domenica 28 febbraio 2021

LA CARICA DELLE SEICENTO

 

Dal marzo del 2018, e cioè da tre anni, ho accettato la proposta di Marco Corbetta di inaugurare una rubrica ricorrente sul suo blog, “Zagor e altro”, in cui rispondo alle domande dei lettori radunate in gruppi di venti:
A domanda… Moreno risponde”. Nel mese di febbraio di questo 2021 la rubrica è giunta alla trentesima puntata, e quindi alla seicentesima domanda.  
 
Mi pare che seicento risposte siano un buon numero e testimonino, se mai qualcuno avesse dei dubbi, la mia passione per quello che faccio. Testimoniano anche l’interesse del pubblico zagoriano verso il personaggio, a dispetto dei profeti di sventura che ne negano la vitalità e magari lo vorrebbero chiuso da tempo perché, se non piace più a loro non deve piacere a nessuno (o per qualche altro assurdo motivo).  La lunghezza di alcune risposte molto esaustive dimostra anche come non intenda mai sottrarmi alle domande.
 
Ogni volta che le puntate hanno raggiunto un traguardo intermedio, ho raccolto sul mio blog le risposte più interessanti e argomentate (scelgo una domanda per ogni puntata), così da dare un’idea anche ai frequentratori di “Freddo cane in questa palude” di come stia procedendo il dibattito, sua pure per loci selecti.  Di ogni puntata segnalo il link, così che possiate leggere le altre domande e le altre risposte. Nell’ottobre del 2020l, in occasione delle quattrocentesima domanda, ho pubblicato un quadro riassuntivo dell’intera carrellata:
Oggi, pubblico la sinossi delle puntate da 21 a 30.
 
Ringrazio per l’ospitalità l’amico Marco, che conosco da quando il forum SCLS, di cui fu uno dei primi iscritti,  iniziò a organizzare raduni e pizzate, e lui si propose come fotografo ufficiale degli eventi. In questo articolo, lui rammenta una sua partecipazione a un incontro di Cartoomics in cui c’ero anche io, quindi si parla del 2001: http://zagorealtro.blogspot.com/2012/01/ricordi-ritrovati_11.html . Pur essendo legato a Baltorr (questo il nik con cui Corbetta si firma sul forum)  da amicizia ventennale non siamo compagni di merende, nel senso che, ovviamente, lui è estremamente libero nei suoi giudizi, e io non ho mai cercato di pilotare le sue iniziative nel forum o sul blog. Un aneddoto che ci unisce riguarda un bastone, dalla foggia antica e sicuramente un pezzo di antiquariato, con il pomello a forma di testa di cane, che apparteneva a qualche anziano congiunto di Marco. Senza dubbio non senza averci pensato a lungo, Baltorr a un certo punto ha deciso che quel cimelio di famiglia doveva essere mio, perché è del tutto simile al bastone di Mortimer. Solo che non è animato. Lo tengo in redazione accanto alla mia scrivania (lo vedete nella foto in apertura).
 
 

 

PUNTATA 21
 
Caro Moreno, ti scrivo per chiederti quale è il rapporto di Zagor e Cico con la religione? Se per il Messicano la citazione della Madonna del Pilar gli esce spesso e volentieri, per Zagor non si è mai compreso bene cosa ne pensi. Hai notizie da dare in merito?
 
Di sicuro Cico è cattolico, essendo nato in Messico, e ha una sua certa religiosità visto quanto si raccomanda alla Vergine. Erano cattolici anche il papà e la mamma di Zagor, in quanto irlandesi entrambi. Ne “Le origini” n° 1, Mike Wilding viene persino definito “papista” (un epiteto molto comune nell’America protestante, per designare i seguaci della Chiesa di Roma). Però non si è mai avuto evidenza del fatto che il giovane Patrick abbia avuto una istruzione religiosa. Lo abbiamo sempre visto rispettoso di ogni culto (salvo quelli di sette occultiste o demoniache) e molto laico nei suoi atteggiamenti, come si conviene a qualcuno che si dedica a fare il peacekeeper.
 
 


 
 
PUNTATA 22
 
Caro Moreno, cosa ne penseresti di aggiungere nelle storie di Zagor dei riferimenti a malattie genetiche al tempo alcune conosciute ed altre senza una terminologia (Schizofrenia, Disturbo Bipolare, Sindrome di Down), senza trasformare le storie in un trattato medico e mantenendo naturalmente il totale rispetto verso chi ne soffre veramente?
 
E’ sempre difficile trattare il tema della malattia, appunto perché lo “sfruttamento” del malato come personaggio rischia di sembrare irrispettoso verso chi soffre veramente di quel male. Tuttavia sono riuscito a farlo, spero in modo convincente, con la lebbra (“L’isola dei lebbrosi” è lo Zagor n° 352, del 1994) e con le deformazioni dei freaks (“Ombre nella foresta”, Zagor n° 533,  del 2009). Si parla di malattia anche nel caso dell’epidemia di malaria a Monrovia (“La terra della libertà”, Zagor n° 425 del 2000). Tu chiedi una storia ancora più delicata, su problematiche psichiatriche o sulla Sindrome di Down, e la sfida è stimolante. Ci penserò.

 

 
 
PUNTATA 23
 
 
Caro Moreno, intendo scriverti a proposito da una mia personale curiosità. Prendendo in considerazione il periodo della Seconda Odissea Americana, ovvero dalla storia “L’esploratore scomparso” a “La fattoria assediata” prima del completo ritorno a Darkwood, vorrei sapere se qualche storia in esso compresa sia stata anticipata o posticipata a causa di velocizzazione/ritardi nella sceneggiatura o dei disegni? Se sì, di quali storie si tratta? Ringraziandoti per la tua sicura, futura, cortese risposta, ti auguro un buon proseguimento.
 
Non ero il curatore della serie, in quel periodo (stiamo parlando del 1994, 1995 e 1996: c’era ancora Mauro Boselli a fare da editor), per cui non posso sapere se ci furono dei problemi, a Milano, con storie di cui io, che lavoravo alle mie sceneggiature stando in Toscana, non conoscevo i retroscena. Tuttavia con Mauro mi sentivo al telefono quasi tutti i giorni, e una volta ogni due mesi salivo in redazione. Non ricordo nulla di particolare. Rammento invece molto bene che ci fu la posticipazione di una mia storia, quella intitolata “Fuga per la libertà”, disegnata da Michele Pepee pubblicata postuma nel febbraio e nel marzo del 2000, dopo che Michele era scomparso tre anni prima. “Fuga per la libertà” avrebbe dovuto essere inserita nella Seconda Odissea Americana subito dopo “La nave negriera” (aprile 1996), in considerazione del fatto che a quel punto del viaggio lo Spirito con la Scure si trovava negli Stati del Sud e quindi poteva vivere un paio di avventure legate allo schiavismo. Invece, Sergio Bonelli (o forse Decio Canzio) decise che due storie consecutive con degli schiavi in fuga non si potevano pubblicare (a ragion veduta, oggi farei lo stesso). Così la storia di Pepe venne messa da parte in attesa che l’eroe di Darkwood facesse di nuovo ritorno, nel corso dei suoi spostamenti, in Georgia o in Alabama. Il che avvenne, quattro anni dopo, in seguito alla trasferta in territorio Comanche dei numeri 411-414.
 
 


PUNTATA 24
 
Caro Moreno, sono un vecchio lettore zagoriano. Devo osservare che negli ultimi tempi, oltre ai ritorni a puntate dei classici, Hellingen e Rakosi, lo Zagor post nolittiano è stato letteralmente saccheggiato. Neanche i morti riposano in pace, vedi Thunderman, Mortimer e prima ancora il Re delle Aquile: una delle rare topiche di Boselli assieme alla camomilla di “Veracruz”. A questo punto potrebbero tornare anche One Eyed Jack e Bimbo Sullivan. Magari sono tutte belle storie, io pur possedendo quasi tutta la produzione zagoriana devo ancora leggerle. Ma non sarebbe possibile, ti chiedo, oltre a sequel e ritorni che al limite vedrei bene in una sola collana, leggere in futuro storie tipo “Oceano”, “L’esploratore scomparso”, “Viaggio nella paura”, “La palude dei forzati”, “Huron”, “Terranova”, le tue storie gialle. Chiariamoci, io ti sono e sarò eternamente grato per la quantità incredibile di belle storie che ci hai regalato. Purtroppo ultimamente sembri interessato a team-up vari, Darkwood Novels, ecc. delegando ad altri storie che un lettore tradizionale vorrebbe leggere. Perché per esempio non ci hai mai dato la tua versione di Fishleg e della Golden Baby, al di là di qualche comparsata come nell’ultimo Mortimer? Forse rappresento una minoranza, ma proprio per questo Zagor, oltre a difendere gay, potrebbe ricordarsi di lettori come me. Grazie e lunga vita a Zagor.
 
Le domande a cui rispondo in questa rubrica testimoniano quanto siano richiesti i ritorni di questo o quel personaggio, soprattutto di questo o quel nemico. Anzi, in molti mi fanno notare come quasi non si chieda altro. Del resto, più un nemico è tosto, cattivo, ben caratterizzato, più è emozionante (in linea di principio) il vederlo tornare sulla scena (così come le partite di calcio fra le squadre più forti sono più attese di altre). Poiché Nolitta è stato il migliore fra gli sceneggiatori, è ovvio che i grandi nemici da lui ideati sono quelli più gettonati. Vero è che Sergio, essendo l’apripista, ha potuto appropriarsi subito di vampiri, uomini lupo, stregoni, vichinghi, samurai e creature della laguna nera, mentre i suoi successori hanno dovuto arrangiarsi con quel che rimaneva. Circa il ritorno dei nemici morti, mi pare che, almeno nel caso di Thunderman, si debba parlare di un nemico “creduto” morto: l’importante è che della “resurrezione” si dia una spiegazione convincente. A me non pare strano che un villain dotato di superpoteri possa sopravvivere a qualcosa che avrebbe ucciso, invece, un comune mortale: quindi il suo ritorno sulla scena lo reputo giustificato. Se poi uno vuol contestare i superpoteri stessi, preferendo nemici più “umani”, in questo caso deve rifarsela con Scavi (che ideò Thuderman). Ma non è che Kandrax o il Vampiro, ideati da Nolitta, fossero poi del tutto normali. A proposito di Nolitta, il primo a far resuscitare il Re delle Aquile fu proprio lui: anche nel suo caso si trattò del ritorno non di un morto, ma di un sopravvissuto. La letteratura è piena di riapparizioni dopo morti apparenti, citerò il caso di Sherlock Holmes per non farla troppo lunga. Chi contesta certi escamotage che fanno parte del feuilleton, contesta non tanto Zagor quanto tutta la narrativa di genere. Personalmente non ho nessuna intenzione di far risorgere Bimbo Sullivan, però - se mai tornasse - l’importante sarebbe farlo fornendo una spiegazione logica. Veniamo al resto: mi si parla di storie “che un lettore tradizionale vorrebbe leggere”. Ecco, qual è la definizione esatta di questo tipo di avventure? E qual la definizione di “lettore tradizionale”? Per me, un lettore tradizionale sono anche io, che leggo Zagor da almeno cinquant’anni. Il guaio è che ogni lettore, te compreso, crede di essere il perfetto esempio di quello tradizionale e quindi pietra di paragone. In che modo il lettore tradizionale dovrebbe essere turbato dal team up fra Marcus e Thunderman (se è questo il team up a cui ti riferisci), piuttosto che dalle Darkwood Novels o da Le Origini? Davvero non saprei. Mi pare anzi che il lettore tradizionale debba essere ben contento dell’effervescenza di iniziative, idee, proposte che ribollono attorno al suo eroe preferito. O il lettore tradizionale preferisce la navigazione senza scosse? In ogni caso, non posso scrivere tutto io (e questo farà felici in miei detrattori), né voglio farlo, perciò le deleghe sono giocoforza. Sto pure scrivendo due storie di Tex e una di Dampyr. Circa la Golden Baby, vorrei far notare come ho scritto io il soggetto del primo Color dove si svela il passato di Fishleg, e sempre mia è la lunga storia sul passato di Ramath che ha coinciso con il ritorno di Dharma la Strega. Però, è vero che non ho mai firmato una sceneggiatura con protagonista la nave e il suo equipaggio: prima di andare in pensione, cercherò di rimediare.
 



 
PUNTATA 25
 
In merito alle Zagor Drakwood Novels non ho ben capito il perché una donna debba venire messa a conoscenza delle avventure erotiche di Zagor. È una cosa molto strana e non l’ho capito benissimo. Chiedo lumi al Signor Moreno.
 
Non capisco quali siano le “avventure erotiche” di cui si parla. Non mi risulta che ci sia una avventura di Zagor etichettabile come “erotica”. Immaginando, non senza fatica, che ci si riferisca a “Gli occhi del destino” o a “Bersaglio umano”, mi sento di dire che il fatto che un uomo possa avere, nel corso di un’avventura western o d’azione, uno scambio di baci o perfino un normalissimo rapporto sessuale (appena accennato nella narrazione), non trasforma certo quell’avventura in una avventura erotica – se non nella percezione di qualche sessuofobo (del cui parere sarebbe sbagliato persino tener conto). Una effusione fra un uomo e una donna fa parte della pratica quotidiana del vissuto delle persone normali, che fanno mille cose e hanno anche pulsioni affettive che, nella più comune della casistica, possono trasformarsi in carezze e in manifestazioni di intimità erotica. Intimità che è tutt’altro da “avventura erotica”. Mi dispiacerebbe, anzi, se nella vita di un nostro lettore ciò non fosse mai accaduto. Ci mancherebbe altro che due o tre vignette (peraltro innocenti – o giudicando diversamente significa non aver mai visto niente di davvero erotico) in sessanta pagine servano a trasformare un racconto western in un una storia porno (vien da ridere solo a pensarci). Se lo scopo di una storia è mostrare il lato umano di un personaggio, i rapporti fra uomo e donna sono quanto di più umano si possa immaginare. Se poi vogliamo che un eroe dei fumetti non sia umano, allora è un altro paio di maniche e bisognerà che chi ha questi gusti si scelga letture su misura, magari Trottolino. Io ho sempre apprezzato l’umanità dei miei eroi preferiti, ma capisco che ci possano essere pareri diversi. Mi pare di poter dire, peraltro, che Nolitta fosse a favore dell’umanizzazione dei suoi eroi, e cercasse appunto l’empatia fra i lettori e il personaggio. Peraltro, “Darkwood Novels” è una miniserie con caratteristiche diverse da quelle della serie regolare (credo che almeno a capire questo possa arrivarci chiunque) e quindi in quel contesto si può sperimentare anche l’indulgere in una casistica emotiva maggiore di quel che prevedevano, magari, gli stilemi delle origini, ereditati dagli anni Cinquanta, quelli che proprio Bonelli ha provveduto a superare (basterà pensare a Mister No). Del resto, una storia realizzata nel 2020 non solo non può, ma anche non deve, impegolarsi nelle regole della Garanzia Morale – di cui mi meraviglierei se qualcuno avesse nostalgia. Se poi la critica è rivolta non all’umanizzazione di Zagor in senso stretto, ma al fatto che una vicenda d’amore del personaggio possa essere conosciuta da una amica (donna), mi pare che si scada nel sessismo bello e buono. Perché mai Zagor non potrebbe aver detto a Fiore della Notte di aver vissuto, una volta, una tragica storia di reciproci batticuori con una avventuriera dal fascino magnetico? Perché Fiore della Notte dovrebbe aver evitato di chiedere allo Spirito con la Scure di parlarle di qualcosa del genere? Direi anzi che una donna possa essere più attirata, se conosco un po’ l’indole femminile, da qualcosa di romantico piuttosto che da vicende truculente. Magari chi lo ritiene impossibile conosce poco lui, le donne. Peraltro, i pochi flash passionali sono stati inseriti nel racconto, come dovrebbe essere evidente al più sprovveduto dei detrattori, dalla stessa Fiore della Notte: non è neppure detto che Zagor glieli abbia sottolineati. Potrebbe essere la stessa narratrice ad averli immaginati, essendo evidentemente, a dispetto di chi non lo crede possibile, vispa e intelligente nonostante sia una donna. O di chi crede che a una donna di certe cose non si possa parlare, o non debba parlarne lei.
 

 
 
 
Egregio Moreno, voglio fare un’osservazione al riguardo delle tante, forse troppe storie che durante l’anno, e questo vale anche per le altre testate, escono in edicola. I prezzi sono alti ed è giusto che il lavoro vada premiato e pagato nella giusta misura. Il punto è che con più storie in lavorazione si rischia di perdere la trebisonda e di far sì di vedere entrare nelle nostre case avventure non all’altezza della Storia dello Spirito con la Scure. In poche parole, chiedo al curatore della serie se la quantità non superi la qualità delle stesse.
 
Mi rifiuto di credere che 3.90 euro per una pubblicazione di 100 pagine siano un prezzo “alto”. Un gelato costa di più. Vogliamo parlare di un parcheggio? Di una ricarica di un telefonino? Di un gratta e vinci? Di questo problema ho scritto qui http://morenoburattini.blogspot.com/2014/05/lo-sproposito.html ma, soprattutto, qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2018/10/il-senso-della-misura.html. Tuttavia, non voglio fare i conti in tasca a nessuno. Parliamo delle “tante, forse troppe storie”. Ovviamente, se vengono varate delle testate o pubblicati degli extra, è perché si ritiene che il pubblico apprezzi, a volte per andare incontro a delle precise richieste dei lettori stessi. Serve ricordare, forse, quanto a lungo e con quale insistenza sono stati richiesti gli Zagoroni. Se le collane durano nel tempo, significa che in effetti il pubblico le apprezza. Facciamo l’esempio dei Maxi: abbiamo da poco festeggiato il traguardo dei venti anni e dei quaranta numeri. Quaranta numeri, peraltro, di grande formato e di conseguenza messi in vendita a un prezzo più alto. Non so quanto durerà la serie, ma il risultato raggiunto è confortante. Proprio sui Maxi abbiamo pubblicato gli apprezzatissimi “Racconti di Darkwood”. Tutt’altro che una collana priva di idee o di scarsa qualità, a giudicare dal successo. Un lettore che giudichi quei volumi troppo numerosi, troppo cari o, come lei lascia intendere, brutti, ha tutto il diritto di fare le sue scelte, lasciando però agli altri il sacrosanto diritto di farne altre diverse e godersi i fumetti che credono. L’editore, visto il riscontro del pubblico (mi pare capiti anche con Tex) fa delle proposte, i lettori rispondono. Sono i lettori a stabilire se le proposte sono gradite. Nessun fumetto resta in edicola a dispetto dei lettori. I lettori che credono che ci restino per far dispetto proprio a loro, sono dei simpatici paranoici a cui, evidentemente, piace molto scherzare. Circa la qualità delle storie, noi che ci lavoriamo duramente facciamo sempre del nostro meglio. Per quanto mi riguarda, non vedo particolari cenni di cedimento nei Color piuttosto che nelle miniserie, dato che l’impegno profuso è lo stesso. Peraltro, più tavole inedite prodotte significa più autori al lavoro, dato che non è certo lo stesso staff a dover fatto tutto, e più autori al lavoro significa più freschezza di idee, nuove energie. Mi permetto di far notare come, nel 2019, abbiamo avuto sei numeri di una miniserie, “Le origini”, che secondo il suo ragionamento non avrebbe dovuto uscire per non inflazionare Zagor in edicola, e perché sarebbe stata di scarsa qualità.  La miniserie è stata un successo di pubblico e di critica, e anche in libreria sta andando benissimo.
 

 

PUNTATA 27
 
Caro Moreno, non sono un lettore tanto contro lo spiegazionismo, a differenza di altri, bensì per quanto riguarda ciò che dice Zagor. Zagor è un uomo che vive su un isolotto in una palude, avrà avuto un’educazione da parte di sua madre ma non mi si può venire a dire che la prolissità delle sue spiegazioni sia naturale. Cico, che ha avuto mille avventure, viaggiato molto prima di incontrarlo e che forse ha anche studiato più di Zagor, potrebbe anche, secondo la mia opinione, avere qualche motivo in più per parlare di cose che uno come Zagor potrebbe sbrigarsi in poche parole, senza tenere una filippica sul perché e sul come è avvenuto questo fatto, mostrando una conoscenza storica e scientifica che non è nelle sue corde. Sto forse esagerando o trovi anche tu che debba essere molto più “ignorante”, mi si passi il termine, nei confronti dei vari studiosi e delle varie figure storiche che incontra?
 
Non so dove Zagor, in qualche mia storia, dimostri una conoscenza storica e scientifica maggiore di quella che, ragionevolmente, si può ritenere che abbia. Mi piacerebbe poter discutere caso per caso. Non capisco neppure perché dovrebbe essere più bello o più interessante un personaggio che si crogiola nella propria ignoranza e non impara nulla nel corso degli anni. Zagor è una persona intelligente e curiosa, quindi impara da tutti, continua ad apprendere continuamente, tutto lo arricchisce. Così come prendiamo esempio da lui per il coraggio o l’umanità, mi parrebbe giusto farlo anche per l’atteggiamento positivo verso l’apprendimento di cose nuove. Solo i buzzurri sono ignoranti e lo restano per sempre, magari vantandosene. Vogliamo un eroe buzzurro? Io no. Zagor ha incontrato scienziati e personaggi storici, ha ascoltato viaggiatori che si sono spinti più lontano di lui, ha ponderato le parole degli anziani più saggi, si è trovato di fronte  filosofi e scrittori, ha fatto esperienze in mezzo mondo. Perché tutto questo non dovrebbe avergli lasciato il segno? Ha memoria, capacità di apprendimento, facoltà di elaborazione dei concetti, è illuminato… e dovrebbe esprimersi a monosillabi? E davvero ci sono dei lettori che apprezzerebbero che lo facesse? Poi: siamo sicuri che Zagor non abbia avuto maestri in grado di dargli un buon background anche in assenza di una frequentazione scolastica? Il suo maestro di vita è stato “Wandering” Fitzy: si può dire che Nathaniel Fitzgeraldson fosse un illetterato? Anzi, è certo il contrario: era un rampollo di una ricca famiglia, prima di andarsene dalla casa del padre. Fitzy ha compiuto sicuramente i migliori studi. Ed è stato in grado di trasmettere almeno una parte del suo bagaglio culturale al giovane Pat. Mi colpisce però una frase: “Zagor potrebbe sbrigarsi in poche parole, senza tenere una filippica”. Ora, ammettiamo pure che io, per motivi misteriosi, possa preferire un eroe zotico e ignorante, di poche parole, rispetto a un personaggio che dimostra intelligenza e proprietà di linguaggio. Sarei tuttavia obbligato a farlo esprimere come lo faceva esprimere Guido Nolitta. Ecco, vorrei sfidare chiunque a rileggere il discorso dello Spirito con la Scure al principe Minamoto, quando parla di “smussare i punti di attrito”, piuttosto che le sue parole quando lascia Frida Lang, o quando fa una filippica contro gli abitanti di Stoneville ne “La rabbia degli Osages”, e potrei continuare con gli esempi, per stabilire se Nolitta non faceva felicemente parlare il nostro eroe come un libro stampato.
 
 


 
 
PUNTATA 28

Caro Moreno, ti ringrazio per la tua signorilità e la disponibilità al confronto con noi zagoriani. Avrei alcune considerazioni da fare in merito a “Le Origini” e alle “Darkwood Novels”.
ORIGINI: Personalmente avrei preferito non sapere che il padre di Zagor è stato torturato prima di morire e mi ha stupito il “revisionismo” sulla figura di Mike Wilding, trasformato da “il più feroce carnefice bianco” in un uomo debole vittima delle circostanze, che lungi dal riabilitarla la depotenzia drasticamente. Da un lato si cerca un taglio narrativo più moderno, dall’altro si compie una clamorosa marcia indietro sull’elemento caratterizzante l’intera serie: la colpa atavica di Zagor. Il rapporto padre-figlio era già stato magistralmente risolto da Boselli, il quale aveva pure, lo dico scherzosamente, abbuonato venti vittime al giovane tenente. La versione delle “Origini” può coesistere con quella di Nolitta-Boselli, ribadita da Burattini e Giusfredi, solo considerando Salomon Kinsky un bugiardo. Ma perché il predicatore dovrebbe mentire parlando di un ordine di fucilazione di metà tribù, trasformato poi in ordine di decimazione, dato da Mike Wilding per ritorsione? Perché inventare particolari inesistenti? Inoltre accettando questa ipotesi, avremmo la conseguenza che alcune delle più belle pagine dell’intera serie (il commovente incontro del numero 400) non raccontino di magia indiana ma di psicanalisi, essendo frutto dell’inconscio di Zagor: esito invero paradossale per un fumetto fantastico. Sulla scorta di queste considerazioni, onde evitare una micidiale confusione filologica, a mio avviso le “Origini” sono da ritenersi alternative e non complementari allo Zagor ufficiale, in modo da ripristinare anche la sua sincerità, elemento non secondario: se così non fosse dovremmo dubitare dalla sua parola ogniqualvolta rievochi episodi del suo passato con conseguenze sull’identificazione lettore eroe. In tale ottica il mio giudizio è positivo ed è meritorio il tentativo di rendere organiche le vicende del passato di Zagor, sebbene creando una biografia parallela a quella ufficiale. Ho apprezzato la sceneggiatura: commovente la scena in cui Pat chiede scusa a Fitzy. Bene pure i disegni e la colorazione.
DARKWOOD NOVELS. Non hanno incontrato il mio favore. Secondo me l’omosessualità va bene su Ken Parker, Dylan Dog o altri fumetti, non sulle serie classiche come Zagor o Tex. Se uno compra Zagor perché deve trovarci Ken Parker? Io ho delle riserve perfino sul pur ottimo Tex di Berardi. Ken Parker è un fumetto realistico e d’autore, l’esatto contrario di Zagor. Perché Zagor deve andare a incartarsi con la realtà? Io sono un estimatore di Berardi e della sua insuperata capacità di rendere vivi personaggi di carta, come in “Diritto e rovescio”, ma in Ken Parker si parla anche di lotte operaie e di delocalizzazione (“Sciopero”), temi che non sono tanto di moda e che lo Zagor simil-Ken Parker si guarda bene dallo sfiorare, e forse è meglio così. In conclusione questo Zagor, secondo me non è né carne né pesce.
Attendo un tuo parere su queste mie osservazioni. Saluti da un estimatore pungolante.
 
Riguardo al primo punto, respingo con forza, e basandomi sull’evidenza dei fatti, l’idea del revisionismo riguardo alla figura del padre di Zagor. Anzi, rivendico la perfetta attinenza della mia versione dei fatti con quanto raccontato da Nolitta. Proverò di  nuovo a ripetere quanto già detto altre volte, certo comunque di non riuscire a convincere nessun detrattore. Se Mike Wilding fosse stato, come ritiene Salomon Kinsky, un “feroce carnefice bianco”, un massacratore di indiani spinto magari dal razzismo, come avrebbe potuto aver educato il figlio nel rispetto assoluto dei nativi americani? Eppure in “Zagor Racconta” lo vediamo condurre con sé il piccolo Patrick in tutti i villaggio dei dintorni, fargli apprendere la lingua dei pellerossa e addirittura il linguaggio dei messaggi di fumo. Mike è un uomo, peraltro, descritto come persona giusta, equilibrata, positiva. Lo stesso matrimonio con l’equilibratissima Betty lo dimostra: la sua miglior giudice è proprio la donna che l’ha sposato, e che mai l’avrebbe fatto altrimenti. La storia “Il ponte dell’arcobaleno” testimonia come anche Zagor, a un certo punto, si rende conto della sua positività e fa pace con la sua memoria. Farne un carnefice a tutto tondo, questo sì che sarebbe stato tradire Nolitta. Del resto, Nolitta ci dice anche che Mike subì un processo della corte marziale, dal quale con tutta evidenza risultò quanto meno assolto dalle accuse più pesanti e condannato solo per reati minori, che gli costarono la divisa ma lo lasciarono un uomo libero. Se fosse stato realmente responsabile di un massacro di centinaia di persone sarebbe stato quanto meno incarcerato a vita, se non impiccato. Quindi, la mia versione delle cose ha semplicemente spiegato meglio quello che Nolitta aveva già detto. Se ci se ne convince, bene, chi voglia continuare a credere il contrario nonostante l’evidenza, faccia quel che più lo rende felice (per esempio, bruci le Origini e calpesti le ceneri). Per fortuna, il successo internazionale della miniserie mi dà ragione. Si allibisce poi di fronte a una frase come “uomo debole vittima delle circostanze”, quasi che un giovane tenente alla prima esperienza, costretto da imprevedibili circostanze a gestire una difficilissima situazione, non possa essere vittima delle circostanze senza essere debole, oppure come se a tutti, in certi frangenti, non sia consentita anche la debolezza. L’eroe è Zagor, non Mike Wilding. Peraltro, è bella (secondo me) la reazione che ha Mike dopo il processo, quando anziché uscirne distrutto trova la forza di rifarsi una vita. Riguardo al fatto che Salomon Kinsky sia un bugiardo, non ci sono dubbi. Del resto è un cattivo. E’ lui il personaggio negativo, perché non dovrebbe essere un bugiardo? E’ un folle, un fanatico, viene spiegato anche da Nolitta. Attenzione: il fatto che sia un bugiardo non vuol dire che sia consapevole di mentire: nella sua ottusità ha voluto trovare un singolo capro espiatorio, un solo nemico su cui vendicarsi, gli è parso che il processo a Mike Wilding sia stata una beffa e abbia graziato un colpevole. È più facile riversare tutte le colpe su un singolo che pensare a un insieme di circostanze. Trovo ridicolo che, in tutto ciò, si preferisca pensare a Salomon Kinsky come un faro di verità, piuttosto che accettare l’idea che il padre di Zagor non sia un “feroce carnefice bianco”: il ribaltamento della logica, proprio. Perciò commentando la frase “la versione delle Origini può coesistere con quella di Nolitta-Boselli, ribadita da Burattini e Giusfredi, solo considerando Salomon Kinsky un bugiardo”, rispondo: esattamente. Riguardo al “Ponte dell’arcobaleno”, fermo restando che ne “Le Origini” non si affronta minimamente l’argomento, mi pare chiaro (e lo stesso Boselli scrisse un articolo su “Fumo di China” in proposito - non pretendo che lo si conosca o ricordi, ma fu scritto) che l’incontro con il padre sul n° 400 non sia realmente avvenuto: è una visione suscitata in lui da una sciamana, secondo la tradizione indiana (quella delle pietre roventi, del peyote, della danza del sole, eccetera). Nella penultima pagina del racconto, Zagor esprime i suoi dubbi all’evanescente “fantasma” del padre: “Il mondo dell’aldilà esiste e io ci sono stato davvero? O era solo un’illusione?”. Mike Wilding risponde: “Esistiamo davvero, dentro di te. È così che funziona il ‘Ponte dell’Arcobaleno’: puoi comunicare con i tuoi morti, se li tieni in vita nel tuo cuore!”. Se una morale deve per forza esserci, non riguarda l’esistenza dei fantasmi e dell’aldilà, ma le colpe del padre, con cui il nostro eroe deve confrontarsi. In qualunque dimensione si trovi Mike Wilding, se vi si trova, ciò che conta è la lezione che con la sua vera o presunta apparizione ha impartito al figlio. Che sarà sempre lo Spirito con la Scure di prima, non un semidio, ma ci avrà guadagnato in saggezza e capacità di comprendere le ragioni degli altri, colpevoli compresi. Del resto, sarebbe incredibile e imperdonabile che su Zagor stabilissimo di aderire a una visione dell’Aldilà di tipo religioso o confessionale, accettando che esistano il Paradiso o l’Inferno dei cristiani piuttosto che il walhalla dei norreni o le celesti praterie dei pellerossa. Liberi poi tutti i lettori di convincersi del contrario.
Infine, Darkwood Novels: sono uscite, chi ha voluto le ha lette, chi le ha lette e le ha apprezzate bene, chi le ha lette e non le ha apprezzate, apprezzerà qualcos’altro. Non si può piacere a tutti. Mi si lasci dire che il paragone con Ken Parker, per quanto mi riguarda è lusinghiero: magari potessimo avere ogni mese nuove storie di Ken, che non ci sono e  dunque meno male che qualcuno ha potuto ritrovarne qualche sprazzo in Darkwood Novels. In ogni caso, le storie dell’ultima miniserie non sono Ken Parker, sono una versione postmoderna di Zagor, apprezzata dai più, da alcuni persino moltissimo. Non so se la differenza sia troppo difficile da cogliere. In più, last but not least, per chi preferisce la storie di Zagor più tradizionali (ammesso e non concesso che quelle di Darkwood Novels non lo siano) ha a disposizione la collana Zenith, i Maxi, gli Special, i Color, per non parlare del Classic. Sia concesso almeno in una miniserie chiusa in se stessa sperimentare qualcosa di diverso, anche in funzione di un pubblico diverso. Lo so che chi è rimasto ai tempi (rimpianti anche da me) di Nolitta non si è ancora rassegnato che da quaranta anni i testi non siano più scritti da Sergio (il quale smise nel 1980 per propria scelta, e che se avesse continuato oggi scriverebbe anche lui, fatalmente, in modo diverso), ma ci sono anche lettori (già acquisiti e più ancora potenziali) nati dopo “Magia senza tempo”.




PUNTATA 29

Signor Moreno, buon pomeriggio, in questa domenica soleggiata ho deciso di scriverLe a proposito dei cosiddetti “detrattori”. Capisco perfettamente che le critiche debbano essere perlopiù costruttive ma a volte, dica pure se mi sbaglio, vengono additati tali soltanto chi non apprezza le scelte di chi manda avanti la serie, non prendendo in considerazione il fatto che non è sempre bello dire che ad una persona piace tutto di tutto. Quindi Le chiedo, cortesemente, se non sia stato troppo frettoloso nel fare di tutta l’erba un fascio, criticando chi ha voluto dire la sua a differenza di chi non dice niente e, passivamente, si fa passare addosso tutto ciò che gli viene proposto, senza farsene un’idea. Oppure facendosela, ma in fondo fregandosene di tirarla fuori e di far sì di dire la propria opinione, lasciando ad altri l'arduo compito. Sono a conoscenza del fatto che da molto tempo ha lasciato i forum per non dover incappare nelle frequenti contrapposizioni con alcuni utenti che non hanno fatto niente per nascondere la propria, diversa idea rispetto all’andamento della serie. Ma vorrei tanto sapere da Lei se una critica, costruttiva o meno, basata su un’opinione che possa essere differente da quella del curatore della serie, debba venire per forza emessa da un “detrattore” che potrebbe anche non essere, e che magari critica per il semplice motivo di voler vedere di nuovo Zagor agli antichi fasti, con le dovute innovazioni, ma senza snaturare del tutto il personaggio?
 
Ho abbandonato la frequentazione dei forum dopo anni e anni di risposte date in un “filo diretto” gestito per lunghissimo tempo. Quando ho cominciato, c’era un clima sereno e credo di essermi dimostrato disponibilissimo al confronto, favorendolo in ogni modo. Poi, come dappertutto su Internet, si sono scatenati gli haters (è stato persino realizzato un berretto di cui parlo qui:http://morenoburattini.blogspot.com/2020/05/un-po-di-sana-polemica.html). Alla fine, passavo ore e ore cercando di rispondere, con argomenti sempre del tutto ignorati dai detrattori, a polemiche pretestuose, perdendo non solo il mio tempo, ma anche la mia serenità. Purtroppo, il tono delle critiche virava sempre più verso l’insulto (dei detrattori a me), e considerato il fatto che non sono mai riuscito a convincere nessuno per quanto bene argomentata fosse la mia replica e per quanto ripetessi cento volte la spiegazione, sempre più forte è stata la voglia di gettare la spugna. In fondo il mio mestiere è scrivere storie di Zagor, non dare spago ai troll e agli haters. A differenza di quelli che conducono crociate ad personam, di cui sono stato e sono vittima, ho una vita, un lavoro, una famiglia, un amore. Poi è accaduto un fatto molto grave: a casa di alcuni forumisti che, bontà loro, esprimevano giudizi positivi sulle mie storie, sono giunte mail spedite dalla mia casella di posta elettronica, il cui testo diceva più o meno: “non mi leccate il sedere così platealmente, se no se ne accorgono che siamo d’accordo”. Qualche hater, insomma, ha addirittura hackerato il mio account postale. Beh, basta così. Tanti saluti e baci. Non per questo ho smesso di essere disponibile al confronto, dato che ho partecipato a decine e decine di incontri con il pubblico ovunque (caso strano, i detrattori anonimi, leoni da tastiera, svaniscono nei confronti faccia a faccia) e adesso stiamo conversando in questo spazio (è la ventinovesima serie di venti domande a cui rispondo, se le par poco).
Ormai non leggo più nulla di quanto scritto su Internet a commento delle storie, perché altrimenti mi bloccherei su ogni vignetta pensando a come certuni potrebbero commentarla; devo lavorare, non posso perder tempo con gli odiatori di professione. Però, ogni tanto alcuni amici mi mandano uno screenshot con un commento particolarmente stupidino e mi vien fatto di scherzarci su. Di solito il commentatore si indigna e si inalbera, perché il bello degli haters è che si sentono in diritto di dire qualunque cosa, però pretendono anche che non gli si risponda se no si offendono. Ecco, direi che il motivo che mi spinge ogni tanto a tornare a dire la mia è il tentativo di non farle passare tutte lisce a certa gente.
Personalmente cerco sempre di rispondere a chiunque mi si rivolga, soprattutto se in modo garbato, sia per lettera che via Internet. Mi faccio persino passare tutte le telefonate che giungono in redazione da parte di lettori che chiedono di me. Partecipo spessissimo a incontri con il pubblico e accetto ogni invito recandomi anche nelle località più sperdute. Vado di frequente persino nelle scuole a parlare di fumetti alle singole classi. Nei miei spazi in Rete interagisco facilmente con gli interlocutori che mi contattano. Tutto sono fuorché un autore chiuso nella sua torre eburnea. Questa disponibilità mi viene talvolta riconosciuta come uno dei miei meriti, e ringrazio chi ha la bontà di accreditarmene qualcuno. Tuttavia non si tratta di un atteggiamento di facciata, ma di un modo di essere sincero, che si può riscontrare anche nella mia vita privata. Sono pieno di difetti, ma almeno sorrido sempre a chi mi sta attorno.
Riguardo allo “snaturamento” del personaggio non so di che cosa stia parlando. Zagor non è stato in alcun modo snaturato. Da trent’anni mi do da fare, tutti i giorni della mia vita, perché non ci sia alcun snaturamento. Al di là dei fisiologici adattamenti al linguaggio dei tempi Zagor è molto più simile al se stesso degli “antichi fasti” rispetto a quanto lo sia, per esempio, L’Uomo Ragno di adesso in confronto a quello delle origini. Ma potremmo dire lo stesso di Tex, per esempio. Gli adattamenti sono del resto quelli che si vedono nei film al cinema, nel taglio della narrazione nei romanzi, nel modo in cui si porgono le notizie al telegiornale, e di cui lei si sarà reso conto, immagino e spero. Non c’è niente, nella comunicazione del 2020, uguale a quella del 1960, del 1970, del 1980. Ma perché, poi, si parla di “antichi fasti” e non di quelli del presente? Si è accorto che ne 2020 Zagor è stata la seconda serie bonelliana per numero di tavole e di albi inediti pubblicati? Sa che nel 2021 festeggeremo i sessanta anni del nostro eroe, a differenza di tanti altri che hanno chiuso i battenti? Crede sia stato facile arrivare a questi risultati? Segue gli incontri con il pubblico, la vita delle associazioni di zagoriani, le pubblicazioni e le iniziative degli appassionati? Sa in quanti paesi del mondo vivono lettori del nostro eroe? E tutto questo in anni difficilissimi, dovendo affrontare una crisi del mercato editoriale che mai si era vista ai tempi “antichi”. Tutto questo dopo che negli anni Novanta (trenta anni fa era ancora tempo di “antichi fasti”?) Bonellistesso credeva che l’eroe avrebbe avuto vita breve. E invece è cominciato il “rinascimento zagoriano” (ne ha mai sentito parlare?). Se poi per qualcuno è “snaturamento” tutto ciò che è identico ai propri ricordi dell’infanzia perduta e vagheggiata, allora è snaturata l’intera edicola, l’intera produzione letteraria, l’intera industria cinematografica e televisiva. A tutti, evidentemente, è permessa una evoluzione, tranne che a Zagor? Che deve restare uguale agli anni Sessanta o Settanta? Ci sono, in verità, eroi sempre uguali a se stessi, anche nelle copertine: quelli morti, che vengono soltanto ristampati.




PUNTATA 30

Caro Moreno, ricordo che in una lettera della posta, molti anni fa, Sergio Bonelli disse che, dopo il Signore Nero, niente più fantasy nudo e crudo avrebbe fatto capolino su Zagor. Non mi sto riferendo al ritorno di Kandrax, ma al sequel proprio della suddetta avventura che, inevitabilmente, farà virare le scene verso un genere non propriamente, a mio avviso, adatto per Zagor. Non avendola ancora letta non posso certo darne giudizi, ma sapendo che si tratterà di un genere che a me dispiace, sarò curioso di sfogliare le sue pagine e di, magari, cambiare idea. So che è stata sicuramente una buona idea a dare vita al seguito, ma non pensi che possa ciò deludere i veri affezionati di Zagor che non amano questo genere, pur capendo che Zagor è pieno di diversi generi narrativi al proprio interno?
 
Non ricordo quella risposta di Sergio riguardante il Signore Nero, ma naturalmente non ho difficoltà a credere che sia stata data. Stiamo parlando, evidentemente, di una opinione vecchia di parecchi anni. Sui “veti” di Bonelli ho già spiegato più volte, anche in questo spazio, come egli stesso non li considerasse eterni, quasi fossero leggi della fisica (che sarebbero comunque messe in discussione dalla quantistica), ma contingenti a una data situazione. Per fare un esempio, più volte era stata esclusa la possibilità di uno Zagorone, poi ne sono stati fatti tre. Più volte era stato detto no al ritorno di Mefisto, e alla fine è stato accettato. L’argomento è stato sviscerato in questo articolo: http://morenoburattini.blogspot.com/2018/04/quelli-che-tutto-sanno.html. Riguardo al fantasy in particolare, mi permetto di far notare come, dopo il Signore Nero ci sono stati lo Speciale “Il principe degli elfi”, scritto da Mauro Boselli nel 1999, e la saga degli eroi del Ramo Rosso, datata 2001, pubblicati mentre Sergio era vivo e vegeto: storie, eppure,  da lui approvate. Aggiungo “Il castello nel cielo”, sceneggiato da me nel 2011, da Sergio collocato in una evidenza particolare proprio come primo Zagorone. Questa storia fece meritare allo Spirito con la Scure l’invito al festival di Parma Fantasy: ne parlo qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2011/06/professionisti-parma.html, manifestazione in cui venne organizzata una mostra sul tema, appunto, di Zagor e il fantasy. Si era nel 2011, Sergio approvò. A Nolitta si deve peraltro proprio l’ideazione di Darkwood come crocevia di storie di tutti i generi, per cui fra le tante contaminazioni possibili c’è anche quella del fantasy, che mi pare sia, probabilmente, il genere meno rappresentato (non credo che stiamo esagerando su questo versante, insomma). Chi non apprezza il fantasy farà come fanno quelli che non apprezzano il western, l’horror o la fantascienza: porterà pazienza e aspetterà la storia successiva. Faccio notare come Golnor sia una invenzione di Tiziano Sclavi, e abbia dunque illustri natali: non vedo perché la saga zagoriana debba privarsene. La storia che uscirà durante il prossimo anno (a grande distanza temporale, dunque, sia dalla storia del Signore Nero, che è del 1981, sia di Zenith 666, che è del 2016) sarà comunque molto più western che fantasy, per mia precisa indicazione allo sceneggiatore Luigi Mignacco.


giovedì 25 febbraio 2021

LA GROTTA SACRA

 


Da giorno 11 febbraio 2021 è in distribuzione, negli shop on line e nelle fumetterie o nelle librerie (almeno in quelle più vispe, presso le altre si può ordinare), il quinto volume cartonato di "Zagor: le origini". Molto presto, entro aprile, uscirà il sesto e ultimo. "La grotta sacra" porta la mia firma per i testi e propone i disegni di una autentica guest star, Giovanni Freghieri (storico disegnatore di Dylan Dog e Martin Mystére), che ha saputo mettersi al servizio del personaggio restandone poi a tal punto conquistato da aver chiesto di poter disegnare altre avventure dello Spirito con la Scure (e lo abbiamo accontentato con la miniserie "Zagor Darkwood Novels"). Ls bella copertina è di Michele Rubini, i colori di Luca Saponti.
 
Il volume propone una versione rivista e corretta dello Speciale Zagor n° 13, “Darkwood Anno Zero”, dell’aprile 2001, disegnato da Gallieno Ferri e sceneggiato dal sottoscritto per celebrare i primi quaranta anni del personaggio. Tuttavia, sempre nell’ottica di unire in una unica narrazione i fatti del passato dello Spirito con la Scure disseminati in tutta una serie di pubblicazioni,  ci sono importanti elementi tratti appunto dal romanzo di Davide Morosinotto, "Zagor", oltre a precisi riferimenti a “La foresta degli agguati”, l’avventura di esordio. C’è infatti il primo, drammatico scontro con il malvagio Kanoxen, intenzionato a risvegliare gli spiriti del male: una lotta, quella fra i due, che rappresenta il banco di prova per tutte le imprese future dell'eroe.
 
"Darkwood Anno Zero" giunse a celebrare i quaranta anni dello Spirito con la Scure. Lo spunto di partenza era stato cercare di spiegare che cosa significhi il simbolo sulla casacca dello Spirito con la Scure, che rappresenta un’aquila stagliata contro il disco del sole. Io e Gallieno Ferri lo facemmo immaginando appunto l’incontro di Patrick Wilding con la bellissima Shyer, una strega indiana con il dono della chiaroveggenza, destinata a istruirlo sui misteri della spiritualità pellerossa e a investirlo della sua missione, aiutandolo a trovare il suo posto nella Ruota della Medicina.  Nella logica interna della miniserie, “La grotta sacra” serve appunto far confrontare Patrick Wilding con il lato magico della realtà e con la complessa spiritualità indiana. Indubbiamente il nostro eroe ha sempre dimostrato di conoscere bene l’indole religiosa dei pellerossa e l’intimo legame dei nativi con la magia più ancestrale, quella legata allo “spirito della terra”: bisognava capire chi lo avesse iniziato a certe conoscenze, dove essere acquisito la particolare sensibilità che Zagor ha sempre dimostrato. 
 

 
Che l'eroe avesse doti particolari quanto a "percezioni" lo si vede, peraltro, proprio nella prima avventura del 1961 (basterà guardare la striscia riprodotta qua sopra. . Nessun potere magico, per carità (Zagor non ne ha), ma certo anche il fatto di trovarsi sempre al centro delle più incredibili avventure testmonia una certa presposizione, una funzione da "catalizzatore".  In ogni caso, "La grotta sacra" è l'unico eoisodio, all’interno della miniserie, che potrebbero essere etichettato come “fantasy” (mentre nella serie regolare, come sappiamo, per una precisa scelta di Sergio Bonelli, ribadita più volte in molte interviste, le storie “fantastiche” si alternano con maggior frequenza a quelle “realistiche”).
 
L’importanza di Shyer nella saga zagoriana si capisce ancor meglio nel corso di altre storie, dove si spiega la sua appartenenza a una sorellanza risalente addirittura ad Atlantide, la stessa a cui rimanda il mito delle amazzoni, ma che ha le sue radici in tempi ancora più antichi, quelli in cui è nato lo sciamanesimo femminile. In “Darkwood Anno Zero” ancora Shyer sembra, per quanto carismatica e affascinante, ancora soltanto una sorta di strega, o di fata Morgana. In un altro racconto, “La progenie del male” (n° 550), pubblicato nella serie regolare nel 2011 e cioè in occasione del cinquantennale del personaggio, la sciamana viene inquadrata ina prospettiva assai più ampia e si preannuncia che Zagor si metterà alla ricerca delle Amazzoni, una comunità di donne guerriere di origine atlantidea, collegate alla sorellanza che il nostro eroe scopre a Machu Picchu, da cui si sono scisse in passato. 
 
Ne “La progenie del male” viene citata la "lingua degli antichi", ispirata da Umberto Eco che nel suo saggio "La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea" (1993) cita l'arcaica lingua aymara (un idioma andino parlato ancora oggi) per la sua struttura paragonabile a quella di un linguaggio informatico, al punto che sembra appunto costruita in laboratorio. La scrittrice spagnola Matilde Asensi ha dedicato all’argomento un romanzo molto avvincente, intitolato “L’origine perduta” (2003). Quando Zagor, ne “La progenie del male” comunica con la misteriosa "Matrice"  lo fa appunto parlando in aymara, che scopre di aver inconsciamente appreso proprio durante il suo soggiorno con Shyer, che lo ha reso depositario di conoscenze di cui lui stesso non è consapevole, destinate però a riemergere al momento opportuno (come accade, infatti, nel corso del lungo viaggio in Sud America, destinato a concludersi in Antartide, pubblicato sulla collana Zenith tra il 212 e il 2014). E sempre in quella lingua sono le arcane parole che Shyer pronuncia nel corso del rito con il quale, ne “La grotta sacra”, cura le ferite del giovane Pat. Per gioco, potete anche cercarne la traduzione. 
Su questo blog ne abbiamo parlato alre volte, per esempio  qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2012/07/cuzco.html