
Dunque, volendo parlare di giovani e meno giovani che cercano di entrare tra gli artigiani delle nuvole (per rubare una felice espressione di uno che ho aiutato io a farsi strada, Mirko Perniola) comincerò proprio da coloro che ambiscono a scrivere storie, rimandando a un prossimo futuro il proseguo del dibattito su chi le storie vorrebbe disegnarle.
La categoria degli aspiranti sceneggiatori mi sta particolarmente a cuore perché, circa un quarto di secolo fa, ne facevo parte anch'io. Fu proprio nel 1987 (dunque ventiquattro anni or sono) che presentai a Sergio Bonelli il mio primo soggetto per Zagor, e già vi ho mostrato la foto che immortale il momento esatto in cui si verificò l'evento. Nel mio caso, servirono due anni (e tre successivi invii di proposte) prima che la Casa editrice mi desse l'OK su una storia che Decio Canzio (a cui va la mia eterna gratitudine) trovò abbastanza promettente da mettermi alla prova.
Erano però altri tempi, in cui gli spazi per un giovane dotato di un minimo di talento poteva trovare, da qualche parte, un pertugio per entrare nell'ambiente. In quegli stessi anni mi capitò addirittura di trovarmi a collaborare anche con Francesco Coniglio per la rivista "Mostri" (con tanto di proposta per andare a lavorare da lui in redazione, a Roma) e con Silver per "Cattivik" e "Lupo Alberto". Poco dopo ricevetti anche una telefonata dall' "Intrepido" (che non avevo neppure contattato) con la richiesta di scrivere per loro (feci una sola storia, disegnata peraltro dallo zagoriano Roberto Piere). Insomma, c'erano tanti editori, tante testate e tanto pubblico (almeno rispetto ad adesso).
I tempi, purtroppo, sono decisamente cambiati, ovviamente in peggio. Oggi, mi trovo a ricevere io, praticamente ogni settimana, dei soggetti da esaminare da parte di gente che coltiva il mio stesso sogno di allora. E so che sarà quasi impossibile per chi mi invia le sue proposte trovare lavoro, soprattutto se le idee riguardano Zagor. Cerco di dare comunque a tutti delle indicazioni, e se ci sono degli autori in cui riconosco del talento li dirotto verso i curatori di altre testate che siano nelle loro corde. E' il caso, per esempio, dello scrittore horror Samuel Marolla, che secondo me è lo Stephen King italiano, autore di una raccolta di racconti pubblicati da Mondadori con il titolo "Malarazza", di cui ho caldeggiato la messa alla prova da parte di Boselli per Dampyr, e che è arrivato alla sua terza storia di Harlan Draka.

Le difficoltà nella disamina dei soggetti sono state perfettamente descritte da Sergio Bonelli in persona in una sua "Postaaa!" su Zagor, pubblicata nell'albo del dicembre 2006. Poiché spesso allego alle mie risposte una fotocopia della pagina di quella rubrica, ve la faccio leggere in modo da poterla, eventualmente, commentare insieme.
Dunque, scrive Bonelli a pagina 4 dell'albo Zenith 548: "Cari amici, dando uno sguardo alle lettere ricevute nelle ultime settimane che giacciono sulla mia scrivania, mi è capitato di constatare ancora una volta come, per uno strano caso della vita, man mano che i lettori di fumetti diminuiscono a vista d'occhio, aumentano viceversa gli aspiranti autori. Molti sono infatti quelli che scrivono proponendosi quali disegnatori o sceneggiatori per gli albi della nostra Casa editrice. Coloro che sottopongono alla mia attenzione i propri disegni sono, in genere, piuttosto bravi: alcuni, addirittura eccellenti. Del resto, viviamo nella società dell'immagine e dunque i giovani illustratori sono particolarmente stimolati a visualizzare graficamente ciò che intendono esprimere. Purtroppo, il mercato del fumetto consente sbocchi professionali soltanto per una piccolissima parte di quanti si propongono a me o ad altri editori. Tuttavia, valutare il talento di un giovane disegnatore è un compito che un professionista riesce fare con un semplice colpo d'occhio: si vede subito, al di là degli aggiustamenti che si possono suggerire, se una tavola funziona o non funziona. Diverso è invece il caso per chi propone soggetti e sceneggiature. Esaminare un testo scritto, talvolta composto da molte pagine, richiede infatti del tempo, se davvero si vuole (come noi vorremmo) dare ogni volta un giudizio ponderato e approfondito. E il tempo è proprio ciò che manca ai redattori impegnati a rispettare il rigido calendario di scadenze imposto dalle date di uscita degli albi in edicola. Per questo, chi invia i suoi testi alla nostra attenzione deve armarsi di santa pazienza: i soggetti che giungono in gran numero alla nostra attenzione vengono letti durante i rarissimi momenti liberi concessi dal lavoro redazionale, e dunque l'attesa è piuttosto lunga. Constatando quanti siano le proposte di storie che riceviamo, a volte penso che sarebbe opportuno rispondere a tutti con una specie di 'lettera circolare' in cui si avvisa, come è vero, che il nostro staff è al completo. Però, subito dopo, mi auto convinco che se imponessimo uno stop generalizzato all'esame degli aspiranti sceneggiatori non avremmo più la possibilità di scoprire autori di talento come Paola Barbato, Pasquale Ruju o, per citare due zagoriani, Diego Cajelli e Jacopo Rauch. Dunque, sia pure con fatica, proseguiamo con la lettura. Tuttavia, anche nel caso trovassimo ben costruita la trama di un racconto (e di solito è assai meno facile trovare chi scrive bene rispetto a chi bene disegna), e potessimo stabilire che non è ispirata troppo da vicino da film o romanzi, resterebbe il dubbio circa la capacità dell'autore di eseguire anche una sceneggiatura: la stesura di un buon soggetto non sottintende, purtroppo, anche una automatica abilità nello sceneggiare. La difficoltà di 'tradurre in immagini' è infatti lo scoglio su cui sono naufragati spesso anche romanzieri piuttosto famosi che hanno voluto cimentarsi nell'impresa. Sulle pagine di Zagor si stanno alternando da tempo, come avrete notato, numerosi sceneggiatori (a testimonianza della nostra volontà di dare spazio a nuovi talenti), ma appunto questo avvicendamento dimostra che anche nello staff dello Spirito con la Scure i margini per nuovi inserimenti sono praticamente inesistenti. Non mi sento dunque di incoraggiare nessuno: viviamo in un periodo pieno di incertezza in cui perfino molti 'fumettari' professionisti stentano a trovare lavoro. Vero è che chi vuol scrivere fumetti non pensa a un 'mestiere' praticato tanto per sbarcare il lunario, ma è mosso dalla passione, e dunque dal cuore. E al cuore, come si sa, non si comanda".

Come ho già spiegato, sono solo a occuparmi di Zagor lavorando part-time e avendo l'incarico di mandare puntualmente in edicola dodici numeri mensili, due maxi semestrali (che valgono ognuno come tre regolari, quanto a mole), uno speciale (che ne vale due), uno Zagorone (che ne vale due e mezzo) e un Almanacco. In pratica, è come se Zagor fosse quindicinale, e ci sono ogni mese circa duecento tavole da seguire dalla fase del soggetto a quella delle rifiniture attorno ai balloon letterati. Già, perché alla lettura dei testi degli aspiranti devo preporre quella dei plot degli abituali collaboratori, con i quali discuto ogni passaggio e ai quali chiedo modifiche o riscritture: ai ventotto soggetti di cui sopra, ne vanno aggiunti una decina giacenti di autori dello staff.

Al di là di questo, resta comunque molto difficile, per chiunque, riuscire a scrivere per Zagor. Innanzitutto, gli sceneggiatori in attività sono già numerosi. In questo momento sono all'opera il sottoscritto, Mauro Boselli, Luigi Mignacco, Jacopo Rauch, Ade Capone, Mirko Perniola e Diego Paolucci. In secondo luogo, lo Spirito con la Scure partirà presto per un viaggio in Sud America che lo terrà impegnato fino al 2014. Inutile dire che la continuity della trasferta ha già fatto coordinare fra loro i quattro sceneggiatori impegnati e i giochi sono fatti. Tutti i Maxi e gli extra serie sono già pronti o prenotati e ci sono storie bastanti a coprire altri due anni dopo il ritorno. E' difficile mettere al lavoro qualcuno su storie darkwoodiane, di cui non c'è comunque bisogno, sapendo che uscirebbero se va bene nel 2015.


Che devono fare, dunque, i giovani autori? Verrebbe voglia di dire che sarebbe meglio se provassero a scrivere per la TV, per i videogiochi, per i cartoni animati, per il web. Ma se proprio uno ha il sacro fuoco dentro, deve avere buon senso, molta pazienza, un minimo di intraprendenza telefonando ogni tanto per sollecitare le risposte che non arrivano ma non farsi illusioni, rendersi conto che uno su mille ce la fa, e perdonare i poveri curatori di testata che fanno attendere dei mesi prima di dare una risposta.