venerdì 13 marzo 2020

LA FRANTUMAZIONE DEGLI ZEBEDEI





Un lettore mi ha scritto:
Per favore basta con le mini storie sui Maxi Zagor frantumano gli zebedei... create una storia unica che ti prenda dalla prima all’ultima pagina.

Io ho risposto:
Pensa che pareri contrastanti. "I racconti di Darkwood" hanno avuto plausi entusiastici ovunque e a qualcuno frantumano gli zebedei. 
I sondaggi di opinione dicono che le storie brevi sono preferite contro le lunghe (e difatti le pubblicazioni Bonelli dici uniscono le pagine) ma qualcuno controcorrente ci sarà sempre. In realtà, i Maxi con le storie brevi SONO una storia unica lunga, dato che i racconti sono uniti da una cornice anche molto elaborata (si veda il primo della serie, e l'ultimo uscito). Uno potrebbe leggere quella e saltare le brevi. Peccato perché fra le brevi a volte ci sono delle chicche come, appunto, quelle di Lola Airaghi (che ha ricevuto il Premio Ferri). Il lettore di solito accetta, comunque, un albo meno gradito (ma che può piacere ad altri) confidando nel successivo più gradito (che magari ad altri non piace). 
E' la regola del fumetto serale. Anche negli anni Sessanta, Settanta o Ottanta non tutte le storie piacevano a tutti allo stesso modo. In ogni caso, invece di pretendere albi su misura, basta scegliere ciò che ci piace e scartare ciò che non ci piace: mi sembra una riflessione di una semplicità disarmante.
Il più recente Maxi, "I disertori di Fort Kenton", è comunque una storia unica. Per anni, ci sono state decine di "balenotteri" a storia unica, le antologie di racconti brevi sono state, finora, solo quattro. Antologie, peraltro, come quelle dei color Tex e color Dylan Dog, una formula collaudata che garantisce una offerta variegata per tutti i gusti. Il Maxi di maggio, invece, sarà appunto composto da sei storie brevi più una cornice.
Nel video che segue, ecco una recensione de "I racconti di Darkwood".
In Rete se ne possono trovare molte altre.


sabato 7 marzo 2020

CONFESSIONI DI UN PADRE ZAGORIANO




Sergio Climinti con i figli

Durante un nostro recente incontro a Roma, durante la presentazione del mio libro "Io e Zagor", mi sono trovato a scambiare aneddoti di vita vissuta con Sergio Climinti, amico di vecchia data, e a lungo collaboratore sia di "Darkwood Monitore" che di "Dime Press". Sergio mi ha raccontato la sua esperienza di padre appassionato zagoriano, che è riuscito a trasmettere la sua passione anche ai figli piccoli. Gli ho chiesto di scrivere la sua testimonianza e lui, che sa scrivere molto bene, l'ha fatto. Ecco il suo testo qui di seguito.




CONFESSIONI DI UN PADRE ZAGORIANO
di Sergio Climinti

Fin da piccolo ho sempre preferito il fumetto in bianco e nero, rispetto a quello a colori. Devo però riconoscere che, senza quest’ultimo, difficilmente sarei riuscito a coinvolgere i miei figli nella lettura dei fumetti, in particolare di ZagorCredo che ogni zagoriano che si rispetti abbia pensato, prima o poi, di trasmettere al proprio figlio o figlia, un po’ di quelle emozioni e passioni che nell’infanzia e nell’adolescenza le storie dello Spirito con la Scure gli hanno procurato. Ebbene, ci ho provato anch’io, con risultati insperati, lontani da ogni più ottimistica previsione.

L’interesse dei miei figli per le avventure di Zagor, dunque, è stato possibile grazie alla policromia, offerta per l’occasione dalla Collezione Storica a colori, pubblicata da Repubblica a partire dal 16 febbraio 2012, sulla scia del successo arriso a quella dedicata a Tex.  All’epoca decisi di comprare quei volumi, pur avendo la collezione completa, per una serie di motivi.  Fra questi, la distanza dalla mia personale raccolta, che dopo varie sistemazioni è finita nella casa di montagna, ma anche per la curiosità di vedere le avventure di Zagor con l’ausilio del colore, poiché l’ho sempre ritenuto uno fra i personaggi più adatti a presentarsi in tale veste. Per via del costume e di quello di molti dei suoi avversari, per la cornice naturalistica delle sue avventure, per le acconciature degli indiani e per il particolare tratto di Ferri e Donatelli, i disegnatori principali della serie. Anche i numerosi redazionali che arricchiscono ogni volume hanno contribuito a farmi fare questa scelta. Soprattutto però, perché speravo che potesse piacere anche a mia figlia.



Bianca, all’epoca della riproposta di Repubblica, aveva quasi tre anni. Ogni tanto le davo da sfogliare qualche volume, ma è col n. 35 (11 ottobre 2012), a tre anni e mezzo, che ha cominciato a interessarsi al personaggio. Su quel numero c’è il primo incontro di Zagor con il vampiro. Attratta probabilmente dalla copertina, un giorno mi chiese di leggerglielo, restando così incollata dalla prima all’ultima pagina. Da quel momento, per diverso tempo, cominciò a prendere quel numero da sola, sfogliandolo di continuo. Ogni tanto mi chiedeva di rileggerle qualche sequenza - come quella comica tra Cico e il barone Rakosi o quella in cui il vampiro entra nella stanza del giovane Parkman - ma amava in particolare quella finale, dove il barone, costretto a terra dalla forza di Zagor, ai primi raggi del sole “si porverizza”, come affermava lei. In seguito, si mostrò attratta da altre storie con i mostri. Su tutte, quelle con l’uomo lupo e la creatura anfibia del Dark Canal. Poi c’è stata una pausa, dovuta alla nascita del secondogenito, Tiziano, e al trasferimento in un’altra città. 


Finché un giorno non ho deciso di tornare all’attacco, facendolo peraltro in maniera rigorosa: ho cominciato a leggere ai bimbi tutte le storie del personaggio in ordine cronologico. Solo Bianca mi ha seguito fin da subito. Tiziano ha mostrato meno interesse, almeno fino a quando la pista dell’eroe di Darkwood non ha incontrato quella di Titan. È stato amore a prima vista. Non pago della prima avventura, mi ha chiesto di leggergli anche il secondo incontro con il gigantesco robot. Purtroppo il suo entusiasmo è stato frustrato, perché non appena il mostro d’acciaio ricomincia a camminare, viene immediatamente distrutto. Notando la sua delusione, gli ho dato in mano il volume con la storia di Hellingen scritta da Sclavi, dove c’è un tripudio di arti meccanici che si animano e reinnestano, seguiti da una lunga camminata del colosso fatta di distruzione ed esplosioni, con grandi vignette dalle inquadrature prospettiche a sottolineare l’imponente mole del robot. Devo dire che è rimasto più che soddisfatto, non faceva che sfogliare avanti e indietro le tavole di Ferri. Un entusiasmo che si è riversato anche al di fuori dei confini del fumetto. 

Un giorno abbiamo cominciato a “giocare a Titan”, dove io impersonavo il robot che, a braccia tese e con i suoi pesanti passi, calpestava o superava ogni ostacolo che i due marmocchi mi mettevano davanti nel tentativo di evitare di essere afferrati. Il momento preferito da Tiziano era quando mi saltava alle spalle, dal divano o dal letto, e si attaccava al mio povero collo, a imitazione della storia sclaviana, dove Zagor prima resta appeso alla schiena del mostro, poi la risale rimanendo stabilmente in piedi sulla spalla del gigante. Per un po’ di tempo ho udito spesso fare una precisa richiesta da parte di mio figlio: “Papà, giochiamo a Titan?”

Quando nel 2016 è uscito l’album di figurine della Panini, che io ovviamente ho comprato, Bianca ne ha voluta una copia tutta per sé. È grazie a questo che le è venuta la curiosità per qualche personaggio o episodio che ancora non conosceva. Ha voluto vedere ad esempio l’avventura dove l’eroe si bacia con Frida Lang e mi ha fatto molte domande sulle storie non ancora lette. Da quell’anno, l’appuntamento con le vicende dell’eroe di Darkwood ha avuto un’accelerata. Nel frattempo, Tiziano è cresciuto, così anche lui ha cominciato a seguire con più interesse le storie che gli leggevo.


Cico meriterebbe un discorso a parte. Vi basti sapere che, grazie alla sua fisicità e alle numerose gag che lo vedono protagonista, riscuote quasi lo stesso successo dello Spirito con la Scure. Di lui adorano soprattutto le canzoncine strampalate che inventa: dopo la storia coi Seminoles, i due hanno improvvisato più volte la famosa canzone del messicano, “Il lamento del serpente”. 

Tornando a Zagor invece, in una occasione Bianca mi ha fatto notare come a volte si mostri piuttosto ingenuo di fronte ai suoi avversari, concedendogli sempre una possibilità. Al che le ho spiegato che l’eroe offre questa opportunità ai suoi antagonisti perché anche lui un tempo è stato cattivo, solo che poi si è redento. Per questo talvolta indulge col nemico di turno nell’affibbiargli il giusto castigo e gli concede una chance, perché spera che possa riscattarsi delle proprie malefatte. Proprio come è capitato a lui. Ho concluso dicendole che avrebbe compreso meglio dopo la lettura delle origini del personaggio. Storia che abbiamo letto giusto poco tempo fa.

Bianca oggi ha undici anni, Tiziano sette, e la sera, prima di andare a letto, alterno la lettura di Zagor a quella dei Puffi e Asterix. Tiziano fra i tre preferisce i folletti blu, mentre Bianca - che i Puffi li ha già letti tutti da sola (ben 40 volumi) - predilige lo Spirito con la Scure. Le ho detto che ormai è grande abbastanza da farlo autonomamente, ma lei preferisce che lo legga ancora io, perché “faccio le voci” dei diversi personaggi. Così la sera è una lotta, e la democratica alternanza non sempre funziona.


Ho cominciato a leggere Zagor ai miei figli perché è un personaggio che ho amato molto da bambino e che, soprattutto, è stato capace di procurarmi un immaginario considerevole. Credo sia questo, in fondo, il motivo più importante per cui ho provato a farlo amare anche a loro. Rifugiarsi nel mondo della fantasia – che sia un fumetto, un libro, un film o quant’altro – non è una mera fuga dalla realtà. Perché se talvolta quest’ultima dà la sensazione di schiacciarci, allora quella fuga – se è solo momentanea – aiuta a svuotare la mente, a ricaricare le batterie, per tornare poi ai problemi di tutti i giorni con più leggerezza e serenità. Ritengo che questo sia un grande merito dell’immaginazione, capace di rivelarsi una risorsa che mi piacerebbe adottassero anche i miei figli, un giorno, per affrontare la loro quotidianità.

Certo non mi sarei mai aspettato che potessero diventare addirittura degli esegeti di Zagor.
Qualche giorno fa infatti, li ho sentiti che parlavano dell’urlo dell’eroe di Darkwood. Tiziano, avendo appreso a scuola i primi rudimenti della lingua inglese, ne metteva in discussione la pronuncia. Riteneva che il famoso “Aaahhyakkk!” non andasse letto con l’accento sulla prima “a”, cioè Àayaak, bensì sulla “y”, però aspirata, perché preceduta dalla “h”, ovvero ah?aak.  Vi prego però, non ditelo a mia moglie…

mercoledì 8 gennaio 2020

HIT PARADE 2019






Lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre ha visto chiudersi le votazioni del 2° Fumettiavventura Award per l’annata 2019 dei fumetti Bonelli. Si tratta di una graduatoria attribuita da una giuria qualificata alle migliori storie bonelliane dell’annata che va a concludersi. Come potete vedere dalla sinossi qui sotto, la miniserie “Zagor: le Origini”, da me sceneggiata lungo un percorso di sei episodi, è risultato il miglior racconto dei dodici mesi che abbiamo appena attraversato, superando una temibilissima concorrenza. Ringrazio i giurati anche a nome dei sei disegnatori e dei vari coloristi. Per saperne di più, non vi resta che cliccare su questo link.





Il 2019 ha dato comunque, a Zagor e al sottoscritto, anche altre soddisfazioni. Nel suo consueto bilancio di fine anno pubblicato su Dime Web, Saverio Ceri ha stilato le sue imperdibili tabelle e classifiche, talmente dettagliate ed elaborate da essere state suddivise in quattro distinti articoli: uno dedicato alle testate, uno agli sceneggiatori, uno a disegnatori, uno ai copertinisti e ai coloristi.
Ecco i link per approfondire il discorso:


Partendo dai risultati di Zagor, personaggio che curo ormai come titolare da quattordici anni (ma da venti considerando il periodo in cui ho fatto da assistente a Boselli), vi segnalo che Alessandro Piccinelli è risultato essere stato il primo copertinista della Casa editrice con 20 copertine, e che il parco testate dello Spirito con la Scure ha pubblicato il 10% in più di tavole rispetto al 2018 (in tutto, 2838 pagine), superando la produzione di Dylan Dog (2730) e piazzandosi alle spalle dell’outsider Tex (3730). Record storico. Risultati di tutto rispetto, dovuti al duro lavoro di uno staff affiatatissimo che, anche in questo caso, ringrazio di cuore.


Arrivando al mio lavoro, Saverio Ceri fa notare come, nel corso del 2019, siano state pubblicate dalla Bonelli le sceneggiature di 79 diversi scrittori. Nella classifica delle pagine andate in stampa, mi piazzo al secondo posto con 1791 tavole apparse su Zagor (1759) e su Tex (32). E’ il mio record storico, dopo trent’anni di indefessa attività in cui comunque ho sempre, per mia fortuna, bazzicato le zone alte di questa particolare tabella. Mi batte il solito Mauro Boselli con quattro diverse collane e 2590 pagine all’attivo, segue al terzo posto Gianfranco Manfredi (1316).  



Sono salito al secondo posto anche nella classifica degli sceneggiatori più pubblicati dalla Bonelli negli ultimi dieci anni: 9947 pagine. Primo Mauro Boselli con 18715, decisamente irraggiungibile, mentre mi devo guardare le spalle da Stefano Vietti, che è a quota 9544. Mi basta, comunque, essere nella top ten del primi dieci di tutti i tempi, dove dovrei essere sesto o settimo (ma questo Ceri non lo dice – benché sicuramente lui lo sappia). Inoltre, per la ventiseiesima volta sono risultato il più prolifico sceneggiatore zagoriano.


Per la gioia dei detrattori, in questo 2020 usciranno pochissime storie mie e dunque a dicembre Saverio Ceri non potrà comunicare dati così entusiasmanti riguardanti il sottoscritto – ma confido che per lo Spirito con la Scure ci saranno comunque buoni piazzamenti, in attesa dell’exploit previsto per il sessantennale del 2021.


giovedì 19 dicembre 2019

ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO





Sono note le mie edificanti risposte contro haters e detrattori, al punto da essere diventate un genere letterario di sicuro richiamo. Quando annuncio un nuovo articolo  sulla mia pagina FB e scrivo la frase convenzionale "un po' di sana polemica", le visite raggiungono la stratosfera. Potete usare le "etichette" qui a lato cliccando sul link "polemica" delle Categorie e vi compariranno tutte. Ho anche infarcito di sana polemica il mio ultimo libro "Io e Zagor" (Cut-Up) con lo scopo di alzarmi sensibilmente le vendite (confidando soprattutto sull'acquisto da parte degli haters che vorranno controllare se sono stati chiamati in causa). Tuttavia non sono l'unico autore di fumetti a divertirsi nel rispondere ai detrattori, e so anzi di avere un compagno di mille battaglie in Michele Medda. Mi sono ricordato di un suo articolo intitolato "Altrimenti ci arrabbiamo" da lui pubblicato in Rete nel dicembre del 2007, e gli ho chiesto il permesso, prontamente accordato, di riproporlo. E' qui sotto, seguito dagli esilaranti Auguri Politically Correct. Grazie, Michele. Buona lettura!


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ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO 
(messaggio di pace per l’anno nuovo)
di Michele Medda

Articolo pubblicato il 15-12-2007

Dovrei imparare a leggere i messaggi che il Destino mi manda. Nel 1988, quando pubblicai su Nick Raider la storia intitolata Saigon, un lettore scrisse una lettera furibonda alla casa editrice, lamentando che il sottoscritto “parteggiava sfacciatamente per i Vietcong”. Ora, 1) Se si parteggia, si parteggia. “Sfacciatamente” cosa vuol dire? 2) Se anche avessi parteggiato per i Vietcong, cosa ci sarebbe stato di male? E comunque, 3) Non parteggiavo affatto per i Vietcong.
Perciò, scrollai le spalle e non mi curai nemmeno di rispondere al lettore, lasciando il compito alla redazione. Avrei dovuto pensare al vecchio detto: “Il buongiorno si vede dal mattino”. Il Destino mi stava annunciando qualcosa. E cioè che quel lettore arrabbiato sarebbe stato il primo di una lunga lista.

Pochi anni dopo scrissi una storia per Nathan Never, Terra bruciata, in cui compariva una gang di motociclisti. Un motociclista mi scrisse arrabbiato per il fatto che i motociclisti della storia erano cattivi.
Qualche anno dopo, quando cominciai a scrivere Legs, il gruppo degli arrabbiati si infoltì fino a diventare una folla. I primi a essere infuriati erano i lettori che avevano conosciuto Legs sulle pagine di Nathan Never e che detestavano con tutte le loro forze il cambio di tono narrativo. Quanto alle mie storie, non facevano arrabbiare solo i lettori. Facevano arrabbiare anche Antonio Serra. Per non parlare dell’editore. Quando uscì Fotogrammi di morte protestarono i sostenitori del cosiddetto “cinema d’autore”, quel tipo di cinema che io avrei sbeffeggiato incarnandolo nel presuntuoso regista Norberto Antonucci. Addirittura, facendo riferimento alla mia intera produzione, uno di quei mentecatti che ammorbano i newsgroup mi accusò di scrivere storie “anticulturali”.

Perfino le mie storie di Tex sollevarono un’ondata di proteste, quelle dei puristi texiani. Ci fu chi si si indignò per la comparsa di un bordello in una storia, chi per il fatto che Tex stendeva un avversario con una ginocchiata nelle parti basse, e chi semplicemente non voleva leggere trame “poliziesche” su Tex. (In realtà avevo fatto di peggio: in entrambe le storie Tex sparava a una donna, ma le scene furono prontamente modificate in redazione. E mi chiedo cosa mi sarebbe successo se quelle scene fossero rimaste intatte).

Appena pochi anni prima, un mio articolo che metteva a confronto serie italiane e serie americane aveva suscitato l’ira funesta degli appassionati di comics americani. Mi ero macchiato di lesa maestà nei confronti di Neil Gaiman e Frank Miller, e fui punito con un delirante pezzo che comparve su una fanzine, e che terminava con una chiosa critica di indiscutibile pregio letterario: “Nathan Never fa cagare”. Mosso a pietà, inviai all’incontinente (c/o la fanzine suddetta) due rotoli di carta igienica e una confezione di deodorante per w.c. Spero che ne abbia fatto buon uso.

Molti anni dopo scrissi un appassionato articolo elogiativo su Alan Moore (poi pubblicato nel libro Alan Moore: portrait of an extraordinary gentleman). Qualcuno mi accusò di spargere merda (sic!) su Alan Moore. Non oso immaginare le reazioni se l’articolo fosse stato dispregiativo. 

Con lo sviluppo di internet la situazione si complicò. Se non intervenivo sui forum, i lettori si arrabbiavano (“Medda fa la primadonna!”). Se intervenivo, era ancora peggio. Riuscivo a far arrabbiare perfino i colleghi (“Medda scrive solo stronzate!” scrisse su un newsgroup un giovane e talentoso sceneggiatore).

Alla fine ho deciso di limitare le mie esternazioni a questo sito, ovviamente senza riuscire ad arginare il fiume dell’ira. Ho fatto arrabbiare i videogiocatori, che mi hanno metaforicamente fatto a pezzi nei loro forum. Ho fatto arrabbiare almeno un paio di recensori, un patetico individuo che ha forwardato a diverse mailing-list una sequela di insulti al sottoscritto (così feroce che qualcuno gli ha chiesto “Ma Medda ti ha investito il cane?”); e poi ho fatto infuriare, letteralmente, decine e decine di nerd, wanna be e dreaming of (la categoria peggiore: quelli che non vogliono realmente fare i fumetti, ma vagheggiano di farli - ovviamente molto meglio di quelli che li fanno nel mondo reale).

L’ultimo ad arrabbiarsi col sottoscritto è stato un appassionato di manga, Emanuele Di Amico, che dopo aver letto Dylan Dog n. 256, Il feroce Takurr, mi ha inviato la lettera che pubblico qua sotto (col nulla osta dell’autore, sia chiaro). Secondo Emanuele, nell’albo suddetto avrei insultato i lettori di manga ironizzando su un collezionista di fumetti del Sol Levante.

Non che la cosa mi faccia effetto. “Ve ne sbattete le palle” ringhia Emanuele nella sua lettera. E ha perfettamente ragione: infatti non gli ho chiesto scusa. Da scrittore, non devo scusarmi di niente, e pazienza se qualcuno si arrabbia.

In realtà simili reazioni esacerbate, nel loro piccolo, sono la spia di un problema più generale. Perché ci sono “reazioni esterne”, diciamo così, a ogni tipo di espressione artistica. Soprattutto a quelle che stanno sotto i riflettori molto più dei nostri fumetti. E queste “reazioni” implicano l’idea che ci siano cose che non si possono dire. Un’idea che, ovviamente, non mi trova per niente d’accordo, perché implica a sua volta che debba esistere un controllo su quanto viene detto, scritto, cantato, disegnato, filmato. In parole povere, questa idea legittima la censura.

Ma siamo ancora sotto le feste, l’anno nuovo si avvicina, e permettetemi di rimandare l’argomento censura. Salvaguardiamo il nostro fegato per il cenone di fine anno.

Ne approfitto per fare gli auguri a tutti, amici e nemici, colleghi e lettori, anche e soprattutto all’offeso Emanuele. E dato che l’effetto-Natale dura ancora e siamo tutti più buoni, vi giro gli auguri politicamente corretti dell’amico Luigi Mignacco (comprensivi degli auguri natalizi). E se dopo questi si arrabbierà qualcun altro, non so che cosa farci…

Buon 2008, e a rileggerci presto.

Michele Medda


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La lettera del lettore:

Salve.

Ho appena terminato di leggere l'ultimo episodio di Dylan Dog (ultimo in tutti i sensi visto che non lo comprerò più, dato che, e di questo non gliene fregherà nulla, mi ritengo offeso). Scrivo a lei in primis, che è l'autore della storia, e dopo anche alla sua casa editrice Bonelli.

Io sono un convinto e fervente non ammiratore, proprio innamorato dei Manga, i fumetti Giapponesi che lei (e guardi che darle del lei mi sta costando fatica; avrei voluto scrivere tutt’altre cose ma io sono civile, difficile da credere, vero? Eppure ho la casa piena di Manga. Strano, vero? Secondo lei chi legge Manga è un deficiente).

Ma andiamo per ordine: amo i Manga e gli Anime (i cartoni, in Italiano: sapeva, vero, che si chiamano cosi?). Adoro il Giappone, mi piace il Sushi, ma non lo mangio con le bacchette, non lo mangio a colazione pranzo merenda cena e spuntino di mezzanotte, non per questo mi vesto da Goku di Dragonball e cerco di vestire da Sailor Moon una ragazza che mi piace, non vivo chiuso in una stanza con i Manga a cerchio attorno a me, dando loro un nome, e magari organizzando feste da ballo ballando con i gadget dei pokemon o di qualunque altro Anime.

Lei, caro signor Medda, sta tirando fuori uno dei piu scemi e ritriti luoghi comuni che circola sugli amanti dei Manga: e cioè la credenza che chi legge i fumetti made in Japan si fonda il cervello fino a fare quanto ho scritto, e quanto lei ha riportato nella sua storiella.

Bene, io ci tengo a far sapere che noi (sì, noi. perchè siamo tanti ma non per questo ridotti come lei ci dipinge) siamo persone a posto. Ogni tanto mangiamo Sushi, e allora? Non vuol dire che siamo svitati. Possiamo comprare i gadgets, ma non vuol dire che passiamo 23 ore in adorazione con ceri d'incenso e preghiere ancestrali buddiste, per dormire una sola ora e quindi tornare a pregare.

No, li conserviamo e ci piace tenerli là come ognuno puo tenere qualcosa di caro, ma questo luogo comune, cazzo, è esagerato. Se vuole saperlo ho visto persone vestite da Dylan Dog e quelle camicie rosse sono davvero orribili, sa?

Ma alla fine io penso che (la sua storia, ndr) sia tutta una forma di protesta (vedi il protagonista del suo stupido siparietto che vede la luce ed è grato di aver smarrito i Manga salvandosi cosi la vita: non si offenda, una cagata assurda), suscitata dall'invidia che, statistiche alla mano, non perchè possa sembrare di parte ma perchè le ho viste, su giornali e tg, il Manga vende di piu dei vostri scartafacci, quindi stroncandovi il mercato.

Beh che dire? Io posso tranquillamente convivere comprando fumetti Giapponesi, Italiani,e anche quelle assurde strips yankee, ma a quanto pare vi acceca la rabbia di essere superati nel vostro campo da qualcuno. Se mi permette questo è un atteggiamento molto fascista, dia retta: se deve iniziare una campagna offensiva contro i Manga,e contro chi li legge dipingendoli come dei poveri mentecatti svalvolati, si compri un ettaro di terra e ci coltivi le bietole; perchè lei dei Manga, e di chi li segue,mi permetta, non ha capito proprio un cazzo.

Ho provveduto ad inoltrare alla Bonelli le pagine con le vignette incriminate, scrivendo loro più o meno le stesse cose. So perfettamente che ve ne sbattete le palle, ma sa com'è, come protesta lei protesto anche io, perchè non mi va proprio di essere offeso, e soprattutto di vedere offesi dei fumetti che invece meritano rispetto, e che invece suscitano rabbia solo perchè vendono di piu, fate festa perchè dimostrate di cadere in basso.

Ovviamente mi darà del cretino e cancellerà questa mail (sempre che sia arrivato fino a qua,sa voi non digerite per niente le critiche altro esempio di rabbia repressa), ma non importa, ho inoltrato anch'io una civile protesta contro le vostre stupide offese ai Manga e a chi li segue.



Continui a partorire storie sceme come quella del Takurr, razzista e luogocomunista, io non la leggerò.


Abbandono la barca visto come siamo stati trattati.


Salve.

Emanuele Di Amico


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Auguri Politically Correct

Io sottoscritto (d'ora in avanti "l'Augurante")
chiedo al mio interlocutore (d'ora in avanti "l'Augurato")
di accettare senz'alcun obbligo, implicito o esplicito, i voti più sinceri dell'Augurante (d'ora in avanti "gli Auguri") affinché l'Augurato possa trascorrere nel migliore dei modi (ove nella frase "migliore dei modi" si sottintende da parte dell'Augurante e si presuppone da parte dell'Augurato un atteggiamento che tenga conto delle problematiche di carattere sociale, ecologico e psicologico, che non sia causa di tensione e/o competizione, né comporti o favorisca alcun tipo di assuefazione o di discriminazione, sia sessista, sia di diverso carattere) la festività coincidente al Solstizio d'Inverno convenzionalmente nota come "Natale", ma che può essere chiamata e celebrata dall'Augurato secondo le sue tradizioni religiose e/o laiche, premesso il debito rispetto nei confronti delle tradizioni religiose e/o laiche di persone di qualunque razza, credo o sesso diverse dall'Augurato, ivi comprese coloro che non praticano alcuna tradizione religiosa e/o laica.

Qualsiasi riferimento a qualunque divinità, figura mitologica, personaggio tradizionale, reale o leggendario, vivo o morto che sia; a simboli (ove sono compresi tra l'altro - ma non limitativamente - canti e rappresentazioni artistiche, letterarie esceniche) religiosi, mitologici o della tradizione che possa essere ravvisato direttamente o indirettamente nei presenti Auguri non implica da parte dell'Augurante alcun sostegno nei confronti della figura o del simbolo in questione.

L'Augurante chiede inoltre all'Augurato di accettare gli auguri per un felice (ove l'aggettivo "felice" viene definito tra l'altro - ma non limitatamente - come “gratificante dal punto di vista personale, sentimentale e finanziario e privo di complicazioni di carattere medico, dirette o indirette”) anno 2008.

L'Augurante sottolinea che la datazione "2008" è qui considerata come convenzionale, così com'è considerata convenzionale la data del 1° Gennaio come inizio dell'anno, e dichiara il suo assoluto rispetto per altri tipi di datazione legati alle differenti culture religiose e/o laiche di cui l'Augurante riconosce il prezioso contributo allo sviluppo dell'attuale società multietnica.

Augurante e Augurato convengono inoltre su quanto segue:

- Gli Auguri valgono a decorrere dalla data del presente accordo al 31 Dicembre 2008, dopodiché dovranno essere esplicitamente rinnovati da parte dell'Augurante.
- Gli Auguri non implicano alcuna garanzia che i voti di "felicità" espressi dall'Augurante trovino un effettivo riscontro nella realtà dell'Augurato, il quale non potrà attribuire all'Augurante alcuna responsabilità civile e/o penale e/o morale per la loro mancata attuazione.
- Gli Auguri sono trasferibili a terzi purché il testo originale non subisca modifiche o alterazioni. La libera diffusione del testo non implica tuttavia il pubblico dominio del testo stesso, i cui diritti appartengono in ogni caso al detentore del copyright.
- L'Augurante declina ogni responsabilità derivata dall'utilizzo degli Auguri al di fuori dai limiti prescritti; in particolare, l’Augurante declina ogni responsabilità per eventuali danni fisici o morali all'Augurato e/o a persone e/o sistemi informatici a lui collegati derivati dall'invio degli Auguri mediante E-Mail o qualunque altro metodo di trasmissione, elettronico o di diverso genere, attualmente in uso, in fase di sperimentazione o non ancora inventato.

Ciò stabilito,

Buon Natale e Buon 2008!



domenica 15 dicembre 2019

WITIKO!



E' in edicola il decimo Zagor Color, intitolato "Witiko!". 126 tavole illustrate da Emanuele Barison e colorate dalla GFB, su una sceneggiatura scritta a quattro mani da me e dall'esordiente Roberto Ravera, genovese da sempre appassionato dello Spirito con la Scure. La copertina è di Alessandro Piccinelli. Come consuetudine, i Color mettono i riflettori su un personaggio del microcosmo zagoriano, a volte per narrarne il passato che ancora non conosciamo, altre volte semplicemente per riportarlo agli onori della ribalta e mostrarlo in team up con il Re di Darkwood. E' appunto il caso di Doc Lester, amico di vecchia data dell'eroe con la casacca rossa, del cui passato sappiamo già tutto dopo che ci è stato narrato da Marcello Toninelli in una sua storia intitolata "Le belve del Black River", del 1991, disegnata da Franco Donatelli

La mia collaborazione con Ravera è nata dalla necessità di aiutarlo a trovare rapidamente la giusta collocazione a un suo progetto che da solo, per vari motivi (tra cui il fatto di essere alla sua prima prova), avrebbe avuto tempi lunghi per arrivare in porto. Lui ha accettato che io mettessi le mani sui suoi testi, e alla fine i miei interventi sia sul soggetto che sulla sceneggiatura ci hanno portato a concordare che il lavoro finito potesse considerarsi da dividere equamente in due, assumendocene al cinquanta per cento la responsabilità. 

Il Witiko a cui fa riferimento il titolo non ce lo siamo inventati noi ma, come ho spiegato nella mia introduzione a pagina 4 dell'albo, è una creatura mostruosa che fa parte del folklore dei nativi americani, uno spirito che si impossessa chi si macchia di cannibalismo. Il tratto di Emanuele Barison è stato valorizzato dai colori ben leggibili (gran pregio) della GFB e mi pare che la storia possa ritenersi gradevole. Confesso che si è trattato però di un lavoro portato avanti con un ritmo serrato perché fosse pronto in sostituzione di un altro Color, già annunciato due volte: quello, attesissimo, di Joevito Nuccio con protagonista Winter Snake. Per permettere a Joe di giungere finalmente a completare la sua storia, ho spostato il racconto nella serie regolare e uscirà in gennaio.