lunedì 14 febbraio 2011

COMPAGNI DI SCUOLA

Chissà se è stato semplicemente il caso, o se si tratta di un perfetto esempio di coincidenza significativa. Fatto sta che ho da poco finito di leggere la "La trilogia del ritorno", di Fred Uhman, e in particolare il primo dei tre romanzi, "L'amico ritrovato", del 1971, da cui nel 1989 è stato anche tratto un film.
Il libro, davvero bellissimo, racconta dell'amicizia fra un ebreo tedesco, il sedicenne Hans Schwartz, e un suo coetaneo, il giovane conte Könradin von Hohenfels, ultimo rampollo di una stirpe di nobili svevi. I due frequentano entrambi il liceo Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, negli anni dell'ascesa al potere di Hitler. Il romanzo non affronta in modo specifico il tema della shoah o dei campi di sterminio, ma descrive soprattutto il periodo precedente allo scatenarsi delle persecuzioni razziali. Gli Schwartz, al pari di molti altri ebrei di Stoccarda si sentono perfettamente tedeschi e sono addirittura fieri di esserlo.

Quando le idee naziste cominciano a serpeggiare, il padre di Hans rifiuta di trasferirsi in Palestina, come gli viene proposto di fare, convinto che il razzismo hitleriano sia una specie di follia passeggera che mai avrebbe contagiato la nazione di Goethe, Beethoven e Schiller. Invece, quella follia finisce per dividere Hans da Könradin, che pure erano stati amici per la pelle, e semina odio all'interno dei compagni di classe. Il giovane Schwartz riesce a fuggire in America in tempo per non venire travolto dagli eventi (non sarà questa, invece, la sorte dei suoi genitori) ma quel che accade in Germania, ovviamente, lo segna per sempre. Vent'anni dopo la guerra, Hans ritrova un elenco dei nomi della sua scolaresca, che reca accanto a ognuno l'indicazione di quale sia stato il destino dei suoi compagni nella tempesta degli eventi bellici. A lungo evita di verificare che cosa sia accaduto a Könradin, di cui non ha saputo più nulla. Vivo? Morto? Ma soprattutto, con le mani sporche di sangue?


Naturalmente non vi rivelo il finale (a cui vale la pena di arrivare con il cuore in gola), ma passo a spiegare qual è la coincidenza che mi riguarda. Proprio mentre, terminato il primo romanzo della trilogia, passavo al secondo, ho ricevuto una telefonata da Barbara Burzi, giornalista della redazione pratese del quotidiano "Il Tirreno" (molto diffuso in Toscana).

Mi chiedeva una intervista, per una iniziativa che il suo giornale sta portando avanti da qualche tempo: presa una classe di un istituto scolastico di Prato, a distanza di venti o trenta anni dalla maturità, si trattava di verificare che fine avessero fatto gli studenti, o meglio, se ce n'erano alcuni che si fossero realizzati in un particolare campo o avessero sfondato o fatto carriera in un settore più o meno insolito o degno di nota. Per la puntata destinata a venire pubblicata domenica 13 febbraio, la classe presa in considerazione era la terza liceo sezione A del Liceo Classico Cicognini di Prato, anno scolastico 1980/81. Cioè, proprio la mia.


Sono rimasto molto colpito dalla richiesta. Ho subito risposto alle domande della solerte cronista, le ho inviato un po' di documentazione, comprese alcune foto, e sono rimasto in attesa di poter leggere le storie degli altri. Cioè, di scoprire quel che non so su dove siano finiti i miei compagni, che cosa abbia riservato loro la vita, se sono felici, se abbiano dei figli che magari vanno alla nostra stessa scuola e se quei figli assomigliano a noi e se noi assomigliamo ai nostri genitori.



Potrà sembrare strano, ma non ho il telefono di quasi nessuno, se non di un paio. Ma non perché abbia evitato di incontrarli. Semplicemente perché la vita, turbinosa, mi ha portato in altre direzioni e immagino che lo stesso sia capitato a loro. Ho un'esistenza complicata e non sono neppure su Facebook, il che non semplifica le cose. Ma se chiudo gli occhi li rivedo tutti, ne ascolto le voci, mi emoziono rammentandone i sorrisi, rido al ricordo delle battute, mi batte ancora il cuore ricordando una ragazza di cui mi ero innamorato, rivivo le gite scolastiche e le feste di fine anno, torno ai cineforum che a quell'epoca ancora c'erano e al buio di una sala dove ho dato il primo bacio durante il film "Hair" (non a quella ragazza, ma una di quarta ginnasio, io che ero in prima liceo).


Domenica è uscito il pezzo. Due pagine intere del quotidiano, e al centro, grande, una foto della scolaresca in cui ho faticato a riconoscermi, sotto un improponibile cesto di capelli. Nella foto a colori poco sopra, sono l'ultimo a destra dei seduti. Al ginnasio, invece, ero ancora un ragazzino per bene e li portavo più corti. Sono quello in prima fila, seduto, secondo da sinistra, nella foto in bianco e nero qui sotto. Più in basso ancora, uno dei miei compagni mi ha fotografato addormentato durante una gita scolastica in prima liceo.




Ho scrutato una per una tutte le facce, così famigliari al punto che mi sembra impossibile siano passati trent'anni. Giurerei di averli lasciati in classe questa mattina al suono della campanella e di poterli rivedere domani, alle otto, tornando a scuola con l'impellenza di copiare la versione di greco. Non ricordo molto, di greco. Ho smesso di studiarlo appena sono uscite le materie della maturità e lo scritto era latino. In compenso potrei sostenere qualche buona discussione su poesia, storia e filosofia (peccato non mi capiti spesso di poterlo fare: è più facile trovare gente con cui parlare di caccia al cinghiale).

Non ricordo chi lo ha detto, ma condivido: lo scopo principale di una educazione umanistica è rendere la propria mente un luogo piacevole dove passare il tempo. Dopo aver fatto il classico, non ho mai avuto nessuna difficoltà a studiare qualunque cosa, e a capire quel che studiavo, se avevo voglia di capirlo. Eppure, la maturità della mia classe fu disastrosa. Ho rimosso quasi tutto, tranne il fatto che ci furono molti bocciati, nessuno di noi prese sessanta e io me la cavai per il rotto della cuffia con un vergognoso quarantadue. Dopo averlo confessato alla giornalista, le ho detto: se lo scrivi, aggiungi che però poi mi sono laureato con centodieci e lode. Ah, ritrovare quei commissari e fargli una pernacchia e il gesto dell'ombrello sventolandogli il diploma di laurea con il massimo dei voti.

Barbara Burzi si è occupata principalmente di Giuseppina Tesco, che ho scoperto essere diventata una neurologa che fa ricerca negli Stati Uniti, Antonello Giacomelli, deputato, Simone Massai, produttore musicale a Cuba, Angelo Formichella, architetto e pittore, e il sottoscritto. L'articolo della giornalista comincia così.



"PRATO. Quell'anno la commissione d'esame fu davvero severa. Un terzo della 3ª A del Classico Cicognini 1980/81 fu respinto alla maturità. Tra quelli che invece ce l'hanno fatta, nessun 60, il massimo dei voti. Si potrebbe definire il classico errore di valutazione considerando che in quel gruppetto così variegato, a distanza di trent'anni si possono riconoscere una scienziata, un architetto, un parlamentare, uno sceneggiatore di fumetti, un produttore musicale e poi ancora, avvocati, farmacisti e sindacalisti. Per questi quasi cinquantenni di oggi, è impossibile dimenticare gli anni delle superiori.
C'è Moreno Burattini, che prima di diventare il principale sceneggiatore delle storie di Zagor per Bonelli Editore, è stato una firma umoristica del giornalino scolastico La Cicogna. Praticamente fu lui a rieditarlo. "Scrivevo storie dappertutto - ammette - Le compagne di classe mi passavano il diario durante le lezioni chiedendomi di farci una vignetta". Insomma, un destino segnato il suo, come quello di Giuseppina Tesco, scienziata già studentessa eccellente con "un'intelligenza superiore", ricordano i suoi ex compagni di classe, alcuni dei quali sono pronti a scommettere che prima o poi vincerà il Nobel. Non avrebbe, invece, mai immaginato di sedere in Parlamento Antonello Giacomelli, deputato Pd, che per le sue doti di comunicatore ambiva a diventare un avvocato. Disinteressato alla pallamano (sport della scuola), l'architetto Formichella racconta di essersi appassionato alla pittura, specie negli ultimi anni di scuola quando andava a lezione da pittori locali. Presente all'appello anche Simone Massai che oggi vive a Cuba ("fui tra quelli respinti alla maturità", ammette). Tra gli altri Francesco Chiaravalli, oggi è un sindacalista, dirigente Cisl; e Bottari ("il bello della classe") un farmacista". Nella foto sopra, l'edificio del Classico Cicognini.


Già, "La Cicogna". Un'altra delle tante pubblicazioni a cui ho collaborato. Sono andato a ricercarne i numeri e ho scansionato una delle vignette che ci disegnavo sopra (se cliccate sul disegno, potete ingrandire l'immagine e leggere la battuta). Ho ritrovato anche qualcuna delle mille freddure che scrivevo firmandomi "Il vipera". Per esempio: come si traduce un latino la frase "Domani sarò interrogato"? Risposta: opus est forcam facere. Ovviamente la possono capire soltanto quelli che fanno il classico in Toscana, o quelli particolarmente acuti delle altre regioni. Domanda: qual è il verbo greco che significa "venire bocciati"? Risposta: stùdiomai. Questa la capiscono ancora in meno, perciò, vabbé, lasciamo perdere.


Rileggo l'articolo. Il pezzullo che mi riguarda contiene qualche inesattezza. Si dice che avrei ideato la Mostra del Fumetto di Prato insieme a un gruppo di amici di cui faceva parte Stefano Bartolomei, mentre invece il merito è tutto di Bartolomei (con i sodali Riccomini e Vianovi) e io, alquanto più giovane di loro, entrai a far parte del gruppo quando la mostra esisteva già da alcuni anni. Si cita una frase di questo blog: "Ho frequentato lo stesso liceo di D'Annunzio e Malaparte e chissà se qualcuno potrà mai dire lo stesso". E' ovvio che tutti gli studenti del Cicognini potrebbero dire lo stesso: la frase corretta è "chissà se qualcuno dirà mai di aver frequentato lo stesso liceo mio". Al casello autostradale di Prato ho lavorato un po' di più di due anni, quasi otto. Inoltre Sergio Bonelli non è "l'inventore di Tex e Dylan Dog" ma, ovviamente, l'editore. Infine, Kattivik si scrive Cattivik.

E degli altri, che dire? Mi meravigliano le avventure di Simone, di Giuseppina e di Antonello. Però, a pensarci bene, era già tutto scritto. Giuseppina era una mente superiore già da ragazza (qui accanto la si vede, nella foto de Il Tirreno, con la sua squadra di ricercatori a Boston). Antonello si candidava sempre come rappresentante di classe e faceva il presidente nelle assemblee di istituto (una noia mortale che evitavo se appena potevo: preferivo darmi malato il giorno dell'assemblea piuttosto che quello del compito di latino). Simone era una forza della natura impossibile da imbrigliare. E io? Forse anche il mio destino si poteva indovinare, guardandomi leggere i racconti di Isaac Asimov durante l'intervallo o disegnare vignette umoristiche sulla lavagna. Vorrei tornare indietro, e rivivere tutto.


venerdì 11 febbraio 2011

FANZINE STORY

E' uscito da qualche giorno il nuovo Fumo di China, datato gennaio 2011: è il numero 189, costa 3,80 euro per trentadue pagine di grande formato a colori, e ha un Pippo e un Topolino di Massimo De Vita in copertina (che dunque da soli valgono il prezzo della rivista). All'interno, fra molte cose interessanti (come per esempio un articolo di Paolo Guiducci su Lino Landolfi, un autore da me molto amato quando ero bambino e lo leggevo sul Messaggero dei Ragazzi), figurano due pagine con molte foto a colori, firmate dal sottoscritto.


Si tratta di un reportage sulla trasferta a Istanbul di un gruppo di autori italiani, tra cui Gallieno Ferri e me medesimo, avvenuta in novembre: ve ne ho abbondantemente parlato a suo tempo da questo blog con ben quattro post. Nell'articolo su Fumo di China, però, ho arricchito la cronaca con qualche particolare in più, ho accennato al cinema di genere turco degli anni Settanta e soprattutto, grazie alla collaborazione con l'esperto locale Eren M. Paykal di cui sono buon amico, ho tracciato un quadro essenziale del fumetto sulle sponde del Bosforo dal 1930 a oggi.




Tuttavia, guardando il mio articolo così ben impaginato nelle facciate 20 e 21 della rivista, non ho potuto fare a meno di pensare a quando Fumo di China era una fanzine stampata in offset che io faticavo a procurarmi ma di cui cercavo sempre di entrare in possesso. La rivista è nata nel 1978 come bollettino del Club Giovani Amici del Fumetto, arrivando attraversi varie incarnazioni all'attuale distribuzione in edicola. Siamo già agli anni di Cristo, dunque. Ricordo il numero speciale su Tex curato da Franco Spiritelli, poi il passaggio a una veste grafica accattivante che a un certo punto si fregiò di una controcopertina di Magnus che mi lasciò di stucco, l'epoca brossurata della Alessandro Distribuzioni, infine il periodo Ned 50 fino al traghettamento verso l'attuale gestione della Cartoon Club.



Rammento l'emozione del momento in cui su Fumo di China vecchia maniera comparve la prima recensione della mia "Collezionare": accadde sul n° 27 del novembre 1986. Mi sembra ieri quando leggevo gli articoli di personaggi misteriosi come Franco Bus, che mai avrei immaginato si chiamasse in realtà Busatta e che sarebbe poi diventato mio collega di redazione in Bonelli. E lo stesso vale per Mauro Marcheselli e Michele Masiero. Insomma, per me giovane fanzinaro (un periodo di cui vi ho già raccontato con dovizia di foto), Fumo di China era Hollywood e i suoi redattori dei divi del cinema. Ovviamente, in quel periodo le fanzine erano tante: Fumo di China era però la prima della classe (ma non si dava arie da regina del Celebrità, bisogna dire).


A un certo punto, noi di "Collezionare" avemmo l'idea di organizzare, nei pressi di Firenze, il primo raduno dei fanziners italiani, cioè di coloro che realizzavano le riviste amatoriali dedicate al fumetto. Fu un piccolo successo, vennero in tanti. C'erano persino personaggi destinati a diventare famosi, come Paolo Accolti Gil. E c'era, ovviamente, Franco Spiritelli. Ho diverse foto di quel raduno e un giorno le tirerò fuori dal cassetto.




In ogni caso, a un certo punto ho cominciato anch'io a collaborare con la rivista bolognese (oggi romagnola). Non so quanti articoli ho pubblicato, forse una ventina nel corso di vent'anni, sempre su gentile richiesta del direttore di turno. A un certo punto ho persino rischiato di diventarne io, il direttore di turno. Ma è una storia che vi ho già raccontato.



In un'altra occasione, quando ero entrato (appunto grazie ai meriti acquisiti con "Collezionare") tra i collaboratori della Mostra del Fumetto di Prato (nata nel 1978 pure lei e oggi rimpianta) e già facevo parte della giuria del benemerito Premio Pier Lambicchi dedicato ai giovani autori (da cui sono passati un po' tutti) , proposi all'organizzatore Stefano Bartrolomei di istituire anche dei riconoscimenti votati dai fanziners, e nacque il Premio Comics Word. Quattordici testate diverse raccolsero i voti di settanta attenti critici del loro vivaio, alieni da giochi di scuderia e dinamiche di potere, e furono scelti dei premiati in diverse categorie. Era il 1991.


Il premio, credo, ebbe soltanto una o due edizioni perché poi la stessa Mostra di Prato cominciò ad attraversare dei grossi problemi. Il nome "Comic Word" fu preso dal titolo della seconda fanzine italiana, creata nel 1967 da Gianni Bono e Nino Bernazzali. La prima, anteriore di pochi mesi, si deve al solito Alfredo Castelli che mel 1966 diede vita con Nino Sala alla rivistina Comics Club 104, durata soltanto quattro numeri ma apripista per tutte le successive pubblicazioni. Nel 1967 come supplemento di Comics Club 104 Castelli e Sala realizzarono la mitica "Guida a Topolino", in cui per la prima volta si citavano nomi come quello di Romano Scarpa, ignoti a tutti coloro che credevano che facesse tutto Walt Disney.


Il fatto di ricordare il periodo eroico delle fanzine (oggi sostituite da blog e siti Internet, salvo poche eccezioni, tra cui alcune che riguardano Zagor) mi ha fatto tornare in mente che, agli inizi degli anni Novanta, mi sobbarcai l'ingrato compito di tracciare una storia del fanzinismo italiano, che pubblicai su "Collezionare".

La mia disamina partiva dal 1983 perché, fino al 1982, esisteva una specie di cronistoria precedente già stilata da Claudio Dell'Orso e apparsa sul numero unico ciclostilato di "Treviso Comics Fan Magazine". Claudio dell'Orso era un critico dalla bella penna, di cui leggevo sempre tutti i libri e gli interventi, un signore molto simpatico che scriveva spesso e volentieri di fumetto erotico, che incontravo spesso in giro per le mostre, che mi aveva (bontà sua) in simpatia e che a un certo punto scrisse anche su Collezionare, dato che non aveva preclusione nel concedere i suoi bei testi a riviste prestigiose e a fanzine che gli piacevano. Non so che fine abbia fatto (ma mi piacerebbe avere sue notizie). Insomma, questo Dell'Orso aveva scritto un compendio del fenomeno del fanzinismo fumettistico dalle origini fino agli inizi degli anni Ottanta, che io avevo letto e diligentemente studiato. Gli chiesi di poterlo ripubblicare su "Collezionare" n° 16 (maggio 1990) e lui acconsentì alla ristampa del pezzo. Dato che agli inizi degli anni Novanta non c'erano stati aggiornamenti, pensai di proseguirne l'opera e scrissi la mia "Fanzine Story" che apparve sul successivo, il 17.

Per gli eventuali curiosi dei bei tempi che furono, ecco quell'articolo qui di seguito. Prima, però, segnalo che su "Collezionare" n°15 (ottobre 1989) apparve anche un dossier sulla storia sia di "Fumo di China" che di "Fox Trot", la rivista di Marcello Toninelli con cui in quel periodo si era fusa. Infine, esistono spazi in rete appositamente dedicati al fenomeno fanzine, come la Fanzinoteca di Forlì (l'unica struttura del genere in tutta Italia - via Curiel 51 - 47121 Forlì FC).

FANZINES STORY 1983 - 1990
di Moreno Burattini


da COLLEZIONARE n° 17 (novembre 1990)

Sono due le accezioni del termine fanzine che vanno per la maggiore. La prima, più riduttiva, tende a limitare il campo alle pubblicazioni realizzate con mezzi di fortuna da pochi appassionati,animati da tanta voglia di fare ma sprovvisti di una vera e propria professionalità, che stampano la loro rivista in una tiratura assai limitata e la distribuiscono in ambiti piuttosto ristretti senza ricercarne lucro alcuno. La seconda allarga invece i confini del fanzinismo fino a comprendere riviste ben scritte e meglio stampate, curate da redattori realmente capaci, diffuse in tutta Italia attraverso le librerie specializzate in un congruo numero di copie; in ogni caso i collaboratori non percepiscono compensi e il profitto non è il fine ultimo perseguito. Personalmente propendo per questa seconda interpretazione del termine: secondo me, prodotti di ottima fattura come Linea Chiara ed Exploit Comics possono rientrare nel novero delle fanzine proprio perchè, sia pure realizzate a livello professionale, sono allestite da appassionati e ad appassionati si rivolgono; mentre invece Fumo di China è ormai approdata sulla riva delle riviste a più larga diffusione ed è distribuita in edicola a cura di una casa editrice vera e propria che giustamente cerca di ricavarne anche degli utili per la propria sussistenza. Il target verso cui si mira e dell'imprenditorialità che anima le scelte dei curatori mi sembrano insomma gli elementi di discrimine che servono a individuare le fanzine, distinguendole da pubblicazioni di genere diverso.

L'evoluzione della specie

Cercando di inventariare secondo questi criteri le fan magazine che hanno animato il comicdom tra il 1983 e il 1990 (per integrare così la precedente disamina di Claudio dell'Orso che si fermava al 1982), il numero di testate che ne è venuto fuori è veramente impressionante: quasi 80. E si tratta delle sole riviste che hanno in qualche modo "lasciato il segno" grazie a una diffusione a livello quantomeno interregionale e che pertanto sono state recensite da altre pubblicazioni del settore. Di stampati distribuiti solo localmente, o peggio fatti girare dai curatori esclusivamente fra amici e parenti, è impossibile render conto. Il mare del fanzinismo è una sorta di ribollente brodo primordiale dove le forme di vita continuamente si creano e si distruggono, e dove la dura legge della selezione naturale consente soltanto a pochi eletti il passaggio a categorie superiori. Alcune caratteristiche peculiari distinguono comunque le riviste amatoriali di venti, dieci o addirittura soltanto cinque anni fa da quelle più recenti. Innanzitutto, mentre una volta ciò che soprattutto interessava i fanzinari erano i contenuti, oggi risulta di fondamentale importanza la veste grafica. Ecco dunque che si studiano accuratamente il logo e l'impostazione, si cerca di evitare i refusi, si bilanciano sapientemente testi e illustrazioni, si bada alla rilegatura e alla rifilatura perchè siano fatte a regola d'arte e, se possibile, si tenta di avere una copertina plastificata ad almeno due colori.

Questo fenomeno è facilitato dalla diffusione dei computer grafici che permettono di creare sul video quelle pagine che un tempo si dovevano faticosamente dattiloscrivere e montare con forbici, colla e righello; le stampanti laser approntano poi originali praticamente perfetti e comunque modificabili con estrema semplicità. Il ciclostile è stato definitivamente soppiantato in favore delle fotocopie, della stampa anastatica o dalla riproduzione tipografica e, sinceramente, è meglio così. Le nuove fanzine nascono insomma, molto spesso, già adulte: con una loro impostazione grafica e con una linea editoriale ben definita. E non di rado, godono di sponsor (case editrici e librerie). L'epoca dei pochi fogli dattiloscritti tenuti insieme da una spilletta è tramontata.Un altro elemento che solo da poco è entrato a far parte del gioco è il fiorire delle librerie specializzate, una volta presenti soltanto nelle grandi città, oggi diffuse invece un po' dappertutto. Le principali fanzine possono così essere rintracciate con facilità, mentre un tempo bisognava conquistarsele con grande fatica scrivendo a destra e a manca o frequentando assiduamente le Mostre-Mercato.
Negli ultimi tempi sembrano inoltre in difficoltà le pubblicazioni che presentano opere di autori dilettanti: probabilmente perchè è sempre un problema quello di trovare acquirenti per un contenitore specializzato soltanto in questo tipo di proposta. Infine, da segnalare è il proliferare di riviste amatoriali legate ai generi editoriali che catalizzano intere schiere di fans: i super eroi USA, i fumetti giapponesi, i giochi di ruolo. Comunque sia, le fanzine continuano a svolgere il loro compito specifico, che è quello di fare critica e informazione seguendo le ragioni del cuore, al di fuori delle logiche del marketing e degli interessi di scuderia, o promuovere giovani autori offrendo spazi alternativi altrove negati, sempre e comunque lavorando per la stessa identica ragione: l' amore per il fumetto.

Piccolo dizionario delle fanzines 1983 - 1990


ANSEL E GRETEL Fanzine bolognese nata nel 1987. Musica, fumetti e umorismo demenziale confezionatiin modo alquanto spartano.

BIANCO E NERO Nata a Treviso agli inizi degli Anni Ottanta presentando articoli e interviste, ha chiuso la sua prima serie nel 1985 con il n° 6. E' immediatamente risorta come B/N COMICS, iniziando a presentare soprattutto lavori di giovani dilettanti, anche se una piccola parte critico/informativa è rimasta pur sempre presente. Nel 1988 la pubblicazione chiude definitivamente i battenti a causa dell'impossibilità dei redattori, ridotti da tempo al solo Carlo Rossi, di far fronte all'impegno richiesto.

CACAO Rivista umoristica legata al gruppo Black Comix, a cui si deve anche la più celebre Lobotomia, della quale CACAO risulta comunque più sofisticata. Un piccolo spazio viene dedicato anche all'informazione.


CADUTANOIA Il numero zero esce a cavallo tra il 1984 e il 1985. Si tratta di un prodotto molto sofisticato, graficamente addirittura geniale, realizzato da redattori... neo-futuristi.


CASABLANCA Nata a Modena nel 1984 propone fumetti, in genere umoristici, di vario livello pubblicando accanto alle tavole di professionisti già affermati (Bonfatti, Clod, Ghiro) lavori di puro dilettantismo. La veste grafica è comunque di buon livello, il formato simile a quello di COLLEZIONARE.

CASBA Fanzine siciliana nata nel 1988 che, come il nome lascia intendere, propone al lettore di tutto un po': fumetti, articoli sui fumetti, musica, e altro ancora.

COLLEZIONARE Dopo un inizio in sordina in cui la fanzine veniva diffusa soltanto in ambito locale e si occupava di tutti i generi del collezionismo, con il n° 10 del settembre 1987 COLLEZIONARE iniziava a rinnovarsi migliorando di volta in volta e soprattutto specializzandosi sul fumetto e la letteratura fantastica, che vengono affrontati con approccio critico divulgativo. Realizzata a Firenze, ha festeggiato nel marzo 1990 i cinque anni di vita. Da segnalare i suoi numeri speciali monografici.


COMIC BOOK Realizzata in Sicilia a cura di Dario Gulli, COMIC BOOK esordisce nel 1989 con il suo numero zero realizzato a stampa con una notevole tiratura. Nata con l'intento, dichiarato fin dal titolo, di sfruttare il rinnovato successo dei super-eroi americani la fanzine non è riuscita ad andare oltre il secondo numero.


COMIC CULT Di piccolo formato, sorta a Roma nei cantieri della libreria Metropolis, che poi i redattori hanno abbandonato mettendosi in proprio, COMIC CULT è tutta dedicata al fumetto statunitense. Il numero zero è datato 1988.

COMIX L'esordio avviene nel novembre 1988 con un numero zero dattiloscritto e fotocopiato che lascia ben presagire per il futuro. Ed infatti Alberto Bonanni, che di COMIX è l'anima, arriva ben presto a dotare la sua rivista di tutti i carismi della vera prozine: grafica ineccepibile, stampa tipografica, testi (articoli, interviste, recensioni, news) intelligenti, addirittura scoop giornalistici.


CROM Nata a Grosseto nel 1989, è una fanzine completamente dedicata ai giochi di ruolo. Il suo sottotilo infatti ben spiega: "Fantasy e Simulazione". Al suo interno c'è però anche una sezione a fumetti.

DENEB Fanzine romana di fantascienza, presenta fumetti di sf realizzati da autori dilettanti.

DIMENSIONE ALFA Allestita a Roma dagli stessi di DENEB, e fatta esordire con un n° 1 datato gennaio 1988, è dedicata al fumetto, al giallo e alla fantascienza.

L'ECO DELLA PALUDE Realizzata a Genova fin dal 1986, presenta pagine di grande formato con testi molto ben scritti e in genere privi di illustrazioni. La rivista si occupa soprattutto di fumetti francesi, presentando dettagliati dossier e schede su autori e personaggi della bedè, spesso da noi del tutto sconosciuti. Non mancano tuttavia articoli di altro genere.


EGLI Ecco quella che si dice una personalzine, vale a dire una fanzine realizzata da una sola persona. In questo caso si tratta di testi e disegni firmati esclusivamnente da Giancarlo Tonna, che realizza la rivista in fotocopia.

EXPLOIT COMIX Rivista "storica" del comicdom italiano, EXPLOIT COMIX nasce a Firenze nel 1977 come una pubblicazione piccola ed agile per trasformarsi in un prestigioso trimestrale monografico di grande formato che ha ospitato le firme più illustri del criticism di casa nostra, da Antonio Faeti a Franco Fossati, chiamati a dire la loro su argomenti sempre interessanti (ricordiano i numeri sulla "ligne claire", il fumetto umoristico, il comic book). Diretto da Gaetano Strazzulla e curato soprattutto da Leonardo Gori, dopo aver superato negli tempi una crisi di assestamento, rilancia con il Salone di Lucca 1990 la propria iniziativa con nuove idee e nuovi collaboratori.


IL FULMICOTONE Fanzine lucchese che presenta, fotocopiati su fogli A4, fumetti brevi, in genere satirici e umoristici.


IL FUMETTO Prestigiosa rivista dell'ANAF (Associazione Nazionale Amici del Fumetto) che la distribuisce ai propri soci, è di grande formato, ottimamente stampata, e propone contenuti vari e sempre interessanti: saggi critici, articoli, cronologie, interviste, dossier, recensioni. Fino a qualche anno fa sembrava privilegiare il fumetto degli Anni 30 - 40 - 50, oggi propone ottimi interventi anche su quelli più recenti.



IL FUMETTO Fanzine omonima alla rivista dell'ANAF, con la quale non ha niente a che vedere, viene realizzata a Bari a cura di Alessandro Lattanzio. Dopo un numero zero di prova e di assestamento, nel settembre 1989 esce, fotocopiato, il n° 1. Piacevoli i testi, tra cui spiccano interessanti interviste.


FUMO DI CHINA L'avventura di FdC come capoclasse delle fanzine è terminata con il n° 35 del secondo semestre 1989. Subito dopo la testata è risorta, insieme a FOX TROT, nella dimensione completamente diversa delle riviste distribuite in edicola. Negli anni che hanno preceduto il grande salto, FdC era cresciuta in qualità, quantità e diffusione, passando con il 1987 al formato libretto che ha caratterizzato la gestione AD. Sempre coordinata da Franco Spiritelli, decano dei fanziners italiani, la rivista non ha mai perso quelle inimitabili caratteristiche che le hanno conquistato un posto nel cuore dei fumettomani di tutta Italia.


FUNNIES Nel maggio 1989 a Firenze risorge FUNNIES, che aveva interrotto anni prima la sua avventura con il sedicesimo numero. E risorge con la veste di una rivista di gran classe, recuperando l'eredità della precedente gestione con le cronologie e le accuratissime disamine, e aggiungendo fumetti d'autore. L'unico numero uscito della nuova serie è per ora l' uno/diciassette. Speriamo che presto arrivi il due/diciotto.

FROM BEYOND Fanzine di cinema e fumetto SF. Si tratta di fotocopie spillate nel formato 21 centimetri per 29.

FUMETTOMANIA Il n° 0 è datato febbraio 1990. Si tratta di una fanzine fotocomposta realizzata a Messina che accanto a recensioni e interviste pubblica fumetti di giovani esordienti.

GLAMAZONIA E' veramente incredibile come gli agguerriti redattori di GLAMAZONIA nonostante la copertina tutto sommato poco accattivante del loro n° 1 (maggio 1990) e la veste grafica alquanto povera abbiano riempito l'interno di articoli, recensioni, commenti, cronologie e schede davvero oltremodo interessanti e senz'altro consigliabili. Complimenti e auguri.

GRAFFITI Fanzine di piccolo formato, realizzata a Milano. Tra i collaboratori spicca il nome di Paolo Accolti-Gil, ben noto ai marvel fan del nostro paese. E la rivista, del resto, è dedicata quasi esclusivamente al fumetto americano.


GROUCHO & HARPA Fatta a Savona grazie soprattutto alla cura di Nat Russo, presenta il 96 pagine di formato 21 per 29 articoli, fumetti, racconti di carattere multimediale.

GULP Realizzata a Carpi (Modena), di formato simile a quello di COLLEZIONARE, dattiloscritta e duplicata in offset con una ottima grafica e una cura certosina, la rivista è caratterizzata dal carattere pressochè monografico dei suoi fascicoli, corredati da schede e utili cronologie. Da tempo non dà notizie di sè.


HARNO Rivista fiorentina morta e risorta più volte subendo trasformazioni e matamorfosi ma mai distaccandosi dal carattere umoristico-demenziale che l'ha contraddistinta fin dall'inizio. Non presenta solo fumetti, ma si occupa anche di musica, politica e cronaca di costume.


HELZAPOPPIN Nata nel 1987 a Casale Monferrato, risulta essere un contenitore di articoli e fumetti di tipo variegato.


IPERBOREA E' la prima fanzine abruzzese. Esordisce nel 1984, presentando interviste, articoli e soprattutto fumetti di giovani esordienti.


KIOSKO Nata nel Veneto nel 1979 grazie all'impegno di Claudio dell'Orso, questa bella fanzine (che aveva come unico difetto la povertà della stampa) ha chiuso i battenti nel 1985.

LETTERA VENETA Fanzine realizzata a Treviso. Raccoglie l'eredità di BIANCO E NERO e de I SIGNORI DELLE STELLE. Il grosso è dedicato a fumetti di autori dilettanti, ma sono presenti anche interviste e articoli. Il formato è cm 16,5 per 24.


LINEA CHIARA L'esordio avviene nel gennaio 1989 con il numero zero, ma alle spalle ci sono le trascorse esperienze di STRIP e di altre pubblicazioni: tra i promotori spiccano infatti i nomi di Daniele Bigliardo, Antonio Florio, Giuseppe di Genua. Con il n° 1 dell'aprile successivo si vede subito che fanno sul serio: copertina plastificata a due colori, impostazione professionale, articoli, interviste, dossier di buon livello.Con il n° 6 l'impostazione della rivista napoletana si allarga fino a abbracciare tutti i media della comunicazione visiva.


LOBOTOMIA Nata nel 1983, presenta fumetti umoristico-demenziali spesso esilaranti. Da segnalare il calendario 1985 con i 365 giorni dell'anno commentati da vignette di circa 40 disegnatori italiani tra cui Staino, Vincino, Bonvi e Cavezzali. Dopo una lunga pausa di silenzio, le uscite sono riprese nel 1988, con lo stesso stile dissacratorio. 60 pagine a stampa, di fomato 17 per 24.


MACCHIA Realizzata a Milano, presenta opere di aspiranti autori di fumetti dagli stili molto diversi fra loro.


MADE IN USA Fanzine fotocomposta realizzata a Pisa. Dopo un numero zero di prova, hanno diffuso il loro n° 1 nel maggio 1990, presentando una prodotto dalla grafica dignitosa. Si tratta di una rivista quasi completamente dedicata ai supereroi Marvel e DC, non priva di graffiante verve toscana.

MAGAZZINO Non si occupa solo di fumetti ma anche di musica, pittura, fotografia. E' realizzata a Bergamo.


MAGNUS MAGAZINE Una fanzine di cui tutti i cultori del grande Magnus rimpiangono la prematura scomparsa. Realizzata a Sassuolo da Lorenzo Altariva, era dedicata alla disamina meticolosa e certosina dell'intera produzione del grande Raviola, privilegiando comunque le cronologie ai commenti.

MANGAZINE Di MANGAZINE sono usciti soltanto 5 numeri. L'ultimo, del settembre 1990, annuncia la chiusura della fanzine e la sua resurrezione in edicola come rivista edita dalla Granata Press. Le copertine a colori racchiudevano contenuti tutti incentrati sui fumetti giapponesi.


MARVEL SERIES In realtà MARVEL SERIES non è mai uscita. Abbiamo infatti visto soltanto degli agguerritissimi "Notiziari" che, nelle intenzioni dei curatori, dovevano preludere alla pubblicazione vera e propria, nella quale sarebbero state presentate dettagliatissime cronologie sulle serie Marvel. In attesa che le promesse vengano mantenute, anche i notiziari (peraltro fotocomposti e ben stampati) sono gustosi e, soprattutto, molto pungenti.


MARVEL STORY Fanzine tutta dedicata agli eroi Marvel, allestita a Sassuolo da Lorenzo Altariva, MARVEL STORY è andata progressivamente migliorando la qualità della propria grafica, un tempo alquanto povera, oggi estremamente dignitosa. La qualità dei contenuti è sempre stata, invece, eccellente - anche se all'abbondanza e alla cura delle cronologie e delle schede tecniche non ha fatto sempre riscontro un'altrettanto sviluppata parte saggistica, inconveniente a cui a partire dal recente n° 10 dedicato a Conan si è cercato di porre rimedio. Si tratta comunque di un indispensabile strumento di consultazione e ricerca per tutti gli appassionati del genere supereroistico.

MUSTAFA' ILLUSTRATO Insolita fanzine costituita da un foglio/manifesto piegato a forma di rivista, curato dai superstiti del gruppo di TRUMOON con l'intento di proporre umorismo nonsense. Il n°1 è del 1986.


NOTIZIARIO Fondata a Catania nel 1984 dal Club Nostalgia Anni Quaranta, la fanzine si presenta con una veste molto povera (fogli fotocopiati legati da una spilla) ma proponendo contenuti sempre interessanti, legati comunque ai fumetti dell' ante e del dopoguerra - anche se non sono mancate le eccezioni, come un bel numero speciale dedicato a Raffaele Della Monica. Recentemente ne è stata annunciata la chiusura.


NUVOLA BIANCA Curata a Ferrara da Stefano Trentini, contiene fumetti di disegnatori esordienti, alcuni anche di buon livello. Il primo numero è del 1983.


OSSO Personalzine del bolognese Oddone Ricci, che pubblica fumetti di buona fattura firmati dal curatore.



PAPYRO Nata nel 1989 sotto il marchio della libreria Metropolis di Roma, è una fanzine di piccolo formato il cui n° 0 presentava un dossier sul fumetto francese.


POPULAR PRESS Realizzata a Belluno da Alessandro Pollazzon, si propone senza dubbio come una delle fanzine più interessanti del comicdom italiano. Si tratta di agili fascicoli monografici contenenti cronologie, schede e saggi davvero molto esaustivi. Peccato però che la stampa lasci a desiderare (si tratta di fotocopie) e che la periodicità non sia più frequente: dal 1984, anno dell'esordio, sono usciti solo quattro numeri (dedicati a Ken Parker, Mister No, Lo Sconosciuto e Martin Mystere).



PUS Fanzine stampata a San Remo, contenente articoli e interviste, scomparsa nel 1986 per dar vita a L'URLO DELLA MANDRAGORA.


QUERELLE Pubblicazione siciliana nata raccogliendo l'eredità di numerose altre iniziative amatoriali dell'isola. Presenta fumetti di satira e umorismo.


RADAR Il numero 1, fatto uscire dopo un numero zero di prova e di presentazione, è datato 1984. Realizzata a Napoli in formato tascabile, pubblica saggi, articoli, interviste.


LA RIVISTERIA La "rivista delle riviste" nasce a Milano a cura dell'omonima libreria/biblioteca. Segnala su ogni numero più di cento pubblicazioni periodiche italiane, oltre a articoli e interviste.


THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW Nata dalle ceneri dei 5 numeri di OLTREMONDO usciti prima del 1986, anno del suo esordio, pubblica fumetti e articoli in linea con lo spirito dell'ominimo spettacolo. Ma non solo: i contenuti sono più vari di quanto il nome potrebbe far sospettare. Il formato è il 15 centimetri per 21.


SBADIGLIO SCHIFATO Goliardia, satira, umorismo a firma di nomi illustri (Vincino, Cavezzali, Cavallo) e giovani esordienti. Veniva fatta a Arma di Taggia (Imperia). Il primo numero è del 1984.


SCHIZZO Dopo un numero zero di prova, nell'edizione 1986 del Salone di Lucca veniva presentato il n° 1. Si tratta di una rivista realizzata a Cremona a cura dell'ARCIComics che ha poi messo in piedi il Centro Andrea Pazienza. I primi due numeri nascono, per esplicita ammissione dei curatori, come un collage del materiale a disposizione, dato che la rivista veniva considerata uno spazio libero a disposizione degli autori esordienti. Ma già nel n°3 di transizione si dichiarava: "Ora è giunto il momento di lavorare anche per i lettori, che altrimenti perchè dovrebbero acquistare Schizzo?".Il rinnovamento infatti ha molto giovato alla testata, che pubblica adesso anche articoli, interviste, recensioni e dossier oltremodo interessanti in una eccellente veste grafica.


LO SFORZO Il primo numero è datato aprile 1990. Autore ne è il viterbese gruppo "Carta Viva", che propone fumetti e parodie di disegnatori dilettanti (peraltro anche gradevoli), accanto a brevi articoli. Il formato è tascabile, la grafica povera ma dignitosa.


SEQUENZE OTTANTA Fanzine dai contenuti vari, fatta a Savona a cura di Nat Russo. Propone pezzi umoristico-demenziali, vignette, articoli di scienza, informazione e spettacolo. I SIGNORI DELLE STELLEFanzine fatta a Treviso, dedicata ai fumetti e alla fantascienza, i cui curatori sono poi confluiti nella redazione de LA LETTERA VENETA.


SIRIUS Di piccolo formato, realizzata a Milano, esordisce nel 1986. Presenta interviste e articoli oltre che racconti e fumetti di giovani autori.


STOCASTIKA Il n° 1 esce in occasione di Inovafumetto 1987, raccogliendo l'eredità di SIRIUS e di THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW. I contenuti sono tutti incentrati sul fumetto: oltre a interessanti articoli e dossier, vengono proposte anche strisce di produzione propria.


STRIP Dopo 15 gloriosi numeri, con il 16° fascicolo presentato a Lucca nel 1984 la rivista napoletana si rinnova nella grafica uscendo finalmente in fotocomposizione. Un' altra uscita ancora e poi nel 1986 la numerazione riparte da 1 con una nuova revisione del look. Interviste, articoli, fumetti sono ben confezionati dal principale artefice della rivista che è Giuseppe Di Genua. Nel 1988, STRIP inaugura un ulteriore nuovo corso: il formato diventa quasi tascabile, gli interessi si allontanano un po' dal fumetto fino a comprendere la scienza e la letteratura, si tenta addirittura la distribuzione in edicola. Il tentativo fallisce. Nel 1989 dalle ceneri di STRIP nasce LINEA CHIARA.

STRIP TEASE Il numero zero è presentato a Lucca nel 1984. Poco dopo ecco il n° 1. Realizzata a Firenze, pubblica vignette e fumetti satirico/demenziali molti dei quali davvero gustosi, anche grazie ai contributi di Staino e Cavezzali.


LA STRISCIA Si tratta senz'altro di una delle migliori iniziative dell' editoria amatoriale. La dobbiamo principalmente a Stefano Mercuri che la ha allestita per anni a Reggio Calabria, proponendo in formato tascabile saggi, schede e dossier soprattutto sui personaggi degli anni Quaranta/Cinquanta, ma non solo. Fondamentale per i collezionisti grazie alle dettagliate cronologie non facilmente reperibili altrove, LA STRISCIA è recentemente divenuta una casa editrice che ha pubblicato fra l'altro una monumentale enciclopedia bonelliana.


TAMARINDO n°1, datato ottobre 1989, è un esaurientissimo "speciale Dylan Dog", dattiloscritto e fotocopiato con cura in quel di Verona. E' da poco uscito il n° 2. Attendiamo con piacere sviluppi futuri.


TECNO BODY WAY Fanzine siciliana uscita per la prima volta nel 1988. Pubblica fumetti sperimentali. La filosofia che la anima è discutibile se non delirante: "TBW se ne sbatte della comunicazione, TBW è avanguardia operativa del fumetto". Mah!

TRAFALGAR Esce un numero unico sperimentale nel 1988, presentando storie a fumetti autoprodotte, rubriche e recensioni. Si ignora se l'esperimento abbia avuto un seguito.


TRATTO Fatta a Perugia, debutta nel 1983. Raccoglie vignette umoristiche e illustrazioni, ma anche articoli e interviste a disegnatori del settore. Nel 1985 inaugura una nuova serie facendo ripartire da 1 la numerazione. Fra i collaboratori spicca il nome di Luca Boschi.


TRENTOTTESIMO PARALLELO Fanzine siciliana di umorismo nonsense, fumetto e altri addentellati. Debutta con due numeri presentati a Lucca nel 1986.


TRUMOON Nata a Salerno nel 1983, ottimamente curata nella grafica e nei contenuti, presentava soprattutto fumetti di giovani autori tutti o quasi destinati a passare di lì a poco nel professionismo: Piccininno, Della Monica, Coppola, De Angelis.


L'URLO DELLA MANDRAGORA Nata dall'esperienza di PUS, di cui comunque migliora la grafica e la stampa, si occupa di fumetti, teatro e musica. Viene realizzata a San Remo.


VISIONI Fatta a Reggio Emilia dal gruppo della locale ARCIComics, esordisce con un numero zero datato 1984. Indaga sull'intero panorama delle arti grafiche, passando poi da questo macrocosmo al microcosmo della realtà emiliana. Interessanti comunque i suoi appunti sul mondo del fumetto.

WOW Edito da Luigi F. Bona con la complicità di Nessim Vaturi WOW ha inaugurato una nuova serie nel 1989 presentandosi con una veste grafica davvero piacevole e interessanti servizi sul mondo del fumetto, del cinema e della televisione. Ne sono usciti cinque numeri, gli ultimi dei quali distribuiti anche in edicola in alcune città italiane.

martedì 8 febbraio 2011

GLI UNDICI COMANDAMENTI




















Una delle scene (secondo me) più esilaranti del film di Mel Brooks "La pazza storia del mondo" è quella in cui Mosè riceve da Dio le tavole della Legge, incise su tre lastre di pietra. Con fatica, il patriarca le porta giù dal Sinai e si presenta al popolo dicendo: "Udite, prestate orecchio! L'Eterno, il Signore Jeova, mi comanda di recarvi questi quindici..." e qui una delle tavole gli sfugge di mano e, crash, si rompe per terra in mille pezzi "...dieci, dieci comandamenti!".

Il collegamento di idee mi è venuto in mente dopo che a me, in un ambito assai più circoscritto e senza effetti speciali alla Cecil B. Demille, è toccato in sorte di presentarmi di fronte al comicdom italiano non con quindici, non con dieci, ma con undici diktat: gli Essential Eleven del fumetto bonelliano. Spiego subito di che cosa si tratta, rifacendomi ab ovo.


"Ho ricevuto una richiesta per un articolo piuttosto singolare e per certi versi impegnativo da parte de Lo spazio bianco, una delle principali webzine di informazione e critica fumettistica in Italia. Ve ne parlerò, se la collaborazione andrà in porto (cosa di cui non dubito), nei prossimi giorni".

Così scrivevo in un post di mercoledì 8 dicembre 2010. Di giorni ne sono passati più del previsto, ma alla fine eccomi a segnalarvi il testo a mia firma scritto a metà dicembre e da poco pubblicato in rete. Si tratta della seconda puntata di Essential Eleven, una sorta di rubrica in cui, un po' alla volta, alcuni esperti (o presunti tali, come nel mio caso) verranno chiamati a indicare gli imperdibili undici titoli a fumetti in un certo contesto o di un certo genere. La prima puntata, dedicata ai must 11 della produzione mondiale nel suo complesso da centoventi anni a questa parte, è stata firmata da Daniele Barbieri (tanto di cappello alla sua indiscussa cultura e al suo coraggio nel fare delle scelte di fronte a un oceano così sconfinato).

A me è stato proposto uno specchio d'acqua sicuramente meno vasto, ma pur sempre un mare: i fumetti Bonelli dai tempi dell'Audace ai giorni nostri. Non ho ben capito perché la top ten dovesse essere una top eleven: forse perché siamo nel 2011? Oppure perché il riferimento è ai giocatori di una squadra in campo durante una partita di calcio? Fatto sta che la richiesta giuntami da Lo Spazio Bianco era quella di individuare una formazione di undici racconti che io considero delle pietre miliari rappresentative della storia della Casa editrice di Via Buonarroti (comprensiva degli anni in cui l'indirizzo era un altro).


Così spiegano la faccenda i redattori de Lo Spazio Bianco, nel presentare il mio intervento: "Un gioco: senza altro criterio che quello soggettivo, indicare gli 11 fumetti più rappresentativi pubblicati dalla Sergio Bonelli Editore (in qualsiasi sua precedente incarnazione editoriale). I motivi che spingono alla scelta di un titolo o di una storia piuttosto che un altro possono essere i più disparati: affettivi, editoriali, storici, emotivi, artistici, narrativi eccetera.Il tutto fino a scoprire che il gioco non è altro che un pretesto per parlare di molti, tanti fumetti, spesso dimenticati, spesso mai notati, da ritrovare e (ri)leggere.Nostro gradito ospite, per questo giro di giostra, Moreno Burattini, sceneggiatore di fumetti, saggista, commediografo, attuale responsabile della testata Zagor".


Com'è facilmente comprensibile, non è stato facile arrivare alla squadra da far scendere sul terreno di gioco. Non si trattava di scegliere soltanto le undici storie più belle in assoluto, sulla base dei miei gusti personali (cosa che sarebbe stata comunque difficile). Non potevo metterci dentro le undici più belle storie di Nolitta & Ferri, perché per me quello è il top dettato dal cuore; e neppure limitarmi a bilanciare fifty-fifty Zagor con Ken Parker, o fare al trentatré per cento con Tex o con Dylan Dog.

Serviva un ragionamento più lucido che tenesse conto, con la maggiore obiettività possibile, delle tante sfaccettature della settantennale produzione bonelliana e delle diverse incarnazioni della bonellianità.

Perché, nonostante ciò che a volte si sente dire (da gente che va perdonata perché evidentemente non sa quello che dice), Sergio Bonelli è stato l'artefice di mille esperimenti e innovazioni, nei formati e nei contenuti, presentando fumetti popolari ma anche riviste, cartonati d'autore, miniserie, contaminazioni fra i generi, guest star messe al servizio di eroi della tradizione, cross over e team up, prove d'artista, engagement e divertissement. Come dare ragione di tutto quanto nel breve spazio a disposizione, garantendo una legittima rappresentanza agli autori che più di altri hanno fatto scuola ma non dimenticando di citare i prodotti più recenti che testimoniano l'incredibile vitalità della scuderia bonelliana? E come rispondere alla ragion pura rispettando anche la ragion pratica e i miei sacrosanti gusti personali?

Alla fine, dopo mille ripensamenti, dopo aver tolto e rimesso, ho stilato una classifica in ordine cronologico. Per valutare le argomentazioni che sostengono ogni scelta, potete andare a vedere il sito dello Spazio Bianco.

Per comodità, ecco qui il mio elenco.


Sangue Navajo (Bonelli/Galleppini),
Tex Gigante 51/52/53/ gen/mar 1965

Odissea Americana (Nolitta/Ferri)
Zagor n° 87/88/89 sett/nov 1972

L'ultimo Cangaçeiro (Nolitta/Bignotti)
Mister No n°3/4 Ago/Sett 1975

L'uomo dello Zululand (D'Antonio)
Un uomo un'avventura n° 2 dic 1976

Diritto e rovescio (Berardi/Milazzo)
Ken Parker n° 36 gennaio/febbraio 1981

Operazione Dorian Gray (Castelli/Freghieri)
Martin Mystère n°63/64 giu/lug 1987

L'abisso delle memorie (Medda/Mari)
Nathan Never n°18/19 Nov/Dic 1992

Johnny Freak (Marcheselli/Sclavi/Venturi)
Dylan Dog n° 88 giugno 1993

La valle del terrore (Nizzi/Magnus)
Texone n°9 giugno 1996

Quando muoiono le balene (Bacilieri)
Napolene n° 22, marzo 2001

Noi siamo leggenda (Chiaverotti/Ricciardi)
Speciale Brendon n° 4, 2006

Già che ci siete, potete visitare altre pagine de Lo Spazio Bianco. Una che mi riguarda è la mia autorecensione del libro su Giovanni Ticci che ho scritto con Graziano Romani. Mettete pure, se già non ce l'avete, il sito fra i preferiti perché (lo so per certo) a intervalli regolari usciranno altri "Essential Eleven" dedicati a fumetti americani, italiani e di altre scuole del mondo ma anche su temi più specifici come, per esempio, gli essential texiani, zagoriani e del fumetto erotico.


lunedì 7 febbraio 2011

UNO SU MILLE

"Se proprio uno ha il sacro fuoco dentro, deve avere buon senso, molta pazienza, un minimo di intraprendenza telefonando ogni tanto per sollecitare le risposte che non arrivano ma non farsi illusioni, rendersi conto che uno su mille ce la fa, e perdonare i poveri curatori di testata che fanno attendere dei mesi prima di dare una risposta".


Così si concludeva il mio post precedente, dedicato agli aspiranti sceneggiatori zagoriani. Nei miei programmi prevedevo una seconda puntata in cui, dopo aver fatto capire con la prima quali fossero le difficoltà, offrivo comunque dei consigli a chi fosse interessato.


Il senso della cosa è cercare di non illudere coloro che, e sono tanti, credono che fare gli autori di fumetti sia un mestiere facile e alla portata di chiunque, magari in grado di rendere ricchi e famosi come il protagonista del terrificante racconto di Giorgio Faletti "Una gomma e una matita" (e terrificante non va inteso in senso positivo, ovviamente, nonostante il carattere horror della novella). E' importante che chi (come me, del resto) ha sempre sognato di scrivere sceneggiature o realizzare tavole si renda conto dei problemi da superare, dovuti non solo alla necessità di avere e saper dimostrare più talento degli altri ma anche alle gravi difficoltà del mercato, che restringono inesorabilmente gli spazi attorno agli autori (non soltanto agli aspiranti tali ma, sempre più spesso, anche ai navigati professionisti).


Arrivano anche sul mio tavolo, a volte, proposte chiaramente velleitarie da parte di alcuni che non sono all'altezza (certi avrebbero soltanto bisogno di gavetta e allenamento, per altri non ci sono proprio speranze), ma talora mi viene da pensare che se fossimo ancora negli anni Settanta o magari nei Novanta quel tale autore potrebbe già lavorare, se non in Bonelli magari per Barbieri o la Universo, per il Corriere dei Ragazzi o per il Giornalino.

Oggi è tutto molto ma molto più difficile, almeno per il fumetto da edicola come lo concepiamo in Italia. Forse è più facile (o meno difficile) trovare lavoro sul web, o nello sviluppo di videogiochi, o nella sceneggiatura di telefilm o cartoni animati (in realtà non ne ho la minima idea: una volta mi hanno contattato per scrivere un plot per un videogioco e ho rifiutato perché a ciascuno il suo mestiere, non giocando mai alla playstation non sarei mai riuscito a dominare il codice espressivo di un medium per me alieno). Cercare di mettere in guardia gli aspiranti autori sulle gravi difficoltà che li attendono non è, come a volte
ho sentito dire, voler chiudere le porte della torre eburnea bonelliana (anche perché le difficoltà sono le stesse, se non maggiori, in casa Disney o in quella dei Paolini): è consentire a tutti di studiare i passaggi da superare durante una scalata free climbing su una parete verticale di grado nove.

Nella rubrica "Diamo i numeri" dedicata al bilancio della produzione Bonelli del 2010, Saverio Ceri ha scritto: "Aumentano le pagine, ma diminuiscono gli sceneggiatori: 41 quelli pubblicati nel 2010, 3 in meno dell'anno precedente; lontani dai 52 autori, record, del 1999. Due gli esordienti del 2010: Marolla su Dampyr e Cavaletto su Dylan Dog".

Ho già ricordato come Marolla si sia presentato in Bonelli proponendo dei soggetti per Zagor decisamente horror e innovativi. Sono stato io il primo ad avere la ventura di leggere qualcosa di suo e ho percepito immediatamente del talento in ciò che scriveva. Ho sottoposto i suoi testi a Mauro Boselli, che si è assunto l'onere di fargli da mentore e sia pure lungo un percorso a ostacoli Samuel è arrivato a vedere il suo primo albo in edicola.


Riguardo ai disegnatori, Saverio Ceri scrive: "I disegnatori pubblicati quest'anno sono 129, esattamente come nel 2009. Lontano il record, stabilito nel 2003 di 150 disegnatori. Ben Dieci gli esordienti; la metà solo sulle pagine di Cassidy: Armitano, Barletta, Cavenago, Furnò e Gregorini; inoltre Ambu su Dampyr, Benevento su Caravan, Nuccio su Zagor, Romeo su Nathan Never e Vetro, la prima donna a illustrare Dylan Dog". Dunque nel 2010 sono stati dieci gli esordienti. Non saranno tantissimi, ma neppure pochissimi. In ogni caso, non si può certo parlare di torre eburnea (e mi fa sempre molto dispiacere sentire usare questa espressione).

Subito dopo il mio articolo "Il soggetto in questione" ho ricevuto diversi commenti, ad alcuni dei quali ho risposto a stretto giro di posta. Li potete leggere in calce al post, e ringrazio tutti quelli che hanno scritto qualcosa. Ma, dato che il dibattito si è fatto intrigante, prima di procedere con i consigli promessi, riporto alcuni degli interventi e quelle che sono state le mie repliche (così che restino a futura memoria anche qui, nel caso questo testo capiti sotto gli occhi di qualche interessato - i commenti dei blog, si sa, a volte sfuggono).

Innanzittuto grazie a One Eyed Jack per questa testimonianza: "Avendo pure io tentato a suo tempo di inviare un soggetto a Moreno (per fortuna sapevo già in anticipo che non c'erano speranze), posso testimoniare che: 1) Da buon principiante ho raccontato tutto nei dettagli, riportando perfino frasi che sarebbe dovute apparire nell'ipotetica sceneggiatura, e che almeno una o due ore a lavori ben più importanti devo avergliela scippata2) Moreno ha una pazienza di Giobbe, risponde con una professionalità rara, spiega nei minimi termini dove il soggetto presenta punti deboli e può essere migliorato, non vende illusioni e allo stesso tempo evita di consigliare brutalmente di darsi all'ippica, anche se nel mio caso era probabilmente il consiglio più giusto!".

Roberto invece mi scrive: "Moreno devo dire che non condivido la linea di fondo della politica Bonelli, che traspare dalla lettere di Sergio sulla posta di Zagor. In pratica si dice agli aspiranti: vi consigliamo di non farvi venire l'idea, ma se proprio dovete spedirci un lavoro sappiate che al 99% per voi non ci sono speranze, perché il mercato è piccoli, ci sono già molti scrittori di fumetti, ecc. Bonelli tendenzialmente conserva la sua scuderia di autori e si tiene per 30 anni Nizzi su Tex (testardamente anche quando negli ultimi anni il livello era sceso a livelli paurosi) 20 anni Burattini su Zagor, ma ci pensa mille volte a innestare nuovi autori. Eppure un autore che scrive per tanti anni inaridisce per forza di cose la vena creativa. Ci vorrebbe quello che nelle aziende tecnologiche è la sezione 'Ricerca e Sviluppo'. Se non si fa ricerca e sviluppo, se non si cercano nuovi autori (anche a discapito degli 'anziani' voglio essere franco) la qualità si abbasserà inevitabilmente. Prediamo ad esempio Zelig. I curatori della trasmissione girano tutta Italia con i Laboratori Zelig dove vanno alla ricerca di nuovi cabarettisti esordienti. I migliori passano alla sede Zelig di Milano e infine, chi dimostra di essere davvero bravo finisce in prima serata con Bisio. Ecco cosa significa cambiare e far circolare nuove idee! Zelig avrebbe già chiuso se oggi ci fossero ancora i cabarettisti di 10 anni fa".

Rispondo: non vorrei che ci fossero dei fraintendimenti riguardo al testo di Bonelli che risale ad alcuni anni fa e si riferisce principalmente a Zagor. C'è da dire innanzitutto che non è vero che la Bonelli non offra spazi ai nuovi autori, dato che soltanto lo scorso anno sono stati messi all'opera dodici nuovi acquisti. Persino su Zagor c'è stato il debutto di un nuovo disegnatore, Joevito Nuccio. Poi direi che vadano distinti i personaggi "storici", come Tex o Zagor, da quelli più recenti: alcuni sceneggiatori (e disegnatori) di lungo corso hanno dalla loro l'esperienza e la conoscenza del personaggio che rassicura e conserva il pubblico degli affezionati a cui piace che il loro eroe resti fedele alla tradizione. Credo che nessun editore metterebbe nelle mani di un esordiente un personaggio come Tex su cui si basano le sorti della casa editrice: prima di trovare un nuovo sceneggiatore si deve valutare bene il candidato che dà maggiori garanzie di affidabilità. Ci sono poi gli autori che lavorano da vent'anni ma si sono guadagnati il "posto" appunto perché hanno fatto un buon lavoro: Medda lavora in Bonelli da più tempo di me, ma sarebbe pazzo l'editore che lo allontanasse per far posto al primo nuovo venuto. E lo stesso vale, immagino, per Berardi, o per Boselli o per Serra o per Castelli (ma potrei continuare citando Vigna, Chiaverotti, Manfredi eccetera, badando bene a non citare me). Inoltre, mi pare che garantire lavoro ai collaboratori che per anni e anni hanno portato avanti la casa editrice (realizzando testi e disegni) anche quando l'età crea qualche scompenso, sia un punto di merito e non un fattore di critica. Davvero preferesti che qualcuno ti cacciasse dal tuo posto il giorno che, sessantenne, non fossi più in grado di garantire lo stesso standard dei vent'anni? Senza contare che, poi, ci sono lettori che apprezzano di più lo stile un po' datato di certi autori e si scandalizzerebbero di fronte a stili più innovativi e sperimentali: bisogna anche conoscere il pubblico a cui ci si rivolge.

Infine direi che mai sono mancati i nuovi ingressi: Cajelli o la Barbato, per parlare degli sceneggiatori, sono pezzi da novanta entrati relativamente da poco nella scuderia e dopo di loro si sono visti altri felicissimi esordi (da Celoni a Enna, tanto per fare dei nomi). Di recente hanno scritto Dylan Dog anche autori di culto come Recchioni, Bartoli, Bilotta, che sono nati professionalmente in altre case editrici e hanno avuto percorsi artistici alternativi rispetto alla "bonellianità". Lo stesso si potrebbe dire per Paolo Bacillieri e Luca Enoch.

Le strade da percorrere per arrivare a pubbicare qualcosa, per quanto tutte in salita, possono essere tante e a volte ce ne possono essere alcune insperate o poco battute che portano là dove non ci si aspetta. Tuttavia io ho esposto i problemi, dato che sarebbe inutile o peggio dannoso far finta che non esistano, e dunque è meglio partire preparati. A volte temo che le scuole di fumetto non offrano in quadro realistico delle difficoltà, e soprattutto mi pare che ci dovrebbero essere scuole anche per insegnare a diventare editori (ma la cultura dell'imprenditorialità non è proprio diffusissima nel nostro Paese). In ogni caso, ci sono comunque editori a cui proporsi, anche al di là di Bonelli, dalle Paoline alla Panini, dalla BD alla Star, dall'Eura all'Astorina e via dicendo. Poi c'è il mercato estero. Infine, ci sono quelli che si inventani appunto editori come nel caso di Andrea Bacci e di "Lady Viola", di cui ho parlato in un post di qualche mese fa.


Basileo così commenta, ben cogliendo il senso dell'intervento di Bonelli sulla Posta di Zagor: "Mi è capitato in passato di inviare proposte a case editrici e senz´altro è una grande delusione vedersi inviare una risposta circolare, dopo aver spedito il frutto delle fatiche di mesi o (il più delle volte) non ricevere risposta per niente. Devo anche dire che l´atteggiamento dell´editore Bonelli è per lo meno onesto: 'nessuna chiusura ad invii, ma non possiamo garantire niente a nessuno'. Avete mai provato a visitare i siti delle altre case editrici? In molti casi non accettano neanche più l´invio di manoscritti. I risultati poi li vediamo nel mercato editoriale italiano (la classifica dei libri piú venduti a volte fa cadere le braccia). Comunque teniamo presente che in Italia il numero dei lettori (di libri o fumetti che dir si voglia) è quel che è. Intanto in questi giorni, visitando il sito Bonelli, ho avuto modo di notare quanto si sia ridotto il numero di testate 'fisse' in edicola (quindi miniserie a parte); questi dati io li leggo in una luce positiva. Concentrare le energie sulle testate a disposizione porterà secondo me ad una maggiore vitalità delle serie che già conosciamo e (perché no?) consentirà senz´altro di aprire a nuovi talenti. Come laboratorio di idee poi possono andare benissimo le miniserie".

Infine Ninaccio scrive: "Fortunatamente non sono un aspirante autore con dei plichi da sottoporti ma un felicissimo e appagatissimo divoratore di fumetti bonelliani tra cui ovviamente Zagor! Volevo chiederti, dopo la disanima perfetta sulla mancanza di tempo in redazione dovuta ad una mole abnorme di lavoro: tu, riesci ad avere del tempo libero per te senza che la tua mente si colleghi a quell'idea particolare per una nuova sceneggiatura? Riesci a staccare la spina dal ruolo di inventore di storie oppure con la testa lavori anche quando sei fuori e fai dell' altro? Non deve essere semplice il lavoro dello sceneggiatore, poiché non mi pare che questo possa concludersi con i soli orari di ufficio!".

Rispondo: lavoro in redazione tre giorni a settimana, quindi soltanto part-time. Il resto del tempo lo dedico alla sceneggiatura, dopocena infrasettimanali e sabato e domenica compresi. Ovviamente, non smetto mai di pensare a ciò che devo far fare o far dire a Zagor. E' un po' la mia maledizione: non stacco mai timbrando un cartellino.

Per finire, ecco il testo che, alcuni anni fa, ho approntato per dare consigli a cbhi, animato dal sacro fuoco e pronto a scalare le montagne, volesse proporre dei soggetti per Zagor (senza farsi illusioni: uno su mille ce la fa). I consigli, mutatis mutandis, secondo me valgono per tutte le serie bonelliane (e non).

PICCOLI CONSIGLI
di Moreno Burattini

Come si "confeziona" un soggetto di taglio professionale da sottoporre ai responsabili di una casa editrice? Per cominciare, per quanto possa sembrare una nota di colore (ma non lo è) è indispensabile una accattivante veste grafica, che inviti alla lettura, priva di sbavature, e di errori grammaticali. Quindi si dovrà adottare una battitura con spazio ai margini su tutti i lati del foglio, separare i paragrafi, scrivere il titolo al centro, sottolineato, usando possibilmente un computer e non la macchina da scrivere.

In una casa editrice dove arrivano ogni giorno decine di soggetti, è fondamentale non scoraggiare fin dal primo impatto il redattore che si prende la briga di leggerli. Sarà insomma fondamentale colpire favorevolmente fin dall'inizio chiunque leggerà lo script. Naturalmente nel caso di autori di una certa esperienza il controllo sarà più superficiale e in alcuni casi i supervisori giungeranno a dare carta bianca nei fatti, concedendo fiducia alla professionalità già dimostrata in precedenza (i più navigati soggettisti bonelliani si limitano a volte a raccontare a voce la propria idea al curatore di testata, che l'approva o la discute senza neppure bisogno di un testo scritto - ma questo naturalmente è un punto di arrivo a cui non si può giungere senza essere partiti da quanto invece stiamo dicendo).
Di estrema importanza è che il soggetto sia chiaro e non lasci dubbi all'editor che dovrà esaminarlo. In altre parole: le motivazioni che muovono i personaggi devono essere le più logiche possibili. Altrimenti il lettore, e il supervisore prima di lui, si chiederanno perché mai qualcuno si comporti in un certo modo, se non ci sono spiegazioni. E per assurdo, le cose vanno spiegate di più e meglio al supervisore che al lettore, perché è il primo che deve accettare una storia, e se ha dei dubbi non la passerà. Forse l'autore che ha immaginato la sua storia ne ha ben nitido in mente lo svolgimento, ma magari chi la esamina non riesce a seguire gli avvenimenti in modo altrettanto lineare. Se l'esaminatore deve spesso fermarsi a chiedersi "perché?" oppure "questo che accidenti vuol dire?", c'è qualcosa che non va. Dunque occorre essere sicuri che non ci siano buchi narrativi, incertezze o passaggi lasciati al caso.

I fatti devono essere logicamente concatenati, e venire raccontati in modo tale da non far mai sorgere dubbi su quanto sta accadendo. I supervisori delle case editrici, di solito, sono giustamente fiscali e inflessibili sulla coerenza di ogni minimo elemento di una vicenda: i "perché" irrisolti provocano la bocciatura dei soggetti. Le storie, inoltre, devono essere costruite secondo un ritmo convincente. Le spiegazioni non possono venire date da lunghe chiacchierate che bloccano l'azione: così, il racconto è sbilanciato. Le spiegazioni devono essere scoperte man mano che il racconto progredisce, lasciando per ultimo il tassello finale che rende il tutto chiaro, ma non si devono vedere noiose scene in cui qualcuno spiega a lungo qualcosa a qualcun altro. Nel soggetto si deve raccontare solo ciò che accade, un fatto dopo l'altro, limitandosi però a quanto è realmente utile alla comprensione della vicenda.

Insomma, sarebbe inutile, anzi dannoso, descrivere le gag di Cico da inserire nelle storie di Zagor: sono particolari che verranno inseriti in sceneggiatura, sono accessori del plot, non elementi portanti. Meglio mettere a fuoco che cos'è veramente importante per la comprensione e per il logico sviluppo della vicenda e limitati all'essenziale. I particolari verranno dopo. Altri punti qualificanti a cui è oltremodo sensibile il supervisore di una collana seriale, come per esempio quelle dei personaggi bonelliani, sono la centralità della figura dell'eroe quale motore della vicenda, e il suo comportamento sempre vincente e convincente. I tempi lunghi e le ingenuità di certe vecchie storie, anche bonelliane, di venti o trenta anni fa oggi vanno dimenticati. Si pretende che la vicenda entri subito nel vivo, senza prolissità e temporeggiamenti. Non ci devono essere lunghe sequenze didascaliche o di solo chiacchiere; i personaggi devono sempre muoversi, agire, fare qualcosa. Se non si fa così, il lettore di oggi getta via il fumetto per accendere il computer e giocare con la Playstation, o naviga su Internet, o guarda la TV che offre film e telefilm a ogni ora e in straordinaria quantità.

Un tempo, quando l'offerta di fiction era molto più limitata, i tempi narrativi potevano essere più dilatati e si poteva contare su una maggiore pazienza del lettore prima di arrivare al nocciolo della questione. Nel Duemila, purtroppo o per fortuna, non è più così. Uno sceneggiatore deve rendersene conto e non può far finta di niente. Qualunque manuale di scrittura creativa insegna che per catturare l'attenzione del lettore bisogna che proprio l'inizio sia intrigante, che proprio lì si entri subito in medias res, che subito scatti il meccanismo narrativo che coinvolga il protagonista e renda interessante agli occhi del lettore il vedere come si sviluppano gli eventi. E in un fumetto come Zagor, dove lo Spirito con la Scure è appunto un eroe e non un "antieroe", bisogna che questi eventi siano molto drammatici e che il personaggio titolare di testata vi abbia un ruolo rilevante. Naturalmente questo elemento (quello della "centralità" dell'eroe e della necessità che ha di fare "bella figura") è fondamentale in Zagor, mentre magari è diverso, e meno importante, per Ken Parker o Dylan Dog, bisogna scrivere cum grano salis, sempre tenendo bene in vista le caratteristiche del personaggio di cui si intende scrivere un soggetto.

E' chiaro che le storie che si propongono devono calibrarsi sul personaggio che si vuol renderne protagonista (insomma, non si può proporre una storia erotica alla Walt Disney). Per "caratteristiche del personaggio" si intendono anche quelle caratteriali e di indole, per cui di fronte a certe difficoltà il nostro eroe dovrà sempre reagire così come il lettore, che lo conosce a volte meglio degli autori, si aspetta che reagisca. Un altro piccolo trucco ben noto agli sceneggiatori professionisti (di cinema, oltre che di fumetto) consiste nel non far descrivere da qualcuno la cattiveria di un tale, ma far sperimentare al protagonista (e dunque al lettore), quanto sia grande la cattiveria in questione. Più in generale, le cose (i "fatti") devono essere viste, e non raccontate, privilegiando sempre e comunque gli avvenimenti più spettacolari e drammatici rispetto agli accadimenti minimali e alle scene discorsive. E' importante soprattutto che non sia "minimale" la cosiddetta "posta in gioco", cioè il motivo per cui l'eroe lotta, combatte, rischia la vita.

Bisogna, infine, soffermarsi anche a pensare se ciò che stiamo immaginando come avvenimento della nostra storia possa essere effettivamente disegnato, o risultare efficace una volta disegnato: un conflitto "interiore", in un fumetto, soprattutto se d'avventura, difficilmente può essere ben raffigurato e men che mai tirato per le lunghe. Non si può neppure ignorare disinvoltamente la realtà storica in Zagor: non è stato così neppure ai tempi di Nolitta, meno che mai lo è adesso. E' vero, Nolitta faceva usare ai suoi personaggi armi automatiche inesistenti nel 1820-1840 (periodo in cui, grossomodo, si può collocare l'epopea di Zagor), ma grazie a Dio a Darkwood (che si trova nel Nord-Est) non ci sono Apaches (abitanti nel Sud-Ovest) e in più occasioni Sergio Bonelli ha cercato di affrontare tematiche proprie di quella realtà spazio-temporale (le guerre Seminoles, i matrimoni misti fra Cherokee e bianchi, lo schiavismo, i rendez-vous dei trapper). Quelli comunque erano tempi diversi, dove gli sforzi di Nolitta per rispettare la Storia, pur lodevoli, non erano fondamentali. Oggi, invece, pur senza snaturare le caratteristiche della serie, la casa editrice chiede agli sceneggiatori un grosso lavoro di documentazione. Documentazione significa anche aver letto attentamente tutta la saga del personaggio del quale si vorrebbero scrivere delle avventure, per evitare di proporre soggetti troppo simili a quelli di storie già pubblicate, o al contrario troppo in contrasto con quanto in precedenza si era visto e stabilito.

Solo dopo che è stato approvato, il soggetto viene tradotto in sceneggiatura, cioè viene trasformato da racconto in descrizione delle singole pagine (dette "tavole" in gergo tecnico) con le indicazioni per il disegnatore e il letterista. Ogni tavola sarà divisa in varie vignette o strisce, e per ognuna di queste lo sceneggiatore indicherà anche i dialoghi dei vari personaggi. Ma questa è un'altra storia. E soprattutto, è teoria: nella pratica lo so benissimo che anch'io, per primo, non ho sempre rispettato le regole che pretendo di insegnare.