabile vitalità, a dispetto dei sessantacinque anni che festeggeremo il prossimo giugno. So di aver dato il massimo perché la leggenda di Za-Gor-Te-Nay continuasse ad appassionare i nostri lettori, in Italia e in tanti Paesi del mondo. Spero di incontrare ciascuno di voi da qualche parte perché comunque rimarrò nei paraggi, e sono certo di affidare il mio posto in redazione al migliore dei curatori possibile, il mio fraterno amico Antonio Serra, a cui faccio tutti gli auguri del caso. Grazie a lui, che dal prossimo mese firmerò questa rubrica, a Davide Bonelli, a Michele Masiero, a Simone Airoldi e a tutti i colleghi (di ieri e di oggi) di via Buonarroti, con cui ho condiviso grandi soddisfazioni… E grazie, in particolare, ad Alessandro Piccinelli, autore dell’eloquente disegno che vedete qua sotto. Infine, grazie soprattutto a voi che mi avete seguito per tanti anni e che mi auguro continuerete a leggermi, dovunque mi capiterà di scrivere.»
 
Disegno di Alessandro Piccinelli

 

Nel testo, come avete potuto vedere, faccio riferimento a un incontro con il pubblico che ha avuto luogo il 30 ottobre in occasione dell’edizione 2025 di Lucca Comics & Games, durante il quale ho annunciato appunto il mio “ritiro” dalla cura del parco testate legate a Zagor e dal lavoro  redazionale. In quella stessa occasione sono stati mostrati due video: uno di autopresentazione e di saluto di Antonio Serra, nuovo editor, e uno realizzato da Alex Dante che faceva scorrere le immagini della mia, diciamo così, carriera. L’intero panel (così sembra si chiami oggi questo tipo di conferenze) è visibile sul sito Bonelli e per assistervi vi basterà cliccare su questo link. 

Mi pare che ne sia uscita fuori una cosa simpatica e divertente: grazia a Luca Del Savio che mi ha supportato e ai tanti amici lettori che prima e dopo l’evento mi hanno manifestato affetto -  persino gratitudine. Qualcuno si è addirittura commosso.
 
 
Lucca 2025: Antonio Serra si presenta in un video (con me, Luca Del Savio
 
 
A proposito di commozione e di colleghi, il video di Alex Dante mostrato a Lucca era stato confezionato in giugno per venire proiettato durante un piccolo rinfresco allestto in via Buonarroti a Milano, annunciato dal cartello che potete vedere qua sotto. Grazie all'Intelligenza Artificiale (non istruita da me) per avermi pettinato e rinfoltito i capelli.
 
 

Pochi giorni dopo l'evento lucchese, il sito “Fumettologica” mi ha dedicato un articolo intitolato “L’uomo che ha guidato Zagor per 18 anni”, e una intervista curata da Andrea Fiamma. Potete leggere tutte le sue domande e tutte le mie risposte cliccando sul seguente link. 
Di seguito estrapolo i passaggi che mi sembrano più interessanti nel contesto di questo résumé.
La mia collaborazione con la Sergio Bonelli Editore è iniziata nel 1990 come autore di sceneggiature, che scrivevo da casa, in Toscana. Nel 2001 mi è stato proposto di lavorare in redazione, a Milano, con un orario che mi permettesse però di continuare a sceneggiare fumetti in quanto, evidentemente, si riteneva utile il mio contributo sia come redattore che come autore. Un appassionato del fumetto bonelliano come me non poteva desiderare di più. Inizialmente ho fatto da assistente a Mauro Boselli (impegnatissimo sui tre fronti di Dampyr, Tex e Zagor), poi, dopo aver imparato il mestiere da lui, dal 2007 mi è stata affidata la cura del parco testate dello Spirito con la Scure. Dopo diciotto anni in cui mi sono assunto, e mi è stata data, la responsabilità di consegnare in tempo utile per la stampa tutti gli albi Zenith e i numerosi supplementi e di farli uscire puntualmente in edicola rispettando per quanto possibile lo standard qualitativo bonelliano, ho cominciato a sentire il peso del lavoro redazionale (il tempo passa per tutti, gli acciacchi aumentano per chiunque). Mi è sembrata insomma cosa buona e giusta lasciare la mia scrivania in ufficio per dedicarmi serenamente a scrivere fumetti (e altro) da quella di casa. Perciò, avendo maturato (grazie anche a dieci anni di lavoro precedente presso un’altra società) i requisiti per ritirarmi, d’accordo con la Casa editrice, ho concordato le modalità per un progressivo passaggio di consegne, che è divenuto effettivo con l’inizio di novembre. Ho scritto infatti proprio per l’albo Zenith uscito immediatamente dopo Lucca Comics & Games 2025 il mio ultimo redazionale della rubrica “I tamburi di Darkwood”, con il quale ho salutato i lettori e ringraziato la famiglia Bonelli, i direttori e i colleghi tutti, quelli di oggi e quelli di ieri, tra i quali ho trovato grandi amici. 

Mi è stato chiesto dalla direzione di indicare chi, secondo me, avrebbe potuto prendere il mio posto, fra i colleghi della redazione. La successione avrebbe dovuto essere risolta, insomma, scegliendo fra le risorse interne. Il caso ha voluto che nello stesso momento fosse rimasto vacante anche il seggio del curatore di Tex, essendo andato in pensione Mauro Boselli. Perciò, chi ha deciso il cambio di editor per Zagor ha dovuto tener conto anche della nuova gestione texiana. Fra i nomi che ho suggerito, valutando le mansioni in corso e la disponibilità ad accettare il nuovo incarico, ho fatto quello di Antonio Serra, mio grande amico, a lungo mio vicino di scrivania in ufficio, professionista di grande esperienza. 
 
Quando ho cominciato a sceneggiare Zagor, il personaggio sembrava non avere più niente da dire, aver fatto il suo corso e il suo tempo. Sergio Bonelli era scettico e pessimista circa il destino della testata e di questo suo pessimismo raccolsi io stesso testimonianza quando realizzai, con lo staff della fanzine “Collezionare”, la lunga intervista poi apparsa nel 1990 su uno Speciale della rivista dedicato a Zagor. “Il personaggio – disse Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po’ avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi”. Credo che Bonelli avesse ragione a non attendersi miracoli e a prospettare solo un lento, anche se onorevole declino per il suo eroe. Non vorrei attribuirmi più meriti di quanto mi spettino, casomai dividerli con Mauro Boselli o darne a lui la parte maggiore, però di lì a poco cominciò il cosiddetto “rinascimento zagoriano” che rilanciò il personaggio. Ma, soprattutto, a distanza di trentacinque anni dall’intervista di cui abbiamo parlato, lo Spirito con la Scure esce ancora con dodici albi l’anno della serie regolare più una decina di speciali, extra e supplementi, e gode di una invidiabile vitalità: nel giugno del 2026 ne festeggeremo il sessantacinquennale. Insomma, il mio obiettivo era non far chiudere Zagor e renderlo in eroe evergreen, e al momento della mia uscita dal campo la mia squadra è in vantaggio.
 
Ha senso parlare di uno “Zagor di Burattini”? Forse sì, alla luce dei fatti, valutando trentamila tavole sceneggiate e centonovanta storie pubblicate. Inizialmente il mio intento era quello di imitare Nolitta, mimetizzare le mie storie quasi che non si dovessero riconoscere rispetto alle sue. Ovviamente non avevo speranza di essere confuso, però sarei stato felice di riuscire almeno ad assomigliargli. Con il tempo, inevitabilmente, la mia personale “calligrafia” è venuta fuori e ho iniziato a diversificarmi, anche perché i tempi cambiano e bisogna adeguarsi a ciò che si legge, si vede, si sente. Tuttavia lo sceneggiatore di Zagor non può non essere in qualche misura nolittiano senza tradire la stessa essenza dell’eroe.  Fare i conti con Guido Nolitta è inevitabile, tuttavia non è necessario identificarsi con lui e prenderlo pedissequamente ad esempio anche quando scriveva in anni lontani per un pubblico di ragazzini molto più disponibili dei lettori di adesso a lasciarsi in incantare. Si tratta di attualizzare la lezione nolittiana adattandola ai tempi senza tradirla. Così,  sono andato creando uno “stile Burattini” che si è evoluto nel tempo. 
 
 


Infine, almeno per il momento, i curatori della rivista “SCLS Magazine”, prozine tutta dedicata a Zagor, mi hanno chiesto un articolo da pubblicare sul n° 31 (novembre 224) destinato a salutare i loro lettori, ma anche a fornire spiegazioni. Volentieri ho scritto un pezzo intitolato “Meglio presto che mai” (sottinteso: in pensione). Sono stati anche pubblicati ricordi, aneddoti,  manifestazioni di stima di alcuni amici come Giampiero Belardinelli, Stefano Bidetti, Massimo Manfredi, Giuseppe Pollicelli e Marco Verni (che ringrazio di cuore). Vi invito a procurarvi la rivista, perché ne vale realmente la pena al di là del mio intervento (il quale occupa del resto soltanto due delle 190 che conta la pubblicazione). 
Potete saperne di più visitando il sito www.sclsmagazine.it
Tuttavia, ecco di seguito un breve estratto del mio saluto, a mo’ di trailer.
 
No, non mi hanno licenziato: sono andato in pensione di mia spontanea volontà, almeno come dipendente della Casa editrice, il che non significa che smetterò di collaborare con gli uffici di via Buonarroti. Qualche tempo fa, fatti due conti, mi sono accorto di aver lavorato tanto quanto basta per maturare il diritto a starmene a casa, dove continuare a scrivere fumetti (e altro) senza sobbarcarmi della fatica che comporta la cura redazionale delle duemila tavole di Zagor da mandare in stampa ogni anno, rispettando i tempi di consegna in tipografia e di uscita in edicola. Il tempo passa per tutti e sono un po’ stanchino. Meglio andare in pensione presto, piuttosto che mai. Del resto ho sulle spalle non soltanto le 168 puntate de “I tamburi di Darkwood” (più tutti gli editoriali dei vari Speciali, Maxi, Più, Bis, Color e Classic) ma anche e soprattutto la curatela dello Spirito  con la Scure dal 2007 a oggi, cioè diciotto anni consecutivi. A questo lungo periodo di grande responsabilità vanno aggiunti altri sei anni (dalla primavera 2001 a tutto il 2006) in cui, precettato da Decio Canzio che vedeva in me un passabile redattore, ho lavorato come assistente di Mauro Boselli, imparando il mestiere da lui. Ma la mia collaborazione con la Casa editrice risale al 1989, quando cominciai a sceneggiare “Pericolo mortale”, la storia, affidata a Gallieno Ferri, del mio esordio zagoriano, destinata a uscire nel maggio del 1991. Da quel momento alla fine del 2025 ho visto arrivare in edicola oltre trentamila tavole a fumetti sotto l’egida bonelliana, corrispondenti a quasi duecento avventure, illustrate da circa sessanta diversi disegnatori. Attualmente sono al quinto posto nella top five, degli sceneggiatori più pubblicati dalla Bonelli in tutta la sua storia. Devo questi dati al mio amico Saverio Ceri, che stila classifiche del genere per “Dime Web” e che non manca mai di infornarmi quando supero un certo giro di boa. D’ora in poi sarà necessario fare riferimento, per quanto riguarda i contatti con la redazione, a chi ha preso il mio posto come curatore, ovvero il buon Antonio Serra (a cui vanno i miei auguri e a cui cedo la supervisione di un personaggio rimasto straordinariamente in forma nonostante l’età). Ma per tutto il resto, finché gli zagoriani mi inviteranno, sarò lieto di unirmi al gruppo. Grazie per avermi accettato fra voi, condividendo esperienze bellissime. E, sia che la riteniate una bella notizia, sia che preferireste che mi dedicassi soltanto a guardare i cantieri, continuerò a sceneggiare Zagor – per mille scalpi!
 
 
Disegno di Joevito Nuccio

 

A proposito di cantieri, ecco qui sopra un disegno realizzato da Joevito Nuccio, che me lo ha portato in regalo a Misterbianco, una località nei pressi di Catania, dove sono stato ospite di una kermesse ludico-fumettistica, "Sicilia Game Expo". Oltre a lui c’erano Walter Venturi, Luigi Siniscalchi e Valentina Romeo, che a loro volta mi hanno fatto omaggio di disegni divertenti, mentre al termine di una sorta di festa a sorpresa, l’amico Marco Grasso mi ha persino fatto trovare una torta. Altri amici, sia quelli del gruppo “Tempio della Nona Arte” (capitanati dal baldo Tindaro Guadagnini) sia quelli che si autodefiniscono “Bonelliani Siculi” (che io identifico soprattutto in Enzo De Maria), mi hanno festeggiato dedicandomi iniziative di vario tipo, tra cui una graditissima targa (potete vedere più in basso la foto) e rinnovandomi affetto e fratellanza. Tanti, anche in questo caso, i lettori che sono venuti a salutarmi. 
 
La torta catanese (Tempio della Nona Arte) con il disegno di Walter Venturi

Adesso però, ecco i buoni propositi per il futuro: questo nuovo articolo postato su “Freddo cane in questa palude” dopo alcuni (troppi) mesi di silenzio, non rimarrà isolato: il blog riprenderà a pubblicare articoli con una certa frequenza e regolarità (vedremo quali). Intanto, mi sembra di avervi dato fin troppo da leggere, grazie per essere arrivati fin qua.
 
 

Disegno di Luigi Siniscalchi

 

 

Targa ricevuta durante Sicilia Game Expo '25 dal Tempio delle Nona Arte

Con Valentina Romeo

Disegno di Valentina Romeo

 

 
Sicilia Game Expo 2025: 
 Joevito Nuccio, Val Romeo, Moreno Burattini, Marco Grasso e Walter Venturi 




Lungomare di Catania, novembre 2025. Il riposo del guerriero.