domenica 29 dicembre 2013

L’ANNO CHE E’ VENUTO

Io e Mauro Laurenti con le bozze di stampa di un nostro albo
Se siete frequentatori anche soltanto occasionali di questo blog dovreste sapere che cos’è la rubrica “Diamo i numeri”, curata a suo tempo da Saverio Ceri sulle pagine della rivista specializzata “Dime Press” e poi qui su “Freddo Cane in Questa Palude”, prima di venire definitivamente trasferita su “Dime Web”. Ogni anno, in questo periodo, Ceri traccia un fondamentale “riassunto” di quel che è accaduto in Casa Bonelli nei dodici mesi precedenti, in termini di dati statistici corredati però da interessati analisi delle dinamiche con le classifiche e le tabelle dell’anno precedente. Per sapere tutto, ma proprio tutto, del 2013 bonelliano quanto ad autori e a testate, vi rimando subito all’articolo “L’anno del fantastico”, che non mancherà si intrigarvi. Da parte mia, mi limiterò qui di seguito a estrapolare i dati che mi riguardano e ad aggiungere qualche commento personale.

Uno. Nonostante la crisi,  il calo delle vendite, le difficoltà della distribuzione in edicola, il tracollo dell’editoria, nel 2013  le tavole inedite pubblicate dalla Bonelli sono state 19.304, esattamente 750 in più del 2012. 158 gli albi di materiale inedito, tredici in più dello scorso anno (+9%). Tra gli autori che hanno firmato tutte queste pagine  (53 sceneggiatori e 144 disegnatori) ci sono stati 31 esordienti (8 sceneggiatori e 23 disegnatori).  Quando sento qualcuno in giro che critica per partito preso la Casa editrice, mi chiedo se i detrattori abbiano mai minimamente ponderato su questi dati. 

Antonio Zamberletti
Due. Tra gli esordienti, abbiamo avuto Antonio Zamberletti ai  testi di Zagor: segno che anche lo Spirito con la Scure contribuisce a creare spazio per nuovi autori e che il sottoscritto, se mai qualcuno lo pensasse, non monopolizza le sceneggiature della serie e soprattutto non ostacola le collaborazioni. 

Tre. Nella classifica degli sceneggiatori più pubblicati nel corso del 2013, io figuro al quarto posto, con 840 pagine. Mi precedono in classifica Boselli, Enna e Mignacco, i quali però hanno nel loro carnet la collaborazione con più serie: Tex, Dampyr e Zagor per Boselli; Saguaro e Dylan Dog per Enna; Zagor, Martin Mystère e Saguaro per Mignacco. Io sono l’unico, fra i primi quattro, a scrivere per un personaggio solo.  Sono anche il sesto sceneggiatore in ordine di anzianità, fra coloro che collaborano da più tempo al successo della Casa editrice: Castelli è in servizio da 37 anni, Mignacco da 27, Vigna da 26, Chiaverotti da 25, Boselli da 24 e io da 23. Saverio Ceri evidenzia come, nella classifica degli sceneggiatori più pubblicati dalla Bonelli in tutta la sua storia, io abbia scavalcato al settimo posto Gianfranco Manfredi, guadagnando una posizione nella top ten.

Una affiatata squadra di autori zagoriani. Da sinistra: Laurenti, Burattini, Sedioli, Nuccio, Verni.
Quattro. Se io, come curatore, ho inserito 840 pagine a mia firma nella programmazione zagoriana del 2013, va detto che nel corso dell’anno le tavole dello Spirito con la Scure uscite in edicola sono state 2222, il che significa che 1382 non sono state mie. Anche questo testimonia come mi guardi bene dall’imporre la mia presenza o dal prevaricare gli altri autori di testi, a garanzia dei gusti e delle preferenze di tutti i lettori. 

Cinque. Zagor è al terzo posto, quanto a numero di pagine pubblicate, fra tutte le collane Bonelli. Al primo c’è Dylan Dog, con 2438 pagine e 19 albi; poi segue Tex, con 2258 tavole e 17 albi. Zagor ha mandato in edicola sempre 17 albi ma qualche tavola in meno, 2222. Dividendo le pagine per dodici, si hanno 185 pagine al mese. Dividendo ancora questo numero per due si ottiene 92,5. In pratica, è come se Zagor fosse quindicinale, periodi di vacanza compresi. Buoni o cattivi che siano, questi risultati si devono al mio lavoro (svolto peraltro con orario part time): si tratta di un impegno faticoso ma entusiasmante che cerco di svolgere al meglio delle mie capacità. 

Mirko Perniola
Sei. Nella top ten degli sceneggiatori bonelliani del 2013 compare, in decima posizione, il nome di Mirko Perniola: ben 642 pagine le pagine da lui pubblicate su Nathan Never e Agenzia Alfa. Perché lo segnalo? Perché Mirko ha esordito su Zagor sotto la mia “tutela”, e proprio pochi giorni fa è venuto a ringraziarmi per quel che, a suo dire, avrei fatto per lui. Si è trattato, in realtà, soltanto di un minimo di scuola e di palestra durata due o tre anni: sono contento di avergli insegnato quel poco che gli serviva per camminare (e adesso correre) sulle sue gambe. Credo di aver fatto lo stesso con un piccolo gruppo di autori, oggi in grado di scrivere e disegnare in perfetta autonomia su qualunque testata. Non ambisco a nessun premio come talent scout, segnalo soltanto una cosa che mi fa piacere per gli interessati.

Sette. Fra i primi dieci disegnatori più pubblicati del 2013 ce ne sono quattro zagoriani: Walter Venturi, Sedioli, Chiarolla e i fratelli Cassaro.

Gallieno Ferri
Otto. Gallieno Ferri è al secondo posto fra i copertinisti più rappresentati in edicola, con 17 copertine di Zagor, dopo Claudio Villa che ne ha illustrate 18 per Tex. Ferri è anche al secondo posto quanto ad anzianità bonelliana, avendo iniziato a collaborare nel 1961, dopo Giovanni Ticci che vanta un primo contatto con Sergio Bonelli datato 1957. Tuttavia, Gallieno è il recordman quanto a ininterrotta dedizione allo stesso personaggio, a lui affidato da cinquantadue anni. Inoltre, Saverio Ceri nota come con le cinque copertine “fuori serie” di quest’anno Ferri abbia superato, primo fra tutti, a toccare quota 100 in fatto di cover fuori serie.

Nove.  Le classifiche e le tabelle di Saverio non riguardano le ristampe né le pubblicazioni di materiale Bonelli uscite con altri marchi, come la Collezione Storica a Colori di Repubblica o gli albetti pubblicati in occasioni di fiere e mostre mercato. Se anche questo materiale fosse stato preso in considerazione, Zagor non avrebbe senza dubbio sfigurato. Buon 2014!

mercoledì 18 dicembre 2013

LO ZAGOR CHE VERRA'



Ho consegnato da qualche giorno in redazione il programma di Zagor per l’annata 2014: è uno dei miei compiti di curatore, e si tratta di una alchimia da ponderare bene. E’ un po’ come per un allenatore mettere insieme la nazionale da portare ai mondiali, tenendo conto degli infortuni, delle caratteristiche degli avversari, dei desideri del pubblico, del proprio istinto. Non tutto dipende da me, peraltro: devo anche rispettare le richieste della Casa editrice, che ha le sue esigenze strategiche che vengono prima delle mie necessità tattiche. Tuttavia, a conti fatti, sono molto soddisfatto. Mi sembra di aver messo in campo una squadra in grado di dare spettacolo e, se siete interessati, vi parlerò dei dodici mesi zagoriani che ci aspettano. 

Matita di Giuseppe Prisco
Cominciamo dalla serie regolare. Innanzitutto, durante l’anno che verrà si concluderà la trasferta sudamericana e lo Spirito con la Scure farà ritorno a Darkwood. Infatti, dopo l’avventura attualmente in corso, ambientata in Patagonia, ne avremo un’altra che vedrà il nostro eroe arrivare in Terra del Fuoco (disegni del sempre più bravo Giuseppe Prisco, testi miei), e quindi Mauro Boselli e Raffaele Della Monica racconteranno il gran finale portando Zagor fino al Polo Sud. A quel punto, sarà Gallieno Ferri a narrarci il viaggio di ritorno fino negli Stati Uniti con una storia scritta dal redivivo Maurizio Colombo in coppia con il suo giovane allievo Giorgio Giusfredi. Ritornando sulla serie gli scenari del Nord America, il testimone passerà a un disegnatore richiesto a gran voce da tutti i lettori, chiamato a confermarsi (se non superarsi) con la sua seconda prova: Joevito Nuccio, alle prese con un episodio che porta anche la mia firma. Ma soltanto con il ritorno ai pennelli di Marco Verni lo Spirito con la Scure rimetterà piede sull’isolotto nella sua palude, là dove lo attende una brutta sorpresa. Ciò che accadrà, infatti, cambierà per sempre qualcosa nella sua vita. Ovviamente non posso e non voglio anticiparvi niente. 

Illustrazione inedita di Alessandro Piccinelli
Passiamo adesso alle altre collane. I Maxi saranno come al solito due, uno invernale e uno estivo. Il primo ad arrivare in edicola, in gennaio, si intitolerà “Spedizione di soccorso” e vedrà il ritorno sulla scena dei due naturalisti tedeschi Kruger e Mayer, gli indimenticati scienziati del classico “Acque misteriose”, decisi questa volta a esplorare la “Terra-da-cui-non-si-torna”, vale a dire uno dei luoghi più pericolosi in cui Zagor abbia mai messo piede. Ci mostreranno quel che gli accadrà lo sceneggiatore Jacopo Rauch e il disegnatore Gianni Sedioli. A luglio, invece, leggerete (se ne avrete voglia) una storia a cui io tengo moltissimo: si tratta di un insolito racconto illustrato in maniera strepitosa dagli Esposito Bros e ambientato in gran parte nella preistoria. A marzo, lo Speciale sarà appannaggio di un nuovo acquisto nello staff grafico zagoriano: Emanuele Barison, acclamata star internazionale con nel suo curriculum, oltre a tanti albi realizzati in Francia, numerosissimi fumetti italiani per la Disney e Diabolik. Barison si è occupato di una mia trama che parla di zombi, e l’ha portata a termine con grande entusiasmo. Sono convinto che vi sorprenderà con il suo stile graffiante e le sue atmosfere cupissime, ma anche per la sua capacità di rendere le gag umoristiche.

La cover  di Gallieno Ferri dello Speciale di Zagor 2014

In agosto ci sarà il secondo appuntamento con lo Zagor Color: il primo esperimenti è andato benissimo e dunque ci riproviamo con Rauch e Sedioli che mettono sotto i riflettori un altro personaggio del microcosmo nolittiano tra i più amati dal pubblico: il re vikingo Guthrum! A proposito di colore, continua imperterrita la marcia della Collezione Storica di Repubblica, che sicuramente supererà i 120 numeri e poi staremo a vedere: la prosecuzione verso quote sempre più alte dipende soltanto da voi! 

C’è invece da annunciare uno stop, doloroso ma tutto sommato onorevole: si fermano, a quota tre, gli Zagoroni. Del resto, avrebbe dovuto trattarsi di un solo numero uscito per festeggiare il cinquantennale, siamo andati avanti anche nel 2012 e nel 2013 concludendo con Gallieno Ferri che ci ha raccontato la storia della mamma di Zagor. Peraltro, l’Albo Gigante ferriano ha venduto circa venticinquemila copie, sicuramente moltissime: tuttavia tutte le pubblicazioni con quel formato hanno costi di produzione piuttosto alti e non vengono premiate dal mercato come invece quelle nel classico standard bonelliano. E’ in corso un ripensamento complessivo da parte della Casa editrice, che riguarderà probabilmente anche altri “oni”, salvo i Texoni. La logica infatti suggerisce di pubblicare in formati più “digeribili” e apprezzati dal pubblico le nostre storie, proprio per valorizzarle e farle giunge a quanti più fruitori possibili. Per cui, adesso verranno studiate le soluzioni migliori per sostituire la collana giunta a conclusione, dato che Zagor, nel suo complesso, va bene ed è una delle testate che dà più soddisfazioni dal punto di vista della tenuta del venduto. Ho fatto varie proposte in redazione, a mio avviso tutte interessati, per non far mancare ai lettori la “dose” di avventura a cui sono ormai assuefatti, vedremo su quali mi verrà dato il “via libera”. Una clamorosa novità però c’è, e sono felice di poterla anticipare d’accordo con Luca Enoch e Stefano Vietti: verrà prestissimo messo in cantiere un albo speciale a colori che vedrà un team-up fra Zagor e Dragonero! Restate in ascolto per saperne di più!

lunedì 16 dicembre 2013

DA GRANDE VOGLIO FARE IL TAMAGOTCHI





Quella che segue è una scelta dei migliori tweet pubblicati a mia firma su Twitter durante il mese di novembre 2013. Li ho divisi per argomenti in modo da rendere più agevole la lettura, e ho disposto le categorie in ordine alfabetico. Per leggere una selezione di ciò che ho scritto durante il mese di  maggio, bisogna andare qui. Giugno invece è questo. Luglio, quest'altro. Per agosto, cliccate qua.  Settembre invece è questo. Ottobre, detto fatto.  Sono quasi sicuro che, se lo fate, vi divertirete. Nel momento in cui scrivo, i mie followers sono 2109. Il contatto è @morenozagor .





AFORISMI

Se sei felice è perché non hai capito bene come stanno le cose.

La materia oscura mancante nell'universo è tutta nei cuori degli uomini.

Imporrei l'obbligo di legge a chi vuol tenere il muso di poterlo fare solo previa raccomandata in cui si spiegano chiaramente i motivi.

Chi si accontenta rode.

Che sono favole si capisce dalla frase "e vissero tutti felici e contenti".

La realtà é la metafora di se stessa.

Il moralismo è sempre ipocrita.

La fortuna di ogni gruppo (quale che sia) è trovare un leader, dei tecnici, un giullare e un saggio.

Sono i batticuore che danno un senso alla vita.

Il guaio non è il problema, ma la mancanza di soluzioni.

Viene deluso solo chi si è illuso.

La ricerca del tempo perduto è tempo perduto.




AMORE

Le storie d'amore che hai avuto in realtà non sono finite mai, neppure dopo la fine. Qualcosa, poco o tanto, continua a viverti dentro.

L'amore vive di vita propria, non lo puoi comandare.

Palparsi i piedi a vicenda è un modo di baciarsi.

Non pretendo di essere amato, mi basterebbe essere desiderato, a seconda dei casi, da tutti i punti di vista.




ANIMALI

Amici mici.

Le fusa dei gatti sono terapeutiche.





ANSIA

Da adolescente avevo l'ansia e mi calmavo dicendomi: lo sai che passa. Oggi, quando mi passa, mi agito dicendomi: lo sai che torna.

Se non ho l'ansia mi fermo a chiedermi perché, preoccupato.

Prendevo i fiori di Bach contro l'ansia. Poi ho scoperto che erano una sospensione alcolica. Funzionavano per quello. 

Non sempre restare a letto senza voglia di alzarsi è buon segno.





DENARO

Chi riesce a vivere senza automobile ha i soldi per viaggiare di più in aereo.

L'unica tassa su cui sono d'accordo è quella sulle sigarette, perché non fumo.

Viste tutte le tasse sulla seconda casa, dopo la prima conviene comprare la terza.

Il governo combatte la povertà. Nel senso che cerca di sopprimere fisicamente i poveri.

Il vero problema non sono le tasse sulla seconda casa, ma quelle che gravano sui proprietari anche se le affittano.

Aboliamo il Parlamento Europeo e avremo soldi per abbassare le tasse. Semplice.

Evidentemente non capiscono che se aumentano le tasse sui consumi i consumi diminuiscono e gli incassi pure.

Smettendo di far lavorare gli Archistar si ripianano i debiti dei comuni.




DIO

Ma invece di una guarigione miracolosa ogni dieci anni, a Lourdes non potrebbero far stare un pochino meglio dieci persone tutti gli anni?

La cosa strana di Medjugorje non è che appaia la Madonna ma che, sostanzialmente, ripeta sempre le stesse banalità.




DOMANDE

Ma chi paga la bolletta della luce in fondo al tunnel?

Ma trovare seccante il fatto che piova, non è una contraddizione in termini?

Ma ci vengono i capelli bianchi perché il tempo stinge?

Ma Pippo la paga la nuova tassa Yuk?

Ma nelle scuole di Lecco si fanno solo esami orali?

Ma se compri al bambino il peluche che si mette nel forno, non è che lui poi ci mette anche il gatto?

Ma i pompieri accendono i mutui?

Ma gli alieni che ci spiano a fare?

Ma uno iscritto all'Arcigay è più gay degli altri?

Ma Thohir non era uno biondo con i capelli lunghi il fisico palestrato e un martello?

Ma per suonare il pianoforte a coda, c'è da aspettare tanto?

Ma le giocatrici che usano il dildo, vanno ammonite per simulazione di fallo?

Ma se un bandito fa il palo durante una rapina a un nightclub, gli si strofinano le cubiste addosso?

Ma la regione con più cardiologi è la Val d'Aorta?

Ma la birra alla spina esce dalla presa della corrente?

Ma i claudicanti sono testi di canzoni dalla metrica che zoppica?

Ma le commesse dell'Ikea sono "fighe di legno"?

Ma gli abitanti di La Spezia si possono chiamare "spezzini" o bisogna dire "operateri ecolegici"?

Ma anche le persone alte praticano lo nanismo?

Ma la moglie del negoziante Conad che si alza dal letto di notte inventando scuse assurde, quante tonnellate di corna avrà?

Ma i pesci rossi si salutano con la pinna chiusa?

Ma Frida Kaho è la pittrice preferita di Kakà?

Ma l'Audi Tel fa benzina alla Share?

Ma se mi viene un crampo mentre vado al cimitero, è un crampo-santo?

Ma se muoio per aver mangiato funghi velenosi, de-fungo?

Ma in Cina accendono la tele con il pensiero? No? È allora che è la telecinesi?

Ma Roberto Bolle paga le bollette?

Ma un tonno dipinge a olio?

Ma Vince disegna a Tempera?

Ma uno scrittore razzista lascia il foglio bianco?

Ma un apicultore disegna con i pastelli a cera?

Ma Rorschach beveva il caffè macchiato?

Ma Rorschach si diede alla macchia?

Ma Faust Coppi vinceva perché aveva venduto l'anima al diavolo?

Ma le larghe intese sono quando Ferrara e Adinolfi si trovano d'accordo?

Ma l'esercito italiano usa proiettili all'uranio impoverito perché non abbiamo i soldi per quello normale?

Ma se un medico specializzato cura cento anoressici, si può dire che è un nutrito gruppo?

Ma se il negoziante che mi vende le caramelle in stazione è uno sconosciuto, come non correre rischi accettando le sue liquirizie?

Ma se Brunetta alza il gomito diventa alticcio?

Ma chiama un figlio Bastiano, non crede che lui sarà contrario?

Ma Batman, nella Bat-Caverna, ci porta anche le Bat-tone?

Ma i campioni di sollevamento pesi che non vincono più, vengono sollevati dall'incarico?




DONNE

Io non credo ai fantasmi, agli oroscopi, ai miracoli e all'esistenza di donne che, volendolo, non trovano il fidanzato.

I nostri sono tempi bui, però sappiate che la prostituzione minorile e il femminicidio ci sono sempre stati anche nei 5000 anni precedenti.

Una su mille te la dà.

Leggo di donne che hanno messo all'asta la propria verginità. Mi meraviglio di quelli che la comprano: io preferirei l'esperienza.

Per principio, io sono favorevole all'esistenza, alla moltiplicazione e alla salvaguardia delle zoccole.

Non sono contrario ai seni rifatti ma a quelli che ci si accorge che sono rifatti.




ENIGMISTICA

Posso anagrammare il mio due volte in Ormone Romeno.

Anagramma: il magistrato si alza per andare in tribunale. Giuoco di parole = Op! È l'ora. Giudico.

Ho me. Io sono la mia casa.

Sentimenti. Senti, menti.

L'anagramma di "edicola" è "là c'è Dio".

Sai fare i rebus? Risposta disegnata: (frutto da sbucciare) + (filo elettrico con guaina) 4 4 = 2,2,4

Anagramma. L'ape: crea cera.

La laude d'osanna è dannosa (anagramma).




FIGLI

Tutta la vita è un eterno, problematico, difficile, doloroso e irrisolvibile confronto con nostro padre o nostra madre.

Gli amici con cui escono i figli distruggono in un mese dieci anni di buoni esempi avuti in casa.



GIUSTIZIA

I giudici italiani si dividono in quelli che non cavano un ragno dal buco, e quelli che non sanno emettere sentenze che non lascino dubbi.

Gli investigatori italiani si dividono fra quelli che indagano sulle cose inutili e quelli che indagano sulle piste sbagliate.

Ma quelli del RIS di Parma, dopo aver visto CSI in TV, non portano la pistola d'ordinanza alla tempia?

L'unica certezza del diritto è che tanto tutti fanno come gli pare.

Le sentenze si rispettano. Gli sputasentenze si spernacchiano.

Vorrei vedere una dichiarazione firmata dagli ex ministri della giustizia ancora in vita, che dica: mai abbiamo fatto come la Cancellieri.

Se si può condannare qualcuno senza prove, potrebbero condannare anche me per qualunque cosa.

Coraggio, mancano solo 5.999.998.750 persone a cui fare l'esame del DNA poi troveranno l'assassino di Yara,

In tribunale ormai non servono neppure più gli indizi. Basta l'antipatia.

Il problema non é solo la Cancellieri, ma il sistema che usa il carcere come forma di tortura facendo sì che occorrano interventi umanitari.



INTERNET

“Twitter, Katy Perry sorpassa Bieber: è lei la più seguita del mondo" chissà quanti tweet interessanti e geniali, per aver così seguito.

La cosa più noiosa che si possa fare è chattare.



ITALIA

Ormai la mafia ha i giorni contati. 
Esattamente 978.543.987.543.765.098.543.654.654.564.000.986.123

Non ho ben chiaro il concetto di "sentirmi italiano".

I peggiori nemici degli italiani sono gli altri italiani.

Il territorio italiano: smotto quando voglio.

Oltre alle province io abolirei il provincialismo.

L'unico settore non in crisi in Italia è quello delle intercettazioni telefoniche.

Ci sono dialetti italiani che suonano più alieni delle lingue straniere.

L'Italia è una Repubblica fondata sul "siamo in Italia".

L'Italia è una Repubblica fondata sul "bisognerebbe"

I capponi di Renzo ci descrivono meglio di qualunque editoriale del Corriere della Sera.

L'unica consolazione è che per forma geografica e bizzarria caratteriale degli abitanti, l'Italia è un posto davvero diverso dagli altri.



LAVORO

Amare il proprio lavoro è una delle grandi fortune nella vita.

Ma i disoccupati italiani non possono andare anche loro a vendere ombrelli di giorno e rose la sera o c'è una legge che a noi lo vieta?

Sono figlio di un fornaio. C'è del bello nel dirlo.



LIBRI E FUMETTI

Leggere mi fa più compagnia che telefonare.

Sarà un Natale tecnologico, dicono. Per controbilanciare, io regalerò solo libri e fumetti di carta.

Ho gli stessi vizi di Strauss: vino, donne e canto. Più il vizio peggiore che mi rovina: libri e fumetti.

Vorrei le strisce umoristiche sui quotidiani.

La copertina di ogni libro non è altro che una porta in attesa di essere aperta, da cui filtrano luci e musiche.

Invidio i fumettisti del passato che non si firmavano, lavoravano dovunque, vendevano un sacco e non c'era Internet per criticarli.

Tutti a caccia di nuovi lettori tra quelli che non leggono fumetti, io ho mille idee per quelli vecchi che li leggono e vorrei trattenere.

Al di là del primo impatto fisico, sono attratto solo da donne che hanno letto e amato dei libri. Le restanti affinità si basano su questo

Io non so da che accidente sono vestiti il 99% dei cosplayer ma vorrei sapere se almeno leggono il loro manga o si limitano ai cartoni in TV.

Tradotto in inglese lo “Zibaldone” del Leopardi. Ora bisognerebbe tradurlo anche in italiano.

Io sono Linus e i fumetti la mia coperta.

Speriamo che il maestro D'Orta se la sia cavata.




MATRIMONIO

Non si smette di essere single per il solo fatto di sposarsi.

Le mogli fedifraghe: la danno e la beffa.




ME STESSO

Non scriverò mai la mia autobiografia, perché non ci farei una bella figura.

In realtà la mia autobiografia sarebbe interessante solo nelle parti su cui dovrei necessariamente stendere un velo pietoso.

Nascendo, la mia anima non si è incarnata, ma incarnita.

Perché io non ho un secondo nome di battesimo? Almeno Ugo, tre lettere, potevano chiamarmi.

Mio padre deve aver detto a mia madre "Lo famo strano?", la sera che sono stato concepito.

Che sono bipolare si capisce dal fatto che a volte mi chiedo "perché capitano tutte a me?" e altre "perché a me non capita mai?".

Più che fare scelte, tiro a indovinare.

Sono un buon cattivo esempio.

Non riesco mai a capire perché qualcuno mi tiene il muso.

Non so se mi renda più strano il fatto che non seguo il calcio, che non voto alle europee, che non ho tatuaggio o che non faccio l'albero di Natale.

Sto pensando a come smettere di pensare e praticamente non penso ad altro.

Non so niente della movida, ma non riesco a dispiacermi della mia ignoranza.

"Houston, abbiamo UN problema" è una frase ottimista. Io di solito di problemi ne ho decine.

Ce l'ho con chi ruba, guida ubriaco, sporca le strade o stupra indipendentemente dal fatto che siano italiani o stranieri. Sono razzista?

"Francamente, me ne infischio" è la frase che mi ripeto come un mantra cercando di riuscire a credere di poterlo fare.

Tutti si aspettano qualcosa da me, quasi sempre troppo.

Più invecchio più sto bene solo.

Sono stato un ragazzo serio, e sto vivendo l'adolescenza adesso.

La mia santa protettrice è Santa Pazienza.

Le possibilità che rottami spaziali mi colpiscano sono minori di vincere la lotteria. Se vincessi io, però, mi colpirebbe subito un rottame.

Io da grande voglio fare il tamagotchi.

Mi tengo il muso da solo.

Le mie bugie si chiamano omissioni di particolari.




MONDO

In fondo, il mondo è un palindromo senza senso come "accavallavacca".

Indubbiamente anche i kamikaze sono delle vittime. Del proprio disumano fanatismo.




MORTE

Ogni catastrofe naturale mi angoscia immensamente e mi convince del fatto che la morte e la vita siano niente altro che un lancio di dadi.

È una vita che scrivo e da morto cercherò di dettare alle medium che fanno la scrittura automatica.

I miei morti non sono al cimitero, sono nei ricordi, negli insegnamenti e negli oggetti che mi hanno lasciato.

Da amante dei giochi di parole mi piacerebbe partire per il Pianeta Rosso per poter essere sepolto lassù sotto l'epitaffio "Morto su Marte".

In libreria si trova di tutto, tranne che un manuale per il suicidio indolore, qualcosa tipo "Suicidio per negati".

Chissà se lo vorranno il mio cuore, per la donazione post mortem. È pieno di cicatrici.

Come iscritto AIDO donerò tutti i miei organi, anche quello Bontempi.

La più grande fortuna della vita è morire improvvisamente nel sonno dopo essersi addormentati felici.



NATALE

Non è tanto il pensiero di dover fare l'albero quanto quello di dover smontare tutto dopo la Befana.

Riguardo al Capodanno ho una regola: dove ci sono i botti non ci sono io.




POLITICA

Ma se chi fa politica non può fidarsi dei suoi compagni, pronti a colpire alle spalle per una poltrona, figuriamoci noi a fidarci di loro.

Le primarie in politica sono come i preliminari in amore. Tutto bello, ma bisogna a un certo punto arrivare al sodo.

Vi invidio tutto tranne il fatto che avete una parte politica.

Si potrebbe far dare la fiducia ai governi direttamente dal pubblico da casa con il televoto.

I talk show politici hanno estimatori come il wrestling. E sono falsi e inutili allo stesso modo.

Certo che se per eleggere un segretario di partito si deve fare tutta questa trafila, come potrà l'eletto condurre la lotta alla burocrazia?

Quando qualcuno incita al boicottaggio commerciale per motivi ideologici io istintivamente simpatizzo a priori per il boicottato.

Il bello di non avere un partito in cui identificarsi è che nessuna votazione parlamentare ti può deludere.

Sarebbe bello fare le primarie di un partito con gli Hanger Games.

Io vado a vedere un film, non le idee politiche, vere o presunte, dei suoi produttori.

Se io fossi un sindaco andrei tutte le sere a rompere le palle ai parcheggiatori abusivi.

Abbiamo un ministro che si chiama Delirio? Ah, no: Delrio. Beh, però ci stava.

La prima cosa da rottamare sono le tessere di partito.

Se abolissero il Parlamento Europeo io non me ne accorgerei nemmeno.

La legge di stabilità mina il mio equilibrio.

Non ho mai esultato per la vittoria di un qualche schieramento politico e ho sempre avuto ragione io.



SALUTE

Ho fatto il vaccino antinfluenzale e così non ho neppure la speranza di stare a letto malato una settimana durante l'inverno.

Il tragitto scesi dal treno fino alla fine del binario è quello che uccide di fumo passivo. I tabagisti si scatenano tutti insieme.





SESSO

Secondo il dottor House, nella puntata di ieri sera su non so che canale, chi non ha voglia di fare sesso è o bugiardo, o malato, o morto.

L'unico motivo per cui vale la pena di crescere è il sesso.

Lo confesso, ho fatto anch'io sesso con delle minorenni. Le mie compagne di scuola delle classi più piccole, quando ero al liceo.

Sara Tommasi fa bene a pentirsi dei suoi film porno. Erano inguardabili e lei una dilettante allo sbaraglio.

Fare sesso stimola la produzione dell'ossitocina, l'ormone dell'amore. Ecco perché si dice "fare l'amore": letteralmente lo si fabbrica.

Lo squirting è una leggenda urbana.

Pisellino, passerina, pipino, topina... invece, per il cacofonico "scroto" non c'è un vezzeggiativo?



SUPERSTIZIONE

Prendere un appuntamento da un veggente è una contraddizione in termini. Io ci vado senza preavviso e lui deve sapere che sto arrivando.

Si dovrebbe evitare di comprare qualunque giornale o rivista pubblichi l'oroscopo.




SPORT E TV

Se proprio dovete interrompere con la pubblicità, che sia almeno di Intimissimi.

Non seguo il calcio ma io abolirei lo zero a zero per legge. Si continua a giocare finché uno non segna.




UMORISMO

Non so se avrei il coraggio di stringere la mano al Dalai, dopo aver saputo che i lama sputano.

Oggi, 28 novembre, la Chiesa venera San Giacomo della Marca, patrono dei valori bollati.

Più che al dissesto siamo al dissettimo.

Lavo i piatti e mi sento nato sotto il segno dell'acquaio.

Piove, larghe intese ladre.

"Secondo un'indagine gli utenti iPhone fanno il doppio del sesso di quelli Android”: dunque a me con l'IPhone toccano due fidanzate Android?

Schettino quando gli dicevano "torni sulla Costa" lui rispondeva: "ci sono, sulla costa".

"Meraviglioso una sega", disse, lamentandosi del mondo come suo solito, Domenico Mugugno.

La mia battuta è arrivata seconda al torneo delle battute e ha vinto. La prima, infatti, non si può definire "battuta".

L'aspirante suicida vuol morire perché la moglie lo tradisce. Modugno gli ricorda "l'amore di una donna che ama solo te" e quello si butta.

“Avete presente quelle giornate perfette in cui qualsiasi cosa facciate va sempre tutto bene?". Io no.

Chi ha fatto il classico si riconosce perché si sorprende a interrogarsi su quale sia il collegamento etimologico fra peto e petardo.



VITA

Possiamo invecchiare quanto vogliamo, ma in fondo in fondo restiamo sempre adolescenti.

A che cosa si riduce tutta la vita di un uomo? A una parola e a un doppio senso: pene.



venerdì 13 dicembre 2013

UN GRANDE AVVENIRE DIETRO LE SPALLE


Ho ritrovato per caso, cercando altro, la puntata della "Postaaa!" di un albo dello Spirito con la Scure del 1991, quella del numero 308. E' firmata da Sergio Bonelli, che mi presenta per la prima volta al suo pubblico nell’imminenza dell’uscita della mia prima storia. Vi  si legge: "Moreno ha le carte in regola per diventare una delle colonne del nuovo Zagor, se riuscirà a sottrarre un po' di tempo ai suoi numerosi impegni (tra cui un impiego a tempo pieno con tanto di regolare stipendio). Siate dunque, cari lettori, giustamente severi ma anche comprensivi con il nuovo autore: Moreno è zagoriano da quando ha imparato a leggere, e ha cominciato a scrivere al sottoscritto quando ancora frequentava le elementari! E' uno di voi, un lettore diventato autore! Gli ho affidato il compito di scrivere lo Speciale Cico di quest'anno, 'Cico Trapper'. Ho letto le prime tavole da lui sceneggiate e vi posso assicurare, amici, che si tratta di un Cico molto divertente e persino 'nolittiano'". 

Dopo aver sorriso sulla combinazione che volle far apparire il pronostico sul mio futuro quale "colonna" zagoriana su un albo intitolato "Sinistri presagi", mi sono commosso ripensando a Sergio e, forse perché siamo in clima di bilanci di fine anno, mi sono soffermato a fare un esame di coscienza su ciò che Bonelli si aspettava da me e sul contributo che, quasi venticinque anni dopo, sono effettivamente riuscito a dare alla sua Casa editrice e al suo per principale personaggio, Zagor. Come diceva Vittorio Gassman nella sua autobiografia (del 1989, lo stesso anno in cui io ho iniziato a scrivere la mia prima sceneggiatura), “ho un grande avvenire dietro le spalle”. Tirando le somme, le sensazioni sono contrastanti. Da una parte, ho la consapevolezza di essere diventato (per merito o per fortuna, chissà) l’autore che ha scritto più pagine dell’eroe di Darkwood di qualunque altro, superando in quantità (e mai in qualità) quel Guido Nolitta che ebbe fiducia in me tanti anni fa e che continuò a dimostrarmela fino al giorno della sua morte. Giorno che il caso volle seguire di poche settimane l’uscita di un mio libro dedicato alla sua vita e alla sua carriera, scritto in occasione del cinquantennale zagoriano per ripagare l’immenso debito che avevo verso di lui, come lettore e come addetto ai lavori. 

Il mio lavoro sulle pagine di Zagor mi ha portato anche a essere uno degli sceneggiatori più pubblicati in assoluto dalla Bonelli in tutta la sua storia: credo di essere al settimo posto, comunque nella top ten. Essere fra i primi dieci autori più pubblicati da sempre dalla Casa editrice, dietro una serie di nomi davanti ai quali levarsi tanto di cappello, mi fa a volte sorridere pensando a quali saranno gli autori più pubblicati, non so, dalla Mondadori: magari Simenon, Asimov, Pirandello, Ken Follett o chissà chi. Mi figuro la scena di uno di costoro che, invitato per qualche cerimonia, arrivi a Segrate: come minimo, tappeti rossi, strette di mano, brindisi, flash di fotografi, grandi sorrisi di compiacimento e soddisfazione. Quando invece entro in Via Buonarroti non alzano la testa neppure le centraliniste e di solito mi si convoca dal direttore solo per ricevere (di solito meritate) lavate di testa. 

Il mio primo incontro con Sergio Bonelli, nel 1987
Il mio bottino di tavole pubblicate è stato messo insieme quasi esclusivamente dedicandomi alla serie darkwoodiana perché, a parte il Comandante Mark, la Casa editrice non ha mai ritenuto di utilizzare il mio piccolo talento (o almeno “mestiere”) per pubblicarmi niente altro. Segno che mi si considera prezioso sulle tavole zagoriane, o magari, invece, dannoso altrove. Non saprei. Quando arrivai a Zagor, Bonelli era scettico circa il destino della testata. Del suo pessimismo raccolsi io stesso testimonianza quando realizzai, con lo staff della fanzine Collezionare, la lunga intervista poi apparsa sullo speciale dedicato a Zagor. “Il personaggio – disse Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po’ avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi”. Credo che Sergio avesse ragione a non attendersi miracoli e a prospettare solo un lento, anche se onorevole declino per il suo eroe. Quando entrai nello staff, ero consapevole di tutto questo e la cosa mi spaventava. Soprattutto, mi terrorizzò una frase di Marcello Toninelli che mi colpi come una coltellata: lo incontrai poco dopo il suo abbandono e gli chiesi perché se ne fosse andato, e Marcello mi rispose (grossomodo) così: “Non volevo essere ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor”. Mi vidi prospettato un destino di ignominia in cui lo Spirito con la Scure lo avrei fatto chiudere io. E come fan numero uno del personaggio, c’era di chi starci male!

Ritratto d'autore. Moreno Burattini fotografato da Nick Mascioletti
Per fortuna, sono passati due decenni e mezzo e di chiusura ancora non si parla (mentre sono chiuse, purtroppo, molte altre collane, a cominciare da quel Mister No che sarei così felice di poter tornare in edicola se si potesse mettere in cantiere un rilancio: ovviamente avrei delle idee da suggerire, ma non ho voce in capitolo). I pareri dei lettori e dei critici sono concordi nel dire che Zagor ha riacquistato una parte del suo fascino di un tempo, per cui se anche un giorno lontano chiuderemo, potrò dire di aver contribuiti al piccolo miracolo di aver rivitalizzato un personaggio ormai dato per spacciato. Al di là del mio lavoro come sceneggiatore, c’è poi da considerare quel che ho fatto, nel bene e nel male, come curatore della testata, prima come assistente del super impegnato Mauro Boselli, poi, dal 2007, tutto da solo (senza alcun assistente). Non ho mai capito bene che cosa si ci aspetti da un curatore. Io interpreto il mio ruolo come catalizzatore di energie positive attorno al personaggio: creo spirito di gruppo e di squadra fra gli autori, faccio in modo che il clima attorno a noi sia sereno e disteso, assorbo personalmente come una spugna tutti i cazziatoni e le ansie cercando di far lavorare gli altri nel modo più sereno possibile (come il John Coffey del “Miglio Verde” mi becco la sedia elettrica della mia poltrona ma elimino le mosche dal cervello degli altri), seguo gli umori del pubblico e partecipo a tutti gli incontri in giro per il mondo, conosco bene la serie e cerco di rispettarne l’ortodossia, organizzo mostre, faccio proselitismo su Internet, passo da un brainstorming all’altro con gli altri sceneggiatori per trovare nuove avventure stimolanti e interessanti, mi affanno perché la programmazione sia sempre scoppiettante nonostante le mille difficoltà. Oggi Zagor è un personaggio che gode non solo di uno zoccolo duro di lettori che resiste nonostante la gravissima crisi, ma ha anche attorno a sé una serie di iniziative collaterali che un paio di decenni fa ce li sognavamo.

Tuttavia, probabilmente tutto ciò potrebbe sembrare inutile agli occhi di chi creda che un curatore debba soltanto cercare i refusi: io cerco anche quelli, ma reputo più importante tutto il resto. Immagino che il successo di una azienda si costruisca anche piazzando gli uomini giusti al posto giusto, a seconda del talento di ciascuno. E’ probabile che io non abbia alcun talento nel cercare i refusi e che per questo possa essere considerato un redattore di serie B. Potrei magari essere sfruttato come pierre e uomo-conferenza, se queste cose venissero ritenute utili. Oppure come articolista per il sito o prefattore di volumi se avessimo una linea da libreria. Insomma, mi chiudo in un loop di cupe riflessioni sulla mia inadeguatezza nel mio ruolo (vera o presunta) e sulla mia incapacità di essere apprezzato. Ognuno ha il suo carattere. Il mio mi porta, come più volte ho raccontato, a incupirmi spesso. Da qui i miei sensi di colpa, il mio abbattimento e la mia frustrazione quando di tutti gli sforzi per consegnare una mole enorme di lavoro nei tempi strettissimi imposti dalle serrate scadenze editoriali ottengono critiche invece che solidarietà. Mi chiedo spesso se non farei meglio a ritirarmi in campagna e dedicarmi soltanto alle sceneggiature in attesa di una remota pensione che, temo, finirò per godermi più che settantenne con già un piede nella fossa.

Mi conforta però la stima e la considerazione che ha per me Gallieno Ferri. Anche a Parma, l'ultima volta che ci siamo incontrati in un bellissimo incontro pubblico alla Feltrinelli, Gallieno mi ha commosso per il lungo discorso che ha voluto dedicarmi parlando di me ai suoi lettori. Così riprendo coraggio, mi asciugo le lacrime e mi faccio forza per andare avanti, continuando come sempre a interpretare il mio lavoro così come lo concepisco io, perché ho le mie convinzioni, e a presentare proposte e progetti regolarmente bocciati ma che è bello poter comunque sognare di realizzare. Due parole infine sul termine “nolittiano” usato da Sergio Bonelli nella “Postaaa!” da cui siamo partiti. La "nolittianità" è un concetto che può essere variamente interpretato, giacché non esiste un testo sacro che ne spieghi i limiti e le forme. Peraltro, lo stesso Nolitta aveva evoluto il suo stile tra i primi anni e gli ultimi della sua produzione. "Nolittiano" inoltre, applicato a una "scuola" di epigoni, non significa "scritto da Nolitta" ma "alla maniera di Nolitta" o "cercando di rifarsi alla lezione di Nolitta", si intende ciascuno alla propria maniera e secondo i propri talenti, perché soltanto Nolitta scriveva come Nolitta (e io non sono Nolitta, come nessun altro - ahinoi - lo è). Ci sono da considerare poi i trenta e passa anni che ci separano dall'ultima sceneggiatura scritta da Nolitta per Zagor: sarebbe folle oltre che impossibile non tenerne conto, i tempi cambiano e bisogna adeguarsi, pena l'estinzione. Anche volendo, nessuno potrebbe restare uguale a se stesso o a un modello prestabilito per sempre. Altrimenti saremmo tutti fermi all'imitazione di Omero, Virgilio o Dante.

C'è poi da considerare il fatto che Nolitta non indicò solo degi stilemi ma una tecnica da utilizzare per rinnovarli: attingere dalle proprie letture e dalle proprie esperienze per riversarle nei propri fumetti, ed è quello che, appunto in chiave nolittiana, personalmente non ho mai smesso di fare. Conta poi anche la maturazione personale per cui se uno comincia"imitando" poi scopre soluzioni proprie: è accaduto a tutti gli "artisti" (cosa che io non sono) e sarebbe assurdo contestare a Giotto di non aver continuato a essere un imitatore di Cimabue. E' vero poi che "non me lo fanno fare" nel senso che se utilizzassi cinquanta pagine di un albo per una gag di Cico o facessi ricorso alle didascalie che descrivono ciò che si vede nella vignetta o dilatassi i tempi di un viaggio, eccetera, il direttore me lo contesterebbe e sarebbe inutile la scusa del "lo faceva anche Nolitta". Il quale, peraltro, era l'editore di se stesso e rischiava soldi suoi qualunque scelta facesse, in tempi in cui il pubblico lo seguiva e lui seguiva il pubblico. Io non ho questi privilegio e questa fortuna: devo rispondere a una struttura gerarchica e ho limitati spazi di movimento. Se nonostante tutto qualcosa di buono ugualmente viene fuori, mi piacerebbe se mi vi venisse riconosciuto con una pacca sulle spalle e non con un calcio nelle palle.