sabato 6 novembre 2021

LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK

 
 
 
 

Moreno Burattini

Giorgio Sommacal
LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK
Edizioni Astragalo
88 pagine, 10 euro


Nel mio blog "Freddo cane in questa palude", una volta (nel 2916), ho parlato della trilogia"dantesca" di Cattivik realizzata negli anni Novanta da me e da Giorgio Sommacal, e ho scritto così: "Fra i tanti sogni nel cassetto ne ho uno che, per ora, non si è mai avverato: veder pubblicata in un unico albo la parodia della Divina Commedia pubblicata in tre parti su altrettanti albi di Cattivik ". Cliccando sul link qui sotto troverete anche il rimando a un saggio di Renato Pallavicini proprio sull'argomento.
 

In occasione del 700° anniversario della morte del Sommo Poeta, nel 2021, il desiderio si è avverato grazie alle edizioni Astragalo (in accordo con Silver/Mck) e a una mostra allestita al Forte di Bard, dedicata agli omaggi di fumettisti di tutto il mondo al poema del fiorentino, intitolata "Nel segno di Dante" (a cura di Bruno Testa e Paola Persello).

 
 

 
 
Si tratta di una edizione limitata (settecento copie, tante quanti gli anni dell'anniversario), con tre tavole realizzate ex novo da Sommacal su testi miei, a unire le storie originarie. Abbiamo presentato il volume proprio al Forte di Bard, nel crso di un incontro con il pubblicuto riuscito piuttosto divertente.

 
 
 
Rileggendo la trilogia mi pare che faccia molto ridere (grazie soprattutto alla strepitosa vis comics dei disegni di Giorgio) ma mi rendo conto di come all'epoca ci si potessero prendere molte più libertà di adesso. Oggi non si può più scherzare così serenamente.
 

Del resto, negli anni Novanta, oltre a scrivere storie per Cattivik, mi trovai anche a gestire le rubriche dell'albo che usciva mensilmente in edicola: mi inventai uno pseudonimo, Gustavo La Fogna, con cui rispondevo alle missive dei lettori e curavo rubriche come "Queste cose non si fanno" (in cui suggerivo scherzi terrificanti da fare agli amici, o forse ai nemici) e "Il dizionario degli insulti" (dove proponevo epiteti pittoreschi con cui insultare il prossimo - ovviamente in chiave spiritosa). Credo che oggi nessuna testata per ragazzi accetterebbe rubriche del genere. Ma erano altri tempi.
 
Di queste rubriche e della mia collaborazione con Cattivik ho scritto qui
 
 
e qui
 
 
Ne ho parlato anche in un illustratissimo video del mio canale YouTube:

https://youtu.be/Ay4r0kxdfD4

Nella foto d'epoca che vedete qui sotto, scattata nel 1992, vedete lo staff di Cattivik: da sinistra a destra  il sottoscritto, Giorgio Sommacal, Paolo Di Orazio, Massimo Bonfatti, Giacomo Michelon e Vincenzo Perrone.


Sul n° 16 di Cattivik, datato gennaio 1991, uscì la prima storia del malefico personaggio sceneggiata dal sottoscritto e illustrata da Giorgio Sommacal (con me nelle due foto che seguonbo) intitolata “Incontri ravvicinati”. In seguito, la nostra accoppiata si sarebbe riproposta per una ventina di storie e si interruppe solo perché io fui costretto a occuparmi di altri personaggi (Lupo Alberto e Zagor soprattutto). Va detto che inizialmente Giorgio scriveva da solo i propri testi, e lo faceva, in verità, parecchio bene; tuttavia, essendo necessaria una notevole e costante produzione di nuove storie, fu giocoforza per lui ricorrere all’aiuto di uno scrittore. 

 

Credo di poter dire che Giorgio si sia trovato particolarmente bene, nel collaborare con me, nonostante all’epoca fossi un giovane sceneggiatore alle prime armi. Immagino sia stato per questo che, all’inizio del 1992, mi parlò di un progetto che aveva nel cassetto. “Ho avuto l’idea per una storia, che però non riesco a far quagliare. Ecco i miei appunti: ce la fai a tirarne fuori qualcosa?”. Giorgio mi passò alcuni fogli con dei disegni abbozzati alla buona: mi resi conto che si trattava di spedire Cattivik nientemeno che all’Inferno. Mi parve una trovata magnifica: per un eroe dissacrante come il Genio del Male bonviano, quale miglior cimento che dissacrare il sacro poema? Cominciai a lavorarci su. Diedi struttura e consistenza al racconto, escogitai gag, battute e giochi di parole, sottoposi il tutto a Silver che approvò, e Sommacal si mise al lavoro. La storia, a cui venne dato il titolo di “Un’avventura infernale”, uscì sul n° 32 di Cattivik, datato maggio 1992.
 
 

 

Mi è stato chiesto perché abbia dato a Dante Alighieri le sembianze di un vecchio poeta scacciato da un ospizio. La risposta è questa: negli anni del liceo mi divertivo a mettere in parodia, con vignette e disegni destinati ad allietare (o tormentare) i miei compagni di classe, gli argomenti di studio. Una volta, in questi miei esercizi umoristici, mi capitò di ironizzare sul fatto che Ovidio e Dante, poeti su cui eravamo chiamati ad applicarci, fossero stati mandati in esilio: immaginai che il vero motivo della loro cacciata fosse l’insofferenza di chi li udiva declamare versi ad alta voce e a ogni piè sospinto. Mi pareva ovvio che, dopo aver sentito l’Alighieri recitare per l’ennesima volta i propri componimenti, i fiorentini esasperati avessero detto “basta” e spingendolo fuori dal portone. Memore di questa mia trovata di gioventù, trasformai Dante in un vecchietto messo al bando dai residenti della sua stessa casa di riposo, che non ne potevano più di udir ripetere endecasillabi a tutte le ore del giorno e della notte. Va detto che, nonostante ci scherzassi su, sono sempre stato (anche ai tempi di scuola, voglio dire) un cultore del Sommo Poeta. Durante i miei studi universitari (fatti a Firenze) ricordo un esame di filologia dantesca che mi entusiasmò. 
 

 
 
In seguito, ho riversato le mie conoscenze e il mio amore verso la Divina Commedia anche in una storia di Dampyr, un personaggio della Sergio Bonelli Editore creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo: lo Speciale n° 12 (2016) si intitola, non a caso, “La porta dell’inferno”. Grazie agli spettacolari disegni di Fabrizio Longo ho infatti precipitato il protagonista negli inferi danteschi. Ne parlo qui:
 
 
Un’avventura infernale” fu l’occasione per citare un’altra parodia dantesca, L’Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto (1949), ma anche per far vedere tra i dannati controfigure di alcuni celebri cattivi dei fumetti, come Stanislao Moulinsky (l’antagonista di Nick Carter, altra creatura di Bonvi), la Banda Bassotti e il terzetto dei Fratelli Dalton (nemici di Lucky Luke).

Un anno dopo, visto il successo del racconto realizzato con Sommacal, mi parve giusto proporre a Silver un viaggio in Paradiso. In questo caso, il pensionato Dante viene lasciato nella sua casa di riposo. Per capire certe battute, a distanza di anni, bisogna ricordare la canzone “Benvenuti in paradiso” di Antonello Venditti o rammentare quanto la pop star Madonna imperversasse nel 1993.

A questo punto, fatto trenta fu d’uopo fare trentuno: perché, mi chiesi, non completare la parodia delle tre cantiche dantesche? Con “Cattivik in Purgatorio”, datato 1994, si torna a fare più precisi e puntuali rimandi alla “Divina Commedia”, dato che il navigatore solitario che sbarca su un’isola oltre le Colonne d’Ercole si chiama Ulisse proprio in memoria del canto XXVI dell’Inferno, là dove si racconta la sorte del Re di Itaca partito all’esplorazione dell’”alto mare aperto”. L’Ulisse dantesco naufraga contro la “montagna bruna” del Purgatorio esattamente come il compagno di viaggio di Cattivik nella parodia mia e di Sommacal. Il riferimento è alle imprese di navigazione in solitaria di Ambrogio Fogar ma, soprattutto, di Giovanni Soldini che, per le sue imprese marinaresche, era, in quegli anni, sulla cresta dell’onda (se mi si perdona la battuta). Agli esegeti più attenti il compito di scoprire altre citazioni, allusioni, riferimenti. Le tre avventure oltretombali del Genio del Male vengono qui raccolte in un unico volume collocate nell’ordine logico del viaggio dantesco. Probabilmente, se Dante lo avesse potuto leggere si sarebbe oltremodo impermalito e, con ogni probabilità, avrebbe mandato me e Sommacal all’inferno.

venerdì 5 novembre 2021

ZAGOR IN AUDIOLIBRO

 


 
 
La notizia è che dal 5 novembre 2021 sono disponibili sulla piattaforma Storytel "La capanna nella palude" e "Cavalli bradi", due nuovi audiolibri di Zagor firmati dal sottscritto e letti da Dario Sansalone. 
 
 
Gli audiolibri zagoriani arrivano dunque a quattro (tre opera mia) e presto se ne aggiungeranno altri due (arrivando a sei). Non male, per un eroe dei fumetti. Quali sono i due precedenti, già usciti? E' vero, qui sul blog non ve ne ho parlato. Facciamo dunque un salto indietro.
 
Nella puntata dello scorso agosto della mia rubrica "I Tamburi di Darkwood", ospitata ogni mese su Zagor,  scrivevo così.
 
Dal 9 luglio è in distribuzione la versione letta dall’attore Dario Sansalone di “The Young Zagor”, il romanzo di Davide Morosinotto originariamente pubblicato su carta nel 2018. Partner della Sergio Bonelli Editore in questa avventura è Storytel, la prima piattaforma europea di audiolibri e podcast (con un catalogo che supera i centomila titoli). Se vi state chiedendo come sia possibile tradurre in suoni un fumetto di Zagor, provate a immaginare di poter ascoltare il racconto di una delle nostre storie mentre state guidando in autostrada, o siete impegnati in cucina o svolgete una attività manuale, come di solito si fa sentendo una trasmissione radiofonica (per non parlare dell’aiuto che gli audiolibri forniscono agli ipovedenti). “The Young Zagor”, peraltro, oltre che essere un romanzo molto avvincente, riveste una particolare importanza nella saga dello Spirito con la Scure perché racconta dell’adolescenza del nostro eroe e svela l’origine del suo nome e del suo grido di battaglia.  In maggio Storytel aveva già distribuito la lettura di “The Young Martin Mystére”, un romanzo di Pierdomenico Baccalario dedicato alla gioventù del Detective dell’Impossibile, mentre altri titoli giungeranno in seguito (anche zagoriani). Per ascoltare questi audiolibri basta scaricare l’app di Storytel.
 
Invece, sullo Zagor del mese di novembre aggiungo quel che potete leggere qui di seguito,
 
Dal giorno 11 ottobre è in distribuzione sulla piattaforma Storytel un nuovo audiolibro dedicato alle avventure dell’eroe di Darkwood! Ricorderete, forse, che in luglio venne messa on line la versione letta dall’attore Dario Sansalone di “The Young Zagor”, il romanzo di Davide Morosinotto pubblicato su carta nel 2018.  Adesso è la volta de “Le mura di Jericho”, una avventura “in prosa” dello Spirito con la Scure uscita originariamente a puntata negli anni Novanta sulla rivista “Darkwood Monitor”.  Si tratta di un mix di avventura, western, giallo, mistero e azione che potrete ascoltare grazie sempre a Sansalone.
 
Per saperne di più su "Le mura di Jericho"potete leggere qui.
C'è stata anche una seconda edizione rivista e corretta con l'aggiunta di due altri racconti. Ne parlo qui (esiste anche una edizione brasiliana).



Il racconto "Cavalli bradi" è comparso nell'antologia di miei racconti inquieti "Dall'altra parte".
Ne parlo qui.




Riguardo il mio (felice) rapporto con gli audiolibri, una volta ho scritto questo articolo.
 

Per promuovere "Le mura di Jericho" in versione audio ho realizzato un video pubblicato sul canale Youtube della Bonelli. Potete vederlo qui.

 
 

 
 
 

 Se volete giungere al sito della Storytel, ecco il link.
 
 
E con ciò, credo di avervi dato tutti gli elementi per valutare.
 
 
 

giovedì 4 novembre 2021

IL CODICE FERRUCCI

 


E' uscito in edicola il 21 ottobre 2021 lo Speciale Dampyr n° 17, intitolato "Il codice Ferrucci". I testi sono miei, i disegni di Fabrizio Russo, la copertina di Enea Riboldi. Si tratta della mia seconda storia di Harlan Draka dopo quella di un altro Speciale, "La porta dell'inferno", del 2016.  Di questo precedente ho parlato a qui.

http://morenoburattini.blogspot.com/2016/11/la-porta-dellinferno.html

Ne “La porta dell’inferno”, grazie ai bei disegni di Fabrizio Longo, avevo spedito Dampyr nella “città dolente” dantesca, facendogli attraversare tutti i cerchi infernali. Il racconto ebbe una certa eco, come dimostrano le foto, gli articoli e le recensioni che potete trovare qui.

http://morenoburattini.blogspot.com/2019/01/nel-profondo-dellinferno.html


 
 

 
A distanza di cinque anni, esortato da Mauro Boselli a scrivere un nuovo episodio dampyriano, ho proposto di riportare Harlan a Firenze e fargli incontrare di nuovo il professor Alessio Montanari, che aveva fatto da Virgilio al cacciatore di vampiri in giro per le bolge. Il nome Alessio Montanari ricorda da vicino quello di Alessandro Monti, storico fiorentino, che all’epoca de “La porta dell’inferno” mi aveva fatto da consulente, in nome della nostra vecchia amicizia, riguardo ai codici medievali, ai palinsesti, alle ricerche nelle biblioteche con i manoscritti più antichi. “Per ringraziarti dell’aiuto, darò il tuo nome (quasi) a un professore che si vede nell’albo”, gli avevo detto. E già che c’ero, ho passato al disegnatore qualche suo foto perché usasse anche la sua faccia. 
 

 
Non credevo, nel 2016, che Alessio Montanari si sarebbe rivisto sulle pagine di Dampyr. Invece, Alessandro Monti si è trasformato in un personaggio dei fumetti a tutto tondo. Parlo di “vecchia amicizia” perché Alessandro è stato uno dei fondatori della fanzine “Collezionare” su cui ho mosso i miei primi passi nel mondo del fumetto, ed è il coautore, con me e Francesco Manetti, del saggio su Zagor uscito come numero monografico di quella rivista, il primo vero testo critico sullo Spirito con la Scure. Ho raccontato tutto qui:

http://morenoburattini.blogspot.com/2010/12/quattro-amici-e-un-club.html


 
 
Avendo avuto da Mauro Boselli il benestare su un ritorno a Firenze di Dampyr, gli ho proposto allora un racconto legato alla figura di un personaggio storico a me molto caro: Francesco Ferrucci. Caro perché il generale commissario fiorentino morì il 3 agosto 1530 nella battaglia di Gavinana, paese della montagna pistoiese in cui, 432 anni dopo, sono nato io. 
 
 
 

 
Gli avvenimenti che precedono e seguono la battaglia di Gavinana sono assolutamente interessanti. I personaggi storici, la posta in gioco, gli atti di eroismo, le imprese avventurose, il presunto tradimento, le conseguenze sulle vicende future rendono la storia dell’Assedio di Firenze una trama talmente romanzesca che sarebbe perfetta per un kolossal cinematografico. Francesco Ferrucci combatteva in mezzo ai soldati, guidandoli personalmente all’attacco, dando coraggio ed incitandoli, trascinandoli come nessun altro mai, ed era per questo amatissimo dai suoi uomini. 
 

 
 
Non solo: era uno stratega di genio e riusciva, con poche truppe e pochi mezzi, a vincere battaglie perse sulla carta, battendo nemici dalle forze soverchianti. Per questo gli Imperiali di Carlo V lo temevano.



Nella battaglia di Gavinana si affrontarono tremilacinquecento soldati della Repubblica fiorentina di fronte a diecimila imperiali. La posta in gioco era la libertà di Firenze contro il ritorno dei Medici scacciati dalla città tre anni prima. Al comando delle truppe repubblicane, c’era appunto il Ferrucci, nel cui genio militare erano riposte le ultime speranze della città stretta d’assedio da quasi un anno. La battaglia durò un’intera giornata, tra i boschi di castagni subito a valle del borgo fortificato, attorno alle mura del castello, nelle vie del paese.  Durante i combattimenti, il comandante degli imperiali, Filiberto di Chalons, principe d’Orange, già capo dei lanzichenecchi durante il Sacco di Roma del 1527, si trovò improvvisamente isolato e cadde ucciso.  
 

 
 
Alla testa degli imperiali salì allora un mercenario del Regno di Napoli, Fabrizio Maramaldo, una vecchia conoscenza del Ferrucci, da cui era stato più volte umiliato e sconfitto. Ma anche Francesco Ferrucci, che combatteva corpo a corpo alla testa dei suoi uomini, restò colpito. Ricoverato ferito in una capanna, venne fatto trascinare nella piazza del paese, dove Maramaldo volle finirlo personalmente. “Vile, tu uccidi un uomo morto” (“tu dai a un morto”, secondo altre fonti) disse il Ferrucci. Da allora, “fare il Maramaldo” o “maramaldeggiare” significa infierire su chi non si può difendere. Senza il loro comandante, i fiorentini, a cui in un primo momento sembrò arridere la sorte, vennero travolti dal preponderante numero dei nemici e la battaglia si concluse con la loro disfatta.
 

 
 
Il caso vuole che Alessandro Monti, divenuto uno storico dopo l’esperienza di “Collezionare”, sia il massimo esperto vivente sui fatti di Gavinana e sulla vita del Ferrucci. Ha scritto numerosi libri, articoli, saggi sull’argomento. Più che il caso, sospetto che il fatto di essere venuto più volte ospite a casa mia sulla montagna pistoiese abbia suscitato in lui l’interesse per la materia. Quindi, riportarlo sulle pagine di Dampyr trattando dell’Assedio di Firenze era giusto e doveroso. E in questa seconda storia, in effetti, il professor Alessio Montanari si rivela risolutivo nel venire a capo di un enigma legato all’ultima lettera del Ferrucci, scritta (nella finzione romanzesca) nella capanna dove era stato ricoverato ferito. Scritta in codice, peraltro, perché (fatto storico) le lettere del capitano fiorentino erano cifrate. Proprio il Monti mi ha fatto avere la riproduzione fotografica del cifrario, custodito nell’Archivio di Stato a Firenze, con cui si possono decifrare le missive criptate. Il cifrario lo si vede anche nell’albo a fumetti. Alessandro ha fornito anche una costante consulenza durante la realizzazione della storia. Al di là della trama immaginaria legata ai vampiri e a un oggetto magico, il contesto storico è stato ricostruito piuttosto fedelmente. Ho fornito al bravo Fabrizio Russo tutta la documentazione possibile, che il disegnatore ha saputo ben utilizzare. Sono stati fatti riferimenti a tutta una serie di misteri reali: l’oscura missione di cui fu incaricato l’ambasciatore fiorentino Sacchetti presso il sultano a Costantinopoli, la scomparsa degli oggetti personali lasciati dal Ferrucci a Pisa, la morte di Giampaolo Orsini di cui si persero le tracce durante l’assedio di Perpignan. Reale è anche il furore religioso di molti fiorentini del periodo post-savonaroliano. 



Lo Speciale Dampyr è stato presentato il 30 ottobre a Gavinana, presenti le autorità e un folto pubblico. Il disegnatore Russo ha regalat due sue tavole al museo ferrucciano (attualmente in restauro e che vede il Monti nel comitato scientifico). Ho dedicato all’albo un video pubblicato sul mio canale YouTube. Lo potete vedere qui

https://youtu.be/UCps3i-z6XE

Una curiosità: nel 2015 è rimsta in cartellone a Gavinana, per ben sei mesi, una mostra organizzata dall'Ecomuseo e della Provincia di Pistoia, dedicata ai miei primi 25 anni di carriera. La locandina, realizzata da Walter Venturi, mostra Francesco Ferrucci e Zagor fianco a fianco. Ne ho parlato qui.


E poi qui.
 
 
 

 
 




martedì 19 ottobre 2021

THE WINNER IS

 

 

Che dire? 
Sono sempre molto emozionato quando mi attribuiscono un premio, e temo ogni volta di non essermelo meritato. Dato che, però, in trent'anni di attività in fondo un po' ne ho vinti, posso immaginare che almeno qualcuno abbia la sua ragion d'essere. Del resto, di solito i riconoscimenti vengono assegnati da giurie di qualità, per cui accetto il trofeo senza metterne in dubbio la competenza. 
E di assoluta qualità, senza tema di smentita, sono i giurati del Premio Coco, attribuito nell'ambito di Etna Comics (il nome del premio è legato infatti al celebre vignettista e illustratore catanse, di Biancavilla, Giuseppe Coco), capitanati dai giornalisti Alessandro Di Nocera e Riccardo Corbò. In fondo a questo pezzo troverete elencati i componenti della giuria, che hanno voluto assegnarmi il trofeo 2021 come miglior sceneggiatore italiano. La serata della premiazione è stata trasmessa il 18 ottobre, in diretta streaming, sulle pagine Facebook di Etna Comics e MegaNerd.it.

Mi fa molto piacere la motivazione del premio, che non è "alla carriera" (mi avrebbe comunque lusingato) ma fa riferimento a un mio lavoro molto recente, la minisere "Zagor Darkwod Novels" (2020), segno di come la qualità della produzione legata allo Spirito con la Scure si mantenga alta anche dopo sessant'anni di storie.

Ecco la motivazione per esteso.
 
Con trent’anni di carriera alle spalle, Moreno Burattini resta un esempio di professionalità e di creatività all’interno dell’industria fumettistica italiana. Senza adagiarsi sui comodi allori che potevano derivargli dalla cura di un personaggio storico come Zagor – di cui quest’anno ricorrono i sessant’anni editoriali – Burattini ha incominciato a esplorare, di recente, in maniera inedita il personaggio creato da Guido Nolitta/Sergio Bonelli e Gallieno Ferri, cogliendone aspetti che erano rimasti sottaciuti o inesplorati, seppure fossero ben presenti fin dai suoi esordi. In particolare, nella miniserie “Zagor: Darkwood Novels”, edita dalla Sergio Bonelli Editore, non solo ha puntato – con l’eccellente supporto grafico dei disegnatori Giovanni Freghieri, Anna Lazzarini, Max Bertolini, Massimo Pesce, Franco Saudelli, Lola Airaghi, Giovanni Talamo e Michele Rubini – a rinnovare le tematiche narrative e i concetti in cui il personaggio è immerso, prestando una particolare attenzione alla natura selvaggia e alla sessualità umana, ma ha anche sperimentato, senza rinnegare la tradizione, uno stile diverso, rispetto a quello tipico della serie storica regolare di cui Zagor è protagonista, nelle sceneggiature e nell’articolazione delle storie, riuscendo a infondere ulteriore dinamismo e appeal nella sequenzialità delle tavole.

Per questo motivo, il Premio Coco di Etna Comics, nella categoria “Miglior Sceneggiatore”, viene attribuito per il 2021 a Moreno Burattini.

Cliccando su questo link potrete scoprire anche i vincitori delle altre categorie e vedere il video della premiazione:

 
Questo l'articolo sul sito Bonelli, in cui si segnala anche il premio ricevuto dall'albo di Dylan Dog "Jenny", scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Davide Furnò.


Per divertimento vi segnalo un altro articolo di questo blog, "Ho vinto qualche cosa", risalente a qualche anno fa, in cui parlo di alcune premiazioni di cui sono stato protagonista, e vi mostro in foto alcuni ripiani degli scaffali presso la Bonelli con i trofei esposti per intimidire i collabratori in visita e fare a gara con Mauro Boselli per chi ne ha vinti di più (chi ce li ha più grossi), dopo che abbiamo ricevuto in coppia il Gran Guinigi a Lucca (premi Cartoomics, Romics, U Giancu, ANAFI, Fumo di China...).


Della giuria del Premio Coco fanno parte le redazioni delle testate online MegaNerd.it, Comicus.it, N3rdcore.it, assieme ai centri culturali WoW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano, Centro Fumetto “Andrea Pazienza” e Fumettomania Factory. Partecipano Elisabetta Sedda (curatrice editoriale di Planeta DeAgostini); Francesca Di Transo, animatrice della Galleria HDE di Napoli; Filomena Avagliano, psicologa e sessuologa, tutor DSA, attivista e militante femminista, studiosa di gender culture; Cristina Zagaria (giornalista e redattrice de “la Repubblica”); Diego Del Pozzo (giornalista de “Il Mattino”, vicedirettore de “Il Crivello” e docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli); Vittorio Eboli e Gabriele Lippi (giornalisti di Sky TG24 e gestori della pagina Facebook “Fumettopolis”); Rosario Pellecchia (anchorman di Radio 105, musicista e scrittore); Gianmaria Tammaro (giornalista de “La Stampa”, “Wired”, “Dagospia” e “The Guardian”)










 

sabato 9 ottobre 2021

IL CRITICATUTTO

 

 


 

Il Criticatutto era un personaggio interpretato da Ezio Greggio nel programma TV "Drive In", negli anni Ottanta. Oggi, pare interpretato da una pletora di figuri costantemente on line che si direbbe non abbiano altro scopo nella vita del parlare male dei fumetti, degli autori, delle Case editrici, lamentandosi di tutto e contestando qualunque iniziativa. Io, che fortunatamente ho altro da fare, non li seguo se non per sentito dire e ogni volta resto basito di fronte alla monomaniaca volontà distruttiva di cui mi giungono continuamente testimonianze.

Qualche giorno fa, per la precisione il 1° ottobre 2021, ho pubblicato sulla mia pagina Facebook (la trovate come Moreno "Zagor" Burattini) lo screenshot di un tweet da poco apparso sul profilo Twitter dell'utente Daniele Rainoldi. Lo vedete  riprodotto in apertura di post, sopra il titolo. In questa sede mi limiterò a riproporre il tweet (che sostanzialmentre pone una domanda che mi chiedo anche io) e i commenti che sono seguiti.


Daniele Rainoldi


Mi chiedo se anche per la musica o le pubblicazioni di libri esistano, come per i fumetti, canali Youtube e pagine Facebook dove tizi ne parlano continuamente male. Questa cosa mi dta cominciando a stancare.



Gianluca Pasquinelli
È uno spaccato del mondo odierno. La possibilità di essere sempre connessi, il proliferare e l'accesso generalizzato a svariati strumenti di comunicazione, l'uso eccessivo dei social, tutto ciò ha portato a veicolare contrapposizione, polemica, critica ed intolleranza. Spesso fini a sé stesse. Ne hanno fatto le spese l'informazione, l'interazione, la passione, la conoscenza e molte altre cose ancora. Vi è un degrado umano, morale, culturale e ideologico che si ripercuote dappertutto. Ed il mondo delle "nuvole parlanti" patisce anch'esso. Serve non arrendersi, non mettersi sullo stesso piano e testimoniare ognuno tenacemente in modo completamente difforme. Fortunatamente dove c'è il "male" esiste sempre anche il "bene".


Luca Fadda
Una piccola testimonianza dal mondo dei libri: non è che ne parlano male, li distruggono, tutti. Contestano le virgole, contano gli spazi e gli interlinea, leggono tra le righe e ce n'è pure per i colori delle copertine. Tutte le critiche di solito vengono da autori emergenti, esordienti o non ancora pubblicati, che si sentono defraudati da quello scrittore famoso che ha venduto 100.000 copie senza meritarlo per niente.
Fine testimonianza.
PS: io non sono (più) un autore, mi sono disintossicato.


Andrea Evangelista
Io credo che la grande discriminante sia la serialità del fumetto Bonelli rispetto alla irregolarità di uscite come libri o nuove canzoni. Questo induce a mio parere un senso di appartenenza con il personaggio e con la comunità che lo segue. Per cui Zagor, Tex, DD, ecc. fanno parte della nostra famiglia, della nostra quotidianità e ci piace parlarne in forum, gruppi ecc. E come in tutte le comunità ci sta che non di vada sempre d'accordo e, purtroppo, si notano di più gli urlatori rispetto a chi usa toni più pacati e concilianti.

Mirko Ciapponi
Su Zagor ne ho lette di tutti i colori,tutti editori, sceneggiatori e disegnatori professionisti sui social, e il bello e' che questi tuttologi ripetono sempre le stesse cose all'infinito,ad esempio devono ripetere 400 volte al giorno che la tua storia di Hellingen e' brutta, ormai evito di leggere troppi commenti altrui e mi godo la lettura del mio fumetto preferito.

William Protti
Mi piacerebbe che comprassero in tanti i miei libri e ne parlassero male... almeno farei contento l'editore!
Effettivamente la critica fine a sé stessa è stancante. Una storia che non piace a cento persone magari piace ad altre tremila. Quando leggo una storia mi immedesimo nel personaggio, ma cerco anche di capire il perché delle scelte di uno sceneggiatore e comunque sono sempre per una critica costruttiva, accompagnata da semplici suggerimenti.

Innocenzo Bagnolesi
Ci sono anche quelli che su YouTube vanno a mettere il pollice verso sulle canzoni che non li piacciono. Ma se non ti piace che ci vai a fare su quella pagina?

Antonio Moro
Io sono iscritto a decine d gruppi (da star wars a Star Trek, a ritorno al futuro, a music, a cosplay, astronomia, cartoni animati, vari gruppi d collezionismo, partiti politici ecc ecc. L'unico gruppo in cui nn c sono critiche o polemica è quello dei fan d "Frankenstein junior"

Ivo Tonetto
Sinceramente io non guardo più video recensioni, dicono sempre le stesse cose e la maggior parte delle volte dicono delle belinate, espongono le loro opinioni che valgono come quelle di mille altre persone ma le vogliono fare passare come il " verbo " , signori ma lo vogliamo capire che i giudizi sui i fumetti, come in tutte le forme d'arte, sono condizionati dai propri gusti personali! E che nessuno ha la verità in tasca e ognuno la pensa a modo suo! D'altronde anche il vecchio Clint Eastwood in un suo film una volta disse " le opinioni sono come le palle, ognuno ha le sue " ...più chiaro di così...

Francesco Spreafico
Ovviamente sì. Esistono per qualsiasi cosa.

Sasa Ste
Come detto tempo fa.internet esalta tutto e tutti professori bisognosi di sfogare frustrazione e chi sa cos'altro che non si può nella vita quotidiana.Basta ignorare e saltare commenti del genere o non fare caso.Anche se sono troppi. Voglio sentirmi bambino e x mezz'ora dimenticare questo mondo problematico.Quindi vado per la mia strada e semplicemente ignoro i commenti del genere.


Omar Magnani
Stanca anche me. Poi ovviamente ognuno ha diritto a dire la sua e si rischia anche di generare l'effetto contrario (cioè la semplice espressione di una critica additata come espressione di 'odio seriale on line'). Certo che però la cosa sta assumendo proporzioni preoccupanti soprattutto se riflettiamo sul fatto che c'è gente che occupa il proprio tempo libero denigrando in manieria sistematica qualcosa o qualcuno.

Francesco Pasquali
Temo di sì.

Guido Ferrino
Certo che sì, il masochismo dilaga.


Antonio Sforza
gente vecchia invecchiata male

Luigi Scafuto
Magari non esistono, ma se esistessero....

Andrea Iachini
Esistono anche quelli. Eccome.

Stefano Saiani
No non credo....



sabato 18 settembre 2021

IL MIO LIBRO PIU' BELLO

 

Ho perso il conto di quanti libri ho scritto e pubblicato, ma c'è un tasto qui sopra, sotto il titolo del blog, che rimanda (se ci cliccate) a un elenco. Se però mi domandate qual è il mio più bello, risponderò con certezza: "Mi ritiro per delirare", da poco pubblicato da Cut-Up. Ne vedete qui sopra la strepitosa copertina di Massimo Bonfatti, che vale da sola il prezzo d'acquisto del volume, al pari dell'esilarante prefazione di Gianni Fantoni (un grazie a tutti a due questi amici).  

Il libro è già stato presentato in anteprima in luglio nel corso di Riminicomix, ma giunge in distribuzione in libreria e sulle piattaforme on line soltanto adesso, in settembre. Ecco la foto del momento in cui, appunto a Rimini, ho avuto in mano la prima copia. Foto che rende bene l'idea del contenuto del volume.


Contenuto di cui ho letto degli estratti, cercando di strappare un sorriso, in questo video pubblicato sul mio canale YouTube (cliccate per vederlo - mi pare divertete).

https://youtu.be/JDE88vZtS-U

Qui sotto una foto del libro in mano ad Alfredo Castelli, che sembra esserne divertito (e il BVZA si è detto d'accordo a che si usasse la sua immagine per fare da testimonial),


Ecco il testo con cui la Casa editrice Cut-Up cerca di imbonire gli acquirenti esitanti:

Aforismi, battute, facezie, giochi di parole, riflessioni sarcastiche o poetiche, frutto della penna corrosiva e dello sguardo controcorrente di uno dei più noti sceneggiatori italiani di fumetti.
Frasi a effetto, brevissime e fulminanti, divise per argomento come in un dizionario universale, da leggere tutti insieme o saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione. Senza necessariamente dover essere d'accordo.
L’antologia riunisce il meglio delle precedenti raccolte e più di 1500 aforismi inediti, scelti tra le migliaia pubblicati dall’autore sul suo seguitissimo account Twitter.

 



Nel caso voleste smettere di esitare e procedere all'acquisto, Cut Up fa spedizioni gratuite (mi dicono) ed ecco come procedere all'ordine (cliccare):

https://cut-up-publishing.ecwid.com/MI-RITIRO-PER-DELIRARE-Dalla-A-di-Aforismi-alla-Z-di-Zagor-di-Moreno-Burattini-SPEDIZIONE-GRATUITA-p368910859

Qui di seguito la mia dotta (ma spero comunqie godibile) introduzione.


IL SENSO DELLA FRASE
di Moreno Burattini


Non ho un millesimo del talento che aveva Andrea G. Pinketts come scrittore,  perciò non provo neppure a imitarlo. Lui, in verità, avrebbe potuto benissimo sceneggiare fumetti, rubando il mestiere a me, e infatti esiste da qualche parte l’abbozzo di un soggetto per una storia di Zagor che una volta iniziammo a scrivere insieme (faceva visita spesso alla redazione Bonelli, in via Buonarroti). Però, forse, ho qualcosa, in centesima parte, di un suo peculiare talento: il senso della frase. “Il senso della frase”, del resto, è un suo romanzo, uscito nel 1995. Una miniera di aforismi. Pinketts, che purtroppo se ne è andato nel 2018, spiegava così quel titolo:

Non so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il "senso della frase". Il senso della frase è Privilegio poiché, se lo possiedi, permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata. Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore.


Ho sempre idolatrato gli scrittori con il senso della frase. Oscar Wilde, per esempio, di cui sono stati pubblicati libri di aforismi mai scritti, semplicemente estrapolati dai suoi racconti o dalle sue commedie. Fin da giovanissimo, mi sono appuntato sui dei quaderni le frasi che più mi folgoravano, in cui mi imbattevo leggendo. L’ho fatto prima ancora di scoprire che esistevano gli aforismi scritti proprio come tali, e che costituivano un vero e proprio genere letterario.  Nel 1994, i Meridiani Mondadori hanno addirittura dato alle stampe una antologia in due volumi “Scrittori italiani di aforismi”, curata da Gino Ruozzi, comprendente cinquanta autori distribuiti su oltre seicento anni di storia, da Taddeo Alderotti (1223-1295) a Pietro Ellero (1833-1933). Il principale motivo per cui ho pubblicato alcune raccolte di aforismi miei (questa che avete in mano è la terza) è, lo avrete capito, la segreta speranza di entrare a far parte dell’aggiornamento di quei due Meridiani, nella parte che va dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri, anni in cui gli aforisti hanno imperversato. 

Fra tutti gli autori contemporanei citerò Gesualdo Bufalino (1920-1996), il quale diceva: “un aforisma ben fatto sta in otto parole”. Contate quelle di questa frase, sono appunto otto. Non ne servono molte di più per colpire immediatamente nel segno con maggior efficacia di qualunque lungo discorso. Del resto, “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”, aggiungeva l’austriaco Karl Kraus (1874-1936), altro nume tutelare di tutti gli aforisti. Si parva licet componere magnis, mi permetto di suggerire, però, un perfezionamento della frase di Bufalino: un buon aforisma sta in sette parole. Ecco: contate pure queste, prego.

Ho parlato di due mie antologie precedenti a questa. La prima è uscita nel 2015 con il titolo “Utili sputi di riflessione”, edita da Allagalla. Il buon successo di quell’iniziativa mi ha convinto a riprovarci nel 2017 con una seconda silloge, intitolata “Sarò bre”, della stessa casa editrice. Questa terza raccolta, pubblicata invece da Cut-Up Publishing, presenta il meglio delle prime due, raddoppiando la proposta con una gran quantità di aforismi nuovi, apparsi originariamente su Twitter, un social che ben si presta, basato com’è su un ridotto numero di caratteri a disposizione, a permettere agli utenti di esibire il loro “senso della frase”.

In Rete le mie riflessioni, facezie, arguzie e stupidaggini hanno finito per radunare un piccolo pubblico che le apprezza e addirittura le attende o le va a cercare. Tutto ciò che scrivo va innanzitutto considerato una provocazione, un pungolo, e non propugno tesi o verità rivelate. Anzi, sono gradite le contraddizioni, perché dai contrasti nascono i dibattiti. Mi piace l’idea che da un concetto, talvolta paradossale, si possano trarre lunghe riflessioni. Talvolta i miei aforismi riescono a mettere a nudo la mia anima, anzi, in certi casi la scarnificano. Del resto si sa che Arlecchino si confessò burlando. Mi diverte, anzi, dipingermi peggio di come sono per la soddisfazione di sentirmi dire: “ma no, non è vero che sei così”. E che delusione quando non me lo dicono e temo di essere così davvero. Poiché ai buffoni si perdona tutto, anche le parolacce, mi sono permesso di usarne qualcuna a scopo ludico: tenete però il libro fuori portata dai bambini, mi raccomando. In ogni caso, come scrisse Stan Laurel in una sua poesia: God bless all clowns, Dio benedica i clown. Non è obbligatorio pensarla come me su Dio, Patria e Famiglia per apprezzarne la mia presa in giro, che fa parte degli stilemi del genere. Del resto neppure io la penso come me. Talvolta si tratta di riflessioni riguardanti temi importanti, altre volte di ignobili facezie: fa parte del mio carattere, alternare i registri. Del resto, la vita stessa offre ai nostri sguardi aspetti sublimi e altri triviali. Mi illudo però che anche dalla battuta da caserma si possa trarre, sforzandosi, un qualche motivo di riflessione in grado di elevare chi è così bravo da coglierlo. In ogni caso, gli aforismi sono una forma d’arte paragonabile alla poesia: ogni singola parola ha un peso e il loro significato va incredibilmente al di là delle dimensioni del testo con cui lo si esprime.

Permettetemi, per finire, di fingermi dotto e dimostrare che ho fatto il classico. Le parole “aforisma” e “orizzonte” hanno la medesima etimologia. Derivano infatti dal verbo greco horíz?, “separo”. Apó e horíz? significano “separo da” ma anche “circoscrivo” e dunque aphorismós  vale come “definizione”. L’orizzonte è ciò che lo sguardo circoscrive separandolo dal tutto, e l’aforisma è ciò che poche parole possono contenere in uno spazio limitato. Il primo a usare la parola “aforisma” fu Dante, nel Convivio e nel Paradiso, dove scrive: “Chi dietro a iura e chi ad amforismi / sen giva, e chi seguendo sacerdozio”. Vale a dire: c’è chi studia legge, chi medicina e chi si fa prete. Gli “amforismi” sono dunque precetti medici. Quelli di Ippocrate, senza dubbio, i cui detti e le cui sentenze venivano tramandate da secoli come base della scienza medica. Ma anche quelli di Taddeo Alderotti, contemporaneo dell’Alighieri, che abbiamo già citato: si tratta dell’autore di un “libello per conservare la sanità del corpo”, scritto in volgare. Per dare un esempio, ecco cosa raccomanda l’Alderotti: “quando ti levi la mattina de letto distenderai le tue membra, perché la natura ne prende conforto, e il naturale caldo se ne conforta e fortifica le membra”. Insomma, appena alzati bisogna fare stretching . Da questo tipo di aforismi, si passa gradatamente a quelli delle epoche successive che prima propongono massime religiose, poi morali. Dai consigli per la salute a quelli per lo spirito. In ogni caso, “medicina per l’uomo, questa è l’essenza dell’aforisma”, scrive Giuseppe Pontiggia. A partire dalla seconda metà del Seicento, per merito dei francesi, gli aforismi cominciano a diventare anche spiritosi. Meno male, perché tra il serio e il faceto, preferisco il faceto.



mercoledì 8 settembre 2021

L'ULTIMO CON IL CINQUE

 

Ieri, 7 settembre 2021, ho compiuto 59 anni. E' il mio ultimo compleanno con il 5 davanti. Il prossino, quello del sessantennale, dovrà essere a colori o con un gadget allegato. Quello che vedete qui sopra è il disegno che ha realizzato per l'occasione, di propria iniziativa e sorprendendomi, Alessandro Piccinelli. Sono stati tanti i messaggi di auguri che ho ricevuto, e vi ringrazio uno per uno.


Questo qui sopra è uno dei tanti, pubblicato su Facebook dall'amico Nando Esposito (è un privilegio lavorare con colleghi simili, credetemi). Ho cercato di fare un bilancio della mia vita e, tutto sommato, aggiustando un po' le cose, perfino barando, fra luci e ombre, è venuto fuori un conto in positivo. Vedremo come andrà nei prossimi trent'anni. Mi viene da pensare che alla mia età mio padre era già in pensione, e io dovrò invece tirare la carretta fino al 2030 (dice l'INPS). Farò del mio meglio. Senza dubbio scrivere è un mestiere che si fa sempre più complicato e con poche prospettive, dato che presuppone gente che legge, cioè una razza in via di estinzione: pur di non leggere c'è chi ascolta un'ora di sproloqui da uno che parla su YouTube, e io stesso sono diventato youtuber per legittima difesa (scoprendo con mia grande sorpresa di essere più seguito quando parlo che quando scrivo). 


 

Proprio in questi giorni, dovendo preprarare un articolo, ho rispolverato una vecchia intervista a Sergio Bonelli apparsa nel 1990 sullo Speciale Zagor della fanzine Collezionare (pubblicazione in cui, come forse sapete, ci fu il mio zampino).  Interrogato sul perché a un certo punto la firma di Nolitta smise di comparire sugli albi dello Spirito con la Scure (l'abbandono avvenne nel 1980), Bonelli risponde: "Io scrivevo le mie storie quasi sempre di notte, il sabato o la domenica, senza mai rinunciare però a guardare con un occhio la televisione, e mio padre era fra i primi a non capire come facessi. Io dico che lassù Qualcuno mi ama perché se sono riuscito a fare qualcosa di buono è stato anche un po’ casualmente: non ho mai avuto il tempo di pianificare bene le cose, e tutto è nato di slancio, sull’onda del mio divertimento nello  scrivere, nel fare gli schizzi per le sceneggiature. Certe decisioni sono state dettate dal momento: mi ritengo fortunato di essere riuscito a fare una montagna di cose insieme. C’è stato un periodo in cui sceneggiavo contemporaneamente Zagor, Mister No e Tex, lavorando soltanto di domenica e scrivendo perfino trenta pagine al giorno, stracciando solamente un foglio di tanto in tanto. La mia grande fortuna è stata che anche il pubblico, intuendo il mio divertimento, si divertiva anche lui. Io sono uno sceneggiatore solo per caso, il mio vero mestiere è un altro, l'editore. Negli ultimi anni abbiamo aumentato la produzione, pubblichiamo diverse testate in più, c’è un maggior impegno nei rapporti con gli autori e questo mi obbliga a una maggiore attenzione, a un maggior controllo. Ogni tanto la mia vocazione di sceneggiatore torna a farsi sentire e allora scrivo qualche storia di Mister No. Però, mentre negli anni ‘prolifici’ la sera non ero poi così stanco e la domenica neanche, adesso invece dopo una giornata di lavoro non ho troppa voglia di dedicarmi alle sceneggiature, e se lo faccio mi riescono male. Le mie ultime esperienze di editore (Dylan Dog, Martin Mystère, Nick Raider) mi hanno insegnato che il fumetto come lo intendevo io ha fatto il suo tempo. Oggi c’è un modo di sceneggiare diverso, le storie sono più complicate e richiedono una complicità maggiore con il lettore". Quest'ultima frase la intendo così: adesso dobbiamo convncere il lettore a seguirci con molta più fatica, motivandolo a ogni passo - o lui non ti segue.

Ecco, si parva licet componere magnis (e se posso nel mio piccolo paragonarmi a Nolitta), capita sempre più spesso anche a me di pensare a stessa cosa: prima era più facile scrivere per divertimento, oggi tutto viene così tanto criticato e i lettori sono sempre meno complici, che la leggerezza con cui un tempo venivano fuori cose spontaneee e belle è solo un ricordo. Per dirla con Sergio "il fumetto come lo intendevo io ha fatto il suo tempo". Ma, naturalmente, di fronte alla sfida dei tempi (e dei lettori) che cambiano non ci si può tirare indietro. E' tutto più difficile, ma appunto per questo andare avanti è entusiasmante. I progetti ci sono, le idee non mancano, sul fiato ci si può ancora lavorare. E so di poter contare sulla complicità di parecchia gente, grazie a Dio o chi per lui.


lunedì 16 agosto 2021

UN UOMO IN FUGA

 
 

 
E' uscito, nel corso del mese di luglio 2021, l'albo di Zagor cui vedete qui sopra la bella copertina di Alessandro Piccinelli, "Un uomo in fuga". In costolina compare la dicitura "723 bis", trattandosi di una sorta di un numero extra, o fuori serie, della Collana Zenith. Ricordo, molti anni fa, che anche Martin Mystère ebbe dei numeri "bis", ma erano caratterizzati da un numero di pagine maggiore rispetto a quelli della serie regolare. Nel caso di "Un uomo in fuga", invece, le pagine sono le tradizionali 94 di un albo Zenith, proposte però come racconto autoconclusivo (mentre gli albi Zenith sono per lo più puntate di una narrazione più lunga). I testi sono miei, i disegni di Marcello Mangiantini (in una delle sue prove migliori). 
 
Il senso della pubblicazione (come ho spiegato nella mia presentazione a pagina 4) è quello di offrire una opportunità in più di lettura agli interessati, durante il periodo delle vacanze, in cui si ha più tempo per leggere e c'è più gente (si spera) che va a curiosare in edicola. Ho usato il termine "interessati" perché mi pare ovvio che quelli a cui la proposta non inteteressa possono benissimo ignorarla, lasciandola agli altri (cosa che comunque vale in generale per qualunque pubblicazione). In ogni caso, quello dei numeri speciali o dei supplementi estivi delle testate di ogni tipo (non solo dei fumetti) è  una tradizione molta diffusa, una consuetudine. L'esperimento dei "bis" ha riguardato altre collane della Bonelli, non soltanto Zagor.
 

Mi sono state segnalate le perplessità di alcuni collezionisti riguardo alla collocazione negli scaffali del nostro albo (tra quelli della serie regolare o tra gli speciali?) e c'è perfino chi si sente infastidito dalla scritta "bis" in costolina. Dove collocarlo, dunque? Per fortuna, mi sembra un problema da non perderci il sonno: ognuno faccia come gli pare. In ogni caso, personalmente ho posizionato il 723 bis tra il 723 e il 724 e la minuscola dicitutura "bis" in costolina non mi dà alcun disturbo. Però, se ci sono quelli che se ne sentono turbati, possono mettere l'albo fuori dalla sequenza ordinaria, e quindi tra i numeri extra, gli speciali e gli albetti celebrativi: ce ne sono parecchi, da qualche parte li terrete, dunque metteteci anche questo.
 
Nella rubrica "I tamburi di Darkwood" (che ripropongo qui sotto per completezza e comodità) ho segnalato la scelta di dedicare il "bis" a una storia del tutto particolare, che rendesse "speciale" la pubblicazione (del resto, lo stesso Nolitta osò uscire dal seminato con il primo albo estivo fuori serie della Bonelli, quel "Cico Story" dell'estate 1979 da cui sono nate tutte le pubblicazioni extra proposte in seguito). Ho aspettato un mese prima di dedicare un articolo a "Un uomo in fuga" proprio per non fare spoiler sul racconto, che prevede un finale a sorpresa, oltre che il ritorno di un personaggio di cui in tanti mi hanno chiesto appunto la ricomparsa sulle scene. Anche adesso, comunque, preferisco non dir nulla in proposito, rimandandovi alla recensione del blog "Zagor e altro" che, invece, si dilunga (spoilerando) proprio sulle particolarità della trama.
 

Mi fa piacere leggere che il recensore comincia così: "bello, bello, bello! Davvero bello questo albo speciale, bello come dovrebbero essere tutti gli albi a fumetti che si propongono al pubblico come numeri unici”. Grazie per gli apprezzamenti (io e Marcello ne abbiamo ricevuti tanti) ed ecco la presentazione apparsa sull'albo
 
 
I TAMBURI DI DARKWOOD
Zagor bis Luglio 2021


Amici zagoriani,
nel giugno del 1979 Sergio Bonelli mandò in edicola un supplemento al n°218 della Collana Zenith, quella su cui uscivano (e ancora escono) le avventure di Zagor: si trattava di un albo fuori serie intitolato “Cico Story”, tutto dedicato al messicano compagno d’avventure dello Spirito con la Scure, da lui sceneggiato con lo pseudonimo di Guido Nolitta e illustrato da Gallieno Ferri. Bonelli intendeva dar sfogo alla sua vena umoristica, già dimostrata nelle tante gag inserire nelle storie del Re di Darkwood negli albi regolari, ma anche verificare come sarebbe stata accolta dal pubblico la proposta di una pubblicazione extra destinata ai vacanzieri, in pratica una lettura “da ombrellone” (o all’ombra di qualunque altra cosa l’acquirente desideroso di relax avesse voluto piazzarsi a leggere). 
Il successo fu tale che per quattro anni, fino al 1983, Nolitta e Ferri si presentarono puntuali in edicola all’inizio di ogni estate. Nel 1984, poi, il testimone dell’albo speciale estivo fu raccolto da Martin Mystère e da lì in poi le pubblicazioni extra da leggersi al riparto dal solleone si moltiplicarono fino a diventare una tradizione delle testate bonelliane. Nel 1987 ci fu il primo Speciale Dog, nel 1988 iniziarono gli Speciali Zagor, nel 1989 fu il turno di Nick Raider e così via.  
A pensarci bene, però, gli editori di tutto il mondo hanno sempre cercato di offrire ai propri lettori dei supplementi in occasione dei giorni di festa, quando si ha più tempo da dedicare alla lettura: i quotidiani americani, per esempio, offrivano già alla fine dell’Ottocento un extra domenicale riservato ai fumetti. Lo Zagor Bis che avete fra le mani si inserisce appunto in questa scia con l’intento di mettere a vostra disposizione una dose suppletiva di avventure, nel caso la gradiate per farvi compagnia. Si tratta di un “bis” della Collana Zenith che però non si inserisce nella continuity della saga (nella serie regolare Zagor sta per imbarcarsi alla volta dell’Europa, per combattere il vampiro Rakosi) e costituisce un episodio a sé, autoconclusivo. Però, dato che già Guido Nolitta, con “Cico Story”, si era concesso la libertà di uscire fuori dai canoni e di proporre qualcosa di davvero speciale, anche noi abbiamo voluto proporvi un albo extra un po’ particolare. 
Preparatevi a una avventura insolita (fin dalla prima pagina), che si ricollega a una avventura del passato offrendo però un doveroso riassunto (visto che i vacanzieri non sono tenuti a essere lettori dell’intera epopea zagoriana) in modo che ci si possa facilmente raccapezzare: tutti capiranno tutto. Per sperimentare qualcosa di diverso, approfittando del fatto di trovarci “fuori serie”, anche la narrazione prevede tre piani temporali diversi incastrati fra di loro in una narrazione serrata, con l’intento di condurvi a un finale sorprendente (almeno nelle intenzioni). Fa ritorno un personaggio, apparso per la prima volta in un albo del 2016 intitolato “Non umani”, di cui in molti hanno chiesto la ricomparsa anche perché, effettivamente, il finale di quell’avventura era rimasto aperto.