domenica 12 aprile 2026

TAGLIATELLA E RAGU'... DI PESCE

 

 
il 1° aprile 2026, sul magazine UBC è apparsa la terza puntata della mia rubrica "Saggiamente", dedicata alla saggistica fumettistica, con la recensione di un libro appena pubblicato che annunciava una  scoperta sensazionale: l'invenzione del balloon, e quindi del fumetto, fu opera di un italiano. Il titolo: Palloni e Balloon – Il primo fumetto della storia è italiano; l'autore: lo storico del Risorgimento Bruno Guerrini; l'editore: Cut-Up Pubishing. Ciliegina sulla torta, la prefazione del professor Marco Ciardi, dell'Università di Firenze. Naturalmente, vista la data, è tutto falso. Un Pesce d’Aprile!
 
Potete leggere tutto qui:
 


Ammetterete che l’idea era raffinata e perfida: nella recensione-fake raccontavo che nel 1868, su alcuni numeri della rivista satirica Il Pasquino, erano apparse vignette con protagonista Goffredo Tagliatella, scroccone fiorentino amante della mortadella e del mandolino, e il suo cane Ragù. Disegnate da Umberto Nuvolari, allievo del più celebre Casimiro Teja, avevano la caratteristica di racchiudere i dialoghi all'interno di palloncini i cui fili erano collegati a chi staa arlando: insomma, erano dei balloon. Praticamente  Tagliatella batteva di trent’anni Yellow Kid. Ho tirato in ballo anche un presunto contatto tra Nuvolari e Joseph Pulitzer, contestualizzato tutto nel panorama delle testate di satira illustrata dell'Italia pre e post risorgimentale (Il Pasquino, fondato nel 1856, Il Fischietto del 1848,  L’Asino del 1892). 
 

 

Qui sopra vedete la falsa copertina del falso saggio sulla falsa clamorosa scoperta. Prima di raccontare com'è andata, c'è da raccontare un precedente, quello del primo aprile 2023. Sempre il magazine uBC, quel giorno annunciò una nuova rubrica, a firma del sottoscritto, intitolata “Vento in poppa”, nella quale avrei dovuto parlare (in modo serio, documentato e senza peli sulla lingua) del seno femminile nei fumetti. Nel mio articolo di presentazione citavo pesino García Lorca e Pablo Neruda, buttavo lì un mio aforisma («Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le tette») e proponevo un titolo alternativo più “algoritmo-friendly”: “Seno e coseno”. Anche quella volta era tutto falso, naturalmente.  Funzionò alla grande: migliaia di accessi, indignati, entusiasti, e poi la risata collettiva quando, due giorni dopo, venne svelato lo scherzo.
 
Se volete rileggere quel che scrivemmo io e gli amici di uBC, cliccando qui potrete trovare il primo pezzo, cliccando qua il "dietro le quinte".

Tre anni dopo, ci abbiamo riprovato, coinvolgendo anche dei complici insospettabili. Stefano Fantelli di Cut-Up Publishing si è prestato a permettere un credibilissimo link al catalogo ufficiale della Casa editrice della copertina di "Palloni e Balloon" (confezionata dal bravo Pasquale Laricchia  sulla scorta di una autentica stampa d'epoca).  Marco Ciardi ha dato il tocco finale con una prefazione da prestigioso professore universitario qual è, che cominciava con un impeccabile «Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare…». Del resto il saggista Bruno Guerrini, nella nostra finzione, era un suo  collega all’Università di Firenze: nato nel 1972, specialista di storia risorgimentale, autore di saggi su Cavour e sulla stampa umoristica ottocentesca. 
 

 
 
Ho lavorato un paio di giorni sulla falsa recensione, pressato dal direttore di uBC, Marco Gremignai, che si preoccupava di non fare in tempo e intanto tramava la trappola finale: il "pesce" sarebbe stato servito non all'alba del Primo Aprie, ma a pochi minuti dalla mezzanotte.  Tutto era stato congegnato per far abboccare quante più vittime possibile, e al di là delle fake news riguardanti Tagliatella e Ragù, risultava vero tutto il resto: ovvero le informazioni su Teja, sul Pasquino, sulle origini del balloon, sulle sequenze narrative che già anticipavano il linguaggio del fumetto nelle riviste ottocentesche. Volevamo che, almeno ai primi sguardi, la confezione fosse inattaccabile, è forse siamo stati fin troppo credibili. Mentre “Vento in poppa” aveva registrato migliaia di click (perché, diciamocelo senza ipocrisia, le poppe interessano di più), questo Pesce d’Aprile ha funzionato meno. Chi l’ha letto ha pensato che fosse un pezzo serio, accademico, roba per appassionati di storia del fumetto. 
 
Il primo Pesce d’Aprile giocava sul terreno dell’ironia leggera e un po’ provocatoria; il secondo puntava tutto sulla verosimiglianza storica. Il pubblico ha reagito di conseguenza: ride di più quando gli dai qualcosa di esagerato e divertente, mentre davanti a una “scoperta accademica” tende a prenderla sul serio o a scrollare via. Almeno credo. Tuttavia c'è stato (non farò nomi) chi ci è cascato. Oggi, a distanza di qualche giorno dal secondo scherzo, mi diverte pensare che Bruno Guerrini esista davvero da qualche parte, oppure che potrei scrivere io qualcosa a sua firma. Magari delle avventure (vere) di Tagliatella e Ragù.  Magari un articolo sulle riviste di satira politica ottocentesca. Anzi, facciamo così: qui di seguito pubblico il testo della mia falsa recensione su Palloni e Balloon, subito dopo il primo pezzo (serio) firmato dal (finto) storico del Risorgimento (cioè io). Al prossimo scherzo!
 
 
 
Per la cronaca: su  uBC abbiamo spacciato questo signore per Umberto Nuvolari, il fumettista (inesistente) creatore di Tagliatella e Ragù e inventore del balloon (non è vero). In realtà la foto raffigura Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 17 luglio 1868 – Ponte Lambro, 19 ottobre 1944) è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano.

 
 
BELLA SCOPERTA
di Moreno Burattini 

Bruno Guerrini
PALLONI E BALLOON
Il primo fumetto della storia è italiano
Cut-Up Publishing
Prefazione di Marco Ciardi
2026, brossurato con alette
160 pagine, 19,90 euro

“Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, il titolo Palloni e Balloon non allude a una disamina di come il gioco del calcio sia stato raccontato nei fumetti italiani”, scrive il professor Marco Ciardi dell’Università di Firenze, presentando il sorprendente saggio del suo collega Bruno Guerrini. E se lo dice lui, che di calcio è esperto e appassionato, come dimostra il suo libro Nove, c’è da credergli. I palloni a cui ci si riferisce sono in realtà palloncini: quelli scoperti da Guerrini, storico del Risorgimento, in alcuni numeri di una rivista satirica ottocentesca e che, collegati con un filo al personaggio che sta parlando all’interno di una vignetta, contengono le sue parole. In altri termini, si tratta di balloon: le prime nuvolette della storia, stando alle date.

In pratica, il fumetto è stato inventato da un italiano, il fiorentino Umberto Nuvolari (1842-1926), battendo di quasi trent’anni lo statunitense Richard Felton Outcault, creatore nel 1894 di un personaggio chiamato Yellow Kid – per convenzione ritenuto il prototipo degli eroi di carta – i cui discorsi erano scritti sul camicione che lo vestiva. Perché, appunto, l’invenzione del fumetto è strettamente collegata con quella del balloon, tanto che che molti precursori, quali per esempio lo svizzero Rodolphe Töpffer, autore delle storie di Monsieur Jabot (1833) o il tedesco Wilhelm Busch (che nel 1865 creò i personaggi di Max e Moritz), vengono considerati solo degli antesignani visto che le loro narrazioni per immagini sono corredate da didascalie. Ma soprattutto Nuvolari batte sul tempo il francese Christophe (pseudonimo di Georges Colomb) e il suo Maître Pierre (1887), che Oltralpe considerano il primo della classe quanto a uso delle “bulles” – e superare i cugini dà sempre qualche soddisfazione.

Tutto ciò viene ben contestualizzato da Guerrini nel suo libro, il cui sottotitolo – “Il primo fumetto della storia è italiano” – ben anticipa il sorprendente contenuto. L’autore del saggio, presentato durante l’edizione 2026 di Lucca Collezionando, spiega di aver verificato, su alcuni vecchi numeri della rivista umoristica “Il Pasquino” datati 1868, la presenza di vignette e brevi storie con protagonisti Goffredo Tagliatella e il suo cane Ragù, opera del disegnatore Umberto Nuvolari, allievo del più famoso Casimiro Teja. A stupire Guerrini è stato constatare come sia il cagnetto che il padrone comunicassero attraverso dialoghi contenuti all’interno dei palloncini. Il Pasquino fu una delle riviste satiriche italiane più longeve, fondata a Torino nel 1856 e pubblicata fino al 1930, insieme ad altre testate come Il Fischietto e Il Mulo. Nel 1880 Nuvolari emigrò in America e interruppe la produzione delle tavole di Tagliatella e Ragù, che vennero pubblicate solo su tre numeri della rivista, peraltro di difficile reperibilità. Questo il motivo per cui sono state dimenticate, fino alla scoperta di Bruno Guerrini, che le ha inserite in parte nel suo saggio, riccamente corredato da altre immagini d’epoca. Tagliatella è italianissimo anche nella caratterizzazione: va matto per la mortadella, suona il mandolino, è uno scroccone patentato. 

Indagando su Nuvolari, l’autore di Palloni e Balloon ha addirittura scoperto un contatto dell’illustratore con Joseph Pulitzer, che nel 1883 aveva acquistato il giornale The New York World, destinato a diventare uno dei giornali più influenti e innovativi dell’epoca. Proprio il quotidiano su cui sarebbe comparso lo Yellow Kid di Outcault. Coincidenza? Io non credo… e nemmeno Guerrini, che in questo snello saggio (disponibile online da sabato prossimo presso la casa editrice Cut-Up) ricostruisce appunto le vicissitudini americane di Nuvolari, giungendo a conclusioni sorprendenti e tuttavia documentate. Una lettura imperdibile per gli amanti delle nuvolette – pardon, dei palloncini.


 

LA SATIRA CHE FECE L'ITALIA
di Bruno Guerrini 

Torino, metà Ottocento. Mentre il Piemonte sabaudo preparava cannoni e diplomazia per l’Unità, due riviste decisero di usare un’arma più sottile: la matita. Il 2 novembre 1848 nasce Il Fischietto, fondato da Lorenzo Pedrone (in arte Icilio) e dal tipografo Giuseppe Cassone. Trisettimanale di “bizzarrie d’attualità”, quattro pagine, vignette pungenti, linea liberale, filo-cavouriana, anticlericale e anti-austriaca. Era militante ma elegante: sosteneva l’unità senza fanatismo, aggirando la censura pre-unitaria. Visse quasi settant’anni, fino al 1916 (con una breve ripresa nel ’23). Otto anni dopo, il 27 gennaio 1856, arriva Il Pasquino. Ideato da Giuseppe Augusto Cesana e Giovanni Piacentini, si presenta come “giornale umoristico, non politico, con caricature” per schivare più facilmente i divieti fuori dal Regno di Sardegna. Il nome evocava la statua romana delle pasquinate: satira popolare, irriverente, anonima contro il potere. Presto però si politicizza, restando su una linea liberale moderata, borghese e accessibile.

Il protagonista grafico di quell'epoca è Casimiro Teja, torinese del 1830, “Puff” sui fogli. Orfano presto, destinato alla marina, finisce all’Accademia Albertina e scopre il suo talento: caricature narrative, sequenze a vignette che anticipano il linguaggio del fumetto. Esordisce sul Fischietto, dal 1856 diventa l’anima del Pasquino e dal 1859 ne assume la direzione fino alla morte nel 1897. Le sue litografie a doppia pagina, spesso a colori, non erano semplici ritratti di Cavour, Garibaldi o Vittorio Emanuele II: erano storie di costume, commenti sociali, vere e proprie narrazioni visive. Il suo Alfabeto di Pasquino del 1871 – un leporello lungo oltre tre metri – ripercorre in ordine alfabetico i ventitré anni di viaggio da Torino a Roma. Stile arguto, elegante, “sensatamente ironico”: castigava ridendo, senza insulto gratuito.

Accanto a queste due torinesi, il panorama si arricchisce. A Milano, nel 1869, i Fratelli Treves lanciano L’Illustrazione Popolare, settimanale “per le famiglie”, economico e accessibile, con xilografie, litografie e poi fotografie, articoli di storia, letteratura e scienza divulgativa. Nel 1873 (primo numero effettivo 1875) arriva la sorella maggiore L’Illustrazione Italiana, più prestigiosa, rivolta alla borghesia colta.

Ma la satira vera si moltiplica. Nel 1882 nasce a Milano Il Guerin Meschino, periodico umoristico illustrato della scapigliatura. Nel 1892, a Roma, Guido Podrecca e Gabriele Galantara fondano L’Asino, settimanale socialista, anticlericale e feroce, che diventerà il bersaglio preferito dei cattolici. Nel 1907, proprio come risposta a L’Asino, esce a Bologna Il Mulo, cattolico e antisocialista, diretto da Cesare Algranati (Rocca d’Adria), con tavole di Guido Moroni Celsi. Nel 1900 debutta Il Travaso delle Idee, uno dei più popolari, senza precisa collocazione politica, che arriva fino al 1966. E ancora Il Becco Giallo (1924), antifascista, soppresso nel 1926.

Non era solo un fenomeno italiano. In Europa la satira illustrata era già matura. A Parigi, nel 1832, Charles Philipon fonda Le Charivari, modello di vignette politiche e di costume. A Londra, nel 1841, Henry Mayhew e Ebenezer Landells creano Punch (sottotitolo: The London Charivari), che per oltre un secolo sarebbe stato il riferimento dell’umorismo britannico.

Queste riviste italiane non inventarono il fumetto, ma ne furono una premessa raffinata. Le grandi tavole di Teja, le sequenze narrative del Fischietto, certe pagine del Pasquino o del Guerin Meschino sono veri e propri protofumetti: storie raccontate per immagini, con didascalie, personaggi ricorrenti, linguaggio visivo che anticipa le strip americane. Il 1894, con il Yellow Kid di Outcault, segna la nascita del fumetto moderno come fenomeno di massa, ma qui in Italia si era già imparato a “narrar disegnando”.

Oggi il problema è un altro: la conservazione. Annate complete o fascicoli sciolti circolano ancora su eBay e librerie antiquarie, ma sono preziosi e costosi. L’Illustrazione Italiana è la più generosa: intere annate su Internet Archive. Il Fischietto ha qualche raccolta parziale sulla Biblioteca Digitale della Lombardia. Il Pasquino resta il più ostico: solo frammenti online, singole vignette, il grosso nelle emeroteche torinesi, alla Raccolta Bertarelli di Milano o nelle collezioni private.

Sfogliando quelle pagine ingiallite – con l’inchiostro che ancora odora  di Risorgimento – si capisce che l’Italia unita non la fecero solo i generali e i diplomatici. La fecero anche le matite di Teja, di Galantara, di Redenti e di tanti altri. 

 





venerdì 27 marzo 2026

IL MASSIMO DEI VOTI

 



Il bel signore che vedete accanto al nuovo curatore di Zagor, Antonio Serra, è Massimo Manfredi. Il Massimo dei voti, dato che per consuetudine, da fedelissimo lettore dello Spirito con la Scure qual è, ogni anno (dal 1993) fa giungere all'inizio di gennaio dettagliati e argomentati giudizi sulle storie del Re di Darkwood dei dodici mesi precedenti. Giudizi corredati da rigorose pagelle, non sempre indulgenti verso gli autori, ma ben vengano le critiche circostanziate per quanto personali. Le recensioni giungono in redazione a Milano in forma cartacea, tramite lettera spedita e recapitata per posta ordinaria, e (almeno fino all'anno scorso) su carta gli è stato risposto.  Dal 2013 ho cominciato a pubblicarle, Manfredi consenziente, su questo blog. Massimo è consenziente anche nella diffusione della sua foto, per quanto ciò permetterà che venga riconosciuto (ed eventualmente apostrofato) da sceneggiatori e disegnatori. C'è da notare che, comunque, si è a lungo trattato di una corrispondenza privata tra un "lettore eccellente" (così l'ho definito più volte) e i curatori di Zagor.  Sia pure un po' in ritardo sulla consuetudine (colpa mia), ecco dunque voti e giudizi sull'annata zagoriana 2025. Inutile dire (ma lo dico) che non ho censurato o modificato una virgola. Grazie, Massimo! Ti faccio notare che manca la scheda dello Zagor Più n° 19 (uscito in novembre), che immagino recupererai nel compendio del prossimo anno. 
Per un utile "riassunto delle puntate precedenti" vi consiglio di leggere quello che ho scritto nel gennaio dell'anno passato riepilogando tutto quello che c'è da sapere
 

LO ZAGOR DEL 2025
SECONDO MASSIMO MANFREDI
 

 

LA FIGLIA DI DHARMA (Nn. 714/716)

Rauch – Esposito bros.

Testi: 5. I pim-pum-pam, e per di più magici, non rappresentano certo i miei generi preferiti e questo non fa eccezione. La prima parte è più gradevole, perché più realistica, in cui il soprannaturale fa capolino soprattutto per aumentare il senso di mistero, e fin qua l’effetto tutto sommato riesce. Andando avanti, però, ci si accorge che la storia ha poco altro da dire e si svolgerà interamente su di un piano superficiale di azione. Approfondimenti psicologici e intensità, non pervenuti. L’ultimo albo, poi, fa crollare tutto come la caverna, tra mostri vari, serpenti giganti, lotte dimensionali con demoni potentissimi sconfitti in poche vignette, e magie in serie (yawn). Nayana è un personaggio che non ho mai sopportato, anche perché chiama automaticamente certi generi, e quindi la cosa buona è che almeno è morta, mi auguro definitivamente.

Disegni: 6,5. Difficile dare un giudizio omogeneo su questi albi, a causa delle note e tristi vicende. Si notano infatti via via interventi redazionali sempre più invasivi, quindi va considerato più come un lavoro di equipe, dal risultato comunque soddisfacente.

 

 

WYANDOT! (Zagor Più n. 16)

Rauch – Di Vitto

Testi: 7,5. Una bella avventura con bei personaggi, tutti delineati con cura. La inizialmente bisbetica Janine, che poi subisce un’evoluzione dall’incontro con Makuas; i vari ufficiali, dall’odioso guerrafondaio al più ponderato Hannington, così come le varie personalità degli indiani, conferiscono una varietà di caratteri e quindi un equilibrio narrativo importante. Anche le comparse minori godono comunque di una pennellata significativa. Zagor è al centro della scena, presente e protagonista, anche se quasi solo nella sua componente interventista (manca cioè il suo lato intenso), ma ci può stare. Per la maggior parte delle pagine c’è un efficace equilibro tra le scene d’azione e discorsive, mentre verso il finale la prima componente sborda in una lunga sequenza di pistolettate, e questo abbassa un po’ il voto. Si riprende comunque nelle ultime pagine con la fase di trattative per evitare la guerra e il disvelamento del colpevole.

Disegni: 6,5. Notevolissimo nelle parti di foresta, e ambientali in genere, tra scorci montuosi e intrichi di vegetazione davvero dettagliati, Di Vitto peggiora sensibilmente nelle figure umane, talune perfino naif o sgraziate, e il difetto si acuisce ulteriormente nella media dei volti. Resta comunque una buona leggibilità generale.

 

 

 

MANITOBA PEARL (Speciale n. 40)

Barbieri – Candita

Testi: 6,5. Pur avvertendo una qualche compressione nel narrato, tutto sommato è bravo Barbieri a rendere leggibile un plot ingarbugliato pur all’interno di un numero di pagine abbastanza scarso (e ulteriormente ridotto) e in cui la zagorianità non si trova a suo agio per costituzione. Peccato per l’annuncio nell’editoriale della politica di contrazione: spero che invogli i lettori giovani (quanti sono?) ma io che sono anziano, abituato ad ampi respiri di lettura, me ne dolgo molto. Ciò detto, è un sufficiente giallo avventuroso, in cui è chiaro fin da subito allo sgamato lettore che quanto viene presentato non corrisponde al vero, e che ci aspettano vari sotterfugi e doppigiochi che verranno rivelati nel finale. Quindi, nessuna particolare sorpresa, ma una affabile conduzione tra colpi di scena e vari personaggi discretamente delineati, nei limiti dello spazio.   Nemmeno mi piace granché la continua presenza di personaggi femminili ormai a ogni numero (sono sempre anziano), che sta quasi mutando il DNA della testata, ma tant’è.

Disegni: 6. Un lavoro altalenante, che unisce a una efficace leggibilità media una altrettanto approssimazione diffusa. Diverse figure sulla lunga distanza sembrano abbozzate malamente (es. i cavalli a pag. 12), mentre parecchi primi piani sono splendidi, rifiniti di dettagli. Davvero bella la resa di Pearl, mentre lo stesso non si può dire in altri casi. Soprattutto il volto di Zagor, davvero mediocre.


 

IL PASSATO DI TONKA (Nn. 717/718)

Rauch – Della Monica

Testi: 7,5. Storia che forse tradisce le attese (nel senso che il titolo può essere fuorviante) ma scritta ottimamente. Conduzione realistica, buoni dialoghi, divertente la gag di Cico, giusta dose di azione. L’identità di Spettro nero era intuibile, ma non è un difetto dato che non è questo il perno della vicenda, che si regge da sé da altre parti. Poi ovviamente meno pagine/personaggi ci sono e più diventa facile intuire per esclusione. Riuscito il finale con la morte di Natami, che porta con sé perfino una punta di apprezzata commozione.

Disegni: 9. Più passano gli anni e più Della Monica migliora. Tratto pulito, stra-leggibile, ricco di dettagli su cui amo soffermarmi mentre leggo, e il solito Cico strepitoso. Cosa volere di più? Appunto, vederlo di più.

 

 

 

HELLBURGH! (Zagor Più n. 17)

Fantelli – Burattini – Lotti/Mainardi – Torti – Chiarolla – Nespolino

Voto d’insieme: 5,5. Tre raccontini sanza ‘nfamia e sanza lodo, che non vanno oltre l’intrattenimento minimo. Voglio però mettere sugli scudi La vendetta di Duncan, il cui plot non è male e forse meritava di essere sviluppato in una storia vera, ma anche perché è la prima di Fantelli no-horror. La scrittura è valida e penso che se riuscirà a mantenersi realistico anche nel suo genere più congeniale può dare soddisfazioni. Appena sotto La casa nel bosco, che gioca tutte le sue carte sul plot twist, ma funziona bene.Gradevole ma un po’ scontata Doppia caccia, con un finale troppo troncato. Per i disegni, bel lavoro di Chiarolla (alla sua età, poi), ricco di tratteggi ed efficace nelle sequenze col licantropo. Buono il segno pulito di Nespolino, anche se non convince sempre il volto di Zagor. E a proposito di volti, davvero pessimi quelli dei protagonisti resi da Torti. Rispetto per lo storico professionista, ma il tratto generale lascia molto ma molto a desiderare.

 

 


SASQUATCH (Nn. 718/720)

Burattini – Lozzi 

Testi: 7,5. Ben raccontata, soprattutto per i primi due terzi, mentre nell’ultimo albo si adagia un po’ troppo nella sola azione, anziché provare ad alzare in intensità. Non che sia un male in sé, ma di movimento ne avevamo già visto tanto e data la natura del “mostro buono” mi aspettavo qualche pagina che cercasse la commozione. Sono scelte comunque legittime, la conduzione è stata molto buona e i personaggi sufficientemente caratterizzati. L’aspetto che ho maggiormente apprezzato è che il mostro non è stato impiegato per dinamiche horror o peggio ancora per scontri ridicoli con Zagor, bensì come un essere straordinario che stimola la curiosità di chi vi sta intorno, per analizzarlo o sfruttarlo, o per mostrarci la delicatezza del rapporto con Paige. Sono poi contento che la figura del Bigfoot sia stata trattata a Darkwood finalmente in modo valido, dato che la precedente toninelliana fu per me uno dei punti più bassi della saga, specie in quel finale in cui si fa combattere Zagor come He-man (urgh!)

Disegni: 9,5. Assolutamente strepitoso il lavoro di Lozzi, che Dio lo abbia in gloria! Grande interpretazione del mostro, e poi questi chiaroscuri a mezzatinta che conferiscono una atmosfera efficacissima per la vicenda, esaltando inoltre i particolari della qualunque. Uno per tutti, le pietre dei sotterranei divinamente ombreggiate. Piccola stonatura, il viso di Zagor troppo musone, ma vabbè in mezzo a queste meraviglie chissene!

 

 

LA CACCIATRICE (N. 720bis)

Burattini – Laurenti

Testi: 6. Formalmente ben costruita, gradevole nello scorrimento, anche se narrativamente non aggiunge nulla da giustificare un’uscita extra. Spicca la centralità di Zagor nelle vicende e un paio di bei momenti di confronto con il colonnello. Quest’ultimo rappresenta il lato debole, in quanto troppo tagliato con l’accetta, odia i pellerossa ma non se ne conosce il motivo e lo fa in modo bidimensionale. Qualche passaggio un po’ affrettato ma lo spazio è quel che è. A sua volta la cacciatrice potrebbe essere un bel personaggio, ma per ora si è mossa in storie troppo stringate.

Disegni: 5,5. Purtroppo pare che Laurenti si sia stabilizzato in questa eccessiva stilizzazione che tende talvolta perfino al deforme. Peccato.

 

 


LA SACERDOTESSA DEL MALE (Color n. 21)

Fantelli – Di Vitto

Testi: 4. Da un punto di vista editoriale trovo parecchio disagevole la trovata di cominciare una vicenda in un Color e chiuderla in un altro, qualche anno dopo (come quello di Icaro): difficile per i lettori ricordarsi cosa era successo, davvero non ne capisco il senso. Nel presente albo, inoltre, Denise sembra proprio infilata a forza in una vicenda in cui non c’entrerebbe nulla. E veniamo alla storia, che è una semplice istanza di “Zagor contro i mostri da far fuori”, e personalmente è un genere che trovo assai noioso. Peccato perché Fantelli è discreto nella creazione della suspense e non manca di produrre dialoghi con una certa brillantezza o intensità (come pag. 49). E aggiungo pure che il suo Cico non è per niente male. Ma non so, evidentemente a lui piace questo genere e non si schioda da lì, però qualcuno dovrebbe spiegargli che Zagor non è solo horror, anzi lo è in minima parte, e zero splatter.  Il finale con risoluzione magica affossa poi totalmente il tutto, tra il sonaglio hamelinesco e il buco di verme che chiude oplà tutto quanto. Boh.

Disegni: 6,5. Tradizionalmente legnoso nella fase espressiva, Di Vitto sorprende invece con la resa della parte propriamente horror, riportando efficacemente quanto avevamo già giocato in “The last of us”, sia negli infetti in sé sia nei “nidi” di putrefazione appesi ai muri.


 


I SEGRETI DI ENDLESS (Nn. 721-722)

Lucarelli/Fantelli – Della Monica

Testi: 7. Peccato per il finale, che mi porta ad abbassare sensibilmente il voto, perché davvero non ho capito il piano di Berenice. Uccide i fratelli e poi? Come pensa di impossessarsi del filone d’argento? Inoltre, per chiudere la bocca ad una testimone ne crea altri due? E diversi altri particolari che non tornano e che però qua diventa difficile sviscerare. Mi si dirà che per un giallo il finale è molto importante, ed è vero, ma per me conta sempre molto soprattutto il piacere di lettura, e questa storia me la sono gustata decisamente. La sceneggiatura è di alto livello, ponderata e intrigante, capace di stuzzicarti molto sul versante poliziesco, e di farti fremere per arrivare a scoprire cosa è successo. In mezzo i personaggi sono tutti ben tratteggiati, e fanno respirare il senso di una comunità alla Spoon River, in cui le parole dette sono come degli spiragli che fanno intravedere quanto dietro di esse ci sia molto di più di ciò che si ascolta, magari chissà quali segreti. Lo sceriffo, il pastore, il giudice, Warren stesso, ecc. hanno frasi e comportamenti che vogliono trasmettere l’idea che ci sia altro, mentre poi scopriamo che non è così. Sono indeciso se considerarla una buona tecnica per arricchire il narrato e confondere le acque, oppure un errore perché si lasciano in sospeso quelli che erano mostrati come fili da tirare. Tra questi personaggi, spicca il neo arrivato Cyprien, un tipo davvero interessante col suo portare l’investigazione scientifica in un mondo di frontiera e processi sommari, che di sicuro mi piacerebbe rivedere.  

 Disegni: 9. Poco sopra dicevo che avrei voluto vedere più spesso Della Monica ed eccomi accontentato. Il solito grandissimo lavoro, inutile ribadire quello che ho già detto tante altre volte.

 

 


IL BATTELLO SULL’OHIO (Zagor Più n. 18)

Mignacco – Romeo

Testi: 6--. Storiella d’ordinanza, molto prevedibile negli snodi, ma che tutto sommato si fa leggere. Pesano ai miei occhi due elementi non negativi in sé, ma il cui accumulo ha da tempo superato il punto di saturazione, e mi riferisco da un lato alla tematica de “il passato di”, e dall’altro al dilagante girl power, che peraltro su questa testata è particolarmente stridente. Si tratta comunque di una nota a margine, che non ho fatto incidere sul voto.

Disegni: 7. Il volto di Zagor proprio non mi piace (non che sia brutto, anzi, ma non lo trovo adatto), e ogni tanto c’è qualche elemento che sembra costruito da un giardiniere, tipo i corsi d’acqua, ma nel complesso è un buon lavoro, con un bel tratto pulito ma ricco di particolari quando occorre. Anche qualche scena prospettica è interessante, come Zagor che assalta il battello.

 

 


OSCURA MINACCIA (Nn. 723/725)

Rauch – Sedioli/Verni

Testi: 6,5. Il primo albo mi è piaciuto, è divertente con tutte quelle gag, che risultano ben mischiate alle fasi di azione e all’introduzione alla minaccia. Nel secondo invece a mio parere si cala un po’: è troppo parlato, tutta la prima metà è praticamente un unico insieme di racconti in flashback, in cui si spiega come e perché i personaggi si trovino lì, cosa è successo prima, ecc. Seguire la regola aurea del “show, don’t tell” forse avrebbe portato via troppe pagine, non so, fatto sta che è una fase che non scorre fluida. Ciò nonostante, risulta comunque valida la creazione del mistero, il crescendo di inquietudine in attesa dell’orrore che sta per arrivare (stupenda pag. 44 chiusa con la vignetta muta di Zagor). Col terzo albo si torna in bolla, ritroviamo Kandrax, e l’azione diventa di tipo convergente verso il finale. Inoltre arriva finalmente qualche tratteggio più approfondito sui personaggi. Zagor, sempre comunque reso benissimo, ha modo di mostrare il suo eroismo più etico con qualche discorso (“Non lascerò più indietro nessuno”) e relativi fatti, e in particolare acquisisce spessore Starkad nel suo confronto con Guthrum. Stuzzicante l’ultima tavola, che fa capire che la “vera” storia su Kandrax sarà un’altra, similmente a quanto fece lo sceneggiatore con Rakosi. 

Disegni: 8. Il solito buonissimo lavoro complessivo del dinamico duo. La linea horror non è probabilmente quella maggiormente nelle loro corde, e di fondo lo si percepisce, ma tutto sommato riescono a rendere più che dignitosa anch’essa (il picco: pag 88 con Zagor davanti al cadavere di Jonah).

 

 

 

IL FIUME DEGLI ORRORI (I mondi di Zagor n. 1)

Chiaverotti – Voltolini

Testi: 4,5. Il voto è una media tra il discreto primo albo e lo sprofondo del secondo. Carina la gag di Cico, apprezzabile il tratteggio di Harvey, le sue motivazioni, ecc. Il messicano e Zagor sono comunque sempre ben scritti e si cerca di dare un filo di background anche agli altri componenti della ciurma, specie Alison. Peccato che già da quando compaiono gli equivalenti di gorilloni e piante assassine della prima Odissea, si realizza che ci stiamo trovando di fronte a una versione Bignami di quelli: qualche pagina, qualche cazzotto e via. Dove là l’inquietudine e il logorio della paura venivano dipanati col giusto tempo, dove i mostri erano un tramite per mettere sul piatto drammi umani, pensieri e didascalie sopraffine, vili ed eroi… dove anche una nebbia (per quanto infernale) serviva per scavare nelle fragilità dell'eroe… qua sono solo delle pillole da buttare giù al volo.
Ma il peggio deve ancora venire. Nel secondo scopriamo che era tutta una magia di una strega pazza, e come si sa, appena arriva la magia non vale più nessuna regola e via di sbracamento, tra mostri di varia fattura, corvi fatati, tribù cannibali da b-movie. Il taglio precipita insomma nell’infantilismo più dozzinale distruggendo il buono del primo albo. Mentre leggevo pensavo: “Ora ci mancherebbe solo il doppio gioco di Harvey, magari per l’eredità”, e puntualmente arriva in questo zenith di scontatezza. Peccato perché qua e là c’è più di un dialogo meritevole (è Chiaverotti, mica pizza e fichi) ma si perde in mezzo al resto.

Disegni: 8. Preciso e leggibile nello stile, buoni i volti dei protagonisti, ma efficace anche nelle scene d’azione o di maggiore impatto horror, pur con la sua declinazione più classica. Buonissimo lavoro.

lunedì 9 marzo 2026

M’ARZO

 
 
 
Il 22 febbraio 2025 ho pubblicato su questo blog un articolo intitolato “Scusate il ritardo”, che cominciava con queste parole: “Mi rendo conto che mi sono fatto attendere (anche se sicuramente avrete trovato il modo di ingannare il tempo)”. Il ritardo a cui facevo allusione era quello del tradizionale resoconto annuale di inizio gennaio su ciò che ho pubblicato nei dodici mesi precedenti. Resoconto di cui, probabilmente, importa qualcosa soltanto a pochi, ma che importa a me perché serve a fare un bilancio e a lasciare un appunto a futura memoria, sempre pronto per la consultazione. E poi, se anche ci fossero soltanto due interessati (io e un altro), perché deludere quell’unico che mi presta attenzione?  Vero, Filippo Pieri? (Filippo è l’autore, oltre che di libri molto divertenti, anche della vignetta che vedete in apertura, su in alto).

Comunque, questa volta non devo scusarmi del ritardo, perché sapete tutti che sono andato in pensione e dunque ho trascorso in letargo gli ultimi mesi. Ma oggi m’arzo. La battuta è vecchia ma mi fa sempre ridere. M’arzo, mi stiracchio, mi accorgo che fuori dalla finestra c’è qualche albero in fiore. Sento anche l’eco di cannonate lontane, appena possibile mi informerò. Prima, però, temendo che le notizie dal mondo esterno possano convincermi a rimettermi a letto, eccomi a riferire sulla mia attività (quella sulla carta stampata) nel corso del 2025.

Comincio, come al solito, dalle classfiche di Saverio Ceri pubblicate nella sua rubrica "Diamo i numeri" sul blog Dim
e Web (ma che, lo dico per farmene un vanto, è stata a lungo ospitata qui su "Freddo cane"). Quante pagine ho pubblicato nel 2025, come sceneggiatore, in casa Bonelli? Ahimé, una vera débacle. Dalle 1085 tavole uscite nel 2024, l'anno scorso sono sceso a sole 504. Dalla seconda posizione, alla nona a parimerito con Luigi Mignacco. Ecco qua di seguito la classifica completa degli autori di testi così come compare nella tabella di Saverio.
 

Per fortuna Zagor è primo nella classifica dei disegnatori (vinta da Raffaele Della Monica, con Stefano Di Vitto al secondo posto) e in quella dei copertinisti (Alessandro Piccinelli batte anche quest'anno Claudio Villa). Inoltre, qualche soddisfazione viene dal gruppo di collane di cui sono stato l'editor fino al mese di ottobre, ovvero quelle zagoriane, come dimostra la tabella dei personaggi. Come potete vedere, lo Spirito con la Scure è terzo per numero di tavole (2324) e per numero di albi (il podio è invariato).
 

Riguardo la situazione in generale, Ceri scrive: "Nel 2025 sono state pubblicate 16.305,33 tavole inedite sugli albi bonelliani, quasi 1650 in meno dello scorso anno, pari a un calo del 9,17% rispetto al 2024. Si conferma così il trend negativo che, al momento, ha ridotto di circa un terzo la produzione fumettistica della casa editrice rispetto all’annata record del 2019. È il risultato più negativo degli ultimi 28 anni. Nel calo generale delle tavole pubblicate, anche i tre personaggi principali registrano una flessione, seppur più contenuta: –5,76% rispetto al 2024, dovuta soprattutto a Dylan Dog e Zagor, come vedremo più avanti. Nel complesso, però, la produzione dei cosiddetti “tre tenori”, pur col peggior dato degli ultimi sette anni, si rafforza sul totale delle tavole inedite dell’annata. Quest’anno, infatti, la somma delle pagine con nuovi episodi di Tex, Dylan Dog e Zagor rappresenta il 55,20% di quelle pubblicate dalla SBE. Una percentuale in costante crescita dal 2017, quando le storie dedicate ai tre personaggi principali costituivano appena il 31,12% del totale. Il personaggio più pubblicato in libreria, per l'undicesima volta consecutiva, e di gran lunga, è Tex, con 4428 tavole, seguono i soliti Dylan Dog e Zagor rispettivamente a 1617 e a 1461 pagine. I tre principali eroi bonelliani anche in questo caso superano abbondantemente il 50% delle tavole complessive pensate per la libreria".

 


A proposito delle mie 504 tavole, "Diamo i numeri" segnala che mi collocano comunque nella top ten bonelliana per la trentesima volta, e sono trentatré gli anni consecutivi in cui sono comunque in classifica. Ma, ed ecco la notizia che da una parte mi lusinga e dall'altra mi rattrista, scrive Saverio: "Nella graduatoria storica bonelliana (ovvero dal gennaio 1941 a oggi), si registrano due importanti sorpassi in Top Ten: Moreno Burattini supera Alfredo Castelli, divenendo così il quinto sceneggiatore più pubblicato nella storia della casa editrice e Pasquale Ruju scavalca Gianfranco Manfredi al nono posto".  La tristezza deriva ovviamente dal fatto che il superamento di Castelli è dovuto al fatto che Alfredo non è più tra noi. Ci si può chiedere adesso: se Moreno Burattini è al quinto posto fra gli sceneggiatori più pubblicati di tutti i tempi in casa Bonelli, chi c'è ai primi quattro? Naturalmente lo dovete chiedere a Saverio Ceri. Posso solo dire che ho una piccola possibilità di superare, negli anni a venire, il quarto concorrente.

A che cosa si deve il calo da quota mille a quota cinquecento dalla classifica del 2024 a quella del 2025? Semplicemente alla programmazione (peraltro fatta da me). Cioè, più o meno sceneggio sempre settecento/ottocento tavole ogni anno, poi in edicola ne arrivano talvolta di meno, talvolta di più.  Nella foto qui sotto, sono con Alessandro Piccinelli, Giampiero Casertano e un giovane sceneggiatore dalla Capa Rezza che ha esordito in casa Bonelli.
 
 

 
Proseguono le mie quattro serie umoristiche portate avanti con il disegnatore James Hogg e che consistono in "Scienza Ridens" (su "Focus Enigmistica"), "Stelle a Strisce" (su "Crucintarsi & Co."), "Le grandi domande" (su "Facili Cruciverba") e "La Bibbia secondo Burattini & Hogg" (sul "Vernacoliere"). Da questa ultima serie ho tratto persino uno spettacolo di cabaret che ho replicato quattro o cinque volte e che, chissà, potrei portare in scena di nuovo.
 

 
Qui giunti, per tradizione vi aggiorno sull'attività dei due blog da me gestiti, questo e
"Utili sputi di riflessione". Per "Freddo Cane", il 2025 è stato un annus horribilis con appena 8 articoli pubblicati, record negativo dall'apertura (2010) a oggi. Come mai? Chi lo sa. Ho scritto altro, del resto nessuno mi paga per aggiornare il blog e temo di soffrire di una sorta di disillusione da età anagrafica, argomento che se affrontassi mi farebbe sentire e sembrare più vecchio di altri dieci anni. Appunto per sfuggire alla nostalgia mi ripropongo di affacciarmi un po' di più in questo spazio. Un po' meglio è andata per "Utili sputi", un blog lettario inaugurato nel 2015 dove schedo i libri che vado leggendo.  Nel 2025 ho pubblicato 66 recensioni, contro le 65 dell'anno precedente. Ciò non significa che abbia letto 66 libri in dodici mesi. In realtà ne ho letti di più, semplicemente non trovo il tempo o la voglia di recensire tutti (facendo un rapido conto, credo di aver una trentina di titoli da schedare).
 
 

 
 
 
Ma esaminiamo in dettaglio che cosa ho pubblicato tra il gennaio e il dicembre dello scorso anno. L'elenco dei fumetti bonelliani è il seguente. 
 
Zagor Le Origini volume 8
La Lega delle sei nazioni (aprile 2025) 
disegni di Darko Perovic 
 
Sinistra profeziaIl killer misterioso (aprile 2025)
disegni di Alessandro Chiarolla 

Zagor Più 17 
I Racconti di Darkwood 
Hellburgh (maggio 2025)
disegni di Alessandro Chiarolla  

Zenith 769-771
Sasquatch 
Spettro Nero – Zenith 769 Zagor 718 (maggio 2025)
Sasquatch – Zenith 770 Zagor 719 (giugno 2025)
La creatura dei boschi – Zenith 771 Zagor 720 (luglio 2025)
disegni di Arturo Lozzi 
 
Zenith 771 bis
La Cacciatrice (luglio 2o25)
disegni di Mauro Laurenti

Speciale Zagor n° 41 
Amici per la pelle (ottobre 2025)
disegni di Stefano Voltolini
 
Zagor Più 19
I Racconti di Darkwood 
Il mondo dell’incubo (novembre 2025)
disegni di Marco Villa
 
Segnalo le ristampe bonelliane di tre brevi storie degli anni Novanta illustrate da Gallieno Ferri, dedicate a Icaro La Pleme, "Guitar" Jim e Trampy (raccolte all'interno dello Speciale Zagor 41), e quella della storia lunga "Plenilunio" disegnata da Joevito Nuccio (contenuta nel volume "La nere ali della notte", destinato alla distribuzione libraria, nella collana "Zagor contro il Vampiro").
 
Ci sono poi gli articoli che ho scritto, alcuni quali introduzioni a libri di vario genere, altri per riviste, più le interviste e i testi dedicati al Web. Segnalerò solo i lavori di maggior peso, il primo dei quali è un saggio intitolato "Progetto pilota: il Pilot di Sergio Bonelli", contenuto nel volume "La lunga storia del fumetto italiano" a cura di Claudio Gallo, Nicola Spagnoli e Andrea Tenca (edito dall'Accademia Roveretana degli Agiati). Ci sono poi le corpose introduzioni ai volumi "Le nere ali della notte" (Bonelli editore), "La tribù scomparsa" (edizione per le Poste Italiane) e "Fuorilegge" (Scarabeo).

 
 
Ancora, io e pochi altri eletti possediamo la versione cartacea, ma tutti possono avere gratis il .pdf. del ponderoso numero 22 di "TW Magazine" (rivista di tematiche legate a Tex Willer e dintorni) speciale dedicato a Mauro Boselli. Si tratta di una ricca monografia, completa pure di una lunga intervista a Giorgio Bonelli. C'è anche un mio articolo, intitolato "Ottocentoventisei pagine più in alto". Si può scaricare senza spese dal forum di Tex  nella sezione Downloads, oppure collegandosi direttamente all'indirizzo
https://texwiller.ch/index.php?/files/file/25-tex-willer-magazine-22/




Infine, due parole su Eva Canesi, un mio personaggio femminile creato per essere inserito come protagonista di racconti erotici inediti all’interno di alcuni ponderosi pocket delle Edizioni If, da lui curati, che hanno ristampato episodi di testate sexy degli anni Settanta della scuderia di Giorgio Cavedon (le Ediperiodici, per individuare un marchio fra i tanti). La principale caratteristica di Eva Canesi è quella di non essere una eroina a fumetti, ma di novelle in prosa. Si tratta di una istitutrice assunta, nei primissimi anni del Novecento, nella villa di una ricca famiglia di Poggibonsi, vicino a Siena, per migliorare il rendimento scolastico del rampollo, il liceale Enrico. Ogni riferimento alla Maestrina dalla Penna Rossa di “Cuore” non è puramente casuale, location a parte, ovviamente. La giovane insegnante, come sa chi ha letto i tre racconti che la riguardano, non è protagonista soltanto di vivaci e sorridenti avventure erotiche bisessuali ma, almeno nelle mie intenzioni, trova il modo di rendere edotti i lettori, oltre che Enrico, dell’eros presente nella letteratura latina e persino in Pascoli. Chissà che un giorno le novelle non possano finire raccolte in un libro. E con ciò, abbiamo finito.  Ah, no... dimenticavo. Ho ricevuto anche un Premio alla Carriera. Grazie a "Cronaca di Topolinia".