giovedì 29 dicembre 2022

IL PASSATO DI ROCHAS

 


Il numero 689 di Zagor (Zenith 740), datato dicembre 2022, si intitola “Il passato di Rochas” ed è stato sceneggiato dal sottoscritto per i disegni di Oliviero Gramaccioni. La copertina, che potete vedere qui sopra, è opera di Alessandro Piccinelli. Si tratta della prima parte (94 tavole) di una storia destinata a dipanarsi su tre albi. Perciò, invito ammiratori e detrattori, ma anche i lettori indifferenti, ad attendere l’albo del febbraio 2023, che sarà intitolato “Campo nemico”, per  valutare il racconto nel suo insieme. Scoprirete infatti una avventura alquanto insolita, di quelle che è meglio commentare dopo la lettura dell’ultima pagina (almeno, così pare a me). Quindi, attenendomi per primo a questo suggerimento, rimando le considerazioni complessive a un prossimo articolo su questo stesso blog. 

Posso però parlarvi di Pablo Rochas, il co-protagonista della storia (che, vedrete, quasi ruberà la scena a Zagor), anche se, mi rendo conto, il personaggio è notissimo e molto amato tra i lettori dello Spirito con la Scure. Però, magari qualcuno apprezzerà che gli si rinfreschi la memoria e non è detto che tutti quelli che leggono queste righe siano zagoriani di provata fede.

Innanzitutto, Pablo Rochas è un mountain man della foresta di Darkwood e appartiene dunque a un gruppo, quello dei cacciatori di pellicce, tra cui Zagor ha molti amici. La sua prima apparizione risale avventura intitolata “Trappers”, pubblicata originariamente nella terza serie a striscia della Collana Lampo, tra il novembre del 1966 e il gennaio successivo, per essere ristampata poi negli albi Zenith “I cacciatori di uomini” e “La preda umana” (Zagor nn° 29 e 30 nel novembre e nel dicembre del 1967). 

 


Si tratta di un classico di Nolitta e Ferri, in cui per la prima volta viene mostrato uno dei “rendez-vous” dei mountain men, uno scenario destinato a fare da sfondo o da pretesto a numerose altre avventure dello Spirito con la Scure. La descrizione di questi raduni data dai due autori corrisponde, con una buona approssimazione, alla realtà dei fatti nel contesto storico del Nord Est americano della prima metà dell’Ottocento.

I “rendez-vous” descritti dalle cronache dell’epoca ebbero il loro momento d’oro nell’arco di tredici anni. Il primo di essi, infatti, si svolse sul fiume Green, al confine tra Utah e Wyoming, nel luglio del 1825 (e si noti che Nolitta ambienta il suo raduno su una isola fluviale chiamata Green Island); l’ultimo, più o meno dalle stesse parti, ebbe luogo nel giugno del 1837. Il convergere in una vasta radura di centinaia di persone intenzionate a far baldoria faceva sorgere un accampamento che veniva montato e smontato nel volgere di pochi giorni ma, soprattutto, creava occasioni di guadagno per una pletora di mercanti che si recavano sul posto per vendere e comprare. I trapper infatti giungevano con i loro carichi di pelli che cedevano in cambio di rifornimenti per la nuova stagione di caccia, dato che per gran parte dell’anno vivevano isolati nei boschi e non avevano certo agio di far scorte di attrezzature o munizioni. Una buona parte dei guadagni finiva comunque in whisky, in genere tutt’altro che di prima qualità.

Nel racconto ”Trappers”, uno fra i primi cacciatori di pellicce che incontriamo è “il gigantesco Rochas, che ha le braccia come rami di quercia”, per usare le parole con cui lo descrive lo stesso eroe di Darkwood. Pablo Rochas, destinato a diventare una figura ricorrente nella saga, ha una autentica passione per il pugilato. O meglio, per le gare di pugni, quelle in cui a turno ci si colpisce sul mento e vince chi fa volare più lontano l’avversario.

Rochas durante una delle gare di pugni

Oltre a Rochas, Gallieno Ferri e Guido Nolitta caratterizzano diversi personaggi, tra i presenti al “rendez-vous” della Green Island: facciamo infatti la conoscenza anche del biondo e lentigginoso Jim Baker e del vecchio Doney, sempre alla ricerca di una volpe con la pelliccia a pallini neri, che sostiene di aver visto una volta.  Ma, sopra a tutti, svetta di una spanna (e non solo perché si tratta davvero di un colosso), “Doc” Lester: un trapper barbuto immediatamente riconoscibile per il suo maglione scuro. Il motivo per cui tutti lo chiamano “dottore” sta nel fatto che Lester, in passato, faceva il dentista a Boston. Energumeno dal gran cuore, leale e coraggioso, “Doc” nasconde un segreto, quello per cui fu costretto a lasciare la città e cambiar vita rifugiandosi nella foresta di Darkwood. Un segreto che sarà rivelato soltanto in una storia di Marcello Toninelli del 1991, dal titolo “Le belve del Blak River”.

Una tavola da "Il passato di Rochas"

Fino a “Il passato di Rochas” si sapeva invece pochissimo delle origini di Pablo. In una occasione lo sentiamo dichiarare che suo nonno era un taglialegna che lavorava sui Pirenei, e il suo nome denuncia origini spagnole. Basche, per la precisione, come poi viene precisato (e come l’albo 689 conferma, indicando anche l’esatta città di provenienza, Zumaia). Nell’avventura “Passaggio a Nord Ovest” (1994), dove Rochas ha un ruolo di primo piano, Mauro Boselli svela (complici i disegni di Carlo Raffaele Marcello) che da giovane, invischiato in un traffico di armi destinato ai ribelli baschi, conobbe il capitano Lord Fraser con cui strinse quell’amicizia che poi lo avrebbe convinto a imbarcarsi sulla nave “Aurora”, punto di partenza di una lunga storia. 

Un’altra avventura in cui Pablo riveste una importanza fondamentale è “Agli ordini dello Zar” (1976), di Nolitta e Donatelli. L’elenco degli episodi in cui compare il basco è però lunghissimo (dai nolittiani “La rivolta dei trappers” al canziano “Pugni e pepite”, fino al  Color “Acque Rosse” di Russo/Venturi), perciò mi limiterò a segnalare che in una mia storia il trapper compare in copertina (“Nodo scorsoio”, 1992) e che gli ho affidato un certo peso anche in una delle mie sceneggiature preferite, il Maxi “Zagor contro Tonka” (2009). Un'altra cover in cui si vede Rochas è quella dello Zagor Più "Il raduno dei trappers" (2021), riprodotta più in alto.

 


 

sabato 10 dicembre 2022

LA FOSSA


 


Lo Zagor Più n° 7, uscito a fine novembre 2022, intitolato "La macchina del tempo", è l'ottava raccolta in cinque anni de "I racconti di Darkwood". La copertina è di Alessandro Piccinelli. All'interno ci sono cinque brevi storie inedite, una di trenta tavole che fa da "cornice", più altre quattro autoconclusive di quaranta pagine ciascuna. Una di queste, "La fossa", disegnata da Paolo Bisi, è stata sceneggiata dal sottoscritto. 
 
Come sapete, una delle caratteristiche de “I racconti di Darkwood”  è quella di ospitare anche sceneggiatori e disegnatori che non fanno parte dello staff dello Spirito con la Scure che però volentieri si prestano a rendere omaggio alla sua leggenda, offrendo la propria interpretazione del personaggio. Questa volta sono due gli autori che si cimentano per la prima volta con il Re di Darkwood. Il primo di essi è Antonio Serra, uno dei tre creatori di Nathan Never (ma con nel suo curriculum anche l’ideazione di altri personaggi bonelliani quali Legs Weaver, Gregory Hunter e Greystorm). 
 
Gli ho chiesto di presentarsi da solo ai nostri lettori ed ecco quello che ha scritto per l'editoriale dell'albo: “I miei primi ricordi di Zagor sono legati alla fanciullezza. Dei cugini più grandi di me compravano la testata e le copertine di Ferri, le dinamiche azioni dell’eroe colpivano la mia fantasia (e anche mi spaventavano un poco… ricordo la copertina di ‘Alba Tragica’ e le tavole del duello con Rakosi come se fosse oggi). Successivamente i miei interessi mi allontanarono dal personaggio, per ‘riafferrarlo’ in occasione della megastoria di Tiziano Sclavi dei numeri dal 275 al 280. E, inevitabilmente, tracce di quella lettura le troverete nella breve avventura realizzata per questo albo.  Come sapete, si tratta della mia ‘prima volta’ su Zagor, indotto in tentazione da Moreno che mi ha suggerito l’argomento dei viaggi nel tempo, tra i miei preferiti. Prossimamente vedrete che ho supportato con la mia passione per Jules Verne un storia di prossima pubblicazione, scritta da Jacopo Rauch e realizzata graficamente da Raffaele Della Monica dedicata addirittura al Capitano Nemo. Inutile dire che attendo il vostro insindacabile giudizio sul mio lavoro!”. Avremo modo di leggere l’avventura a bordo del Nautilus a metà del prossimo anno sulla Collana Zenith. Intanto, c’è da dire che le storie a firma di Serra su questo settimo Zagor Più sono due: sua è infatti anche la “cornice” che introduce gli altri quattro racconti. Antonio, nel suo testo, ha scritto di essere stato "indotto in tentazione" proprio da me, e in effetti ho cercato in tutti i modi per anni di ottenere da lui una storia di Zagor. Sono riuscito a convicerlo proprio sfidadolo sul terreno dei viaggi del tempo: gli ho offerto uno spunto di fronte al quale non poteva tirarsi indietro. Ne vado orgoglioso!
 
Il secondo “esordiente” alle prese con lo Spirito con la Scure è proprio il disegnatore chiamato a illustrare “L’uomo venuto dal futuro” scritta da Antonio appositamente per il suo autoriale tratto graffiato e graffiante: si tratta di Fabiano Ambu, che i lettori bonelliani hanno ammirato più volte all’opera su Dampyr. Gli altri autori delle restanti storie sono Francesco Testi e Antonio Zamberletti per i testi, e Raffaele Della Moinica e Marco Torricelli per i disegni.
 
Tornando a "La fossa", un thriller-western in cui ho immaginato una sorta di foiba in cui uno spietato sakem indiano getta vivi coloro che hanno la sfortuna di finire suoi prigionieri, paricolarmente apprezzati sono stati (stando ai commenti che ho ricevuto) i disegni a mezzatinta di Bisi. Cercherò sempre di inserire almeno un mio racconto in ogni antologia di questo genere, e utimemente ho scritto tre storie brevi di cui sno molto soddisfatto, e che vedrete prossimamente (due di sicuro nel corso del 2023, tra cui una intitolata, provvisoriamente, "La morte di Cico", disegnata dagli Esposito Bros).



domenica 27 novembre 2022

IL PROFESSIONISTA


E' usito in edicola il 24 novembre 2022 il n° 22 del Color Tex, di cui potete vedere qua sopra la copertina opera di Andrea Venturi. Si tratta di una antologia di 5 storie autoconclusive, di 32 tavole ciascuna, caratterizzate, oltre che dalla brevità, anche dalla policromia. Storie a colori, insomma, e di solito colori molto suggestivi. L'albo si intitola "Yavapai e altre storie" e fra queste "altre storie" ce n'è una mia: "Il professionista", illustrata dal bravo Frederic Volante (colori di Erika Bendazzoli). Si tratta della mia quarta sceneggiatura di questo tipo, dopo tre precedenti realizzate con Giuseppe Camuncoli (Tex Color n° 6), Michele Rubini (Tex Color n°10) e Raffaele Della Monica (Tex Color n°16).  Qui sotto, una delle tavole.



La storia è ambientata a San Francisco e racconta la caccia a un infallibile sicario a pagamengto di origine tedesca, assoldato per far tacere i testimoni in un processo contro un mammasantissimsa della città caloforniana.

Di questo albo è stata proposta a Lucca Comics & Games una variant cover, che vedete qua sotto (vedendolo dal vivo, si scopre che il disegno è "animato").


"Il professionista" è la mia quinta storia di Tex pubblicata, dato che nel corso del 2021 è uscito anche il racconro "Il ponte minato", realizzato nel formato a striscis di un tempo. Ve ne ho parlato qui:

http://morenoburattini.blogspot.com/2021/12/lultimo-articolo.html


Ci sono altre due mie storie di Aquila della Notte in attresa di pubblicazione, una delle quali segnerà il mio debutto sulla serie regolare nei primi mesi del 2023. E' sempre un'emozione scrivere per Tex, per quanto faticosp e complicato sia.




 

venerdì 4 novembre 2022

UNA RECENSIONE IN RIMA

 

 


 

Come potete vedere nella foto sottostante, sul numero 323 di “Fumo di china” il decano Gianni Brunoro recensisce i miei  "Versacci" in un modo molto originale: in rima. Essendo recensore di lungo corso (lui c'era, alla conferenza di Bordighera del 21 febbraio 1965 in cui nacque la critica fumettistica italiana), immagino che il mio libro gli abbia offerto lo spunto per una disamina condotta in maniera diversa dal solito, e da uomo brillante qual è ne ha subito approfittato.  
 
Se non sapete che cosa sono i "Versacci", cliccate qua:
 

 

Qui di seguito trovate il testo di Brunoro proposto in modo più leggibile. Più sotto ancora, altre considerazioni ancora.





Altre considerazioni, dicevamo. Intanto, anche io ho voluto ringraziare Gianni con una risposta in rima (del resto, la regola che mi sono dato per ogni dedica che firmo sulle copie del libro è che sia in rima con il nome dell'autore, sperando che non mi capitino mai dei Galeazzo o dei Gargiulo). Ecco cosa ho scritto:

Caro Gianni,

una recensione in rima
non l'ho mai avuta prima!
Grazie mille amico mio
e ti dedico pur io
un saluto qui dai monti
tra i castagni e fresche fonti

Poi, c'è da dire che le presentazioni che so facendo di "Versacci" mi danno grande soddisfazione, perché il pubblico che interviene davvero si diverte ma anche si commuove (del resto gli epigrammi, tradizionalmente, hanno un doppio registro: quello che muove al riso e quello che spinge alla riflessione).

 

Gianni Brunoro


A questo punto, però, dato che l'argomento si presta, pubblico di seguito le recesioni di Brunoro (pubblicate su "Fumetto", la rivista dell'ANAFI) ai miei due precedenti libri, "Mi ritiro per delirare" e "Io e Zagor" (Cut-Up Publishing). Cliccando sui titoli evdenziati troverete maggiori informazioni al riguardo).




AH!, FORISMI, EH?
Recensione di Gianni Brunoro
 

Moreno Burattini non si accontenta di imperversare – per la gioia dei suoi fan – con Zagor (in quasi tutte le salse) (per tacer della dilagante presenza sui social – due blog e un account Instagram, oltre a “epifanie” di vario genere). No, Moreno ha deciso di “sfondare” anche nel campo letterario dove – a parte gli ormai numerosi volumi, ben noti agli eventuali lettori sistematici di questa rubrica recensoria, che gli dedica sempre la dovuta attenzione – ha deciso adesso anche di adire, che dico!, “partire all’assalto” anche della letteratura “alta”. Avete mai sentito parlare dei celebratissimi Aforismi di Oscar Wilde? Ebbene: essi impallidiscono di fronte alla raccolta Mi ritiro per delirare (avete letto bene: delirare, non deliBErare...) dove l’autosarcasmo inizia già dall’immagine di copertina [v. qui a lato: ma che bravo il Bonfa!, sempre più degno emulo di grandi artisti, come per esempio Robert Crumb] in cui l’autore è ritratto, ovviamente in caricatura, nella intimità della “ritirata”, dove provvede alla sua attività creativa...
Bene, credo che basti per alludere alla eccellenza fra demenziale ed esilarante di queste migliaia (!!) di aforismi di Moreno, che sono la summa (cioè: il volume comprende) di due precedenti volumi, «ma a quelli ne sono stati aggiunti altrettanti inediti». Si va dai 9 aforismi e battute dell’inizio, enunciati in corrispondenza al lemma Adolescenza, ai 5 - dove si aggiunge anche il gioco di parole – del lemma Zona erogena, e già ce n’è da perdersi; ma poi altre decine continuano nell’appendice finale Rubriche. Un oceano di parole.
Completezza della notizia: il libro (o “enciclopedia”?) è dotato di una spiritosa prefazione dovuta a quel geniaccio della comicità che è Gianni Fantoni [sfruttato anche da me anni fa, per una prefazione a un mio volume su Jac; ne approfitto qui per un “ciao, Gianni!”]. C’è inoltre – da parte dell’autore stesso – un acconcio Istruzioni per l’uso, ma soprattutto un ampio intervento esegetico sulla tradizione letteraria degli Aforismi.
C’è da dare un consiglio, comunque: non tenete questo volume come livre de chevet, non è un libro che concilia il sonno ma al contrario. A qualunque punto lo apriate per cominciare a leggerlo, esso è “peggio” di un giallo di quelli sui quali, per “arcaica” tradizione, si scriveva in fascetta questo libro non vi farà dormire. Perché continuerà a farvi ridere; ma vi suggerirà anche qualche spunto (“sputo”, secondo la lepidezza di Burattini) di meditazione, tipo questi, “uno fra le migliaia”: per esempio, dal geniale, goliardico, alla A di Amici «Certo, che esiste l’amicizia tra uomo e donna. Basta che lei gliela dia»; a quest’altro, alla W di Web «Mi serve un tutorial per cercare in Rete un tutorial». E siamo ancora lontani dalla fine delle 492 pagine del volume (o “enciclopedia”, ma forse l’ho già detto, eh?...). (g.b.)


Moreno Burattini, Mi ritiro per delirare, Ed. Cut-Up, 2021, 492 pp., f.to 15x21, cartonato, Euro 19,90.

 



 



martedì 1 novembre 2022

PUEBLO!

 

 


Moreno Burattini
Bane Kerac
PUEBLO!
Veseli Cetvrtak
cartonato, 2021
330 pagine

La Collana Zenith Gigante, che propone in Italia le storie inedite di Zagor, pubblicò nei primi mesi del 2019, sui numeri dal 693 al 696, una lunga avventura di 314 tavole da me sceneggiata per i disegni del serbo Bane Kerac. Si tratta di una storia alquanto insolita, sia per l'ambientazione (la regione della Monument Valley, decisamente lontana da Darkwood), sia per l'antagonista chiamata a dare del filo da torcere allo Spirito con la Scure (una donna, esperta di greco antico), sia per il fatto di tirare in ballo la figura di Ipazia (filosofa del IV secolo dopo Cristo). A distanza di due anni dall'uscita nelle edicole italiane, la Casa editrice serba che pubblica a Belgrado le avventure dell'eroe nolittiano ha dato alle stampe un volue cartonato di grande formato che raccoglie tutta la vicenda in un unico tomo, con una copertina inedita di Kerac. Naturalmente, al di là della bontà del racconto (sulla cui sceneggiatura non sta a me pronunciarmi ma che, e qui mi pronuncio, è stato magistralmente illustrato), la Veseli Cetvrtak ha voluto rendere un doveroso omaggio al disegnatore, autentica star del fumetto balcanico. Il volume è corredato da una postfazione di Vasa Pavkovic, arricchito da studi e matite preeparatorie di Kerac, e iniza con una introduzione del sottoscritto, che ricopio qui di seguito.
 

IL PUEBLO MISTERIOSO
Introduzione di Moreno Burattini

Ho incontrato per la prima volta Bane Kerac nella città di Kraguievac, in Serbia, nel luglio del 2011. In quella località viene allestita ogni estate una manifestazione fumettistica e in quell’anno io ero stato invitato per festeggiare anche alle falde dei Balcani il cinquantennale dello Spirito con la Scure. Bane, uno fra i più conosciuti e amati artisti serbi, attivo da decenni sia nella sua terra che all’estero, mi parlò della grande popolarità di gode il Re di Darkwood in tutti i Paesi della ex-Yugoslavia e mi spiegò che gli sarebbe piaciuto disegnare una storia di Zagor da pubblicare, in tiratura limitata, soltanto in Serbia, per i suoi ammiratori che da tempo gli chiedevano di cimentarsi con l’eroe di Nolitta & Ferri. Mi mostrò, fra le altre cose, le sue tavole di Tarzan, più alcuni lavori western: ne rimasi molto colpito, al punto da desiderare di fargli fare una storia zagoriana non soltanto per i serbi ma proprio per la serie italiana. Promisi che ne avrei parlato con Sergio Bonelli. Però poi, come si sa, nel settembre di quell’anno Sergio partì per un lungo viaggio, lasciandoci soli.

La seconda volta che ho visto Kerac mi trovavo, invece, in Croazia. Per la precisione, nella località balneare di Makarska, vicino a Spalato, nel maggio del 2012, sempre impegnato per una kermesse dedicata agli eroi di carta. Il rivederlo è servito a concretizzare la proposta: poiché in Italia stava prendendo forma l’idea di una nuova collana di storie autoconclusive tutte a colori, il Color Zagor, era appunto una di queste che Bane avrebbe potuto illustrare, se le sue prove fossero andate bene. Non avevo dubbi che sarebbero state perfette, avendo avuto modo, nel frattempo, di vedere quel che Kerac aveva disegnato nella sua carriera ed essermi convinto del suo grande talento. La Casa editrice si è detta d'accordo con me e, di lì a pochi mesi, gli ho spedito le prime tavole di sceneggiatura.

In seguito siamo stati entrambi ospiti in tre altre manifestazioni in cui sono state mostrate in anteprima le sue tavole zagoriane: a Herceg Novi in Montenegro nel 2014; a Riminicomix nel 2015, dove è avvenuto il suo primo, festoso incontro con i fan di Zagor italiani; in Sardegna per il rendez-vous degli Amici di Zagor, nel 2019. In più, c’é una cosa che, come abbiamo scoperto, ci univa, oltre alla passione zagoriana: la data di nascita. Tutti e due, io e lui, siamo nati il 7 settembre (lui esattamente dieci anni prima di me, nel 1952).

Lavorare con Kerac è sempre stato molto piacevole e gratificante. Bane si è costantemente mostrato disponibilissimo nell’accettare i miei suggerimenti e nel correggere qua e là qualche vignetta ma allo stesso tempo, da esperto narratore qual è, ha migliorato in alcuni passaggi il mio racconto, aggiungendo trovate delle sue sul modo di far combattere il Re di Darkwood.

Il nostro primo lavoro insieme è stato il Color Zagir “Il passato di Guitar Jim” (2015). Leggendo questa storia del Color si scopre chi  ha insegnato a Jim a suonare la chitarra, chi a sparare, perché la prima volta abbia ideato il nascondiglio della pistola nella cassa armonica del suo strumento, come mai un bravo ragazzo dalla faccia pulita come Jim sia diventato un rapinatore ricercato dalla legge. La seconda collaborazione è quella riguardante il racconto pubblicato in questo volume, “Il pueblo misterioso”, uscito in edicola, in Italia, nel 2019. Ha fatto seguito, nel 2020, un altro Color, “La missione di Drunky Duck”. Attualmente è in corso di realizzazione una quarta storia.

Riguardo la lunga avventura (3124 tavole) che vi apprestate a leggere, c’è da dire innanzitutto che si tratta di una storia ambientata nel Sud Ovest degli Stati Uniti. Che ci fa lo Spirito con la Scure così lontano da casa? Chi abbia letto i tre Maxi Zagor pubblicati in Italia nel corso del 2018, sa che lo Spirito con la Scure e il fido Cico hanno compiuto un viaggio fino alla costa del Pacifico, dove hanno vissuto un trittico di avventure che li ha portati a incontrare vecchi amici e a scontrarsi con antichi nemici. Lungo la strada del ritorno, eccoli dunque attraversare la Monument Valley.
Dopo la pubblicazione del Color dedicato a "Guitar" Jim, da lui illustrato, chiesi a Bane Kerac che scenario o argomento avrebbe preferito per una successiva storia. Bane disse: "basta che ci sia un pueblo”. Temo però di aver giocato un tiro mancino al nostro Kerac, giacché per assecondarlo sul pueblo gli ho chiesto di assecondarmi nel tirare in ballo anche la Biblioteca di Alessandria e la matematica e astronoma Ipazia, esponente della filosofia neoplatonica, nata tra il 350 e il 370 dopo Cristo e morta nel marzo del 415, uccisa durante un tumulto di cristiani nemici della cultura "pagana" che lei rappresentava. Fu una donna illuminata che riuscì a ottenere rispetto e ammirazione in un contesto che certo non prevedeva "quote rose" e la si può indubbiamente considerare una martire del libero pensiero. Nel 2009 il regista Alejandro Amenábar ha girato il film "Agora" in cui Ipazia è interpretata da  Rachel Weisz. Questa pellicola mi ha fatto scaturire l'idea da cui poi è nata la storia illustrata da Bane Kerac. Secondo me, Bane se l'è cavata egregiamente anche nella realizzazione delle scene ambientante nel V secolo ad Alessandria d’Egitto. 


La vicenda è sostanzialmente western, ma contaminata da spunti mysteriosi (alla Marin Mystère, cioè) , dato che ruota attorno a una scoperta archeologica legata al viaggio di antichi navigatori che nel V secolo dopo Cristo avrebbero nascosto in America un carico di papiri della Biblioteca di Alessandria. Numerosi sono i riferimenti alla filosofa greco-alessandrina Ipazia, ispiratrice del viaggio tra cui l'annotazione del perfezionamento dell'astrolabio (ideato da Ipparco di Nicea seicento anni prima) da parte appunto di Ipazia e di suo padre Teone, valente matematico. Il nome del pueblo al centro del racconto, Teon, parrebbe (questa l'ipotesi di Julia Schulz e di Angus McFly, due studiosi dell'università di Harvard) derivare proprio da quest'ultimo.
Qualche parola invece sulla  controversa figura di Julia Schulz, studiosa dell'Università di Harvard, artefice di un piano criminale e responsabile della strage dei componenti della spedizione archeologica di cui faceva parte. C'è stato persino un recensore che l'ha ritenuta dalla parte della ragione, mossa da principi condivisibili, e dunque non riusciva a considerarla una "cattiva". In effetti alla base delle azioni di miss Schulz c'è il senso di rivalsa di una donna che sente di non poter avere, proprio per la differenza di genere, le stesse possibilità di carriera dei colleghi uomini, si sente emarginata o poco tenuta in considerazione, nonostante la sua preparazione e suoi meriti, in un ambiente quasi del tutto maschile. Proprio per questo crede di poter ottenere i riconoscimenti desiderati facendo del tutto propria l'incredibile scoperta dello staff del professor Stone, di cui entra a far parte. La scoperta in questione consiste in un carico di papiri della Biblioteca di Alessandria giunto in modo fortunoso, nell'antichità (nel V secolo dopo Cristo), sul continente americano.
Per quanto la battaglia per i pari diritti delle donne (cominciata da Olympe De Gouges durante la Rivoluzione Francese, e approdata negli Stati uniti negli anni Quaranta del XIX secolo, dunque in epoca zagoriana, con Elizabeth Cady Stanton) sia sacrosanta, Julia Schulz però la conduce per il proprio personale tornaconto e non facendosi scrupolo di uccidere. Inevitabilmente deve considerarsi una "cattiva". Peraltro, a giudicare dai commenti letti, una "cattiva" che ha particolarmente colpito i lettori, per merito anche della efficace caratterizzazione di Bane Kerac.


Il rischio, su cui ho riflettuto a lungo mentre pensavo e scrivevo la storia, era quello di sembrare sessista senza volerlo essere. Cioè, mi dicevo, non parrà mica che raccontano di una criminale "femminista" (anche se sono l'ambizione e il desiderio di successo a muoverla,  più che le istanze ideologiche) possa essere accusato di dipingere come "cattive" le donne che rivendicano le stesse opportunità degli uomini?
La soluzione a questo dubbio mi è parsa evidente allorché ho contrapposto a Julia un'altra, potente, figura femminile: la filosofa Ipazia. Ipazia è il contraltare di miss Schulz. Della filosofa abbiamo parlato nei precedenti articoli dedicati su questo blog alle scorse puntate della storia, e il personaggio compare in varie scene ambientate ad Alessandria d'Egitto, là dove Ipazia visse tra il 350 e il 415 dopo Cristo (a cui è stato dedicato il bel film "Agora"). Il confronto con la positiva Ipazia dimostra la negatività di Julia Schulz: la studiosa greco-alessandrina si può davvero considerare una paladina dell' emancipazione femminile, avendo dimostrato come una donna possa  dimostrarsi valente al pari e di più degli uomini; Julia cerca invece la sua emancipazione comportandosi da uomo, cioè con l'arroganza e la violenza. Dal confronto fra queste due figure femminili scaturisce la "morale" della storia, se una morale proprio ci deve essere.




 

venerdì 21 ottobre 2022

IL BATTELLO DEI MISTERI

 

 
 
Il 30 aprile 2018 ho pubblicato, su questo blog, un articolo intitolato "Striscia l'avventura" in cui spiegavo il senso di una iniziativa appena varata dalla Sergio Bonelli Editore, ovvero una miniserie di albetti a striscia, come quelli dei bei tempi che furono, che proponeva una storia inedita divisa in sei brevi puntate. Il racconto si chiamava "Il battello dei misteri", i testi erano miei, le matite di Gianni Sedioli, le chine di Marco Verni. L'articolo lo potete rieggere cliccando qui sotto (ci sono foto e curiosità).
 
 
Una delle particolarità dell'iniziativa consisteva nel fatto che, trattandosi di un esperimento veicolato da un fornato insolito a cui le edicole non erano più abituate, la distribuzione venne effettuasta soltanto nel circuito delle fumetterie e nei canali di vendita on line. Nonostate la tiratura limitata, la minerie "Collana Darkwood" (questa la sigla usata per identificarla) ebbe il successo che bastava a fare il bis l'anno successivo, con una nuova storia inedita. 
 
 

 

Tuttavia, per forza di cose (compresa la disabitudine dei lettori zagoriani a frequentare le fumetterie e a fare acquisti on line), il fatto che le strisce non fossero state distribuite in edicola aveva impedito alla maggior parte degli appassionati di procurarsele. Quindi, in tanti (anzi, in tantissimi) hanno chiesto per anni che ci fosse una ristampa rintracciabile presso gli edicolanti. La stessa richiesta si è, del resto, sempre ripetuta quando sono stati realizzati albetti con materiale inedito distribuiti nel corso di fiere o manifestazioni o contenuti in riviste amatoriali.

Durante il mese di ottobre 2022, finalmente, alcuni dei racconti più introvabili sono stati messi a disposizione del grande pubblico grazie a uno "Speciale" extra, il secondo dell'anno (mentre abitualmente ne esce solo uno). Ne vedete in apertura la bella copertina inedita, opera di Alessandro Piccinelli. Dico "alcuni" perché per esaurire l'elenco servirà almeno un altro Speciale di questo tipo, previsto (forse) per il prossimo anno. 
 

 
Oltre a proporre "Il battello dei misteri" in un unico blocco di 120 tavole, lo Speciale raccoglie anche altre quattro storie brevi ristampate per la prima volta in un unico albo destinato alle edicole, dopo essere uscite in tempi e occasioni diverse, su pubblicazioni non edite alla nostra Casa editrice e distribuite attraverso canali diversi. La prima, “Il sortilegio della strega”, conta dodici pagine contenute nel catalogo della mostra “Bonelliana” allestita in Liguria nell’ottobre del 2016, nell’ambito della manifestazione denominata “Rapalloonia”. Lì sopra, oltre a quella di Zagor, venivano proposte storie brevi e inedite di altri due personaggi: Mister No e Julia. Tutte e tre erano caratterizzate da un collegamento, presente nel racconto, con la cittadina di Rapallo che ospita ogni anno la kermesse. Dato che la località è nota per aver ospitato una importante gruppo di autori di fumetti (basterà citare i nomi di Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi), io e Walter Venturi abbiamo pensato di rendere omaggio a uno di essi, lo sceneggiatore Carlo Chendi (purtroppo poi scomparso nel 2021), e a uno dei personaggi Disney a cui più è legato il suo nome, la strega Nocciola (naturalmente utilizzando delle loro controfigure).  Ne ho parlato qui:


Segue un racconto datato 2014 e caratterizzato soprattutto dal fatto che le otto tavole da cui è costituito sono state realizzate ciascuna da un disegnatore diverso, tra cui Michela Cacciatore, destinata a venire ricordata come la prima donna a essersi cimentata con Zagor, sia pure su una pubblicazione realizzata al di fuori dalla Casa editrice Bonelli. L’occasione è stata offerta dai festeggiamenti dei venticinque anni dell’Associazione “Gli amici del Fumetto”, che  pubblica la rivista “Cronaca di Topolinia” (su cui compare una rubrica fissa chiamata “Darkwood Monitor”) e tutta una serie di albi e volumi in cui si dà spazio a giovani autori. Salvatore Taormina, da sempre animatore delle tante iniziative del gruppo, ha ottenuto l’autorizzazione a pubblicare un albetto spillato celebrativo destinato agli associati, con addirittura una copertina inedita di Gallieno Ferri, contenente un breve racconto da me sceneggiato per l’occasione, “La cripta”.  Ho pensato le otto tavole adattandole allo stile di ogni disegnatore messo a mia disposizione (sei zagoriani e due “ospiti”: troverete i loro nomi in calce a ogni tavola), coordinando il loro lavoro. Alla fine, gli otto stili diversi si fondono armoniosamente in una unica narrazione senza sobbalzi.  Potete leggere qui altre notizie:
 

 
 

 
A pagina 147 dello Speciale 35 comincia “Il nuovo Re di Darkwood”, una breve storia scritta da Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli), illustrata da Gallieno Ferri e pubblicata nel maggio del 1997 sul n° 4 di “Amico Treno”, rivista distribuita gratuitamente nelle stazioni ferroviarie italiane. La tiratura della pubblicazione, ben quattrocentomila copie, rende questo breve racconto quello con protagonista Zagor cui spetta il record di diffusione. L’avventura venne realizzata nell’ambito di una iniziativa che vide ospitati sulle pagine della rivista numerosi eroi dei fumetti (tra cui Tex, Mick Raider, Mister No, Nathan Never,  Martin Mystére, Legs e Dylan Dog). La formula dei vari racconti prevedeva una struttura di base comune: l’incontro fra un passeggero di un treno e una donna, divoratrice di fumetti. Lo spunto deriva dal romanzo di Italo Calvino “Se una notte d’inverno un viaggiatore” in cui il protagonista si innamora di una affascinante lettrice conosciuta appunto sui sedili di un vagone.
 
 
 

 
Per finire, ecco a pagina 155 “La mappa del tesoro”, una avventura di otto pagine scritta e illustrata dal greco Yannis Ginosatis (bravissimo disegnatore di Tex) e pubblicata per la prima volta sul n° 58 della fanzine “Ink” in occasione del cinquantennale zagoriano. 
 


Qualcuno si è lamentato del fatto che questo materiale sia stato ristampato in un albo della collana degli Speciali anziché in una pubblicazione a parte. Sembra che chi possieda già i sei albetti a striscia si senta "obbligato" all'acquisto di uno Speciale che diversamente non comprerebbe, ma spinto dal fatto di non avere un numero mancante appunto nella serie degli annual (eccezionalmente divenuta semestrale appunto per l'uscita del n° 35 autunnale dopo il consueto n° 34 primaverile).  Altra contestazione: la collana degli Speciali dovrebbe pubblicare solo storie inedite.  Ulteriori polemiche, mi è stato detto, riguardano il fatto che la riproposta in edicola di storie "introvabili" farebbe perdere di valore la pubblicazione originale.

Comincio subito da ques'ultimo punto. Le storie bonelliane, come si sa, vengono ristampate continuamente fin dagli inizi della Casa editrice. Lo stesso vale per i fumetti di un qualche interesse di quasi tutti gli editori. Non si è mai sentito dire che una ristampa differenziata dall'originale abbia fatto perdere valore a quest'ultimo. O si vuol sostenere che il primo volume della Collezione Storica a colori di Repubblica abbia causato la diminuzione delle quotazioni dello Zenith n°52? Chi portasse avanti una tesi del genere si ricoprirebbe, com'è evidente, di ridicolo. I cinque racconti contenuti nello Speciale 35 hanno una veste grafica e tipografica del tutto diversa dalle pubblicazioni originali delle singole storie, e per di più sono riuniti in un unico volume. Quindi, la polemica è senza senso.
 
 
Le strisce di Zagor secondo Alessandro Piccinelli

 
Riguardo al fatto che qualcuno avrebbe gradito un albo fuori serie e non la riproposta delle "introvabili" nella collana degli Speciali, è un parere che si può accettare come quello, facciamo l'ipotesi, che il tutto avrebbe dovuto essere a colori.  Va bene. Si sa che son tutti editori con i torchi degli altri. Ma ragioniamoci su.
Talora succede anche a me di non condividere certe scelte fatte dalle Case editrici (persino della mia), o dai produttori di film, ma anche dall’ortolano sotto casa. Il più delle volte mi rispondo che ci saranno dei motivi che io non comprendo (non pretendo mai di aver ragione se non ho ben chiari i termini del problema), e succede anche che di tanto in tanto questi motivi mi vengano spiegati e io mi ritrovo ad ammettere che in fondo delle ragioni c’erano. Alla fine, comunque sia, valuto i pro e i contro e decido come atteggiarmi (accettare, voler bene lo stesso, tollerare o anche tagliare i ponti) - senza pensare che gli altri debbano per forza fare le cose su misura per me. Ora, non sono un tecnico della materia, ma posso immaginare che le testate già esistenti godono di una distribuzione già rodata, gli edicolanti sanno già che certi clienti le chiederanno, hanno uno spazio dove esporle, il computo del venduto e del reso è facilitato dalla consuetudine. Le "novità" o ciò che viene distribuito "fuori serie" immagino crei sempre qualche problema in più. Chi se ne intende avrà fatto i suoi conti, puntado a una distribuzione più capillare, in grado di acconentare più lettori. Del resto sospetto che il mercato scoraggi (e non dipende dagli editori) il varo di collane nuove (senza contare i tempi e i costi della registrazione in tribunale).  Considerato il limitato numero di collezionisti che ha acquistato le strisce, credo che nella scelta abbia prevalso l’idea di mettere a disposizione della molto più ampia platea degli Speciali qualcosa che la stragrande maggioranza dei lettori non aveva mai visto. Più copie vendute (almeno in prospettiva) consentono peraltro un prezzo pià basso.
 
Però, del resto, lo Speciale 35 non contiene soltanto “Il battello dei misteri” ma anche altre quattro storie “introvabili”, mai uscite prima in edicola - storie anch’esse richieste, in ristampa, da moltissimi appassionati. Perciò, se si ritiene di non essere interessati alla ristampa della prima storia, forse l'acquisto può essere soddisfacente anche solo per le successive. I pochi che ritengono di non voler accettare nella propria collezione storie non uscite in edicola ma comunque in loro possesso, direi che, trattandosi di un evento particolare (forse ripetuto fra un anno, ma destinato comunque ad esaurirsi) possano serenamente soprassedere - lasciando che gli altri abbiano le loro storie “introvabili” da leggere. In ogni caso nessuno obbliga nessuno ad acquistare alcunché. Segnalo comunque il fatto che gli Speciali non hanno il numero progressivo scritto in costolina e, dunque, il fatto che tra il n° 34 e il n° 36 mancherà a qualcuno il n° 35 non sarà per niente evidente nella fila degli albi sullo scaffale.

Infine, sul fatto che gli Speciali debbano presentare solo storie inedite, ammesso che qualcuno abbia stabilito questa regola e che non la si possa cambiare in via eccezionale, mi pare evidente rispondere che le cinque storie dello Speciale 35 sono tutte inedite in edicola.

 

 

 

 

venerdì 14 ottobre 2022

YELLOW ROCKS


Nel mese di settembre di questo 2022 è uscito in edicola il n° 686 di Zagor, corrispondente al n° 737 della Collana Zenith, intitolato "Yellow Rocks". I testi sono miei e i disegni di Anna Lazzarini fino a pagina 52 dell'albo. Poi, a pagina 53, comincia una nuova avventura scritta da Jacopo Rauch e illustrata da Luigi Coppola, "Ossessione mortale". La bella copertina che vedete qui sopra è opera dell'ottimo Alessandro Piccinelli. Di questa cover esisre una spiritosa variante realizzata da Filippo Pieri e pubblicata in qualche suo spazio in Rete che dirvi non so. Eccola.


L'allusione è, evidentemente, agli attacchi di haters e detrattori e alle tante discussioni che ha sollevato il finale della storia con Jenny. Ho atteso fino ad adesso a parlarne per dare il tempo a tutti di leggere appunto la conclusione del racconto iniziato sul numero precedente, "Una ragazza in pericolo" (cliccando sul titolo colorato potete leggere il mio commento appunto a quell'albo). Se però non avete ancora letto "Yellow Rocks" vi avviso che svelerò come va a finire e dunque occhio allo spoiler.
 

 
Lo screenshot qui sopra invece è tratto da Twitter e riporta il commento di un account specializzato in recenzioni. Il testo dice: "Senza tema di smentite, siamo di fronte a una delle storie più belle di sempre. Forse non ce ne rendiamo conto perché è una lettura a noi contemporanea ma, ne siamo sicuri, col passare degli anni invecchierà benissimo ed entrerà nella classifica dei grandi classici zagoriani". Ringrazio per le belle parole.


Dello stesso parere David Padovani, caporedattore de "Lo Spazio Bianco" (vedete sopra il titolo del suo pezzo: "Un passaggio storico per lo Spirito con la Scure").  Scrive Padovani: 
"Gli albi di agosto e settembre del mensile di  sono, di fatto, due numeri già entrati nella storia del personaggio. Il merito è, senza dubbio, di  che nella doppia veste di sceneggiatore ed editor della testata, ha dimostrato a più riprese di avere il coraggio di proporre innovazioni e cambiamenti per il personaggio più classico – assieme a Tex – della , sia dal punto di vista editoriale che da quello narrativo (Darkwood Novels e Le Origini)."
Intetressante anche il commento di un lettore, a cui Padovani risponde.


Maurizio Mancini

11 Settembre 2022 a 07:28

La vostra analisi è stimabilissima,i tentativi che Moreno Burattini fa per “rinvigorire”la testata,altrettanto.Non è facile conciliare le legittime aspettative dei lettori di Zagor,sia dei cosidetti “integralisti “e sia degli”innovatori”.In medium stat virtus,mi pare il messaggio di Burattini

 

David Padovani

13 Settembre 2022 a 15:31

Grazie per il tuo messaggio, Maurizio. Come è facile desumere dalla mia analisi, anche io penso che il lavoro portato avanti dal curatore di Zagor sia degno di lode. La costante operazione di innovazione e cambiamento portata avanti in questi anni spesso si scontra con un integralismo da parte dei lettori che denota una incomprensibile chiusura di orizzonti. Lettori che, sugli albi della SBE, hanno avuto disegnatori come Trigo, Tacconi, Roi, Micheluzzi e scrittori come Berardi e Sclavi e che non sanno digerire più nulla.

 

Potete leggere tutto ciò e tutto il resto cliccando qui.

 

 



 
Questo invece il parere di Marco Corbetta sul blog "Zagor e altro".

"Una trama semplice, lineare, racchiusa nella lunghezza di un albo e mezzo, nella quale Moreno Burattini riesce a creare con intensità una progressiva aspettativa nel lettore, che nel procedere della storia è sempre più curioso di sapere come verrà risolta la reciproca attrazione sentimentale di Jenny e Zagor… E dopo aver fatto di tutto, nel corso di questa avventura, per presentare Jenny come la migliore compagna di un uomo con le caratteristiche di Zagor (indipendente, pienamente autosufficiente nell’ambiente che la circonda, capace di difendersi e di sfuggire ai suoi rapitori) ecco che Moreno Burattini ci regala, anziché una conclusione felice (ma, se così fosse stata, probabilmente scontata), un finale tragico, inaspettato e davvero toccante, che mi ha emozionato e commosso! Jenny muore, in una sequenza narrativa memorabile e intensissima, presentata con un alternarsi di vignette completamente prive di testo, lasciate a una penetrante raffigurazione disegnata, e di altre con dialoghi toccanti e coinvolgenti."
 
Faccio notare che la trama "semplice e lineare, racchiusa nella lunghezza di un albo e mezzo" è voluta e funzionale a un racconto che altro non voleva e non doveva essere se non quello della morte di Jenny.
 
Potete leggere tutta la recensione  di Corbetta (compreso il parere della figlia) cliccando qui: http://zagorealtro.blogspot.com/2022/09/una-ragazza-in-pericolo-zagor-gigante.html
 
 

 
Mi fermo qui perché come testimonianze di commenti positivi bastano e avanzano, e le ho citate solo per dimostrare come non ci sono soltanto haters e detrattotori. Anzi, alcuni che si dilettano nel seguire le discussioni sui forum o hanno la voglia e il tempo di vedersi tutti i video degli youtubers mi dicono che le opinioni positive sono la maggioranza. Io, che non leggo e non vedo, so soltanto che ho ricevuto decine e decine di telefonate, messaggio, mail, lettere di lettori emozionati, turbati, commossi che hanno pianto o sono addirittura rimasti insonni. Davvero non mi era mai accaduto di registrare l'eco di una reazione emotiva così ampia e profonda. La sorte di Jenny non ha lasciato indifferenti. Indipendentemente da ciò che si può pensare della scelta di far morire (e far morire in quel modo) la povera ragazza, tutto ciò dimostra che noi autori abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Si raccontano storie per emozionare. Pare che ci siamo riusciti, anche quando l'emozione suscitata è rabbia, perché qualcuno avrebbe preferito un altro finale.

Ci siamo tutti innamorati di Jenny. Io, Anna Lazzarini, i lettori. Significa che il personaggio è stato percepito come vero, dunque raccontato bene negli anni e nelle varie storie che sono servite ad arrivare al finale della storia. 
 
In una intervista rilasciata a "Zagorianità" (cito solo un passaggio) ho dichiarato: "Gli eroi che soffrono sono più umani, più vicini al lettore, a tuti noi. La vita è tragica, nella realtà le cose vanno così: ci sono morti assurde e imprevedibili. Quella di Jenny, in fondo, era prevedibile: un eroe che ha dei nemici mette a repentaglio la vita dei suoi cari. Del resto, non è capitato lo stesso a Peter Parker con la morte di Gwen Stacy? Non è successo qualcosa di simile anche al Punitore? E che dire di 007, a cui uccidono la moglie il giorno del matrimonio? Come a Nick Raider del resto. Sorvoliamo che sono vedovi anche Tex, Tiger Jack e Kit Willer, converrai anche tu che è impossibile fare il conto delle fidanzate morte in modo straziante a Dylan Dog."
 
 

 
Riguardo la morte di Gwen Stacy (a cui sicuramente ho pensato decidendo la sorte di Jenny), sono perfettamente d'accordo conil divertente commento pubblicato su Twitter da Daniele Rainoldi. A proposito di video, mi hanno detto che qualcuno ne ha appunto pubblicato uno in cui, per meglio sottolineare il proprio pollice verso "Yellow Rock", straccia platealmente l'albo davati alla webcam. Non è r imasto indifferete neppure lui, quindi. Però, citerò il gesto quando mi chiederanno come mai ho interrotto la serie intitolata scherzosamente "Moreno Youtuber". Perché non voglio essere confuso. Io non sono quella roba lì, insomma. 
 
Infine una curiosità. I lettori più attenti avranno (forse) notato un appunto del giornalista Roger Hodgson nei redazionali di un albo della miniserie "Zagor Darkwood Novels", in cui (giò nel 2020) si anticipava il finale di "Yellow Rocks". Non voglio dire di essere stato diabolico, ma ci ho provato.