
Peraltro, Decio Canzio non dovrebbe essere intervistato soltanto riguardo alla sua attività nel mondo del fumetto, o in generale per i libri da cui curati (per esempio, quelli della Collana America), ma anche per la sua straordinaria collezione di cimeli garibaldini, essendo lui stesso discendente di Garibaldi. Ma, ugualmente, lo si potrebbe intervistare per la sua competenza enologica e culinaria e la conoscenza dei migliori ristoranti italiani. In ogni caso, io che più volte gli sono stato a lungo accanto, a tavola o nelle riunioni di redazione, starei ore a fargli domande, e ad ascoltare le sue risposte, sulle tante cose dei più svariati campi della cultura in cui è ferratissimo, dagli aneddoti sui tanti autori, scrittori e artisti da lui conosciuti, alle migliaia di libri e film letti e visti. Insomma, una persona da cui pendere dalla labbra, sempre garbato nell’argomentare ma implacabile nella puntualità e fondatezza delle osservazioni, formidabile scopritore di refusi, di ripetizioni e di contraddizioni nella lettura delle storie, un maestro e un direttore da rispettare ma anche un uomo dotato di un humour sottile, di stampo britannico, in grado di divertire e divertirsi.
E’ stato il braccio destro di Sergio Bonelli praticamente fino alla scomparsa dell’editore, e non c’è stata decisione che questi abbia preso senza essersi a lungo consultato con lui. Io, a Canzio, fra le mille altre cose, devo la mia assunzione in Bonelli: per questo, il 12 ottobre del 2009 l’ho invitato a pranzo, e lui è venuto accompagnato da Davide Bonelli, per festeggiare con me i venti anni dalla telefonata con cui, il medesimo giorno del 1989, mi annunciò che le prove di sceneggiatura della mia prima storia andavano bene che facevo parte dello staff.

Oggi Decio Canzio, per via dei suoi ottantadue anni non lavora più nei nostri uffici, e mi manca la sua figura rassicurante. Faccio i conti con lui ogni volta che non vedo un refuso e Mauro Marcheselli mi ricorda il metodo di lavoro che Decio ha insegnato a tutta la redazione, grazie al quale non gli sfuggiva un accento o una virgola scritti male. Ma sarebbe sbagliato parlare del Nero Wolfe bonelliano (per usare ancora la definizione di Mauro Boselli) soltanto come un grande direttore editoriale: è stato anche un brillantissimo sceneggiatore di fumetti. In particolare, ho sempre amato molto le sue storie del Piccolo Ranger, che presto saranno ristampate, per fortuna, dalle Edizioni If. Per questo ho suggerito a Saverio Ceri di occuparsi proprio di Canzio nella nuova puntata della sua rubrica “Diamo i numeri”.

DECIO CANZIO,
SCENEGGIATORE
di Saverio Ceri
Le tante ricorrenze del 2011, a partire dal cinquantennale di Zagor, hanno messo in secondo piano alcuni importanti traguardi personali all’interno della casa editrice di alcuni autori storici, in particolare i 40 anni dall’esordio di Alfredo Castelli (ne parleremo prossimamente insieme ai 30 anni di Martin Mystère); i 30 anni dall’esordio di Claudio Nizzi (recupereremo in occasione della sua ultima storia di Tex per ripercorrere la sua intera carriera bonelliana); e i 40 anni dalla prima collaborazione con la Bonelli, dello storico direttore generale Decio Canzio, a cui, attraverso i “numeri” come d’abitudine, rendiamo omaggio in questa puntata.
L’esordio fumettistico in realtà porta la data febbraio 1973, quando giunse nelle edicole italiane “L’artiglio del mostro”, 111° albo della “collana Cow-Boy” la testata che pubblicava le avventure de Il piccolo Ranger; in realtà la collaborazione con la futura Sergio Bonelli Editore era iniziata 16 mesi prima, nell’ottobre 1971, quando uscì sotto l’etichetta Cepim il primo tomo della “Collana America” prestigiosa serie di volumi da libreria che traduceva nella nostra lingua alcuni tra i più bei saggi dedicati al mondo della frontiera americana; Decio Canzio ne era il curatore.
L’esordio fumettistico in realtà porta la data febbraio 1973, quando giunse nelle edicole italiane “L’artiglio del mostro”, 111° albo della “collana Cow-Boy” la testata che pubblicava le avventure de Il piccolo Ranger; in realtà la collaborazione con la futura Sergio Bonelli Editore era iniziata 16 mesi prima, nell’ottobre 1971, quando uscì sotto l’etichetta Cepim il primo tomo della “Collana America” prestigiosa serie di volumi da libreria che traduceva nella nostra lingua alcuni tra i più bei saggi dedicati al mondo della frontiera americana; Decio Canzio ne era il curatore.

Ma veniamo ai numeri: 44 le storie scritte da Canzio per un totale di 7505 tavole. Di queste, 4 sono firmate a quattro mani: due con Nolitta, una con Lavezzolo e una con Nizzi.

Sei le collane che hanno ospitato le sue storie, queste:
Collana Cow Boy
(5741 tavole)
Zenith Gigante
(1125 tavole)
Tex
(342 tavole)
Collana Rodeo
(169 tavole)
Un uomo, un’avventura
(96 tavole)
Collana Araldo
(32 tavole)
Tradotto in personaggi:
Il Piccolo Ranger 5773 tavole
Zagor 1125 tavole
Tex 342 tavole
L’esploratore scomparso 96 tavole
Un ragazzo nel Far West 73 tavole
L’Uomo del Nilo 48 tavole
L’Uomo del Messico 48 tavole

L’anno più prolifico per l’ex direttore è stato il 1977, in cui si vide pubblicate ben 1447 tavole, su 4 serie diverse, che gli valse anche il secondo posto nella graduatoria di quell’anno alle spalle di Nolitta. Lo stesso piazzamento lo ottenne anche l’anno prima ma con 1273 tavole, e nel 1974 con 1184 tavole. Nel decennio 1970-1979 è stato il terzo sceneggiatore per tavole pubblicate dietro Nolitta e G.L.Bonelli.
Attualmente Decio Canzio occupa il 23° posto della classifica generale degli sceneggiatore bonelliani per numero di tavole scritte. Nel 1979 aveva raggiunto addirittura il quarto posto assoluto.

Gamba 3412,5 tavole
Buffolente 1514
Bignotti 764
Ardigò 450
Donatelli 340,5
Fusco 244
Ferri 238
Segna 220
Letteri 98
Ticci A. 96
Toppi 96
Merati 32
Terminano qui le cifre bonelliane legate alla carriera del Canzio sceneggiatore. Appuntamento alla prossima occasione per dare i numeri.
Saverio Ceri