lunedì 19 settembre 2011

FERRI BOAT


Avevo promesso che l’avrei fatto, e così è stato. Domenica 18 settembre 2011, sono andato a fare rafting sullo Stura con Gallieno Ferri. Per me, è stato il battesimo del fiume. Per Gallieno, soltanto un’ennesima pagaiata in più, dato che lui è da sempre un esperto canoista. “Ci tengo che tu veda com’è davvero il fiume: selvaggio e indomabile, sempre pronto a cullarti ma anche a cambiare corso e a rompere gli argini, a portarti nel silenzio assoluto o nel fragore più assordante”, mi aveva detto il mio supereroe personale per convincermi a seguirlo in acqua.

E’ stata, inutile dirlo, un’esperienza entusiasmante. Peraltro, svoltasi in un freddo giorno di pioggia che ha reso la discesa ancora più suggestiva. Con noi, c’erano due dei miei figli e una coppia di amici, più Stefano, la nostra guida. Sono state quasi due ore di remate, lungo una decina di chilometri del fiume, fino al lago di Rocca Sparviera, quasi al confine con la Francia. Non ho mai avuto davvero il batticuore, tranne in una occasione. A metà percorso, ci si è offerta la possibilità di fare un tuffo da una roccia alta quattro o cinque metri sull’acqua: solo chi se la sentiva poteva farlo. Ce la siamo sentita tutti, e abbiamo fatto sei salti nel gelido Stura. Tutti, Ferri compreso. Che però conta 82 primavere e va verso le 83. E’ stato l’ultimo a tuffarsi: sembrava Zagor com’è nella copertina de “La corsa delle sette frecce”. Quello che segue è il reportage dei preparativi della spedizione. Portarsi la macchina fotografica sul fiume e sotto la pioggia non era consigliabile. Ma il tuffo mio e di Ferri ha avuto per testimoni tutti gli altri presenti. Per cui, credeteci anche senza foto.



Si comincia facendo testamento.


Si passa alla vestizione con la muta e i calzari.


I magnifici sette pronti per la spedizione. Gallieno Ferri è al centro.
Il fusto a braccia scoperte è Stefano, la nostra guida.


Gallieno Ferri e il sottoscritto subito prima partenza.


Si parte!


Si arriva là dove caleremo in acqua il gommone.

Comincia il briefing con la guida per le ultime raccomandazioni.

Due attenti membri dell'equipaggio.


Si indossano i giubbotti di salvataggio.


Si indossano gli elmetti.






L'acqua trasparente dello Stura.



Le ultime foto in posa prima di affrontare il fiume.




Tutti a bordo!





Si parte!






venerdì 16 settembre 2011

LUCKY LUCCA

Ho qualche succulenta anticipazione da rivelare riguardo agli eventi zagoriani e texiani previsti per la Lucca Comics del prossimo autunno, in calendario tra il 28 ottobre e il 1° novembre 2011. Le cose che bollono in pentola, o se vogliamo, le carni al fuoco (fate voi, in ragione del fatto che preferiate il bollito o l’arrosto), sono davvero tante. Ma, prima di arrivare al piatto forte, dato che parliamo di fiere e di mostre, lasciatemi raccontare com’è andata a Catania, quella che finora è stata l’ultima tappa del tour del cinquantennale che da un anno mi sta portando in giro per l’Italia e che per tre volte mi ha condotto anche all’estero.

L'incontro zagoriano a Etna Comics è stato un successo. La sala della conferenza era piena con soltanto posti in piedi, nonostante le due ore di dibattito e il caldo africano. Al termine, gli organizzatori sono venuti a congratularsi: erano molto soddisfatti e mi hanno detto che ci sarebbero state altre collaborazioni in futuro. Tra il presenti, tante facce nuove: il pubblico era diverso da quello del solito. Ho percepito molto entusiasmo, nonostante l'ambiente fosse dedicato prevalentemente ai manga e ai supereroi (con gli immancabili cosplayer). Era prima edizione della kermesse: so che, alla fine, si sono registrati oltre ventimila biglietti venduti. Ci sono dunque tutte le premesse perché la cosa si ripeta e colmi il vuoto di manifestazioni fumettistiche al Sud. Si parla tanto, e con ragione, della crisi del fumetto: però, poi, le fiere sono sempre piene, se organizzate bene. Ed Etna Comics lo è stata.

A Catania, io e Joevito Nuccio (mio compagno d’avventura anche in questa circostanza) siamo stati accolti da due esemplari della fauna locale e nostre vecchie conoscenze: Giuseppe Reina del forum ZTN e Sebastiano Cugno del Club di Zagor. Con loro, prima del dibattito, abbiamo ricordato (e si è trattato di un ricordo commosso) Angelo “Trampy” De Marco. Proprio Reina ha scritto un suo resoconto della giornata catanese, che vi riporto: “La conferenza è andata benissimo, con Moreno superstratosferico e Joevito mattatore della risata ironica. Per due ore il pubblico sembrava ipnotizzato e nessuno, dico NESSUNO, si è alzato dal suo posto per andarsene, nonostante i 50 gradi all'ombra inducessero ad un tuffo nella vicina spiaggia della Playa. Finito l'incontro, assalto a Fort Apache Moreno per l'autografo di rito e poi per circa un'or il dibattito e la conversazione si sono trasferiti in altra sala dove il malcapitato Burattini e lo sfortunato Joevito hanno ricevuto l'affettuoso abbraccio dei fans, costellato di richieste, considerazioni e puntualizzazioni”.

A proposito di fans, una coppia di loro, i simpatici e calorosi Marco e Silvia, conosciuti nell’occasione, hanno deciso che dovevano assolutamente portarci a cena in un ristorantino che sapevano e farci assaggiare il pesce locale. Era una proposta che non si poteva rifiutare, e infatti io e Joe non l’abbiamo rifiutata. Grazie Silvia, grazie Marco. Potete trovare ulteriori notizie e tante foto sul blog di Gianluca Gulmini "Il gatto con la scure".

A proposito di fiere e di mostre, ce ne sono due che mi riguardano e che sono particolarmente vicine nel tempo: una, è addirittura in corso (a Forlì) e una sta per avere inizio (a Città di Castello). L’evento forlivese, di cui potete leggere i particolari nella sezione “News” del sito Bonelli o su quello della Fanzinoteca che l’ha organizzato in occasione del cinquantennale zagoriano, riguarda in particolare Marco Verni (che in questa occasione gioca in casa). Si tratta di una mostra itinerante inaugurata il primo settembre ma che avrà il suo culmine di 24 del mese, quando Marco concluderà la manifestazione nel corso della Fiera del Vintage distribuendo agli intervenuti all’incontro conclusivo un suo disegno inedito, riprodotto su cartoncino con il timbro ufficiale Bonelli, in ottanta copie numerate e firmate. Una volta tanto, io non ci sarò ma sono sicuro che basterà il loquace e divertente Verni a intrattenere il pubblico (del resto, a Forlì ci sono già stato, proprio al suo fianco, quando in una fumetteria locale presentammo, davanti a una discreta folla, l’Almanacco dell’Avventura in cui compariva “Lo sciamano bianco”, la prima storia da noi realizzata in coppia e la prima di Marco in assoluto).

A Città di Castello, invece, in parallelo a una grande mostra dedicata alla collana “Un uomo, un’avventura” inaugurata a fine settembre, ci sarà una mostra di originali di Gallieno Ferri che aprirà i battenti, invece, a metà ottobre. In quell’occasione, oltre a un incontro con Ferri e il sottoscritto (in questo caso, invece, presente), ci sarà anche il raduno autunnale del forum SCLS, con distribuzione di poster e altra oggettistica zagoriana realizzata per l’occasione grazie ai disegni inediti di Joevito Nuccio e Mauro Laurenti. Di tutto ciò, vi parlerò meglio in seguito.

Arriviamo adesso a Lucca Comics. Quest’anno, la kermesse sarà dedicata, come si sa e come si evince dal sito ufficiale della manifestazione, a Emilio Salgari e alla Grande Avventura. Per un salgariano di provata fede come il sottoscritto, peraltro divenuto scrittore di storie avventurose, si tratta di un invito a nozze. Ma anche se non mancherò tra il pubblico quando ci saranno i dibattuti sul Capitano e sui suoi eroi, ci saranno altri incontri in cui sarò, invece (per bontà degli organizzatori) sul palco. Lucca vuole infatti chiudere degnamente l’anno di celebrazioni per il cinquantennale zagoriano. Perciò non prendete impegni per il pomeriggio del 31 ottobre. In quella data, da qualche parte (ma sicuramente in una sala adatta alla circostanza) ci sarà una grande festa con ospiti a sorpresa, video e immagini, musica e perfino sfiziosità gastronomiche.

Ma non basta: presenteremo una novità mai vista, che non mancherà di attirare l’attenzione anche di chi non segue abitualmente l’eroe di Darkwood. Infatti, l’Antica Zecca di Lucca, una fra le istituzioni storiche della città, conierà per l’occasione una moneta dedicata allo Spirito con la Scure. Verrà battuta in tiratura limitata e confezionata in un contenitore di pregio, con tanto di certificato di autenticità, timbri e firme. Nonostante tutto, il prezzo sarà alla portata di tutte le tasche, visto che Zagor è un eroe popolare. Gli incisori lucchesi sono già al lavoro, appena avrò delle immagini ve le mostrerò.

Un secondo evento, forse più importante del primo, vedrò invece protagonista (in data da stabilire) Guido Nolitta. Sull’onda dell’interesse suscitato dal saggio “Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io”, scritto da me e da Graziano Romani, ci sarà un convegno sull’attività di Bonelli come sceneggiatore di storie d’avventura. Io e Graziano presenteremo il nostro libro e subito dopo seguirà un dibattito tra due mattatori d’eccezione: lo stesso Nolitta e lo scienziato Giulio Giorello. Un appuntamento da non perdere.

A proposito di Graziano Romani, già vi ho anticipato l’uscita lucchese del suo CD “My name is Tex”. In attesa di ulteriori news, vi segnalo che il mensile di informazione ANTEPRIMA (n.241, settembre 2011) dedica una pagina al prossimo, imminente disco di Graziano Romani dedicato a Tex. Eccone uno stralcio: "...UN EVENTO EDITORIALE SENZA PRECEDENTI! SERGIO BONELLI EDITORE E PANINI COMICS SI UNISCONO PER OMAGGIARE TEX! Per la prima volta Sergio Bonelli Editore e Panini Comics si uniscono per omaggiare la storia del personaggio a fumetti più longevo, amato e venduto in Italia. MY NAME IS TEX si compone di un cd di canzoni realizzato da Graziano Romani, noto cantautore e rocker, già apprezzato per l'esperienza musicale dedicata al mito di Zagor: nove brani ispirati alle storie di Tex, composti dallo stesso Graziano, affiancati da quattro famosi "traditionals" dell'epopea western. L'ideale colonna sonora per ogni cultore del Ranger del Texas! A compendio dell'opera musicale, un prezioso libro di 48 pagine che raccoglie due introvabili storie brevi a colori e numerosi interventi firmati, tra gli altri, da Mauro Boselli, Moreno Burattini e Luca Boschi. Uscita novembre 2011, prezzo indicativo euro 9,90."

Inoltre, la pagina di Anteprima riporta il seguente strillo: "...Eccezionale! Contiene una breve storia inedita con un sorprendente incontro!" La breve storia inedita, a colori, disegnata da Giovanni Ticci, contiene qualcosa di cui, ne sono sicuro, si parlerà a lungo.

Come se non bastasse, anche l’ANAFI ha deciso di tributare un omaggio a Zagor in occasione del suo cinquantennale e proprio a Lucca presenterà un volume dedicato all’eroe di Darkwood. Il libro contiene una ricca parte saggistica realizzata con il contributo di vari articolisti (tra cui il sottoscritto, autore di un pezzo che occuperà una decina di pagine), ma il vero pezzo forte è la pubblicazione, per la prima volta in Italia, di una storia dello Spirito con la Scure inedita nel nostro Paese. Il racconto venne realizzato in Francia nel 1963 da autori locali, su licenza di Sergio Bonelli, e da allora ha rappresentato una sorta di araba fenice per gli appassionati: tutti ne avevano sentito parlare, pochi potevano dire di averla vista e, men che mai, letta. Adesso la lacuna viene colmata e “Le sachem sans plumes” (questo il titolo) giunge tra le mani degli zagoriani, in una edizione con un esaustivo apparato critico. Torneremo, ovviamente, sull’argomento.

lunedì 12 settembre 2011

IL BOSS

"Il Boss". E' così che in redazione tutti chiamano il mio compagno di stanza, Mauro Boselli. Il mio primo contatto con lui risale a quando io ero ancora un semplice lettore e lui un semplice redattore. Tanto semplice, che non lavorava neppure in via Buonarroti, la sede centrale della Bonelli, ma in quella che un tempo era la sezione distaccata di via Ferruccio 15, là dove, fra le altre cose, si allestivano Pilot, Orient Express e i rispettivi albi monografici.

Mauro, all'epoca, curava anche la rimpianta testata "Tutto West", sulla quale teneva una rubrica di corrispondenza con il pubblico. E io gli scrissi, ponendo una domanda. La questione era la seguente: come mai, se uno guarda le foto d'epoca del West vede che tutti gli uomini portano i baffi, mentre nei fumetti western predominano gli eroi glabri? La risposta di Boselli, pubblicata su un qualche numero, fu più o meno questa: è vero, nella realtà gli abitanti del West erano quasi tutti baffuti e barbuti, ma gli eroi dei fumetti degli anni Cinquanta e Sessanta si rifacevano, quanto a look, non tanto alla documentazione storica ma ai modelli cinematografici che andavano per la maggiore ai quei tempi, e gli attori del periodo erano tutti ben rasati.

Stabilito il contatto, non mollai la presa: continuai a scrivere al redattore di Via Ferruccio. Lo sventurato rispose, ogni volta. E appena fummo entrati in confidenza, gli chiesi un articolo per la fanzine "Collezionare", da me fondata. Si trattava di raccontare chi erano, com'erano e che facevano i redattori di Casa Bonelli. Mauro accondiscese e l'articolo fu pubblicato. Ve lo farò leggere nei prossimi giorni. Da quel momento in poi, io e il Boss siamo diventati inseparabili, come i pappagallini nella gabbia. E' proprio a lui che Saverio Ceri dedica la nuova puntata della sua rubrica "Diamo i numeri".



Diamo i numeri 13

Mauro Boselli
nei fantastici quattro!

di Saverio Ceri

Settimane di ricorrenze e storici traguardi queste per Mauro Boselli. Un paio di mesi fa il curatore di Dampyr e attuale sceneggiatore principale di Tex, ha festeggiato 25 anni dall’esordio come sceneggiatore in casa Bonelli. Era infatti l’inizio di luglio del 1986 quando uscì Tex 309, all’interno dell’albo prese il via l’episodio “La tragedia della 'Shangai-Lady'” firmato come accadeva sempre più raramente in quel periodo da Gianluigi Bonelli, creatore del personaggio. I disegni erano del decano Guglielmo Letteri.

E… Boselli? Boselli di quella storia, come si scoprì poi grazie anche alle attribuzioni ufficiali riportate nelle ristampe e nel sito della casa editrice, era il soggettista e il parziale sceneggiatore. Quanto parziale si è scoperto ancora più recentemente grazie ai vari forum legati al personaggio (cliccando qui, troverete un’esauriente ricostruzione dei credits di quell’episodio dalla tormentata genesi). Non solo 25 anni di sceneggiature, ma anche un quarto di secolo al servizio di Aquila della Notte, di conseguenza.

Dopo quella fugace apparizione come sceneggiatore si devono aspettare quattro anni per rivedere all’opera Mauro, dopodiché non si è mai fermato, sceneggiando, parallelamente al suo lavoro redazionale, tavole su tavole, e scalando la classifica degli scrittori bonelliani più prolifici fino ad entrare, con lo Zagor appena pubblicato,… nei “fantastici quattro”! Ovvero: scavalcando Alfredo Castelli, Boselli è diventato il quarto sceneggiatore bonelliano di tutti i tempi per quantità di tavole realizzate. Davanti a lui ci sono solo Gianluigi Bonelli, Claudio Nizzi e Guido Nolitta. Non male in poco più di 25 anni di carriera.

Mauro ha scritto avventure per otto personaggi bonelliani; li trovate qui di seguito in ordine di tavole realizzate:

Tex 10477 tavole
Dampyr 9040
Zagor 6950
River Bill 697,5
P. Ranger 144
Mister No 94
Dylan Dog 94
Mark 64

In totale 27560,5 tavole, una media di oltre 1100 tavole annuali, con un picco di 2260 pagine nel 2001.

Mauro è stato il più prolifico sceneggiatore dell’anno in 7 occasioni e si avvia ad’esserlo per l’ottava volta quest’anno (per ora ha esattamente 300 tavole di vantaggio su Ruju secondo, ma mancano ancora 3 mesi abbondanti). Con questi numeri, oltre al quarto posto complessivo, Mauro risulta primo sceneggiatore di Dampyr (era scontato) e River Bill, terzo di Tex e quarto di Zagor; è inoltre l’ottavo sceneggiatore di albi fuori serie con 3891 tavole e il quinto realizzatore di albi celebrativi a colori con le sue 298 pagine scritte per Zagor 400, Dampyr 100 e Tex 600. In questa categoria ha il record di essere l’unico sceneggiatore ad aver realizzato albi centenari per tre diverse collane.

Le storie pubblicate di Boselli sono state fino a oggi 160 (di cui 8 in tandem con altri autori): 74 per Dampyr, 47 per Tex, 31 per Zagor, 3 per River Bill, 2 per Mark 1 per Dylan Dog, Mister No e Piccolo Ranger. L’avventura più lunga congegnata da Mauro è per Zagor: “Il ritorno di Kandrax”, 470 pagine disegnate da 3 illustratori e pubblicate sulla collana Zenith nei numeri dal 482 al 486. Le più corte sono le due di Mark: le 32 pagine dall’albetto di Mister Bluff allegato al 4° speciale dalla serie e le altrettante pagine conclusive dell’ultimo numero della serie regolare.

Per illustrare così tante tavole sono stati necessari 50 disegnatori. Qui di seguito li trovate elencati in ordine di tavole disegnate su testi di Mauro Boselli:

1° Marcello 3024
2° Andreucci 2020
3° Font 1966
4° Letteri 1827
5° Dotti 1698
6° Laurenti 1332
7° Della Monica 1128
8° Genzianella 1034
8° Majo 1034
10° Ferri 972
11° Rossi L. 846
12° Bocci 658
13° Ticci 643
14° Gamba F. 607,5
15° Piccinelli 596
16° Torricelli 556
17° Ortiz 550
18° Mastantuno440
19° Cropera 376
19° Lozzi 376
19° Russo F. 376
22° Freghieri 336
23° Ginostatis 330
24° Capitanio 322
25° Buffolente 298
26° Rubini 282
27° Seijas 269
28° Chiarolla 262
29° Bartolini 254
30° Frisenda 224
30° Suarez 224
32° Repetto 220
32° Sommer 220
32° Spada 220
35° Pesce 188
35° Piccininno 188
37° Baggi 171
38° Bianchini 165
38° Santucci 165
40° Brindisi 160
41° Cassaro Gs. 141
41° Cassaro Ga. 141
43° Danubio 110
44° Ambu 94
44° Casertano 94
44° Casini 94
44° Civitelli 94
44° Fortunato 94
44° Roi 94
50°Gattia 47

Per chiudere, un paio di curiosità sui suoi compagni di viaggio: tre di loro, Andreucci, Dotti e Torricelli, hanno illustrato storie boselliane per tre personaggi Tex, Zagor e Dampyr. Civitelli, uno dei pilastri di Tex ha disegnato un’avventura sola di Boselli, altro pilastro di Aquila della Notte, ma non per Tex! I due hanno collaborato infatti sul primo almanacco dell’avventura dedicato a Mister No. Auguri per tutti questi traguardi Mauro, e… buon compleanno, anche se in ritardo di qualche giorno.

Saverio Ceri

giovedì 8 settembre 2011

SOTTO IL VULCANO

Sono così abituato a inventare giochi di parole mentre cammino per strada o viaggio in autobus o metropolitana, che talvolta mi perdo la fermata o non mi accorgo di essere arrivato a destinazione. Vedo la targa di Viale Corsica e subito mi viene in mente l’anagramma “o Corsica rocciosa!”. Ovviamente scendere alla fermata Cordusio della linea M1 è sempre “così duro”. Poi c’è Canicattì che è una “città Inca”. Mi viene in mente che nella spiaggia vicino a dove abito io in Toscana vengano a rilassarsi personaggi famosi che capita spesso di vedete sotto l’ombrellone, ed ecco il palindromo “a Camaiore: eroi, amaca”. Il palindromo più lungo che finora mi è riuscito di inventare è un titolo di giornale: “Enna: c’era Rita a tirare canne”. A proposito di Enna, è una delle sole tre città capoluogo della Sicilia che ancora non ho visitato (con Caltanissetta e Siracusa). E guarda caso, proprio per la Sicilia mi appresto a ripartire, per una nuova tappa del tour del cinquantennale zagoriano.

Prenderò il volo verso Catania, là dove si sta per svolgere la prima edizione di una grande kermesse fumettistica, denominata “Etna Comics” e in calendario tra il 9 e l’11 settembre 2011: ovviamente, auguri agli organizzatori che mi sembra abbiano fatto un ottimo lavoro e le cose in grande. Volendovi parlare proprio di questo, mi è subito venuto in mente un gioco di parole adatto per il titolo. E’ uno scambio di vocale: “Etnia etnea”, intendo la tipica popolazione che vive da sempre alle falde del vulcano. Ma poi ho pensato che proprio “Sotto il vulcano” poteva essere il titolo giusto. Non solo “Under the Volcano” è un celebre film di John Huston del 1984 dopo essere stato un romanzo di Malcom Lowry del 1947, ma è anche un pezzo dei Litfiba del 1993 e un albo di Dampyr del 2002. Quello che taglia la testa al toro è che anche il titolo di un bell’album di Marcella Bella del 1991, la cui title track fu scritta per lei da Roby Facchinetti e Valerio Negrini (cioè, gli autori della maggior parte delle canzoni dei Pooh). Marcella Bella è nata proprio a Catania nel 1952. Insomma, come se non avessi niente da fare, mi perdo anche a fare (e quel che peggio, a riferirvi) queste considerazioni sul titolo di un post. Del resto, uno dei miei compiti in redazione è anche quello di sottoporre a chi di dovere le proposte per i titoli dei nuovi albi di Zagor (vado molto fiero di uno dei prossimi: “Alligator Bayou”). Qualcuno mi ha detto di ritenermi un buon titolista e mi è parso un gran bel complimento.

Ma torniamo a “Etna Comics”. Il programma della manifestazione è incredibilmente ricco. Gli ospiti sono importanti e numerosi, a partire da Simone Bianchi, Luigi Siniscalchi e Fabio Celoni fino ad arrivare a Vince Tempera, a testimonianza della multimedialità dell’evento, aperto alle contaminazioni fra il fumetto e i giochi da tavola, l’animazione e la musica, la televisione e il cinema.

Fra tanti nomi, il giorno venerdì 9 settembre saremo di scena io e Joevito Nuccio, mio compagno di tante battaglie, dato che abbiamo fatto coppia come Tex Willer e Kit Carson in diverse occasioni (non solo zagoriane). Il nostro intervento, intitolato “Zagor, 50 anni e non dimostrarli”, è previsto per le ore 15 nella sala Workshop del centro “Le Ciminiere” di Catania, ma credo che Joevito abbia un suo personale appuntamento nella mattinata per disegnare dal vivo. Insieme, mostreremo invece diapositive che ripercorrono la storia dei cinquant’anni di Zagor, svelano segreti e curiosità del dietro le quinte, forniscono anticipazioni sul futuro. Ci saranno poi da presentare il romanzo di Zagor “Le mura di Jericho” e il saggio “Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io”, gettando uno sguardo sulle future uscite saggistiche. Tra queste, c’è un mio libro su Cico che Sebastiano Cugno del Club di Zagor sta per dare alle stampe: Sebas sarò presente e potrà, credo, fornire qualche anticipazione. Ma molte cose bollono in pentola anche per la Lucca Comics di fine ottobre e non mancherò, se interrogato in proposito, di darne notizia. Successivamente, ma senza soluzione di continuità, alle ore 16 nella stessa sala un laboratorio di sceneggiatura denominato “La sceneggiatura, dalla A alla Zagor”. Complimenti al titolista.

So che gli zagoriani di etnia etnea hanno addirittura approntato delle locandine autoprodotte distribuite nelle edicole per pubblicizzare le due ore con il sottoscritto nel contesto della kermesse. Dato che si sentono spesso appassionati lamentarsi del fatto che le grandi mostre sono tutte al Nord, spero che tutti i fumettofoli che abitano da Napoli in giù accorrano in massa sotto il vulcano.

mercoledì 7 settembre 2011

IL MIO SECONDO TEMPO

"La più grossa delle perdite di tempo è contare le ore", diceva Rabelais. Figuriamoci allora contare gli anni. A un certo punto si dovrebbe smettere, proprio perché ci sono cose più importanti da fare. Il compleanno, in fondo, è un giorno come un altro. Si invecchia tutti i giorni, non è che si passa di botto da un'età a un'altra. In ogni caso, invecchiare sarà pure seccante, ma è l'unico sistema conosciuto per vivere a lungo, per citare Sainte Beuve. Però, ogni volta che il calendario riporta la data di oggi, 7 settembre, mi sento sempre un po' emozionato. Sono nato esattamente quarantanove anni fa, alle otto del mattino, in un paese di montagna sull'Appennino pistoiese. Quello di oggi è il mio ultimo compleanno con il quattro come prima cifra dell'età. Fra un anno saranno cinquanta.

La circostanza impone qualche riflessione. Perciò, esattamente come trecentosessantacinque giorni fa, non mi tirerò indietro. Io e Randy Pausch siamo quasi coetanei: lui è nato nell'ottobre del 1960 e dunque apparteniamo alla stessa generazione. Guardando il video della sua ultima lezione, mi riconosco nelle sue foto d'infanzia e anch'io, come lui, sognavo, sognavo continuamente. Ma chi è Randy Pausch? E' stato un insegnante di informatica all'università di Pittsburgh, in Pennsylvania. Nel settembre 2006 gli venne diagnosticato un tumore al pancreas, che nel luglio 2008 alla fine lo ha ucciso. Il 18 settembre 2007 ha tenuto la sua "Last Lecture" di fronte a oltre quattrocento studenti: ne sono scaturiti un libro e un video che hanno fatto il giro del mondo.

Nonostante il suo dramma personale, Pausch si è dimostrato sereno e sorridente, persino divertente. Le sue prime parole potrebbero essere le mie: "Ho avuto un'infanzia davvero molto felice. Ho frugato nell'archivio di famiglia e la cosa che mi ha colpito è che non sono riuscito a trovare nessuna foto di me bambino nella quale io non stessi sorridendo. C'era molto per cui sognare ad occhi aperti: sono nato nel 1960. Avevo otto o nove anni e se guardavo la televisione potevo vedere l'uomo sbarcare sulla Luna. A quel punto capite bene che ogni cosa è possibile. Quali erano i miei sogni d'infanzia? Potrete anche non essere d'accordo con il mio elenco, ma si tratta dei seguenti: sperimentare l'assenza di gravità, giocare nella nazionale di football, essere il Comandante Kirk. Volevo anche essere uno di quei tipi che vincono i pupazzi giganti al Luna Park, e lavorare alla Disney". Io magari avrei voluto essere Zagor e lavorare in Bonelli.

Il fatto che a lui, al momento della lezione, restassero pochi mesi di vita mentre ciascuno di noi si aspetta, ragionevolmente, di vivere un po' di più (senza poterne avere la certezza), non fa molta differenza. "Vecchi e giovani, stiamo tutti facendo la nostra ultima crociera", scrisse una volta Robert Louis Stevenson. E Seneca, giustamente sottolineava come nessuno è tanto vecchio da non poter sperare di vivere un altro giorno, e nessuno è così giovane da non poter morire domani. Perciò, anche riguardo a me stesso posso ripetere quel che dice Pausch: "Non possiamo cambiare le carte che ci sono date, possiamo soltanto decidere come giocare la prossima mano". In altre parole, la situazione è quella che è, può non esserci gradita ma questo non cambierà le cose. Perciò, si tratta solo di stabilire come affrontarla. Ai suoi studenti, Pausch disse: "A me questo non piace. Ma non posso fare niente per evitare il fatto che morirò. Sto seguendo i trattamenti medici, ma so benissimo come andrà a finire questo film". Lo sappiamo tutti, direi. "Quindi - prosegue Randy - oggi non parleremo della morte, parleremo della vita e di come viverla".

Temo di aver dato un corso troppo cupo a queste elucubrazioni, soprattutto visto che sono scaturite da una circostanza come quella del compleanno, solitamente considerata lieta. In realtà, voglio arrivare a dire che non mi spaventa l'età (del resto, ancora verde) e che, anzi, ho molte curiosità riguardo al futuro. Naturalmente, non mi interessano, almeno non particolarmente, gli sviluppi politici o la crisi economica (passerà anche questa come sono passate tutte le altre e in ogni caso non posso farci nulla). Mi interessano le scoperte scientifiche che l'umanità è sul punto di fare. Leggendo tutto quello che è alla mia portata, mi sono reso conto come mai, al pari di oggi, siamo davvero in procinto di fare straordinari passi avanti in moltissimi campi, quelli sul serio importanti. I prossimi anni ci sveleranno, lo dicono tutti, molti misteri sull'origine dell'universo, sulle leggi della fisica e sulle particelle elementari, sui meccanismi della biologia. Si sperimenteranno nuovi materiali, nuove terapie contro le malattie, nuove fonti di energia. Si scopriranno verità sull'origine della nostra specie, si ricostruirà l'albero genealogico della vita sulla Terra. Si sveleranno sempre più i misteri dei quanti. Voglio seguire passo per passo quello che verrà studiato, nei limiti delle mia capacità di comprensione. Sono queste le cose davvero interessanti. Il resto è fuffa.

Che cos'è un compleanno in più, se tanto il tempo e lo spazio non hanno peso nella fisica quantistica, se la realtà è apparenza data dalla grossolana interpretazione dei nostri sensi incapaci di vedere che la materia è vuoto attraversato da onde di energia e da vibrazioni interdimensionali? Sinceramente, più si studia il gatto di Schrödinger, più tutte le cose che comunemente ci preoccupano perdono di significato e di interesse.

A proposito di cose davvero importanti, mi è tornato in mente un passo de "L' idiota" di Dostoevskij. L'autore racconta un suo aneddoto autobiografico, facendolo interpretare da uno dei personaggi del romanzo, il principe Myškin, condannato a morte per debiti. Lo mettono in fila con altri condannati per essere fucilato. Lui è uno degli ultimi, e mentre aspetta il suo turno comincia a calcolare quanti minuti gli restano da vivere. Giudica che gliene restano dieci. Allora sente impellente la necessità di pianificare che cosa pensare in quei dieci minuti, per non sprecarli in pensieri inutili, perché non ne avrebbe avuti altri a disposizione! Un minuto a suo padre, due alla mamma, due alla moglie, tre per fare un bilancio della sua esistenza, uno per raccomandare l'anima a Dio. Una scena sconvolgente (come tutto quello che scrive Dostoevskji). Alla fine Myškin viene portato davanti al muro ma, sul più bello (o sul più brutto), gli dicono che è stato graziato: gli hanno soltanto voluto mettere paura, se ne vada pure. Nonostante il sollievo per la morte scampata, il principe capisce che d'ora in poi ogni singolo minuto della sua vita deve considerarlo preziosissimo, e non potrà più permettersi di sprecarne neppure uno. E' una lezione da fare nostra. Mi stanno per fucilare, ci stanno per fucilare. Non abbiamo tempo da buttare via.

Singolarmente, questo è anche il concetto alla base de "Il mio secondo tempo", una delle più recenti canzoni di Max Pezzali: "non è il momento, non è il momento di scherzare / qui c'è un casino, un casino di cose da fare /ho superato, ho superato la metà /del mio viaggio e mi devo sbrigare / che c'è il mio secondo tempo e non voglio perderlo".

Dico singolarmente perché ho citato Pezzali anche nel post del 7 settembre dello scorso anno. Scrissi infatti: "Mi è stato chiesto che effetto fa compiere un altro passo verso i cinquanta. Ho risposto che mi riconosco nei due versi più ripetuti della canzone di Max Pezzali "Uno in più": più vado avanti e più mi sembra che / io mi possa fidare di me. A proposito, Max Pezzali legge Zagor e l'ho conosciuto di persona. Magari vi racconterò anche di questo, da qui al mio prossimo compleanno".

Mi accorgo che non l'ho fatto e rimedio subito. Come sanno quelli che hanno letto "Gli anni d'oro", un fumetto della Star Comics che racconta la storia degli 883, Ade Capone (che ne fu lo sceneggiatore) è un grande amico del cantante. Sapendo che a me piacciono le sue canzoni, al punto che una volta ho persino scritto un saggio paragonando Giuli Bai di Berardi & Milazzo a "Rotta per casa di dio", Ade mi ha invitato a un concerto riuscendo a farmi entrare nel backstage. Mi ero portato con me un disegno di Zagor da regalargli, un originale realizzato da Laurenti, e sono stato introdotto nel camerino di Max subito dopo l'esibizione. Pezzali è stato molto contento dell'omaggio, e si detto entusiasta del ricordo dello Spirito con la Scure, che leggeva in gioventù. Non mi è parso, come Jovanotti, pronto a farsi tatuare l'aquila sul petto, ma sicuramente sapeva di che cosa si stesse parlando. Max è del 1967: ha cinque anni meno di me. Se lui è nel suo secondo tempo, figuriamoci io. Perché, come lui, nonostante tutto mi sento ancora all'inizio dello show. E' il mio secondo tempo e voglio godermelo, e spero tanto che sia splendido.



lunedì 5 settembre 2011

IL MIO NOME E' TEX

Sono passati undici mesi da quando, proprio da questo blog, vi anticipai la notizia che, dopo un concept-album dedicato a Zagor, ne sarebbe uscito uno dedicato a Tex. Il musicista, sempre lo stesso: il cantautore rock Graziano Romani.

A me e Graziano capita spesso di trovarci insieme in giro per l'Italia (ma anche all'estero, come dimostrano le tappe di Istanbul e Zagabria) a parlare di fumetti: insieme abbiamo scritto tre saggi su altrettanti grandi autori (uno su Gallieno Ferri, uno su Giovanni Ticci, uno su Guido Nolitta) e già ne stiamo progettando un quarto. In queste occasioni, Romani non manca mai di portarsi dietro la chitarra e di cantare qualche brano. Talvolta, come di recente è successo a Raiano, a Rimini e nel Salento, si esibisce su un palco con una band, ed è sempre uno spettacolo di grande energia.

Nel giugno scorso, quando è stato invitato a partecipare a una presentazione del romanzo di Tex scritto da Mauro Boselli (c'era anche Sergio Bonelli) ha fatto ascoltare in anteprima assoluta la versione acustica di "My name is Tex", il brano che farà da title track al suo nuovo album. Se non è stata una standing ovation, poco ci è mancato perché il pubblico gli ha tributato un applauso entusiasta. Del resto, il pezzo è trascinante fin dal primo ascolto.

Per undici mesi, da quando cioè ho potuto parlarne la prima volta, ho seguito le fasi dell'arrangiamento, della registrazione, degli abbellimenti e del missaggio di tutti i numerosi brani che faranno parte del disco. La maggior parte, del tutto inediti. Alcuni, come già è avvenuto per "Zagor King of Darkwood", saranno invece dei traditional della storia delfolk e del country della frontiera western americana.

Oltre alla canzone dedicata a Tex, ascolteremo quelle intitolate a Carson, Lilith, Mefisto ed El Muerto. Una racconterà in musica la storia del massacro di Goldeena. Le altre, le scoprirete presto da soli. Già, perché la pubblicazione del disco è imminente: uscirà a Lucca, per poi essere distribuito in edicola e in libreria, edito da Panini. E si faranno le cose in grande. E' lo stesso Graziano Romani a spiegare (quasi) tutto nel suo sito, là dove tiene una rubrica intitolata "Cuore, corpo ed anima". Vi rimando là per ulteriori dettagli, non prima di aver confermato che (come dice anche il musicista), al CD verrà allegato un libro con alcuni saggi (miei, di Mauro Boselli e di Luca Boschi) ed alcune brevi storie a fumetti di cui, udite udite, una inedita disegnata da Giovanni Ticci. Ticci che sarà anche l'autore di una splendida copertina. Spargete la voce.

domenica 4 settembre 2011

IL FIGLIO DI TROIA

Mi è capitato, alcune settimane fa, di citare la famosa filastrocca goliardica "L'uccello in chiesa", quella del prete che, cercando di individuare chi ha catturato un passero ferito rifugiatosi nei pressi del suo confessionale, crea un malinteso dopo l'altro rivolgendosi ai fedeli, come in questo passaggio: "Già dissi e torno a dire /che chi prese l'uccello deve uscire /ma mi rivolgo a voce chiara e estesa / soltanto a chi l'uccello ha preso in chiesa".

Raccontai, in quella circostanza, di essermi divertito anch’io a scrivere rime del genere, ai tempi di liceo. Al che, ovviamente, sono giunte le richieste perché ne pubblichi qualcuna su questo blog. Premetto che non ho composto niente di cui possa andare fiero e che, anzi, si tratta, temo, di componimenti triviali di cui dovrei vergognarmi. Però, è vero che da quei miei esercizi di gioventù sono nate le tante “canzoncine” di Cico che ho inserito nelle mie sceneggiature: di alcune di quelle, in effetti, sono assolutamente orgoglioso (ed ecco un altro argomento di cui, magari, potrei tornare a parlare). Del resto, è vero anche che se qualcuno si cimenta nella poesia goliardica non può non essere triviale, inserendosi in un genere che ha le sue regole ben precise e che risale al Medioevo, avendo tra i suoi padri nobili Cecco Angiolieri (ma anche Dante Alighieri, in alcuni versi dell’Inferno, è volutamente goliardico).

La goliardia ha trovato sfogo naturale nelle canzoni da osteria, ma ha anche conservato tratti più letterari quando è stata praticata in ambito scolastico, talvolta perfino universitario. In questi casi, la trivialità è stata messa al servizio della parodia di opere classiche, con versi pieni di riferimenti colti che fanno la gioia di chi riesce a coglierli. Una fra le tragedie goliardiche più note (e già il fatto che si tratti di una “tragedia” testimonia la letterarietà dell’ispirazione) è la celebre “Ifigonia in Culide”, composta da un gruppo di studenti negli anni Venti. Nonostante il titolo rimandi all’Ifigenia in Aulide di Euripide, si tratta in realtà di una parodia della Turandot di Carlo Gozzi. Per far capire il tenore dell’opera, basteranno i primi versi messi in bocca alla protagonista al suo primo apparire: “Padre io, padre mio / sono presa dal desio. / Ho già un dito che fa male / per l’abuso del ditale”. Di fronte a questi esempi e a questa tradizione, sicuramente le mie rime non potrebbero scandalizzare nessuno degli eventuali lettori.

La mia opera goliardica più ambiziosa, scritta negli anni in cui frequentavo il Liceo Classico “Cicognini” di Prato (lo stesso di D’Annunzio e Malaparte, per capirci), è una parodia dell’ Eneide virgiliana intitolata “Eneode”, dal nome del protagonista che si chiamava per l’appunto Eneo, essendo a suo dire “Enea” un nome da donna, portando il quale sarebbe stato facilmente preso in giro dai compagni. Mi cimentai in un’impresa titanica riuscendo a comporre un poema in venti canti di endecasillabi, che mettevano in burla la trama di Virgilio, seguendola passo per passo. Ricordo ancora i versi in cui Didone chiede ad Eneo, giunto a Cartagine con i troiani in fuga, di narrare le sue gesta: “Le tue avventure voglio con gioia / quivi ascoltare, o figlio di Troia”. Al che l’eroe si risente, credendo di cogliere una allusione ai facili costumi di sua madre, Venere, e la regina deve spiegargli che intendeva riferirsi al fatto che era nato a Troia. Il poema ebbe un certo successo tra i miei compagni di scuola e adesso giace dimenticato nei miei cassetti.

Qualche anno dopo, Virgilio si è vendicato facendomi incappare nella più imbarazzante situazione della mia carriera di studente universitario. Frequentavo il seminario di una celebre latinista, la professoressa Rosa La Macchia (il cui nome mi ha sempre divertito). A un certo punto, l’illustre docente (o forse qualcuno dei suoi assistenti) ebbe l’idea di assegnare a ogni discente un canto dell’Eneide perché lo approfondissimo verso per verso, traducendo dal latino, anche riportando le chiose di celebri commentatori della tradizione. A turno, ognuno di noi veniva invitato a sedere in cattedra e tenere lui stesso una sorta di lezione agli altri studenti. Com’è, come non è, a me capitò il canto ottavo. Ora, che cosa succede nel canto ottavo? C’è una scena in cui proprio la dea Venere va dal dio Vulcano e, strusciandosi ben bene, gli fa perdere la testa, lo seduce e in pratica gliela promette purché egli si metta a forgiare delle armi per il figlio Enea. Vulcano ovviamente accetta e Virgilio si sbizzarrisce nel descrivere l’amplesso fra lui e Venere, usando versi come: “la divina con le nivee braccia lo scalda con un morbido abbraccio, e lui subito si sente pervaso dalla fiamma di un ben noto calore che gli corre per tutto il midollo”.
E questo è solo l’inizio, per cui si giunge poi all’atto sessuale vero e proprio. Per quanto Virgilio possa essere stato audace, i commentatori dell’epoca, che scrissero le note con cui lo spiegavano parola per parola, si cimentarono nell’impresa di illustrare con dovizia di particolari che cosa fosse il “ben noto calore” e che cosa volessero dire tutti gli altri versi dedicati all’amplesso. Così, il giorno in cui venne il mio turno, mi toccò sedermi in cattedra e riferire a mia volta i dettagli del match erotico, confrontando fra loro le opinioni dei chiosatori riguardo a ogni passaggio. Cercavo ovviamente di usare parafrasi e giri di parole, ma l’argomento quello era e i miei colleghi sui banchi sghignazzavano a ogni pié sospinto.

Essendo sopravvissuto a quell’esperienza, eccomi perciò oggi a proporvi senza pudore alcuno un canto della mia Eneode, l’unidicesimo. Vi assicuro che non serve nessuna particolare cultura classica per leggere i quaranta versi (suddivisi in dieci quartine) che seguono. Basterà conoscere i precedenti: Eneo è ospite di Didone a Cartagine, e vi si trattiene dato che la regina si è invaghita di lui. Venere, però, vuole che il figlio riparta con gli altri troiani per raggiungere l’Italia, là dove è destinato a dare origine alla stirpe dei fondatori di Roma. La dea cerca dunque di convincere il profugo troiano a chiedere alla regina una flotta con cui riprendere il mare. Ma Eneo, che a Cartagine viene servito e riverito e fa vita da vacanziere, non ne vuol proprio sapere: non gli importa una mazza del fulgido destino della sua stirpe. Vediamo perciò com’è che, improvvisamente, si convince a togliere le tende. E che Virgilio mi perdoni.

CANTO UNDICESIMO

NEL QUALE ENEO ABBANDONA PRECIPITOSAMENTE CARTAGINE


Eneo dimorava nel regio palazzo
e ci provava notevol sollazzo,
per cui la madre dal ciel si mosse
scese a Cartagine e il figlio scosse:

- Or che su Dido hai infine ascendente
perché poltrisci, perché non fai niente?
Mentre che giaci, amante, nel letto
chiedi le navi in segno d'affetto! -

Avendo la mamma udito ammonire,
questo in risposta l'Eneo volle dire:
- Or te lo dico e non mi vergogno:
di ripartire nemmeno mi sogno!

Perché dovrei farlo? Qui faccio bisboccia:
ci mangio, ci bevo, ci ho donna belloccia!
Ci sto proprio bene, porca d'un' Eva:
io sono qui, e nessun mi ci leva!

Se vuoi saperlo, Didone i battelli
di già m'ha dato, perché dai corbelli
io mi levassi i compagni troiani
che fo partire e mando lontani.

Lor vadan via, qui resto da solo
nel letto di Dido mi tuffo, ci volo!
Ripartano loro in viaggio per mare,
io resto qua, con Dido a trombare. -

Vener sparì irata nel cielo,
ed entrò Dido avvolta in un velo.
- Gran deficiente! - disse convinta -
Sai cos'hai fatto? Tu m' hai messa incinta!

Ho fatto gli esami e son positivi
perché tu non usi i preservativi!
Pezzo d'idiota, solenne imbranato,
guarda che guaio tu m'hai combinato!

Bisogna sposarci, e in fretta, troiano:
domani stesso ti do la mia mano! -
Eneo le disse: - Sposarti? Sei grulla?
Io non ti sposo manco per nulla!

E poi dovrei sorbirmi il figliolo?
Povera scema! Io corro sul molo! -
E detto fatto l'Eneo fuggì
e coi troiani in nave partì.