lunedì 21 settembre 2015

RESURREZIONE!



E’ in edicola da qualche settimana “Resurrezione!”, l’albo di Zagor n° 602 (Zenith 653) datato settembre 2015. I testi sono miei,  la copertina di Gallieno Ferri.  All'interno, Ferri  cede il testimone del racconto, a partire da pagina 61, a Gianni Sedioli (matite) e a Marco Verni (chine).
La divisione del racconto in due tranche si è resa necessaria perché Ferri da solo, già impegnato nella realizzazione del n° 600 (“Il giorno dell’invasione”, scritto da Jacopo Rauch) non avrebbe potuto illustrare un’avventura tanto lunga. Lo stacco avviene comunque in un momento topico dell’albo, rendendo chiaro  come Gallieno si sia occupato di un articolato prologo e la coppia Sedioli/Verni riporta invece sulla scena quel professor Hellingen del cui ritorno, tanto si è parlato.

L'ultima tavola di Ferri, quella con Zagor a cavallo che galoppa verso il lettore, è un capolavoro realizzato da un vero e proprio Maestro di 86 anni, l'ultimo dei grandi disegnatori popolari del fumetto italiano.

Sedioli e Verni, quando uniscono le forze, aggiungono ogni valore al lavoro dell'altro e il risultato è superiore  alla semplice somma dei due.Le loro tavole in cui si mostra la resurrezione di Hellingen (i cui retroscena verranno spiegati nell'albo successivo, "Nei sotterranei di Altrove") sono da antologia. E c'è la bellissima pagina 67 che potrebbe essere un poster, peraltro rappresentando una novità assoluta nell'ambito della saga zagoriana, in cui mai si era vista una impaginazione simile.

Nell'albo di novembre, "Mad Doctor" verrà svelato il nome di battesimo di Hellingen e si racconterà che cosa si cela nel suo passato, con una ricostruzione dei perché e dei percome precedenti alla sua prima apparizioni sull'isola della paura (là dove stava sperimentando il gigantesco Titan).

Direi che non sia il caso di rivelare niente di più e rimandare ogni commento allo sviluppo dell'avventura, di cui sento molto la responsabilità. Se volete, però, potremo parlarne a voce nei tanti appuntamenti che mi aspettano e ci aspettano, dato che nei prossimi due mesi mi capiterà spessissimo di partecipare a incontri con il pubblico: tra il 23 e il 28 settembre sarò a Belgrado (Serbia), poi a Fornaci di Barga (LU) il 1° ottobre (sala congressi Il Bugno), il 3 e il 4 ottobre a Roma (Romics), il 6 sera a Senago (MI), il 9 e il 10 a Cosenza, il 15 a Milano presso la libreria Les Mots,  il 23 di nuovo a Senago, il 24 e il 25 al raduno degli zagoriani a Gavinana (PT), tra il 28 e il 1° novembre a Lucca per Lucca Comics, il 10 novembre a Zagabria (Croazia). Spero di vedervi numerosi!

lunedì 7 settembre 2015

OGGI, VENTICINQUE ANNI FA


Venticinque anni fa esatti usciva in edicola il n° 7 della rivista "Mostri" edita dalla ACME di Roma, datato settembre 1990. All'interno, fra le altre storie a fumetti, ce n'era una intitolata "Amore filiale", dodici tavole in bianco e nero sceneggiate da un certo, all'epoca quasi sconosciuto, Moreno Burattini e illustrata da un giovane Stefano Andreucci (destinato a un glorioso futuro). Era il mio primo racconto pagato da un editore e pubblicato a mia firma su una testata distribuita in tutta Italia. Calcolo da quello l'inizio della mia attività come professionista e dunque festeggio adesso i miei primi venticinque anni di carriera. In quel settembre avevo già cominciato a scrivere il mio primo Zagor, che però sarebbe uscito soltanto nel maggio successivo.

Lo stesso albo è esposto come un raro cimelio, proprio in questi giorni, nella teca che vedete qui sotto, in basso a sinistra. La foto è stata scattata da Marco Corbetta il 25 luglio 2015, giorno dell'inaugurazione della mostra "Da Gavinana a Darkwood: la vita a fumetti di Moreno Burattini", e che ripercorre cinque lustri di lavoro del sottoscritto nel mondo del fumetto, del teatro, della satira e dell'editoria in genere. L'esposizione, allestita in modo impeccabile dall'Ufficio Cultura della Provincia di Pistoia sui tre piani di un suggestivo palazzo storico, resterà aperta fino al 30 novembre a Gavinana (PT), il mio paese natale. Del resto, ve ne ho già parlato.


Preferisco non pensare alle tante cose che ho fatto, professionalmente, negli ultimi venticinque anni, e  concentrarmi sui tanti progetti che mi restano da realizzare nei prossimi, prima di godermi la meritata pensione. Ho idee che mi tendono agguati e mi saltano addosso all'improvviso, poi è difficile togliersele di dosso. Questo 2015 è stato, e sarà, dal punto di vista della mia presenza in edicola e in libreria, particolarmente fecondo: in particolare, la raccolta di aforismi "Utili Sputi di Riflessione" (edita da Allagalla) mi sta dando molte soddisfazioni e la consiglio a chi voglia festeggiare con me il quarto di secolo di lavoro. Ma anche nei prossimi mesi saranno ben tre i nuovi libri che mi riguardano che si preparano a uscire e per il 2016 si preparano fuochi d'artificio. Tuttavia, per chi volesse scorrere l'elenco delle mie storie a fumetti uscite a mia firma dal 1990 a oggi, può consultare questo illustrissimo elenco.

Per concludere, a beneficio degli interessati, ecco la sceneggiatura completa di "Amore filiale". Scusate l'acerbità dello stile, frutto della mia inesperienza dell'epoca. 


AMORE FILIALE
Soggetto e sceneggiatura 
di Moreno Burattini


TAVOLA 1

Inserire titolo e credits non in alto ma a metà pagina o dove sia possibile, in presenza di un riquadro vuoto tra una vignetta e l'altra.


Vignetta 1

Campo corto.
Figura intera frontale di un giovane abbigliato alla maniera di un nobile medievale che si avvicina a cavallo verso il lettore. Sullo sfondo, una foresta.


Vignetta 2

Piano medio.
Mezzobusto di profilo del giovane che avanza verso destra. La sua espressione è cupa e decisa. Il cavallo è fuori campo sotto di lui.


Vignetta 3

Campo medio.
E' la vignetta più grande della tavola, possibilmente una intera striscia. Sulla sinistra, inquadrato di tre quarti dal dietro, il nobile a cavallo è giunto in prossimità di una caverna che si scorge sulla destra. Dall'antro si leva una folata di fumo, segno evidente che lì dentro abita qual- cuno. Vicino all'ingresso della grotta c'è un grosso mastino legato ad una catena e trattenuto da un collare borchiato.


Vignetta 4

Piano americano.
Il giovane scende da cavallo guardando serio verso l'ingresso della caverna.


Vignetta 5

Campo medio/corto.
In primo piano il mastino legato alla catena. Accanto a lui un teschio ed alcune ossa umane, che testimoniano la natura del suo cibo preferito. Il cane si volta a guardare in se- condo piano il cavaliere che si accinge ad entrare nella caverna.


Vignetta 6

Campo cortissimo.
Silhouette frontale in nero del giovane stagliato contro la luce dell'esterno, fermo appena dopo la soglia della caverna. L'inquadratura è presa dall'interno della grotta, e l' ombra del personaggio è inserita in una sorta di ovale luminoso circondato dal semicerchio scuro delle pareti dell'antro.


TAVOLA 2


Vignetta 1

Piano medio.
Mezzobusto del nobile che si volta di scatto, sorpreso, ver- so la direzione da cui proviene una voce che lo chiama. Il balloon del richiamo, riferito allo stregone che vedremo su- bito dopo, giunge da fuori campo.

STREGONE (fuori campo) - Vieni avanti, nobile cavaliere...

GIOVANE - !


Vignetta 2

Campo medio.
Ampia inquadratura di una zona bene illuminata della caverna. In evidenza vi si trova uno stregone incartapecorito, con la barba lunga, il naso aquilino e l'espressione cattiva. Il vecchio sta rimestando qualcosa in un gran calderone dove bolle un liquido indecifrabile.
Ecco altri particolari accessori dell'ambiente, che il disegnatore utilizzerà non tanto e non solo in questa vignetta ma per caratterizzare anche le seguenti quando e se lo giudicherà utile: masse di libri polverosi e di pergamene arrotolate; alambicchi, serpentine e strumenti alchemici di tutti i tipi; tavolaccio con sopra disteso un cadavere scuoiato e semisezionato; un impiccato, ridotto ormai ad uno scheletro, che penzola appeso ad una corda.

STREGONE - ...vieni avanti e dimmi in che cosa può esserti utile questo vecchio stregone.


Vignetta 3

Campo corto.
Il giovane si avvicina allo stregone facendo un gesto di saluto.

GIOVANE - Salve, potente mago... sappi che ho compiuto un lungo viaggio per raggiungerti, dopo aver appreso che tu sei in grado di eseguire ogni sorta di malefico incantesimo per chiunque venga a chiedere il tuo aiuto.

STREGONE - Ih! Ih! Ih!  No... non per chiunque, mio giovane amico...


Vignetta 4

Primo piano.
Una perfida espressione ghignante del vecchio stregone.

STREGONE - ...ma solo per chi abbia sufficiente denaro a disposizione!


Vignetta 5

Piano americano.
Lo stregone smette di lavorare attorno al calderone e si avvicina al giovane. Il suo balloon è diviso in due ovali contigui e comunicanti, il primo dei quali contiene il grosso della frase ed il secondo le parole "ti ascolto!".

STREGONE - Se dunque credi di poter rientrare in questo novero, esponimi pure il tuo problema... - ...ti ascolto!


TAVOLA 3


Vignetta 1

Campo corto.
Il giovane espone il suo problema al vecchio mago.

GIOVANE - E' presto detto... sono l'unico figlio del Conte di Malebranche, signore di un castello a mezza giornata di cavallo da qui.


Vignetta 2

Piano medio.
Mezzobusto del nobile che parla.

GIOVANE - Mio padre, un vecchio terribilmente avaro, mi ha sempre impedito ogni svago e divertimento...


Vignetta 3

Campo medio.
I due nel contesto del laboratorio del mago nella caverna, visti da una certa distanza.


GIOVANE - Non mi ha mai consentito di poter godere dei privilegi della mia condizione, e mi ha costretto a vivere praticamente segregato tra le mura del nostro palazzo.


Vignetta 4

Primo piano.
Il volto del ragazzo pieno di livore ed asprezza.

GIOVANE - L'odio che ho accumulato verso di lui in tutti questi anni è veramente indicibile!


Vignetta 5

Piano americano.
Il vecchio mago interviene con l'aria di chi ha capito perfettamente la situazione.

STREGONE - ...così che vuoi accelerare i tempi della tua successione al potere sulla Contea e giungere a mettere le mani sul patrimonio di famiglia...


Vignetta 6

Campo corto.
Inquadratura a figura intera dei due. Il balloon dello stregone, come già in precedenza, è costituito da due ovali contigui e comunicanti, contenenti uno la prima parte della frase, uno la seconda. 

STREGONE - ...procurando all'austero genitore una morte prematura... -  Ih! Ih! Ih! ...non è così, nobile cavaliere?

GIOVANE - Sì... questo è ciò che voglio...



TAVOLA 4


Vignetta 1

Piano medio.
Mezzobusto minaccioso del nobile.

GIOVANE - ...e dovrà trattarsi di una morte terribile... tra i più crudeli tormenti... l'unica fine che meriti quel vecchio bavoso...


Vignetta 2

Piano americano.
Il giovane continua a rivolgersi allo stregone.

GIOVANE - ...ma naturalmente bisognerà che nessuno possa attribuirmi la responsabilità dell'accaduto.


Vignetta 3

Campo medio.
I due uomini visti da una decina di metri nel contesto della caverna.

GIOVAME - Credi che esista qualche incantesimo capace di tanto?

STREGONE - Ih! Ih! Ih! ...niente è impossibile nel mondo delle magìe e dei sortilegi...


Vignetta 4

Campo corto.
Lo stregone si avvicina ad una pila di vecchi libri sollevandone uno molto grosso, pieno di povere.

STREGONE - ...e dentro a questo antico volume è sicuramente custodita la formula che fa al caso tuo.

Vignette 5 - 6 - 7 in sequenza nell' ultima striscia della tavola.

Vignetta 5

Piano medio.
Lo stregone sfoglia le pagine ingiallite e consunte del libro.

STREGONE - E se non ricordo male, direi che...


Vignetta 6

Prosegue la sequenza nell'ultima striscia.
Primo piano.
Un'espressione soddisfatta del vecchio mago.

STREGONE - Ih! Ih! Ih! Ma certo...


Vignetta 7

Si conclude la sequenza nell'ultima striscia.
Piano medio.
Lo stregone indica una delle formule scritte sul libro.

STREGONE - ...questa! Questa è proprio quella di cui hai bisogno!


TAVOLA 5


Vignetta 1

Piano americano.
Il vecchio mago  chiude il libro e si rivolge al giovane.

STREGONE - Seguimi, nobile cavaliere... vieni a vedere con i tuoi occhi...


Vignetta 2

Campo medio.
Lo stregone guida il nobile nella discesa per una ripidissima scala scavata nella roccia, in una zona particolarmente buia ed inquietante della caverna illuminata da qualche torcia appesa alle pareti.

STREGONE - Ti farò sperimentare gli effetti di questo incantesimo... e ne rimarrai tu stesso stupito.


Vignetta 3

Campo medio.
I due giungono in una cavità sottostante, adibita evidentemente alla segregazione di malcapitati prigionieri. Nelle pareti si aprono infatti piccole e claustrofobiche celle dove giacciono reclusi in condizioni miserevoli; un uomo è appeso penzoloni assicurato alla roccia con delle catene. La sala è illuminata da torce e da bracieri e si no- tano strumenti di tortura.

STREGONE - Ma soprattutto ne rimarrà stupita la nostra cavia... ih! ih! ih!


Vignetta 4

Particolare.
La mano del vecchio mago agisce su una chiave facendola girare nella toppa della serratura di una delle celle. Il balloon dello stregone viene dunque da fuori campo, in quan- to non si vede il resto della persona. Sonoro: CLANG.

STREGONE - Eccolo qua... questo è il soggetto che fa per noi.


Vignetta 5

Campo corto.
Interno della cella. Lo stregone ed il nobile sono in piedi appena varcata la soglia, il prigioniero è seduto al suolo e solleva il busto meravigliato per la visita inaspettata. E' un uomo in condizioni pietose, con la barba lunga, seminudo, sporco, e magrissimo.

STREGONE - E adesso osserva!

PRIGIONIERO - ?


TAVOLA 6


Vignetta 1

Piano medio.
Mezzobusto dello stregone che con occhi ipnotici e cupi e con strani gesti delle mani inizia a proferire la formula magica. La grafia del lettering dovrebbe essere diversa dal solito, magari in gotico o in corsivo.

STREGONE - Contra captivum monstrum horrendum expello immanissimum ac foedissimum quod nihil tam monstruose cogitare potest...


Vignetta 2

Piano americano.
Del mago si vedono solo le braccia che gesticolano verso il prigioniero, che fissa come ipnotizzato il vecchio che lo sovrasta, e grida tutto il suo terrore quasi vedendo qualcosa di assolutamente mostruoso. Il balloon dello stregone proviene pertanto da fuori campo in direzione delle braccia. Il lettering continua ad essere diverso.

STREGONE - Thule aha anca ngwalme umbar, ampa parma ngwalme!

PRIGIONIERO - Nooo!


Vignette 3 - 4 - 5 in sequenza nella stessa striscia.

Un sonoro (AAAGGGHHH AHHHHHAAHH!) collocato sovrapposto ai riquadri le unisce tutte e tre. Le vignette mostrano tre diversi momenti della "lotta" tra il malcapitato prigioniero ed un qualcosa di invisibile che sembra averlo aggredito. L'uomo si divincola, si contorce, si dimena dando l'impressione di una sofferenza indicibile senza che sia possibile scorgere cosa gliela procuri e senza che sul suo corpo compaiano segni di ferite.


Vignetta 6

Campo medio.
Piccola panoramica della cella, con il prigioniero ancora in preda alla sua crisi sotto gli occhi compiaciuti del mago ed allibiti del giovane.

PRIGIONIERO - Aaahhhh!

GIOVANE - Ma... che diavolo gli prende? ...perchè grida? Io non vedo niente...


Vignetta 7

Piano americano.
Lo stregone ghigna, mentre il giovane è ancora più sorpreso alle sue parole.

STREGONE - Ih! Ih! Ih! Tu non vedi niente, ragazzo... ma lui si!


TAVOLA 7


Vignetta 1

Campo corto.
La vignetta mostra finalmente cosa compare agli occhi del prigioniero. Il disegnatore è libero di immaginare il mostro più terrificante che vuole: la creatura sovrasta il malcapi- tato e si accanisce selvaggiamente contro di lui procurando- gli terribili ferite. Sonoro del mostro: AAUURRGGH!

PRIGIONIERO - Aaahhh!


Vignetta 2

Campo cortissimo.
L'orripilante creatura infligge il colpo di grazia alla sua vittima, sventrandola con i suoi artigli. L'uomo si accascia al suolo sotto questa ultima efferatezza. Sonoro del mostro: GRROOAARR!

PRIGIONIERO - Aarrgghh...rrrgh..hhhh


Vignetta 3

Campo medio.
Panoramica della piccola cella.
Il mostro è scomparso, il prigioniero giace al suolo senza alcuna ferita, il mago sorride mefistofelicamente ed il gio- vane osserva meravigliato il cadavere dell'uomo.

GIOVANE - E'.. è morto! ...e non ha addosso ferite di nessun genere... si direbbe che il suo cuore non abbia retto...

STREGONE - Già... proprio così.


Vignetta 4

Piano americano.
Lo stregone si rivolge al giovane per fornire le necessarie spiegazioni.

STREGONE - L'incantesimo riesce ad evocare uno spaventoso demone etereo capace di colpire a distanze inverosimili raggiungendo le vittime designate e risultando invisibile a tutti tranne che a loro...


Vignetta 5                                                

Primo piano.
Il volto del vecchio mago.

STREGONE - I destinatari del sortilegio muoiono così tra mille tormenti, straziati dal mostro... ma per gli altri la morte sembra giungere per cause naturali.


Vignetta 6

Campo medio.
Nuova panoramica della stanza con lo stregone che conclude il suo discorso.

STREGONE - Terminato il suo compito, il demone si dissolve nel nulla non lasciando traccia di sè.


TAVOLA 8


Vignetta 1

Campo corto.
I due uomini escono dalla cella, ed il giovane esprime tutta la sua soddisfazione.

GIOVANE - E' fantastico... è proprio ciò che ci vuole per uccidere quel vecchio rudere di mio padre!

STREGONE - Attento, però, mio giovane amico... l'incantesimo ha due caratteristiche molto particolari...


Vignetta 2

Piano medio.
Mezzobusto del vecchio.

STREGONE - Il mostro etereo viene creato per colpire una determinata persona e solo quella, che viene indicata nella formula evocatrice...


Vignetta 3

Campo medio.
Il nobile e lo stregone risalgono lungo la ripida scala in pietra per la quale erano discesi in precedenza.

STREGONE - ...inoltre, una volta scatenato non può essere fermato in alcun modo!

GIOVANE - Non ho dubbi di sorta, potente stregone...


Vignetta 4

Campo corto.
I due emergono dalla scala e fanno ritorno nella caverna principale dove bolle il calderone.

GIOVANE - ...voglio che tu evochi il demone e lo comandi di uccidere nel modo più crudele possibile il Conte di Malebranche...



Vignetta 6

Piano americano.
Il giovane si rivolge allo stregone mentre insieme stanno uscendo all'aperto fuori della caverna.

GIOVANE - ...e voglio che tu lo faccia questa sera al calar del sole, in modo che io possa avere il tempo di rientrare al castello...


Vignetta 6

Primo piano.
Un'espressione particolarmente perfida e d'effetto del giovane.

GIOVANE - ...per godermi da vicino lo spettacolo della sua morte!


TAVOLA 9



Vignetta 1

Campo corto.
Il giovane è in groppa al suo cavallo, ma prima di andarsene  consegna al mago un sacchetto contenente delle monete.

GIOVANE - Queste cento monete d'oro sono tue, mago... sono certo che saprai meritartele.

STREGONE - Ih! Ih! Ih! Non temere, nobile cavaliere...


Vignetta 2

Piano americano.
Mezzobusto del mago che, in posizione più bassa, alza la testa per rivolgersi al giovane a cavallo.

STREGONE - ...questa sera il mio incantesimo colpirà la vittima designata.


Vignetta 3

Campo medio.
Il giovane nobile galoppa tra gli alberi della foresta. Sonoro: TA-CLOP TA-CLOP.

GIOVANE - Ah! Ah! Ah!


Vignetta 4

Piano medio.
Mezzobusto del giovane a cavallo, oltremodo soddisfatto. Sonoro: TA-CLOP TA-CLOP.

GIOVANE (pensa) - Finalmente... finalmente sarò libero!


Vignetta 5

Campo corto.
Altra inquadratura della corsa a cavallo del giovane.

GIOVANE (pensa) - Libero di godere dei tesori del castello...


Vignetta 6

Campo medio.
Continua la galoppata del nobile verso il suo castello. Sonoro: TA-CLOP TA-CLOP.

GIOVANE (pensa) - ...libero di comandare sulla Contea...


Vignetta 7

Campo lungo.
L'uomo ed il cavallo sono molto distanti in un panorama di prati, colline ed alberi.

GIOVANE (pensa) - Libero!


TAVOLA 10


Vignetta 1

Campo medio/lungo.
Il cavallo ed il nobile sono visti da dietro. Sullo sfondo, davanti a loro, il castello compare in lontananza. Sonoro: TA-CLOP TA-CLOP.


Vignetta 2

Campo corto.
Inquadratura laterale presa leggermente dal basso del giovane che percorre a cavallo il ponte levatoio del castello.


Vignetta 3

Campo medio.
Il cavaliere è entrato nel cortile interno alle mura e sta scendendo dall'animale. Due o tre paggi e servitori gli si fanno incontro addolorati e concitati.

SERVITORE - Messere! Messere! ...oh, messere!

GIOVANE - ?


Vignetta 4

Campo corto.
Il nobile chiede spiegazioni circa l'animazione e l'angoscia che sembra aver fatto preda degli uomini che lo circondano.

GIOVANE - Che succede? Spiegatemi!

SERVITORE - Quale terribile disgrazia, messere! ...vostro padre, questo pomeriggio... è caduto da cavallo...


Vignetta 5

Piano americano.
Il giovane rimane perplesso ed allibito e chiede maggiori particolari agli uomini.

GIOVANE - Mio padre...

SERVITORE - Sì, messere... è morto.



Vignetta 6

Piano medio.
Mezzobusto ravvicinato del giovane che spalanca gli occhi incredulo.

GIOVANE - Morto! ...non è possibile!



TAVOLA 11



Vignetta 1

Campo medio.
Il giovane sale rapidamente una ampia e sontuosa scalinata all'interno del castello, seguito dai paggi e dai servitori.

GIOVANE (pensa) - Tanto denaro speso inutilmente... cento monete d'oro per uccidere il vecchio, e lui muore per conto suo...


Vignetta 2

Campo corto.
Il giovane cammina lungo un corridoio, inquadrato di profilo, e si volta nella direzione opposta al lettore verso una ampia finestra che si apre nella parete e dalla quale si scorge l'esterno: il sole sta tramontando.

GIOVANE (pensa) - ...ed ora che il giorno già volge all'imbrunire, il demone che lo stregone lancerà contro il Conte di Malebranche sarà evocato invano.


Vignetta 3

Piano americano.
Inquadratura frontale del giovane che cammina verso il lettore, con alle spalle i paggi ed i servi che lo seguono. Il giovane è pensieroso.

GIOVANE (pensa) - ...il Conte di Malebranche...


Vignetta 4

Piano medio.
Mezzobusto del giovane nobile che si blocca improvvisamente colpito da un folgorante pensiero. Il suo balloon è costuito da due ovali contigui e comunicanti, il primo contenente i due punti esclamativi molto marcati, il secondo il resto del pensiero.

GIOVANE - Ma... se mio padre è morto... il Conte di Malebranche...



Vignetta 5

Primissimo piano.
Il volto del giovane con gli occhi spalancati dal terrore.

GIOVANE - ...adesso SONO IO!


Vignetta 6

Campo lungo.
Il castello visto da lontano. E' già calata la sera. Un mostro etereo simile ad un drago volante si sta avvicinando al palazzo galleggiando minaccioso a mezz'aria. Il balloon del nobile proviene dall'interno dell'edificio.

GIOVANE (nel castello) - ...IO!


TAVOLA 12


Vignetta 1

Campo medio.
Interno del palazzo. Il mostro attraversa le pareti del castello e si scagli addosso al giovane, che è spaventatissimo. I paggi ed i servitori invece non sembrano capire cosa stia accadendo.

GIOVANE - NOOO!


Vignetta 2

Inquadratura a piacere.
Il mostro fa scempio del giovane. Scena horror-splatter. Sonoro mostro: AAUURRGGGH!

GIOVANE - Aaahhhh!


Vignetta 3

Campo corto.
I paggi ed i servitori, stupiti, osservano il giovane divincolarsi e contorcersi da solo, apparentemente senza causa. In questa vignetta il mostro non c'è, e nemmeno il ragazzo ha ferite: loro infatti non vedono nulla. Un paggio è voltato verso fuori campo e sta chiamando soccorsi.

SERVITORE - Ma... che gli sta succedendo?

PAGGIO - Presto, correte... si sente male!

GIOVANE - Aaaghhh!


Vignetta 4

Inquadratura a piacere.
Il mostro termina di fare scempio del corpo del nobile, che ormai è morto ridotto a brandelli, sventrato e sanguinolente. Sonoro: AARRGGHHH.


Vignetta 5

Campo cortissimo.
I paggi ed i servitori sono chini accanto al cadavere del giovane, che giace al suolo senza nè ferite nè altri segni che testimonino una morte violenta. Sono tutti perplessi e sgomenti. 

SERVITORE - ...è morto!

PAGGIO - Dio mio... ma come può essere?


Vignetta 6

Campo medio.
Panoramica della sala, con il cadavere circondato dai paggi e dai servitori.

SERVITORE - Il cuore... non gli ha retto il cuore alla notizia della disgrazia capitata al vecchio Conte.

PAGGIO - Povero ragazzo... doveva essere davvero affezionato a suo padre!

In basso, a destra, la parola FINE.

mercoledì 2 settembre 2015

CICO GALEOTTO




E' in edicola da qualche settimana il n° 14  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente usciti, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Galeotto", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. A corredo del racconto a fumetti c'è, come di consueto, un mio commento. 

Nell’editoriale pubblicato in apertura della prima edizione di “Cico galeotto”, nel dicembre 1996, Mauro Boselli scriveva: “Secondo noi Cico non è un tipo ridicolo, pasticcione, tontolone, scansafatiche e codardo, ma un eroe, un eroe sul serio! Chi altri potrebbe sopportare tante disavventure senza perdere mai il sorriso e la voglia di lottare?”. In effetti, nell’albo che avete tra le mani, il nostro messicano (dopo tutte le sciagure che gli sono capitate negli episodi precedenti) si ritrova ingiustamente accusato di tentata strage e condannato addirittura all’ergastolo. Eppure eccolo a lottare per sopravvivere nel duro ambiente del penitenziario e cercare di fuggire. Lo spunto offre la possibilità di mettere in parodia gli stereotipi dei romanzi e dei film carcerari. La prima battuta è quella del nome della prigione: Sky Queen, cioè “Regina Coeli” traducendo in inglese dal latino. 

Walter Long è "il Tigre" in "Muraglie"

Il punto di riferimento principale, come non sarà sfuggito ai più attenti cacciatori di citazioni, è il film “Muraglie” (“Pardon Us” nell'originale americano) un film del 1931 diretto da James Parrott con la formidabile coppia Stan Laurel & Oliver Hardy. Stanlio e Ollio finiscono dietro le sbarre per aver cercato di vendere la loro birra artigianale a un poliziotto durante il proibizionismo e fra le dure (ed esilaranti) prove che devono affrontare c’è anche lo scontro con un galeotto particolarmente truce, temutissimo da tutti i compagni di prigionia, soprannominato “il Tigre”. A interpretare il losco ceffo, in modo molto efficace, è Walter Huntley Long (1879-1952), che dopo questo primo film con Laurel & Hardy ne girò con loro molti altri, sempre nel ruolo del cattivone che terrorizza i due comici. 



Ma ci sono, in  Cico galeotto”, molte altre allusioni: una, per esempio, è quella suggerita dalla gag in cui il messicano compie un atto di prepotenza contro un altro detenuto (apparentemente inerme) e costui si rivela essere il direttore del carcere travestito per indagare sugli atti di bullismo tra le mura del suo istituto. Qui il riferimento è a “Brubaker”, una pellicola del 1980 diretta da Stuart Rosenberg e interpretata da Robert Redford, appunto a capo di un penitenziario in cui si fa rinchiudere, fingendosi un detenuto, per verificare come si vive nelle celle. Fairfax Abbott, il vecchietto che scava tunnel cercando di evadere è una strizzata d’occhio all’Abate Faria, uno dei personaggi de “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas (1844). Ma non sfuggano i riferimenti anche a “Fuga da Alcatraz” (“Escape from Alcatraz”), film del 1979 diretto da Don Siegel e interpretato da Clint Eastwood, che ha ispirato, per esempio, la scena in cui i detenuti di Sky Queen tentano si sfuggire ai lavori forzati con atti di autolesionismo. Infine, andate a controllare sul dizionario che cosa significano in italiano i nomi dei due politici in lizza per la carica di governatore: Swindler e Rascal. In nomen omen.

giovedì 20 agosto 2015

L'EREDITA' DI HELLINGEN



E’ in edicola da qualche settimana “L’eredità di Hellingen”, l’albo di Zagor n° 601 (Zenith 652) datato agosto 2015. I testi sono miei, i disegni e la copertina di Gallieno Ferri.  Si tratta della prima puntata di una storia destinata a concludersi nell’albo di dicembre, dopo che già nel prossimo, “Resurrezione!”, avverrà un cambio di consegne con l’arrivo di Gianni Sedioli (matite) e Marco Verni (chine) a cui il Maestro di Recco passerà il testimone.

La divisione del racconto in due tranche si è resa necessaria perché Ferri da solo, già impegnato nella realizzazione del n° 600 (“Il giorno dell’invasione”, scritto da Jacopo Rauch) non avrebbe potuto illustrare un’avventura tanto lunga. Lo stacco avverrà comunque in un momento topico dell’albo n° 602, là dove si capirà bene come Gallieno si sia occupato di un articolato prologo e la coppia Sedioli/Verni riporterà invece sulla scena quel professor Hellingen del cui ritorno, piuttosto atteso, tanto si è parlato. 

La locandina di Lola Airaghi per la mostra di Albissola Comics dedicata a Hellingen

Infatti, già in aprile a Rimini, in occasione di una fiera dedicata all’hobbistica in cui c’era una sezione riservata ai fumetti, io e Sedioli abbiamo presentato una mostra sul “mad doctor” davanti a un interessato pubblico di zagoriani. Successivamente, in maggio, ad Albissola Comics, quaranta importanti fumettisti che mai si erano dedicati prima allo Spirito con la Scure, hanno dato vita a una straordinaria mostra di loro interpretazioni del villain nolittiano per eccellenza, intitolata “Helligen: io, il nemico”. Di questa esposizione, la rivista SCLS Magazine ha dato alle stampe un bellissimo catalogo.  Infine, il sito Bonelli ha pubblicato un mio lungo articolo che ripercorre tutta la “carriera” del professore che Sergio Bonelli creò ispirandosi al Virus di Pedrocchi e Molino. 

Insomma: si è trattato di un piccolo evento che, collegato com’è anche con il ritorno degli Akkroniani narrato ne “Il giorno dell’invasione”, non dovrebbe passare del tutto inosservato. Al di là dell’apprezzamento per l’albo di agosto, per i successivi o per il mio lavoro in generale, spero che mi venga dato atto di aver organizzato la faccenda in modo da coinvolgere il maggior numero di lettori possibili. Del resto (e questo per fortuna qualcuno l’ha notato) le novità e i motivi di interesse da parecchi anni su Zagor non mancano mai. L’aver creato tante aspettative ovviamente fa correre il rischio di deluderle, ma noi ci proviamo. 

In attesa di continuare il discorso commentando il numero successivo, due parole su Ferri.  Innanzitutto, la qualità dei suoi disegni è notevolissima nonostante la mano di un uomo di ottantasei anni. Gallieno è davvero un caposaldo, dal punto di vista di dedizione al suo lavoro e per qualità umane, davanti al quale non si può che togliersi il cappello. In secondo luogo, la copertina, che a molti ha ricordato quella del primo numero di Nathan Never, è effettivamente un “omaggio” voluto (sia pure con tutte le differenze del caso) alla fantascienza rappresentata dall’Agente Alfa, che ha avuto comunque molti altri precedenti bonelliani (un esempio su tutti, il Judok di Bonelli padre e Giovanni Ticci) e che in cento occasioni ha contaminato anche le tavole di Zagor. Se dunque Nathan viene dopo Zagor, anche Zagor può venire dopo Nathan, in un gioco di specchi e di rimandi. 

martedì 18 agosto 2015

PRIMA VISITA VIRTUALE

Foto di Marco Corbetta

Ho già annunciato, su questo blog e dovunque mi sia stato possibile farlo, l'apertura della mostra "Da Gavinana a Darkwood - La vita a fumetti di Moreno Burattini", dedicata ai miei primi 25 anni di attività nel mondo del fumetto. L'esposizione, distribuita su tre piani all'interno dello storico Palazzo Achilli di Gavinana (PT) resterà aperta fino al 30 novembre. 

Dopo aver partecipato già a due incontri coronati da successo (l'inaugurazione del 25 luglio e la visita di Claudio Nizzi il 1° agosto), sabato 22 agosto alle ore 15 gestirò una visita guidata per chi vorrà esserci. E' previsto anche per ottobre il raduno del forum zagoriano SCLS proprio a Gavinana.

Moreno Burattini, Alice Sobrero (Assessore alla Cultura del comune di San Marcello Pistoiese)
 e Claudio Nizzi dei locali di Palazzo Achilli a Gavinana (PT) il 1° agosto 2015.

Più avanti nel tempo pubblicherò un intero reportage fotografico realizzato dalla fotografa Francesca Pesci  su ogni singolo pezzo messo in mostra a cura dell'Ufficio Cultura della Provincia di Pistoia (che ha organizzato l'iniziativa), ma se già volete avere un'idea di che cosa si tratta potete dare un'occhiata al video sottostante, che mostra un servizio giornalistico dell'emittente TVL.


giovedì 13 agosto 2015

POESIE RITROVATE



Giovedì 6 agosto, a Gavinana (PT), ho presentato, in una affollata piazzetta sotto il campanile delle pieve,  un mio nuovo libro: la raccolta commentata di oltre cento “poesie ritrovate” del poeta Giuseppe Geri. A questo autore, che si firmava “Geri di Gavinana”, avevo già dedicato un altro lavoro, "Il poeta delle piccole cose"). Le liriche sono state lette dall’attore Bruno Santini, applauditissimo dal pubblico. Della serata, Marco Ferrari ha fatto un esaustivo resoconto sulla rivista on line “Linee Future”, e ovviamente ne hanno parlato i giornali e le TV locali.

Il titolo “Poesie Ritrovate” fa riferimento al fortunato caso che ha messo a mia disposizione, e a disposizione di tutti, tre grossi quaderni contenenti alcune centinaia di composizioni inedite del cantore montanino. Si tratta di un tesoro di poesia ma anche e soprattutto di umanità, di sentimenti, di emozioni e di memorie. Memorie di un uomo ma anche di un territorio, di un’epoca, di una identità culturale. Per quanto le opere del Geri siano note soprattutto in ambito locale, non soltanto sulla montagna pistoiese ma anche in Garfagnana dove visse a lungo, lo spessore letterario e artistico della sua produzione trascende di gran lunga i limiti in cui si è diffusa e raggiunge valore universale. 

Giuseppe Geri nacque a Gavinana (nel come di San Marcello, in provincia di Pistoia) il giorno di Ognissanti del 1889. Frequentò soltanto la terza elementare, per il resto fu completamente autodidatta. Fu un “poeta operaio” e poi un “poeta pensionato”. Lavorò nelle officine di Limestre fino agli anni Trenta, poi per motivi aziendali fu costretto a trasferirsi a Fornaci di Barga, in provincia di Lucca. Fece spesso ritorno a Gavinana, quando il lavoro glielo permetteva, e anche a Fornaci non mancò di conquistare la simpatia degli abitanti del luogo, continuando a poetare nella sua nuova casa. Nel suo paese d’adozione fu così stimato e considerato che gli è stata dedicata persino una via.

Geri non si sposò mai, e scrisse di considerare la “musa” come una moglie e i suoi sonetti come dei figli. Morì nel 1975, e come aveva chiesto tornò a Gavinana per esservi sepolto.  Dotato di un innato senso metrico e di fresca inventiva poetica, durante tutta la vita scrisse poesie, rispondendo a un bisogno insopprimibile del suo animo. In una composizione dedicata al romano Trilussa, il pistoiese scrive: 

E pure sento anch’io, signor Trilussa,
quest’arte come un impeto divino
che tante volte all’anima mi bussa.


Luigi Russo

Alcune di queste composizioni vennero fatte leggere, all’inizio degli anni Venti, al critico letterario siciliano Luigi Russo (1892-1961), noto per i suoi studi sul Metastasio, professore universitario a Firenze e poi direttore della Scuola Normale di Pisa. Al Russo, che trascorreva sulla montagna pistoiese molti dei suoi momenti di vacanza, non sfuggirono del doti del poeta illetterato e si impegnò per promuovere la pubblicazione delle sue composizioni in una silloge intitolata “Fiori di bosco”, edita da Vallecchi nel 1929. In seguito, quando il professore compilò alcune sue antologie di poeti italiani a uso degli studenti delle scuole medie e superiori, non mancò di inserire qualche lirica del gavinanese. Commentando la propria presenza accanto a quella di figure quali Pascoli o D’Annunzio nel florilegio intitolato “L’ora mattutina”, Giuseppe Geri scrive:

Fra tutti quei colossi
io qui ci rappresento
come se non ci fossi
o edera aggrappata a un monumento.


Dopo “Fiori di bosco”, le poesie del cantore montanino comparvero su varie riviste e furono anche diffuse attraverso un intenso carteggio con letterati di tutta Italia. Sarebbero auspicabili studi accademici che approfondissero questi aspetti. Instancabile, comunque e soprattutto, fino al giorno della morte del poeta, la sua distribuzione di testi consegnati a mano a tutti quanti lo circondavano, a Gavinana come in Garfagnana. Una caratteristica del tutto singolare del modus operandi del Geri era, appunto, quello di scarabocchiare poesie improvvisate su foglietti di carta volanti, che poi il poeta regalava agli amici e, talvolta, anche agli sconosciuti. Alcuni venivano recuperati, e ci fu chi cominciò a raccoglierli e a batterli a macchina. Laura Tonietti, a cui si deve rendere merito per aver svolto questa attività, mise insieme circa 150 manoscritti. Proprio grazie alla raccolta dei foglietti affidati “al vento”, nel 1994 è uscito un libro postumo, a cura del Moto Club di Fornaci di Barga e di Milvio Sainati in particolare. “80 anni di poesia”, questo il titolo, si fregia anche di una prefazione di Gian Luigi Ruggio, all’epoca conservatore di Casa Pascoli a Castelnuovo. Nel 2012 è toccato al sottoscritto l’onore e l’onere di raccogliere una selezione delle cose migliori (almeno a mio giudizio) pubblicate nei due libri precedenti, in una antologia edita dall’Associazione Achilli di Gavinana e intitolata “Il poeta delle piccole cose”, corredato da un saggio critico a mia firma. Adesso, giunge il nuovo volumetto e che si deve, appunto, al ritrovamento di numerose altre composizioni inedite. 

Così riferisce l’accaduto Marco Ferrari, autore di un articolo uscito nel luglio 2015 sulla già citata rivista online “Linee Future”, che si occupa di cronaca pistoiese: “Sono emersi dal passato e si sono materializzati quasi per magia fra le mani di Roberto Geri, nipote di quel Geri di Gavinana conosciuto e ricordato da tutti in paese come il Poeta. Si tratta di tre manoscritti contenenti poesie per lo più inedite. Quaderni vergati a mano di cui si era persa la memoria e si ignorava l’esistenza. Grande è stata quindi l’emozione provata dal nipote Roberto nello sfogliare e leggere, non senza incredulità e commozione, le poesie dello zio risalenti a più di ottanta anni fa, e nel realizzare l’importanza del ritrovamento fatto”. 

Roberto Geri, dal canto suo, racconta: “Nell’aprile dello scorso anno, nel corso di lavori fatti nella casa di Gavinana, mi sono trovato nella necessità di spostare il baule dei ricordi dello zio, in cui tuttora sono custoditi gelosamente i libri a lui appartenuti. Un baule pesante. Per spostarlo si è reso necessario aprirlo e svuotarlo. Un’operazione fatta altre volte nel passato, ma questa volta è stato diverso. Il caso, il destino, o forse lo zio, di cui ricorrono i quaranta anni della dipartita, ha voluto che il mio sguardo si posasse, prima su uno, poi sul secondo e infine sul terzo, di quelli che a prima vista sembravano degli anonimi registri contabili, adagiati sul fondo del baule. Li ho tolti, impilati uno sopra l’altro, e posati sulla pila di libri che nel frattempo si era formata sul pavimento. Uno di questi, inavvertitamente è caduto e aprendosi, ha mostrato il suo contenuto. Se non mi fosse scivolato dalle mani, sicuramente non sarebbe mai stato aperto. Nell’atto di raccoglierlo e di chiuderlo, l’occhio si è posato sulla pagina aperta. Ho indugiato, la vista a quest’età è quella che è. Ho cercato di mettere a fuoco la scritta e ho letto, cosa strana, e forse non del tutto casuale, il titolo di una poesia: Il destino. Ho iniziato, distrattamente a sfogliare il libro dei conti, ma non c’erano numeri, né somme o sottrazioni, ma parole, versi, rime e poesie. Una dopo l’altra, pagina dopo pagina. La voce mi si è increspata e la vista mi si è fatta ancora più annebbiata. Ho chiamato mia moglie perché mi portasse gli occhiali da lettura”.

Roberto Geri
A questo punto Roberto Geri si rende conto che i tre quaderni sono pieni di poesie scritte a mano dallo zio Giuseppe, in gran parte materiale inedito. Si tratta di tre grossi manoscritti rilegati, grossomodo formato protocollo, ciascuno contenente circa cento composizioni. Sulla copertina dei primi si legge, scritto a mano:

Poesie di Giuseppe Geri
Gavinana
1925 (1)

Geri di Gavinana
Malinconie
1932 (2)

Sulla copertina del terzo non c’è alcuna scritta, ma subito all’interno leggiamo:

1943 (4)
e nella pagina successiva:
Geri di Gavinana
I canti di un montanino (titolo cancellato)
Sulle rive del Serchio (titolo definitivo)

Sembra evidente che manchi un volume (3). Non resta che sperare in un successivo ritrovamento.

L'annotazione con il numero (4) sul terzo volume



Alcuni mesi di lavoro hanno permesso a chi scrive (a cui sono stati affidati in prestito i quaderni) di selezionare le composizioni contenute in questa antologia, essendo necessaria una scelta per motivi di spazio. Il criterio seguito è stato quello di non pubblicare le composizioni già note, anche quando se ne riscontrano versioni alternative con varianti più o meno notevoli (soprattutto nel primo quaderno ci sono molte poesie finite poi in “Fiori di bosco”, ma con versi diversi rispetto a quelli conosciuti). Tolto il materiale già edito, si sono scartate le poesie con riferimenti a persone e a fatti contingenti della vita privata del Geri, non immediatamente comprensibili, così come le tante “lettere in rima” con cui il gavinanese era uso scrivere ai suoi amici o corrispondenti, contenenti spesso ringraziamenti per favori o regali ricevuti o inviti a incontri conviviali. In presenza di opere di argomento molto simile (come l’alternarsi delle stagioni o il rimpianto della gioventù perduta) ho scelto di selezionare il componimento più rappresentativo. Sono stati privilegiati i testi più attuali e universali, quelli che possono parlare ancora oggi a tutti noi (il Geri, comunque, non ha perso niente della sua freschezza). Qualora l’interesse dei lettori lo richiedesse, esiste materiale sufficiente per riempire sicuramente altri libri come questo. 

Mi sento in dovere di segnalare che, trattandosi di testi manoscritti compilati in modo evidentemente frettoloso, pieni anche di cancellature e correzioni, ho ritenuto di dover intervenire qua e là per restituire ai versi la punteggiatura mancante o la sillaba sfuggita. Del resto, la presenza di versioni alternative (presumibilmente precedenti) di testi già noti fa ipotizzare che prima della pubblicazione a stampa di “Fiori di bosco” il poeta abbia rivisto e perfezionato i suoi lavori, forse indirizzato dallo stesso Luigi Russo. Dunque lo stesso tipo di ripulitura e di aggiustamento si è reso necessario anche per la raccolta che state per leggere. I quaderni del Geri restano comunque a disposizione, custoditi da Roberto Geri, per chiunque voglia studiarli o curarne una migliore e più completa edizione.


L’esame dei manoscritti permette di ricostruire un quadro più vivido e completo della vita del poeta, rispetto alle informazioni già note. Ci sono per esempio annotazioni dell’autore riguardo a certe composizioni da lui lette personalmente in alcune circostanze pubbliche (per esempio è rintracciabile una poesia dedicata alla località di Maresca, recitata dallo stesso autore nel teatro di quel paese), oppure relative alla pubblicazione di alcuni versi su quella o quell’altra rivista. Interessanti i testi che testimoniano avvenimenti storici o fatti di cronaca, come l’imperversare della “spagnola”, gli scontri fra “rossi e fascisti” o il primo avvento della radio.

"Una riconciliazione tra rossi e fascisti"
Le opere radunare in questo volume confermano quel che sappiamo su un aspetto importante della personalità dell’autore: il doppio registro della sua produzione, basata sull’alternarsi del comico e del malinconico. L’arguzia e l’umorismo di molte composizioni non devono far pensare al Geri come a un personaggio ilare, ma mascherano in realtà il suo eterno male di vivere (il che lo rende ancora più attuale e contemporaneo). Tuttavia il suo naturale sense of humor stempera l’amarezza della sua inquietudine.

In alcune poesie il poeta fa riferimento ai libri contenuti nella sua biblioteca e di cui lui amava leggere qualche pagina ogni sera, almeno finché gli occhi gli restavano aperti. Nonostante non mancasse mai di sottolineare il fatto di essere “senza scuola” e di non poter competere con i più colti di lui, tuttavia elenca gli autori di cui conosce le opere, come il Pascoli (ammette in un verso di sentirsi “pascoliano”), il Prati, il Tasso, Trilussa, il Fusinato.

Testimonia il Russo: «Ebbe amicizie con villeggianti di un qualche nome o fama, Cadorna, Michelangelo Billia, Carlo Delcroix, a cui prestò devozione di compagnia». Scrive ancora il critico: «L’autore è un operaio di Gavinana, che lavora nelle officine di Limestre, laggiù vicino a San Marcello Pistoiese. Se andate a Gavinana, insieme col Crocicchio, Pian de’ Termini, Rio Apiciano, Ferruccio, il Monumento, dopo i primi giorni che siete arrivato lassù, sentirete discorrere del Poeta. “Quello è il Poeta!” vi diranno premurosi i paesani, a stuzzicare e come a secondare la vostra curiosità di uomini libreschi. E vi indicano un giovane, che sale verso la quarantina, asciutto, con le mascelle serrate, con la fronte stempiata e lucida e bruna di sole, e con l’aria un po’ raccolta e un po’ trasognata, propria ai taciturni camminatori di questi monti. Vi provate a discorrerci: grande timidezza, brevità e imbarazzo di parole, che pure escono all’aria, sfiorate da un lieve palpito di arguzia. Si avverte subito la spiritualità e sincerità dell’uomo».



Se volete procurarvi il libro (costa 10 euro), scrivete o telefonate all'Associazione Musicale e Culturale Domenico Achilli – Piazzetta Aiale, 24 – 51028 Gavinana (PT) – Tel: 0573 66057 – Email: associazione.achilli@gmail.com

Quella che segue è un una brevissima scelta di alcune delle opere ritrovate del Geri.


Geri di Gavinana
POESIE RITROVATE

A una nuvola

Nuvola pellegrina
che vai raminga nell’oscurità,
dimmi: che porti? Quale novità?
Porti tempesta, grandine o la brina?
Dimmi, vieni dal mare?
Porti la pioggia o vento?
O nuvoletta, tu mi fai spavento,
cammina su nel ciel non ti fermare.
O forse cerchi l’altre tue sorelle?
Volete far vendetta?
O nuvoletta, vai, cammina in fretta,
cammina su nel ciel che c’è le stelle.



Un lutto

Vidi mia madre in lutto,
vidi mia madre in pianto,
ed io compresi tutto
del suo dolor, del pianto.

Mandò l’ultimo canto
la rondinella a sera,
vidi mia madre in pianto,
vidi una bara nera.



Le due sorelle

Io avevo due sorelle,
una bionda e l’altra mora,
tutte e due leggiadre e belle
e gentil come l’aurora.
Ma la bionda mi è sparita,
se ne è andata all’altra vita.
Mi hanno detto che lassù
più risplende il suo bel viso
dove è gioia ed è sorriso
ma non tornerà mai più.
E la mora sta lontana,
nella terra pascoliana.
Colgo e bacio il primo fiore:
il pensier quel bacio porta
su la viva e su la morta,
tutte e due lo stesso amore.

Giuseppe Geri di fronte alla sua casa

Nell’orto

Un noce, dei peri, un fiore appassito,
patate, fagioli adornano l’orto.
Non sono felice, ma pur mi conforto
all’ombra silente d’un pesco fiorito.
Mia madre mi guarda, sorride, ma mesta,
nel verde profondo del monte rimira,
mi chiama per nome, solleva la testa,
poi guarda nel cielo e sospira sospira…


Giuseppe Geri con i fratello Guido nel 1916


Il mio nome

Mi sento dir che son ricco d’ingegno,
che presto il nome mio verrà immortale:
non ci trovo fin qui nulla di male,
ma chi lo dice non darà nel segno!

Mi avessero provato nel disegno,
qualcosa avessi fatto di speciale…
per salir in alto, ci vorrebbe l’ale
e non la testa come me, di legno.

Forse perché dirò qualche strambotto
e scrivo qualche volta in poesia,
m’avranno preso per un uomo dotto.

Ma vi assicuro sulla fede mia
Appena so contar quattr’e quattr’otto.
Se questo basta, allora così sia…



Birichinate

Ero un ragazzo come tutti gli altri,
pieno di vita e pieno di clamore,
facevo per le strade anch'io rumore
come fan tutti i ragazzotti scaltri.

Tiravo sassi sulla banderuola,
azzoppavo ogni tanto una gallina,
saltavo volentieri la dottrina
e tante volte non andavo a scuola.

Andavo a nidi o pure a chiappar grilli,
(eran le cose a me più preferite),
mi arrampicavo sulla vecchia vite,
mandavo in casa dei sonori strilli.

Rompevo qualche pentola in cucina,
tribbiavo scarpe e non lavavo piatti,
mi divertivo a strapazzare i gatti
con tutta l'aria mia più birichina.

Poi mi ricordo quando la mia nonna
restava tutto il giorno a gola aperta
a chiamar “Peppe!” ed era cosa certa:
la facevo dannar, povera donna.





La radio

Si sente proprio gli uomini cantare,
tossire, bisbigliar, ripigliar fiato,
che vien per forza voglia di guardare
se dentro c’è qualcuno rimpiattato.
Chi parla dista più di mille miglia,
è cosa da destare meraviglia.

Pensar che con due fili e una cassetta
si sente quel che dicono a Milano:
se c'è al Teatro il ballo o l'operetta,
se parla in piazza qualche ciarlatano;
non da Milano sol, da mezzo mondo
si sente uno quando gira al tondo.

Io tante volte mi sbattezzerei
e dico: se si va di questo passo
un giorno o l’altro, ci scommetterei,
persino i morti si rivede a spasso.
Beati quelli che morranno allora,
che lo faranno sol per qualche ora.



Nostalgie paesane

Penso sovente alla mia casetta,
ai miei morti, lassù nel cimitero;
penso al crocicchio dall'aguzza vetta
dove salivo un dì gagliardo e fiero.
Penso agli amici con malinconia,
sento di Gavinana nostalgia.

È vero che non son tanto lontano,
ma non so quando potrò tornare.
Maturerà nei campi il biondo grano,
quant'acqua ancora scenderà nel mare!
Ritornerà la rondine alla gronda,
quando sarà per me l'ora gioconda?

Vorrei sentir cantare l'usignolo
nei boschi silenziosi di Batoni;
dove la sera tante volte solo
meditai versi per le mie canzoni;
vorrei vedere nella bella valle
ancora svolazzare le farfalle.

E queste grandi e piccole cosette
che per altri non hanno alcun valore,
io le conservo fra le mie dilette,
fra le memorie care del mio cuore;
mi lasciano nell'animo un rimpianto
e sgorga questo mio povero canto.




La bilancia

Perché venire al mondo,
perché restar tanti anni?
Chi mai chiese di nascere,
se non ci son che inganni?
Capisco che la vita
non è che una missione,
ma la bilancia pende
e senza paragone.

L'autografo de "Il gatto ne cassettone"


Il gatto nel cassettone

L'altra notte mi successe un fatto
che voglio raccontar, care persone.
Tutte le notti il mio signore gatto
se ne andava a dormir nel cassettone.

E io poggiai la sveglia sopra un piatto
ci misi un soldo per precauzione,
ché quando fosse l'ora dello scatto
facesse più solenne confusione.

Difatti all'ora che suonò la sveglia
il piatto, il soldo... fu un acciottolìo,
che il gatto, che dormiva, mi si sveglia

con la paura e fece un tal fottìo
per scappar fuori, che nel dormiveglia
ebbi paura più del gatto anch'io.

Fornaci di Barga


Novità?

Nulla di nuovo c'è qui nel paese,
se piove un giorno quasi sembra un mese,
se un giorno è bello poi quell'altro piove
quaggiù a Fornaci non ci son nuove.

La settimana dura quanto un anno,
ma gli anni son veloci e se ne vanno,
l'ore son lunghe e non passan mai
ma i giorni volan e questi son guai.

Così pian, piano, via di questo passo,
senza profitto, senza fare chiasso,
ti annoi, sbadigli, fai la tua partita
e come un lampo passa anche la vita.

Mi pare un sogno, e mi sembra ieri,
che aveo vent'anni ed eran giorni fieri,
ma già di tempo ne è passato tanto;
e sempre avanti, via, con questo canto,
si arriva al giorno della dipartenza:
per tutti passerà la diligenza.

Sei giovani gavinanesi negli anni Venti. Giuseppe Geri è in alto al centro con i baffi.


Il destino

Ognuno segue del proprio destino
tutta la strada che in terra ci addita,
così trascorre tutta questa vita,
sino a quel giorno che viene il becchino

Non si sa se sia lontano o sia vicino
e quando è l'ora di farla finita,
ma per giocare l'estrema partita
ci vorrebbe di fare l'indovino.

C'è chi cammina, chi sempre in vettura,
c'è chi va a piedi per pestarsi i calli,
chi ha la testa grossa e chi l'ha dura.

Ma viaggiare a piedi e sui cavalli
quando vien quella che ci fa paura
finiscono poi tutti i suoni e i balli.



Perché?

Perché la notte nel buio profondo
sono le stelle chiare e lucenti?
E l'usignolo canta giocondo
nei più soavi, gentili accenti?

Perché del pero, fra il verde e il biondo,
lenti i suoi rami muovono lenti?
E sul cipresso dal ciuffo tondo
tanti uccelletti stanno contenti?

E perché il cane dorme tranquillo,
guardia fedele vicino all'aia,
e perché l'eco senti di squillo?

Perché il gallo canta e il cane abbaia,
se stride forte nel prato il grillo
o suona il passo della massaia?

Giuseppe Geri negli ultimi anni della sua vita


Acqua passata

Or della gioventù perdo l' impronte
e crescono gli affanni coi pensieri,
ma quattro rime sono sempre pronte,
o bene o male spesso e volentieri.

Prima mi alzavo al limpido orizzonte
e camminavo i taciti sentieri
quando trovavo qualche fresca fonte
bevevo sempre senza usar bicchieri.

Ora per quelle vie più non cammino
mi sento stanco e poi ci vedo poco
e foro ogni momento e vo pianino.

Ma un giorno o l'altro cambierò loco,
farò amicizia stretta col becchino,
e finirà per sempre questo gioco.

Pasqua 30 marzo 1975
(ultima poesia nota)