lunedì 13 giugno 2011

SERGIO BONELLI SONO IO

Negli ultimi giorni di questa primavera particolarmente ricca di pubblicazioni a mia firma (il romanzo "Le mura di Jericho", lo Zagorone "Il castello nel cielo", l'albo speciale a colori "Lo scrigno di Manito", i due precedenti de "La progenie del male", la ristampa di alcune mie storie del Comandante Mark) esce anche quello che io reputo il libro migliore che abbia (finora) mai scritto. Nasce dalla mia collaborazione con Graziano Romani, cantautore dall'anima rock e dal cuore a fumetti, con cui ho già realizzato le biografie di Gallieno Ferri e Giovanni Ticci, e si tratta di un saggio intitolato "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io".
Il saggio è stato pubblicato, come i precedenti due, dalla Coniglio Editore nella collana "Lezioni di Fumetto", ma inaugura una sezione "sceneggiatori" che speriamo possa presto arricchirsi di nuovi titoli. Come gli altri due firmati dal sottoscritto e da Graziano Romani, e diversamente dalla consuetudine della collana, non si tratta di libri-interviste ma di vere e proprie biografie umane e professionali, dunque non di "colloqui con" ma di "saggi su".

Il libro conta centocinquanta pagine, molte di più, dunque, dei precedenti, e costa 12,50 euro (un prezzo, sinceramente, alla portata di chiunque). C'è una divertente prefazione di Mauro Boselli, ed è stato curato, quanto a editing, da Giuseppe Pollicelli. All'interno troverete, oltre a un bel po' di roba da leggere e una completa cronologia delle opere, anche una ricca parte iconografica, in bianco e nero e a colori: foto e disegni in molti casi inediti e negli altri davvero poco visti. Io e Graziano abbiamo cercato di stupire i nostri lettori mostrando loro, quasi ad ogni pagina, illustrazioni in grado di attirare l'attenzione e far aguzzare gli occhi alla ricerca della didascalia. Crediamo di esserci riusciti. Il libro è già stato presentato a Godega e a Parma e prestissimo (il 28 giugno alle ore 21) lo presenteremo a Pavia, nell'ambito del festival del Ticino, nella prestigiosa cornice del Castello Visconteo, presente anche Marco Verni.

Non credo ci sia bisogno di spiegare chi è Guido Nolitta e perché il sottotitolo lo accosti a Sergio Bonelli. Non c'è neppure da illustrare, soprattutto ai lettori abituali di questo blog, perché Guido Nolitta assolutamente meritasse un saggio a lui dedicato. Ma nel caso qualcuno giunto qui per caso si stesse chiedendo qual è l'arcano su cui ho appena dichiarato di non voler sprecare parole, ecco di seguito il primo capitolo del libro.


Capitolo 1

Anni d'Oro

di Moreno Burattini
e Graziano Romani

Una volta, nella rubrica della posta di uno degli albi di Zagor, un lettore confidava a Sergio Bonelli: "So di aver avuto un'infanzia splendida, grazie allo Spirito con la Scure". E' esattamente quello che potremmo dire noi, che allo sceneggiatore principe dell'eroe di Darkwood, di Mister No e di alcune fra le più belle storie di Tex ci accingiamo a dedicare questo libro. Ma sono anche le stesse parole che potrebbero scrivere (o dire), centinaia di migliaia di altri ragazzi, altrettanto affascinati e rapiti dalle storie che Guido Nolitta, mese dopo mese, per anni ha inanellato in una collana che sembrava non dovesse avere mai fine. Non solo italiani, ma gente di mezzo mondo. Chi ha letto nei nostri stessi anni le avventure dello Zagor dell'Epoca d'Oro (c'è sempre una golden age nella nostalgia di ciascuno) non potrà mai dimenticare le insidie di Hellingen, la minaccia del Re delle Aquile, il dramma dell'Odissea Americana e le tante altre fantastiche avventure scritte da Guido Nolitta e disegnate da Gallieno Ferri e Franco Donatelli.

Poi, un giorno, invece, il nostro sceneggiatore preferito smise di scrivere le storie di cui noi tutti ci nutrivamo. Non ci fu subito chiaro quando, come, perché. Notavamo che negli albi l'autore dei testi non era più indicato, e speravamo sempre che la storia successiva recasse la consueta targhetta: "Testo di G. Nolitta". Invece, niente. L'inizio di qualche avventura lasciava sperare che forse era ancora proprio lui, a raccontarcela. Ma subito si sentiva che, no, non era lui. Mancava qualcosa: quel tocco inconfondibile, quella "nolittianità" che chi era cresciuto assimilandola giorno per giorno poteva riconoscere a colpo sicuro, e che, ahimè, per quanto imitata, non c'era più. Nolitta non scrive più storie per la serie di Zagor dal n° 233 della collana Zenith, datato settembre 1980: in pratica, da oltre trent'anni. In seguito si sono progressivamente diradate, fino a scomparire, anche quelle di Mister No (di cui Bonelli ha scritto nel 2005 i capitoli finali) e di Tex.

Da allora in poi, i suoi lettori, noi per primi, non hanno mai smesso di sperare che tornasse a raccontarcene ancora. Per fortuna, Zagor è ancora sulla breccia, proseguito da autori che si sono sforzati di raccogliere l'eredità del primo sceneggiatore. Ma appunto perché ogni nuovo numero torna a riproporre il confronto fra chi si sforza, oggi, di continuare lungo la strada tracciata da Nolitta e le storie degli anni d'oro rimaste nel cuore di tutti, è il caso di provare ad analizzare l'opera di questo mitico sceneggiatore, tenendolo ben distante, per quanto possibile, dalla figura del suo alter-ego, l'altrettanto mitico editore, su cui però molto è stato scritto. Anche su Guido Nolitta esistono articoli, parti di libri e un saggio dedicato al suo lavoro su Mister No. Mancava però qualcosa di più organico ed esaustivo e ci abbiamo provato noi. Perché grazie a lui abbiamo avuto un'infanzia splendida e anche a lui dovevamo dire grazie.

venerdì 10 giugno 2011

PROFESSIONISTI A PARMA

Domani sarò ospite a Parma Fantasy. Ve ne parlerò fra un momento, spiegando quel che di bello c'è in programma. Prima, però, vi racconto che cosa mi è tornato in mente riflettendo sul viaggio che mi appresto a fare. Mi sono ricordato, con un sorriso da orecchio a orecchio, un libro che ho divorato con passione qualche tempo fa. Non avevo mai letto niente di John Grisham, ma la conoscevo come un autore di gialli giudiziari, o di legal thriller, come qualcuno preferisce dire. Dunque, pesco a caso nel mucchio e ne tiro fuori uno intitolato "Il professionista". Credevo che parlasse di un avvocato. O di un killer, chissà. Sono stato per più di metà romanzo ad aspettare che ci fosse un morto. Solo dopo i tre quarti ho capito che non ce ne sarebbero stati.


Protagonista del romanzo, incredibilmente, è Parma. La sua cucina, i suoi vini, il suo stile di vita. Il tutto visto attraverso gli occhi di un giocatore di football americano, il quarterback Rick Dockery, venuto a giocare nella squadra dei Phanters, una equipe di dilettanti in cui lui è l'unico professionista. Il fatto che l'Italia sia descritta in modo perfetto e senza compiacimenti macchiettistici depone a favore dell'autore e dimostra che è solito ben documentarsi prima di scrivere qualcosa. Ho saputo dopo che Grisham ha davvero vissuto qualche tempo a Bologna. La scoperta della provincia italiana per uno che, prima di partire, non avrebbe neppure saputo trovare l'Emilia Romagna su un atlante, è raccontata in un modo così coinvolgente da far desiderare anche a chi legge di partire per Parma e andarci a vivere. Il coach di Dockery, l'italo americano Sam Russo così dice al suo nuovo quarterback appena arrivato dagli States: "Questa è una bellissima piccola città di centomila abitanti. Ottima cucina e ottimi vini, splendida gente che lavora sodo e vive bene".


Assolutamente fantastiche sono le pagine in cui Grisham descrive l'iniziazione del giovane americano al cibo italiano: "Rick studiò il grande piatto da portata. Al centro c'era in grosso pezzo di formaggio duro, color paglia, circondato da perfetti anelli di quelli che sembravano essere affettati. Salumi dall'aspetto appetitoso, diversi da qualsiasi cosa Rick avesse mai visto". Nino, il gestore del ristorante in cui il quarteback viene accompagnato mostra all'americano il formaggio: "Naturalmente sapete che questo è il miglior formaggio al mondo. Il Parmigiano Reggiano. Quello che voi chiamate parmesan. E' il re dei formaggi e viene prodotto proprio qui: il vero, autentico parmigiano si fa solo nella nostra piccola città. Questo lo produce mio zio, che vive a quattro chilometri da dove siete seduti adesso. Il migliore". Nino si bacia la punta delle dita e poi stacca con grazia qualche scheggia, che lascia sul piatto mentre riprende la lezione. "Quello - e indicò il primo anello di affettato - è il prosciutto, famoso in tutto il mondo. Voi lo chiamate Parma ham. Si fa solo qui, con maiali particolari nutriti a orzo, aveva e il latte residuo della produzione del parmigiano. Viene trattato con sale, aria fresca e molto amore. Diciotto mesi ed è pronto". Nino prende una fettina di pane, ci versa un poco di olio d'oliva, ci posa una fetta di prosciutto e una scheggia di parmigiano. Rick assaggia. Scrive Grisham: "Rick mise in bocca tutto in un unico boccone, poi chiuse gli occhi e assaporò il momento. Per uno a cui piaceva il McDonald's, i sapori risultarono stupefacenti". Il vino abbinato è un malvasia secco. Quando si passa ai tortellini in brodo, si passa anche al lambrusco. Seguono cotolette alla parmigiana e torta nera di mandorle e caffè.


A lungo mi sono riproposto di segnarmi un menu dei tanti piatti gustati da Dockery ne "Il professionista", e quindi andare in giro per i ristoranti di Parma ad assaggiarli tutti anch'io. Graziano Romani, che è di Reggio Emilia, ha promesso che prima o poi mi accompagnerà. Intanto, spero in un anticipo domani quando, verso l'una, sarò a pranzo alla Trattoria del Ducato.Temo che anch'io dirò, come il protagonista del romanzo di Grisham al termine della prima cena: "Sono ingrassato di cinque chili". Il coach gli risponde: "Benvenuto a Parma".

Digestione permettendo, dalle 14,30 alle 16, presso la Sala Fenice di Parma Fantasy, parteciperò all'incontro con il pubblico con il quale festeggeremo i cinquant'anni di Zagor. Accanto a me ci sarà Gallieno Ferri, che mezzo secolo fa disegnò la prima striscia ed è ancora sulla breccia. Ma ci sarà anche Marco Torricelli, a cui si deve lo Zagorone "Il castello nel cielo", e che non è facile da vedere in giro per fiere e manifestazioni. Inoltre, Paolo Bisi che gioca in casa (è di Piacenza) e Mirko Perniola, quest'ultimo nella parte del jolly, visto che a Parma si festeggiano anche i venti anni di Nathan Never e lui scrive anche per l'Agente Alfa. Proprio per questo suo doppio ruolo gli è stato affidato il compito di firmare le due prefazioni all'albetto flip-book che verrà distribuito gratis ai visitatori, dedicato alle due ricorrenze. Si tratta di un opuscolo di sedici pagine con una copertina double-face, realizzata a quattro mani da Torricelli, nella parte dedicata allo Spirito con la Scure, e da Ivan Calcaterra nella parte neveriana. All'interno, immagini inedite probabilmente inaspettate. Anche Ferri ha disegnato qualcosa di inedito per Parma Fantasy: un disegno celebrativo che autograferà sia sabato che domenica, stampato su cartoncino e dotato del timbro di originalità Bonelli.


Da parte mia, ho curato una mostra intitolata "Zagor e il Fantasy", alla quale si aggiunge una personale, appunto "fantastica", di Marco Torricelli (qui accanto nella versione caricaturale del bravo Bira, insieme a Mauro Boselli, con cui ha realizzato "Il pricipe degli elfi" e "Gli eroi del ramo rosso", due fra le storie più fantasy dello Spirito con la Scure). Ci sarà anche Graziano Romani, con il quale presenterò la nostra ultima fatica, il saggio "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io", edito da Coniglio. Ci sarà ovviamente modo di parlare anche del mio romanzo "Le mura di Jericho", dello Zagorone e dell'albo speciale a colori "Lo scrigno di Manito". Per saperne di più potete, ovviamente, visitare il sito della manifestazione.

Se poi, dopo l'incontro e le firme, volete unirvi a me alla ricerca di un ristorante dove assaggiare la torta nera di mandorle e caffè o le cotolette alla parmigiana, sarete i benvenuti.

mercoledì 8 giugno 2011

LO SCRIGNO DI MANITO

A pochi giorni dalla fatidica data del 15 giugno, quella del "compleanno" di Zagor, e qualche giorno dopo l'uscita in edicola dell'albo speciale a colori del cinquantennale, "Lo scrigno di Manito", il primo bilancio assolutamente positivo è quello della rassegna stampa. Sono usciti articoli su "Repubblica", il "Corriere della Sera", "La Cronaca di Cremona", "Il Giornale di Sicilia", "La Stampa", il "Fatto Quotidiano", "Il Secolo d'Italia", "La Provincia" di Varese e non escludo che ne escano degli altri.


La frase che più mi ha colpito è di Stefano Feltri, che nella recensione del "Castello nel Cielo" sul "Fatto Quotidiano" ha scritto: "il ritmo narrativo è quello dei migliori manga d'azione". Mai avrei creduto che si potesse fare un paragone del genere e immagino che si tratti di un complimento. La cosa notevole è che l'interesse non è nato per un comunicato stampa della Bonelli, che non ne sono stati fatti (né, mi è stato detto, ne faranno) ma spontaneamente.

Per il compleanno dello Spirito con la Scure è già stata tagliata una torta a Godega (in provincia di Treviso) domenica scorsa, 5 giugno, alla presenza di Mauro Laurenti, Gianni Sedioli, Emanuele Barison e Graziano Romani. Laurenti e Sedioli hanno anche disegnato, a quattro mani, il bel disegno che vedete nella gigantografia della foto più in basso, dove Zagor e Cico di oggi guardano loro stessi com'erano il 15 giugno 1961 nell'albetto a striscia "La foresta degli agguati".

Sabato prossimo, 11 giugno, festa grande a Parma con Gallieno Ferri, Marco Torricelli, Paolo Bisi, Mirko Perniola e il sottoscritto: ci sarà anche un albetto flip-book a celebrare i cinquanta anni di Zagor insieme ai venti di Nathan Never. Subito dopo, io e Joevito Nuccio partiremo per Zagabria, pronti a prendere il volo qualche giorno dopo per Belgrado. Nel frattempo, io e Marco Verni saremo già andati al Castello Visconteo di Pavia il 28 giugno. Tutti eventi, in attesa di quelli di luglio a Raiano (AQ) e Rimini, che faranno ancora parlare i giornali, o almeno spero. Tutto si può dire, fuorché i cinquanta anni di Zagor passino inosservati.

Qualcuno, a dire il vero, su qualche forum, ha giudicato proprio "Lo scrigno di Manito", l'albo del cinquantennale, "una storia scorrevole che si legge anche bene ma purtroppo che non lascia il segno". C'è anche chi la pensa diversamente, infatti copio e incollo: "Il mio rammarico è che questa storia, comunque molto buona a mio avviso, sia stata scelta per il numero celebrativo: se estesa a due/tre albi, poteva scapparci il capolavoro. Insomma, sono davvero soddisfatto". Però, lasciamo perdere chi è soddisfatto e concentriamoci su chi non lo è. Ovviamente, chi non ha ancora l'albo e non vuole privarsi di qualche sorpresa, meglio sarebbe se rimandasse la scorsa di questo post a lettura avvenuta. Occhio allo spoiler, dunque.

La prima cosa da notare è la stranezza di chi ritiene che non lasci il segno un albo tutto a colori (sono solo sette in tutta la serie), disegnato da Gallieno Ferri, in cui compaiono anche, e per l'intera storia, due pezzi da novanta come Tonka e Winter Snake, e in cui si risolve in maniera definitiva lo scontro fra Zagor e la Congrega dei Senza Volto, nemici inventati nientemeno che da Tiziano Sclavi, il cui principale esponente, Devil Mask, era stato protagoinista perfino di un altro albo a colori, quello del n°500, di cui "Lo scrigno di Manito" è il sequel : il primo caso in assoluto di due numeri celebrativi policromi che, a distanza di anni, siamo l'uno il seguito dell'altro. Se si aggiunge che a tutto ciò, nel breve volgere di poche pagine, compaiono anche Molti Occhi, Rochas, Doc e Drunky Duck, cioè caratteristi di fondamentale importanza all'interno della saga, viene proprio da chiedersi quali ingredienti avrebbe mai dovuto contenere un numero celebrativo di questo tipo, per "lasciare il segno". Il solo fatto che lo stesso disegnatore del primo albo arrivi a disegnare quello del cinquantennale è qualcosa che lascia un segno grande come una montagna. A rigor di logica, uno potrebbe dire che la storia non gli è piaciuta o che il finale non lo convince, ma certamente non che tutto lo spiegamento di forze messo in campo possa non "lasciare il segno". Tuttavia, non si leggono i fumetti a rigor di logica.

Com'è nata "Lo scrigno di Manito"? Va detto, innanzitutto, che 94 tavole solo maledettamente poche per raccontare una storia di Zagor. Potrà sembrare strano ai lettori di Dylan Dog o Nathan Never, ma le storie dello Spirito con la Scure hanno, per tradizione, un ritmo diverso, un respiro più dilatato, da epopea. La fisicità del personaggio impone che se c'è uno scontro con un nemico, questo debba essere giocoforza disteso su più pagine. E dato che gli scontri sono frequenti, le pagine volano, lo spazio si restringe. Lo stesso vale per gli spostamenti attraverso la natura sconfinata, per la spettacolarità delle scene alla Tarzan o di quelle western. E' difficile circoscrivere l'Avventura in un solo albo. Perciò, ogni sceneggiatore chiamato a confrontarsi con la breve distanza ha difficoltà ad accontentare i palati dei lettori (che sono sempre difficili da soddisfare comunque). Se a questo tipo di problemi si aggiunge il fatto che tutti si aspettano la storia del secolo in occasione di quella del mezzo secolo, e dunque le attese sono fortissime, è chiaro che la mi si prospettava una mission impossible.

In più, oltre alle aspettative dei lettori, ci sono da considerare quelle, altrettanto legittime, dell'editore (che è anche il creatore del personaggio). Se da una parte i lettori si attendono sempre storie epocali, c'è una diversa scuola di pensiero in redazione, secondo la quale, invece, i numeri speciali, o celebrativi, dovrebbero essere nel solco della tradizione, per soddisfare coloro che dovessero riavvicinarsi al personaggio in occasione di un albo a colori, i quali dovrebbero poter riconoscere l'eroe come quello che conoscevano; ma anche ai lettori occasionali sarebbe meglio, a parere di taluni, offrire una storia paradgmatica e rappresentativa e non qualcosa di insolito o di sopra le righe. Si tratta, ovviamente, di punti di vista ragionevoli. Mi sono dunque presentato a Sergio Bonelli con cinque o sei proposte in grado di soddisfare tutte le varie possibilità. Una storia più tradizionale, una legata al passato del personaggio, una con il ritorno di un vecchio nemico, una con un viaggio nel tempo, e così via. Fra tutte le idee, Sergio ne ha scelte due come fattibili. Alla mia richiesta di indicare quale delle due volesse far diventare la storia del cinquantennale, Nolitta non ha avuto esitazioni nel mettere il dito su "Lo scrigno di Manito". L'altro soggetto che gli era piaciuto, "I predatori", è finito a Joevito Nuccio che lo sta disegnando con una certa soddisfazione.

Tra le varie possibilità, "Lo scrigno di Manito" era la proposta più tradizionale, indubbiamente. Ma anche altre storie a colori del recente passato, per esempio le ultime di Tex, sono state scelte su questa falsariga. Tuttavia, una volta avuta una direttiva da seguire, credo di aver messo al fuoco quanta più carne possibile. La prima idea è stata quella di mettere insieme un team up di eroi: un terzetto composto da Zagor, Tonka e Winter Snake. Poi, data la difficoltà nel'imbastire una trama complessa in poche pagine, ho pensato di collegarmi storie già uscite, in modo da poter contare su elementi già noti ai lettori e non dover spiegare troppe cose: gli zagoriani, indubbiamente, dovrebbero tutti conoscere Devil Mask e la Congrega dei Senza Volto.

Mi è parso poi di aver avuto un certo colpo d'ingegno nel trasformare "Lo scrigno di Manito" nel seguel di "Magia Indiana". Direi che si tratta di qualcosa di inaspettato. Dovendo immaginare un covo per la Congrega, ecco l'idea di ricorrere a una grotta come quella che avevo visto in un articolo di National Geographic: esistono davvero cavità piene di cristalli come quelli che si vedono nei disegni di Ferri, a cui è stats data una ricca documentazione. Mi premeva anche sfruttare le possibilità del colore, per cui la luce dei cristalli, i bagliori della lava, le scie di luce magica al servizio degli stregoni, e poi la foresta, il canyon, la cascata, una grande varietà di scenari pensati appunto per non annoiare visivamente ma, al contrario, sorprendere il lettore pagina dopo pagina. Incredibile ma vero, ecco un lettore che commenta così: "Secondo me ci sono troppe ambientazioni... con una colorazione così piatta era meglio una storia desertica... come quella di Tex per il n.500". Come si vede, come si fa, si falla.

Del resto, a dar retta ai lettori, c'è chi è rimasto sgomento nel vedere Cico che rincorre Drunky Duck sparandogli. Siamo arrivati al cinquantennale vedendo scene del genere, e adesso scopro che non vanno bene. Secondo me, è chiaro, dopo dieci lustri, che il pancione non mira al postino ma vuole soltanto impaurirlo. Eppure, se uno volesse evitare le critiche, dovrebbe impedirgli anche questo. Ma ovviamente a quel punto insorgerebbero quelli che si lamenterebbero del fatto che non si vede più Cico sparare al portalettere.

Un altro commento che mi lascia basito è quello di chi ha scritto più o meno qualcosa del genere: gli adepti della Congrega dei Senza Volto si rivelano dei miseri avversari, vista la facilità con cui Zagor li sconfigge. Mi chiedo se, chi la pensa così, abbia letto davvero "Lo scrigno di Manito" e tutti gli altri albi in cui lo Spirito con la Scure affronta Devil Mask. E' dal 1982 che Zagor cerca di sgominare la setta. In pratica, ventinove anni. Dopo che Sclavi ha lasciato in sospeso la faccenda, portata avanti comunque in più albi, e dopo che "Magia Indiana" ha riportato sulla scena la minaccia della Congrega rimarcando come Devil Mask fosse, così come Sclavi aveva detto, solo un membro, per quanto importante, di una associazione misteriosa che tramava nell'ombra, era decisamente ora che i conti fossero chiusi. Scopriamo così che la Congrega è governata da una Triade, che i suoi adepti si riuniscono nello Scrigno di Manito, che vogliono vendicarsi di Zagor: per sconfiggerli, lo Spirito con la Scure deve ucciderne a decine, far esplodere mezza montagna, sventare le trame di un traditore e, alla fine, costringere gli ultimi due rimasti al suicidio gettandosi nel vuoto così come aveva fatto Devil Mask nella prima storia: il finale del mio racconto si riallaccia all'inizio e chiude il cerchio. Una faticaccia. E mi si dice che è stato troppo facile? Mah.

Mi pare, al contrario, di non aver sprecato neppure una pagina in una storia dal ritmo molto serrato, dove c'è tutta l'azione che ci si aspetta da Zagor, ma ci sono i richiami al passato, un minimo di giallo, un apologo sull'amicizia e sul valore e persino una gag iniziale come ai vecchi tempi. Per cui, sono soddisfatto e con la coscienza in pace. E adesso, pronti per i prossimi cinquant'anni!



martedì 7 giugno 2011

DA NOVANTA A CENTO

Ho appena finito di rileggere, per dovere professionale, il n° 179 di Alan Ford, datato maggio 1984 e intitolato "Una rosa per Bob". In copertina, un simpatico disegno ciclistico di Raffaele Della Monica, firmato anche per esteso con una targhetta in bella vista nella parte bassa dell'illustrazione. Oggi, come si sa, io e Raffaele lavoriamo insieme a Zagor (e insieme abbiamo realizzato anche un paio di storie). All'epoca, invece, lui (anche se molto giovane: ventitré anni, peraltro uno solo più di me) era già un fumettista professionista, mentre io avrei dovuto aspettare ancora un lustro.

Ho parlato di una rilettura per "dovere" perché mi è servita per scrivere i due pezzi da inviare alla Mondadori quale introduzione e commento al volume n° 90 della collana Alan Ford Story, ovvero la ristampa cartonata che esce settimanalmente in edicola in allegato a Panorama e TV Sorrisi e Canzoni. Stando a quanto si sapeva fino a un mesetto fa, con la novantesima uscita (e dunque con il 180° episodio di Alan Ford, dato che ogni volume ne contiene due) la collana si sarebbe interrotta, dopo essere partita con un programma di trenta numeri ed essere poi stata prorogata di altri trenta e poi altri trenta ancora per ben due volte. Giunti a vedere la fine, ecco che Max Bunker e la Mondadori hanno firmato per un allungo di altre dieci uscite, che porteranno Alan Ford Story a concludersi con il numero 100 (ovvero, il 200 della serie originale, quello disegnato da Magnus).

A me è stato chiesto, dunque, di continuare ancora per almeno un'altra decina di puntate, portando avanti la collaborazione. Pare che, però, mi dovrò occupare solo degli "Appunti di Viaggio", mentre per l'introduzione iniziale ci sarà una insospettabile firma illustre a partire dal n° 91. Il che mi solleva da una parte delle incombenze. Non so se vi rendete conto cosa significhi dover scrivere otto cartelle ogni settimana per cento settimane, ma vuol dire compilare un libro di oltre cinquecento pagine scritte fitte. Comunque, ho accettato di proseguire per chiudere il cerchio dell'intera vita professionale di Luciano Secchi dagli esordi fino ai giorni nostri e perché ho sempre ritenuto divertente e intrigante la saga della morte del Numero Uno, quella che comincia con Alan Ford n°184 e finisce appunto con il n° 200. Dopo il centesimo volume chiuderà davvero Alan Ford Story, o ci saranno altre proroghe? Davvero non lo so. Come non so se io continuerò ad avere un ruolo o se i redazionali interni subiranno modifiche nella composizione e nella grafica.

Comunque sia, leggendo "Una rosa per Bob" ho fatto una scoperta davvero inaspettata. Non lo ricordavo più, ma più della metà della Posta, ovvero della rubrica "L'Angolo di Max" è dedicata a me. Bunker risponde infatti a una mia lettera, che dice di aver trovato interessante. Dice anche che la lettera era lunga quattro folte pagine dattiloscritte, cosa che non meraviglierà i lettori di questo prolisso blog, chiaramente compilato da un grafomane. Non so che cosa gli avessi scritto, in quel papier del 1984, ma ci sono due cose estremamente singolari, e divertenti, nei passaggi della mia lettera che Secchi cita. La prima, è che io gli contesto (in modo amichevole, s'intende) lo stile "a ruota libera" dei suoi colloqui con i lettori, facendo in pratica già un lavoro da critico applicato alla rubrica di corrispondenza di Alan Ford. La seconda è che gli rivelo il mio sogno di diventare, un giorno, uno sceneggiatore di fumetti. Se siete curiosi, ecco parti pari il testo che mi riguarda sul centosettantanovesimo albo delle avventure del Gruppo TNT (stranezze comprese, del tipo da me contestato) .


"Carissimi Alanfordissimi, iniziamo la rubrica con una lettura un po' singolare. E' scritta da Moreno Burattini di Campi Bisenzio provincia di Firenze. Singolare è il fatto ce la lettera è un romanzo breve, o racconto lungo (4 pagine dattiloscritte fitte fitte) e poi per le argomentazioni che contiene alcune interessanti altre pure. Inoltre è pure singolare un sui inciso che ripropongo anche perché si riferisce proprio alla rubrichetta che il sottoscritto tiene denominata "Angolo di Max". "...Nel tuo 'Angolo di Max' sembra quasi che tu stia parlando a ruota libera e qualcuno trascriva quello che dici senza punteggiare: interrompi il discorso con improvvise incidentali, poi lo riprendi; sghignazzi fra te sgrammaticando il periodo per mancanza di punteggiatura; riempi il tuo scritto con onomatopeie improvvisate... il che fa pensare (correggimi se erro) che tu butti giù la pagina una volta per tutte senza fare brutta copia e forse anche senza rileggere attentamente". Breve stacco perché il discorso è ripetitivo e riprendiamo con: "Avrai capito che io scrivo tutto questo per PURA INVIDIA nei tuoi confronti, infatti ho sempre sognato di fare anch'io quello che tu fai: essere soggettista e sceneggiatore, che favola!" Beh... Alura a noi! James Joyce ehm massì lui che di Ulisse prode ricamò le gesta senza punteggiatura alcuna, che rompe forse, ma che è meglio di una punteggiatura ibrida. La 'presa diretta' del discorso detta anche P.D. è funzionale appunto perché viene ad essere un discorso parlato e non una improbabile impresa letteraria. Eh sì! Comunque ti voglio accontentare e pertanto eccoti ben punteggiato. Caro Moreno (virgola) fare lo sceneggiatore (virgola o non virgola?) non è una favola ma un lavoro (punto esclamativo). Non faccio brutta copia ma due stesure (punto e virgola per taluni, punto fermo per talaltri). Il che è la stessa cosa ma suona più fino (termine della punteggiatura ostica e libertà di espressione anche neologistica). Ciao."

In seguito, il mio nome sarebbe comparso altre volte nella Posta di Alan Ford, per esempio quando con Enrico Cecchi realizzati il numero speciale di Collezionare dedicato al Gruppo TNT, o quando con Francesco Manetti pubblicammo l' "Alan Ford Index 1-300". Ma "Una rosa per Bob" segna molto probabilmente il mio primo incontro ravvicinato con Luciano Secchi, destinato a dar vita a venticinque anni di reciproca frequentazione, con gli alti e i bassi di un rapporto talvolta problematico ma tuttavia ininterrotto.

venerdì 3 giugno 2011

LET'S GO... DEGA

Se c'è un'immagine simbolo della precedente edizione dello Zagor Day svoltosi a "Godeg...a fumetti" nella primavera del 2009, è la foto qui accanto. Il personaggio che vedete impugnare con entusiasmo la scure di Zagor è Gallieno Ferri. Lo scatto è opera della mano felice di Marco "Baltorr" Corbetta, a cui si devono anche le altre che trovate a corredo di questo post, e coglie il momento in cui il maestro ligure, dopo aver ricevuto in regalo un modello in legno dell'arma dello Spirito con la Scure, si atteggia in una posa degna del Re di Darkwood.
Un altro bel ricordo che ho dei due giorni trascorsi in Veneto due anni fa (ma Godega Sant'Urbano, pur essendo in provincia di Treviso, vicino a Conegliano, non è distante da Pordenone) è il titolone di un giornale locale che parlava di tremila zagoriani venuti a festeggiare il loro eroe preferito, alcuni dei quali (un gruppo di ben noti forumisti) immortalati in una fotocolor a corredo dell'articolo. Il testo di quel pezzo lo troverete in calce al post, come documento e testimonianza di un evento che resterà nella memoria di chi lo ha vissuto. Un'altra cosa divertente è la striscia di Zagor data in omaggio, che conteneva, fra le altre cose, anche una mia storiella inedita disegnata da Sedioli (matite) e Verni (chine).



L'occasione per riparlarne è offerta dalla riedizione dello Zagor Day in occasione del cinquantennale dello Spirito con la Scure, voluta dalla Banda Stragulp! che organizza la kermesse trevisana, e prevista per sabato 4 e domenica 5 giugno 2011. A presentare gli incontri con la sua grinta da navigato showman sarà Graziano Romani, musicista di mestiere ma storico e cultore del fumetto per passione, autore di ben tre libri in coppia con il sottoscritto e compositore e interprete di un disco tutto dedicato a Zagor (che presto tornerà in edicola e in libreria). Sarà suo il compito di animare un talkshow con Mauro Laurenti e Gianni Sedioli, e presentare al pubblico il nuovo acquisto della squadra zagoriana, il disegnatore friulano Emanuele Barison.
Graziano, inoltre, si esibirà dal vivo con alcuni brani del suo disco zagoriano ma non è escluso che possa anticipare qualcosa anche dal nuovo disco dedicato a Tex, che uscirà entro l'anno.




Per sapere di più sulle sue intenzioni, potete leggere ciò che scrive sul suo sito, in un pezzo rivolto al suo pubblico, in cui parla anche di Godega. Di sicuro, Romani parlerà del saggio mio e suo dedicato a Guido Nolitta, che dovrebbe essere disponibile nello stand degli organizzatori. In ogni caso, i visitatori troveranno il romanzo di Zagor "Le mura di Jericho" e un bel po' di materiale realizzato dagli organizzatori per l'occasione. Tanto per cominciare, ci sono due bellissimi disegni riprodotti su locandine e cartoline, opera rispettivamente di Gallieno Ferri e dell'inedita coppia Sedioli-Laurenti. Questi ultimi hanno preparato un disegno a quattro mani nato da un mio suggerimento: quello di far vedere lo Zagor e il Cico delle origini (dall'abbigliamento e i volti abbastanza diversi) a confronto con quelli dei nostri giorni, a significare i cinquanta anni di storia della coppia. Ci sarà poi un annullo filatelico, un timbro cioè che verrà apposto su poster e cartoline a beneficio dei visitatori. Sarà visitabile una mostra dedicata alla storia di Zagor.


Io, purtroppo, non ci sarò. Non perché non voglia esserci, dato che, come si sa, sono sempre pronto ad andare dappertutto (e a Godega ho ormai dei cari amici, come Rudi e Mimmo, per citare solo due nomi), soprattutto dove ci son ottimi vini e buona cucina, ma perché si sposa mia sorella. So che il sindaco di Godega (che vedete in una foto premiare Ferri) si è offerto di sposarla lui se soltanto avesse voluto spostare la cerimonia su in Veneto, ma pare che sarebbe stato troppo difficile organizzare la trasferta di tutti gli invitati. Tuttavia, sarò presente e in spirito e forse in voce, se sarà possibile organizzare un collegamento telefonico o via computer.
Il programma prevede apertura del mercato e della mostra alle ore 11, e naturalmente incontri informali con gli autori che si aggireranno per i locali; la domenica, sempre alle ore 11, talkshow con gli autori e presentazione del libro, più concerto di Graziano Romani. E' previsto il taglio di una mega-torta per cento persone, per augurare buon compleanno a Zagor.





ARTICOLO DEL GAZZETTINO Su GODEG...A FUMETTI edizione 2009


Godega,
in tremila allo Zagor day
di Franco Allegranzi

Da tutt'Italia gli appassionati dei fumetti dello Spirito con la scure


GODEGA. Fino a sabato erano insospettabili medici, impiegati, operai. Ieri mattina si sono svegliati con una missione da compiere: hanno indossato la casacca rossa col simbolo dell'aquila, sono saliti in auto o sul treno e si sono precipitati a Godega, per lo "Zagor day" nazionale. L'evento ha portato nella Marca da tutta Italia migliaia di appassionati del personaggio dei fumetti edito da Bonelli, grazie al tam-tam dei forum. Almeno tremila le presenze nell'intera giornata, e oltre 300 hanno assistito all'incontro con gli autori.
Applauditissimo il maestro Gallieno Ferri, disegnatore principe di Zagor, che deve aver trasformato in realtà qualche sortilegio dei suoi personaggi dei fumetti, perché gli 80 anni appena compiuti proprio non li dimostra. "Mi mantengo così per la fame patita durante la guerra - ha confessato - anche se al vostro Prosecco non so resistere". In platea, tanti fans di tutte le età. Molti sopra gli anta, capelli brizzolati o capelli addio, con moglie e bimbi al seguito, eredi predestinati della passione fumettistica. Non tutti però sono riusciti a convincere la famiglia. "Vengo da Udine - ci rivela Roberto Pin, pensionato - leggo Zagor da quando è nato, cioè dal 1961. Era in formato striscia perché così si poteva mettere in tasca, molte famiglie consideravano ancora i fumetti una trasgressione licenziosa. Pure mio papà. Cinquant'anni dopo, sto ancora difendendo la mia passione. Per venire qui ho dovuto litigare con mia moglie che voleva restassi a casa, ma ne è valsa la pena".
Qualcuno è arrivato da Ravenna, Milano, Bologna...( Enzo ), qualcun altro da Napoli. "Zagor significa fantasia, sogno - ci spiega Riccardo Timoteo, partenopeo - e in questo mondo abbiamo tanto bisogno di sognare". Ha con sé il bimbo di tre anni, in perfetta divisa zagoriana. C'è una comitiva di Parma che più tardi pranzerà al sacco. I più accaniti e preparati sono gli iscritti dei forum Ztn (Za-gor-te-nay) e Scls (Spirito con la Scure), che, grazie a internet, comunicano e vivono in tempo reale tutti gli eventi dedicati al loro beniamino. Si salutano con ampi e amichevoli abbracci, come Zagor nella foresta di Darkwood. Ieri, a ora di pranzo, tutti in coda per farsi autografare gli albi storici da Gallieno Ferri, dallo sceneggiatore Moreno Burattini, dai disegnatori Marco Verni e Mauro Laurenti, che dal palco hanno dispensato aneddoti e memorie. Per Godega Fumetti, fortunata e ben organizzata rassegna giunta alla sua seconda edizione (ma già in grado di rivaleggiare con Treviso Comics), il giorno atteso da mesi non ha deluso le attese.
Dopo la mostra mercato, la collettiva di autori locali e la personale di Luca Enoch dei giorni scorsi, lo "Zagor day" è stato accompagnato da una serie di eventi di rilievo, che resteranno nella storia del fumetto (e del Comune di Godega, il cui primo cittadino, Alessandro Bonet, è anche il più illustre lettore di fumetti): l'annullo filatelico per i 60 anni di carriera di Gallieno Ferri, l'anteprima del libro "Gallieno Ferri, Una vita con Zagor" (Coniglio editore), la distribuzione gratuita ai fans di una striscia con copertina inedita di Zagor, la presentazione dei brani di Graziano Romani, il rocker che a Zagor ha dedicato l'album "Zagor King of the Darkwood", e una chicca: la realizzazione di una tavola che vede Zagor e Cico avventurarsi nel territorio di Godega.

martedì 31 maggio 2011

IL CASTELLO NEL CIELO

Immagino che, ormai, i frequentatori abituali di questo blog abbiamo già letto il primo, attesissimo Zagorone, intitolato "Il castello nel cielo". Sui forum se ne parla ormai da giorni, e su uBC è uscita una recensione a tempo di record. Dunque, posso passare anch'io a dire la mia dando per scontata la conoscenza dei contenuti. Occhio allo spoiler, invece, per chi ancora ne fosse all'oscuro.


Come dicevo in un articolo di qualche giorno fa, più una cosa è attesa, più rischia di deludere. Essendo lo Zagorone attesissimo, la conseguenza viene da sé. Dunque, una volta stabilito che il primo albo gigante sarebbe uscito e che avrebbe recato la mia firma, ho subito cominciato a fare training autogeno per prepararmi a superare, senza cadere in un eccesso di sconforto, le scontatissime critiche che, immaginavo, mi sarebbero piovute addosso.

Il fatto che, per certi aspetti, "Il castello nel cielo" potesse sembrare una storia fantasy, non faceva che peggiorare le cose: il fantasy ha infatti una folta schiera di accaniti detrattori tra le fila degli zagoriani. Ma, a dire il vero, hanno nemici giurati anche un po' tutti gli altri generi, per cui se si fosse trattata di una storia con una trama vagamente gialla, sarebbero insorti i paladini del "no allo Zagor Tenente Colombo"; se avessi scritto un plot tutto sommato western, ecco la rivolta di quelli che Zagor non è Tex; se ci fosse stato un pizzico di fantascienza, giù fulmini e maledizioni da quelli che invece vogliono il western perché tutto il resto non è una cosa seria. Eccetera. Sembra quasi che a volte taluni si dimentichino che Zagor è il personaggio della contaminazione per eccellenza, nato com'è dall'incrocio fra Tarzan e l'Uomo Mascherato, ed essendo stato impostato fin dall'inizio (non da me, ma da Guido Nolitta) come il Re di una foresta, Darkwood, in cui tutto può accadere, compreso che uno scienziato passo costruisca un robot alto come un palazzo o che da una palude maledetta esca il mostro della laguna nera.

Dunque, ero talmente preparato a ricevere una bordata di fischi che, tutto sommato, avendo ricevuto anche degli applausi, sono ancora incredulo e aspetto di ricevere pomodori e uova marce a stretto giro di posta nei prossimi giorni. Invece, persino Christian Di Clemente, il recensore di uBC sempre piuttosto diffidente nei miei confronti, non si è poi accanito più di tanto, del che lo ringrazio (salvo riservarmi di controbattere più avanti qualche sua affermazione). Non si contano, almeno in questi primi giorni, le telefonate in redazione, le mail e i messaggi di apprezzamento che ho ricevuto.

Tra questi messaggi, ne citerò soltanto uno perché è di un lettore illustre: Julio Schneider, il mio traduttore brasiliano, che sta approntando l'edizione in portoghese in uscita anche al di là dell'Atlantico tra qualche settimana. Julio mi ha scritto: "Caro Moreno, finita la traduzione dello Zagorone, devo dire che sono meravigliato! Mi ero stabilito di tradurre la storia una manciata di pagine ogni giorno, per la durata di una settimana, come accordato con Dorival, ma non appena ho cominciato... non mi sono più fermato! La storia è molto avvincente (e te lo dice uno a cui il fantasy piace meno di altri generi), arricchita di molto dei suoi disegni a dir poco fantastici. A volte lo stile del bravo Torricelli, in questo lavoro, fa venire in mente quello del maestro Kubert (vedi, ad esempio, le pagg. 74 e seguenti, al villaggio Osage). Che dire di più? Lasciami il tempo di far passare le emozioni e potremmo riparlarne :-). Complimenti ancora e a presto".

Ciò detto, passo a fare qualche considerazione. Quando Bonelli diede il via libera per l'operazione Zagorone da realizzarsi in concomitanza con i festeggiamenti del cinquantennale, non c'erano i margini di tempo per realizzare una storia ex-novo e sperare di finirla in tempo (230 pagine sono lunghe da disegnare, servono quasi due anni a un disegnatore di media velocità). Forse qualche velocista avrebbe potuto riuscirci, ma c'erano varie esigenze da considerare (Della Monica destinato a finire in prestito a Shanghai Devil, per esempio). Feci presente dunque a Sergio Bonelli ciò che avevamo in cantiere, suggerendo la possibilità di far diventare un albo gigante una delle storie in quel momento in lavorazione. Fra le tre o quattro che potevano prestarsi all'operazione, indicai però quella di Torricelli come la più adatta: l'argomento celebrava Darkwood come regno della fantasia, Marco è un disegnatore talentuoso e, appunto, quello con maggior "anzianità di servizio" nello staff dello Spirito con la Scure, le prime pagine già disegnate erano spettacolari e si prestavano benissimo a venire godute in formato extra large. Sergio guardò quel che già c'era del racconto e si disse d'accordo con me. In seguito, ha avuto il timore che le tematiche fantasy potessero disturbare qualcuno, ma in fondo si trattava di un albo "speciale", fuori serie, e dunque poteva benissimo essere un po' al di fuori dai canoni.

In realtà non si tratta di un "vero" fantasy, nel senso che a ben guardare siamo a Darkwood. Ci sono gli indiani, i trapper, i minatori, i due frati della Casa nel Cielo. Le scolopendre giganti non sono poi troppo diverse da altri mostri affrontati da Zagor già in passato (e persino Nolitta ha usato degli scarafaggi grossi come carri armati in una storia di Mister No, "I giorni del terrore"). Di orridi castelli ugualmente ce n'erano stati. Non mi pare proprio di aver esagerato e, anzi, forse all'interno della serie ci sono state storie molto più audaci dal punto di vista del fantastico, come alcune scritte da Sclavi o da Boselli. Se proprio devo dirla tutta, mi pare di aver fatto un notevole sforzo per portare un minimo di fantasy a Darkwood (proprio il minimo sindacale: uno stregone, un po' di mostri volanti e qualche orco) e renderlo digeribile anche per i palati più ortodossi, quelli per cui fa testo soltanto Nolitta. Però, Nolitta poteva inventarsi i mostri che Zagor affronta con Guthrum in "Viaggio senza ritorno", a me la stessa libertà non è concessa: si sa che quod licet Iovi, non licet bovi.

"Il castello nel cielo" nasce dal desiderio di mediare tra la voglia di fantasy di Torricelli e il mio desiderio di restare nell'ortodossia zagoriana. Diciamo che l'intento era quello di giocare con l'idea che a chi scrive Zagor (lo sceneggiatore = Wilbur o, se vogliamo, Koontz) è permesso di fare tutto (o di fare tutto quello che Bonelli permette, se lo sceneggiatore in questione non si firma Nolitta, ma il senso è lo stesso). E' l'arte dello scrivere, o il talento dell'affabulazione, ciò che permette di costruire i castelli nel cielo (o di fare castelli in aria, come il gioco di parole suggerisce, non a caso).

I lettori di Zagor dovrebbero essere tutti aperti ai temi fantastici e attratti dalle contaminazioni narrative, dato che questi temi fanno parte da sempre della saga e dato che, fin dall'inizio, questa è stata una precisa scelta con cui Nolitta ha pensato di caratterizzare il suo personaggio differenziandolo da Tex. Se uno non è attratto dal fantastico e delle contaminazioni, che lettore di Zagor è? Dunque non capirò mai le obiezioni basate sul fatto che "Il castello nel cielo" sarebbe un racconto "troppo fantastico" e dunque per questo inadatto a Zagor. Mi chiedo, per esempio, se non sia molto più fantastico "Il ponte dell'Arcobaleno" di Boselli. E che dire di "Incubi" di Sclavi?

Qualcuno ha fatto delle critiche argomentando sul fatto che lo Zagorone avrebbe dovuto essere "rappresentativo" del mondo zagoriano, mentre (a giudizio di questa categoria di detrattori) "Il castello nel cielo" non lo sarebbe. Mi è facile controbattere su due fronti.

1) Chi ha mai detto che uno Zagorone, il primo in particolare, dovesse essere per forza "rappresentativo"? Forse il primo Texone, così insolito almeno dal punto di vista grafico ma anche per l'ambientazione (tra i tagliaboschi e non tra i pellerossa del Sud Ovest), era rappresentativo del mondo di Tex? O il primo Maxi Tex, quello di Berardi, era particolarmente nella scia della tradizione? E il primo Nathanneverone era un qualunque numero dell'Agente Alfa semplicemente ingrandito o qualcosa di particolare?
Ma soprattutto, trattandosi di un numero "speciale", "fuori serie", "extra", "giant-size", lo Zagorone non era forse adatto a ospitare una storia un po' particolare, a sua volta sopra le righe e fuori dalla norma? Non è più rassicurante anche per un tradizionalista trovare una storia insolita ospitata fuori dalla serie regolare, come appunto un'eccezione, piuttosto che nella collana madre, dove forse è meglio mantenersi nell'ortodossia?

2) Chi ha mai detto che "Il castello nel cielo" sia poi una storia non rappresentativa del mondo di Zagor? Che cos'è, il mondo di Zagor? Non è forse lo stesso mondo dove ci sono i robot di Hellingen, gli uomini tigre, i mostri della laguna nera, le streghe indiane, i druidi celtici, i vikinghi, gli akkroniani, i mostri a tre teste, i Wendigo, i kraken, i ponti dell'arcobaleno? Se uno sceneggiatore dovesse essere davvero rappresentativo, non dovrebbe forse inserirci qualcosa del genere? E io invece, che ci ho messo soltanto Drunky Duck, i frati Gelsomino e Serafino e due tribù di indiani, non mi sono forse trattenuto rispetto a ciò che avrei potuto fare? Qualcuno potrebbe replicare che il mostro della laguna nera e gli Akkroniani non appartengono al genere fantasy ma all'horror e alla fantascienza. A parte che a rigor di logica gli Akkroniani vengono sgominati, in una storia di Nolitta, grazie a delle armi magiche e dunque anche questa storia rientra nel genere "sword and sorcery" che è un sottogenere del fantasy, l'obiezione non regge in quanto quel che conta è il principio della contaminazione, non la rappresentatività di un genere all'interno della serie. I lettori di Zagor che hanno ben inteso il personaggio dovrebbero cercare di abbattere gli steccati, non di ergerli ("smussare i punti di attrito", vi ricorda niente questa frase?). Tuttavia, anche a livello di rappresentatività, ho appena finito di allestire una mostra intitolata "Zagor e il fantasy" e ho stabilito un percorso di quaranta copertine e quaranta tavole che potrete vedere a Parma fra pochi giorni: vi assicuro che non ho avuto nessuna difficoltà a sceglierle. Il fantasy fa parte della serie come l'horror e la fantascienza, e non l'ho introdotto io. Anzi, io mi sono adeguato alla tradizione.

Talvolta, leggendo i commenti di qualcuno (non li leggo tutti), mi vien fatto di pensare che alcuni lettori cerchino (talvolta arrampicandosi sugli specchi) degli appigli per criticare per forza qualcosa che non gli è piaciuto, in moda da argomentare il loro mancato apprezzamento sulla base di una serie di obiezioni: però, alla fine, in fondo non c'è altro argomento che questo: un certo racconto non gli è piaciuto "a pelle" e non occorre trovare giustificazioni, conta la "sensazione". Questo vale anche per il giudizio positivo, ovviamente. Talvolta qualcosa piace o non piace senza che si sappia fornire una spiegazione logica e razionale: però, si cerca di arrabattare una recensione fondata su qualcosa, anche a rischio di sollevare obiezioni francamente poco sensate.

Una di queste obiezioni è la seguente (cito un forumista di SCLS): "A un certo punto i nostri stanno nascosti in una caverna alla base della torre e non possono salire... e come risolveranno questo problema irrisolvibile? Oh, guarda caso c'è proprio un tunnel che scorre fino in cima! Ed è ininterrottamente così largo da permettere di far passare un uomo. Mah. Già questo mi pare una coincidenza pazzesca e quindi davvero ficcata a forza, ma poi sbuca in un pianoro che presumo i due frati avranno esplorato palmo a palmo e non l'hanno scoperto mai? Dai, sono trovate da storielle per ragazzini, a cui piace solo passare un'oretta divertente e non si fanno troppi problemi".

Questo tipo di obiezione è davvero strano, considerando le migliaia di storie avventurose di tutti i tipi in cui si vedono cose del genere. Alzi la mano chi non ha mai letto, prima che sullo Zagorone, di una torcia in una grotta il cui movimento segnala la presenza di uno spiffero e dunque l'esistenza di un passaggio in comunicazione con l'esterno. Davvero me lo sono sognato io, o altri hanno usato lo stesso espediente? Il tunnel segreto sarà anche un espediente da ragazzini ma ha salvato tutti i sepolti vivi in film, libri e fumetti di tutto il mondo. In realtà, poi, del passaggio interno non c'è neppure bisogno, perché Zagor ha già scalato una volta la torre di pietra e può farlo ancora. Però, dato che, appunto, la scalata si era già vista, ho preferito trovare un modo alternativo. Modo che non è neppure così balzano: sarà che ho una sorella e un cognato speleologi, ma mi pare di avere abbastanza chiaro il fatto che le montagne sono piene di buchi e fessurazioni di tutti i tipi molto di più di quanto si creda di solito. Mi sembrerebbe anzi molto più strano se una torre di pietra fosse un blocco monolitico piuttosto che se avesse delle fessurazioni al suo interno. Tant'è vero che un amico geologo mi ha confermato che la torre di pietra ha tutte le caratteristiche di una formazione vulcanica e che non c'è nulla di strano che vi sia un canale lavico all'interno.

Ci si chiede però com'è possibile che di quella fessura in particolare nessuno se ne sia accorto prima. In realtà ci sono centinaia di grotte ignote fino a un certo punto che poi vengono scoperte, ma nel caso della "Casa nel Cielo" abbiamo a che fare con un eremo, che è per definizione un luogo poco frequentato: non c'è un via vai di gente curiosa in cerca di eventuali ingressi di cunicoli (se no che eremo sarebbe?). Ma il vero punto è: chi l'ha detto che nessuno se n'è accorto prima?
Magari qualcuno se n'è accorto. E allora? Chi se ne è accorto doveva mettere dei cartelli con su scritto: scomodo cunicolo per arrivare in cima? L'unico fatto certo è che non lo sapevano i frati. Possibile, mi si dice, che Gelsomino e Serafino, esplorando il loro piazzale, non abbiano visto il buco? E chi lo dice che non l'abbiano visto? Magari l'hanno visto e avranno detto: oh, guarda, c'è un buco nella roccia vicino alla chiesa. Semplicemente, però, non si saranno calati nel buco stesso per vedere dove andava. Il che mi pare anche logico! Come fa frate Gelsomino a infilarsi in un pertugio per esplorarlo, lui che fa fatica a infilarsi nella sua tonaca?

Ma soprattutto mi sfugge la logica per cui può andare bene (dato che questo fatto non viene contestato) che un eremo diventi un orrido castello popolato da orchi, ma si trovi "roba da bambini" il fatto che ci sia una fenditura in una roccia. Il castello e gli orchi vanno bene, la fenditura no.
Davvero in un fumetto come Zagor deve essere QUESTO a scatenare l'incredulità? Sul serio? Più che il nostro Re di Darkwood attraversi il Ponte dell'Arcobaleno o vada nel regno di Golnor? Suvvia, non possono essere questi i motivi del disappunto. Il disappunto nasce casomai dal desiderio di leggere un'ALTRA storia, mentre io ho scritto questa.

Concludo rispondendo a Christian Di Clemente. Il quale, bontà sua, parla bene di altre due storie fantasy di Torricelli, "Il principe degli elfi" e "Gli eroi del ramo rosso", e di una mia, "La progenie del male", usandole per storcere il naso di fronte al "Castello nel cielo". Quelle altre sì, che era belle; "Il castello nel cielo", invece, così così. E perché "Il castello nel cielo" sarebbe così così? Sostanzialmente, perché sarebbe un "fantasy a metà". Troppo poco fantasy, insomma. Vedete com'è difficile accontentare tutti?

lunedì 30 maggio 2011

VENTI GIRI DEL CAMPO

"Mille venti leggeri / ventimila pensieri /
venti giri del campo /
e ancora c'è tempo
".


Così cantavano Dodi Battaglia e compagni, nel 1986, intonando un testo di Valerio Negrini intitolato "Venti", in un brano contenuto nell'album "Giorni Infiniti", che io comprai in vinile perché ancora non avevo il lettore CD. Era un disco con il vinile tutto bianco. L'occasione di tanto scialo era quella di festeggiare i primi vent'anni dei Pooh, e la canzone giocava appunto sul doppio senso di "venti" inteso come numero, o come plurale di "vento".

"Venti di terra e di mare / mi hanno preso, mi hanno fatto passare": e non c'è dubbio che anch'io abbia avuto un vento fortunato che ha quasi sempre soffiato in poppa, almeno professionalmente (poi, nella vita, ho avuto altrove la mia dose di disgrazie, come tutti). E i venti che mi hanno preso e mi hanno fatto passare "per le porte più strette / per le notti più chiare", hanno soffiato anche per me durante vent'anni, e spero che non arrivi troppo presto la bonaccia.


Nel maggio 1991 sono state pubblicate infatti, in contemporanea, le mie prime due storie per Zagor. Da allora, non hanno mai smesso di uscire. Vedete qui accanto la prima volta che si parla di me in un "Giornale di Sergio Bonelli" e le copertine dei primi albi con il mio nome nei credits. In apertura, mi vedete ritirare a Reggio Emilia il premio che l'ANAFI ha voluto attribuirmi per il mio ventennale contributo allo Spirito con la Scure. Proprio di questo argomento si occupa, bontà sua, Saverio Ceri nella nuova puntata della sua rubrica "Diamo i numeri".

Diamo i numero 9
Vent'anni di spirito e di scure
di Saverio Ceri



Come accennato lo scorso settembre, in occasione del quarantottesimo compleanno di Moreno Burattini, prima di celebrare degnamente i cinquant'anni dello spirito con la scure, c'è un'altra piccola ricorrenza legata a Zagor, da festeggiarsi col numero in edicola oggi: i primi vent'anni del Nostro al servizio di Patrick Wilding e della Bonelli Editore. Risale proprio all'albo "I malefici di Diablar" (Zagor 310/Zenith 361) in edicola esattamente 20 anni or sono l'esordio di Moreno, accompagnato in quel'occasione, alle matite, da Gallieno Ferri, il co-creatore del personaggio. Accoppiamento che si è rivelato di buon auspicio, visto che Moreno è poi diventato il principale scrittore delle avventure dell'eroe nolittiano. La storia che iniziava a pagina 71 di quel fatidico albo si intitolava "Cico Rubacuori" e si sarebbe conclusa solo un paio di numeri dopo, la prima avventura completa di Moreno per Zagor è quindi "Cico Trapper" uscito appena venti giorni dopo. In entrambi i casi nel titolo c'è "Cico", personaggio che grazie a Moreno finalmente ritrova il ruolo che merita a fianco dell'eroe. Le sue gag sulle pagine della serie principale ritornano a farsi più articolate e ritornano copiose le sue canzoncine improvvisate durante i lunghi trasferimenti a piedi da un capo all'altro di Darkwood.

Se il panciuto messicano rappresenta, nel contributo burattiniano alla serie, lo "spirito", la "scure" è invece rappresentata dal suo successivo ruolo di supervisore. La sua scure si è abbattuta sulle tavole di prova degli aspiranti sceneggiatori e disegnatori che negli anni si sono sottoposti al suo giudizio. Del resto non poteva essere diversamente, essendo cresciuto, da sceneggiatore, alla severa scuola di Renato Queirolo, uno dei migliori curatori dei testata della casa editrice di Via Buonarroti.

Tornando ai numeri, non c'è molto di nuovo rispetto a otto mesi or sono, essendo uscite da allora solo due storie di Moreno, a parte un paio di curiosità.
Le tavole scritte da Burattini per la Bonelli, con "La progenie del male", sono 17589, sessantaquattro in più di quelle fino a oggi pubblicate di Manfredi. Burattini diviene il settimo sceneggiatore bonelliano di tutti i tempi (e questa è la prima novità). La lotta per il settimo posto è quindi iniziata, nei prossimi due anni si prevedono molti sorpassi e controsorpassi fra i due contandenti, visto che Manfredi dopo qualche mese di stop causa la chiusura di Magico Vento, tornerà presto con Tex e soprattutto, e in maniera costante, con Shanghai Devil dall'autunno. Nel frattempo Moreno potrebbe prendere un po' di vantaggio con lo zagorone, il numero celebrativo dei 50 anni e la trasferta sudamericana. Alle loro spalle Berardi avanza a un ritmo costante di circa 800 tavole l'anno, esattamente la quantità di tavole che lo separano dai due in lotta per la settima piazza.

A livello annuale con l'albo di oggi Moreno balza al secondo posto a 44 tavole da Boselli, attualmente in testa, in questo caso, essendo a maggio, la classifica è talmente corta che in un mese si possono guadagnare o perdere molte posizioni. Tireremo le somme a fine anno.

L'altra curiosità è che la storia in coppia con Pesce di aprile e maggio 2011 è la novantanovesima di Moreno per la Bonelli. Il primo zagorone "Il castello nel cielo" è quindi la storia numero 100 sceneggiata da Moreno per l'editore milanese (di cui 93 legate a Patrick Wilding e al suo mondo): non male venti anni, cento storie.

A proposito di Patrick Wilding, sapete chi è stato a "battezzarlo" così?

Saverio Ceri


venerdì 27 maggio 2011

GLI ALLUPATI DELL'ONTARIO

Ho appena acquistato in edicola il n° 107 della collana "Il comandante Mark" delle Edizioni If, che ristampa la storia "Il demone mascherato", da me scritta nel 1997 e apparsa per la prima volta nel giugno di quell'anno come ottavo albo speciale del personaggio, all'epoca pubblicato dalla Bonelli.

Non era la mia prima storia di Mark. Già era uscito, l'anno precedente, un altro speciale intitolato "I sabotatori dell'Ontario": in quel caso, però, il soggetto non era mio ma di Dario Guzzon, l'ultimo rimasto sulla breccia dei tre autori della EsseGesse (gli altri due erano Pietro Sinchetto e Giovanni Sartoris, scomparsi rispettivamente nel 1991 e nel 1989). Quando ricevetti, non senza emozione, il soggetto di Guzzon scritto a mano su un paio di fogli ed ebbi da Decio Canzio l'incarico di sceneggiarlo, Dario era ancora vivo: sarebbe scomparso nel 2000.


I disegni furono affidati a Lina Buffolente, una incredibile signora attiva come disegnatrice fin dal 1941, quando aveva soltanto diciassette anni. Si dice che sia stata la prima donna fumettista in Europa (ma non saprei dire chi l'abbia preceduta in America). Lina è stata legata per molti anni all'editrice Universo, realizzando personaggi molto famosi negli anni Cinquanta e Sessanta come Liberty Kid e Fiordistella, ma suoi lavori sono apparsi anche sul Vittorioso (Capitan Walter), e su molte testate francesi e tedesche. Poi, negli anni Settanta, arriva in Bonelli occupandosi del Piccolo Ranger e di River Bill, prima di ereditare i disegni del Comandante Mark. La signora Buffolente era molto affettuosa con me, ogni volta che mi vedeva, e mi diceva che le piaceva come scrivevo. E' scomparsa, purtroppo, nel 2007, all'età di ottantatre anni.



Se siete curiosi di leggermi alle prese con qualcosa di diverso da Zagor, potete recuperare "Il demone mascherato". Ricordo che Decio Canzio mi riempì di complimenti per questa storia, dicendo (bontà sua) che era il migliore degli speciali usciti fino ad allora. Per scriverla, tentai il recupero di un personaggio simile al "Pipistrello", un bandito che si opponeva al Grande Blek. Ho anche cercato di costruire una storia il più possibile essegiessiana, pieno dei topoi della produzione di Guzzon, Sinchetto e Sartoris. Un misterioso nemico mascherato da demone, Asmodeus, lotta contro Mark che deve portare al comando americano dei documenti sottratti da un patriota, i piani di una ritirata strategica degli inglesi. Il gioco del racconto consiste soprattutto nello scoprire chi é Asmodeus, chi si nasconde sotto la maschera. Sfogliandola, mi pare una storia ben congegnata ma, soprattutto, professionale nel senso che mi sembra (poi sarete voi a giudicare) di aver rispettato le caratteristiche del protagonista e dei suoi amici in modo da soddisfare l'ortodossia dei personaggi prima che le mie velleità di autore. Mark è uno di quei personaggi che a tutti gli sceneggiatori piacerebbe gestire alla propria maniera, rendendolo magari più cupo, più realistico, più drammatico: ma io ero chiamato a rivolgermi al pubblico della EsseGesse e a rispettare una tradizione che ancora oggi, viste le continue ristampe, fa proseliti in Italia e in molti paesi del mondo. Dunque, se anche mi sono concesso il lusso di congegnare una trama gialla piena di indizi e di false piste, alla fine non credo di aver deluso gli abituali lettori delle storie dei Lupi dell'Ontario.


Dopo "il demone mascherato" ci fu (e dunque potrete rileggerla il prossimo mese grazie alle Edizioni If) un'altra storia lunga, "L'orso sacro". Ma, personalmente, vado orgoglioso per le storie brevi di Mark da me sceneggiate per gli albetti spin-off che all'epoca venivano allegati agli Speciali Bonelli. Scrissi quelli dedicati a Flok, El Gancho, Mark da giovane e Betty Gray. Di queste due ultime storie, che hanno una certa importanza nella ricostruzione dei fatti del passato e nel perfezionamento della coerenza interna della serie, torneremo a parlare presto, grazie anche al contributo di Angelo Palumbo, grande esperto della saga di Forte Ontario. A proposito di questo forte, non va dimenticato che in una mia storia di Zagor, "Soldati fantasma", lo Spirito con la Scure visita le rovine dell'avamposto, molti decenni dopo la fine della guerra d'indipendenza.Devo però adesso mantenere una promessa fatta all'epoca della pubblicazione, su questo blog, di una inedita intervista a Dylan Dog, da me abbozzata ai tempi della fanzine Collezionare.


In quell'occasione scrissi: "A giudicare dai commenti, devo pensare che i lettori abbiano trovato invece abbastanza divertenti le 'interviste impossibili' che venivano pubblicate sulla rivistina e che ho ripubblicato in rete. Originariamente, dato che Collezionare veniva realizzata in provincia di Firenze e aveva, nei suoi primi numeri, una diffusione locale, si trattava di testi di cabaret scritti in vernacolo fiorentino. In questa versione vi ho fatto leggere, per esempio, l'intervista ai Fantastici Quattro. L'intervista a Zagor, invece, l'ho proposta su questo blog 'tradotta' in italiano. Tutte e due hanno fatto ridere o sorridere e ne sono contento. Resta ancora da pubblicare l'intervista al Comandante Mark (lo farò, prima o poi, prometto - o minaccio, a seconda di ciò che avete pensato delle prime due)". Eccomi perciò a pubblicare quel testo, non senza prima aver ricordato che risale agli anni Ottanta, quando era fresco il ricordo della tragedia dello stadio dell'Heysel, quando in giro invece degli emo c'erano i dark e quando capitava ancora di sentir parlare della signora Giannini, madre di sei gemelli, che compariva anche in uno spot destinato a reclamizzare dei detersivi.



INTERVISTA A I' COMANDANTE MARCHE
di Moreno Burattini
da Collezionare n° 9 (maggio 1987)

Intervistatore - Bongiorno, Comandante Marche.



Comandante Marche - Bongiorno un corno! ...Ma sentitelo! Mi gira le scatole come le pale d'un mulino a vento, e questo mi viene a dire: bongiorno! Sortimi da tre passi, sennò t'arrivo du' tonfi ti levo ti sentimento!

I - La vedo un po' agitato, Comandante.

CM - Son agitato sì! Non ne posso più! ...Tanto per cominciare, non so più icché fare con questi Inglesi. Gl'è da quande son nato che non fo altro che sterminarli, eppure non finiscan mai! ...Voglio dire: dall' Inghilterra più d'un bastimento per volta non ne manderanno, no? E invece ne sorte fori da tutte le parti! A regola devano aver noleggiato la signora Giannini, la mamma de' gemelli, e gliene fanno fare sei in continuazione. E tutti maschi, e tutti cattivi, tutti tifosi del Liverpul! ...Se poi si va a contare quelli che ha fatto fori i' mi' collega Blec Macigno, tu vedrai se fra tutti e due un se ne sarà sterminati mezzo miliardo. Ma più se n'ammazza, più n'arrivano!



I - La ci ha ragione da vendere!

CM - Bah! A me m'è bell'e venuto a noia. Pe' esempio, io mi struggo dalla voglia d' affrontare qualche volta un po' di zombi, due o tre òmini volanti, un robòtte, un omo lupo, una pianta carnivora... qualche cosa d'i' genere, insomma, come fanno Zagor e Dilan Dogghe. Ma a dirlo a' mi' autori l'è come dire a i' muro! S'arriva a' i' numero dopo e... zacchete! Riecco un'altra volta gli Inglesi! ...Non c'è nulla da fare! Altro che EsseGesse, quelli andavan chiamati Esse-Esse. Ce l'hanno a morte con gl'Inglesi più che i tedeschi con Cercil!



I - Ma a parte gl'Inglesi, non mi pare che la ci abbia troppo da lamentarsi: la vive a contatto con la natura, gl'è Comandante, la ci ha una bella donna...



CM - Icché? Sta' zitto, sai! Non me la rammentare nemmeno, quella! Anche lei, la Betti, non la reggo più!

I - Perché? O come mai?



CM - O come perché? Non lo vedi come m'asfissia? L'è più gelosa lei d'una sposa palermitana! L'è sempre a domandarmi in dove son stato, la mi controlla se ci ho i capelli d'un'altra su i' giubbino... fra me e Martin Mistere non si sa più come fare! Io ci ho la Betti, lui ci ha la Diana! Credimi, non si vive più!



I - Sicché lei conosce il professor Mistere!


CM - Bah! Lo conosco sì: s'esce in edicola insieme! Anzi, s'è bell'e detto di fare uno scambio: lui mi manda la su' pistola a raggi al posto del mi' catorcio che spara un colpo per volta, e io gli mando Gufo Triste al posto di Giava. Certo, siccome Mistere l'è sempre a indagare su' casi misteriosi e sugli estraterrestri, invece di chiamarlo Gufo Triste gli si leverebbe la G e si chiamerebbe Ufo Triste.

I - Ma torniamo alla Betti. Anche se gl'è gelosa, l'è parecchio bellina.



CM - Anche troppo. La me la guardan tutti con gli occhi di fori. Siccome poi l'è anche l'unica donna d'i' forte, i mi' òmini gli sbavano tutti dietro. Mi tocca a mettergli i' bromuro nel bere, per tenerli boni! Appunto per questo gli chiamano "gli Allupati dell' Ontario".


I - Senta, Comandante: ma le vendite, come vanno?



CM - Punto bene! Non si dà via un giornalino nemmeno a tirarglielo dietro alla gente. Ormai mi comprano soltanto i tifosi della Iuventus, per via che stermino gl'Inglesi.


I - E cosa pensa di fare, a questo proposito?


CM - Di rendermi più aderente a' tempi moderni, d'assimilarmi a' gruppi e sottogruppi delle tribù giovanili. Dato che i' giubbino nero ce l'ho di già, presto cambierò nome.


I - Come: la cambierà nome?

CM - Sì. Invece di "Comandante Mark" mi chiamerò "Comandante Dark"!