venerdì 16 gennaio 2015

ESERCIZI DI STILE



Quando, poco più di due anni fa, ho comprato il mio primo Ipad (sono già al terzo, dopo che il primo si è rotto cadendo per terra e il secondo mi è stato rubato), credevo di poterlo usare anche per scrivere in treno, o durante una scampagnata, i miei articoli o le mie sceneggiature. Mi sbagliavo, perché non sono in grado di digitare velocemente senza una tastiera e soprattutto non ho mai trovato il modo di installare una app che avesse tutte le funzioni di Word e producesse dei file .doc trasferibili altrove con un click. Ce ne saranno sicuramente, sono io che non sono stato capace di risolvere questo problema (come infiniti altri, tipo quello di vedere dei film sul tablet - invidio molto chi riesce a farlo addirittura in treno, quando io è già tanto se riesco a mantenere la connessione per due minuti ogni quindici). Del resto, la "storia delle mie disgrazie", divisa in due puntate, è uno dei testi che più ha divertito e fatto sghignazzare i lettori di questo blog e dunque le mie difficoltà con la tecnologia non sono un segreto. 

Ma non è di questo che voglio parlare, quanto raccontare il seguente aneddoto. Nella vana speranza di trovare l'app per scrivere testi adatta a me, ho scaricato (pagando s'intende) due diversi programmi e ho buttato giù dei testi di prova, assolutamente assurdi e inventati sul momento. Valutate le difficoltà e le controindicazioni, ho abbandonato le applicazioni fino a che, pochi giorni prima del furto che me ne avrebbe privato per sempre, ho ritrovato i due scritti e sono riuscito a spedirmeli per posta. giusto per conservarli. Li ho riletti e ho deciso che li avrei pubblicati qui, per farli vedere anche a voi. 

Il primo è un divertissement sull'Ave Maria che però, ci tengo a sottolinearlo, non parla affatto della Madonna. Infatti, il personaggio che parla è una donna incinta che avrà una femmina di nome Grazia e che fa la badante di un certo signor Rossi. Dunque, nessuna blasfemia. Solo giochi di parole. Mi sono fermato lì dove vedrete, e non credo sia necessario andare avanti. 


AVE MARIA

di Moreno Burattini


«Cognome?»

«Ave.»

«Nome?»

«Maria.»

«Bene. Ave Maria. Vedo che lei è incinta.»

«Sono al nono mese, sì.»

«Sarà maschio o femmina?»

«Femmina.»

«Ha già deciso il nome?»

«Sì. Si chiamerà Grazia.»

«Bene. Ave Maria piena di Grazia. Professione?»

«Sono la badante del signor Rossi.»

«Il signore é con te?»

«Si, si, nell'altra stanza. Sta bene ma non c'è più con la testa. È convinto che io sia sua sorella Benedetta, che in realtà é morta da cinquant'anni. Se ci parlerà, cerchi di assecondarlo e non lo contraddica. Chissà perché con tutte le donne che ci sono al mondo avrà deciso di identificarmi con quella poverina.»

«Va bene: tu sei Benedetta, tra tutte le donne.»



Il secondo testo, invece, potrebbe essere l'incipit di un romanzo. Gli ho persino dato un titolo, "Il tucano", che non c'entra assolutamente niente ed è venuto fuori dalla marca della borsa che conteneva l'Ipad. Ho scritto di getto quel che veniva, ed è venuto fuori quello. Naturalmente non ho la minima idea di come andare avanti ma, nel caso all'ascolto ci fosse un grosso editore disposto a chiedermi di farlo anticipandomi del denaro, lo farò molto volentieri.


IL TUCANO

di Moreno Burattini


Capitolo 1

Quando lei gli disse di chiamarsi Elisa Basile, lui sgranò gli occhi.

«Non è possibile».

«Perché no?»

«Perché il tuo nome é un palindromo perfetto.»

«Cos'é un palindromo?»

«Una parola o una frase che si leggono allo stesso modo sia da destra che da sinistra. Per esempio, ”ossesso”.»

«E secondo te il mio nome...»

«Leggilo tu stessa al contrario, qui sul modulo che hai compilato. Vedi? Resta Elisa Basile, anche se lo rovesci.»

«E' vero! Non me ne ero mai accorta.»

«Dunque papà e mamma non ti hanno chiamata così apposta per creare un gioco di parole?»

«Ma no! Certo che no!».

«Allora è una gran bella coincidenza.»

«E tu come hai fatto ad accorgertene? Provi a leggere alla rovescia tutti i nomi chè ti capitano sott'occhio?»

«No, ma ho il pallino degli anagrammi e dei giochi di parole e mi é subito balzato agli occhi che c'erano delle lettere che si ripetevano.»

«É bastato questo?»

«Si, è più che sufficiente. Ho letto ”Elisa Basile' ed é evidente che la elle, la esse, la i e la e ci sono due volte.»

«Che occhio clinico.»

«li per li ho pensato che forse il nome anagrammava il cognome, cosa che invece non é. Poi ho visto il palindromo. Che però vale solo con il cognome messo dopo il nome.»

«Già... Basile Elisa non ha senso letto al contrario.»

«Meglio cosi. Non li sopporto quelli che si presentano dicendo prima il cognome. Pensa che evito persino di entrare nei negozi che scrivono prima il cognome nell'insegna.»

«Ma dài.»

«È verissimo. C'è un grande negozio di abbigliamento a Viareggio che si chiama 'Ferri Giancarlo' e io non ci vado mai.»

«Solo per quello?»

«Eh si. E non vado neppure nei posti con il "due" nel nome.»

«Questa me la devi spiegare.»

«Hai presente, non so, quelle pizzerie o quei ristoranti che hanno una sede 'madre' e poi delle succursali con lo stesso nome ma con l'aggiunta del numero due? Tipo "Pizza OK" che diventa "Pizza OK due"?»

«Ah! Vicino a casa mia c'é un forno che si chiama "Carlotta due" perché ha la stessa gestione di un altro che si chiama "Carlotta" e basta.»

«Ecco, io li non ci andrei.»

«Questo l'ho capito, ma non ho capito perché.»

«Perché non voglio frequentare luoghi di seconda scelta. Un posto con il "due" nel nome sa di duplicato.»

«E allora che devono fare quelli che hanno già negozio o un locale e ne vogliono aprire un altro?»


«Gli trovano un altro nome o ripetono il primo senza metterci accanto il due.»

domenica 11 gennaio 2015

CHI MI CREDO DI ESSERE

Moreno Burattini visto da Andrea Barattin

Puoi esserti laureato con 110 e lode, aver vinto premi come miglior professionista nel tuo settore, vantare un curriculum da tanto di cappello, essere persona gentile e intelligente, godere di stima ovunque e ovunque essere richiesto e ricercato, ma per il tuo capo resterai sempre l'ultimo dei coglioni. Perciò a volte serve fermarsi a chiedersi chi ci si crede di essere e verificare chi invece si è. Personalmente lo faccio così spesso che talvolta entro un in un loop: entro in un esame di coscienza e ne esco solo per ricominciarne un altro. Il mio analista, quando ci andavo, diceva che il suo compito era quello di aiutarmi a “vedermi” da fuori, con i suoi occhi. “Dottore, quando mi può vedere?”, era una frase con un doppio senso. Andare da qualcuno perché ti guardi e ti dica ciò che vede, dato che da soli non se ne è capaci. Gli altri come specchio. In un momento di particolare difficoltà, pochi giorni fa, ho ricevuto la lettera di un lettore (un “altro da me”) che mi ha spiegato come mi vede lui. Chi si loda s'imbroda e sto per fare qualcosa che forse dovrei evitare. Però talvolta le lettere che si ricevono servono a tirar su il morale e a dare la forza per andare avanti nella fatica del lavoro quotidiano in redazione dove non mancano mai le difficoltà. La lettera di Stefano (basti il nome, dato che si dice il peccato e non il peccatore) è una di queste. L’ho pubblicata su Facebook e ha ottenuto decine e decine di apprezzamenti: davvero tanti i “mi piace” e i commenti che confermano l’impressione che chi mi ha scritto ha di me. Grazie, cari amici. 

===

Caro Moreno,
che non ti manchi mai la forza e la voglia di portare fiero la bandiera di Zagor in giro per il mondo.!La casa editrice ed il nostro eroe non sono MAI stati così vicini, come con te, a noi appassionati lettori. Nel tempo, piano piano, hai consolidato e reso consuetudine, la tua presenza in mezzo ai lettori e, ne sono sicuro, questo è stato d'esempio anche per altri tuoi colleghi. Hai cambiato un modo d'essere, hai reso la Bonelli alla portata di tutti, accessibile e consultabile in maniera estremamente personale. Grazie a nome mio e di tutti. Molte volte spendiamo tante parole e tempo a lodare e tributare il personaggio di fantasia che adoriamo, trascurando un po' chi poi realmente lo impersona davvero tutti i giorni e si costringe a pensare come lui per portare avanti la saga di un mito. Ecco, questa mia mail vuol essere il degno riconoscimento a chi, tutti i santi giorni, è davvero, almeno per una sua porzione di cervello, proprio lo Zagor che ci appassiona e ci fa sognare da così tanti anni. Come graficamente il grande maestro Gallieno Ferri è Zagor da sempre, da alcuni anni a questa parte Moreno Burattini è anch'egli Zagor, uno splendido Zagor sempre giovane e fresco che imperterrito ci sorveglia e ci protegge invisibile, sempre pronto ad intervenire.
Grazie Moreno, grazie di tutto e buon anno nuovo.

Stefano


sabato 10 gennaio 2015

JE SUIS GEORGES

Milo Manara per Georges Wolinski
I morti sono tutti uguali, ma a me a Parigi, il 7 gennaio 2015, hanno ucciso Georges Wolinski, uno dei fumettisti francesi che ho più amato.  Georges è stato ammazzato (“giustiziato” è un termine che non si dovrebbe mai usare, men che mai quando la vittima è un innocente)  insieme ad altre undici persone nel corso di un attacco terrorista nella sede di una rivista satirica francese, “Charlie Hebdo”, di cui era una delle colonne. Tra esse c’erano altri vignettisti, compreso il direttore, Stephane Charbonnier, detto Charb, le cui parole sulla paura dei fanatici, da cui era stato più volte minacciato, andrebbero incise sulla pietra di un monumento: preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio. Come al solito, quando ci sono di mezzo la religione e le ideologie, non mancano coloro che hanno trovato il modo di giustificare i killers. Quelli di “Charlie Hebdo” se la sarebbero cercata, le loro vignette erano offensive. Non sono le vignette a essere offensive, è chi le legge che si offende. Se qualcuno si ritiene offeso, prenda la matita e satireggi pure lui, se ne è capace. Oppure se ne lagni, tenga il muso, scriva lettere di protesta. Nei casi estremi, se proprio è stata infranta una legge, si rivolga alla magistratura per far pagare una multa agli umoristi. Ma se prendi il mitra e macelli chi ha soltanto disegnato, è evidente che hai perso la ragione. Le idee si combattono con le idee. Se le combatti con le armi, vuol dire che le tue idee sono più deboli. Il fatto che Charb o Wolinski o chiunque altro disegnassero vignette che qualcuno non facevano ridere o che qualcun altro indignavano, non ha nessuna importanza rispetto al principio che quegli autori avessero il diritto (e perfino il dovere) di pubblicarle. Non può darsi in alcun modo il caso che un autore (scrittore, giornalista, cineasta, fotografo, disegnatore, poeta, filosofo, blogger) non possa esprimere il proprio pensiero nel timore di essere ucciso. Per questo il coraggio di “Charlie Hebdo” è una bandiera dietro la quale tutti dovremmo essere orgogliosi di sfilare. Personalmente rispetto i credenti di ogni religione e mai farei qualcosa per impedire a chiunque di manifestare o praticare la propria fede. Su questo non ci piove. Temo però, purtroppo, che alcuni credenti di alcune di queste fedi non siano altrettanto ben disposti verso gli altri quanto me. Non prevedo niente di buono per il futuro. Non sarà facile, per chi scrive storie per mestiere, continuare a lavorare con serenità. Dire qualcosa di troppo che suoni offensivo verso chissà chi potrebbe voler dire vedersi sterminare la famiglia, venire massacrato con un gruppo di amici, scatenare una rivolta popolare in qualche lontano (o magari vicinissimo) paese. Tutti ci censureremo da soli, per evitare il peggio. Non vedo come se ne potrà uscire, perché purtroppo i buoni vincono soltanto nei fumetti.

venerdì 2 gennaio 2015

LO ZAGOR DEL 2015





Quali nuove, emozionanti avventure aspettano il nostro Zagor nel corso del 2015? Vediamolo insieme. Innanzitutto,  va detto che si tratterà di una annata decisamente importante, per molti motivi. La collana Zenith (quella che attualmente pubblica gli episodi della serie regolare) festeggia il cinquantacinquesimo anno di vita, avendo esordito nel 1960, e per cinquanta di questi ha ospitato ininterrottamente le vicende dello Spirito con la Scure (dal 1965 a oggi). Si tratta sicuramente di una delle collane a fumetti più longeve del mondo. Gli albi mensili del Re di Darkwood raggiungeranno, nel mese di luglio, quota seicento: un altro traguardo con pochi riscontri, festeggiato con un numero speciale tutto a colori. Inoltre, nella seconda parte dell’anno, avremo il ritorno del nemico più atteso e richiesto da tutti i lettori: quello del professor Hellingen. Tutto ciò verrà celebrato in varie manifestazioni e con numerose iniziative: per il momento grandi eventi si attendono nel corso di Albissola Comics in maggio, e di Riminicomix in estate. Ci saranno però delle sorprese anche altrove e sul fronte di gadget, pubblicazioni speciali, importanti edizioni estere, iniziative multimediali e di saggistica. I particolari verranno rivelati quando ne avremo la certezza. 

Gallieno Ferri indica la rotta da seguire nel 2015

La Collezione Storica a Colori andrà sicuramente avanti ancora per qualche mese, impossibile dire fino a quando (dipende dalla tenuta delle vendite, rallentate dalla vicinanza che ormai ha raggiunto con le uscite regolari), ma a qualunque quota ci fermeremo, se ci fermeremo, non potremo che festeggiare il successo di una collana che è andata al di là di ogni più rosea previsione (si era partiti preventivando 30 numeri, supereremo comunque vada il 165°). Ma entriamo nel dettaglio della programmazione, fermo restando che ogni anticipazione potrà essere smentita da aggiustamenti in corso d’opera.

Tavola in anteprima dal n° 600 (disegni di Gallieno Ferri)

La collana mensile verrà divisa in due parti dall’uscita dello Zenith n° 651 (Zagor 600), albo speciale a colori intitolato “Il giorno dell’invasione”, scritto da Jacopo Rauch e disegnato da Gallieno Ferri. Viene così proseguita la tradizione che vuole ogni numero “centenario” sceneggiato da un autore diverso: Nolitta, Sclavi, Toninelli, Boselli, Burattini, Rauch. L’argomento: il ritorno degli Akkroniani! Un episodio più “speciale” di così è difficile immaginarlo. Ma non è tutto, perché il mese successivo tornerà di nuovo Ferri con la prima parte di un racconto, provvisoriamente intitolato “Il risveglio delle macchine”, preludio al ritorno di Hellingen che avverrà negli albi di ottobre, novembre e dicembre grazie ai disegni di Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine). I testi saranno miei.

Marco Verni disegnerà, con Gianni Sedioli, il ritorno di Hellingen

Prima di arrivare al seicentesimo Zenith zagoriano, però, avremo comunque tre avventure degne di nota. La prima, in edicola a gennaio e febbraio, vede l’esordio quale sceneggiatore dello Spirito con la Scure di Samuel Marolla, già visto all’opera su Dampyr, ma noto soprattutto fuori dall’ambito fumettistico per i suoi racconti horror pubblicati in Italia e all’estero. La storia da lui immaginata ha le stesse tinte cupe dei suoi libri, e parla di una cruenta rivolta carceraria nel penitenziario di Hellgate, meglio noto come “L’inferno dei vivi”. I disegni sono di Paolo Bisi, un nome, una garanzia di qualità.

Un libro di Samuel Marolla

A seguire, ecco il ritorno di Joevito Nuccio: un autore acclamatissimo anni fa per il suo lavoro di esordio, “Plenilunio”, e adesso chiamato a confermarsi nei mesi di marzo, aprile e metà maggio con una nuova storia (scritta da me) intitolata “Corsa disperata”. Il buon Joe ha impiegato quattro anni per realizzare 240 pagine adrenaliniche piene zeppe di animali feroci, tra i quali alcuni decisamente insoliti, necessari per lo sviluppo della trama, ambientata su un'isola al largo della costa del Maine, dove un lucido folle di origini tedesche ha organizzato una sua personale riserva di caccia.

Joevito Nuccio

Infine, in maggio e giugno, ecco tornare anche il bravissimo Massimo Pesce, da tempo assente dalle scene, con una drammatica storia scritta per lui da Jacopo Rauch, e che secondo me risulterà la cosa migliore da lui disegnata finora nella sua carriera.

Massimo Pesce e Jacopo Rauch

Passando alle pubblicazioni extra serie regolare, ormai è già stato ufficializzato il passaggio dei Maxi dalla periodicità semestrale a quella quadrimestrale. Dunque ne avremo tre in un anno: a gennaio, maggio e settembre. Si comincia con “La legione degli assassini”, di Zamberletti e Chiarolla, drammatica avventura in cui a Darkwood arrivano i dayachi, feroci tagliatori di teste ben noti a chiunque abbia letto Salgari. Antonio Zamberletti ha già esordito su Zagor con lo speciale “L’uomo di Maverick” ed è anche stato apprezzato su Dampyr, ma anche lui è noto soprattutto per i suoi romanzi noir (ne sono previsti di nuovi in uscita presso Mondadori). 

Antonio Zamberletti
Del veterano Alessandro Chiarolla non c’è da dire nulla che già non si sappia: la sua interpretazione dello Spirito con la Scure, graffiante e dinamica, è la più originale fra quelle fornite dallo staff e soprattutto è quella di un maestro (che può piacere o non piacere ma il cui grande talento non si discute). A maggio arriverà in edicola una storia mia, illustrata da Oliviero Gramaccioni: si tratterà di una avventura a cui sono molto legato, perché mi è piaciuto scriverla tornando a “berardeggiare”. Nel corso di questa avventura vedremo Zagor corteggiato da una ragazza innamorata di lui: una situazione che, nelle mie intenzioni, dovrebbe intrigare anche il pubblico femminile. Ne parleremo quando sarà il momento. A settembre, invece, Marcello Mangiantini terrà a battesimo l’esordio ai testi di Roberto Altariva, sceneggiatore già rodato sulle pagine di Diabolik, che riporterà in scena il professor Verybad (alle prese con gli effetti indesiderati di un altro suo incredibile macchinario).

Una illustrazione di Chiarolla

Lo Speciale di Marzo sarò invece un evento del tutto particolare: uscirà infatti il primo di due episodi zagoriani sceneggiati da Lorenzo Bartoli, un amico prematuramente scomparso lo scorso settembre, a lungo impegnato, con Roberto Recchioni, nella realizzazione di John Doe ma anche creatore di molti altri personaggi e autore di centinaia di storie (oltre di alcuni romanzi e antologie di racconti). 

Lorenzo Bartoli

Si tratta probabilmente del suo ultimo lavoro finito prima della morte (l’altra storia di Zagor ancora nei nostri cassetti è stata infatti realizzata in precedenza). Mi fa piacere che, nella tristezza della sua assenza, il mio nome possa essere accostato al suo in questa uscita postuma: mio infatti è il soggetto che Lorenzo ha sceneggiato per i disegni del nostro comune amico Walter Venturi.

Io con Walter Venturi

Bane Kerac e il suo personaggio Cat Claw

Io e Bane Kerac in una sua caricatura.

Del tutto speciale anche il terzo Zagor Color, il primo albo di Zagor affidato alle mani di un illustratore “straniero”: a disegnare “Il passato di Guitar Jim” sarà infatti Bane Kerac, maestro serbo noto in Europa e negli Stati Uniti. 

Le sue belle tavole zagoriane sono già state oggetto di una mostra in Montenegro, come vi ho raccontato mostrandovi qualcosa in anteprima. 

Circa la storia che ho imbastito per lui, il titolo (pur provvisorio) dà già qualche anticipazione. In ogni caso, il nostro racconto svelerà perché "Guitar" Jim nasconde la pistola nella cassa della sua chitarra, chi gli ha insegnato a suonare quello strumento, perché uno come lui (in fondo un bravo ragazzo) si è messo a fare il fuorilegge e tante altre cose ancora
Bane Kerac

Gli Zagor a colori del 2015, però, saranno tre: oltre al n° 600 e al Color avremo anche “La macchina degli Ubiqui”, il primo team-up tra lo Spirito con la Scure e Dragonero! Si tratta di una storia scritta da Stefano Vietti e illustrata da Walter Venturi, destinata a uscire come secondo speciale policromo della serie fantasy bonelliana. 

Tavola in anteprima dal team-up fra Zagor e Dragonero

Come si vede, tanta roba. Le idee non mancano e l’alternarsi degli autori ne garantisce la freschezza e la vivacità. Se vorrete essere dei nostri anche quest’anno, non scendete dalla giostra, anzi, invitate gli amici a salire con voi! 
Zagor in tram-up con Dragonero in una illustrazione di Walter Venturi