mercoledì 22 dicembre 2021

ATTACCO NOTTURNO

 

 


Ciliegina sulla torta di una annata piena di  eventi destinati a celebrare il sessantennale dello Spirito con la Scure (1961-2021), ecco una storia inedita di quattro pagine (anzi, paginoni)  pubblicata sul numero de "La Lettura" di domenica 19 dicembre 2021. "La Lettura" è un prestigioso supplemento settiamanale distruito in allegato al "Corriere della Sera". 

 Il racconto si intitola "Zagor e l'attacco notturno" ed è stato realizzato dal sottoscritto (testi) e da Michele Rubini (disegni), con i colori della GFB.  Si tratta di una breve avventura pensata appositamente per un pubblico diverso da solito, amante dei libri, e appunto le "dime novels" con protagonista Zagor (quelle scritte da Eddy Rufus, oggetto di un classico di Nolitta & Bignotti) sono al centro della narrazione, offrendo il modo per celebrare anche certe indimenticabili copertine di Ferri.

Qui di seguito la notizia dell'iniziatiba data dal sito Bonelli.



https://www.sergiobonelli.it/zagor/2021/12/16/news/zagor-su-la-lettura-1021170/

 

Ogni domenica, gli acquirenti del Corriere della Sera possono portarsi a casa anche La Lettura, l'inserto illustrato nato originariamente nel 1901 e tornato a nuova vita nel 2011. Domenica 19 dicembre, dunque, l'appuntamento si rinnova e per i nostri lettori diviene particolarmente importante, presentando una storia inedita di Zagor.

"Attacco notturno" è una breve avventura dello Spirito con la Scure realizzata per l'occasione, quattro pagine in grande formato scritte da Moreno Burattini, disegnate da Michele Rubini e colorate da GFB Comics. Oltre al formato cartaceo, ambito dai collezionisti zagoriani, la storia sarà poi pubblicata anche dal sito internet della rivista, nella sezione etichettata genericamente "graphic novel".

Una nuova occasione speciale pensata per festeggiare il sessantesimo compleanno del Re di Darkwood: non perdete l'appuntamento con l'edicola di domenica 19 dicembre, con Zagor, il Corriere della Sera e La Lettura.

 

 

martedì 7 dicembre 2021

BASTONATE NELLA PALUDE



 
Cerco sempre di presentare le mie storie in uscita in questo piccolo spazio in Rete destinato a restare a futura memoria (almeno finché la piattaforma che ospita “Freddo cane in questa palude” resisterà o una tempesta magnetica di origine cosmica non cancellerà tutti i contenuti di Internet). Nell’ultimo scorcio del mese di novembre 2021 le uscite sono state due: si è trattato in entrambi i casi di storie brevi, di trenta e di quaranta tavole. Vediamo di che cosa si tratta.
 
 
 
La prima è uscire, il 20 novembre,  è stata “Il raduno dei trappers”, avventura contenuta nel terzo numero della collana Zagor Più (che, come sapete, ha preso il posto del Maxi Zagor). Si tratta della narrazione "cornice", o di raccordo, fra quattro storie brevi della serie "I Racconti di Darkwood", opera di autori diversi. I disegni del raccordo da me sceneggiato sono del bravissimo Stefano Voltolini, giunto nel 2017 nello staff dello Spirito con la Scure, proveniente da una lunga militanza tra i collaboratori de “Il Giornalino”, con un albo della miniserie “Cico a spasso nel tempo”.   Ne abbiamo parlato qua:
 
 
Promosso a pieni voti, Stefano si è ritagliato un ruolo ormai fisso come illustratore delle “cornici” dei “Racconti di Darkwood”- quelle storie, cioè, che offrono il pretesto a personaggi sempre diversi, in contesti sempre diversi, di narrare brevi episodi con protagonista l’eroe di Darkwood. Sulle caratteristiche dei “Racconti di Darkwood”, ormai giunti alla sesta antologia, potete leggere (cliccando qui sotto) quel che spiegai in occasione della prima uscita. 
 
 
Voltolini ha comunque firmato, in coppia con Giorgio Sommacal, anche i disegni dello Speciale “Ritorno alla casa del terrore”, il trentatreesimo della serie, del marzo 2021.  Ne ho scritto qui:
 
 
Fino a quando i “Racconti di Darkwood” sono stati ospitati sul Maxi Zagor, e dunque abbiamo punto contare su 286 tavole a disposizione, la “cornice” poteva proporre una storia sufficientemente elaborata. Ne abbiamo avute due lunghe quasi quanto un albo Zenith (nella prima antologia e nella terza), un altro paio un po’ più brevi (nella seconda e nella quarta), ma sempre in grado di permettermi di imbastire una trama degna di questa nome. Dalla quinta antologia in poi, con l’avvento degli Zagor Più, che hanno un formato più agile limitato a 190 pagine, è diventato giocoforza presentare quattro storie da quaranta tavole contenute in una cornice di sole trenta. Potete ben capire come raccontate qualcosa di avvincente in trenta tavole spezzettata nei brevi spazi fra un episodio e un altro non sia cosa facile. Ci ho provato con “Le storie di Molti Occhi” (il primo Zagor Più), ho cercato di riuscirci di nuovo con “Il raduno dei trappers” (la cornice del terzo Zagor Più).
 
 
 
Poiché, per esigenze narrative i racconti sarebbero stati tutti un po’ orrorifici (doveva trattarsi di storie in grado di spaventare un certo personaggio, Rupert, da poco divenuto mountain-man, al punto da fargli prendere la decisione a cui giunge nel finale), ho pensato che la “cornice” dovesse essere solare, a tratti ilare. Ho rimesso pertanto in scena il rendez-vous annuale dei cacciatori di pellicce di Darkwood, dando vita a un teatrino di personaggi (Rochas, Doc, Jim Baker…) sempre apprezzato, in genere, dai lettori. Stefano Voltolini ha interpretato in modo brillante la mia sceneggiatura senza pretese, valorizzandola. Il risultato mi sembra gradevole e funzionale, ma non posso essere giudice imparziale delle mie cose.
 
A proposito di giudici e di giudizi, permettetemi di rispondere alla critiche di chi ha trovato da ridire sulla copertina di Alessandro Piccinelli. E' stato contestato il fatto che il trapper impegnato nella gara sui tronchi sia Rochas invece di Doc Lester. "Possibile che nessuno si sia accorto dell'errore?", di domandano scandalizzati alcuni. L'errore, secondo costoro, consiste nel fatto che a sfidare Zagor in quel tipo di combattimento dovrebbe essere Doc.  Questa convinzione deriva firse dal fatto la prima volta in cui nella saga zagoriana viene mostrato un rendez-vous, è proprio Doc a sfidare lo Spirito con la Scure in un combattimento con le pertiche: accade nella storia "Trappers",  datata 1966 nella sua prima pubblicazione a striscia (nota poi come "I cacciatori di uomini", dopo la ristampa sul n° 80 della collana Zenith, nel 1967). C'è chi pensa, dunque, che dal 1966 a oggi il Re di Darkwood abbia combattuto sui tronchi sempre e soltanto con Doc Lester, e con nessun altro. Ascolto e resto perplesso (come mi capita spesso di fronte a opinioni di questo tipo).  Siccome la copertina l'ho suggerita io (fra le altre di cui io e Alessandro abbiamo discusso), cercherò di spiegare il mio punto di vista. 
 
Innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che non necessariamente una copertina deve corrispondere in maniera puntuale al contenuto dell'albo o proporne pari pari una scena: la tradizione di Zagor (che non ho inventato io) dimostra come a volte ci sia una aderenza perfetta con l'interno, a volte quasi, a volte per nulla. La copertina deve suggestionare (non tradire, imbrogliare, ingannare, ma suggestionare). La scena della copertina di "Angoscia", per fare un esempio, non c'è all'interno dell'albo: ma che suggestione!  Nel caso de "Il raduno dei trappers" si trattava di evocare l'atmosfera del rendez-vous dei mountain-men. Mostrare un combattimento sui tronchi è stato, secondo me, un buon modo per farlo. Far vedere Zagor che lotta con Rochas suggerisce peraltro la presenza di Rochas fra i personaggi della storia, come in effetti è. 
 
Nell'albo Zagor non combatte sui tronchi con nessuno, neppure con Doc Lester. Se ci fosse stato un combattimento con Doc e poi in copertina si fosse mostrato Rochas forse un minimo di stonatura si sarebbe avvertito. Ma non è così: si vedono, in due o tre vignette, dei trapper anonimi che si sfidano sul fiume tra di loro. Per rispetto al contenuto dell'albo avremmo forse dovuto mostrare i due anonimi e non Zagor e Rochas? Forse questo sì che avrebbe suscitato delle proteste (a parte il fatto che le proteste ci sono sempre e comunque).  
 
Si è scelto dunque di mostrare una scena più che plausibile nel contesto del rendez-vous, e che ne restituisse il colore, dando per scontato o immaginando che, anche al di fuori del breve racconto, possa essere accaduta: che Zagor decida partecipare a un torneo di combattimenti sui tronchi, dopo ciò che abbiamo mostrato io e Voltolini, è cosa perfettamente ipotizzabile. E, dunque, perché fra i suoi sfidanti non avrebbe potuto esserci Rochas?

Ma, alla fine, chi l0 ha detto  che se Zagor sfida qualcuno sui tronchi questo qualcuno debba essere per forza Doc? Chi ha stabilito che Zagor e Rochas non possano sfidarsi in una gara di equilibrio con le pertiche in mano? Secondo me questo tipo di gare sono tornei con più scontri in cui i contendenti si trovano a combattere un po' con tutti gli altri iscritti, non si tratta di singole tenzoni, men che mai riservate sempre ai soliti sfidati - per cui Zagor, partecipandovi, non ha per forza sempre e solo Doc davanti.  Anzi, mi parrebbe piuttosto assurdo se fosse così. 
 
Faccio notare che esiste un'altra copertina in cui Zagor combatte su un tronco galleggiante: la vedete qui accanto. Il trapper con cui lotta il nostro eroe non è né Rochas né Doc. Questo vuol dire che Zagor può sfidare chiunque. E di certo Rochas, non certo tipo da tirarsi indietro di fronte a una sfida, può benissimo trovarsi a salire su un tronco a incrociare la sua pertica con quella dello Spirito con la Scure o di chiunque altro. Non si capisce perché proprio a Rochas debba essere vietata la partecipazione a un qualche tipo di gara.  Detto ciò, ognuno resti pure convinto che Zagor possa combattere sul fiume solo con Doc, per carità, e che noi che abbiamo fatto la copertina con Rochas siamo degli imbecilli. 
 
 


Il 25 novembre è giunto in edicola un coloratissimo Magazine di 224 pagine dedicato al sessantennale dello Spirito con la Scure, ricchissimo di immagini, curiosità, approfondimenti, articoli e corredato da spettacolari tavole pittoriche di Aldo Di Gennaro. In più, tre storie a fumetti: due inedite che svelano alcuni i retroscena del passato del Re di Darkwood, più un classico di Nolitta & Ferri: “L’Avvoltoio”. 
 
Nel confezionamento del Magazine (una pubblicazione Bonelli che ha da tempo preso il posto dei vecchi Almanacchi) non ho alcun merito: il mio ruolo si è limitato a sceneggiare il primo dei due fumetti inediti e supervisionarli entrambi. Il direttore d’orchestra del balenottero è stato Graziano Frediani, che ringrazio per il magnifico lavoro (e con lui ringrazio tutti gli articolisti, gli illustratori, i grafici). Il Magazine racconta splendidamente i primi sessanta anni di Zagor e si inserisce in modo puntuale e perfetto nei festeggiamenti susseguitisi nel corso dei mesi (e che ancora continueranno). Dicevo di due storie inedite. Una è stata scritta da Jacopo Rauch e disegnata da Walter Venturi e si riallaccia alla primissima avventura di Zagor.
 
 
Quando lo Spirito con la Scure fa sua prima apparizione, nel giugno 1961, sull’albetto a striscia “La foresta degli agguati”, non ha ancora l’aspetto che gli vedremo assumere in seguito. Lo vediamo infatti con i lineamenti del volto ancora non ben definiti (Ferri racconta di essersi ispirato all’attore Robert Taylor) una casacca con un’aquila stilizzata in modo approssimativo, un bracciale ai polsi. E’ appunto questo accessorio ad aver attirato l’attenzione di  Rauch, che si è chiesto: perché nelle avventure successive il bracciale sparisce? La risposta è in questa storia, in cui ricompare, in retrospettiva, il rinnegato Regan: con Kanoxen, il sakem dei Delaware, il primo dei nemici affrontato da Zagor. Nel primo episodio della serie, il Re di Darkwood è già sulle tracce del trafficante e ne conosce il nome: c’è dunque qualcosa di accaduto in precedenza che Guido Nolitta e Gallino Ferri non ci hanno narrato. Rauch e Venturi hanno provveduto adesso con il racconto di quaranta tavole, “Il bracciale di pelle”.
 
L’altro inedito, della stessa lunghezza, è opera mia e si  intitola “La palude di Mo-Hi-La”. Proprio in questo acquitrino si trova l’isolotto su cui sorge la capanna dello Spirito con la Scure, riconoscibile a prima vista al pari della Caverna del Teschio in cui vive Phantom o del deposito di Zio Paperone. Mo-hi-la, nella lingua dei pellerossa significa “terra tremante”: gli indiani la considerano il regno degli spettri e hanno timore ad avvicinarsi. La palude, infida e inquietante, è da sempre il simbolo della minaccia in agguato. L’acqua, del resto, cela abissi che ci spaventano e da cui possono emergere creature terrificanti. Io e il disegnatore Walter Venturi abbiamo già raccontato come il Re di Darkwood abbia scelto proprio quel luogo, quando ancora non aveva Cico al suo fianco, in una breve storia di 16 tavole apparsa sull’album di figurine dedicato a Zagor dalla Casa editrice Panini nel 2016 e dunque presentata con le vignette mancanti di alcune sezioni da completare grazie a degli adesivi sagomati. Data l’importanza dell’argomento, mi è sembrato giusto raccontare la vicenda più approfonditamente e con un taglio più maturo.
 
 
A illustrare questo remake, che dunque raccinta la prima volta nella palude del neo Re di Darkwood, ho chiamato Arturo Lozzi, strappato allo staff di Dampyr.  Il bravissimo Arturo si è dimostrato straordinariamente efficace alle prese con lo Spirito con la Scure (c’è un suo breve racconto anche sullo Zagor Più n° 3 di cui ho parlato prima) e mi pare di aver capito che la sua prova ha folgorato anche parecchi lettori.  Sentiremo ancora parlare di lui. Se volete approfondire l'accenno fatto all'album di figurine Panino, cliccate qui di seguito.
 



lunedì 6 dicembre 2021

NEMICI MIEI

 

Fra le tante cose strane che mi vengono segnalate nel calderone dei commenti in Rete, di recente ne ho scoperta una più strana delle altre. Pare infatti che un gruppetto di qualcuno, da qualche parte, contesti i ritorni dei vecchi villains sulle pagine di Zagor. "Basta con i nemici che ritronano!", "basta con le resurrezioni di avversari creduti morti!", pare siano gli slogan di costoro. 

Sembra che a scatenare le proteste sia stata la ricomparsa sulle scene di Mortimer, avvenuta nell'albo "La diabolica trappola" (Zagor n° 677). Chiaramente, tutte le opinioni (anche le più bizzarre)  sono lecite e, del resto, Internet dà la possibilità di espremerle in tanti bei posti, dove si può dire impunemente di tutto e di più - perciò va benissimo pure il parere di costoro, ai quali ho cercato di rispondere con un garbato video sul mio canale Youtube. Ecco un link per vedermi e ascoltarmi se ne avete voglia:

https://youtu.be/GBt3txPEt7Y

Adesso sono qua a repilogare, più o meno, gli stessi concetti anche per scritto  - così da poter avere a disposizione un articolo a cui rimandare, nel caso ci fosse da tornare sull'argomento.


La prima cosa che viene in mente di fronte a un lettore di fumetti che chieda di non far tornare i vecchi nemici, è domandarsi perché costui, se davvero i fumetti li ha letti, non si sia mai accorto di come il ritorno degli avversari sia una consuetudine comunissima (se non la prassi) nel mondo dei comics. Già negli anni Trenta del Novecento, Mandrake doveva infatti fare i conti con la ricomparsa di un suo pericoloso antagonista chiamato Cobra, protagonista di una complessa saga che poi porterà a scoprirlo addirittura fratellastro del mago con il cilindro.


Del resto, un campione è tanto più valoroso quanto più sono cattivi, crudeli, forti, insidiosi, potenti e intelligenti i suoi avversari. I grandi nemici fanno la fortuna dei grandi eroi. I supereroi hanno bisogno dei supernemici. I lettori li richiedono a gran voce. Mi pare di star ribadendo qualcosa di assolutamente scontato (le basi, proprio), ma evidentemente ce n'è bisogno.  La rivista americana Wizard aggiorna continuamente una speciale classifica dei più gettonati villains, così fanno decine di altre testsate e  di siti. Una top 100 è consultabile qui (sul podio ci sono, nell'ordine, Magneto, Joker e il Dottor Destino):

https://uozzart.com/2020/06/13/la-classifica-dei-100-villains-fumetto/

Certi nemici sono così carismatici e di spessore da meritarsi serie a fumetti proprie, o addirittura film, tutti su di loro (è il caso di Joker e di Venom, per esempio). Sarebbe interessante sentire (se mai anche in America si sono novimenti no-villains) che cosa pensano i compilatori di queste classifiche della proposta di non far tornare il dottor Octopus, o Goblin, sulle pagine dell'Uomo Ragno.  Non solo lì, perché, come si sa, caratteristica dei comics Marvel e DC è quella di far lottare tutti i supereroi, a turno, con tutti i supernemici. Per cui un certo avversario fa ritorno non soltanto sulle pagine della testata di origine, ma compare e ricompare, periodicamente, anche nelle altre della medesima Casa Editrice (a volte, in prestito, persino in quelle di altre). La continuity dei supereroi americani è basata sui ritorni dei villains.

Ma anche in Italia direi che da sempre i cattivi fanno spesso ritorno, come la gramigna che non muore mai. Si potrebbero fare mille esempi, da Magic Face sulle pagine di Capitan Miki a Mister Ypsilon su quelle di Kriminal, ma limitiamoci a Casa Bonelli. Che dire, per esempio, di Mefisto? Quante volte lo stregone è tornato a scontrarsi con Tex, per opera di Giovanni Luigi Bonelli? Il quale Bonelli, dopo ripetuti ritorni, lo ha fatto morire divorato dai topi, è vero, ma solo per portare sulle scene suo figlio, Yama, anche lui destinato ad altre ricomparse. Ma lo stesso redivivo Mefisto, grazie a Claudio Nizzi che ne ha sceneggiato il ritorno, è di nuovo stato protagonista di altre storie (e lo rivedremo ancora). Oppure, vogliamo parlare di Xabaras su Dylan Dog? O di Orloff o Jinx su Martin Mystère? 

Per brevità, arriviamo subito a Zagor. Quante volte lo stesso Guido Nolitta (lui in persona, non gli altri sceneggiatori) ha fatto tornare il professor Hellingen? Quattro! E questo nonostante nella prima occasione il mad doctor sia finito investito dall'esplosione del suo laboratorio e nella seconda sia rimasto trafitto dall'arpione di un baleniere.  Si potrebbe parlare anche dei ritorni nolittiani del Re delle Aquile e di Sam Fletcher (il fabbro di Iron Man), ma ci dilungheremmo troppo. Basti dunque aver evidenziato come lo stesso Nolitta abbia indicato una strada seguita poi da tutti i suoi successori (a partire dai più blasonati, come Castelli, Sclavi, Boselli). Dunque c'è una tradizione sessantennale (meraviglia che ci se ne meravigli: si è sempre fatto così e ci ci siamo sempre trovati bene, si potrebbe dire).Alcuni lettori di Zagor hanno organizzato addirittura un gruppo su Facebook per chiedere il ritorno di Supermike. 

Sono continue le richieste di far tornare questo, far tornare quello. Da anni tengo un "filo diretto" con il pubblico tramite il blog "Zagor e altro",  dove gestisco una rubrica su cui ogni volta rispondo a venti (sempre diverse) domande: ebbene, le domande pià gettonate sono sempre relative ai ritorni dei personaggi (amici e nemici).  Ne parlo qui.

 http://morenoburattini.blogspot.com/2021/02/la-carica-delle-seicento.html


Per quanto mi riguarda, Mortimer avrebbe potuto rimanere morto e sepolto (tale è stato per sei anni), se mi sono convinto a resuscitarlo è stato per le pressioni degli appassionati.  La regola è, insomma, che i nemici tornano: stupisce che alcuni non se ne siano mai accorti. Se davvero c'è chi sostiene che i nemici non debbano tornare, costoro possano aspettare la storia successiva (giusto per accontentare tutti) e non ritenersi, ecco, al centro del mondo - come quelli (molto  buffi) che ritengono che le ristampe siano inutili e non vadano fatte perché loro hanno già tutto.

Sembra che i no-villains siano paritcolarmente accaniti contro i ritorni dei nemici "creduti morti". Il che mi pare strano, perché personalmente sarei attratto, invece, dalla sfida ingaggiata dallo sceneggiatore contro l'incredulità dei lettori. Mi incuriosirebbe molto scoprire come un cattivo impiccato oppure seppellito (è il caso di Mertimer, in due diverse storie) possa tornare sulle scene. Prima di criticarne il ritorno, vorrei proprio vedere com'è stato possibile. Invece no, come accade (purtroppo) di solito, le critiche sono preventive. Al che uno se ne fa una ragione e basta là.

Un'ulteriore obiezione è che "va bene quache ritorno, ma su Zagor ce ne sono troppi". Il concetto di "troppo", ovviamente è soggettivo. Kandrax, per esempio, è tornato nel 2020 dopo essere stato assente dal 2001. Diciannove anni prima di un ritorno sono pochi? Tuttavia mi è facile rimandare all'immagine (di Gallieno Ferri) in apertura, in cui si vedono una "foto di gruppo" di quindici cattivi zagoriani: ne mancano comunque parecchi (per esempio non c'è Mortimer).  Stabiliamo che i nemici siano venti (sono molti di più). Se, dietro le pressioni dei lettori, ciascuno dei venti torna due/tre volte con una storia di due/tre albi, ecco che l'impressione che si ricava è che ci siano molti ritorni.  Ma l'impressione è dovuta alla ricchezza dei personaggi el microcosmo zagoriano - del resto come tornano i nemici tornano anche gli amici. Microcosmo che è bello intendere appunto come un universo popolato da figure ricorrenti: almeno, Nolitta lo ha creato così. Se poi soliti bastian contrari preferiscono i personaggi usa e getta, non dico che non sia lecito, dico che mi sembra strano. Tuttavia, quella di Zagor è una serie sfaccettata, tale che ognuno se la figura scritta su misura per sé: infatti ci sono quelli che la vorrebbero solo western e senza il fantastico, quelli che la preferirebbero solo fantastica e hanno uggia del western, eccetera. Tempo fa c'era il partito di quelli che volevano abolire le canzoncine di Cico. Adesso si scopre che c'è chi la vuole senza i ritorni dei nemici. Bene, ci sono tante storie senza il ritorno dei nemici, lo giuro. Ognuno aspetti quella che fa per lui.

sabato 4 dicembre 2021

SI RITIRANO PER DELIBERARE

 

 
 
Qualche tempo fa, vi ho parlato in questo blog del mio libro "Mi ritiro per delirare", edito da Cut-Up Publishing e distribuito a partire dallo scorso luglio. Il post era intitolato "Il mio libro più bello" e lo potete leggere cliccando sul titolo evidenziato, sensibile al mouse. Nella foto qui in alto mi vedete a Riminicomix (edizione 2021) con la prima copia che mi è stato dato di stringere in mano. Leggendo l'articolo precedente troverete altre foto, tante notizie e retroscena, anticipazioni del contenuto e il rimando a un video pubblicato sul mio canale Youtube. Video che, in ogni caso, è questo qua:
 
Torno sull'argomento per due motivi. Il primo è perché mi dispiace non poterlo presentare in giro per l'Italia come vorrei, come ho fatto con i miei libri precedenti, a causa della prudenza imposta dalla pandemia. Lo stesso problema, del resto, c'è stato per "Io e Zagor" (il secondo mio libro più bello, uscito nella primavera 2020, sempre con Cut-Up). 
 
Di "Mi ritiro per delirare" per adesso ho fatto soltanto due presentazioni, una appiunto a Riminicomix e una a Gavinana, sulla montagna pistoiese, in agosto. Di quest'ultimo evento, in cui ci siamo tutti molto divertiti, potete vedere una foto proprio qui sotto.
 
 
Il secondo motivo è perché, di contrappasso al dispiacere di cui sopra, sono uscite due lusinghiere e rincuoranti recensioni da parte di due commentatori d'eccezione, Gianni Brunoro e Graziano Frediani. Il primo, è uno dei "padri" della critica fumettistica in Italia (lui c'era, a Bordighera, il 21 febbraio 1965, al convegno che la fondò); il secondo, è uno dei giornalisti e saggisti che più si è occupato di fumetti nel nostro Paese, sempre sottolineando la capacità della letteratura disegnata di interagire con le altre forme d'arte e di comunicazione, con il costume e la cultura.
 
Apprifitto perciò di questo spazio per farvi leggere che cosa hanno deliberato Brunoro e Frediani, dopo essersi ritirati nelle loro segrete stanze a leggere i miei aforismi.
 
 

E' sul numero 119 di "Fumetto" (la rivista trimestrale dell'ANAFI) che Gianni Brunoro recensisce "Mi ritiro per delirare". Ecco cosa scrive (bontà sua).
 
AH!, FORISMI, EH?
Moreno Burattini non si accontenta di imperversare – per la gioia dei suoi fan – con Zagor (in quasi tutte le salse) (per tacer della dilagante presenza sui social – due blog e un account Instagram, oltre a “epifanie” di vario genere). No, Moreno ha deciso di “sfondare” anche nel campo letterario dove – a parte gli ormai numerosi volumi, ben noti agli eventuali lettori sistematici di questa rubrica recensoria, che gli dedica sempre la dovuta attenzione – ha deciso adesso anche di adire, che dico!, “partire all’assalto” anche della letteratura “alta”. Avete mai sentito parlare dei celebratissimi Aforismi di Oscar Wilde? Ebbene: essi impallidiscono di fronte alla raccolta "Mi ritiro per delirare" (avete letto bene: delirare, non deliBErare...) dove l’autosarcasmo inizia già dall’immagine di copertina [v. qui a lato: ma che bravo il Bonfa!, sempre più degno emulo di grandi artisti, come per esempio Robert Crumb] in cui l’autore è ritratto, ovviamente in caricatura, nella intimità della “ritirata”, dove provvede alla sua attività creativa...
Bene, credo che basti per alludere alla eccellenza fra demenziale ed esilarante di queste migliaia (!!) di aforismi di Moreno, che sono la summa (cioè: il volume comprende) di due precedenti volumi, «ma a quelli ne sono stati aggiunti altrettanti inediti». Si va dai 9 aforismi e battute dell’inizio, enunciati in corrispondenza al lemma Adolescenza, ai 5 - dove si aggiunge anche il gioco di parole – del lemma Zona erogena, e già ce n’è da perdersi; ma poi altre decine continuano nell’appendice finale Rubriche. Un oceano di parole.
Completezza della notizia: il libro (o “enciclopedia”?) è dotato di una spiritosa prefazione dovuta a quel geniaccio della comicità che è Gianni Fantoni [sfruttato anche da me anni fa, per una prefazione a un mio volume su Jac; ne approfitto qui per un “ciao, Gianni!”]. C’è inoltre – da parte dell’autore stesso – un acconcio Istruzioni per l’uso, ma soprattutto un ampio intervento esegetico sulla tradizione letteraria degli Aforismi.
C’è da dare un consiglio, comunque: non tenete questo volume come livre de chevet, non è un libro che concilia il sonno ma al contrario. A qualunque punto lo apriate per cominciare a leggerlo, esso è “peggio” di un giallo di quelli sui quali, per “arcaica” tradizione, si scriveva in fascetta questo libro non vi farà dormire. Perché continuerà a farvi ridere; ma vi suggerirà anche qualche spunto (“sputo”, secondo la lepidezza di Burattini) di meditazione, tipo questi, “uno fra le migliaia”: per esempio, dal geniale, goliardico, alla A di Amici «Certo, che esiste l’amicizia tra uomo e donna. Basta che lei gliela dia»; a quest’altro, alla W di Web «Mi serve un tutorial per cercare in Rete un tutorial». E siamo ancora lontani dalla fine delle 492 pagine del volume (o “enciclopedia”, ma forse l’ho già detto, eh?...). (g.b.)
 
Moreno Burattini, Mi ritiro per delirare, Ed. Cut-Up, Località non indicata, 2021, 492 pp., f.to 15x21, cartonato, Euro 19,90.
 
 
 
Graziano Frediani invece parla della mia terza raccolta di aforismi nella sua rubrica, collocata d'abitudine in seconda di copertina, su "Tex Classic" n ° 121. Ecco che cosa scrive.
 
Ormai nessuno mette in dubbio che il nostro Moreno Burattini abbia la capacità di sorprendere chiunque cerchi di incasellarlo in una sola, troppo angusta dimensione creativa: è il curatore e lo sceneggiatore-principe di Zagor, questo si sa, ma è anche scrittore di romanzi e di racconti in prosa, saggista e storico del fumetto, commediografo e drammaturgo, blogger, youtuber e, a suo modo, influencer, e persino - posso garantirvelo, avendolo visto più volte esibirsi su un palcoscenico - conferenziere, divulgatore e, come si diceva un tempo, "fine dicitore". 
Un aspetto non meno importante della sua polimorfica espressività è quello che lo vede impegnato nell'attività di snocciolatore di aforismi, facezie, giochi di parole, anagrammi, riflessioni sarcastiche e poetiche, che già avevamo apprezzato in un paio di antologie di successo, "Utili sputi di riflessione" (2015) e "Sarò bre" (2017); adesso, l'editore Cut-Up Publishing (sito Internet: www.cut-up.it) ne propone una vasta selezione, con l'aggiunta di più di 1500 inediti, in un poderoso quanto divertente volume. "Mi ritiro per delirare", di cui vedete la copertina disegnata da Massimo Bonfatti, cartoonist capace di demenziali virtuosismi grafici e dunque perfettamente in linea con lo "spirito" (con o senza Scure) di Burattini. 
Premessa importante: non occorre leggerlo dalla prima all'ultima pagina (ne ho contate 490!), perché è un dizionario universale suddiviso in voci, che diventa godibile e sorprendente soprattutto se lo si pilucca "saltando qua e là, puntando il dito a caso in cerca di una folgorazione". Così faccio, e vi saluto con queste due perle burattiniane: "Ma i matematici, fra loro, parlano del più e del meno?" e "A volte la mia ironia è così sottile che sfugge anche a me".
 
 

 
Un po' spaventato dall'essere stat definito "influencer" (seppure a modo mio), ringrazio di cuore i due recensori. E vi invito a leggere "Mi ritiro per delirare", naturalmente. Anche a scrocco in libreria.

 

martedì 9 novembre 2021

LA SQUAW RAPITA


 

 
Nel 2017 si è svolto a Viddalba, in provincia di Sassari, il primo Rendez-Vous degli Amici di Zagor, organizzato da un gruppo di appassionati capitanati dal bravo Fausto Serra. La location del raduno, che si è ripetuto nel 2018 e nel 2019, è assolutamente straordinaria, tale e quale alla foresta di Darkwood. Potete vedere una carrellata di foto (e leggere, se volete, il resoconto di uno degli eventi) cliccando qui:


Per l'edizione 2020 era previsto un albetto a fumetti da distribuire tra i partecipanti, con una storia ambientata appunto in rendez-vous dei trapper dell'epoca zagoriana. Poi, la pandemia ci ha esso lo zampino e la pubblicazione non è uscita fino alla Lucca Comics del 2021, in occasione della quale è stato finalmente stampato, in attesa del raduno 2022. 

L'idea alla base dello spillato che vedete nella foto è stata quella di affidare la realizzazione a una squadra di undici autori: il sottoscritto (sceneggiatore) e dieci grandi disegnatori, chiamati ciascuno a illustrare una tavola. A motivare gli undici, appunto la partecipazione a uno o più dei rendez-vous sardi, l'entusiasmo per l'esperienza vissuta e l'amicizia verso gli organizzatori. Tutti hanno, insomma, lavorato gratis per dar vita a un fumetto (almeno nei disegni) di assoluta qualità. Zagor non c'è, per ovvii motivi, ma l'ambientazione e il tenore del racconto sono compatibili con la zagorianità.
 
Il titolo del breve racconto è "La squaw rapita" ed ecco i nomi dei dieci disegnatori, in ordine di apparizione: Walter Venturi (autore anche della copertina), Antonio Lucchi, Bane Kerac, Marcello Mangiantini, Marco Ghion, Mauro Laurenti, Antonello Becciu, Lola Airaghi, Tino Adamo, Alessandro Piccinelli. Gli artisti del pennello sono stati coordinati da Emiliano Longobardi, e hanno fatto (tutti) un magnifico lavoro, assolutamente armonico nonostante la diversità degli stili. Una gioia per gli occhi.

Chi volesse acquistare l'albetto (12 pagine, 5 euro) deve contattare Fausto Serra con email su info@amicizagoriani.org, oppure whattsapp 3351809403.
 
 

 

sabato 6 novembre 2021

LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK

 
 
 
 

Moreno Burattini

Giorgio Sommacal
LA DIVINA COMMEDIA SECONDO CATTIVIK
Edizioni Astragalo
88 pagine, 10 euro


Nel mio blog "Freddo cane in questa palude", una volta (nel 2916), ho parlato della trilogia"dantesca" di Cattivik realizzata negli anni Novanta da me e da Giorgio Sommacal, e ho scritto così: "Fra i tanti sogni nel cassetto ne ho uno che, per ora, non si è mai avverato: veder pubblicata in un unico albo la parodia della Divina Commedia pubblicata in tre parti su altrettanti albi di Cattivik ". Cliccando sul link qui sotto troverete anche il rimando a un saggio di Renato Pallavicini proprio sull'argomento.
 

In occasione del 700° anniversario della morte del Sommo Poeta, nel 2021, il desiderio si è avverato grazie alle edizioni Astragalo (in accordo con Silver/Mck) e a una mostra allestita al Forte di Bard, dedicata agli omaggi di fumettisti di tutto il mondo al poema del fiorentino, intitolata "Nel segno di Dante" (a cura di Bruno Testa e Paola Persello).

 
 

 
 
Si tratta di una edizione limitata (settecento copie, tante quanti gli anni dell'anniversario), con tre tavole realizzate ex novo da Sommacal su testi miei, a unire le storie originarie. Abbiamo presentato il volume proprio al Forte di Bard, nel crso di un incontro con il pubblicuto riuscito piuttosto divertente.

 
 
 
Rileggendo la trilogia mi pare che faccia molto ridere (grazie soprattutto alla strepitosa vis comics dei disegni di Giorgio) ma mi rendo conto di come all'epoca ci si potessero prendere molte più libertà di adesso. Oggi non si può più scherzare così serenamente.
 

Del resto, negli anni Novanta, oltre a scrivere storie per Cattivik, mi trovai anche a gestire le rubriche dell'albo che usciva mensilmente in edicola: mi inventai uno pseudonimo, Gustavo La Fogna, con cui rispondevo alle missive dei lettori e curavo rubriche come "Queste cose non si fanno" (in cui suggerivo scherzi terrificanti da fare agli amici, o forse ai nemici) e "Il dizionario degli insulti" (dove proponevo epiteti pittoreschi con cui insultare il prossimo - ovviamente in chiave spiritosa). Credo che oggi nessuna testata per ragazzi accetterebbe rubriche del genere. Ma erano altri tempi.
 
Di queste rubriche e della mia collaborazione con Cattivik ho scritto qui
 
 
e qui
 
 
Ne ho parlato anche in un illustratissimo video del mio canale YouTube:

https://youtu.be/Ay4r0kxdfD4

Nella foto d'epoca che vedete qui sotto, scattata nel 1992, vedete lo staff di Cattivik: da sinistra a destra  il sottoscritto, Giorgio Sommacal, Paolo Di Orazio, Massimo Bonfatti, Giacomo Michelon e Vincenzo Perrone.


Sul n° 16 di Cattivik, datato gennaio 1991, uscì la prima storia del malefico personaggio sceneggiata dal sottoscritto e illustrata da Giorgio Sommacal (con me nelle due foto che seguonbo) intitolata “Incontri ravvicinati”. In seguito, la nostra accoppiata si sarebbe riproposta per una ventina di storie e si interruppe solo perché io fui costretto a occuparmi di altri personaggi (Lupo Alberto e Zagor soprattutto). Va detto che inizialmente Giorgio scriveva da solo i propri testi, e lo faceva, in verità, parecchio bene; tuttavia, essendo necessaria una notevole e costante produzione di nuove storie, fu giocoforza per lui ricorrere all’aiuto di uno scrittore. 

 

Credo di poter dire che Giorgio si sia trovato particolarmente bene, nel collaborare con me, nonostante all’epoca fossi un giovane sceneggiatore alle prime armi. Immagino sia stato per questo che, all’inizio del 1992, mi parlò di un progetto che aveva nel cassetto. “Ho avuto l’idea per una storia, che però non riesco a far quagliare. Ecco i miei appunti: ce la fai a tirarne fuori qualcosa?”. Giorgio mi passò alcuni fogli con dei disegni abbozzati alla buona: mi resi conto che si trattava di spedire Cattivik nientemeno che all’Inferno. Mi parve una trovata magnifica: per un eroe dissacrante come il Genio del Male bonviano, quale miglior cimento che dissacrare il sacro poema? Cominciai a lavorarci su. Diedi struttura e consistenza al racconto, escogitai gag, battute e giochi di parole, sottoposi il tutto a Silver che approvò, e Sommacal si mise al lavoro. La storia, a cui venne dato il titolo di “Un’avventura infernale”, uscì sul n° 32 di Cattivik, datato maggio 1992.
 
 

 

Mi è stato chiesto perché abbia dato a Dante Alighieri le sembianze di un vecchio poeta scacciato da un ospizio. La risposta è questa: negli anni del liceo mi divertivo a mettere in parodia, con vignette e disegni destinati ad allietare (o tormentare) i miei compagni di classe, gli argomenti di studio. Una volta, in questi miei esercizi umoristici, mi capitò di ironizzare sul fatto che Ovidio e Dante, poeti su cui eravamo chiamati ad applicarci, fossero stati mandati in esilio: immaginai che il vero motivo della loro cacciata fosse l’insofferenza di chi li udiva declamare versi ad alta voce e a ogni piè sospinto. Mi pareva ovvio che, dopo aver sentito l’Alighieri recitare per l’ennesima volta i propri componimenti, i fiorentini esasperati avessero detto “basta” e spingendolo fuori dal portone. Memore di questa mia trovata di gioventù, trasformai Dante in un vecchietto messo al bando dai residenti della sua stessa casa di riposo, che non ne potevano più di udir ripetere endecasillabi a tutte le ore del giorno e della notte. Va detto che, nonostante ci scherzassi su, sono sempre stato (anche ai tempi di scuola, voglio dire) un cultore del Sommo Poeta. Durante i miei studi universitari (fatti a Firenze) ricordo un esame di filologia dantesca che mi entusiasmò. 
 

 
 
In seguito, ho riversato le mie conoscenze e il mio amore verso la Divina Commedia anche in una storia di Dampyr, un personaggio della Sergio Bonelli Editore creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo: lo Speciale n° 12 (2016) si intitola, non a caso, “La porta dell’inferno”. Grazie agli spettacolari disegni di Fabrizio Longo ho infatti precipitato il protagonista negli inferi danteschi. Ne parlo qui:
 
 
“Un’avventura infernale” fu l’occasione per citare un’altra parodia dantesca, L’Inferno di Topolino di Guido Martina e Angelo Bioletto (1949), ma anche per far vedere tra i dannati controfigure di alcuni celebri cattivi dei fumetti, come Stanislao Moulinsky (l’antagonista di Nick Carter, altra creatura di Bonvi), la Banda Bassotti e il terzetto dei Fratelli Dalton (nemici di Lucky Luke).

Un anno dopo, visto il successo del racconto realizzato con Sommacal, mi parve giusto proporre a Silver un viaggio in Paradiso. In questo caso, il pensionato Dante viene lasciato nella sua casa di riposo. Per capire certe battute, a distanza di anni, bisogna ricordare la canzone “Benvenuti in paradiso” di Antonello Venditti o rammentare quanto la pop star Madonna imperversasse nel 1993.

A questo punto, fatto trenta fu d’uopo fare trentuno: perché, mi chiesi, non completare la parodia delle tre cantiche dantesche? Con “Cattivik in Purgatorio”, datato 1994, si torna a fare più precisi e puntuali rimandi alla “Divina Commedia”, dato che il navigatore solitario che sbarca su un’isola oltre le Colonne d’Ercole si chiama Ulisse proprio in memoria del canto XXVI dell’Inferno, là dove si racconta la sorte del Re di Itaca partito all’esplorazione dell’”alto mare aperto”. L’Ulisse dantesco naufraga contro la “montagna bruna” del Purgatorio esattamente come il compagno di viaggio di Cattivik nella parodia mia e di Sommacal. Il riferimento è alle imprese di navigazione in solitaria di Ambrogio Fogar ma, soprattutto, di Giovanni Soldini che, per le sue imprese marinaresche, era, in quegli anni, sulla cresta dell’onda (se mi si perdona la battuta). Agli esegeti più attenti il compito di scoprire altre citazioni, allusioni, riferimenti. Le tre avventure oltretombali del Genio del Male vengono qui raccolte in un unico volume collocate nell’ordine logico del viaggio dantesco. Probabilmente, se Dante lo avesse potuto leggere si sarebbe oltremodo impermalito e, con ogni probabilità, avrebbe mandato me e Sommacal all’inferno.