
Peraltro, quelli come me abituati a comprare fumetti proprio dai giornalai, sanno benissimo quanto renda felici la visita quotidiana al proprio edicolante di fiducia. E trovare qualcosa di bello da sfogliare, da leggere e poi da tenere di conto nei propri scaffali, rimirando ogni giorno la fila di costoline che vi fanno bella mostra, dimostra senza dubbio, al pari dell'alba e del tramonto, la bontà e la misericordia del Padreterno.
Proprio a questo pensavo ieri sera, dopo aver finito l'albo a fumetti che avevo sottomano. Era l'ultimo numero di Lilith, di Luca Enoch (la storia groenlandese "Il mantello dell'orso"), ma avrebbe potuto essere una cosa qualsiasi fra quelle che ho letto da quarant'anni a questa parte e che mi sono piaciute.

E' chiaro che c'è una disabitudine verso la lettura, una minore disponibilità a concentrarsi nella comprensione di un testo, una richiesta di maggiore fruibilità e immediatezza di qualunque prodotto, un gusto diverso dal mio per l'interattività e la multimedialità e, soprattutto, la digitalità e la fruizione tecnologica.

Ma c'è qualcosa che mi sembra il caso di aggiungere: non c'è più religione. Nel senso che se Dio c'è, là, in edicola, è proprio là che i ragazzi non vanno più. Cioè, non passano dal giornalaio. A me sembra incredibile, ma è così. Sembra incredibile perché per me è sempre stato un rito di tutti i giorni. Andavo a scuola, alle medie come alle superiori, e ogni mattina mi fermavo, lungo il tragitto, nella mia edicola.

I miei figli e i loro amici non vanno in edicola quasi mai. Non dico che la evitano, ma certo non viene loro in mente di passarci. E se ci entrano, non vedono niente, se non la rivista di videogiochi e forse (molto forse) il manga del cartone animato che vedono in TV (ma che non comprano). Ma in generale, dal giornalaio non ci vanno. Dunque, se anche uscisse il fumetto più bello del mondo, loro non lo saprebbero. Non se ne accorgerebbero.

Loro non visitano le edicole, visitano i siti dove si scaricano le app per i telefonini e gli Ipad. Perciò, secondo me, è evidente che non si tratta soltanto di rendere disponibili in formato digitale le nostre storie, ma almeno di trovare il modo di informare i pargoli sul fatto che ci sono delle cose belle, delle figate pazzesche, che escono in edicola, dove qualcuno potrebbe anche andare a cercarle e magari poi parlarne con gli amici su Facebook, condividendo l'esperienza positiva. Continuiamo pure a fare i nostri bei fumetti su carta, ma troviamo il modo di far sapere che esistono ai nostri figli. Come? Ah, beh. Facendogli vedere qualche anteprima là dove vanno loro senza muoversi di casa. Sui social network, sui negozi digitali, nei siti dove si scaricano applicazioni, su Youtube, nel circuito dei blog, rendendo più attraenti e vivaci i nostri siti di fumetti, e chi ha qualche altra idea la tiri fuori.
