martedì 12 aprile 2022

LO ZAGOR WESTERN DEI BEI TEMPI CHE FURONO

 



Scrive, con una bella lettera su carta che fa sempre piacere ricevere, un altrro lettore della prima ora, il quale (con garbo ed educazione) contesta le avventure fantastiche di Zagor che hanno preso il posto, a suo avviso, di quelle che tematiche western dei bei tempi che furono. A questo tipo di contestazioni ho risposto non una, ma mille volte. Tuttavia, senza convincere nessuno dedi fautori dello Zagor quale fumetto di trapper, indiani, trafficati di armi e mercanti di whisky. Il Re Di Darkwood in realtà è un personaggio talmente sfaccettato che ogni lettore se lo figura a propria immagine e somigliaza, e crede che tutti i lettori la pensino come lui. Difficilissimo lo sforzo di noi della redazione per accontentare tutti perché poi scrivono ache quelli che si stufano del western (proposto in pari misura) e vorrebbero storie horror o fantasy. Anche se si tratta di ribadire concetti detti e ripetuti, rendo pubblica la mia risposta - assolutamente generica - nella speranza che sia interessante (non pretendo che sua convincente) per quacun altro.

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Caro amico
la ringrazio per la lettera che ci ha spedito e che abbiamo letto con ponderata attenzione, al pari di tante altre di segno opposto, perché i gusti dei lettori sono vari ed è un fatico esercizio di equilibrio cercare di accontentare tutti – sforzo che, comunque e in ogni caso le assicuro facciamo. Le sue osservazioni verranno tenute in grande considerazione – come quelle di tutti i lettori che ci scrivono.


Le cita l’esempio di Tex come di personaggio in cui predomina (e ciò corrisponde ai suoi gusti) l’avventura realistica (tipicamente western) e più rari sono gli excursus nel fantastico (scrivo questa lettera, però, proprio mentre è appena iniziata un lunga avventura in ben sette albi con un nuovo scontro con Mefisto). Tuttavia c’è da notare come Zagor venne creato da Guido Nolitta in perfetta contrapposizione a Tex, perché non si creasse una concorrenza interna: Tex viveva storie ambientare nel Sud_Ovest, Zagor nel Nord-Est (scenari e popoli indiani del tutto diversi); l’epoca storia che fa da sfondo è distante 35/40 anni (con tutto ciò che questo comporta), ma soprattutto estremamente diversa è l’impostazione delle due serie: quasi del tutto realistica quella di Aquila della Notte, regno della contaminazione e crocevia dei generi quella dello Spirito con la Scure. Nelle avventure di Zagor si mescolano western, avventura, umorismo, fantascienza, horror, romanzo storico, fantasy, racconto di viaggio… e questo fin dai primissimi albi (basterà pensare ai pigmei del villaggio aereo al servizio di Marcus, o a Hellingen e Titan, a Iron Man, all’Uomo Lupo, all’Uomo Tigre, a Kandrax il Mago, al Re delle Aquile, agli Akkoniani… eccetera eccetera. 

 In numerose interviste (che forse lei non conosce – ma che se ritiene posso farle leggere) rintracciabili dovunque, Sergio Bonelli dichiara questo suo intenti di differenziazione da Tex in favore della maggiore varietà di generi da lui proposta sulle pagine di Zagor. Continuare ne l solco della direzione indicata dal Sergio impegna noi (umili e modesti continuatori della sua opera) a continuare ad alternare fantastico e realistico. Poi, si sa: essendo lo Spirito con la Scure personaggio ogni lettore crede che esista un “suo” Zagor (quello del trapper per qualcuno, quello che lotta contro i mostri per gli altri) e si lamenta se, per accontentare chi la pensa diversamente, qualche avventura è di genere diverso.


Lei sostiene che c’è un eccesso di fantastico rispetto ai primi tempi di una saga lunga sessant’anni, e lamenta che questo tipo di fantastico è diverso da quello delle origini. Ora, più volte in certi miei interventi (articoli sul mio blog, interviste, video su YouTube) ho spiegato e dimostrato che questa predominanza del fantastico sugli altri generi è più percepita che reale (una volta ho compilato persino una statistica) dai fautori dello Zagor che (secondo loro) si dovrebbe occupare più di mercanti darmi e di trafficanti di whisky invece che esplorare, magari un a zona misteriosa infestata dagli spiriti. In realtà, come ho cercato si spiegare più volte per ogni dove l’alternanza fra realistico e fantastico è (quanto meno nei nostri intenti), il più possibile equilibrata nel rispetto dei gusti di tutti (mai credere, errore di molti lettori, di ritenersi interpreti e depositari dell’intera comunità dei lettori – comunità peraltro piena di entusiasmo, di associazioni, di club, di forum, come forse lei sa, o forse no). 

Però mi lasci concludere questa parte del ragionamento ribadendo l’ovvio: sessant’anni di storie (non solo i vent’anni nolittiani) hanno caratterizzato Zagor in un certo modo: se qualcuno preferisce storie western, può leggere solo quelle o dedicarsi alle avventure di Tex, che sono lì anch’esse per accontentare altri gusti e altri lettori. Di sicuro non possiamo trasformare Zagor in un fumetto diverso da quel che è, da come è stato creato, da come si è proposto nel corso degli anni. Fermo restando che alterniamo, come già detto, un po’ tutti i generi (con grande felicità di molti lettori che apprezzano, diversamente da lei, la grande e imprevedibile diversità di proposte).


Lei dice qualcosa anche riguardo alla diversità delle storie di oggi, anche di genere fantastico, rispetto al modo in cui certe materia erano affrontate da Nolitta. Il Vampiro di oggi, secondo lei, è diverso da quello degli anni Settanta. Ma, mi permetto di far notare, anche i vampiri del cinema di oggi sono diversi da quelli del cinema di cinquant’anni fa. James Bond di oggi  è diverso da quello dei tempi di Sean Connery. I TG di oggi sono diversi, sono diverse le pubblicità, i quotidiani, le forme di comunicazione e le fiction. Davvero lei vorrebbe che Zagor fosse rimasto cristallizzato ai tempi di Nolitta? Che il Vampiro facesse le stesse cose? Non avremmo dovuto adeguarci, gradatamente, agli anni che passano, cercando, con moderazione, nuove strade e nuove suggestioni, nel tentativo di sorprendere i nostri lettori? I personaggi cristallizzati sono quelli che sopravvivono solo grazie alle ristampe per noi nostalgici (mi ci metto anch’io). Non si tratta di accontentare i giovani, si tratta di parlare il linguaggio dei tempi, e comunicare così come si comunica oggi, sia tra vecchi che tra giovani. Secondo lei il Tex di oggi è uguale a quello del 1948? E se lo fosse, venderemmo di più e avremmo più successo. Secondo me, lo Zagor di oggi Zagor è molto più simile a quello di Nolitta di quanto il Tex di oggi assomigli a quello di Giovanni Luigi Bonelli. Poi ognuno giudicherà da sé: in ogni caso, fermarsi significa morire.


Riprometto, ripeto, attenzione massima nel non eccedere nel fantastico (giuro che trattengo gli dsceneggisatori che scalpitano invece tutti quanti in quella direzione). Proprio nel mese di maggio inizierà, è vero, una avventura fantasy ma che si ricollega a una storia del 1981 scritta da Tiziano Sclavi (quindi non proprio una innovazione ma un recupero di tematiche già presenti in epoca nolittiana – Nolitta scrisse l’ultima storia di Zagor nel 1983, seguendo comunque tutte le altre fino alll’anno della sua morte, nel 2011), ma poi per un anno intero non avremo nessuna storia fantastica sulla Collana Zenith. Del tutto western sarò lo Zagor Più prossimamente in edicola, così come quasi completamente con protagonisti pistoleri e cowboys è lo Speciale appena uscito. Idem per il Color di agosto e per lo Zagor bis stivo. Cerchi di apprezzare, se ci riesce, la tradizionalità di questi racconti, sopportando eventuali excursus fantastici che saranno apprezzati da altri. Se vuole approfondire l’argomento, oltre a cercare i miei interventi sul blog “Freddi cane in questa palude”, può trovare esposte queste e molte altre argomentazioni nel mio libro “Io e Zagor”, edito da Cut-Up Publishing.

Cordiali saluti
Moreno Burattini

 

 

venerdì 25 marzo 2022

A VOLTE CAPISCI PERCHE' LE BALENE SI SPIAGGIANO

 
Questo post non ha nessun tema particolare da trattare, perché per una volta anch'io sono rimasto senza argomenti. L'ultima volta che ho aggiornato il blog è stato più o meno un mese fa, il 27 febbraio 2022. La guerra era appena cominciata. Avevo ancora la forza di scrivere per diletto (questo spazio, in fondo, è un passatempo). Dopo, non ce l'ho avuta più. Diciamo allora che l'argomento di oggi è giustificare un silenzio così lungo e insolito. 
 
Seguire le cronache dal fronte ucraino mi ha annichilito, non soltanto per il sangue versato in questi giorni, ma anche per le prospettive (a mio avviso, terrificanti) delle conseguenze a cui andremo incontro. Mi sento una balena che non ha più la forza di nuotare controcorrente e si lascia spiaggiare. Non mi va di cazzeggiare, ho interrotto anche i video sul mio canale YouTube. Somatizzo.
Sulla pagina Facebook mi limito ormai alle comunicazioni di servizio. 
Sono rimasto un minimo attivo sui social solo su Twitter, dove comunque non brillo.
Peraltro, veniamo da due anni terribilmente stressanti per la pandemia (che ancora imperversa), perciò piove sul bagnato. Sono un po' stanchino.
 
Ciò non vuol dire che mi sono chiuso in casa a guardare il soffitto. Sto lavorando moltissimo. Più lavoro, più tengo la mente occupata. Perciò ho aumentato la mia produzione di tavole (di Tex e di Zagor), mi sono avvantaggiato in ufficio sulle consegne per le prossime scadenze, sto preparando l'uscita il mio prossimo libro. Sarà spiritoso, che raccoglie 365 epigrammi sotto il titolo di "Versacci", ma è stato messo in cantiere sei mesi fa, adesso è lavoro. In realtà non è che proprio tutti gli epigrammi sono spiritosi. Quello che segue è, per l'appunto, uno in tema.
 
 

La balena spiaggiata

 

Ci son giorni in cui poi capisci

perché si spiaggia una balena

giorni in cui anche tu la finisci

di volteggiare sull’altalena

accorgendoti allora di avere

coltivato illusioni soltanto

e in faccia riesci a vedere

la realtà dietro un velo di pianto.


 


 

 

domenica 27 febbraio 2022

L'ULTIMO DUELLO



Nei primi giorni di febbraio del 2022 è giunto in edicola l’albo di Zagor 679 (Zenith 731), intitolato “L’ultimo duello”, terza parte di una lunga avventura iniziata con il numero del dicembre precedente. Tutte e tre le puntate hanno avuto testi miei, disegni di Nando e Denisio Esposito, copertine di Alessandro Piccinelli. 
 
Delle prime due parti abbiamo già parlato in un paio di articoli pubblicati, al momento dell’uscita, su questo stesso blog: potete cliccare qui di seguito su “La diabolica trappola” e su “Mortimer colpisce ancora” per leggere quel che è stato scritto. E’ giunto adesso il momento di tirare le somme. Va detto che ho ricevuto varie richieste di interviste dopo la conclusione della storia: potete trovarle in Rete su siti e podcast, altre usciranno su carta. Io stessi ho realizzato un video pubblicato sul mio canale YouTube, se volete vederlo cliccate qui. 
 
 


 
Numerosi i commenti e le discussioni su Facebook, sui Forum e su Twitter. L’avventura con Mortimer, dunque, non è passata inosservata – e di questo sono molto soddisfatto. Ho quattro aggettivi per definirla: inevitabile, romantica, inaspettata e corale. Cercherò di spiegarli, in breve, uno per uno. 
 
Inevitabile perché i ritorni dei grandi nemici sono sempre inevitabili, come insegna la tradizione di quasi tutti i fumetti seriali del mondo (non si contano le ricomparse sulla scena del Dottor Octopus in lotta contro l’Uomo Ragno, o di Mefisto contro Tex), nonostante il parere di quei lettori (ne ho parlato in un post precedente) che sono contrari a questi recuperi, perché molto più numerosi sono quelli che li richiedono a gran voce. Quindi, come ho già spiegato, nonostante personalmente considerassi definitivamente sepolto Mortimer sotto le pietre della riva di un fiume, le pressioni di tanti zagoriani mi hanno convinto a resuscitarlo (con un escamotage che mi pare abbastanza convincente). Del resto, senza volermi paragonare a lui, anche Arthur Conan Doyle fu costretto dalle insistenti richieste del pubblico a resuscitare Sherlock Holmes dato per morto. 
 
Un detrattore di Mortimer (anche lui ne ha alcuni) ritiene, detraendo anche me, che io abbia dimostrato scarsa fantasia facendo ritornare il diabolico criminale proprio in concomitanza con il ritorno da una trasferta di Zagor (quella europea) esattamente come era ricomparso al ritorno da una trasferta precedente (quella sudamericana). Mi colpisce essere accusato di scarsa fantasia dopo trent’anni che scrivo storie, ma tant’è. A parte il fatto che la trasferta europea assomiglia di più a un’unica lunga avventura durata il tempo necessario per compiere una missione (cinque mesi), contro i quasi tre anni della trasferta sudamericana e dunque il paragone è un po’ bislacco, non sfuggirà a nessuno come il ritorno del Vampiro e quello di Mortimer, proposti in successione, facciano in realtà parte delle celebrazioni del sessantennale zagoriano. Si celebra l’anniversario appunto mettendo Zagor a confronto con un nemico nolittiano (Bela Rakosi) e uno non nolittiano (Mortimer) con una voluta simmetria.

Veniamo all’aggettivo “romantico”. Fra le protagoniste della vicenda ci sono anche le tre ragazze di Pleasant Point: Ellie May, Sara e Jenny. Quest’ultima, in particolare, viene messa in particolare evidenza, e non è la prima volta che succede. Già in alcune avventure del recente passato abbiamo assistito a un evidente innamoramento della fanciulla con le lentiggini verso Zagor. Il quale, ne “L’ultimo duello” comincia ad accorgersi della particolarità della ragazza. C’è dunque una sottotrama rosa che si sta dipanando. Non nego di essermici inoltrato con un po’ di timore, e per ora (che io sappia) sta piacendo più o meno a tutti. L’input mi è giunto lavorando con Stefano Voltolini al Maxi “Lungo il fiume”, uscito nel 2020 ma messo in cantiere a inizio del 2019. Mi ha colpito la caratterizzazione di Jenny data da Stefano: deliziosa senza essere la classica “bella” da pin up. 
 
Fino a quel momento, le ragazze di Pleasant Point (Ellie May, Sara e Jenny, appunto) costituivano più o meno un terzetto indistinguibile, come le Tre Grazie. Invece, davanti alla Jenny di Voltolini mi sono detto: se fossi Zagor, mi piacerebbe questa. La meno appariscente. Detto fatto, ho dato un ruolo a Jenny, separato dalle altre, nella storia “La figlia del mutante” che portavo avanti in contemporanea, e in una scena ho fatto leggere nella sua mente a Sophie Randall (appunto una telepate) il suo amore segreto per lo Spirito con la Scure. Da qui sono partite varie altre scene che confermavano l’attrazione di Sophie verso Zagor (nella storia “I sette vikinghi”, in “Provaci ancora Cico”) e il progressivo interessamento anche del nostro eroe. In estate ci sarà una storia, disegnata da Anna Lazzarini, in cui Jenny è assoluta protagonista. In seguito, vedremo un Color su di lei, disegnato da Mauro Laurenti (che per primo ha creato graficamente, su testi di Mauro Boselli, le ragazze di Pleasant Point, nella storia “Ladro di ombre”, del 1993).
 
 
 
Arriviamo all’aggettivo “inaspettata”. Perché questa storia dovrebbe essere inaspettata? Perché, secondo me, il finale (la sorte di Mortimer) non è facilmente prevedibile. Mi sembra (almeno, ci ho provato) che l’ultima mossa del genio del crimine sia abbastanza sorprendente (poi, ci sarà pure chi aveva capito tutto fin dalla prima scena all’inizio de “La diabolica trappola”, dove vengono anticipati indizi su come sarebbe andata a finire). Non svelo di che cosa si tratti nel caso in cui qualcuno di voi debba ancora leggere l’albo, ma diciamo che mi ha fatto piacere accontentare anche i detrattori del supercriminale.

Per finire, reputo che la chiave di lettura dell’intera storia sia nell’aggettivo “corale”. Infatti, come Zagor stesso dice a Mortimer, se lui è riuscito a sfuggire alla sua diabolica trappola è per merito di molti amici che lo hanno aiutato. Aiuto che lui però si è guadagnato con il suo comportamento altrettanto da amico nel corso degli anni. Se Mortimer è solo, orgogliosamente solitario, Zagor si è meritato di avere degli alleati, pronti a intervenire in suo favore. E con questa morale della favola, grazie dell’attenzione.



domenica 20 febbraio 2022

ZAGOR 60: IL DOCUFILM


Negli ultimi giorni del gennaio 2022, poco prima che la grande mostra "Bonelli Story" sugli ottanta anni della Casa editrice chiudesse i battenti negli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano (per spostarsi altrove), ho registrato in quella sede una lunga intervista sul sessantennale zagoriano e sul mio lavoro al servizio dello Spirito con la Scure  che dura da un trentennio.

I videomaker Mauro Vallanti e Sybil Casagrande, della Gatto Nudo Production, ne hanno tratto un vero e proprio docufilm di 34 minuti che potete vedere su YouTube, con questo link:


https://youtu.be/fQIdR9gBqUE


Un grazie a Mauro e a Sybil, persone squisite.


mercoledì 12 gennaio 2022

MORTIMER COLPISCE ANCORA


E' in edicola il n° 729 della Collana Zenith, corrispondente allo Zagor n° 678, datato gennaio 2022 (il primo Zagor dell'anno) e intitolato "Mortimer colpisce ancora". I testi sono miei, i disegni dei bravissimi Nando e Denisio Esposito, la copertina di Alessandro Piccinelli.  Si tratta della seconda puntata di una storia in tre albi, destinata dunque a concludersi con il numero di febbraio, il prossimo mese. Tireremo le somme ad avventura conclusa. Qualcosa si era già detto in occasione della prima parte, uscita in dicembre. Potete leggerlo qui:

https://morenoburattini.blogspot.com/2021/12/la-diabolica-trappola.html 

Il complotto del diabolico Mortimer si rivela insidiosissimo, Zagor rischia seriamente di finire impiccato per dei delitti che non ha commesso, Cico se la vede brutta, l'azione si interrompe sul più bello con i coinvolgimento delle tre ragazze di Pleasant Point... insomma, succedono un bel po' di cose.  Ringrazio i tanti (davvero più numerosi del solito) che mi hanno fatto giungere parole di apprezzamento.

Mi preme evidenziare la rubrica "I tamburi di Darkwood", che su quest'albo è davvero particolare. Non aggiungo altro. Vi assicuro che la commozione nello scriverla è stata tanta.




 

 

 

lunedì 10 gennaio 2022

MORENO BURATTINI A FUMETTI 2021

 

2021
 
Ritorno alla casa del terrore
Speciale Zagor n° 33
marzo 2021
160 tavole
disegni di Giorgio Sommacal e Stefano Voltolini 



 
 
 
Le storie di Molti Occhi
Zagor Più n° 1
Sergio Bonelli Editore  
maggio 2021
38 tavole
disegni di Stefano Voltolini
 


 




Corpo Speciale 
Zagor n° 671 di Zagor  
(Zenith 722)
Sergio Bonelli Editore   
giugno 2021
94 tavole 
disegni di Marco Verni.  


 
 




Provaci ancora, Cico
Cico Speciale n° 28
Sergio Bonelli Editore
Giugno 2021
128 tavole
Disegni di Stefano Voltolini, Marco Verni, Gaetano Cassaro 


 




La Fata dal pelo turchino
Annexia
collana Vintagerotika
primavera 2021
18 tavole
disegni di Franco Saudelli
 





Un uomo in fuga
Zagor Zenith 723 bis
Sergio Bonelli Editore
Luglio 2021
94 tavole
Disegni di Marcello Mangiantini


 



L'anatomista eretico
Cut-Up Publishing
luglio 2021
64 tavole
disegni di Davide Perconti
 



Il codice Ferrucci
Speciale Dampyr n° 17
Sergio Bonelli Editore 
Ottobre 2021
160 tavole
disegni di Fabrizio Russo 

 





La Divina Commedia secondo Cattivik
Astragalo
ottobre 2021
3 tavole inedite a raccordo di tre storie ristampate
disegni di Giorgio Sommacal


 





Il ponte minato
Tex a striscia (serie inedita)
in allegato con "Il Corriere della Sera"
autunno 2021
64 tavole
disegni di Rodolfo Torti



 


La squaw rapita
Associazione Amici di Zagor
ottobre 2021
10 tavole
Disegni di:
Walter Venturi
Antonio Lucchi
Bane Kerac
Marcello Mangiantini 
Marco Ghion
Mauro Laurenti
Antonello Becciu
Lola Airaghi
Tino Adamo
Alessandro Piccinelli






Il raduno dei trappers
Zagor Più n° 3
Sergio Bonelli Editore
Novembre 2021
30 tavole
disegni di Stefano Voltolini






La palude di Mo-Hi-La
Zagor Magazine 60 anni
Sergio Bonelli Editore
Novembre 2021
40 tavole
disegni Arturo Lozzi

 





Zagor e l' attacco notturno
Storia breve per "La Lettura"
Supplemento al Corriere della Sera
19 dicembre 2021
4 tavole
disegni di Michele Rubini







La diabolica trappola
Zagor n° 677/678/679
Zenith 728/729/730
Sergio Bonelli Editore
dicembre 2021-febbraio 2022
282 tavole
Disegni degli Esposito Bros







Stelle a Strisce
una tavola al mese su "Crucintarsi & Co."
disegni di James Hogg


La Bibbia secondo Burattini & Hogg
una vignetta al mese su "Il Vernacoliere"
disegni di James Hogg

Le grandi domande
vignette su "Il cruciverba"
disegni di James Hogg



MOLTI OCCHI E IL PONTE MINATO



Cerco di presentare sempre in questo piccolo spazio in Rete le mie storie a fumetti uscite in edicola (o distribuite in qualsiasi altro modo). Mi sembra un modo per lasciare una traccia a futura memoria (almeno finché la piattaforma che ospita “Freddo cane in questa palude” resisterà o una tempesta magnetica di origine cosmica non cancellerà tutti i contenuti di Internet). Nel corso del 2021, per dimenticanza, distrazione o mancanza di tempo non ho registrato la pubblicazione di due miei lavori, “Le storie Molti Occhi” (Zagor) e “Il ponte minato” (Tex). Provvedo adesso, così archiviamo la pratica.
 

LE STORIE DI MOLTI OCCHI

Nel maggio 2021 è uscito il primo numero di una nuova collana zagoriana, “Zagor Più”. Nuova quanto a formato, ma destinata a prendere il posto, dopo 41numeri, della serie degli “Zagor Maxi”. Nella rubrica “I tamburi di Darkwood” così ho presentato il cambiamento:

Vi segnalo il primo numero del nuovo corso dei Maxi Zagor. La gloriosa collana (in edicola da ben ventuno anni) proprio da questo maggio cambia nome in Zagor Più, passa da quadrimestrale a trimestrale, e  proporrà d’ora in poi storie complete in un formato più agile, di 192 pagine, diminuendo di prezzo.

Una più esaustiva spiegazione dei motivi dell’evoluzione l’ho fornita in un video che potete rintracciare e vedere sul sito Bonelli a questo link:

Sostanzialmente, il mercato (dicono) premia maggiormente le pubblicazioni più agili e meno costose rispetto ai malloppi più onerosi quanto a tempo di lettura e a prezzo. Del resto tutti gli editori adeguano i propri formati alle richieste del pubblico (per fare un esempio, anche Zagor a un certo punto è passato dagli albi a striscia a quelli giganti).

Parlando dei contenuti dello Zagor Più n° 1, ho scritto così sull’albo Zenith di maggio 2021:

Non cambierà però la formula dei “Racconti di Darkwood”, la cui quinta raccolta terrà a battesimo la nuova testata. “Le storie di Molti Occhi”, questo il titolo del primo Zagor Più, vede il simpatico stregone con gli occhiali protagonista di una drammatica avventura, nel corso della quale narrerà quattro vicende riguardanti il Re di Darkwood a un gruppo di giovanissimi pellerossa finiti nei guai insieme a lui. Come al solito, la “cornice” serve a introdurre storie brevi in cui vedremo alla prova sceneggiatori e disegnatori già noti e altri che fanno il loro debutto alle prese con lo Spirito con la Scure, rendendo omaggio alla sua leggenda.


Quindi, lo Zagor Più n° 1 ha proposto una nuova raccolta de “I Racconti di Darkwood”. Però, diminuendo la foliazione (da 282 tavole a 190), i racconti sono stati solo quattro (anziché cinque o sei) e la “cornice” ha dovuto essere giocoforza più limitata. Però, mi pare che la mia pur breve storia con Molti Occhi (38 tavole) sia funzionale e, a mio parere, divertente. Un plauso al disegnatore Stefano Voltolini, nuovo acquisto nella nostra scuderia ma già perfettamente a suo agio. Riguardo a Molti Occhi, ecco come ne ho parlato sul n° 15 della Collezione Storica di Repubblica, nella mia rubrica “Buoni e Cattivi”.

Quando Zagor si presenta agli indiani proponendosi come un inviato di Manito (un uomo, cioè, investito di una particolare missione e di una speciale protezione), l’eroe di Darkwood non confida nella credulità dei nativi americani, ma si appella alla loro particolare visione della natura, intesa come pervasa dal Grande Spirito, il quale più volte avrebbe inviato guide spirituali, profeti e grandi sakem al popolo rosso. Nolitta aveva comunque ben presente, nell’immaginare il suoi personaggio come ammantato da un’aura leggendaria, il modello dell’Uomo Mascherato. Quasi a voler smitizzare lo stesso espediente preso in prestito dal personaggio di Lee Falk, Nolitta fa entrare sulla scena un pellerossa che alla leggenda dello Spirito con la Scure non crede nemmeno un po’: il saggio e simpatico Molti Occhi. Si tratta di un errabondo stregone mohicano chiamato così perché porta gli occhiali, uno dei tanti oggetti della tecnologia dei bianchi da lui apprezzati, insieme al barometro o ai ferri chirurgici. Benché consapevole del fatto che Zagor sia soltanto un uomo, vedremo Molti Occhi aiutarlo in numerose occasioni a consolidare mito di personaggio protetto dalle divinità, organizzando con lui alcune delle sue più spettacolari “apparizioni” davanti capi e guerrieri della foresta.

 


 
IL PONTE MINATO

“Il ponte minato” non è una storia di Zagor, ma di Tex. Per la precisione, è la mia quarta storia di Aquila della Notte a venire pubblicata (ce ne sono altre in arrivo). Le prime tre sono storie brevi, di trentadue tavole, apparse su “Tex Color” (disegnate da Giuseppe Camuncoli, Michele Rubini e Raffaele Della Monica). Questa volta l’avventura è un po’ più lunga, 64 tavole, proposta però in sei albetti nel formato a striscia distribuiti in edicola con cadenza settimanale a partire dalla fine di ottobre 2021.

Nella rubrica “I tamburi di Darkwood” sullo Zagor del mese di novembre ho scritto così:

E’ iniziata da alcune settimane una nuova collana di “collaterali” da edicola del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, destinata a proporre la riproduzione anastatica (cioè fedele all’originale) delle strisce di Tex, a partire da “Il totem misterioso” che, nel 1948, segnò la prima apparizione del personaggio. Per le prime uscite, agli albetti d’epoca ne vengono aggiunti sei contenenti una storia inedita. Dato che è opera del sottoscritto (disegni di Rodolfo Torti, copertina di Marco Torricelli), mi fa piacere segnalarvela.

Mauro Boselli si è rivolto a me per sceneggiare “Il ponte minato” perché contava sulla mia esperienza con le strisce di Zagor, dato che per primo, nel 2018, avevo avuto l’idea di realizzare (realizzandola)  una nuova serie inedita in quel formato. In 64 tavole non si poteva certo raccontare una avventura epica ed epocale, ma i pareri dei lettori (almeno quelli che mi sono giunti, anche da parte di texiani di provata fede) sono stati sostanzialmente positivi. Io mi sono divertito, e Torti è stato un più che valido compagno di viaggio. Vedendo “Il ponte minato” accanto alle strisce anastatiche di Bonelli e Galep del 1948 vien fatto di pensare che anche io e Rodolfo avremmo dovuto procedere al ritmo di tre vignette in ogni striscia, ma sinceramente non volevamo falso un “falso”  che si confondesse con gli albetti dell’epoca, ma solo un omaggio (contemporaneo e di due autori contemporanei) a quel modo di raccontare.