martedì 31 ottobre 2017

CICO & COMPANY


La riedizione a colori degli albi di Cico targata If giunge infine al n° 27. Mi sembra ieri quando, a cena con Gianni Bono, gli proposi l'idea di una ristampa cichiana in versione colorata e lui ne fu entusiasta. Il fatto che per ben ventisette uscite bimestrali la saga del messicano più simpatico del mondo sia riuscita a tener banco in edicola testimonia come l'iniziativa sia stata un piccolo successo, e che le storie illustrate prima da Gallieno Ferri e più da Francesco Gamba siano riuscite a trasmettere del divertimento anche a distanza dieci o venti anni. Di successo si può ben parlare anche in ragione del fatto che l'avventura non finisce qui! A dicembre ci sarà infatti un ventottesimo, inaspettato volume, che magari potrebbe prelude a un ventinovesimo. Ma ve ne parlerò dopo.

Torniamo a "Cico & Company", vale a dire l'albo con cui Sergio Bonelli decise, nel 2007, di porre fine alla serie degli Speciali. Perché la chiusura? Sostanzialmente perché Bonelli era deciso a concedere a Francesco Gamba un buen retiro e una meritata pensione in campagna, e piuttosto che rilanciare mettendo in campo un nuovo disegnatore preferì mettere la parola "fine", dopo quasi trent'anni (per la precisione, ventotto) da "Cico Story".

Mi fu chiesto di ipotizzare un finale. L’idea iniziale che proposi a Sergio (conservo ancora il testo con i commenti dell’editore scritti a matita) presentava questo spunto:  “Per celebrare la fine di una saga quasi trentennale facciamo incontrare con il pancione un po’ tutti i principali caratteristi comici della serie di Zagor, in una sorta di festosa carrellata per una riunione di famiglia. Vedremo riuniti attorno a Cico, per un preciso motivo che scopriremo solo alla fine della storia, personaggi come Trampy, Drunky Duck, Digging Bill, Bat Batterton, Icaro la Plume e altri ancora”.  

Bonelli commentava:  “Si può fare, ma potrebbe rivelarsi troppo frazionato… io pensavo a una specie di ‘Sporca mezza Dozzina’ che avesse uno scopo, magari western, con un filo conduttore”.  Successivamente, io avevo un incontro con Sergio in cui Bonelli mi spiegava la sua idea, che integrava la mia, di far sì che ci fosse un viaggio sottoforma di “missione” o “impresa” da svolgere, durante il quale in ogni tappa uno degli amici di Cico radunatisi all’inizio aveva un incidente (dovuto a uno sketch) e si doveva fermare, finché alla fine rimanevano solo Cico e Trampy. Così è stato fatto.


Serviva un’idea per chiudere la collana, e credo di averne trovata una buona senza dover far morire il personaggio. Uno scrittore umoristico, Jerome P.G. Belltower, segue il pancione prendendo appunti su tutte le sue mosse perché vuole trarne spunto per il suo nuovo romanzo, da presentare al suo editore Sir Joseph Goodwell. Sennonché, quando le gag di cui Cico è protagonista hanno riempito tutto il taccuino, si scopre che l’editore intende chiudere la sua collana di libri da ridere per dedicarsi solo al dramma e all’horror. Non sfugge ai più attenti come la pronuncia del nome Sir Joe (Joseph) è assonante con il nome Sergio e che Goodwell può considerarsi la traduzione di Bonelli: in pratica ho messo in parodia la decisione bonelliana di porre uno stop alla serie. A proposito di nomi, Jerome P.G. Belltower è un omaggio a Jerome Kapkla Kerome, P. G. Wodehose e Achille Campanile, tre fra i più grandi umoristi della letteratura mondiale.

Se avete tutti i 27 albi a colori, a questo punto, dovrete per forza avere anche il ventottesimo che nella collana originale non c'era. E se non avete collezionato gli albi If, ma avete tutti quelli in bianco e nero, ugualmente adesso vi mancherebbe quello aggiuntivo, se non ve lo procuraste. Quindi, la caccia a Cico Color n° 28 è aperta! Si tratterà di un tutto Ferri (e anche di un tutto Burattini), contenente materiale, secondo me molto divertente, mai raccolto prima in un unico volume. Quale materiale? E nel caso, quale sarebbe contenuto in un ipotetico n° 29? Diciamo che ne parliamo fra un mesetto.

lunedì 30 ottobre 2017

L'ULTIMA FOLLIA DI M.B.



L' M. B. responsabile dell'ultima follia a cui allude il titolo di questo articolo non è Mel Brooks, ma Moreno Burattini. E la follia consiste nel libro, di cui mi vergogno molto, del quale vedete qui sopra la copertina. Copertina bellissima, peraltro, opera di Walter Venturi. Il motivo della vergogna sono i contenuti, ovvero oltre trecento pagine di testi comici scritti in quarant'anni di mia attività umoristica praticamente clandestina (dalle filastrocche goliardiche dei tempi del liceo ai monologhi teatrali per cabarettisti sconosciuti, passando per le interviste impossibili agli eroi del fumetto apparse su fanzine fino alle rubriche pubblicate con lo pseudonimo di Gustavo La Fogna su Cattivik e Lupo Alberto). Ma di "Facezie", questo il titolo del volume edito da Cut Up,  parleremo in seguito. Per il momento vi basti sapere che firmerò le prime copie nel corso dell'edizione 2017 di Lucca Comics, in programma fra il 1° e il 5 novembre, ma che volendo potete già ordinare il libro presso il sito della Casa editrice: fino al 15 novembre lo otterrete scontato (14 euro invece di 15) e con spedizione postale gratuita. Cioè vi basta un clic e vi arriva a casa. Ecco il link:

La prima presentazione ufficiale di "Facezie" avverrà comunque venerdì' 10 novembre alle 19.30 a Casteggio (Pavia) presso l'enoteca Scooter Moda.
Ecco il link dell'evento:


Seguiranno, ovviamente, numerosi altri incontri un po' in tutta Italia (da Castellammare di Stabia passando per San Benedetto del Tronto e Potenza). Se verrete mi farà piacere e credo che anche voi vi divertirete (almeno lo spero). Seguite la pagina Moreno "Zagor" Burattini su Facebook per essere informati sul susseguirsi degli appuntamenti. 

A proposito di appuntamenti, qui di seguito troverete quelli che mi riguardano appunto a Lucca Comics 2017. Sappiate che dal punto di vista zagoriano questa edizione della kermesse fumettistica toscana sarà la più ricca di sempre (ma anche dal punto di vista bonelliano, in generale, sono decine e decine le iniziative e gli eventi proposti al pubblico, come non era mai successo prima).

Per quanto mi riguarda, l'oggetto più ambito è il DVD del film-documentario di Riccardo Jacopino "Noi, Zagor", che nel 2013 sbarcò in oltre cento sale italiane, da tempo richiesto  su disco da tutti i lettori dello Spirito c0n la Scure. Ho curato personalmente l'albetto di 32 pagine allegato al cofanetto. Se volete rinfrescarvi la memoria riguardo al film, potete vedere il trailer, qui:


Ci sarà poi la Pigotta di Zagor: vale a dire un bambolotto con il costume dell'eroe di Darkwood assolutamente delizioso in vendita presso lo stand UNICEF (il ricavato delle Pigotte va tutto in beneficienza).
Frutto di una joint venture assolutamente inedita sono le iniziative della banca Intesa Sanpaolo che nella sua sede lucchese di Piazza San Michele ha allestito la ricostruzione della capanna di Zagor con tanto di indianine pronte a farsi fotografare con i nostri lettori, che se vorranno potranno anche ottenere, gratuitamente, delle carte ricaricabili con un paio di disegni di Gallieno Ferri stampati su (e altri gadget in tema). Io sarò lì un'ora al giorno a firmare delle stampe realizzate per l'occasione.
Vogliamo poi parlare di ciò che verrà distribuito allo stand Bonelli? Si comincia con la riproposta del gioco da tavolo di Zagor "Odissea Americana", che ha avuto uno straordinario successo dopo il lancio lucchese dello scorso anno (sono in arrivo edizioni americane e serbe). 



Poi ci sarà il cofanetto destinato a raccogliere i sei albi della miniserie "Cico a spasso nel tempo", e in vari orari troverete Walter Venturi pronto ad autografarveli. Quindi, è stata realizzata una variant cover color oro del classico dei classici nolittiano "Indian Circus". Imperdibile, almeno per me, il calendario degli eroi Bonelli. E per finire, c'è il doppio poster con due diversi disegni, davanti e dietro. 


Per finire soltanto per modo di dire perché di Zagor si parla abbondantemente sul volumone enciclopedico "I Bonelli, una famiglia mille avventure", di Gianni Bono, che ripercorre, attraverso una incredibile quantità di foto e di disegni spesso inediti, la storia di ottanta anni di fumetti. Ovviamente restano disponibili i volumi cartonati e brossurati dedicati al meglio dello Spirito con la Scure usciti negli ultimi mesi, in attesa dei prossimi. Già, quali saranno i prossimi volumi zagoriani da libreria? Se volete saperlo, non mancate alla grande conferenza del Primo Novembre alle ore 17 presso la Chiesa di San Giovanni, dove il sottoscritto vi informerà su tutto (quasi tutto, in realtà: qualcosa di molto succulento non si può ancora annunciare) quello che vi aspetta nell'annata 2018.  Se non potete venire a Lucca, nessuna paura: la conferenza sarà visualizzabile sul sito Bonelli, e anche tutti gli oggetti (tranne forse la Pigotta, in tiratura limitata) si potranno acquistare on line. Spero di incontrarvi da qualche parte, un caro saluto.



LUCCA COMICS 2017
INCONTRI DI MORENO BURATTINI

Mercoledì 1° novembre

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 10/11
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30 

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo
Ore 14.00 – 15.00

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 15.30/16.30
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Conferenza dalle 17:00 alle 18:00 presso la Sala Chiesa di San Giovanni per l' incontro "Sergio Bonelli Editore presenta: Zagor. Moreno Burattini e Luca Del Savio raccontano le novità del mondo Zagor"

Giovedì 2 novembre

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 10/11
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo
Ore 13.00 – 14.00: Moreno Burattini

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 15.30/17.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up


Venerdì 3 novembre

Turno di firma delle copie presso lo stand Padiglione Sergio Bonelli Editore
11:30/12:30

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo.
Ore 13.00 – 14.00

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 15.30/17.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up

Sabato 4 novembre 

Piazza San Michele presso Banca Intesa San Paolo.
Ore 11.00 – 11.30

Stand Allagalla piazza del Giglio ore 12/13
Firme per “Sarò bre”, “Utili sputi di riflessione” e “Tex secondo Letteri”.

Keynote al Teatro del Giglio dalle 14:00 alle 16:00, in occasione del keynote bonelliano in cui verranno presentate tutte le novità del 2018.

Manycomics (stand 319 piazza Napoleone) ore 16.30/18.00
Firme dei volumi “Facezie” e “Dall’altra parte” editi da Cut Up



giovedì 12 ottobre 2017

SADDLE TOWN



E’ in edicola da qualche giorno lo Zagor n° 627 (Zenith 678) intitolato “Saddle Town”. I testi sono miei, i disegni di Marco Verni, la copertina di Alessandro Piccinelli. Si tratta della seconda e ultima puntata di una storia iniziata nel numero precedente. Com’era già chiaro dall’albo “Tentacoli!”, si tratta di un omaggio a un certo filone di B-Movie, fatto esattamente nella più classica falsariga nolittiana, essendo stato Sergio Bonelli il primo a attingere a piene mani da film come “La meteora infernale” o “Il mostro della Laguna Nera”. Dunque l’idea non ha nessuna pretesa di essere originale, dato che si sono visti romanzi, film e fumetti con parassiti del genere. “Il mostro di sangue”, ovvero "The Tingler”, del 1959, con Vincent Price ne è un esempio.





Però, mescolando le carte proprio come si è sempre fatto su Zagor, sono partito proprio non da questo precedente ma da un mio racconto scritto nel 1982 che è stato poi raccolto nella recente antologia “Dall’altra parte” (si intitola “Il monte di Venere”). Ne “Il monte di Venere” si racconta di creature di un’altra dimensione, luminose e globulari, che si impossessano di corpi umani, e una di loro resta intrappolata in un ragazzo che non sa di averne una dentro.  




Questa idea del parassita intrappolato nel corpo della vittima di cui, in teoria, doveva prendere il controllo, è alla base di un mio soggetto per Zagor, intitolato “Razza immortale”, risalente addirittura al 2003 ma rimasto a lungo nel cassetto. 

Di recente, ho riletto una vecchia storia di Magico Vento in cui creature tentacolari si impossessano di corpi umani: si sviluppa sui numeri 52 e 53 (“Cadaveri eccellenti” e “I figli della dodicesima notte”) e mi è venuto in mente di ripescare “Razza immortale” contaminando la mia idea iniziale con creature appunto tentacolari che fuori dal corpo dell’ospite sembrano vermi con le zampe (come appunto le creature del film con Vincent Price), poi escono dai corpi umani in cui sono entrati dalla bocca con tentacoli alla Venom. Ho affidato qui a Marco Verni una storia che è rimasta intitolata “Razza immortale” e che propone appunto uno scontro fra Zagor e dei parassiti simili a vermi/scarafaggio e degli esseri umani da loro controllati.  Ciò detto, libero ciascun lettore di apprezzare o non apprezzare il risultato (io, i disegni di Marco li ho apprezzati moltissimo). 

Abbozzo inedito di Alessandro Piccinelli per una copertina scartata.


mercoledì 27 settembre 2017

IL LAMENTO DEL SERPENTE






Ascoltate brava gente
il lamento del serpente!
Incomincio il mio cantare
con accenti di mestizia
perché voglio qui accusare
un’orribile ingiustizia.
Otto zampe ha un certo ragno
e ne ha quattro il grosso bue,
tutti gli altri, e qui mi lagno,
come minimo ne han due.
La natura è molto stramba,
capricciosa come vedi:
io non ho neanche una gamba
e ne ha mille il millepiedi!


Questa strepitosa filastrocca è opera di Sergio Bonelli, che la mise in bocca a Cico sul n° 44 di Zagor. Mi sono permesso di citarla perché vorrei qui di seguito rispondere con qualche argomento ai lamenti di coloro che, dicendo “e qui mi lagno” scrivono per denunciare ogni sorta di “orribile ingiustizia” con strazianti “accenti di mestizia”, riguardo le malefatte ai danni dei collezionisti. Mi sono permesso di appuntare, su alcuni cahiers de doléances, le rimostranze che mi sono state esternate più di recente. 

Prima di farlo, però, vorrei premettere ciò che Sergio Bonelli scrisse rispondendo a una delle ultime interviste da lui rilasciate, pubblicata su un numero di SCLS Magazine: “Secondo me avete tutto il diritto di pretendere che il personaggio o le sue avventure rispettino la tradizione, senza rinunciare a qualche leggero cambiamento moderno; non approvo, invece, l’accanimento con cui si difende un antico bollino oppure la tradizionale posizione del logo. Il collezionista, in genere, è una figura che mi affascina, e che rispetto, ma sulla quale non sono mai riuscito ad esprimere un parere definito: ne invidio la pazienza che io non riuscirei mai a imitare, ne invidio anche la costanza che li spinge a completare la loro ricerca, ma dissento dal cinismo che li spinge a considerare un albo come un oggetto, come un numero e non come un’opera destinata alla lettura. Anch’io mi sono sentito definire collezionista due o tre volte nella vita ma in seguito mi sono reso conto di non meritare quella qualifica: tutto sommato acquisto soltanto quegli oggetti in cui mi capita di imbattermi casualmente e non avverto il minimo stimolo per impegnarmi in una ricerca vera e propria. Con i fumetti però mi comporto diversamente specialmente quando inizio la collezione acquistando il primo numero; in quel caso so essere fedele, ma trovo il piacere non tanto nel possesso quanto nella rilettura di tanto in tanto delle storie”.

Questo come viatico. Ecco dunque quel che mi viene scritto.

Sono davvero deluso da quello che sta succedendo. Non abbiamo bisogno di gadget che sciupano le copertine o di doppie uscite. Vogliamo Zagor e Tex nel loro sacro formato. I tempi del mitico Sergio sono palesemente cambiati. 

La realtà Bonelli è in fieri e in divenire: il piccolo gruppo di responsabili (del quale io non faccio parte) sta cercando, con coraggio (visti gli investimenti fatti e le difficoltà del mercato), di traghettare la Casa editrice dalla sola produzione di albi da edicola verso la dimensione di media company attiva su più fronti. I cambiamenti fatti tentando di produrre cose nuove con un diverso formato servono appunto a intercettare i gusti dei nuovi lettori, per scoprire nuove strade da battere visto che quelle di un tempo sono problematiche. Il calo drastico dei fruitori di carta stampata (ma anche di cinema e di musica) distribuita secondo i canali tradizionali impone di reagire. Trovo ingiusto dire “Sergio Bonelli non avrebbe mai fatto questo, o non avrebbe mai fatto quello” perché di fronte ai cambiamenti del mercato anche lui tentò tutte le strade producendo riviste d’autore, di enigmistica, umoristiche, cartonati, miniserie e chi più ne ha più ne metta. Anche Sergio ha puntato su formule nuove e su nuovi autori, come furono a suo tempo Berardi & Milazzo o Luca Enoch. I nostalgici come me e come te (ammesso che tu lo sia) cercheranno di ritagliarsi un loro spazio con quel che ancora è fatto su loro misura, se proprio non riescono a farsi piacere le novità (cosa che non sarebbe male, visto che è sbagliato anche non essere aperti alle nuove proposte).

Basta con i vocaboli inglesi! Detesto una scritta sul mitico bollino bianco "Italy only" che non ha nessun senso giacché l'albo viene venduto in Italia. L' Astorina indica "solo per l'Italia"

“Italy only”, una dicitura che non ho scelto io e che non mi importa di difendere, mi pare uno slogan chiarissimo anche per chi non conosce l’inglese ed ha il merito di essere breve, essenziale e comprensibile ovunque. In realtà serve appunto per le copie vendute all’estero, nelle edicole degli aeroporti o negli shop on line. Se uno straniero compra on line un nostro fumetto deve sapere che il prezzo indicato vale solo per l’Italia e che passando il confine può cambiare. Non mi pare che per una scritta microscopica in copertina ci sia da farne un caso. Io non mi ero neppure accorto che ci fosse. L'Astorina fa bene a fare come crede, naturalmente, e a far felici i suoi acquirenti con la dicitura in italiano.

Perché i mitici Almanacchi (una parola che racchiude tutta la passione dei lettori) sono diventati "Magazine"? Ormai tutte le uscite recano la dicitura in un onnipresente e fastidioso inglese (color, magazine, dark novels, variant cover, classic, ecc..) 

Premesso che il fastidio è soggettivo, si vedono scritte in inglese dovunque e si tratta di quotidianità e di uso comune. Il mio parere personale è che “almanacco” sia una parola desueta (ricorda perfino il venditore di almanacchi di Leopardi) e che “magazine” sia il termine più usato in generale e dunque è sempre bene parlare come si mangia. “Variant cover” è una espressione che si usa in tutto il mondo, come “cosplayer” o “color”, non vedo la difficoltà nel chiamare una cosa come tutti la chiamano. Se uno usasse “copertina alternativa” invece di “variant cover” ci sarebbero più perplessità e tutti se ne chiederebbero il perché. Non mi sembra sbagliato che una Casa editrice usi le parole che si usano di solito in certi casi. Se poi uno ha l’idiosincrasia per l’uso della parola “color” invece di “colore”, mi sembra un piccolo problema personale, de gustibus non disputandum est, chi ne soffre potrà facilmente soprassedere. In ogni caso, se proprio non si tollera, non si può neppure pretendere che gli altri parlino così come vorremmo noi. Sergio Bonelli non odiava affatto l’inglese, al punto da aver chiamato la sua Casa editrice, per anni, “Daim Press” (“press” è la parola inglese per “stampa”).

Orribili gli Speciali di Martin Mystére con quarta di copertina al contrario come in Giappone!

Castelli è abituato a fare giochi e sperimentazioni, se si ama Castelli si accettano i suoi giochi di prestigio. La quarta di copertina al contrario non è come in Giappone (se no dovresti leggerlo al contrario senza ribaltarlo) ma come si usa nel caso dei “flip book”, è un tipo di albo-gioco occidentalissimo. Non ci vedo niente di intollerabile: se proprio uno non tollera, non lo compra.

Intollerabili gli speciali di Cico con la modifica del mitico formato Bonelli e riduzione delle pagine che permette di pubblicare meno tavole. Quindi meno tavole, meno lavoro, stesso prezzo. 

Gli albi di Cico (quelli della miniserie “Cico a spasso nel tempo”) hanno un formato sperimentale che va incontro al pubblico che ha sempre meno tempo per leggere e chiede (sondaggi di mercato) storie più brevi. Il “mitico” formato Bonelli non ha più il successo di una volta perché il pubblico cambia gusti e si devono per forza tentare altre strade. Fare una mini di Cico alla vecchia maniera avrebbe forse venduto x, con il nuovo formato che va a pescare verso lettori nuovi (magari incuriositi dal formato o dal colore) si spera di vendere x + 1.  Il discorso delle meno tavole allo stesso prezzo è sbagliato e ingiusto: le meno tavole sono a colori, dunque costano molto di più in produzione, e se il prezzo rimane lo stesso dell’albo Zenith vuol dire che è un affare. In ogni caso stiamo parlando di tre euro e cinquanta, il costo di un gelato. Lamentarsi di fronte a cifre minime di questo tipo è davvero strano e chi lavora a realizzare un prodotto di qualità venduto a così poco si sente davvero scoraggiato.

Non è sfuggito a nessuno come per la miniserie di Cico si sia sfruttata la registrazione al Tribunale di Milano dello Zagorone, non più in produzione, tanto che il numero 1 dello Speciale Cico "A spasso nel Tempo" in realtà è lo Zagor albo gigante numero 5. Lo stesso dicasi per le tante piccole testate che vengono inserite nella registrazione dei "romanzi a fumetti". Insomma collezioni letteralmente sfasate.

Che c’entra la registrazione in tribunale con le collezioni? Collezioni “letteralmente" sfasate perché una cosa esce con una scritta microscopica nel tamburino diversa da un’altra? Davvero non capisco. Eppure sono un collezionista anch’io. Ho sempre visto uscire in edicola albi pubblicati come supplementi di altre o sfruttando registrazioni preesistenti atte all’uopo. E’ una consuetudine pluridecennale di tutte le Case editrici.

Le nuove vesti grafiche bonelliane sono prone al dettato americano (quello delle graphic novels), che da quanto ho capito, vedi Morgan Lost, piano piano invaderà la casa editrice e si sostituirà al mitico formato Bonelli. A proposito mai visto in vita mia ripudiare un proprio stile rodato, tra l'altro copiato e riconosciuto universalmente come il migliore (è infatti oggettivamente più bello e più collezionabile).

Le vesti grafiche non sono prone al formato americano ma seguono i gusti del pubblico. Se un formato non funziona, si cambia: in Italia, in Francia, negli USA, dovunque. E dovunque si fanno esperimenti. Sergio stesso ne fece tanti: “Un uomo un’avventura”, “Bella & Bronco”, “Dottor Beruscus”, i Maxi, gli almanacchi, le miniserie, eccetera. Se un fumetto in un formato vende più che in un altro, dovrebbe essere visto come un bene e non come un male. Se poi a uno un formato non piace, se ne tiene lontano. Nessun ripudio del formato tradizionale comunque (Tex, Zagor restano nel classico albo) ma affiancamento con altri formati per vedere cosa va meglio come vendite. Perfino la striscia (collezionabilissima) venne sostituita dall’albo gigante. E perché il Texone (formato innovativo), deve andar bene e Morgan Lost (formato classico Bonelli) no? Liberi tutti, peraltro, di acquistare l’uno o l’altro o tutti e due.

Che brutta la variazione della costola del Maxi Zagor! Rovinate la bellezza della sequenza monocolore in costola che tanto amano i collezionisti.

Qual è il problema nella costola variata del Maxi Zagor? Stesso formato, steso disegno che dalla cover slitta in costolina. Tutte e grafiche di copertina si rinnovano, da sempre, negli Oscar Mondadori come in Urania, nelle riviste come nelle collane di libri. Se una grafica invecchia e perde colpi (lettori) si cerca di rinnovarla. Peraltro, le collezioni sono anche più colorate e gradevoli se cambiano in po’ negli scaffali. Che brutti casomai gli scaffali chilometrici con copertine tutte uguali. Non è che per forza si debbano apprezzare i cambiamenti, però cercare di capire che cambiare è inevitabile si può fare.

Basta con le doppie uscite e commistione con copertine diverse delle testate Dylan Dog e Dampyr. In altre parole costringere il singolo collezionista di uno dei due a comperare ben quattro albi. 

Nessuno è costretto a comprare nulla. Compra chi vuole. Di solito sono i collezionisti che chiedono queste cose trovandole divertenti e quando non le si fanno ci se ne lamenta. Se no sarebbe come dire che facendo un album di figurine si costringono i collezionisti a comprare un sacco di bustine con un sacco di doppioni: fa parte del gioco. Chi non lo apprezza, può non giocare. Non è obbligo avere le variant: chi legge solo Dylan Dog può comprare il solito unico albo e leggere Dampyr sul banco della fumetteria.

I gadget sono poco graditi perché non facenti parte della tradizione Bonelli e soprattutto perché deturpanti le condizioni dell'albo. Vi siete mai fatti questa domanda in redazione? Sapete che un gadget in prima di copertina può danneggiare la stessa? Sapete quanto ci tenga un collezionista a che l'albo sia integro? Non sarebbe stato meglio, come aveva fatto in passato il mitico Sergio Bonelli, inserire un poster leggibile? 

Per anni i lettori si sono lamentati del fatto che non ci fossero gadget. Quelli allegati agli albi, peraltro, sono in regalo (agendina, carte da gioco). Chi non li vuole, li butta via: sono gratis. “Poco graditi”, poi, a chi? Io ho parlato con cento persone e tutti hanno gradito. Se una minoranza non gradisce, pazienza, non si può accontentare tutti. La tradizione non prevede gadget? La tradizione non prevedeva neppure il colore ma i tempi (e il mercato) lo impongono. Se i gadget fanno vendere qualche copia in più e i fumetti continuano a uscire, sarà un vantaggio anche per chi i gadget (non si sa perché) non li sopporta. I collezionisti, comunque, ne dovrebbero andar matti per definizione (i gadget sono oggetti da collezione). In che modo un piccolo bloc notes nel cellophane possa sciupare una copertina, resta un mistero. Credo che in ogni caso valga la regola che se un albo è danneggiato l'edicolante lo può sostituire. Oppure lo fa direttamente la Casa editrice.

La rubrica "I tamburi di darkwood" si è trasformata in un lungo spot commerciale, non una missiva, un'analisi…

 “I tamburi di Darkwood” parlano di tutto ciò che c’è da sapere riguardo al comicdom zagoriano. Se degli appassionati fanno una rivista dedicata allo Spirito con la Scure, o esce un gioco da tavolo darkwoodiano, o viene pubblicato un classico nolittiano in libreria, non lo si deve far sapere? Se non lo si dice lì, dove lo si deve dire? Anzi, i lettori saranno interessati a essere informati. I collezionisti vorranno sapere se ci sono novità da collezione. Non vedo di che cosa si dovrebbe parlare in una rubrica del genere, se non di questo. Del tempo? Di calcio? Di politica? In ogni caso la rubrica precedente si chiamava “Postaaaa!”, e la faceva Sergio; questa ha un altro nome e dunque avrà altre caratteristiche, dato che Sergio non c’è più. La Posta non arriva più perché ci sono le pagine Facebook, i gruppi su internet e i forum: i dibattiti zagoriani avvengono lì. Le analisi le facciamo, per esempio, su questo blog (le stiamo facendo anche adesso). Chi non apprezza “I tamburi di Darkwood” non avrà problema a saltare a piè pari quella pagina. Insomma, basta vedere le cose con uno spirito più positivo.