lunedì 27 dicembre 2021

OTTOCENTO


 


Dal marzo del 2018 ho accettato la proposta di Marco Corbetta (con me nella foto qui sopra) di inaugurare una rubrica ricorrente sul suo blog, “Zagor e altro”, in cui rispondo alle domande dei lettori radunate in gruppi di venti: A domanda… Moreno risponde”.  
Nel mese di settembre di questo 2021 la rubrica è giunta alla quarantesima puntata, e quindi alla ottocentesima domanda. 
Ringrazio per l’ospitalità l’amico Marco, che conosco da quando il forum SCLS, di cui fu uno dei primi iscritti,  iniziò a organizzare raduni e pizzate, e lui si propose come fotografo ufficiale degli eventi.
 
Nel post che ho scritto qui su "Freddo cane" a fine febbraio, in occasione della puntata n° 30 e della seicentesima domanda, commentavo così il risultato raggiunto in quel momento:
 
Mi pare che seicento risposte siano un buon numero e testimonino, se mai qualcuno avesse dei dubbi, la mia passione per quello che faccio. Testimoniano anche l’interesse del pubblico zagoriano verso il personaggio, a dispetto dei profeti di sventura che ne negano la vitalità e magari lo vorrebbero chiuso da tempo perché, se non piace più a loro non deve piacere a nessuno (o per qualche altro assurdo motivo).  La lunghezza di alcune risposte molto esaustive dimostra anche come non intenda mai sottrarmi alle domande. 

Ogni volta che le puntate hanno raggiunto un traguardo intermedio, ho raccolto sul mio blog le risposte più interessanti e argomentate (scelgo una domanda per ogni puntata), così da dare un’idea anche ai frequentratori di “Freddo cane in questa palude” di come stia procedendo il dibattito, sia pure per loci selecti.  
Di ogni puntata segnalo il link, così che possiate leggere le altre domande e le altre risposte. 
Nell’ottobre del 2020, in occasione delle quattrocentesima domanda, ho pubblicato un quadro riassuntivo dell’intera carrellata:
Nel febbraio 2021, ecco il sunto delle puntate 21-30:
 
Oggi pubblico la sinossi delle puntate dalla 31 alla 40.
Mentre scrivo, sono già alla puntata 44.
 
 



PUNTATA 31
 

Ciao Moreno, vorrei parlarti di una questione di fondamentale importanza che ravviso nelle storie sceneggiate da te. Non intendo fare proclami contro lo spiegazionismo, su come debba o non debba dire Zagor una cosa o l’altra, ma sembra che tu intenda utilizzare la tattica del ventriloquio per far parlare te attraverso di lui, lasciando quindi perdere come lo stesso Zagor possa parlare nelle varie situazioni che lo coinvolgono. Pensi che sia una giusta critica oppure solo una mia errata impressione visiva e di pensiero? In attesa di poterti vedere rispondere in questa rubrica, ti saluto.

Lo scopo principale della mia attività professionale è riuscire a portare avanti la saga dello Spirito con la Scure nel rispetto della tradizione (pur con gli inevitabili aggiustamenti nel ritmo e nel linguaggio, che dopo sessant’anni non possono essere gli stessi). Il mio sforzo quotidiano è quello di far agire Zagor da Zagor, ed è anche quello che chiedo agli sceneggiatori che lavorano con me. Sentir ipotizzare che Zagor, in mano mia, sia una sorta di pupazzo da ventriloquo che dice ciò che gli fa dire chi gli muove la bocca, più che turbarmi mi meraviglia: è esattamente ciò che non vorrei sembrasse. In realtà, ogni autore, fatalmente e in qualche misura, parla per bocca dei suoi personaggi (“Madame Bovary sono io”). Ciò rappresenta un problema solo se al personaggio vengono attribuite frasi in contrasto con lo spirito del personaggio stesso. Ammettiamo (solo per ipotesi) che io diventi buddista, o vegetariano, e faccia fare allo Spirito con la Scure lo stesso percorso scrivendo dialoghi in cui lo si scopre predicare la reincarnazione e sostenere posizioni vegane, ecco questo non andrebbe bene (con tutto il rispetto per buddisti e vegani: semplicemente, Zagor mangia selvaggina e non fa meditazione). Ma se io sono convinto che si debba aiutare chi è in difficoltà senza distinzioni di etnia o di religione e faccio esprimere a Zagor questo identico concetto (mettendolo subito all’opera) mi pare che non si tratti di ventriloquia, ma di sintonia fra le idee di uno sceneggiatore e quelle di un personaggio. Del resto mi si potrà pure consentire di pensarla come Zagor. Oppure tu hai degli esempi da citare in cui io ho messo in bocca al nostro eroe idee mie che lui mai e poi mai avrebbe espresso, sulla base di ciò che prevede la tradizione? 

Nell’intervista concessa alla fanzine “Collezionare” e apparsa sullo Speciale dedicato allo Spirito con la Scure (febbraio 1990), Sergio Bonelli dichiara: “In Zagor mi sono limitato a inserire delle idee di semplice buonsenso, che vanno dall’antirazzismo alla ricerca della giustizia”. Ecco, il buon senso delle idee di tolleranza e di giustizia è quello che anima Zagor e io, che con lui sono cresciuto, trovo molto facile condividere questa atteggiamento. Far esprimere a Zagor le nolittiane cose di buon senso, idee che condivido, è ventriloquia? O davvero hai delle accuse precise, da cui dovrei difendermi, di casi in cui il mio Zagor si è dimostrato insensato, intollerante o razzista perché sarei insensato, intollerante o razzista io? Con tutta la buona volontà, nel tentativo di cercare di capire ed eventualmente fare autocritica, a me non viene in mente niente. Mai una volta mi è capitato di pensare: faccio dire questa cosa a Zagor perché la penso io, anche se a lui, per com’è, secondo l’esempio nolittiano, non verrebbe in mente. Anzi, a volte avrei voluto essere Zagor un po’ più spiccio e invece ho rispettato il personaggio impedendogli di essere troppo sbrigativo o di correre dietro alle ragazze.

 


PUNTATA 32  
 

Caro Moreno, lei ha parlato di un rimpianto per quanto riguarda non aver superato in lunghezza la storia di Sclavi. Ce n’è un altro di rimpianto che tiene nel cassetto? Ed ha anche un rimorso?

Fermo restando il fatto che non mi sono mai sentito in competizione con Sclavi per la lunghezza di “Incubi” (una storia deve essere lunga quanto serve, e quindi non ho mai pensato di allungare il brodo di un mio racconto al solo scopo di battere un record), il vero rimpianto è di non aver superato Mauro Boselli in bravura: avrei voluto scrivere io storie come “Il terrore dal mare”, “Il clan delle isole”, “Passaggio a Nord Ovest”, non ci sono mai neppure andato vicino. Il rimorso è non essere riuscito a convincere, nonostante tutto, i detrattori che i miei trent’anni di impegno, dedizione e passione a Zagor sono serviti, grazie anche a tutti gli altri autori, a permettere al nostro eroe di raggiungere il traguardo del sessantennale, che è davvero un risultato notevole.






PUNTATA 33 

Caro Signor Burattini, mi reputo innanzitutto un “semplice” fan di Zagor. Semplice fra virgolette, perché in anni di storie belle e magnifiche ce ne sono state altre che sono risultate, a parer mio, filler od impubblicabili.

Riguardo alle storie “filler o impubblicabili” vale il concetto più volte espresso: Zagor è un eroe seriale, che ha una storia lunga sessanta anni. Ciò vuol dire che per 720 mesi è andato in edicola, a volte anche con più uscite al mese, ininterrottamente, producendo una quantità enorme di storie (per far fronte alle richieste dei lettori, com’è ovvio, perché se queste storie non fossero state assorbite dal mercato non sarebbero state realizzate). Dico sempre che siamo un aereo che fa rifornimento in volo, senza mai atterrare. Nel novero di una così grande quantità, per forza di cose ci saranno avventure riuscite e avventure meno riuscite (fermo restando che tutti gli autori hanno lavorato credendo di fare del proprio meglio). Il lettore che apprezza il personaggio sa (o dovrebbe ragionevolmente sapere) che, di fronte a una storia che non gli piace, basterà aspettare la successiva che magari gli piace di più. Ma, cosa che bisognerebbe sempre tener presente, nessun giudizio è unanime: le storie che lei giudica negativamente possono piacere a qualcun altro, il quale mostrerà invece il pollice verso contro quelle che altri trovano belle.




PUNTATA 34

Gentile Moreno, citando gli storici, grandi sceneggiatori Zagoriani (Nolitta, Bonelli Sr., Castelli, Sclavi, Toninelli e Boselli) da ognuno di essi cosa pensi di aver preso e trasmesso attraverso le avventure dello Spirito con la Scure? Inoltre, ti sei sentito o visto imitato da qualche altro sceneggiatore? Scusandomi per le mie lungaggini, ti chiedo la definizione che daresti allo Stile Burattiniano che rappresenti. Grazie.

Ritengo di avere (qualcosa o tutto) da imparare da ciascuno degli sceneggiatori da te citati. Il mio scopo è sempre stato quello di farmi scambiare per Nolitta, mimetizzarmi il più possibile con lui. Il più possibile, sottolineo, perché non sono Nolitta (né mi si può imputare come colpa il non esserlo). E poi perché, in ogni caso, i tempi sono cambiati e bisogna adattare certi stilemi ai codici della comunicazione che cambiano. Certe ingenuità, freschissime ed efficacissime all’epoca, oggi non sarebbero perdonate agli sceneggiatori di oggi. Magari potessi, tuttavia, avere la sua facilità di narrazione e di caratterizzazione dei personaggi, ma anche il pubblico dell’epoca e la libertà spaziare in praterie inesplorate. A Bonelli senior ho cercato di rubare, di tanto in tanto, gli elementi da feuilleton e un certo fraseggio. Di Castelli credo di aver recuperato la costruzione dell’intreccio. Cerco a volte di imitare Sclavi quando cerco di visualizzare scene d’effetto, di grande (almeno nelle intenzioni) impatto visivo. Toninelli mi ha insegnato come costruire storie solide nonostante i paletti imposti. Boselli, secondo me, è inimitabile e non ci provo nemmeno. Lo stile burattiniano? Mi viene in mente il “metodo Maigret”, oggetto di tante discussioni ma di cui il commissario di Simenon diceva: “non c’è nessun metodo”. Il mio metodo è cercare di immaginare una storia che possa intrigare il lettore, seguendo, in questo, l’istinto: mi chiedo sempre se la trama che sto scrivendo mi interesserebbe se fossi lo zagoriano che poi lo leggerà.  Siccome mi piace che tutto torni e gli ingranaggi girino, mi sforzo di farli girare. Mi pare, qualunque sia il giudizio che si può esprimere sul risultato finale, che le mie storie siano chiare, senza punti oscuri, gradevoli nel loro sviluppo. Non mi si può accusare di cripticità (ovvero, mi sono sentito accusare di tutto, può darsi per qualcuno sia anche criptico, chissà). Mi piacerebbe essere definito “fumettoso”. Qualcuno che mi imita? Se me ne accorgessi, gli suggerirei di imitare Nolitta, o Boselli, o Castelli, o Sclavi




PUNTATA 35

 

Caro Moreno, potresti, e vorresti, farci scoprire il primo soggetto che hai inviato alla Casa Editrice Bonelli e che ti fu bocciato?

Il primo soggetto che inviai alla Casa editrice, quello che poi avrebbe dato vita all’avventura “Pericolo mortale”, non fu del tutto bocciato, tant’è vero che poi la storia si fece. Ho raccontato più volte dell’incontro con Decio Canzio in cui il mai dimenticato né abbastanza rimpianto direttore mi fece un lungo elenco di note dolenti, circostanziando e argomentando riguardo a passaggi che non funzionavano e che rendevano la mia proposta, così com’era, impubblicabile. Però, alla fine della disamina, disse che vedeva in me delle potenzialità e che mi lasciava decidere se provare a riscrivere il soggetto, tenendo conto delle obiezioni da lui sollevate, o gettare la spugna. Mi parve che ci fossero i margini per una riscrittura e provai a correggere. La seconda versione venne approvata senza riserve. Per fare un esempio delle osservazioni, ricordo che la mia prima proposta prevedeva che i mostri si riconoscessero fra loro per l’odore, e dunque Zagor, per passare indenne in mezzo a loro, si spalmasse addosso il sangue di uno di essi. Decio disse che era sgradevole ricorrere a un escamotage basato sulla puzza. Così cambiai stratagemma: Zagor si salvava indossando la divisa di uno dei mostri morti (le creature mutanti erano soldati di un corpo speciale) che i suoi colleghi riconoscevano. A distanza di molti anni, ho poi visto che il trucco di farsi scambiare per uno zombi spalmandosi addosso frattaglie e interiora di un non morto è stato utilizzato da Rick Grimes e da altri (persino da Negan) in “The walking dead”. Nel corso della mia carriera, tuttavia, ci sono stati vari soggetti bocciati da Decio, da Sergio Bonelli e da Mauro Boselli (e tanti da me medesimo), ma non il primo.

 


 

PUNTATA 36

Ciao Moreno, puoi raccontarci la genesi del “Ritorno alla casa del terrore” e come hai fatto a far quadrare il cerchio fra gag comiche slegate dal vero contesto e la parte seria della storia?

Faccio notare che anche ne “La casa del terrore” c’erano due storie parallele: quella delle misteriose evasioni dalla prigione del forte e quella dei banditi nascosti nella villa degli Stanford che ordiscono la messinscena del fantasma di Priscilla. Alla fine, le due trame si riuniscono. Alla base di tutto c’è un soggetto per un albetto dedicato a Bat Batterton che doveva essere allegato a uno Speciale Zagor. Forse ricorderete che, tra il 1993 e il 1999, la Bonelli propose, insieme agli Speciali, degli spillati con brevi storie dedicate ai comprimari delle varie serie (per esempio, Flok per il Comandante Mark o Marvin per Nick Raider). In tutto, gli spillati zagoriani furono sei, di cui io ne ho scritti cinque. Per ognuna di queste short-stories servivano dei soggetti che Sergio Bonelli approvava, prima di procedere con la sceneggiatura. Quando toccò a Bat Batterton, io proposi (come sempre facevo) tre diverse trame. Sergio scelse quella de “Il bambino rapito” (Speciale Zagor n° 7). Le altre due proposte restarono dunque nel cassetto. Qualche tempo fa le ho ritrovate e mi è sembrato che lo spunto dell’indagine di Batterton sulla presunta infedeltà coniugale della moglie di mister O’Tell fosse divertente. Ho pensato al modo per poter sfruttare il vecchio soggetto in una storia che prevedesse il ritorno sulla scena di Bat in una storia zagoriana. Solo che nel soggetto originario Zagor non era previsto. Per farcelo stare, ho immaginato di spezzettare l’indagine in varie scenette che portassero avanti un racconto scollegato da quello di cui era protagonista lo Spirito con la Scure, con il quale però finisse per intrecciarsi. Ma, soprattutto, dovevano tornare indietro Bat e di Cico, una coppia comica davvero divertente da vedere: i due sono dei perfetti Gianni & Pinotto. 

Non tiro in ballo la comicità per caso. “La casa del terrore”, come ben sanno coloro che hanno letto il classico nolittiano, non è una storia di fantasmi (il fantasma non c’è), non è una storia horror (l’horror anzi viene messo in parodia): è un giallo venato di umorismo. Perciò, essendo Bat la perfetta parodia dell’investigatore dei gialli classici, ecco che riportarlo sulla scena con un “ritorno” alla Casa del Terrore mi è sembrata la scelta migliore. “E’ uno dei caratteristi che amo di più”, ha spiegato una volta Sergio Bonelli riguardo al suo buffo detective, “perché rappresenta la mia rivincita nei confronti degli investigatori alla Sherlock Holmes, che da un capello trovato nella vasca da bagno riescono a risalire all’assassino. Con Batterton volevo proprio mettere alla berlina questo tipo  di personaggio”. Riguardo al fatto che Nolitta avesse proprio l’intenzione di fare dell’umorismo scrivendo “La casa del Terrore” non c’è dubbio alcuno, basta leggere ciò che ha scritto in proposito dell’aspetto di Priscilla Stanford: “Io e Ferri ci siamo ispirati alla bella e sinistra Morticia della Famiglia Addams, che in TV aveva le fattezze di Carolyn Jones: si tratta di un omaggio ai fumetti di Charles Addams e alla sua particolare ricetta di comico e macabro”. Nessuna meraviglia, dunque, che anche nel mio “Ritorno” abbia scelto di inserire una ricca componente umoristica, nel rispetto delle scelte nolittiane.

 

 


 

PUNTATA 37

Gentile Moreno, le scrivo perché sono intenzionato a chiederle un parere su un argomento interessante, ma che potrebbe diventare polemico. Sto parlando del vittimismo. Molte persone sembrano soffrirne, e non intendo che uno dei miei autori preferiti, ovvero lei, possa cadere nella trappola allestita dai vari haters, ai quali risponde sempre con ironia, ma che capisco possa essere una situazione parecchio frustrante. A lungo andare si rischia di vedersi trasportati in un vortice di ripicche da parte di autore contro fans e viceversa. Credo che nominarla ad honorem distruttore di Zagor sia stato ingiusto perché se una persona diventa curatore di una serie è perché se lo merita, oltreché esserne un grande appassionato. Per cui pensa che questi haters vogliano continuare ancora a lungo a trovare un modo per sfogarsi contro di lei se alcune avventure non piacciono, oppure riusciranno a trovare la forza di reagire e di provare a dare una chance ai vari autori senza per questo, per partito preso, prendere a male parole chi si fa il “sedere quadro” ogni giorno pur di garantire l’uscita della loro serie preferita, sforzandosi di variare fra i generi e di regalare quegli attimi di felicità e spensieratezza in più, che in questo periodo storico, in particolar modo in questo periodo storico, valgono come oro?

Non vedo quali siano le ripicche da parte mia. Al massimo, solo in rari casi, da parte mia ci sono delle risposte. Del resto, sarà pure consentito rispondere. Circa il resto, non so che cosa passi per la testa a chi sceglie un bersaglio piuttosto che un altro: ognuno impiega il tempo come crede. Mi pare che gli haters siano una categoria che imperversa un po’ dovunque sui social, facendo i danni che sappiamo, da tutti deprecati: di quale patologia siano portatori non sta a me dirlo (non sono uno psichiatra), decifrarne le motivazioni mi sembra vano (carenza di affetto, in certi casi verrebbe da dire, naturalmente edulcorando una più colorita espressione toscana). Riguardo al vittimismo, non mi sembra di essere una persona particolarmente piagnucolante. Casomai ironico: segnalo certe cose buffe che si leggono in giro (solitamente cose che mi vengono segnalate da amici divertiti) e replico con un minimo di peperoncino (secondo lo slogan “un po’ di sana polemica”). I vittimisti, del resto, sono quelli che si sognano attacchi che non ci sono, nel mio caso (stando a quel che mi dicono) c’è davvero la fiera della detrazione, di cui per fortuna mi giungono soltanto gli echi. Suggerisco sempre a tutti i collaboratori di non leggere i commenti su Internet, perché c’è chi davvero ci rimane male (molto più di me, voglio dire, che ormai sono corazzato).

 


 

PUNTATA 38  

Nella storia “Il segreto della mappa” incontriamo un agente dell’agenzia investigativa Pinkerton. L’agenzia Pinkerton è stata fondata nel 1850, ed è noto che le avventure di Zagor sono avvenute circa 20 anni prima, in un momento in cui Allan Pinkerton era ancora un giovanotto. Come spieghi la presenza di Pinkerton in questa storia, se nelle avventure di Tex Willer dove incontriamo anche Allan Pinkerton è chiaro che l’agenzia è stata fondata negli anni ‘50 dell’Ottocento (e l’incontro di Zagor e Tex nel dicembre 2021 ci dice che i due fanno parte dello stesso universo)? Grazie!

“Il segreto della mappa” è una storia del 1987. L’attenzione agli anacronismi e all’aderenza con la realtà storica si è andata accentuando sempre più nel corso degli anni, in passato non era così stringente. Basterà pensare che su Zagor si usano armi automatiche con venti o trenta anni di anticipo (fu stabilito così da Nolitta nel 1961). Sulla copertina del n° 32, “Il fuggiasco” (1968), compare una mitragliatrice Gatling, costruita per la prima volta nel 1861. Gli esempi potrebbero essere tanti. Diciamo che oggi come oggi io scarto di continuo soggetti che prevedano l’uso di fotografie, che divennero diffuse negli USA solo nella seconda metà dell’Ottocento, o sceneggiature in cui si canti “Oh Susanna” (che è del 1848), dunque facendo attenzione a questo tipo di cose, mentre in passato altri curatori non sono stati così pignoli. Va detto che anch’io, talvolta, accetto delle “licenze poetiche” dato che, in fondo, Darkwood è il regno della fantasia.

 


 

PUNTATA 39

Caro Moreno, hai da poco festeggiato trent’anni di pubblicazioni Bonelli, e ti voglio chiedere: cosa direbbe il Moreno di adesso al Moreno di allora per continuare a seguire la strada del fumetto in maniera full-time? Quali sono le differenze caratteriali e lavorative che riscontri nel Moreno di allora confrontato col Moreno odierno?

Il Moreno di adesso direbbe al Moreno di allora: non temere, non ti mancheranno mai le idee. Trent’anni fa avevo paura di non riuscire a trovare nuove storie: scrivere le prime due o tre, è un conto, scriverne cento o duecento è un altro. Le differenze caratteriali? Forse oggi sono meno sognatore e più disilluso circa il futuro, ma immagino che tutti i vecchietti diventino sempre più nostalgici vedendo il mondo cambiare e non riconoscendolo più. Ma per ora riesco a contenere la deriva.

 

  

 

PUNTATA 40

 
 
Caro Moreno, dopo aver svolto in maniera egregia il lavoro riguardante Zagor e le sue origini, e capendo che quella sia da ritenere, ormai, la versione ufficiale, crede che sia stata effettuata una retcon o solo aggiunti dei particolari non rivelati prima nella saga? A parer mio sono accadute entrambe le cose, anche se la retcon in generale può generare confusione perché cambia prospettiva in maniera fin troppo evidente sul finale dello scontro fra Kinsky e Zagor. Cosa ne pensa?

Penso che non ci sia nessuna retcon in “Zagor: le origini”. Ovvero non c’è stato nessun intento di modificare eventi e situazioni descritte in precedenza e adattarle a nuovi sviluppi della storia. Ho già spiegato molte volte il come e il perché, sia per scritto che nei video del mio canale YouTube. Una di queste spiegazioni si può trovare qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2021/06/corpo-speciale.html.  


Tuttavia, in breve: in “Zagor Racconta…” ciò che viene narrato è appunto la narrazione dei fatti esposti dallo Spirito con la Scure a Cico. I fatti non sono raccontati “in diretta”, ma attraverso una rielaborazione basata sui ricordi. Questa ricostruzione è parziale e incompleta. Per esempio: Zagor non rivela a Cico neppure il suo nome di battesimo, non dice nulla sulla sepoltura (che pure avrà dato all’amico) di “Wandering” Fitzy, sorvola del tutto sulla propria adolescenza, non spiega come ha imparato a volare tra i rami degli alberi, eccetera. Tre sono i motivi per cui Zagor non racconta tutto a Cico: per brevità (arrivare subito al punto), per non risvegliare ricordi troppo dolorosi, perché certe cose proprio non le sa, essendo accadute in sua assenza. Dato che Zagor certe cose non le sa, interpreta certi particolari in un certo modo nella ricostruzione degli avvenimenti, che resta comunque affidata alla sua memoria turbata dal dramma vissuto. Quindi: ciò che si legge in “Zagor Racconta…” è la versione dei fatti fornita a Cico, ciò che si legge in “Zagor: le origini” è come realmente sono andati i fatti integrati di ciò che lo Spirito con la Scure ha omesso o non conosce. Non c’è nessuna contraddizione, solo integrazione. Le due storie sono complementari. Si veda comunque quanto detto nell’articolo linkato.

 



mercoledì 22 dicembre 2021

ATTACCO NOTTURNO

 

 


Ciliegina sulla torta di una annata piena di  eventi destinati a celebrare il sessantennale dello Spirito con la Scure (1961-2021), ecco una storia inedita di quattro pagine (anzi, paginoni)  pubblicata sul numero de "La Lettura" di domenica 19 dicembre 2021. "La Lettura" è un prestigioso supplemento settiamanale distruito in allegato al "Corriere della Sera". 

 Il racconto si intitola "Zagor e l'attacco notturno" ed è stato realizzato dal sottoscritto (testi) e da Michele Rubini (disegni), con i colori della GFB.  Si tratta di una breve avventura pensata appositamente per un pubblico diverso da solito, amante dei libri, e appunto le "dime novels" con protagonista Zagor (quelle scritte da Eddy Rufus, oggetto di un classico di Nolitta & Bignotti) sono al centro della narrazione, offrendo il modo per celebrare anche certe indimenticabili copertine di Ferri.

Qui di seguito la notizia dell'iniziatiba data dal sito Bonelli.



https://www.sergiobonelli.it/zagor/2021/12/16/news/zagor-su-la-lettura-1021170/

 

Ogni domenica, gli acquirenti del Corriere della Sera possono portarsi a casa anche La Lettura, l'inserto illustrato nato originariamente nel 1901 e tornato a nuova vita nel 2011. Domenica 19 dicembre, dunque, l'appuntamento si rinnova e per i nostri lettori diviene particolarmente importante, presentando una storia inedita di Zagor.

"Attacco notturno" è una breve avventura dello Spirito con la Scure realizzata per l'occasione, quattro pagine in grande formato scritte da Moreno Burattini, disegnate da Michele Rubini e colorate da GFB Comics. Oltre al formato cartaceo, ambito dai collezionisti zagoriani, la storia sarà poi pubblicata anche dal sito internet della rivista, nella sezione etichettata genericamente "graphic novel".

Una nuova occasione speciale pensata per festeggiare il sessantesimo compleanno del Re di Darkwood: non perdete l'appuntamento con l'edicola di domenica 19 dicembre, con Zagor, il Corriere della Sera e La Lettura.

 

 

martedì 7 dicembre 2021

BASTONATE NELLA PALUDE



 
Cerco sempre di presentare le mie storie in uscita in questo piccolo spazio in Rete destinato a restare a futura memoria (almeno finché la piattaforma che ospita “Freddo cane in questa palude” resisterà o una tempesta magnetica di origine cosmica non cancellerà tutti i contenuti di Internet). Nell’ultimo scorcio del mese di novembre 2021 le uscite sono state due: si è trattato in entrambi i casi di storie brevi, di trenta e di quaranta tavole. Vediamo di che cosa si tratta.
 
 
 
La prima è uscire, il 20 novembre,  è stata “Il raduno dei trappers”, avventura contenuta nel terzo numero della collana Zagor Più (che, come sapete, ha preso il posto del Maxi Zagor). Si tratta della narrazione "cornice", o di raccordo, fra quattro storie brevi della serie "I Racconti di Darkwood", opera di autori diversi. I disegni del raccordo da me sceneggiato sono del bravissimo Stefano Voltolini, giunto nel 2017 nello staff dello Spirito con la Scure, proveniente da una lunga militanza tra i collaboratori de “Il Giornalino”, con un albo della miniserie “Cico a spasso nel tempo”.   Ne abbiamo parlato qua:
 
 
Promosso a pieni voti, Stefano si è ritagliato un ruolo ormai fisso come illustratore delle “cornici” dei “Racconti di Darkwood”- quelle storie, cioè, che offrono il pretesto a personaggi sempre diversi, in contesti sempre diversi, di narrare brevi episodi con protagonista l’eroe di Darkwood. Sulle caratteristiche dei “Racconti di Darkwood”, ormai giunti alla sesta antologia, potete leggere (cliccando qui sotto) quel che spiegai in occasione della prima uscita. 
 
 
Voltolini ha comunque firmato, in coppia con Giorgio Sommacal, anche i disegni dello Speciale “Ritorno alla casa del terrore”, il trentatreesimo della serie, del marzo 2021.  Ne ho scritto qui:
 
 
Fino a quando i “Racconti di Darkwood” sono stati ospitati sul Maxi Zagor, e dunque abbiamo punto contare su 286 tavole a disposizione, la “cornice” poteva proporre una storia sufficientemente elaborata. Ne abbiamo avute due lunghe quasi quanto un albo Zenith (nella prima antologia e nella terza), un altro paio un po’ più brevi (nella seconda e nella quarta), ma sempre in grado di permettermi di imbastire una trama degna di questa nome. Dalla quinta antologia in poi, con l’avvento degli Zagor Più, che hanno un formato più agile limitato a 190 pagine, è diventato giocoforza presentare quattro storie da quaranta tavole contenute in una cornice di sole trenta. Potete ben capire come raccontate qualcosa di avvincente in trenta tavole spezzettata nei brevi spazi fra un episodio e un altro non sia cosa facile. Ci ho provato con “Le storie di Molti Occhi” (il primo Zagor Più), ho cercato di riuscirci di nuovo con “Il raduno dei trappers” (la cornice del terzo Zagor Più).
 
 
 
Poiché, per esigenze narrative i racconti sarebbero stati tutti un po’ orrorifici (doveva trattarsi di storie in grado di spaventare un certo personaggio, Rupert, da poco divenuto mountain-man, al punto da fargli prendere la decisione a cui giunge nel finale), ho pensato che la “cornice” dovesse essere solare, a tratti ilare. Ho rimesso pertanto in scena il rendez-vous annuale dei cacciatori di pellicce di Darkwood, dando vita a un teatrino di personaggi (Rochas, Doc, Jim Baker…) sempre apprezzato, in genere, dai lettori. Stefano Voltolini ha interpretato in modo brillante la mia sceneggiatura senza pretese, valorizzandola. Il risultato mi sembra gradevole e funzionale, ma non posso essere giudice imparziale delle mie cose.
 
A proposito di giudici e di giudizi, permettetemi di rispondere alla critiche di chi ha trovato da ridire sulla copertina di Alessandro Piccinelli. E' stato contestato il fatto che il trapper impegnato nella gara sui tronchi sia Rochas invece di Doc Lester. "Possibile che nessuno si sia accorto dell'errore?", di domandano scandalizzati alcuni. L'errore, secondo costoro, consiste nel fatto che a sfidare Zagor in quel tipo di combattimento dovrebbe essere Doc.  Questa convinzione deriva firse dal fatto la prima volta in cui nella saga zagoriana viene mostrato un rendez-vous, è proprio Doc a sfidare lo Spirito con la Scure in un combattimento con le pertiche: accade nella storia "Trappers",  datata 1966 nella sua prima pubblicazione a striscia (nota poi come "I cacciatori di uomini", dopo la ristampa sul n° 80 della collana Zenith, nel 1967). C'è chi pensa, dunque, che dal 1966 a oggi il Re di Darkwood abbia combattuto sui tronchi sempre e soltanto con Doc Lester, e con nessun altro. Ascolto e resto perplesso (come mi capita spesso di fronte a opinioni di questo tipo).  Siccome la copertina l'ho suggerita io (fra le altre di cui io e Alessandro abbiamo discusso), cercherò di spiegare il mio punto di vista. 
 
Innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che non necessariamente una copertina deve corrispondere in maniera puntuale al contenuto dell'albo o proporne pari pari una scena: la tradizione di Zagor (che non ho inventato io) dimostra come a volte ci sia una aderenza perfetta con l'interno, a volte quasi, a volte per nulla. La copertina deve suggestionare (non tradire, imbrogliare, ingannare, ma suggestionare). La scena della copertina di "Angoscia", per fare un esempio, non c'è all'interno dell'albo: ma che suggestione!  Nel caso de "Il raduno dei trappers" si trattava di evocare l'atmosfera del rendez-vous dei mountain-men. Mostrare un combattimento sui tronchi è stato, secondo me, un buon modo per farlo. Far vedere Zagor che lotta con Rochas suggerisce peraltro la presenza di Rochas fra i personaggi della storia, come in effetti è. 
 
Nell'albo Zagor non combatte sui tronchi con nessuno, neppure con Doc Lester. Se ci fosse stato un combattimento con Doc e poi in copertina si fosse mostrato Rochas forse un minimo di stonatura si sarebbe avvertito. Ma non è così: si vedono, in due o tre vignette, dei trapper anonimi che si sfidano sul fiume tra di loro. Per rispetto al contenuto dell'albo avremmo forse dovuto mostrare i due anonimi e non Zagor e Rochas? Forse questo sì che avrebbe suscitato delle proteste (a parte il fatto che le proteste ci sono sempre e comunque).  
 
Si è scelto dunque di mostrare una scena più che plausibile nel contesto del rendez-vous, e che ne restituisse il colore, dando per scontato o immaginando che, anche al di fuori del breve racconto, possa essere accaduta: che Zagor decida partecipare a un torneo di combattimenti sui tronchi, dopo ciò che abbiamo mostrato io e Voltolini, è cosa perfettamente ipotizzabile. E, dunque, perché fra i suoi sfidanti non avrebbe potuto esserci Rochas?

Ma, alla fine, chi l0 ha detto  che se Zagor sfida qualcuno sui tronchi questo qualcuno debba essere per forza Doc? Chi ha stabilito che Zagor e Rochas non possano sfidarsi in una gara di equilibrio con le pertiche in mano? Secondo me questo tipo di gare sono tornei con più scontri in cui i contendenti si trovano a combattere un po' con tutti gli altri iscritti, non si tratta di singole tenzoni, men che mai riservate sempre ai soliti sfidati - per cui Zagor, partecipandovi, non ha per forza sempre e solo Doc davanti.  Anzi, mi parrebbe piuttosto assurdo se fosse così. 
 
Faccio notare che esiste un'altra copertina in cui Zagor combatte su un tronco galleggiante: la vedete qui accanto. Il trapper con cui lotta il nostro eroe non è né Rochas né Doc. Questo vuol dire che Zagor può sfidare chiunque. E di certo Rochas, non certo tipo da tirarsi indietro di fronte a una sfida, può benissimo trovarsi a salire su un tronco a incrociare la sua pertica con quella dello Spirito con la Scure o di chiunque altro. Non si capisce perché proprio a Rochas debba essere vietata la partecipazione a un qualche tipo di gara.  Detto ciò, ognuno resti pure convinto che Zagor possa combattere sul fiume solo con Doc, per carità, e che noi che abbiamo fatto la copertina con Rochas siamo degli imbecilli. 
 
 


Il 25 novembre è giunto in edicola un coloratissimo Magazine di 224 pagine dedicato al sessantennale dello Spirito con la Scure, ricchissimo di immagini, curiosità, approfondimenti, articoli e corredato da spettacolari tavole pittoriche di Aldo Di Gennaro. In più, tre storie a fumetti: due inedite che svelano alcuni i retroscena del passato del Re di Darkwood, più un classico di Nolitta & Ferri: “L’Avvoltoio”. 
 
Nel confezionamento del Magazine (una pubblicazione Bonelli che ha da tempo preso il posto dei vecchi Almanacchi) non ho alcun merito: il mio ruolo si è limitato a sceneggiare il primo dei due fumetti inediti e supervisionarli entrambi. Il direttore d’orchestra del balenottero è stato Graziano Frediani, che ringrazio per il magnifico lavoro (e con lui ringrazio tutti gli articolisti, gli illustratori, i grafici). Il Magazine racconta splendidamente i primi sessanta anni di Zagor e si inserisce in modo puntuale e perfetto nei festeggiamenti susseguitisi nel corso dei mesi (e che ancora continueranno). Dicevo di due storie inedite. Una è stata scritta da Jacopo Rauch e disegnata da Walter Venturi e si riallaccia alla primissima avventura di Zagor.
 
 
Quando lo Spirito con la Scure fa sua prima apparizione, nel giugno 1961, sull’albetto a striscia “La foresta degli agguati”, non ha ancora l’aspetto che gli vedremo assumere in seguito. Lo vediamo infatti con i lineamenti del volto ancora non ben definiti (Ferri racconta di essersi ispirato all’attore Robert Taylor) una casacca con un’aquila stilizzata in modo approssimativo, un bracciale ai polsi. E’ appunto questo accessorio ad aver attirato l’attenzione di  Rauch, che si è chiesto: perché nelle avventure successive il bracciale sparisce? La risposta è in questa storia, in cui ricompare, in retrospettiva, il rinnegato Regan: con Kanoxen, il sakem dei Delaware, il primo dei nemici affrontato da Zagor. Nel primo episodio della serie, il Re di Darkwood è già sulle tracce del trafficante e ne conosce il nome: c’è dunque qualcosa di accaduto in precedenza che Guido Nolitta e Gallino Ferri non ci hanno narrato. Rauch e Venturi hanno provveduto adesso con il racconto di quaranta tavole, “Il bracciale di pelle”.
 
L’altro inedito, della stessa lunghezza, è opera mia e si  intitola “La palude di Mo-Hi-La”. Proprio in questo acquitrino si trova l’isolotto su cui sorge la capanna dello Spirito con la Scure, riconoscibile a prima vista al pari della Caverna del Teschio in cui vive Phantom o del deposito di Zio Paperone. Mo-hi-la, nella lingua dei pellerossa significa “terra tremante”: gli indiani la considerano il regno degli spettri e hanno timore ad avvicinarsi. La palude, infida e inquietante, è da sempre il simbolo della minaccia in agguato. L’acqua, del resto, cela abissi che ci spaventano e da cui possono emergere creature terrificanti. Io e il disegnatore Walter Venturi abbiamo già raccontato come il Re di Darkwood abbia scelto proprio quel luogo, quando ancora non aveva Cico al suo fianco, in una breve storia di 16 tavole apparsa sull’album di figurine dedicato a Zagor dalla Casa editrice Panini nel 2016 e dunque presentata con le vignette mancanti di alcune sezioni da completare grazie a degli adesivi sagomati. Data l’importanza dell’argomento, mi è sembrato giusto raccontare la vicenda più approfonditamente e con un taglio più maturo.
 
 
A illustrare questo remake, che dunque raccinta la prima volta nella palude del neo Re di Darkwood, ho chiamato Arturo Lozzi, strappato allo staff di DampyrIl bravissimo Arturo si è dimostrato straordinariamente efficace alle prese con lo Spirito con la Scure (c’è un suo breve racconto anche sullo Zagor Più n° 3 di cui ho parlato prima) e mi pare di aver capito che la sua prova ha folgorato anche parecchi lettori.  Sentiremo ancora parlare di lui. Se volete approfondire l'accenno fatto all'album di figurine Panino, cliccate qui di seguito.
 



lunedì 6 dicembre 2021

NEMICI MIEI

 

Fra le tante cose strane che mi vengono segnalate nel calderone dei commenti in Rete, di recente ne ho scoperta una più strana delle altre. Pare infatti che un gruppetto di qualcuno, da qualche parte, contesti i ritorni dei vecchi villains sulle pagine di Zagor. "Basta con i nemici che ritronano!", "basta con le resurrezioni di avversari creduti morti!", pare siano gli slogan di costoro. 

Sembra che a scatenare le proteste sia stata la ricomparsa sulle scene di Mortimer, avvenuta nell'albo "La diabolica trappola" (Zagor n° 677). Chiaramente, tutte le opinioni (anche le più bizzarre)  sono lecite e, del resto, Internet dà la possibilità di espremerle in tanti bei posti, dove si può dire impunemente di tutto e di più - perciò va benissimo pure il parere di costoro, ai quali ho cercato di rispondere con un garbato video sul mio canale Youtube. Ecco un link per vedermi e ascoltarmi se ne avete voglia:

https://youtu.be/GBt3txPEt7Y

Adesso sono qua a repilogare, più o meno, gli stessi concetti anche per scritto  - così da poter avere a disposizione un articolo a cui rimandare, nel caso ci fosse da tornare sull'argomento.


La prima cosa che viene in mente di fronte a un lettore di fumetti che chieda di non far tornare i vecchi nemici, è domandarsi perché costui, se davvero i fumetti li ha letti, non si sia mai accorto di come il ritorno degli avversari sia una consuetudine comunissima (se non la prassi) nel mondo dei comics. Già negli anni Trenta del Novecento, Mandrake doveva infatti fare i conti con la ricomparsa di un suo pericoloso antagonista chiamato Cobra, protagonista di una complessa saga che poi porterà a scoprirlo addirittura fratellastro del mago con il cilindro.


Del resto, un campione è tanto più valoroso quanto più sono cattivi, crudeli, forti, insidiosi, potenti e intelligenti i suoi avversari. I grandi nemici fanno la fortuna dei grandi eroi. I supereroi hanno bisogno dei supernemici. I lettori li richiedono a gran voce. Mi pare di star ribadendo qualcosa di assolutamente scontato (le basi, proprio), ma evidentemente ce n'è bisogno.  La rivista americana Wizard aggiorna continuamente una speciale classifica dei più gettonati villains, così fanno decine di altre testsate e  di siti. Una top 100 è consultabile qui (sul podio ci sono, nell'ordine, Magneto, Joker e il Dottor Destino):

https://uozzart.com/2020/06/13/la-classifica-dei-100-villains-fumetto/

Certi nemici sono così carismatici e di spessore da meritarsi serie a fumetti proprie, o addirittura film, tutti su di loro (è il caso di Joker e di Venom, per esempio). Sarebbe interessante sentire (se mai anche in America si sono novimenti no-villains) che cosa pensano i compilatori di queste classifiche della proposta di non far tornare il dottor Octopus, o Goblin, sulle pagine dell'Uomo Ragno.  Non solo lì, perché, come si sa, caratteristica dei comics Marvel e DC è quella di far lottare tutti i supereroi, a turno, con tutti i supernemici. Per cui un certo avversario fa ritorno non soltanto sulle pagine della testata di origine, ma compare e ricompare, periodicamente, anche nelle altre della medesima Casa Editrice (a volte, in prestito, persino in quelle di altre). La continuity dei supereroi americani è basata sui ritorni dei villains.

Ma anche in Italia direi che da sempre i cattivi fanno spesso ritorno, come la gramigna che non muore mai. Si potrebbero fare mille esempi, da Magic Face sulle pagine di Capitan Miki a Mister Ypsilon su quelle di Kriminal, ma limitiamoci a Casa Bonelli. Che dire, per esempio, di Mefisto? Quante volte lo stregone è tornato a scontrarsi con Tex, per opera di Giovanni Luigi Bonelli? Il quale Bonelli, dopo ripetuti ritorni, lo ha fatto morire divorato dai topi, è vero, ma solo per portare sulle scene suo figlio, Yama, anche lui destinato ad altre ricomparse. Ma lo stesso redivivo Mefisto, grazie a Claudio Nizzi che ne ha sceneggiato il ritorno, è di nuovo stato protagonista di altre storie (e lo rivedremo ancora). Oppure, vogliamo parlare di Xabaras su Dylan Dog? O di Orloff o Jinx su Martin Mystère? 

Per brevità, arriviamo subito a Zagor. Quante volte lo stesso Guido Nolitta (lui in persona, non gli altri sceneggiatori) ha fatto tornare il professor Hellingen? Quattro! E questo nonostante nella prima occasione il mad doctor sia finito investito dall'esplosione del suo laboratorio e nella seconda sia rimasto trafitto dall'arpione di un baleniere.  Si potrebbe parlare anche dei ritorni nolittiani del Re delle Aquile e di Sam Fletcher (il fabbro di Iron Man), ma ci dilungheremmo troppo. Basti dunque aver evidenziato come lo stesso Nolitta abbia indicato una strada seguita poi da tutti i suoi successori (a partire dai più blasonati, come Castelli, Sclavi, Boselli). Dunque c'è una tradizione sessantennale (meraviglia che ci se ne meravigli: si è sempre fatto così e ci ci siamo sempre trovati bene, si potrebbe dire).Alcuni lettori di Zagor hanno organizzato addirittura un gruppo su Facebook per chiedere il ritorno di Supermike

Sono continue le richieste di far tornare questo, far tornare quello. Da anni tengo un "filo diretto" con il pubblico tramite il blog "Zagor e altro",  dove gestisco una rubrica su cui ogni volta rispondo a venti (sempre diverse) domande: ebbene, le domande pià gettonate sono sempre relative ai ritorni dei personaggi (amici e nemici).  Ne parlo qui.

 http://morenoburattini.blogspot.com/2021/02/la-carica-delle-seicento.html


Per quanto mi riguarda, Mortimer avrebbe potuto rimanere morto e sepolto (tale è stato per sei anni), se mi sono convinto a resuscitarlo è stato per le pressioni degli appassionati.  La regola è, insomma, che i nemici tornano: stupisce che alcuni non se ne siano mai accorti. Se davvero c'è chi sostiene che i nemici non debbano tornare, costoro possano aspettare la storia successiva (giusto per accontentare tutti) e non ritenersi, ecco, al centro del mondo - come quelli (molto  buffi) che ritengono che le ristampe siano inutili e non vadano fatte perché loro hanno già tutto.

Sembra che i no-villains siano paritcolarmente accaniti contro i ritorni dei nemici "creduti morti". Il che mi pare strano, perché personalmente sarei attratto, invece, dalla sfida ingaggiata dallo sceneggiatore contro l'incredulità dei lettori. Mi incuriosirebbe molto scoprire come un cattivo impiccato oppure seppellito (è il caso di Mertimer, in due diverse storie) possa tornare sulle scene. Prima di criticarne il ritorno, vorrei proprio vedere com'è stato possibile. Invece no, come accade (purtroppo) di solito, le critiche sono preventive. Al che uno se ne fa una ragione e basta là.

Un'ulteriore obiezione è che "va bene quache ritorno, ma su Zagor ce ne sono troppi". Il concetto di "troppo", ovviamente è soggettivo. Kandrax, per esempio, è tornato nel 2020 dopo essere stato assente dal 2001. Diciannove anni prima di un ritorno sono pochi? Tuttavia mi è facile rimandare all'immagine (di Gallieno Ferri) in apertura, in cui si vedono una "foto di gruppo" di quindici cattivi zagoriani: ne mancano comunque parecchi (per esempio non c'è Mortimer).  Stabiliamo che i nemici siano venti (sono molti di più). Se, dietro le pressioni dei lettori, ciascuno dei venti torna due/tre volte con una storia di due/tre albi, ecco che l'impressione che si ricava è che ci siano molti ritorni.  Ma l'impressione è dovuta alla ricchezza dei personaggi el microcosmo zagoriano - del resto come tornano i nemici tornano anche gli amici. Microcosmo che è bello intendere appunto come un universo popolato da figure ricorrenti: almeno, Nolitta lo ha creato così. Se poi soliti bastian contrari preferiscono i personaggi usa e getta, non dico che non sia lecito, dico che mi sembra strano. Tuttavia, quella di Zagor è una serie sfaccettata, tale che ognuno se la figura scritta su misura per sé: infatti ci sono quelli che la vorrebbero solo western e senza il fantastico, quelli che la preferirebbero solo fantastica e hanno uggia del western, eccetera. Tempo fa c'era il partito di quelli che volevano abolire le canzoncine di Cico. Adesso si scopre che c'è chi la vuole senza i ritorni dei nemici. Bene, ci sono tante storie senza il ritorno dei nemici, lo giuro. Ognuno aspetti quella che fa per lui.

sabato 4 dicembre 2021

SI RITIRANO PER DELIBERARE

 

 
 
Qualche tempo fa, vi ho parlato in questo blog del mio libro "Mi ritiro per delirare", edito da Cut-Up Publishing e distribuito a partire dallo scorso luglio. Il post era intitolato "Il mio libro più bello" e lo potete leggere cliccando sul titolo evidenziato, sensibile al mouse. Nella foto qui in alto mi vedete a Riminicomix (edizione 2021) con la prima copia che mi è stato dato di stringere in mano. Leggendo l'articolo precedente troverete altre foto, tante notizie e retroscena, anticipazioni del contenuto e il rimando a un video pubblicato sul mio canale Youtube. Video che, in ogni caso, è questo qua:
 
Torno sull'argomento per due motivi. Il primo è perché mi dispiace non poterlo presentare in giro per l'Italia come vorrei, come ho fatto con i miei libri precedenti, a causa della prudenza imposta dalla pandemia. Lo stesso problema, del resto, c'è stato per "Io e Zagor" (il secondo mio libro più bello, uscito nella primavera 2020, sempre con Cut-Up). 
 
Di "Mi ritiro per delirare" per adesso ho fatto soltanto due presentazioni, una appiunto a Riminicomix e una a Gavinana, sulla montagna pistoiese, in agosto. Di quest'ultimo evento, in cui ci siamo tutti molto divertiti, potete vedere una foto proprio qui sotto.
 
 
Il secondo motivo è perché, di contrappasso al dispiacere di cui sopra, sono uscite due lusinghiere e rincuoranti recensioni da parte di due commentatori d'eccezione, Gianni Brunoro e Graziano Frediani. Il primo, è uno dei "padri" della critica fumettistica in Italia (lui c'era, a Bordighera, il 21 febbraio 1965, al convegno che la fondò); il secondo, è uno dei giornalisti e saggisti che più si è occupato di fumetti nel nostro Paese, sempre sottolineando la capacità della letteratura disegnata di interagire con le altre forme d'arte e di comunicazione, con il costume e la cultura.
 
Apprifitto perciò di questo spazio per farvi leggere che cosa hanno deliberato Brunoro e Frediani, dopo essersi ritirati nelle loro segrete stanze a leggere i miei aforismi.
 
 

E' sul numero 119 di "Fumetto" (la rivista trimestrale dell'ANAFI) che Gianni Brunoro recensisce "Mi ritiro per delirare". Ecco cosa scrive (bontà sua).
 
AH!, FORISMI, EH?
Moreno Burattini non si accontenta di imperversare – per la gioia dei suoi fan – con Zagor (in quasi tutte le salse) (per tacer della dilagante presenza sui social – due blog e un account Instagram, oltre a “epifanie” di vario genere). No, Moreno ha deciso di “sfondare” anche nel campo letterario dove – a parte gli ormai numerosi volumi, ben noti agli eventuali lettori sistematici di questa rubrica recensoria, che gli dedica sempre la dovuta attenzione – ha deciso adesso anche di adire, che dico!, “partire all’assalto” anche della letteratura “alta”. Avete mai sentito parlare dei celebratissimi Aforismi di Oscar Wilde? Ebbene: essi impallidiscono di fronte alla raccolta "Mi ritiro per delirare" (avete letto bene: delirare, non deliBErare...) dove l’autosarcasmo inizia già dall’immagine di copertina [v. qui a lato: ma che bravo il Bonfa!, sempre più degno emulo di grandi artisti, come per esempio Robert Crumb] in cui l’autore è ritratto, ovviamente in caricatura, nella intimità della “ritirata”, dove provvede alla sua attività creativa...
Bene, credo che basti per alludere alla eccellenza fra demenziale ed esilarante di queste migliaia (!!) di aforismi di Moreno, che sono la summa (cioè: il volume comprende) di due precedenti volumi, «ma a quelli ne sono stati aggiunti altrettanti inediti». Si va dai 9 aforismi e battute dell’inizio, enunciati in corrispondenza al lemma Adolescenza, ai 5 - dove si aggiunge anche il gioco di parole – del lemma Zona erogena, e già ce n’è da perdersi; ma poi altre decine continuano nell’appendice finale Rubriche. Un oceano di parole.
Completezza della notizia: il libro (o “enciclopedia”?) è dotato di una spiritosa prefazione dovuta a quel geniaccio della comicità che è Gianni Fantoni [sfruttato anche da me anni fa, per una prefazione a un mio volume su Jac; ne approfitto qui per un “ciao, Gianni!”]. C’è inoltre – da parte dell’autore stesso – un acconcio Istruzioni per l’uso, ma soprattutto un ampio intervento esegetico sulla tradizione letteraria degli Aforismi.
C’è da dare un consiglio, comunque: non tenete questo volume come livre de chevet, non è un libro che concilia il sonno ma al contrario. A qualunque punto lo apriate per cominciare a leggerlo, esso è “peggio” di un giallo di quelli sui quali, per “arcaica” tradizione, si scriveva in fascetta questo libro non vi farà dormire. Perché continuerà a farvi ridere; ma vi suggerirà anche qualche spunto (“sputo”, secondo la lepidezza di Burattini) di meditazione, tipo questi, “uno fra le migliaia”: per esempio, dal geniale, goliardico, alla A di Amici «Certo, che esiste l’amicizia tra uomo e donna. Basta che lei gliela dia»; a quest’altro, alla W di Web «Mi serve un tutorial per cercare in Rete un tutorial». E siamo ancora lontani dalla fine delle 492 pagine del volume (o “enciclopedia”, ma forse l’ho già detto, eh?...). (g.b.)
 
Moreno Burattini, Mi ritiro per delirare, Ed. Cut-Up, Località non indicata, 2021, 492 pp., f.to 15x21, cartonato, Euro 19,90.
 
 
 
Graziano Frediani invece parla della mia terza raccolta di aforismi nella sua rubrica, collocata d'abitudine in seconda di copertina, su "Tex Classic" n ° 121. Ecco che cosa scrive.
 
Ormai nessuno mette in dubbio che il nostro Moreno Burattini abbia la capacità di sorprendere chiunque cerchi di incasellarlo in una sola, troppo angusta dimensione creativa: è il curatore e lo sceneggiatore-principe di Zagor, questo si sa, ma è anche scrittore di romanzi e di racconti in prosa, saggista e storico del fumetto, commediografo e drammaturgo, blogger, youtuber e, a suo modo, influencer, e persino - posso garantirvelo, avendolo visto più volte esibirsi su un palcoscenico - conferenziere, divulgatore e, come si diceva un tempo, "fine dicitore". 
Un aspetto non meno importante della sua polimorfica espressività è quello che lo vede impegnato nell'attività di snocciolatore di aforismi, facezie, giochi di parole, anagrammi, riflessioni sarcastiche e poetiche, che già avevamo apprezzato in un paio di antologie di successo, "Utili sputi di riflessione" (2015) e "Sarò bre" (2017); adesso, l'editore Cut-Up Publishing (sito Internet: www.cut-up.it) ne propone una vasta selezione, con l'aggiunta di più di 1500 inediti, in un poderoso quanto divertente volume. "Mi ritiro per delirare", di cui vedete la copertina disegnata da Massimo Bonfatti, cartoonist capace di demenziali virtuosismi grafici e dunque perfettamente in linea con lo "spirito" (con o senza Scure) di Burattini. 
Premessa importante: non occorre leggerlo dalla prima all'ultima pagina (ne ho contate 490!), perché è un dizionario universale suddiviso in voci, che diventa godibile e sorprendente soprattutto se lo si pilucca "saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione". Così faccio, e vi saluto con queste due perle burattiniane: "Ma i matematici, fra loro, parlano del più e del meno?" e "A volte la mia ironia è così sottile che sfugge anche a me".
 
 

 
Un po' spaventato dall'essere stat definito "influencer" (seppure a modo mio), ringrazio di cuore i due recensori. E vi invito a leggere "Mi ritiro per delirare", naturalmente. Anche a scrocco in libreria.