Visualizzazione post con etichetta umorismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta umorismo. Mostra tutti i post

sabato 22 febbraio 2025

SCUSATE IL RITARDO



Scusate il ritardo. Mi rendo conto che mi sono fatto attendere (anche se sicuramente avrete trovato il modo di ingannare il tempo). Comunque eccomi qui a cospargermi il capo di cenere e a giustificarmi: il 2024 per me non è stato un anno facile da attraversare, anche se ho cercato di farlo con il sorriso stampato in faccia. Problemi di salute (dal 19 marzo scorso sono portatore sano di sei viti nella schiena, per dirne solamente una), lutti in famiglia, disillusioni, stanchezza per l'età che avanza, impegni lavorativi da dover rispettare sempre e comunque, ritardi su tutti i fronti, compresi quelli dei due blog da aggiornare. Così è andata a finire che nel 2024 ho pubblicato soltanto 15 articoli su "Freddo cane in questa palude", contro i 20 del 2023, i 25 del 2022, i 34 del 2021. Ma ci sono stati anni come il 2018 in cui ne ho proposti 50, o il 2011 quando sono stati 131. Nessun dubbio che fossero altri tempi. 
 
C'è poi il secondo blog, "Utili sputi di riflessione", sul quale nel corso del 2024 ho ugualmente battuto la fiacca: 65 recensioni, contro le 95 dell'anno precedente. In questo caso non significa che abbia smesso di leggere, semplicemente non trovo il tempo o la voglia di recensire ciò che leggo (facendo un rapido conto, credo di aver una dozzina di libri finiti negli ultimi due mesi da schedare). E' chiaro che mi devo rimettere in moto.

 

Tuttavia, in controtendenza e nonostante tutto, il 2024 è stato un anno significativo dal punto di vista lavorativo. Ogni anno all'inizio di gennaio o alla fine di dicembre faccio il punto della situazione su quel che mi è riuscito di combinare nei dodici mesi precedenti, e dunque valga questo post del 22 febbraio a rispettare la tradizione. Cominciamo con un dato che mi riguarda calcolato da Saverio Ceri di "Dime Web": nel mese di luglio ho superato la soglia delle trentamila tavole uscite in edicola durante la mia carriera in casa Bonelli, iniziata nel 1991. Questo mi porta anche a occupare il sesto posto nella classifica degli sceneggiatori bonelliani più pubblicati di tutti i tempi (e può darsi che possa guadagnare qualche altra posizione). Ma c'è un altro traguardo tagliato nel fatidico luglio: il record, realizzato con Marco Verni, dell'avventura di Zagor più lunga di sempre, 518 tavole (superando di cinque pagine le 513 del racconto "Incubi" di Tiziano Sclavi e Gallieno Ferri).
 
 
Ho citato poco sopra il nome di Saverio Ceri. Ecco cosa ho scritto di lui nella rubrica "I tamburi di Darkwood" sullo Zenith del febbraio di quest'anno.

Già in altre occasioni vi ho parlato di una rubrica, chiamata “Diamo i numeri”, ospitata sul blog “Dime Web”: ogni anno, a fine dicembre, il curatore Saverio Ceri compila delle interessanti tabelle riguardanti la produzione Bonelli, stilando classifiche degli autori più pubblicati e delle collane maggiormente distribuite in edicola e in libreria. Invitandovi, se siete curiosi, a consultare direttamente alla fonte i dati del 2024 di tutti i personaggi, ve ne segnalo alcuni inerenti lo Spirito con la Scure. Innanzitutto, il parco testate del nostro eroe vanta il maggior incremento (+343) quanto a numero di pagine proposte ai lettori nell’arco di un anno (in tutto 2737), consolidando la terza posizione dopo Tex (3814) e Dylan Dog (3000). Saverio nota che quanto a numero di albi (30) Zagor batte comunque l’Indagatore dell’Incubo (25), risultando secondo. Due illustratori zagoriani, poi, si piazzano sul gradino più alto del rispettivo podio: Marco Verni, disegnatore del più alto numero di tavole (548), e Alessandro Piccinelli, autore del maggior numero di copertine (21), battendo Bruno Brindisi e Claudio Villa. Il sottoscritto giunge secondo fra gli sceneggiatori, dopo l’irraggiungibile Mauro Boselli. Si tratta, naturalmente, di classifiche senza gara e senza premi, ciò nonostante fa piacere constatare come, a distanza di sessantaquattro anni dalla sua prima apparizione in edicola il Re di Darkwood sia ancora, quanto a fervere di iniziative editoriali e di attività, sulla cresta dell’onda.

Per entrare nel dettaglio, ecco qui sotto la classifica dei dieci sceneggiatori più pubblicati dalla Bonelli nel corso del 2024.


Commenta Saverio Ceri:

Moreno Burattini conquista la medaglia d'argento e il suo sesto podio in carriera, a cinque anni di distanza dal precedente. Con il secondo posto di quest'anno Moreno può vantare un palmares di 1 oro, 2 argenti e 3 bronzi. Sempre parlando di Top Ten, Burattini arriva ai piani alti per la 29a volta di cui cinque consecutive. Si conferma anche sceneggiatore di albi fuori-serie più prolifico con 13.146 tavole (al 31-12-24).

C'è da notare che nel totale delle 1085 tavole uscite a mia firma, ce ne sono anche alcune di Tex: vanno considerate infatti le 128 tavole divise in dodici albetti a striscia della "Serie Vindex", costituenti una avventura inedita distribuita solo in fumetteria. A proposito di strisce, sulla terza serie inedita zagoriana, denominata "Collana Aquila", è comparso un mio racconto in prosa con protagonista lo Spirito con la Scure, intitolato "Hellburgh", diviso in otto puntate. Ho scritto poi varie prefazioni a volumi bonelliani destinati alla distribuzione libraria.

Un'altra annotazione: nel corso del 2024 non ho solo scritto la storia più lunga di Zagor, ma anche una delle più brevi: "Il ritorno di Smiling Joe", trenta tavole apparse sullo Zagor Più n° 15 "Sopra l'abisso", sempre disegnata da Marco Verni (che infatti vince la classifica dei disegnatori più pubblicati nel corso dell'anno, con 548 pagine - si vedano i primi dieci nella tabella qui sotto).

Come se non bastasse, sullo stesso numero di Zagor Più compare una seconda short story di cinquanta pagine, "Il picco", illustrata da Marco "Will" Villa al suo esordio zagoriano. Questo racconto è stato premiato come miglior racconto breve negli Awards di uBC.  Grazie ai giurati.


Ci sono  però altre collaborazioni  che sto portando avanti, con molto divertimento, insieme al mio sodale James Hogg (disegnatore fiorentinissimo a dispetto del nome, che peraltro è davvero il suo e non uno pseudonimo). Dunque, io e James attualmente realizziamo in coppia quattro serie umoristiche. Quella più vecchia quanto a durata è “La Bibbia secondo Burattini & Hogg”, pubblicata sul “Vernacoliere”: una parodia divertente e misurata (spero) senza essere sacrilega o blasfema (credo). Poi c’è “Stelle a strisce”, che racconta avventure spaziali di un pilota di astronavi e del suo robot, citando i classici della fantascienza ma in modo che le gag siano comprensibili anche ai non cultori del genere (esce sulla rivista “Crucintarsi & Co.”). Quindi abbiamo “Scienza Ridens”, pubblicata su “Focus Enigmistica”, in cui in ogni puntata raccontiamo a modo nostro le scoperte scientifiche o la vita dei grandi scienziati. Infine, “Le grandi domande”, quelle del tipo “ma i petardi costano un botto?”, che appaiono su “Facili cruciverba”. Tutto materiale che prima o poi verrà raccolto in qualche volume (almeno lo auspichiamo).

Sempre con James Hogg ho realizzato una tavola umoristica pubblicata sul catalogo di una mostra allestita a Recanati in ricodo di Alfredo Castelli (vedete qui sotto la copertina, il volume è edito da Cut-Up Publishing). La tavola, al pari di tutte le altre, è stata poi venduta all'asta a scopo di beneficienza.

 


La tavola si intitola "Il cartoonist mysterioso" (si veda sotto) e per capire la battuta bisogna essere un po' addentro alla biografia del BVZM. Leggendo qui però si comprende tutto e magari si sorride. E con questo è tutto, vi saluto ma (promesso) tornerò presto.

 https://www.storiedipaperi.com/2021/06/27/lincredibile-storia-di-al-levin-il-disegnatore-fantasma-di-topolino/


 





domenica 16 aprile 2023

POPPE D'APRILE





Sabato primo di aprile 2023 il sito specializzato in critica e informazione fumettistica uBC ha annunciato il varo, previsto per il lunedì successivo, di una nuova rubrica a mia firma intitolata “Poppe a fumetti”, dedicata appunto all’erotismo nei comics, con particolare riferimento alle forme femminili così come sono state cantate dai fumettisti. L’articolo di Marco Gremignai con cui si presentava la coraggiosa iniziativa lo potete leggere per intero cliccando qui:

Eccone un estratto:

Abbiano deciso di creare uno spazio appositamente dedicato a questo argomento “piccante”, esemplificato fin dal titolo. E siamo ben lieti di annunciarvi che è sceso al nostro fianco, come curatore di questa rubrica, un autore e saggista come Moreno Burattini, profondo conoscitore dell’universo fumettistico degli ultimi decenni e sagace critico spesso schierato, nelle pagine del suo blog e dei suoi social network, contro la dittatura imperante del politically correct, della censura e del cosiddetto senso del pudore, ad esempio in questo fondamentale articolo intitolato Erotismo e pornografia. Moreno, inoltre, ha realizzato alcuni fumetti che hanno contribuito a rilanciare il dibattito su queste tematiche, quali ad esempio L’anatomista eretico, Fata Turchina e Occhi di cielo. Siamo quindi ben lieti di lasciargli la parola!
 
Seguiva un mio breve testo, a mo’ di accettazione dell’incarico assegnatomi. Lo riporto qui sotto per intero.
 
LE TETTE LOGORANO CHI NON LE HA
di Moreno Burattini
 
Chi ha scritto i seguenti versi? “Mi perderei nei tuoi seni tremanti / nelle profonde oscurità del tuo corpo soave”. No, non il sottoscritto, noto pornografo, ma Federico Garcia Lorca nella sua poesia Canzone bruna. E questi che seguono? “Dal tuo petto nudo / aperto con le sue cupole gemelle / verso il mare navigavo libero”.  No, non me medesimo, noto erotomane, ma Pablo Neruda, in Epitalamio. Non indaghiamo sul fatto che questi autori di lingua spagnola sembrano tutti fissati (e forse non a caso io ho un nome spagnolo) e veniamo invece a qualcosa che ho scritto davvero io, ovvero un aforisma (fra i tanti sull’argomento) tratti dal mio Mi ritiro per delirare: “Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le tette.”
 
Da cultore della materia non potevo dunque esimermi dall’accettare la proposta, pur se indecente (anzi, proprio per quello), di curare questa nuova rubrica di uBC e che io avrei voluto intitolare Seno e coseno per ingannare gli algoritmi censori che, tempo fa, bloccarono addirittura la mia pagina Facebook – come ho spiegato in questo mio articolo intitolato Lettera dal mio giudice – per aver pubblicato una copertina audace di un romanzo di Simenon (cultore della materia più di me).
Seguitemi, dunque, con il vento in poppa, fin da lunedì prossimo quando pubblicherò il primo articolo di questa rubrica!
 
 

 
 
Lunedì 3 aprile, il giorno in cui avrebbe dovuto essere messo online il primo articolo di “Poppe nei fumetti”, uBC svelava che si trattava di un pesce d’aprile. Potete vedere l’annuncio cliccando qui:


Ecco alcuni passaggi del testo.

Ahimè, dobbiamo deludervi… la nostra nuova rubrica Poppe a fumetti era soltanto un Pesce d’aprile, anzi, una vera e propria zingarata.
Ecco cosa è accaduto dietro le quinte, per cercare di trasmettervi non solo il divertimento che ci ha spinti ad architettare questa zingarata, ma anche qualche considerazione più seria. Il 12 gennaio scorso: partendo dalla copertina “censurata” del Lanciostory n° 1 del 1998, viene elaborata una scherzosa cover per una fantomatica rubrica. Poteva finire tutto lì, con una gran risata condivisa con gli altri redattori: e invece, dopo alcuni scambi salaci – e impubblicabili – nella nostra lista interna, ci è venuta l’idea di imbastirci sopra un Pesce d’aprile, chiedendo a Moreno Burattini se accettasse di reggerci il gioco… cosa che Moreno ha fatto immediatamente, dal toscanaccio che è. A questo punto, il dado era tratto: e nei due mesi e mezzo successivi, abbiamo “preparato il terreno” anticipando o spostando l’uscita di altre rubriche, decidendo di non preparare altri pesci d’aprile, segnalando l’uscita di questa nuova rubrica in alcuni articoli… e soprattutto decidendo il taglio da dare al pezzo da pubblicare, con un tono serio(so) che non facesse subodorare subito che si trattasse di una burla – anche se, naturalmente, pensavamo che un articolo un po’ “strano” pubblicato il 1° aprile qualche sospetto lo generasse comunque…
E invece, non solo NESSUNO ci ha scritto “Maddai, non può essere vero, è un Pesce d’aprile…” ma abbiamo ricevuto proposte di collaborazione (!) per eventuali articoli della rubrica e, soprattutto, il pezzo pubblicato sabato a mezzogiorno è stato letto da numeri ENORMI per un sito come il nostro. Un risultato del genere ci ha fatto anche ipotizzare di creare davvero la rubrica: però, lo confessiamo, non ce la sentiamo di imbarcarci in un’avventura del genere, rischiando di tirarci addosso gli strali della censura e/o le crociate di qualche benpensante da tastiera. Un Pesce era e Pesce resterà, quindi… anche se NON chiudiamo la porta a eventuali articoli una tantum che riescano ad analizzare in modo rigoroso certe tematiche “piccanti”, come questo che Moreno Burattini aveva dedicato all’indimenticabile Biancaneve di Leone Frollo. A Moreno, inoltre, lasciamo (di nuovo) l’ultima parola, ringraziandolo nuovamente per averci retto il gioco e apportato credibilità alle nostre “Poppe a fumetti”.

Di nuovo seguiva un mio breve testo, e di nuovo lo riporto qui sotto per intero.

QUALCOSA È ANDATO STORTO
di Moreno Burattini
 
Nel breve testo a mia firma che avete letto per lanciare l’amo nel Pesce d’aprile di uBC, ho accennato a un episodio che mi è capitato dopo aver pubblicato sulla mia pagina Facebook non il resoconto di una mia avventura erotica, non la foto di una pornodiva al lavoro, non una bellezza in topless su una spiaggia, ma la semplice copertina di un romanzo di Georges Simenon (Lettera al mio giudice, tutt’altro che scollacciato) di cui avevo scritto la recensione, come riassumevo in questo mio articolo.
L’andazzo è tale che tra breve non solo non ci meraviglieremo più se, ricevendo in visita a Roma un politico di un paese integralista, dovremo velare le sculture con soggetti nudi esposti nei musei – come è già accaduto – ma se le veleremo tout court anche per i nostri occhi. Le fobie verso il nudo, artistico e no, sono sempre più diffuse (è recente la notizia della censura, in non so quale scuola della Florida, contro il David di Michelangelo) e sono sorrette da un malinteso, ma ormai imperante, senso della political correctness che porta a far sì che – in un sempre crescente numero di occasioni – ci si debba tappare la bocca da soli per non correre il rischio di offendere la sensibilità di qualcuno, per cui le idiosincrasie di alcuni sono ritenute motivo sufficiente per tarpare le ali a molti altri. Secondo me si esagera, ma essendo un bravo ometto mi adeguo all’andazzo: non sia mai che senza volere mi capiti di ferire il prossimo. Come autore satirico (collaboro con Il Vernacoliere di Livorno da molti anni) ero convinto fino a ieri che si potesse scherzare su tutto (accettando di buon grado di venire contraccambiato da chi volesse ridere di me), mentre oggi mi rendo conto che non è più così. Persino Rowan Atkinson ha smesso di fare Mister Bean per questo motivo, dichiarando “Sembra di essere nel Medioevo” come ricordavo in questo altro mio articolo intitolato Dio benedica i clown.
Nel mio breve pezzo introduttivo del primo aprile, che fungeva da esca appesa alla lenza, ho esordito citando i versi di due poeti di lingua spagnola. Chiuderò citando versi miei, anzi, Versacci: sono quelli di un epigramma intitolato “Qualcosa è andato storto”.
 
Pensare che c’è stato il Sessantotto
e nei Settanta ci si è ribellati
al perbenismo ottuso più bigotto
fino a sentirci tutti liberati,
per ritrovarci oggi a censurare
praticamente tutto, a ben guardare.

La morale della favola la traggo in questo ulteriore breve brano inedito, tratto dal mio diario personale (ebbene sì, ne tengo uno privatissimo che aggiorno tutte le sere - e che verrà pubblicato postumo). Il primo di aprile scrivevo:
 
Oggi è il giorno del pesce di aprile organizzato da uBC con la mia complicità: è stata annunciata in pompa magna una rubrica intitolata “Poppe a fumetti”, dedicata alle tette nei comics. Naturalmente è una burla, ma istruttiva perché una rubrica del genere non si potrebbe più fare impunemente e dunque quando, lunedì prossimo, annunceremo che si tratta di uno scherzo sarà come riconoscere che la political correctness ci vieta di fare sul serio. Non so bene chi me lo faccia fare di espormi così invece di stare tranquillo, ma forse è proprio il segno che contro il moralismo sono disposto a schierarmi e a battagliare.
 
 

 
 
Due note in conclusione. La prima: anni fa (nel 2012), anche su questo blog ho tentato un pesce d'aprile, secondo me ben riuscito, con la complicità di Giacomo Michelon e Piero Lusso.  Ecco qui l'annuncio:


e poi la smentita:

 
La seconda: nessuno dei miei amici e conoscenti ha dubitato per un solo secondo che io non fossi in grado di curare davvero una rubrica intitolata "Poppe a fumetti".

venerdì 19 agosto 2022

ANCHE POETA!

 


Il volume che mostro orgoglioso nella foto qui sopra si intitola "Versacci", ed è il mio nuovo libro, edito da Cut-Up Publishing, uscito nel luglio del 2022 in distribuzione in libraria ma in vendita, naturalmente, anche on-line. Qui di seguito trovate il link se volete vedere come lo propongono sul sito della Casa editrice:

https://cut-up.it/prodotto/versacci-365-epigrammi/

Nella foto qui sotto, invece, potete scorgerne la costolina nel reparto "Poesia" della Hoepli di Milano, non distante da una raccolta di versi di Charles Bukowski (immagino per meri motivi di ordine alfabetico).



So anch'io (me lo dico da solo) che la collocazione giusta sarebbe stata nel reparto "Umorismo" (se non c'è uno scaffale "Libri che ci vergogniamo di esporre altrove"), ma in effetti "Versacci" contiene 365 epigrammi e l'epigramma è un breve componimento poetico ("che si esaurisce in pochi versi pungenti, per lo più ironici o satirici, con cui si cerca di indurre il lettore al riso ma anche alla riflessione", per citare la scritta in quarta di copertina - e qui sotto ecco appunto la quarta di copertina, sulla sinistra nell'immagine).

 


A proposito di copertina, sappiate che è opera di Oscar Scalco, in arte Oskar, disegnatore versatile in grado di eccellere nel fumetto comico come in quello avventuroso e drammatico (tant'è vero che ha illustrato Alan Ford per arrivare a Zagor, passando per Nathan Never e tante altre cose). Grazie Oskar!


 
 
Se  non avete mai visto Oskar, eccolo nella foto qui sotto, immortalato dopo aver ricevuto (prima di me) una copia fresca di stampa del libro.
 
 
 
 
 
Servirà dire due parole per spiegare come sono nati i Versacci. Tra il maggio 2020 e il maggio 2021 ho accettato e vinto una sfida con me stesso, quella di scrivere e pubblicare su Twitter, per un anno intero, un epigramma al giorno. Dunque, 365 epigrammi in fila. A pensarci bene, una vera pazzia: perché mai qualcuno dovrebbe prendersi un impegno del genere, non richiesto da nessuno e non remunerato in alcun modo? Non c’è risposta, naturalmente, se non appunto, il gusto del cimento. Perché proprio epigrammi e non, per esempio, sonetti o ottave? Perché le regole di Twitter impongono un massimo di 280 caratteri per ogni messaggio, quindi anche i miei componimenti non dovevano superare quella lunghezza. L’epigramma, per sua natura, è caratterizzato dalla brevità e dall’incisività. In più, volendo dilettarmi e dilettare con rime per lo più argute e facete, dedicarmi a questo genere poetico è stata una scelta inevitabile. 
 
Dato che nella vita faccio anche altro, oltre che pubblicare tweet (per esempio, sceneggio fumetti e coccolo la moglie), la scrittura dei Versacci è sempre stata più o meno improvvisata: la sera, prima di dormire, cercavo di comporre l’epigramma del giorno, sperando di indovinare subito l’argomento, le rime, il tipo di verso (senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo, dodecasillabo…) e la ritmica degli accenti. Qualche volta il parto si rivelava felice, in altri casi la composizione nasceva zoppicante. In ogni caso, si è sempre trattato di versi estemporanei, e di questo devono tener conto gli esegeti che vorranno contestare la correttezza metrica di questo o quel Versaccio. Ho sempre cercato di privilegiare la facilità di lettura e di comprensione rispetto all’uso di parole desuete o auliche, per cui la maggioranza degli epigrammi è composta da vocaboli di uso comune. Riprendendo in mano le mie nugae per la raccolta in volume ho corretto gli errori metrici più vistosi, ma alla fine ho preferito non stravolgere troppo la forma originaria dell’epigramma pubblicato su Twitter.  
 
Una panchina a Gavinana
 
 
"Versacci" è stato presentato al pubblico per la prima volta il 16 agosto 2022 in Piazza Aiale a Gavinana, il piccolo borgo sulle montagne pistoiesi dove sono nato (si trova nel comune di San Marcello Piteglio). Qui sotto la locandina dell'evento, con tutti i loghi dei patrocinatori (grazie anche a loro).
 
 
 

 
Nella foto che segue, eccomi accanto al moderatore Alberto Tognelli, mentre leggo alcuni epigrammi davanti a un folto pubblico. Nello scatto il pubblico non si vede ma giuro che c'era, numeroso, e che ci siamo molto divertiti.  Non ho soltanto recitato le mie facezie ma anche parlato della storia dell'epigramma partendo dal greco Callimaco fino agli italiani dei giorni nostri. Ho anche spiegato la regola dell'endecasillabo, dato che in un capitoletto in fondo al libro mi sono peritato nel dare qualche informazione (per il poco che ne so) su quella materia affascinante che è la metrica italiana. Se volete approfondire, ecco il testo con il mio tentativo di divulgazione (basta cliccare):
 
 
 

 
Se siete curiosi di vedermi e ascoltarmi mentre leggo tre Versacci, potete cliccare sui link che seguono.
 
 

 
 
Già pochissimi giorni dopo l'uscita, c'è stato un recensore - fortunatamente benevolo. Si tratta dello sceneggiatore Filippo Pieri (quello di "Viviane, l'infermiera" e di tante altre cose). Qui sotto trovate il link al post sul suo blog "La seconda cosa", in cui espone le sue impressioni dopo la lettura del libro. Più sotto ancora, c'è una sua foto con i "Versacci in mano".
 

 
 


Ho dato alle stampe "Versacci" anche per poter scrivere una introduzione intitolata “Anche poeta!”. Titolo che è una citazione della signorina Silvani, la quale nel film “Fantozzi” (1975), invitata dal ragioniere interpretato da Paolo Villaggio a salire sulla sua Bianchina, così commenta i versi di Lorenzo il Magnifico da lui recitati: “chi vuol essere lieto sia, di doman non c’è certezza”. “Che belli, sono suoi?”, domanda lei. “Sì, una mia cosettina giovanile”. “Ah… anche poeta!”, conclude la Silvani, sputando nella vaschetta del mascara. Ecco, d’ora in poi si potrà dire lo stesso pure di me (sputo compreso). Come di tanti altri, beninteso. Del resto, le poesie le scrivono tutti. Sicuramente molti di più di quanti le leggono. 

 


 

Se volete rivedere la scena del film con la battuta recitata da Anna Mazzamauro, cliccate qui sotto:


 

 
Ho accennato alle regole della metrica. Se volete mettervi a contare le sillabe dei Versacci, ricordatevi che le sillabe metriche non corrispondono alle sillabe grammaticali, per tutta una serie di casistiche (principalmente appunto per gli strani fenomeni chiamati sinalefe e dialefe, sineresi e dieresi). Ma, vi chiederete, serve applicare le regole della metrica per scrivere poesia? No, assolutamente no. Però, a me piacciono le rime. Mi piace il ritmo cantabile del verso, scandito dagli accenti. Mi piacciono le filastrocche. Mi piace che la poesia abbia forma di poesia e si differenzi dalla prosa. Mi piace soprattutto che la poesia non sia criptica. Nessun poeta criptico ha cambiato il mondo, alcuni che hanno cantato in modo da farsi capire dal cuore della gente, sì. Non che io voglia cambiare il mondo, naturalmente.  A proposito di un poeta che non è criptico, Virgilio, sappiate che in appendice ai "Versacci" troverete la mia parodia dell' Eneide, intitolata "Eneode", già contenuta nel mio libro "Facezie", ma qui corredata dalle illustrazioni di James Hogg (ne vedete una qui sotto)


Ogni volta che mi capita di riflettere sulla poesia e sui poeti, mi torna in mente l’introduzione di Federico Sardelli alle sue “Proesie” (Cardinali Editore). Il musicista (Sardelli è uno dei massimi esperti di Vivaldi) e umorista (è stato uno degli autori di punta del “Vernacoliere”) premette infatti alla sua raccolta di versi (comici) un vademecum intitolato "Metodo facile e sicuro per diventare poeti", che oltre a essere esilarante dice anche tanta più verità della maggior parte dei saggi teorici sulla poesia.
 
 

 
 
Eccone un estratto: "Allora, si fa così. Per prima cosa non date retta a chi vi dice che bisogna conoscere i classici. Hanno gli autori classici studiato noi? No, e allora perché dovremmo fargli questa cortesia? E' anche assodato che possedere un discreto o passabile italiano parlato e scritto non serve assolutamente a niente dato che le regole sono andate completamente a farsi friggere e nessuno vi verrà mai a rompere i coglioni sulla metrica, il ritmo, l'eloquenza, l'eleganza, ma anche sul senso di ciò che dite. Scrivete come vi pare ciò che vi pare. Unica accortezza: andate spesso a capo. Ecco il primo strumento del poeta moderno: il Tasto di Invio. Questo semplicissimo accorgimento vi consentirà di spremere poesia da qualsiasi frase, anche dalla più banale e sciatta.
'Dove sei stato? Ti ho cercato tutto il tempo'
diventa magicamente:
'Dove / sei stato? / Ti ho cercato / tutto / il tempo'.
A questo strumento formidabile se ne aggiunge un secondo, altrettanto facile e potente: il rimescolamento delle parole. La stessa frase diventa pertanto:
"Tutto. / Dove? / Ti ho cercato, / il tempo, sei stato.
'"

 
   
Mauro Boselli testimonial dei "Versacci"                         



Due parole sull’epigramma. Credo che il miglior modo per far capire di che cosa si tratti sia citarne uno, settecentesco, del poeta giocoso toscano Filippo Pananti:

Un epigramma secco:
ogni marito è becco.

Ecco, ci siamo già intesi, L’epigramma è più o meno questa roba qua. In realtà no, c’è molto di più e ci sarebbe da scrivere fino a domani. Basterà dire, allora, per usare la sintesi tipica di questo genere di versi, che tratta di un breve componimento poetico, rapido e di solito fulminante, inducendo il lettore talvolta alla riflessione, più spesso al riso. Gli epigrammi nacquero per essere incisi sulle lapidi: su una tomba, su un monumento. E’ facile capire come dalla breve descrizione elogiativa di un uomo scolpita come epigrafe si possa passare a usare lo stesso modello per farne un componimento poetico scritto su carta, mutando di registro. Le iscrizioni diventano così ammonimenti o riflessioni sul senso della vita o addirittura commenti satirici in contrapposizione alla troppa seriosità delle epigrafi. Questa doppia linea (quella del serio e del faceto) ha caratterizzato gli epigrammi classici, greci e latini. 
 
Fra questi ultimi vengono alla mente soprattutto Catullo e Marziale. Il primo, viene citato quale esempio di epigrammista gentile e rifflessivo; il secondo, invece, come autore mordace e velenoso. Il genere torna in auge, nella letteratura in lingua italiana, durante il Rinascimento. Trovate spiegato tutto in un aureo libretto curato da Gino Ruozzi e intitolato “Epigrammi italiani” (Einaudi). Sono quasi certo che io personalmente non verrò mai citato da nessuno fra gli epigrammisti di casa nostra, ed è meglio così perché se ho definito i miei componimenti “Versacci” un motivo ci sarà. “Anche poeta!” solo se segue lo sputo della signorina Silvani.
 
Per finire, qui sotto troverete quattro Versacci scelti a caso.
 
 
Luigi Mignacco testimonial dei "Versacci"








Il paradiso dei gatti

 

Ogni volta che mi è morto un gatto,

curioso e intelligente più di me,

una domanda sempre mi son fatto:

per loro un paradiso in ciel non c’è?

Ma poi pensando a quanto è stato amato,

nutrito, ammirato e coccolato,

capisco, e a dirlo non si erra,

che il gatto ha il paradiso sulla Terra.

 

 

Una piuma sul davanzale

 

Ho sentito oggi una tale

dire con grande rispetto

che trovar sul davanzale

della camera da letto

una piuma proprio là

ha un gran significato:

vuole dire, in verità,

che un angelo c’è stato

quella notte lì a vegliare.

Accidenti, me cojoni,

e io stavo per comprare

uno spray contro i piccioni.



Marco Corbetta testimonal dei "Versacci"

 

Voce di mamma

 

Riemerge alla mente ogni tanto
un ricordo del bimbo che ero,
è sempre sorpresa ed incanto   
e vivido che sembra vero.   
Iersera ad esempio in un tratto 
mia mamma ancor giovane e bella
 mi ha detto: Moreno, hai già fatto   
per scuola doman la cartella?

L' ultimo abbraccio

Al nostro cane che amiamo   
un ultimo abbraccio cingendo
pietosa una morte gli offriamo lasciando che vada dormendo. Se all’ultimo del tempo mio nessuna speranza rimane, allora lo chiedo anche io: trattatemi al pari di un cane.