venerdì 21 ottobre 2022

IL BATTELLO DEI MISTERI

 

 
 
Il 30 aprile 2018 ho pubblicato, su questo blog, un articolo intitolato "Striscia l'avventura" in cui spiegavo il senso di una iniziativa appena varata dalla Sergio Bonelli Editore, ovvero una miniserie di albetti a striscia, come quelli dei bei tempi che furono, che proponeva una storia inedita divisa in sei brevi puntate. Il racconto si chiamava "Il battello dei misteri", i testi erano miei, le matite di Gianni Sedioli, le chine di Marco Verni. L'articolo lo potete rieggere cliccando qui sotto (ci sono foto e curiosità).
 
 
Una delle particolarità dell'iniziativa consisteva nel fatto che, trattandosi di un esperimento veicolato da un fornato insolito a cui le edicole non erano più abituate, la distribuzione venne effettuasta soltanto nel circuito delle fumetterie e nei canali di vendita on line. Nonostate la tiratura limitata, la minerie "Collana Darkwood" (questa la sigla usata per identificarla) ebbe il successo che bastava a fare il bis l'anno successivo, con una nuova storia inedita. 
 
 

 

Tuttavia, per forza di cose (compresa la disabitudine dei lettori zagoriani a frequentare le fumetterie e a fare acquisti on line), il fatto che le strisce non fossero state distribuite in edicola aveva impedito alla maggior parte degli appassionati di procurarsele. Quindi, in tanti (anzi, in tantissimi) hanno chiesto per anni che ci fosse una ristampa rintracciabile presso gli edicolanti. La stessa richiesta si è, del resto, sempre ripetuta quando sono stati realizzati albetti con materiale inedito distribuiti nel corso di fiere o manifestazioni o contenuti in riviste amatoriali.

Durante il mese di ottobre 2022, finalmente, alcuni dei racconti più introvabili sono stati messi a disposizione del grande pubblico grazie a uno "Speciale" extra, il secondo dell'anno (mentre abitualmente ne esce solo uno). Ne vedete in apertura la bella copertina inedita, opera di Alessandro Piccinelli. Dico "alcuni" perché per esaurire l'elenco servirà almeno un altro Speciale di questo tipo, previsto (forse) per il prossimo anno. 
 

 
Oltre a proporre "Il battello dei misteri" in un unico blocco di 120 tavole, lo Speciale raccoglie anche altre quattro storie brevi ristampate per la prima volta in un unico albo destinato alle edicole, dopo essere uscite in tempi e occasioni diverse, su pubblicazioni non edite alla nostra Casa editrice e distribuite attraverso canali diversi. La prima, “Il sortilegio della strega”, conta dodici pagine contenute nel catalogo della mostra “Bonelliana” allestita in Liguria nell’ottobre del 2016, nell’ambito della manifestazione denominata “Rapalloonia”. Lì sopra, oltre a quella di Zagor, venivano proposte storie brevi e inedite di altri due personaggi: Mister No e Julia. Tutte e tre erano caratterizzate da un collegamento, presente nel racconto, con la cittadina di Rapallo che ospita ogni anno la kermesse. Dato che la località è nota per aver ospitato una importante gruppo di autori di fumetti (basterà citare i nomi di Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi), io e Walter Venturi abbiamo pensato di rendere omaggio a uno di essi, lo sceneggiatore Carlo Chendi (purtroppo poi scomparso nel 2021), e a uno dei personaggi Disney a cui più è legato il suo nome, la strega Nocciola (naturalmente utilizzando delle loro controfigure).  Ne ho parlato qui:


Segue un racconto datato 2014 e caratterizzato soprattutto dal fatto che le otto tavole da cui è costituito sono state realizzate ciascuna da un disegnatore diverso, tra cui Michela Cacciatore, destinata a venire ricordata come la prima donna a essersi cimentata con Zagor, sia pure su una pubblicazione realizzata al di fuori dalla Casa editrice Bonelli. L’occasione è stata offerta dai festeggiamenti dei venticinque anni dell’Associazione “Gli amici del Fumetto”, che  pubblica la rivista “Cronaca di Topolinia” (su cui compare una rubrica fissa chiamata “Darkwood Monitor”) e tutta una serie di albi e volumi in cui si dà spazio a giovani autori. Salvatore Taormina, da sempre animatore delle tante iniziative del gruppo, ha ottenuto l’autorizzazione a pubblicare un albetto spillato celebrativo destinato agli associati, con addirittura una copertina inedita di Gallieno Ferri, contenente un breve racconto da me sceneggiato per l’occasione, “La cripta”.  Ho pensato le otto tavole adattandole allo stile di ogni disegnatore messo a mia disposizione (sei zagoriani e due “ospiti”: troverete i loro nomi in calce a ogni tavola), coordinando il loro lavoro. Alla fine, gli otto stili diversi si fondono armoniosamente in una unica narrazione senza sobbalzi.  Potete leggere qui altre notizie:
 

 
 

 
A pagina 147 dello Speciale 35 comincia “Il nuovo Re di Darkwood”, una breve storia scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli), illustrata da Gallieno Ferri e pubblicata nel maggio del 1997 sul n° 4 di “Amico Treno”, rivista distribuita gratuitamente nelle stazioni ferroviarie italiane. La tiratura della pubblicazione, ben quattrocentomila copie, rende questo breve racconto quello con protagonista Zagor cui spetta il record di diffusione. L’avventura venne realizzata nell’ambito di una iniziativa che vide ospitati sulle pagine della rivista numerosi eroi dei fumetti (tra cui Tex, Mick Raider, Mister No, Nathan Never,  Martin Mystére, Legs e Dylan Dog). La formula dei vari racconti prevedeva una struttura di base comune: l’incontro fra un passeggero di un treno e una donna, divoratrice di fumetti. Lo spunto deriva dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore” in cui il protagonista si innamora di una affascinante lettrice conosciuta appunto sui sedili di un vagone.
 
 
 

 
Per finire, ecco a pagina 155 “La mappa del tesoro”, una avventura di otto pagine scritta e illustrata dal greco Yannis Ginosatis (bravissimo disegnatore di Tex) e pubblicata per la prima volta sul n° 58 della fanzine “Ink” in occasione del cinquantennale zagoriano. 
 


Qualcuno si è lamentato del fatto che questo materiale sia stato ristampato in un albo della collana degli Speciali anziché in una pubblicazione a parte. Sembra che chi possieda già i sei albetti a striscia si senta "obbligato" all'acquisto di uno Speciale che diversamente non comprerebbe, ma spinto dal fatto di non avere un numero mancante appunto nella serie degli annual (eccezionalmente divenuta semestrale appunto per l'uscita del n° 35 autunnale dopo il consueto n° 34 primaverile).  Altra contestazione: la collana degli Speciali dovrebbe pubblicare solo storie inedite.  Ulteriori polemiche, mi è stato detto, riguardano il fatto che la riproposta in edicola di storie "introvabili" farebbe perdere di valore la pubblicazione originale.

Comincio subito da ques'ultimo punto. Le storie bonelliane, come si sa, vengono ristampate continuamente fin dagli inizi della Casa editrice. Lo stesso vale per i fumetti di un qualche interesse di quasi tutti gli editori. Non si è mai sentito dire che una ristampa differenziata dall'originale abbia fatto perdere valore a quest'ultimo. O si vuol sostenere che il primo volume della Collezione Storica a colori di Repubblica abbia causato la diminuzione delle quotazioni dello Zenith n°52? Chi portasse avanti una tesi del genere si ricoprirebbe, com'è evidente, di ridicolo. I cinque racconti contenuti nello Speciale 35 hanno una veste grafica e tipografica del tutto diversa dalle pubblicazioni originali delle singole storie, e per di più sono riuniti in un unico volume. Quindi, la polemica è senza senso.
 
 
Le strisce di Zagor secondo Alessandro Piccinelli

 
Riguardo al fatto che qualcuno avrebbe gradito un albo fuori serie e non la riproposta delle "introvabili" nella collana degli Speciali, è un parere che si può accettare come quello, facciamo l'ipotesi, che il tutto avrebbe dovuto essere a colori.  Va bene. Si sa che son tutti editori con i torchi degli altri. Ma ragioniamoci su.
Talora succede anche a me di non condividere certe scelte fatte dalle Case editrici (persino della mia), o dai produttori di film, ma anche dall’ortolano sotto casa. Il più delle volte mi rispondo che ci saranno dei motivi che io non comprendo (non pretendo mai di aver ragione se non ho ben chiari i termini del problema), e succede anche che di tanto in tanto questi motivi mi vengano spiegati e io mi ritrovo ad ammettere che in fondo delle ragioni c’erano. Alla fine, comunque sia, valuto i pro e i contro e decido come atteggiarmi (accettare, voler bene lo stesso, tollerare o anche tagliare i ponti) - senza pensare che gli altri debbano per forza fare le cose su misura per me. Ora, non sono un tecnico della materia, ma posso immaginare che le testate già esistenti godono di una distribuzione già rodata, gli edicolanti sanno già che certi clienti le chiederanno, hanno uno spazio dove esporle, il computo del venduto e del reso è facilitato dalla consuetudine. Le "novità" o ciò che viene distribuito "fuori serie" immagino crei sempre qualche problema in più. Chi se ne intende avrà fatto i suoi conti, puntado a una distribuzione più capillare, in grado di acconentare più lettori. Del resto sospetto che il mercato scoraggi (e non dipende dagli editori) il varo di collane nuove (senza contare i tempi e i costi della registrazione in tribunale).  Considerato il limitato numero di collezionisti che ha acquistato le strisce, credo che nella scelta abbia prevalso l’idea di mettere a disposizione della molto più ampia platea degli Speciali qualcosa che la stragrande maggioranza dei lettori non aveva mai visto. Più copie vendute (almeno in prospettiva) consentono peraltro un prezzo pià basso.
 
Però, del resto, lo Speciale 35 non contiene soltanto “Il battello dei misteri” ma anche altre quattro storie “introvabili”, mai uscite prima in edicola - storie anch’esse richieste, in ristampa, da moltissimi appassionati. Perciò, se si ritiene di non essere interessati alla ristampa della prima storia, forse l'acquisto può essere soddisfacente anche solo per le successive. I pochi che ritengono di non voler accettare nella propria collezione storie non uscite in edicola ma comunque in loro possesso, direi che, trattandosi di un evento particolare (forse ripetuto fra un anno, ma destinato comunque ad esaurirsi) possano serenamente soprassedere - lasciando che gli altri abbiano le loro storie “introvabili” da leggere. In ogni caso nessuno obbliga nessuno ad acquistare alcunché. Segnalo comunque il fatto che gli Speciali non hanno il numero progressivo scritto in costolina e, dunque, il fatto che tra il n° 34 e il n° 36 mancherà a qualcuno il n° 35 non sarà per niente evidente nella fila degli albi sullo scaffale.

Infine, sul fatto che gli Speciali debbano presentare solo storie inedite, ammesso che qualcuno abbia stabilito questa regola e che non la si possa cambiare in via eccezionale, mi pare evidente rispondere che le cinque storie dello Speciale 35 sono tutte inedite in edicola.

 

 

 

 

venerdì 14 ottobre 2022

YELLOW ROCKS


Nel mese di settembre di questo 2022 è uscito in edicola il n° 686 di Zagor, corrispondente al n° 737 della Collana Zenith, intitolato "Yellow Rocks". I testi sono miei e i disegni di Anna Lazzarini fino a pagina 52 dell'albo. Poi, a pagina 53, comincia una nuova avventura scritta da Jacopo Rauch e illustrata da Luigi Coppola, "Ossessione mortale". La bella copertina che vedete qui sopra è opera dell'ottimo Alessandro Piccinelli. Di questa cover esisre una spiritosa variante realizzata da Filippo Pieri e pubblicata in qualche suo spazio in Rete che dirvi non so. Eccola.


L'allusione è, evidentemente, agli attacchi di haters e detrattori e alle tante discussioni che ha sollevato il finale della storia con Jenny. Ho atteso fino ad adesso a parlarne per dare il tempo a tutti di leggere appunto la conclusione del racconto iniziato sul numero precedente, "Una ragazza in pericolo" (cliccando sul titolo colorato potete leggere il mio commento appunto a quell'albo). Se però non avete ancora letto "Yellow Rocks" vi avviso che svelerò come va a finire e dunque occhio allo spoiler.
 

 
Lo screenshot qui sopra invece è tratto da Twitter e riporta il commento di un account specializzato in recenzioni. Il testo dice: "Senza tema di smentite, siamo di fronte a una delle storie più belle di sempre. Forse non ce ne rendiamo conto perché è una lettura a noi contemporanea ma, ne siamo sicuri, col passare degli anni invecchierà benissimo ed entrerà nella classifica dei grandi classici zagoriani". Ringrazio per le belle parole.


Dello stesso parere David Padovani, caporedattore de "Lo Spazio Bianco" (vedete sopra il titolo del suo pezzo: "Un passaggio storico per lo Spirito con la Scure").  Scrive Padovani: 
"Gli albi di agosto e settembre del mensile di  sono, di fatto, due numeri già entrati nella storia del personaggio. Il merito è, senza dubbio, di  che nella doppia veste di sceneggiatore ed editor della testata, ha dimostrato a più riprese di avere il coraggio di proporre innovazioni e cambiamenti per il personaggio più classico – assieme a Tex – della , sia dal punto di vista editoriale che da quello narrativo (Darkwood Novels e Le Origini)."
Intetressante anche il commento di un lettore, a cui Padovani risponde.


Maurizio Mancini

11 Settembre 2022 a 07:28

La vostra analisi è stimabilissima,i tentativi che Moreno Burattini fa per “rinvigorire”la testata,altrettanto.Non è facile conciliare le legittime aspettative dei lettori di Zagor,sia dei cosidetti “integralisti “e sia degli”innovatori”.In medium stat virtus,mi pare il messaggio di Burattini

 

David Padovani

13 Settembre 2022 a 15:31

Grazie per il tuo messaggio, Maurizio. Come è facile desumere dalla mia analisi, anche io penso che il lavoro portato avanti dal curatore di Zagor sia degno di lode. La costante operazione di innovazione e cambiamento portata avanti in questi anni spesso si scontra con un integralismo da parte dei lettori che denota una incomprensibile chiusura di orizzonti. Lettori che, sugli albi della SBE, hanno avuto disegnatori come Trigo, Tacconi, Roi, Micheluzzi e scrittori come Berardi e Sclavi e che non sanno digerire più nulla.

 

Potete leggere tutto ciò e tutto il resto cliccando qui.

 

 



 
Questo invece il parere di Marco Corbetta sul blog "Zagor e altro".

"Una trama semplice, lineare, racchiusa nella lunghezza di un albo e mezzo, nella quale Moreno Burattini riesce a creare con intensità una progressiva aspettativa nel lettore, che nel procedere della storia è sempre più curioso di sapere come verrà risolta la reciproca attrazione sentimentale di Jenny e Zagor… E dopo aver fatto di tutto, nel corso di questa avventura, per presentare Jenny come la migliore compagna di un uomo con le caratteristiche di Zagor (indipendente, pienamente autosufficiente nell’ambiente che la circonda, capace di difendersi e di sfuggire ai suoi rapitori) ecco che Moreno Burattini ci regala, anziché una conclusione felice (ma, se così fosse stata, probabilmente scontata), un finale tragico, inaspettato e davvero toccante, che mi ha emozionato e commosso! Jenny muore, in una sequenza narrativa memorabile e intensissima, presentata con un alternarsi di vignette completamente prive di testo, lasciate a una penetrante raffigurazione disegnata, e di altre con dialoghi toccanti e coinvolgenti."
 
Faccio notare che la trama "semplice e lineare, racchiusa nella lunghezza di un albo e mezzo" è voluta e funzionale a un racconto che altro non voleva e non doveva essere se non quello della morte di Jenny.
 
Potete leggere tutta la recensione  di Corbetta (compreso il parere della figlia) cliccando qui: http://zagorealtro.blogspot.com/2022/09/una-ragazza-in-pericolo-zagor-gigante.html
 
 

 
Mi fermo qui perché come testimonianze di commenti positivi bastano e avanzano, e le ho citate solo per dimostrare come non ci sono soltanto haters e detrattotori. Anzi, alcuni che si dilettano nel seguire le discussioni sui forum o hanno la voglia e il tempo di vedersi tutti i video degli youtubers mi dicono che le opinioni positive sono la maggioranza. Io, che non leggo e non vedo, so soltanto che ho ricevuto decine e decine di telefonate, messaggio, mail, lettere di lettori emozionati, turbati, commossi che hanno pianto o sono addirittura rimasti insonni. Davvero non mi era mai accaduto di registrare l'eco di una reazione emotiva così ampia e profonda. La sorte di Jenny non ha lasciato indifferenti. Indipendentemente da ciò che si può pensare della scelta di far morire (e far morire in quel modo) la povera ragazza, tutto ciò dimostra che noi autori abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Si raccontano storie per emozionare. Pare che ci siamo riusciti, anche quando l'emozione suscitata è rabbia, perché qualcuno avrebbe preferito un altro finale.

Ci siamo tutti innamorati di Jenny. Io, Anna Lazzarini, i lettori. Significa che il personaggio è stato percepito come vero, dunque raccontato bene negli anni e nelle varie storie che sono servite ad arrivare al finale della storia. 
 
In una intervista rilasciata a "Zagorianità" (cito solo un passaggio) ho dichiarato: "Gli eroi che soffrono sono più umani, più vicini al lettore, a tuti noi. La vita è tragica, nella realtà le cose vanno così: ci sono morti assurde e imprevedibili. Quella di Jenny, in fondo, era prevedibile: un eroe che ha dei nemici mette a repentaglio la vita dei suoi cari. Del resto, non è capitato lo stesso a Peter Parker con la morte di Gwen Stacy? Non è successo qualcosa di simile anche al Punitore? E che dire di 007, a cui uccidono la moglie il giorno del matrimonio? Come a Nick Raider del resto. Sorvoliamo che sono vedovi anche Tex, Tiger Jack e Kit Willer, converrai anche tu che è impossibile fare il conto delle fidanzate morte in modo straziante a Dylan Dog."
 
 

 
Riguardo la morte di Gwen Stacy (a cui sicuramente ho pensato decidendo la sorte di Jenny), sono perfettamente d'accordo conil divertente commento pubblicato su Twitter da Daniele Rainoldi. A proposito di video, mi hanno detto che qualcuno ne ha appunto pubblicato uno in cui, per meglio sottolineare il proprio pollice verso "Yellow Rock", straccia platealmente l'albo davati alla webcam. Non è r imasto indifferete neppure lui, quindi. Però, citerò il gesto quando mi chiederanno come mai ho interrotto la serie intitolata scherzosamente "Moreno Youtuber". Perché non voglio essere confuso. Io non sono quella roba lì, insomma. 
 
Infine una curiosità. I lettori più attenti avranno (forse) notato un appunto del giornalista Roger Hodgson nei redazionali di un albo della miniserie "Zagor Darkwood Novels", in cui (giò nel 2020) si anticipava il finale di "Yellow Rocks". Non voglio dire di essere stato diabolico, ma ci ho provato.





 

 

 

mercoledì 7 settembre 2022

SESSANTA PRIMAVERE

 



La faccia che vedete qui sopra è quella di uno che ha appena compiuto sessant'anni. Cioè, per quanto possa sembrarmi incredibile, me mdedesimo.

 

 

Ho un anno meno di Zagor (come dice lui stesso qui sopra, tramite Fabrizio Russo), che considero il mio fratello maggiore e che mi fa compagnia da una vita (nonostante tutti i guai che gli procuro con le mie sceneggiature). Lui però non invecchia e io sì. Per esempio, non si hanno notizie che soffra di mal di schiena come me. Io invece devo farmi una serie di massaggi perché più di trent'anni seduto a scrivere le sue storie mi hanno presentato il conto. Però, appunto,  ciò vuol dire che ho passato una vita a inventare avventure, dunque a fare quello che ho sempre desiderato fare.

Non ho mai realmente considerato l'idea che un giorno avrei superato la boa della sessantina, finché il calendario mi ha inesoreabilmente richiamato alla realtà. La cosa strana è che io sono convinto ancora di essere il ragazzo che ero, e mi meraviglio della mia faccia nello specchio, che comincia a essere quella di un vecchietto. Mi sono comprato anche un cappellino a protezione della pelata e così quando guido la Panda di mia moglie terririzzo gli altri automobilisti.

C'è un'epoca della vita, quello dell'infanzia, fino ai dieci-dodici anni, in cui il tempo semba cristallizzato. Si susseguono gli anni scolastici e le vacanze estive e si crede che continuerà così: che avremo giorni infiniti per giocare, che i nonni ci porteranno per sempre a prendere il gelato. Poi i nonni muoiono e le scuole finiscono. Ci si accorge che niente è eterno. Però è stato bello crederlo. Oggi il mio amico immaginario sono il me stesso di quei giorni là, rimasto com'ero dentro di me. Ci parlo e lui mi ricorda tanti particolari di cui mi ero dimenticato, come di un bruco colorato che andavo a trovare nell'angolo di un muro finché rimase là, e sembrava non volersene andare - forse proprio perché lo andavo a trovare io. O come di una ragazzina di cui mi ero innamorato prima ancora di sapere che cosa volesse dire esserlo. O di quelle volte che con il babbo e la mamma io e le mie sorelle andavamo alla Città della Domenica, che ancora Gardaland non c'era.

Dovendo tracciare un bilancio dei miei primi sessant'anni, mi rendo conto di essere esattamente quello che volevo diventare. Scrivo cose e c'è chi le legge. Forse avrei preferito arrivare a questo giro di boa attraversando meno tempeste sentimentali. Però sono sinceramente grato a ogni donna che mi è stata accanto, anche per certi ceffoni che mi sono meritato. Oggi ho una moglie che amo. Ho anche tre figli meravigliosi che mi vogliono bene e mi ricordano ogni volta, con il loro calore, che non sono stato poi il padre assente che ho sempre temuto di essere.  In ogni caso, mi riprometto di essere un nonno presente (anche se non ci sono nipotini all'orizzonte).

Fra le note negative, c'è la consapevolezza di veder svanire giorno dopo giorno il mondo in cui sono nato e cresciuto. Quello nuovo non mi assomiglia più. Chiudono le edicole, le librerie, i cinema, i negozi di dischi. Non c'è più un medico di famiglia che venga a visitarmi a casa se sto male. Non si può parlare di persona con nessun impiegato a uno sportello, ma ci è dato soltanto di premere i tasti del telefonino tra cui offre da scegliere una voce robot (e non c'è mai l'opzione che mi riguarda). Non sono contro la semplificazione digitale, ma contro la complicazione: non c'è una app che, installata sul mio telefonino, funzioni come dovrebbe. Per qualunque cosa devo visitare un sito www dove non trovo mai ciò che cerco e i cui form non accettano i dati che cerco di inserire, o chiedono password che io non so di sapere. Altrettanto negativa è la mia opinione sui social, fosse dei leoni dove vige la legge della giungla e dove qualunque cosa si dica scatena reazioni feroci. Se mai andrò in pensione mi propongo di cancellarmi da tutti. Però, oggi, su Twitter e Facebook c'è stata una gara a farmi gli auguri, e mi ha fatto molto piacere.

Già, la pensione. La busta arancione dell'INPS mi ha informato, tempo fa, che potrò ritirarmi dal lavoro soltanto il primo dicembre 2030. Si tratta solo di sopravvivere fino ad allora. Ecco, ho scritto ancora altre cose. Grazie per averle lette.













venerdì 19 agosto 2022

ANCHE POETA!

 


Il volume che mostro orgoglioso nella foto qui sopra si intitola "Versacci", ed è il mio nuovo libro, edito da Cut-Up Publishing, uscito nel luglio del 2022 in distribuzione in libraria ma in vendita, naturalmente, anche on-line. Qui di seguito trovate il link se volete vedere come lo propongono sul sito della Casa editrice:

https://cut-up.it/prodotto/versacci-365-epigrammi/

Nella foto qui sotto, invece, potete scorgerne la costolina nel reparto "Poesia" della Hoepli di Milano, non distante da una raccolta di versi di Charles Bukowski (immagino per meri motivi di ordine alfabetico).



So anch'io (me lo dico da solo) che la collocazione giusta sarebbe stata nel reparto "Umorismo" (se non c'è uno scaffale "Libri che ci vergogniamo di esporre altrove"), ma in effetti "Versacci" contiene 365 epigrammi e l'epigramma è un breve componimento poetico ("che si esaurisce in pochi versi pungenti, per lo più ironici o satirici, con cui si cerca di indurre il lettore al riso ma anche alla riflessione", per citare la scritta in quarta di copertina - e qui sotto ecco appunto la quarta di copertina, sulla sinistra nell'immagine).

 


A proposito di copertina, sappiate che è opera di Oscar Scalco, in arte Oskar, disegnatore versatile in grado di eccellere nel fumetto comico come in quello avventuroso e drammatico (tant'è vero che ha illustrato Alan Ford per arrivare a Zagor, passando per Nathan Never e tante altre cose). Grazie Oskar!


 
 
Se  non avete mai visto Oskar, eccolo nella foto qui sotto, immortalato dopo aver ricevuto (prima di me) una copia fresca di stampa del libro.
 
 
 
 
 
Servirà dire due parole per spiegare come sono nati i Versacci. Tra il maggio 2020 e il maggio 2021 ho accettato e vinto una sfida con me stesso, quella di scrivere e pubblicare su Twitter, per un anno intero, un epigramma al giorno. Dunque, 365 epigrammi in fila. A pensarci bene, una vera pazzia: perché mai qualcuno dovrebbe prendersi un impegno del genere, non richiesto da nessuno e non remunerato in alcun modo? Non c’è risposta, naturalmente, se non appunto, il gusto del cimento. Perché proprio epigrammi e non, per esempio, sonetti o ottave? Perché le regole di Twitter impongono un massimo di 280 caratteri per ogni messaggio, quindi anche i miei componimenti non dovevano superare quella lunghezza. L’epigramma, per sua natura, è caratterizzato dalla brevità e dall’incisività. In più, volendo dilettarmi e dilettare con rime per lo più argute e facete, dedicarmi a questo genere poetico è stata una scelta inevitabile. 
 
Dato che nella vita faccio anche altro, oltre che pubblicare tweet (per esempio, sceneggio fumetti e coccolo la moglie), la scrittura dei Versacci è sempre stata più o meno improvvisata: la sera, prima di dormire, cercavo di comporre l’epigramma del giorno, sperando di indovinare subito l’argomento, le rime, il tipo di verso (senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo, dodecasillabo…) e la ritmica degli accenti. Qualche volta il parto si rivelava felice, in altri casi la composizione nasceva zoppicante. In ogni caso, si è sempre trattato di versi estemporanei, e di questo devono tener conto gli esegeti che vorranno contestare la correttezza metrica di questo o quel Versaccio. Ho sempre cercato di privilegiare la facilità di lettura e di comprensione rispetto all’uso di parole desuete o auliche, per cui la maggioranza degli epigrammi è composta da vocaboli di uso comune. Riprendendo in mano le mie nugae per la raccolta in volume ho corretto gli errori metrici più vistosi, ma alla fine ho preferito non stravolgere troppo la forma originaria dell’epigramma pubblicato su Twitter.  
 
Una panchina a Gavinana
 
 
"Versacci" è stato presentato al pubblico per la prima volta il 16 agosto 2022 in Piazza Aiale a Gavinana, il piccolo borgo sulle montagne pistoiesi dove sono nato (si trova nel comune di San Marcello Piteglio). Qui sotto la locandina dell'evento, con tutti i loghi dei patrocinatori (grazie anche a loro).
 
 
 

 
Nella foto che segue, eccomi accanto al moderatore Alberto Tognelli, mentre leggo alcuni epigrammi davanti a un folto pubblico. Nello scatto il pubblico non si vede ma giuro che c'era, numeroso, e che ci siamo molto divertiti.  Non ho soltanto recitato le mie facezie ma anche parlato della storia dell'epigramma partendo dal greco Callimaco fino agli italiani dei giorni nostri. Ho anche spiegato la regola dell'endecasillabo, dato che in un capitoletto in fondo al libro mi sono peritato nel dare qualche informazione (per il poco che ne so) su quella materia affascinante che è la metrica italiana. Se volete approfondire, ecco il testo con il mio tentativo di divulgazione (basta cliccare):
 
 
 

 
Se siete curiosi di vedermi e ascoltarmi mentre leggo tre Versacci, potete cliccare sui link che seguono.
 
 

 
 
Già pochissimi giorni dopo l'uscita, c'è stato un recensore - fortunatamente benevolo. Si tratta dello sceneggiatore Filippo Pieri (quello di "Viviane, l'infermiera" e di tante altre cose). Qui sotto trovate il link al post sul suo blog "La seconda cosa", in cui espone le sue impressioni dopo la lettura del libro. Più sotto ancora, c'è una sua foto con i "Versacci in mano".
 

 
 


Ho dato alle stampe "Versacci" anche per poter scrivere una introduzione intitolata “Anche poeta!”. Titolo che è una citazione della signorina Silvani, la quale nel film “Fantozzi” (1975), invitata dal ragioniere interpretato da Paolo Villaggio a salire sulla sua Bianchina, così commenta i versi di Lorenzo il Magnifico da lui recitati: “chi vuol essere lieto sia, di doman non c’è certezza”. “Che belli, sono suoi?”, domanda lei. “Sì, una mia cosettina giovanile”. “Ah… anche poeta!”, conclude la Silvani, sputando nella vaschetta del mascara. Ecco, d’ora in poi si potrà dire lo stesso pure di me (sputo compreso). Come di tanti altri, beninteso. Del resto, le poesie le scrivono tutti. Sicuramente molti di più di quanti le leggono. 

 


 

Se volete rivedere la scena del film con la battuta recitata da Anna Mazzamauro, cliccate qui sotto:


 

 
Ho accennato alle regole della metrica. Se volete mettervi a contare le sillabe dei Versacci, ricordatevi che le sillabe metriche non corrispondono alle sillabe grammaticali, per tutta una serie di casistiche (principalmente appunto per gli strani fenomeni chiamati sinalefe e dialefe, sineresi e dieresi). Ma, vi chiederete, serve applicare le regole della metrica per scrivere poesia? No, assolutamente no. Però, a me piacciono le rime. Mi piace il ritmo cantabile del verso, scandito dagli accenti. Mi piacciono le filastrocche. Mi piace che la poesia abbia forma di poesia e si differenzi dalla prosa. Mi piace soprattutto che la poesia non sia criptica. Nessun poeta criptico ha cambiato il mondo, alcuni che hanno cantato in modo da farsi capire dal cuore della gente, sì. Non che io voglia cambiare il mondo, naturalmente.  A proposito di un poeta che non è criptico, Virgilio, sappiate che in appendice ai "Versacci" troverete la mia parodia dell' Eneide, intitolata "Eneode", già contenuta nel mio libro "Facezie", ma qui corredata dalle illustrazioni di James Hogg (ne vedete una qui sotto)


Ogni volta che mi capita di riflettere sulla poesia e sui poeti, mi torna in mente l’introduzione di Federico Sardelli alle sue “Proesie” (Cardinali Editore). Il musicista (Sardelli è uno dei massimi esperti di Vivaldi) e umorista (è stato uno degli autori di punta del “Vernacoliere”) premette infatti alla sua raccolta di versi (comici) un vademecum intitolato "Metodo facile e sicuro per diventare poeti", che oltre a essere esilarante dice anche tanta più verità della maggior parte dei saggi teorici sulla poesia.
 
 

 
 
Eccone un estratto: "Allora, si fa così. Per prima cosa non date retta a chi vi dice che bisogna conoscere i classici. Hanno gli autori classici studiato noi? No, e allora perché dovremmo fargli questa cortesia? E' anche assodato che possedere un discreto o passabile italiano parlato e scritto non serve assolutamente a niente dato che le regole sono andate completamente a farsi friggere e nessuno vi verrà mai a rompere i coglioni sulla metrica, il ritmo, l'eloquenza, l'eleganza, ma anche sul senso di ciò che dite. Scrivete come vi pare ciò che vi pare. Unica accortezza: andate spesso a capo. Ecco il primo strumento del poeta moderno: il Tasto di Invio. Questo semplicissimo accorgimento vi consentirà di spremere poesia da qualsiasi frase, anche dalla più banale e sciatta.
'Dove sei stato? Ti ho cercato tutto il tempo'
diventa magicamente:
'Dove / sei stato? / Ti ho cercato / tutto / il tempo'.
A questo strumento formidabile se ne aggiunge un secondo, altrettanto facile e potente: il rimescolamento delle parole. La stessa frase diventa pertanto:
"Tutto. / Dove? / Ti ho cercato, / il tempo, sei stato.
'"

 
   
Mauro Boselli testimonial dei "Versacci"                         



Due parole sull’epigramma. Credo che il miglior modo per far capire di che cosa si tratti sia citarne uno, settecentesco, del poeta giocoso toscano Filippo Pananti:

Un epigramma secco:
ogni marito è becco.

Ecco, ci siamo già intesi, L’epigramma è più o meno questa roba qua. In realtà no, c’è molto di più e ci sarebbe da scrivere fino a domani. Basterà dire, allora, per usare la sintesi tipica di questo genere di versi, che tratta di un breve componimento poetico, rapido e di solito fulminante, inducendo il lettore talvolta alla riflessione, più spesso al riso. Gli epigrammi nacquero per essere incisi sulle lapidi: su una tomba, su un monumento. E’ facile capire come dalla breve descrizione elogiativa di un uomo scolpita come epigrafe si possa passare a usare lo stesso modello per farne un componimento poetico scritto su carta, mutando di registro. Le iscrizioni diventano così ammonimenti o riflessioni sul senso della vita o addirittura commenti satirici in contrapposizione alla troppa seriosità delle epigrafi. Questa doppia linea (quella del serio e del faceto) ha caratterizzato gli epigrammi classici, greci e latini. 
 
Fra questi ultimi vengono alla mente soprattutto Catullo e Marziale. Il primo, viene citato quale esempio di epigrammista gentile e rifflessivo; il secondo, invece, come autore mordace e velenoso. Il genere torna in auge, nella letteratura in lingua italiana, durante il Rinascimento. Trovate spiegato tutto in un aureo libretto curato da Gino Ruozzi e intitolato “Epigrammi italiani” (Einaudi). Sono quasi certo che io personalmente non verrò mai citato da nessuno fra gli epigrammisti di casa nostra, ed è meglio così perché se ho definito i miei componimenti “Versacci” un motivo ci sarà. “Anche poeta!” solo se segue lo sputo della signorina Silvani.
 
Per finire, qui sotto troverete quattro Versacci scelti a caso.
 
 
Luigi Mignacco testimonial dei "Versacci"








Il paradiso dei gatti

 

Ogni volta che mi è morto un gatto,

curioso e intelligente più di me,

una domanda sempre mi son fatto:

per loro un paradiso in ciel non c’è?

Ma poi pensando a quanto è stato amato,

nutrito, ammirato e coccolato,

capisco, e a dirlo non si erra,

che il gatto ha il paradiso sulla Terra.

 

 

Una piuma sul davanzale

 

Ho sentito oggi una tale

dire con grande rispetto

che trovar sul davanzale

della camera da letto

una piuma proprio là

ha un gran significato:

vuole dire, in verità,

che un angelo c’è stato

quella notte lì a vegliare.

Accidenti, me cojoni,

e io stavo per comprare

uno spray contro i piccioni.



Marco Corbetta testimonal dei "Versacci"

 

Voce di mamma

 

Riemerge alla mente ogni tanto
un ricordo del bimbo che ero,
è sempre sorpresa ed incanto   
e vivido che sembra vero.   
Iersera ad esempio in un tratto 
mia mamma ancor giovane e bella
 mi ha detto: Moreno, hai già fatto   
per scuola doman la cartella?

L' ultimo abbraccio

Al nostro cane che amiamo   
un ultimo abbraccio cingendo
pietosa una morte gli offriamo lasciando che vada dormendo. Se all’ultimo del tempo mio nessuna speranza rimane, allora lo chiedo anche io: trattatemi al pari di un cane.