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Oltre a me e Brindisi, a Brindisi ci saranno anche altri illustri ospiti (anzi, saranno tutti assai più illustri di me), come Alfredo Castelli (sposato a una pugliese) e Angelo Stano (pugliese). Ci saranno anche alcuni bonelliani di Puglia, tra cui gli acclamati zagoriani (e martinmysteriani) Esposito Bros, che vede più sotto in una foto storica di Joe Zattere. In attesa di fare un resoconto a evento avvenuto, corredato con qualche foto rubata anche dietro le quinte, mi limito a pubblicare il comunicato stampa che ho appena ricevuto.

L'AUDACE BONELLI A BRINDISI, GLI OSPITI
Pochi giorni all'inaugurazione de L'AUDACE BONELLI - L'avventura del fumetto italiano a BRINDISI, nella prestigiosa location di Bastione San Giacomo, dal 28 gennaio al 17 aprile 2011!
Tra gli ospiti presenti all'INAUGURAZIONE della mostra, che si terrà giovedì 27 alle 18:00 a BASTIONE SAN GIACOMO, tre grandissimi nomi del fumetto italiano: Angelo Stano, Bruno Brindisi e Moreno Burattini!

L'esposizione è dedicata alla più prestigiosa casa editrice di fumetti made in Italy, la gloriosa Sergio Bonelli, ed è curata da Napoli COMICON, e in questa terza edizione, dopo Napoli l'anno scorso e Lucca fino a pochi grioni fa, è possibile grazie alla preziosa collaborazione e al supporto della Città di Brindisi (nella foto: il porto visto dall'alto).

Il salernitano BRUNO BRINDISI (1964), dal 1990 è uno dei disegnatori più amati di Dylan Dog. Per la Bonelli lavora anche al personaggio dell'eponimo fumetto "giallo" di Nick Raider e al fantascientifico Brad Barron, a sottolineare la sua grande versatilità. Dal 2002 è in forza anche alla testata di punta della casa editrice milanese, l'intramontabile Tex, di cui ha realizzato diversi albi.
ALFREDO CASTELLI (Milano, 1947) è uno dei maggiori sceneggiatori di fumetto italiani. Dopo una serie lunghissima di collaborazioni con fanzine specializzate, e dopo aver scritto tra le tantissime cose anche diversi albi di Zagor, oltre che numerose storie di Diabolik, nel 1980 propone a Sergio Bonelli il personaggio di Martin Mystère, con i disegni di Giancarlo Alessandrini, e dopo due anni riesce a portarlo in edicola. Da alcuni decenni è anche uno dei massimi storici e studiosi di fumetto internazionale.

BASTIONE SAN GIACOMO - via Nazario Sauro, 72100 BRINDISI
Per INFO: Tel: +39 0831.229.647/643 - +39 348.8809607
Mail: sediculturali@comune.brindisi.it
Napoli COMICON
www.comicon.it
Dall'età della ragione, come la maggioranza dei maschietti miei coetanei dotati di normali pulsioni sessuali, ho letto (più o meno clandestinamente), finché hanno continuato a uscire, i tascabili scollacciati della Edifumetto di Renzo Barbieri.
Ero comunque già più che ventenne quando, tra il 1983 e il 1988, seguendo la testata "Dottoressa" notai che l'anonimo disegnatore della maggior parte dei numeri era qualcuno di particolarmente talentuoso. Mai avrei pensato che un giorno sarebbe diventato uno dei miei migliori amici. Dovetti aspettare un'altra eroina di Barbieri datata 1990, stavolta non erotica, per conoscere il nome dell'estroso artista, che immediatamente riconobbi. Il personaggio era "Donna Blu" (titolare di una testata che avrebbe meritato maggiore fortuna e che si potrebbe persino recuperare), e l'autore il romano Mauro Laurenti.
Da buon storico e saggista del fumetto ho potuto soltanto in seguito registrare nel mio taccuino i suoi esordi che mi erano sfuggiti, avvenuti nel 1979, a ventidue anni, su Lancio Story con "Il prototipo", poco dopo il diploma al liceo artistico e mentre studiava all'Accademia di Belle Arti. Dopo questa prima esperienza Laurenti collaborò con lo studio Leonetti di Roma per la Casa editrice Cioè realizzando "Cyrano di Bergerac". Dopo una parentesi nella scuderia della ACME e alcune storie per "Splatter", "Mostri" e "Torpedo", eccolo passare armi e bagagli alla Sergio Bonelli Editore, arruolato fra gli illustratori chiamati a risollevare le sorti di Zagor, più o meno nel 1991.
E' in questo periodo che, dopo averlo tanto letto, ho potuto anche conoscerlo di persona. Il fatidico incontro è avvenuto a Bologna, durante la Fiera del Libro per Ragazzi del 1992, e il momento è stato immortalato dalla foto che vedete qui accanto. Purtroppo per me, benché io facessi parte della squadra zagoriana già da due anni e mezzo, un importuno nuovo arrivato, Mauro Boselli, anche se più giovane di me quanto ad anzianità nello staff con più peso specifico e autorevolezza redazionale, vide i disegni di Laurenti, se ne innamorò e si arrogò il diritto di eleggerlo a suo collaboratore fisso.
Attualmente sono ancora impegnato con Laurenti nella realizzazione di "Amazzonia", una storia ambientata lungo il corso del Rio delle Amazzoni, dove di nuovo ho trovato il modo di mettere alla prova l'ottimo Mauro con delle bellezze muliebri di un tipo del tutto particolare. Le scoprirete durante la trasferta zagoriana in Sud America. Intanto, potete vedere qui accanto una tavola in anteprima.
Il che mi frega quando, per motivi di lavoro, devo telefonargli e dargli delle solenni lavate di capo per le distrazioni di cui a volte, a seconda delle svagatezze dell'autore, sono piene le sue vignette. Lo sommergo di improperi stabilendo di rimandargli indietro un po' di tavole da correggere, e lo sento accettare di buon grado e rispondermi in un disarmante romanesco che mi impedisce di rincarare ulteriormente la dose. E' uno dei casi più lampante di genio e sregolatezza, dato che il suo enorme talento va imbrigliato per impedirgli di prendere la via della tangente.
Di recente, ha realizzato numerose copertine per una edizione cartonata di Zagor in Serbia. Con me, ha provato a buttar giù i primi schizzi per una storia su Francesco Ferrucci (chissà mai se la realizzeremo), ma io resto con il desiderio di scrivere per lui qualcosa di erotico, visto che resta uno fra i più bravi disegnatori di figure femminili che io conosca. Qualche giorno fa gli ho persino proposto un'idea. "Hai presente il libro di Civitelli su Tex, per cui io ho scritto dei brevi testi di una decina di righe ciascuno, commentando delle sue illustrazioni?", gli ho chiesto. Ovviamente l'aveva preso a Lucca. "Ecco - ho detto - sarebbe bello se riuscissi a scrivere un tot di mini-soggetti di quel tipo, poche righe che raccontino una breve storia sexy o descrivano una situazione intrigante, e tu potessi illustrare ciascuno di essi con una tavola da giustapporre nella pagina accanto". Laurenti non direbbe di no neppure alle idee che non gli piacessero, ma questa è sembrata stuzzicarlo. Lo faremo mai? Mah. 

E' in edicola da alcuni giorni "La banda aerea", il quindicesimo Maxi Zagor (il decimo contenente storie a mia firma: l'ultimo era stato "L'uomo nel mirino", uscito nello scorso luglio).


Il giorno successivo, ho ricevuto una mail dal più referenziato consulente che potessi immaginare: un lettore di Zagor chiamato Christian Corda, fisico della gravitazione (che sarebbe una via di mezzo tra fisico teorico, matematico e astrofisico), autore di prestigiose pubblicazioni a livello mondiale e ricercatore di fama internazionale (lo vedete qui accanto). Per quanto si tratti di un luminare, ci siamo subito dati del tu e io ho provveduto a fargli avere, in privato, una dettagliata serie di domande riguardanti la storia che già avevo in mente. Pubblico qui la mail che gli ho mandato, per farvi capire come stessi cercando di dare un fondamento anche scientifico (almeno un'infarinatura) al mio progetto.
Per farmi capire meglio, ti richiamo alla memoria una illustrazione di Claudio Villa che fa da copertina a un libretto allegato a uno dei primi Zagor Speciali, quello dedicato alle terre immaginarie. In quella copertina, Villa ha disegnato Zagor che vede una specie di "isola" nel cielo, una enorme roccia volante, sospesa in aria. Bene: immaginiamo che un fenomeno inspiegabile (e questo non c'è bisogno di spiegarlo, a meno che tu non mi suggerisca delle ipotesi fantascientifiche che lo spieghino) renda una enorme roccia, composta di chissà quale minerale, dotata di una misteriosa forma di 'antigravità'.
Quell'isola lì, se si stacca, continua a salire indefinitivamente o può restare sospesa a mezz'aria come in un quadro di Magritte? Magari dopo il "decollo" può essere tolta parte del minerale senza gravità per fermare l'ascesa. Ma se resta a mezz'aria, è sottoposta ai venti? Chiedo questo perché, per esempio, un elicottero in circostanze normali resta fermo sullo stesso punto, e se non c'è una vera e propria tempesta, non è che ogni brezza lo muove: la mia 'isola' galleggiante nell'aria potrebbe avere una massa sufficiente a opporsi ai venti e a restare ferma lì dov'è, oppure essendo senza peso basta un refolo d'aria per farla spostare come una piuma? E se è un masso enorme, resta in equilibrio (alto/basso) o si ribalta?Si può pensare che se c'è qualcuno sopra, un ribaltamento non lo faccia cadere? Si deve stare attenti a come si muove sopra, oppure essendo abbastanza grande, resta stabile? Supponiamo adesso che frammenti della roccia antigravitazionale vengano usati per sollevare in volo dei velivoli, tipo macchine volanti. Immaginiamo che le macchine volanti abbiano delle eliche per gli spostamenti in avanti (l'elica serve a spingere non a sollevare). Come si fa ad alzarsi e abbassarsi? Bene, per il momento le domande sono queste. Le prossime, te le farò sulla base delle tue risposte, se riterrai di dovermene dare!".

Una recente discussione su una mailing list a cui sono iscritto ha riguardato l'annosa questione dell'ira funesta del pelide Max Bunker contro Sergio Bonelli, rinfocolata (anche se, per quel che so, unilateralmente) da un nuovo intervento di Secchi sull'ultimo Alan Ford. Qualche mese fa, a un precedente attacco bunkeriano aveva fatto seguito una risposta pubblicata in rete da Maria Grazia Perini, della quale mi sono già occupato in un mio post, limitatamente a una piccola questione che mi tirava in ballo (nella foto più in basso si vedono Piffarerio, Bunker, Magnus e la Perini al Salone dell'Umorismo di Bordighera negli anni Settanta, in quella qui accanto Secchi e Raviola nel 1967: le immagini sono tratte dal volume della Glittering Images dedicato a Magnus la cui cover è riprodotta più avanti).
Ovviamente, non ho avuto nessun problema a rispondere a stretto giro di posta (come non ne avrò nel proseguire la conversazione approfondendo più sotto l'argomento). Ecco che cosa ho scritto: "Il mio primo incontro con Max Bunker risale al 1989, dunque lo conosco da vent'anni (di persona, intendo - come lettore, da quasi quaranta!). I miei rapporti con Bonelli sono, ovviamente, non solo più antichi (la prima stretta di mano è avvenuta nel 1987, ma per lettera e per telefono eravamo in contatto da molto tempo), ma anche più stretti, dato che fra noi c'è un rapporto professionale diretto e una continua frequentazione quasi quotidiana sul luogo di lavoro. Posso dire di essere in buoni rapporti con entrambi, e ne sono felice perché tutti e due, con i loro fumetti, hanno segnato e arricchito la mia vita. Ovviamente ho letto, probabilmente più in ritardo di altri, ciò che Bunker ha scritto nella posta di Alan Ford a cui tu fai riferimento. Sono anche a conoscenza di altre punzecchiature fatte in precedenza, e probabilmente ci saranno altri episodi che non conosco in cui la cosa si sarà ripetuta. Ne sono dispiaciuto e, come tutti, mi interrogo sull'accaduto. Ognuno ha il suo carattere, e a tutti abbiamo, in certe occasioni, lati spigolosi e sassolini nelle scarpe. Tutti conosciamo, inoltre, personaggi più estrosi di altri di cui magari non condividiamo gli eccessi, che riusciamo a perdonargli soltanto compensandoli con altri aspetti positivi della loro compagnia. Ovviamente, a ogni azione corrisponde una reazione, per cui ciò che viene detto e fatto ha una conseguenza, in ogni circostanza della vita. Credo che quanto è successo (e non è certo un fulmine a ciel sereno) riguardi la sfera privata di Bunker, nella quale, com'è logico, non voglio entrare. Non dimentichiamoci che Secchi è un autore satirico, abituato a provocare, a creare scandalo; d'altro canto, per fortuna, Bonelli è altrettanto abituato a un signorile fair play per cui immagino (e fortemente spero) che tutto si esaurisca qui. In ogni caso, la mia collaborazione (che mi riempie di soddisfazioni) con Alan Ford Story è una collaborazione con la Mondadori, per la quale scrivo, nella mia veste di competente in materia, commenti a un classico del fumetto riguardo a storie degli anni Settanta, e dunque non mi sento in particolare imbarazzo. E' evidente che io non c'entro nulla. Del resto, prima di iniziare a vestire i panni del chiosatore mondadoriano ho informato Sergio che mi ha detto che non c'erano problemi, e anzi ha aggiunto: 'Se diventerai famoso, ne saremo tutti contenti'".
Tutto ciò è stato scritto prima dell'ultimo intervento di Secchi. Ora, io figuro (con mia stessa sorpresa) nell'elenco dei dieci sceneggiatori più pubblicati dalla Bonelli in tutta la sua storia, e sono stato anche il quarto nella classifica del 2010. Sono un aziendalista convinto, come dimostra la stessa grafica di questo blog, e un collaboratore con oltre vent'anni di attività bonelliana alle spalle. Ho scritto decine e decine di articoli e libri sulla produzione di via Buonarroti, là dove lavoro anche come interno da più di un decennio. Più che "imbarazzato" sono dispiaciuto della situazione. In ogni caso, dopo aver scambiato qualche commento in redazione, la cosa è finita lì.
Ci sono però altre cose che mi preme aggiungere. Innanzitutto, quando ho cominciato a collaborare, Bonelli d'accordo, con la Mondadori per Alan Ford Story, il progetto prevedeva soltanto trenta volumi, che avrebbero ristampato sessanta episodi, tutti del periodo Magnus & Bunker. Soltanto in seguito ho visto prima raddoppiare e poi triplicare il mio impegno. Sono stato contento del successo dell'iniziativa, come lo sono sempre quando qualcosa a fumetti va bene in edicola o in libreria, e come quando qualcosa a cui anch'io ho dato il mio contributo riceve un riconoscimento. Però, inizialmente ero lieto di poter, soprattutto, saldare un mio debito con una delle mie letture d'infanzia di cui, insieme con Zagor, conservo il più bel ricordo: appunto, il Gruppo TNT del periodo magnusiano. Sul fatto che i primi 75 episodi siano dei capolavori nessuno, credo, ha dei dubbi. Anche su Magnus ho scritto molte cose, cominciando da alcuni articoli apparsi su Collezionare nella seconda metà degli anni Ottanta, passando a un saggio su Il Fumetto dell'ANAFI dove ho stilato una delle prime e più complete cronologie ragionate e proseguendo con mie cose pubblicate un po' dappertutto (da Fumo di China a If). Tant'è vero che persino la signora Raviola, in una prefazione a un libro dedicato all'opera magnusiana, mi ha citato fra i critici che più hanno dedicato attenzione al marito. A forza di scrivere, ho finito anche per essere considerato un esperto della produzione bunkeriana ed è appunto per questo che collaboro con Alan Ford Story.
Il fatto che poi, in pizzeria, ridendo e scherzando fra loro (come è stato più volte raccontato da loro stessi) Magnus & Bunker fossero protagonisti di scambi di battute che potevano servire da spunto per delle gag, o che si discutessero insieme alcune storie, è normale (capita anche a me con i mie amici disegnatori), ma poi, nella divisione dei compiti, è pacifico che uno sceneggiasse e uno illustrasse. Appunto in questo ambito, però, Magnus era Magnus e dunque riusciva a visualizzare da par suo la situazione proposta dall'autore dei testi, valorizzandola al massimo. La stessa gag disegnata da Raviola o da Piffarerio (piuttosto che da uno qualunque dei suoi successori) non aveva la stessa efficacia. Ecco perché, andandosene Magnus, ad Alan Ford è mancata la marcia in più che il talento del bolognese sapeva dare. Rileggendo gli episodi piffareriani mi rendo conto di come sarebbero state più efficaci se alle matite ci fosse stato il suo predecessore (senza nulla togliere al buon Piff, che onestamente ha fatto del suo meglio). Raviola era in sintonia perfetta con Secchi, aveva il senso della gag, interpretava in modo perfetto la vignetta e di suo ci aggiungeva appunto la convinzione e la partecipazione che Piffarerio non ha mai avuto del tutto. Del resto, anche quando Magnus si è messo a fare l'autore in proprio, i suoi personaggi non avevano più l'impronta bunkeriana, neppure quelli della Compagnia della Forca, che più di altri possono essere paragonati agli agenti del Gruppo TNT.
Per finire, dopo l'abbandono di Raviola è esploso il successo di Alan Ford in "SuperGulp!", che ha fatto raggiungere alla testata il massimo della sua diffusione e popolarità, a costo però di un abbassamento del target: l'arrivo di un nuovo pubblico giovanissimo giunto a sostituire quello più adulto che seguiva Magnus & Bunker fin dai tempi dei fumetti neri, ha convinto lo sceneggiatore (a torto o ragione) a realizzare storie più semplici e più "televisive" rispetto alle precedenti, ed ecco perché non si sono avuti più episodi di una sconvolgente maturità quali "Golpe" ma sono arrivati "Gommaflex" o "Il pescecane parlante". Piffarerio, dal canto suo, ha reso ancor più da cartone animato (lui che lavorava nello studio Gavioli appunto come animatore) le tavole alanfordiane che una volta erano disegnate con lo stile di Kriminal e Satanik o, se vogliamo, di Maxmagnus. Va detto che l'attuale titolare (ormai da molto tempo) delle matite, Dario Perucca (nella foto), è bravissimo e se fosse stato lui il primo erede di Magnus, forse la differenza con il predecessore si sarebbe vista meno (ma all'epoca era troppo giovane per venire preso in considerazione).
Al che, l'amico critico ed esperto Giampiero Belardinelli è intervenuto così: "Su Kriminal e Satanik potrebbe rispondere, se utilizzasse Internet, Paolo Ferriani, autentico esperto dei due personaggi. Da parte mia, avendo letto attentamente i due volumi su Kriminal, editi e scritti dallo stesso Ferriani, una certa idea me la sono fatta. Kriminal e Satanik, oltre al fatto di essere visceralmente legati a Magnus & Bunker, erano personaggi in sintonia con l'anelito di trasgressione che aleggiava negli anni Sessanta. Erano personaggi forse troppo legati alle pulsioni di quel periodo e, una volta lasciati ad altri autori, quella carica trasgressiva è venuta meno. E poi, negli anni, con una più diffusa emancipazione dei costumi, il pubblico ha iniziato a disaffezionarsi ai due personaggi, ritenendo forse superate quelle emozioni. Anche Diabolik era molto legato all'estro delle sorelle Giussani, le quali non hanno mai abbandonato il proprio personaggio; le due donne hanno seguito i cambiamenti avvenuti nella Società italiana e di conseguenza hanno apportato le giuste modifiche alla serie, che si è mantenuta al passo coi tempi".